I politici e le organizzazioni titolari delle misure del Pnrr Mappe del potere

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è di enorme importanza per il rilancio del paese e per questo è cruciale monitorare l’andamento delle misure previste, ma anche le organizzazioni titolari e i politici che le guidano.

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Come è noto il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) si propone come strumento chiave per modernizzare il paese e rilanciare la crescita economica. A questo scopo l’Italia ha ricevuto dall’Unione europea finanziamenti per un totale di 191,5 miliardi di euro, suddivisi tra sovvenzioni (68,9 miliardi) e prestiti (122,6 miliardi). A questi ha poi aggiunto 30,62 miliardi del fondo complementare, necessari a completare i progetti contenuti nel Pnrr.

Per questo è importante monitorare l’attuazione degli investimenti e delle riforme previste dal piano come anche le organizzazioni e le persone responsabili di porli in essere.

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Ciascuna delle misure previste dal piano è di grande importanza per il rilancio del paese. Tuttavia ad alcuni temi sono destinate maggiori risorse. Queste possono essere un parametro per valutare l’impegno che il Pnrr pone su ciascun tema e l’importanza relativa di ciascuno degli enti titolari. Un approccio certamente utile per gli investimenti ma decisamente meno per le riforme previste dal piano. Anche alcune riforme infatti hanno un costo ma in questo caso la valutazione della loro importanza passa necessariamente per un analisi di tipo qualitativo.

Le organizzazioni titolari delle misure del Pnrr e i responsabili politici

Come accennato alle organizzazioni titolari delle misure del Pnrr è affidata la responsabilità della realizzazione degli interventi e la gestione delle risorse assegnate. Queste non corrispondono necessariamente ai soggetti che concretizzano i progetti. Ciononostante spetta a loro individuare eventuali soggetti attuatori e sarà loro responsabilità assicurarsi la riuscita di ciascuna delle misure che gli sono state assegnate.

Gli enti titolari individuati dal Pnrr sono solitamente ministeri o dipartimenti della presidenza del consiglio. Per questo al loro vertice si trova sempre una figura che può essere individuata come vertice politico, a cui la legge attribuisce responsabilità importanti.

A ciascun ministero corrisponde un vertice politico, il ministro, a cui è attribuito il potere di indirizzo del ministero e di conseguenza la responsabilità politica delle decisioni assunte. Vai a "Come sono organizzati i ministeri"

Nel caso dei dipartimenti della presidenza del consiglio il vertice politico può essere attribuito a un ministro senza portafoglio, a un sottosegretario oppure rimanere in capo al presidente del consiglio stesso.

FONTE: elaborazioni openpolis su dati openpnrr
(ultimo aggiornamento: venerdì 20 Maggio 2022)

I 2 dicasteri a cui il Pnrr e il fondo complementare attribuiscono maggiori risorse sono il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (49,5 miliardi di euro), guidato dal ministro Enrico Giovannini, e il ministero della transizione ecologica (39,2 miliardi), al cui vertice si trova il ministro Roberto Cingolani. Due ministri cosiddetti "tecnici" o comunque non diretta espressione di una forza politica della maggioranza.

40% delle risorse del Pnrr e del fondo complementare sono attribuite a misure di cui sono titolari il ministero delle infrastrutture e quello della transizione ecologica.

A seguire il ministero dello sviluppo economico (€ 25 mld), guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti, quello della salute con Roberto Speranza di Leu (€ 18 mld) e quello dell'istruzione con Patrizio Bianchi (€ 17,5 mld), anche lui un tecnico.

Interessante poi è il caso del ministero del lavoro, guidato da Andrea Orlando del Partito democratico (Pd). Questa infatti è l'unica organizzazione a cui sono state attribuite più risorse per l'attuazione delle riforme (4,4 miliardi) che per gli investimenti (2,8). È bene specificare comunque che con il termine riforme non ci si riferisce necessariamente ad atti che richiedono un intervento legislativo ma anche, più semplicemente, a dei decreti ministeriali o di altri atti di tipo amministrativo. Per quanto riguarda il ministero del lavoro, ad esempio, si tratta della riforma delle politiche attive del lavoro e alla formazione, che prevede l'adozione del Programma nazionale per la garanzia di occupabilità dei lavoratori e del Piano nazionale nuove competenze.

Anche al ministero dell'università e al dipartimento della trasformazione digitale sono attribuite risorse notevoli per le riforme. Nel primo caso si tratta di 960 milioni destinati agli alloggi per gli studenti, nel secondo di 155 milioni per il supporto alla trasformazione delle pubbliche amministrazioni locali.

L'importanza dei ministri "tecnici" per il Pnrr

Già il fatto che i primi due dicasteri per quantità di risorse assegnate siano guidati da ministri indipendenti dice molto su come il presidente del consiglio Draghi, esso stesso indipendente, ha deciso di guidare un governo che tiene al suo interno quasi tutti i partiti presenti in parlamento.

Ma oltre ai ministeri delle infrastrutture e della transizione ecologica sono altri 8 gli esponenti di governo non affiliati a dei partiti della maggioranza a cui sono state attribuite risorse che complessivamente raggiungono quasi il 70% del totale.

69,2% gli importi del Pnrr e del fondo complementare gestiti da organizzazioni al cui vertice siede un responsabile politico che non è espressione di partito.

FONTE: elaborazioni openpolis su dati openpnrr
(ultimo aggiornamento: venerdì 20 Maggio 2022)

Entrando più nel dettaglio delle risorse gestite dai ministri "tecnici" vediamo come questi siano impegnati su 9 degli 11 macro temi in cui può essere suddiviso il Pnrr. Pur non essendo una classificazione ufficiale, la distinzione tra temi e macrotemi adottata da OpenPNRR, permette di orientarsi tra le molte misure del piano. La classificazione ufficiale, che distingue per missioni, componenti e misure ha invece finalità tecniche, meno utili da un punto di vista divulgativo, visto che esistono interventi trasversali che si riferiscono a più missioni.

Le infrastrutture, con ben 66 miliardi, sono il tema a cui sono destinate più risorse, la maggior parte delle quali gestite dal ministro delle infrastrutture Giovannini (42 miliardi) e dal ministro della transizione ecologica Cingolani (18,9).

Proprio alla transizione ecologica poi sono destinati circa 34 miliardi di cui 30 attribuiti a ministeri guidati da "tecnici" e in particolare 19 gestiti dall'omonimo ministero.

Anche il tema dell'istruzione (Scuola, università e ricerca) è in larga parte gestito da ministri tecnici (circa 28 miliardi su 29) e in particolare dal ministro dell'istruzione Bianchi (16,8 miliardi) e dalla ministra dell'università Messa (11,7).

FONTE: elaborazione openpolis su dati openpnrr
(ultimo aggiornamento: martedì 24 Maggio 2022)

Gli altri temi su cui i ministri indipendenti dai partiti gestiscono la maggior parte delle risorse sono poi la digitalizzazione (15,7 miliardi di cui 13,4 gestiti da Colao), l'inclusione sociale (8,7 miliardi di cui 3,3 gestiti dalla ministra dell'interno Lamorgese e 2 dal ministro delle infrastrutture Giovannini) e la giustizia, che fa integralmente capo alla ministra Cartabia.

A ministri politici invece sono attribuite la maggior parte delle risorse in tema di impresa e lavoro, salute, cultura e turismo e pubblica amministrazione.

I ministri "tecnici" e i loro sottosegretari

Certo è ovvio che il ministro, per quanto resti il responsabile politico, non è l'unico soggetto influente all'interno di un ministero. Intanto sono fondamentali anche le figure dei vertici amministrativi e in particolare i segretari generali dei ministeri, i capi dipartimento e i direttori generali.

Rimanendo però in ambito politico anche i sottosegretari sono soggetti influenti nel governo e in particolare nel loro dicastero. A questi è attribuito il compito di coadiuvare l'azione del ministro, cui sono sottoposti. Tuttavia non è un caso che solitamente i sottosegretari appartengano a partiti diversi rispetto al ministro, in un ottica di riequilibrio interno alla maggioranza.

Tale dinamica, importante in linea generale, assume un ruolo ancora più interessante nei ministeri guidati dai tecnici. Qui infatti i sottosegretari, quasi sempre espressione della maggioranza di governo, possono essere letti come la voce dei partiti all'interno di ministeri gestiti da esponenti indipendenti.

FONTE: elaborazione openpolis su dati openpolis e openpnrr
(ultimo aggiornamento: venerdì 27 Maggio 2022)

Nei 6 ministeri al cui vertice non siede un esponente politico (escludendo il ministero dell'università dove non sono presenti sottosegretari) sono 2 i partiti che, attraverso propri sottosegretari, risultano più rappresentati. Innanzitutto il Movimento 5 stelle, unico gruppo politico con un esponente in ciascuno di questi dicasteri. Al secondo posto la Lega. A questo proposito tuttavia è da segnalare che il sottosegretario al ministero dell'economia Federico Freni è stato considerato in questo caso indipendente, non risultando iscritto alla Lega. Tuttavia è noto che sia stato proprio questo partito a indicarlo dopo che un suo esponente, Claudio Durigon, aveva dato le dimissioni dall'incarico.

I ministri del centro-destra e i temi del Pnrr

Tornando ai responsabili politici delle misure previste dal Pnrr è interessante osservare quali temi siano maggiormente all'attenzione degli esponenti di governo di ciascun partito, almeno in termini di risorse gestite.

Quanto al centro destra i membri del governo con responsabilità di primo piano sulle risorse del Pnrr appartengono principalmente alla Lega e in misura minore a Forza Italia.

FONTE: elaborazione openpolis su dati openpolis e openpnrr
(ultimo aggiornamento: martedì 24 Maggio 2022)

Il macro tema Imprese e lavoro è in generale quello su cui il centro destra gestisce più risorse. Quasi tutte attraverso il ministro per lo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti della Lega, ma in misura minore anche dalla ministra per la coesione territoriale Mara Carfagna.

Decisamente meno le risorse amministrate in tema di cultura e turismo, attraverso il ministro del turismo Garavaglia (Lega), e quelle per la transizione ecologica, di cui anche in questo caso si occupa in larga parte Giorgetti.

Quanto a Forza Italia i temi su cui risulta più impegnata in termini di risorse sono l'inclusione sociale (Mara Carfagna) e la pubblica amministrazione (Renato Brunetta).

Il centro sinistra, il movimento 5 stelle e i temi del Pnrr

Quanto agli esponenti di governo del centrosinistra e del Movimento 5 stelle, quello che amministra più risorse nell'ambito del Pnrr è senza dubbio Roberto Speranza, di Liberi e Uguali. Il ministro della salute infatti è responsabile della gestione di 17,5 miliardi di euro nell'ambito del tema salute oltre che di circa mezzo miliardo sul tema Scuola, università e ricerca.

Ai ministri del Partito democratico invece sono attribuite responsabilità su vari temi quali Infrastrutture, Transizione ecologica ed inclusione sociale. Le risorse maggiori però riguardano il tema Impresa e lavoro di cui si occupa il ministro del lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando, e il tema Cultura e turismo, sotto la responsabilità del ministro Dario Franceschini.

FONTE: elaborazione openpolis su dati openpnrr
(ultimo aggiornamento: martedì 24 Maggio 2022)

Anche il Movimento 5 stelle ha esponenti di governo responsabili di cifre importanti in ambito di Impresa e lavoro. Il ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli è infatti responsabile della gestione di 2 miliardi di euro in quest'ambito, mentre il ministro degli esteri Luigi di Maio di 1 miliardo e 200 milioni e la ministra per le politiche giovanili Fabiana Dadone di 650 milioni.

Sotto la responsabilità di Patuanelli inoltre ricadono altri 2 miliardi circa in tema di Transizione ecologica e 800 milioni in tema di Infrastrutture.

Infine anche alla ministra per le pari opportunità Elena Bonetti, di Italia viva, sono attribuite alcune responsabilità su una quota di risorse del Pnrr, anche se in misura molto contenuta. Si tratta infatti di 10 milioni di euro destinati alla misura Sistema di certificazione della parità di genere che rientra nel tema Impresa e lavoro.

Foto: Governo.it

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