I sottosegretari e gli equilibri interni alla nuova maggioranza Governo Draghi

Con la nomina dei sottosegretari avvenuta mercoledì scorso, la squadra del governo Draghi può definirsi completata. Nell’assegnare gli incarichi i partiti hanno seguito le loro priorità ma hanno anche cercato di “controllare” da vicino i rivali.

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Con la nomina dei sottosegretari avvenuta mercoledì scorso, la squadra del governo Draghi può definirsi completata. In attesa dell’attribuzione delle deleghe e della nomina del sottosegretario allo sport, è già possibile fare qualche analisi sulla composizione del nuovo esecutivo. Come abbiamo già raccontato, tra i ministri c’è una componente importante di tecnici. Per quanto riguarda le posizioni del cosiddetto “sottogoverno” invece, queste sono state assegnate quasi del tutto ad esponenti politici.

Dei 40 sottosegretari nominati infatti solo due possono essere definiti “tecnici”: Roberto Garofoli (sottosegretario alla presidenza del consiglio) e Franco Gabrielli (a cui sono state attribuite le deleghe ai servizi segreti e alla sicurezza). Tutti gli altri sono espressione più o meno diretta dei partiti che sostengono la nuova maggioranza di governo.

I sottosegretari coadiuvano i ministri nell’esercizio delle loro funzioni. In un momento successivo alla nomina vengono attribuite loro delle deleghe specifiche. Fino a un massimo di 10 sottosegretari possono diventare viceministri. Vai a "Che cosa fanno i viceministri e i sottosegretari di stato"

Possiamo notare che anche tra i sottosegretari la forza politica più rappresentata è il Movimento 5 stelle. L’elemento di analisi più rilevante però è che mentre all’interno del consiglio dei ministri gli esponenti di Lega, Partito Democratico e Forza Italia sono presenti in egual numero, nel caso dei sottosegretari è il Carroccio a prevalere rispetto agli altri due partiti. Una composizione che rispecchia gli equilibri interni al parlamento.

Quanti sono i sottosegretari

Attualmente quindi la squadra di governo è composta da 64 elementi. Di questi, 39 sono sottosegretari a cui dobbiamo aggiungere il già citato Roberto Garofoli, sottosegretario alla presidenza del consiglio (l’unico a partecipare alle sedute del consiglio dei ministri anche se solo con funzioni di segreteria e senza diritto di voto). Ma come sono distribuiti questi incarichi tra i vari ministeri?

40 i sottosegretari nominati dal governo Draghi.

Non tutti i ministeri hanno lo stesso numero di sottosegretari. Quelli più importanti ne hanno di più.

Ovviamente i dicasteri più importanti hanno un numero maggiore di sottosegretari a loro destinati. Ma la struttura che ne accoglie di più in assoluto è proprio la presidenza del consiglio dei ministri. Ciò non solo perché alcuni dipartimenti (come ad esempio quello per la sicurezza) vengono affidati a sottosegretari ma anche perché i 9 ministri senza portafoglio non hanno una struttura amministrativa alle loro dipendenze ed hanno quindi i propri uffici a palazzo Chigi.

Sono quindi 9 anche i sottosegretari alla presidenza del consiglio nominati. Quattro invece sono stati assegnati al ministero dell’economia, mentre i ministeri degli esteri, degli interni, dello sviluppo economico e delle infrastrutture ne avranno tre ciascuno.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

È interessante notare come non siano previsti sottosegretari destinati al nascente ministero con portafoglio per il turismo, al cui vertice siederà Massimo Garavaglia della Lega. Ciò dipende dal fatto che attualmente questa delega è ancora di competenza del ministero per i beni culturali. In questo dicastero però è stata nominata una sola sottosegretaria (Lucia Borgonzoni della Lega) e sembra difficile che possa essere spostata al turismo lasciando sprovvisto il Mibac.

Un altro elemento degno di nota riguarda invece il ministero dell'ambiente. Come annunciato infatti, tale dicastero dovrebbe cambiare denominazione e funzioni per diventare quello della transizione ecologica. Un ministero peraltro che dovrebbe avere un ruolo di primo piano nell'attuazione dei progetti legati al Recovery plan. In questo caso i sottosegretari nominati sono soltanto due.

2 i sottosegretari assegnati al ministero della transizione ecologica.

I sottosegretari e la spartizione tra i partiti

Come abbiamo detto, la forza politica più rappresentata all’interno del governo è il Movimento 5 stelle, sia come numero di ministri che di sottosegretari. Quanto agli altri partiti, la distribuzione è invece diversa. Partito democratico, Lega e Forza Italia hanno infatti tre ministri ciascuno. Ma nel caso dei sottosegretari la Lega ne ha di più.

Il partito di Matteo Salvini ne ha ottenuti 9, mentre Pd e Fi ne hanno 6 a testa. Italia viva ne ha due, così come due (Bruno Tabacci e Andrea Costa) sono i sottosegretari espressione di componenti del gruppo misto (rispettivamente Centro democratico e Noi con l'Italia). Una scelta che riflette i rapporti di forza interni al parlamento tra i partiti della maggioranza.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

Analizzando l’organigramma della squadra di governo possiamo notare come la distribuzione dei sottosegretari nei diversi ministeri rifletta le priorità dei partiti di appartenenza. La Lega, ad esempio, è riuscita a piazzare Nicola Molteni al ministero dell'interno; Forza Italia ha ottenuto posizioni al ministero dello sviluppo economico con Gilberto Pichetto Fratin e al ministero della giustizia con Francesco Paolo Sisto; il M5s ha Ilaria Fontana al ministero per la transizione ecologia, Anna Macina alla giustizia ed ha confermato Laura Castelli all'economia; mentre il Pd con Vincenzo Amendola ha mantenuto l'incarico sugli affari europei (oltre ad aver ottenuto con il vicesegretario Andrea Orlando la guida del ministero del lavoro).

18 su 40 i sottosegretari espressione di M5s, Pd e Leu.

Scomponendo l'attuale maggioranza in due grandi blocchi inoltre (uno di centrodestra composto da Lega e Forza Italia e uno di centrosinistra formato da M5s, Pd e Leu) possiamo notare che laddove è stato nominato un ministro di un certo partito politico, i suoi sottosegretari sono generalmente di "colore" opposto.

Agli esteri e alla salute nessun esponente di Lega e Forza Italia.

Fanno eccezione a questa logica solo il ministero della salute e il ministero degli esteri. Alla Farnesina l'unico sottosegretario non appartenente al centrosinistra è Benedetto Della Vedova (PiùEuropa), che tuttavia non appartiene al campo del centrodestra. Al ministero della salute invece è presente Andrea Costa, esponente vicino a Noi con l'Italia.

Questa scelta potrebbe essere interpretata come un modo per esplicitare la diversità di vedute dei due partiti rispetto alla gestione dei ministri Di Maio e Speranza.

Un altro ministero interessante da analizzare è quello della giustizia. Se al suo vertice è stata nominata una tecnica di grande levatura come l'ex presidente della corte costituzionale Marta Cartabia, come suoi sottosegretari sono stati scelti i già citati Francesco Paolo Sisto (Fi) e Anna Macina (M5s). Sarà interessante osservare la convivenza tra due forze politiche che sul tema della giustizia hanno visioni diametralmente opposte.

I rapporti di forza tra i partiti e le posizioni chiave

Finora abbiamo analizzato gli equilibri interni al nuovo governo con focus particolare sui sottosegretari di recente nomina. Ma la partita tra le varie forze politiche della maggioranza si gioca ovviamente anche in parlamento. Sarà infatti in aula che i partiti cercheranno di portare aventi i temi a cui tengono maggiormente.

Da questo punto di vista però non tutti i parlamentari hanno lo stesso peso. Deputati e senatori che hanno un ruolo chiave infatti riescono ad incidere maggiormente sulla produzione legislativa. Una tra le posizioni più importanti da questo punto di vista è la presidenza di commissione.

Il cuore del processo legislativo risiede nelle commissioni. È in questi organi che si svolge la maggior parte del lavoro sugli emendamenti e in cui il dibattito entra realmente nel merito delle questioni. Vai a "Cosa sono le commissioni parlamentari e perché sono importanti"

Camera e senato hanno entrambe 14 commissioni permanenti. Esse variano nel nome a seconda dell’argomento di cui si occupano, ma sono accomunate dal tipo di attività legislativa che possono svolgere.

Gli incarichi all'interno delle singole commissioni vengono assegnati ad inizio legislatura ed poi prevista una turnazione dei ruoli a metà del quinquennio. Quindi se la composizione dell’esecutivo rispecchia in maniera abbastanza fedele gli equilibri interni alla nuova maggioranza, le commissioni sono invece il riflesso della coalizione che sosteneva il governo Conte II.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

Anche nel caso dei presidenti di commissione, la forza politica maggiormente rappresentata rimane il Movimento 5 stelle. Ma mentre all'interno dell'esecutivo anche Lega e Forza Italia hanno un peso rilevante, così non è all'interno delle commissioni. Il partito di Matteo Salvini detiene due presidenze (la II commissione giustizia e la IX agricoltura al senato) mentre gli azzurri non ne hanno nessuna. Il Partito democratico ne conta 9 mentre Italia viva 4.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

2 su 28 i presidenti di commissione appartenenti al centrodestra (Lega e Forza Italia).

Questo assetto rimarrà invariato fino al termine della legislatura. Ovviamente ci sono anche altre posizioni chiave (come quella del relatore) tuttavia il presidente della commissione riveste un ruolo particolarmente importante nella definizione dell'agenda dei lavori. Una composizione delle presidenze così spostata a sinistra potrebbe dunque essere fonte di tensioni all'interno della maggioranza.

Foto credit: Facebook Laura Castelli - Licenza

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