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	<title>Firenze Archivi - Openpolis</title>
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		<title>Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=303065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come vivono gli adolescenti nelle periferie delle città italiane? Che differenza c’è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra crescere nel centro di una città o nella sua periferia? Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come vivono gli <strong>adolescenti nelle periferie</strong> delle città italiane? Che differenza c&#8217;è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra <strong>crescere nel centro di una città o nella sua periferia?</strong></p>



<p>Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente. A partire dalla pandemia, si è molto discusso sulla condizione dei giovani nel nostro paese. Temi come <strong>disagio sociale</strong> e <strong>dispersione scolastica</strong> si sono imposti nel dibattito, in forza di un disagio finalmente percepito nell&#8217;opinione pubblica. In particolare rispetto alla situazione delle periferie: luoghi lontani dal centro non solo in termini geografici, ma sempre più anche economici, sociali, culturali.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Il report completo, in formato pdf</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Purtroppo, come abbiamo avuto modo di raccontare nel <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_nonsonoemergenza_desktop.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> dello scorso anno, nell&#8217;ambito della campagna <a href="https://www.nonsonoemergenza.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non sono emergenza</a> promossa da Con i bambini, la discussione sul disagio giovanile risente di un’<strong>elevata infodemia</strong>. Abbiamo cioè accesso a tantissime informazioni, pareri, argomentazioni, e allo stesso tempo a<strong> pochi dati su fenomeni la cui possibilità di misurazione resta complessa</strong>. In un panorama informativo così articolato è difficile orientarsi; è invece molto facile ricadere in due tendenze di fondo, entrambe deleterie per la condizione di ragazze e ragazzi. L&#8217;<strong>allarmismo emergenziale</strong>, da un lato; la <strong>sottovalutazione del fenomeno</strong>, dall&#8217;altro.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,8% </span>i giovani tra 18 e 24 anni in abbandono precoce nel 2024, in netto calo negli ultimi anni. Nel 2025 però è tornata a crescere la dispersione implicita: studenti che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.</p>
			        </section>
		


<p>Partire dai <strong>dati</strong> è, a nostro avviso, l&#8217;<strong>unico modo per impostare correttamente la discussione</strong>, <strong>individuare cause</strong> e <strong>predisporre soluzioni</strong>. Quando parliamo di soluzioni, non ci riferiamo ad approcci uniformi, validi per ogni situazione e replicabili in qualsiasi contesto. Al contrario, pensiamo a interventi calibrati sulle esigenze e i bisogni di ciascun territorio.</p>



<p>Per poterlo fare, serve avere gli <strong>strumenti per riconoscere i problemi a livello locale</strong>: comune per comune, municipio per municipio, addirittura <strong>quartiere per quartiere nelle grandi città</strong>. Con questo approccio, il rapporto di quest&#8217;anno si focalizza proprio su tali aspetti, anche avvalendosi della preziosa attività di rilascio dati svolta da <strong>Istat</strong> nell&#8217;ambito del <strong>censimento permanente</strong>, nonché per la <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni delle città e delle periferie</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,2% </span>le famiglie con figli in potenziale disagio economico a Catania. Nel sesto municipio del comune la quota raggiunge il 9,3%.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;obiettivo è restituire un <strong>quadro chiaro delle disuguaglianze che attraversano le città</strong>, mettendo in luce dimensioni cruciali come il disagio socio-economico delle famiglie con figli, la condizione di Neet, la dispersione scolastica e l’accesso a opportunità educative e sociali.</p>



<p>A questo scopo il report è così strutturato. Nel prossimo paragrafo, inquadreremo le <strong>tendenze di fondo nella condizione giovanile nel paese dopo la pandemia</strong>, focalizzandoci, dove i dati lo consentono, sulle <strong>specificità delle grandi città e aree urbane</strong>. In quelli successivi, approfondiremo l&#8217;<strong>analisi città per città</strong>, per i 14 comuni capoluogo di città metropolitana. Nella consapevolezza di fondo che il dato medio spesso nasconde la reale condizione sul territorio, specie per comuni di grandi dimensioni e popolazione quali i capoluoghi delle città metropolitane. A questo scopo, cuore del rapporto sono i <strong>paragrafi dedicati a ciascuna città</strong>, e al confronto tra centri e periferie nella condizione degli adolescenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il volto economico, educativo e sociale del disagio tra gli adolescenti</h3>



<p>Negli ultimi anni, si sono imposti all&#8217;attenzione pubblica i segnali di disagio attraversato da tante ragazze e ragazzi. Questo fenomeno, reso evidente dalla pandemia nei mesi di isolamento fisico e troppo spesso sociale, incrocia tante dimensioni diverse.</p>



<p>In primis, riguarda la <strong>questione socio-economica per le famiglie con figli</strong>. Da circa quindici anni ormai si registra la tendenza per cui più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in povertà assoluta.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori di 18 anni in povertà assoluta nel 2024. Molto più della media (9,8%).</p>
			        </section>
		


<p>Una questione <strong>particolarmente pressante nelle città</strong>, dove il costo della vita rende meno sostenibile per le famiglie il mantenimento dei figli. In media, nel 2024, il 12,3% delle famiglie in cui vivono minori di 18 anni si è trovato in povertà assoluta; la quota sale al <strong>16,1% dei nuclei con minori nei comuni centro di area metropolitana</strong>.</p>



<p>I dati sulla povertà e l&#8217;esclusione sono il punto di partenza ineludibile, poiché strettamente connessi alla cosiddetta <strong>trappola della povertà educativa</strong>. Chi cresce in una famiglia con minori possibilità economiche, generalmente ha anche <strong>minore accesso alle opportunità educative, sociali e culturali </strong>che potrebbero consentirgli di affrancarsi da una condizione di svantaggio.</p>



<p>Ne sono indiretta testimonianza gli <strong>esiti educativi</strong>, in molti casi differenziati in base all&#8217;origine sociale. Il nostro purtroppo resta un paese dove il <strong>percorso di istruzione di ragazze e ragazzi tende a riflettere la condizione di partenza</strong>. Ciò è particolarmente visibile nell&#8217;adolescenza, con la scelta dell&#8217;indirizzo di studi dopo le scuole medie. Nel 2024 su 100 diplomati del liceo, in base ai dati Almadiploma, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-34-dei-diplomati-nei-licei-appartiene-alle-classi-piu-elevate-nei-professionali-sono-solo-il-14/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">solo 16 erano figli di operai e lavoratori esecutivi</a>. Al contrario, questi rappresentano il 27,9% dei diplomati negli istituti tecnici e oltre un terzo dei diplomati in quelli professionali (33,8%). Le percentuali sono pressoché ribaltate per gli studenti delle classi più elevate, che rappresentano oltre un terzo dei diplomati dei licei e appena il 13,9% dei diplomati nei professionali.</p>



<p>E se perlomeno negli anni, anche sulla scorta degli obiettivi europei in materia, è <strong>calata la quota di chi abbandona gli studi prima di raggiungere il diploma</strong>, non si può dire lo stesso della <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione scolastica implicita</a>. Parliamo di chi completa il percorso di studi, ma lo fa con competenze del tutto inadeguate, più vicine al livello previsto alla fine delle medie che a quello dei diplomati. <strong>La quota di alunni che arrivano alla fine delle superiori con competenze insufficienti nelle materie di base è nettamente cresciuta durante la pandemia</strong>, per assestarsi nell&#8217;immediato post-Covid su livelli vicini al 10%. Da allora è cominciato un percorso di calo, anche se l&#8217;ultima rilevazione del 2025 mostra che <strong>i ritardi del periodo pandemico non sembrano ancora del tutto recuperati</strong>.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">La dispersione implicita resta ancora alta rispetto ai livelli pre-Covid</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">Percentuale di studenti in condizione di dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo d’istruzione (2019-2025)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 9 Luglio 2025)
                                        </p>
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<p>I fenomeni di dispersione scolastica, tanto espliciti (l&#8217;abbandono vero e proprio) quanto impliciti (le basse competenze) riguardano soprattutto alcune aree geografiche e sociali. Gli studenti di quinta che hanno alle spalle una <strong>famiglia con status socio-economico-culturale inferiore alla media</strong> si trovano in dispersione implicita nel <strong>9,8% dei casi, una frequenza quasi doppia rispetto ai coetanei più avvantaggiati</strong> (5,3%). </p>



<p>In terza media, prima che gli effetti dell&#8217;abbandono scolastico vero e proprio si facciano sentire (eliminando dalla statistica gli studenti più svantaggiati), il contrasto risulta ancora più stridente: <strong>13,4% di alunni in dispersione implicita tra i meno avvantaggiati, 6% tra i coetanei con famiglie più benestanti</strong>.</p>



<p>Restano divari territoriali su entrambi gli aspetti. In alcune in regioni la quota di ragazze e ragazzi in <strong>dispersione implicita supera ampiamente il 10% alla fine delle superiori</strong>: tra queste <strong>Campania</strong> (17,6%), <strong>Sardegna</strong> (15,9%), <strong>Sicilia</strong> (12,1%) e <strong>Calabria</strong> (11,6%). Si tratta delle regioni che, pur nel miglioramento degli ultimi anni sull&#8217;abbandono scolastico, restano anche <strong><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-sicilia-gli-abbandoni-scolastici-superano-il-15/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra le più colpite dalla parte &#8220;esplicita&#8221; del fenomeno</a></strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_6bfef1435ed4c1ad6e87625879c07a1e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle periferie l&#8217;abbandono scolastico precoce è ancora molto presente.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Inoltre, nonostante per la prima volta sia scesa sotto la soglia del 10% la quota di giovani che hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, la <strong>situazione appare più critica nelle città</strong>. Rispetto alla media nazionale del 9,8%, l’incidenza massima si raggiunge infatti nelle aree urbane densamente popolate dove sfiora l’11%. Mentre scende all’8,8% nei comuni a densità intermedia, quindi già al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% entro il 2030. Risale al 10% in aree meno densamente popolate come quelle interne: un altro tipo di periferie &#8211; diverso da quelle urbane di cui ci occupiamo in questo rapporto &#8211; ma altrettanto rilevante per un paese come il nostro.</p>



<p>Gli aspetti economici ed educativi del disagio sono strettamente connessi con quelli sociali. La <strong>possibilità cioè per gli adolescenti di avere accesso a tempo libero di qualità</strong>, con tutto ciò che questo comporta: luoghi di aggregazione, aree verdi, opportunità sportive e culturali, dentro e fuori la scuola. Per l&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatorio sulla povertà educativa</a> curato insieme a Con i bambini abbiamo avuto modo di raccontare come questi aspetti si colleghino direttamente al <strong>benessere sociale e psicologico dei più giovani</strong>, al rischio di inattività ed esclusione sociale.</p>



<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, la quota di adolescenti che vede i propri amici tutti i giorni si è pressoché dimezzata, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">passando da oltre il 70% a poco più del 30%</a>. Una tendenza i cui fattori alla base sono molteplici, da affrontare senza allarmismi, basti pensare al concomitante ruolo delle tecnologie e alle nuove possibilità di comunicazione. Allo stesso tempo, <strong>garantire a ragazze e ragazzi luoghi di incontro</strong>, dai centri di aggregazione all&#8217;apertura pomeridiana delle scuole, deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche, nazionali come locali.</p>



<p>In questo senso, appare centrale <strong>l&#8217;apertura delle scuole</strong>. La possibilità di svolgere attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell&#8217;orario scolastico può offrire un contributo decisivo nel contrasto dei fenomeni di dispersione e per la riduzione dei divari educativi appena citati. Ma una scuola aperta di pomeriggio, o d&#8217;estate, non è &#8220;solo&#8221; questo. È un <strong>presidio sociale sul territorio</strong>, un luogo sicuro dove poter trascorrere il tempo libero, <strong>essenziale specie laddove questo tipo di spazi mancano</strong>. Come, purtroppo, è spesso il caso di alcune periferie urbane delle nostre città.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una prospettiva utile per le politiche pubbliche in senso ampio</h3>



<p>Questa prospettiva sul disagio, che tiene insieme aspetti socio-economici, educativi e di accesso ai servizi, è assolutamente da considerare anche nella <strong>definizione delle politiche pubbliche in senso più ampio</strong>. Negli ultimi mesi, il tema del disagio giovanile e dei <strong>comportamenti a rischio o violenti tra gli adolescenti è diventato parte del dibattito pubblico</strong>. I primi studi esplorativi, come evidenziato nel <a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di Transcrime, centro di ricerca interuniversitario</a>,<a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in collaborazione con il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della giustizia</a>, mostrano <strong>alcuni segnali di peggioramento <strong> proprio tra i più giovani</strong></strong>, <strong>tra prima e dopo il Covid</strong>.</p>



<p>Il tasso di <strong>presunti autori di delitti violenti denunciati o arrestati dalle forze dell&#8217;ordine</strong> ogni 100mila abitanti è rimasto <strong>sostanzialmente stabile nella popolazione complessiva</strong>, se si confrontano i dati precedenti la pandemia (133,14 nel periodo 2007-19) con quelli successivi all&#8217;emergenza (133,43 tra 2021 e 2022). <strong>Tra i minori e gli adolescenti, al contrario, il quadro mostra un situazione molto più critica</strong>. Nella fascia tra 14 e 17 anni si è passati da una media di 196,61 presunti autori ogni 100mila giovani nel periodo 2007-19 a 301,87 dopo la pandemia. Nella fascia fino a 13 anni, l&#8217;incremento è stato ancora maggiore, trattandosi di numeri in partenza molto più contenuti: da 2,38 a 6,25 ogni 100mila minori, per un aumento del 163%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+ 54% </span>la crescita del tasso di presunti autori di delitto denunciati/arrestati dalle forze di polizia ogni 100.000 residenti tra 14 e 17 anni, tra prima e dopo la pandemia.</p>
			        </section>
		


<p>Sono <strong>dati da interpretare con estrema cautela</strong>, come specifica giustamente lo stesso centro di ricerca, dal momento che riguardano un periodo ancora troppo ristretto di tempo (appena un biennio). <strong>Non abbastanza per delineare una tendenza consolidata</strong>. Tuttavia sottendono un problema da non sottovalutare su cui è fondamentale proseguire nell&#8217;attività di monitoraggio, allo scopo di <strong>definire politiche pubbliche che vadano alle radici, anche sociali, economiche ed educative di questi fenomeni</strong>.</p>



<p>Questo rapporto &#8211; che pure nello specifico non si occupa direttamente di comportamenti a rischio o violenti, mancando dati disaggregati sul fenomeno &#8211; vuole contribuire evidenziando le <strong>potenziali criticità esistenti nelle aree urbane</strong>. Aspetti come la condizione di partenza delle famiglie, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, la capacità della scuola di trattenere ragazze e ragazzi ed essere presidio sul territorio vanno tenuti presenti nella definizione di strumenti e interventi pubblici. Si tratta infatti di <strong>fattori da mettere a fuoco nel contrasto di due fenomeni spesso collegati: povertà educativa e disagio giovanile, specie nelle periferie delle città</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione nelle città italiane</h3>



<p>Per comprendere a fondo la condizione dei giovani che vivono nelle periferie è quindi fondamentale analizzare i dati al livello più granulare possibile, fino a cogliere le specificità di ciascuna zona. Prima di entrare nel dettaglio delle singole realtà locali, tuttavia, è utile confrontare le grandi città per avere un quadro d’insieme delle disuguaglianze territoriali e delle loro caratteristiche.</p>



<p>L’analisi condotta sui 14 comuni capoluogo di città metropolitana conferma quanto le disuguaglianze territoriali pesino sulla condizione educativa dei più giovani. Le situazioni di maggiore fragilità sociale si concentrano nelle aree del mezzogiorno. <strong>A Catania (6,2%), Napoli (6%) e Palermo (5,8%) l&#8217;incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico</strong> <strong>risulta molto marcata</strong>. Si tratta di nuclei con figli a carico in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e non è né occupata né pensionata, una condizione che verosimilmente si associa spesso con una potenziale vulnerabilità sociale. Tali valori sono oltre 4 volte superiori rispetto a quelli registrati in altre città del centro-nord, dove l’incidenza è più contenuta: <strong>Bologna</strong> si ferma all’1,2%, <strong>Venezia</strong> e <strong>Genova</strong> all’1,3%, <strong>Milano</strong> e <strong>Firenze</strong> all’1,4%.</p>


<div id="strillo-testo-block_1bba87cfbb9078727fb5838094abf627" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine incidono molto sul percorso scolastico dei giovani.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il legame tra condizioni economiche e opportunità educative emerge anche osservando il fenomeno delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione</strong>. A <strong>Catania</strong> oltre un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni (26,5%) ha lasciato gli studi prima di conseguire un diploma o una qualifica, mentre a <strong>Palermo</strong> e <strong>Napoli</strong> le quote si attestano rispettivamente al 19,8% e al 17,6%. Valori che si riducono sensibilmente a <strong>Bologna</strong> (12%), <strong>Roma</strong> (9,5%) e <strong>Reggio Calabria</strong> (8,4%), in base ai dati ricostruiti da Istat attraverso il censimento permanente. Ancora più marcate risultano le differenze se si considerano le<strong> uscite precoci dal sistema educativo per i giovani con genitori privi di diploma</strong>. In questo caso, l’abbandono scolastico raggiunge il 36,5% a <strong>Catania</strong>, il 31,9% a <strong>Cagliari</strong> e il 29,1% a <strong>Palermo</strong>, contro il 17,4% di <strong>Torino</strong>, il 16,3% di <strong>Roma</strong> e il 14% di <strong>Reggio Calabria</strong>.</p>



<p><strong>Gli abbandoni precoci della scuola</strong>, con al massimo la licenza media, <strong>rappresentano oltretutto solo la parte esplicita di un fenomeno molto più complesso</strong>, la cosiddetta <strong>dispersione implicita</strong>. </p>



<p>I dati <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2022/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto_Prove_INVALSI_2022.pdf#page=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Invalsi</a> mostrano come, già al termine della scuola media, prima quindi della scelta dell&#8217;indirizzo successivo o dell&#8217;abbandono della scuola, in molte città una quota consistente di alunni evidenzi gravi carenze nelle materie di base. Nelle prove Invalsi 2022/23, a <strong>Palermo</strong>, quasi un quarto degli studenti (24,7%) si è attestato al livello più basso di competenze in italiano, più vicino a quanto previsto in uscita dalla scuola primaria che alla fine delle medie. Percentuali simili si registrano a <strong>Napoli</strong> (22,9%) e <strong>Catania</strong> (22,1%). In città come <strong>Bologna</strong> (12,8%), <strong>Roma</strong> (11%) e <strong>Cagliari</strong> (10,1%) la quota è invece nettamente inferiore. Se si aggiungono gli studenti con risultati deboli (livello 2), le criticità si accentuano ulteriormente: <strong>a Catania, Napoli e Palermo oltre la metà dei ragazzi conclude il primo ciclo di istruzione con competenze linguistiche non del tutto adeguate</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano &#8211; Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_303558_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_303558_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_303558_tab3"><p>Per quanto riguarda le competenze in italiano, i test Invalsi valutano la <span style="font-weight: 400">capacità degli studenti di leggere e interpretare un testo scritto, comprendendone il significato e alcuni aspetti fondamentali di funzionamento della lingua italiana. I livelli 1 e 2 sono considerati non sufficienti per ragazzi e ragazze che si apprestano ad iniziare il percorso nelle scuole superiori. </span></p>
<ul>
<li><strong>Livello 1</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato molto debole, corrispondente ai traguardi di apprendimento in uscita dalla V primaria;</span></li>
<li><strong>Livello 2</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato debole, non in linea con i traguardi di apprendimento posti al termine del primo ciclo d’istruzione.</span></li>
</ul>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 6 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-303558"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Si tratta di lacune che si trascinano lungo tutto il percorso successivo. <strong>In primo luogo negli studi</strong>: influenzando sia gli apprendimenti che sarà possibile raggiungere alle superiori, sia il rischio di lasciare precocemente la scuola.<strong> In secondo luogo impatteranno sull&#8217;intera vita adulta</strong>, cioè sulla possibilità di accedere al mondo del lavoro nelle migliori condizioni possibili.</p>



<p>Ne è testimonianza, tra gli adolescenti e i giovani adulti, la condizione dei <strong>Neet</strong>: giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Anche in questo caso, il divario territoriale è evidente: <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%) registrano i valori più elevati, a fronte di percentuali più contenute nelle città del centro-nord, come <strong>Venezia</strong> (19,7%), <strong>Firenze</strong> e <strong>Genova</strong> (17,7%) e <strong>Bologna</strong> (17,3%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella medesima classe di età (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-303568"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-303568" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p>I dati delineati, e le relative ricorrenze territoriali, sembrano indicare un percorso nitido. Un percorso che collega, nella più classica &#8220;<strong>trappola della povertà educativa</strong>&#8221; la condizione di partenza familiare, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, gli esiti nella vita adulta. <strong>Offrire opportunità che rompano questo circolo vizioso</strong> è la principale sfida per le politiche pubbliche nel contrasto della povertà educativa.</p>



<p>In questo senso, un indicatore interessante da analizzare  è quello riguardante la quota di alunni che ha accesso al <strong>tempo pieno</strong>. Questo peraltro conferma come all&#8217;interno di una stessa città convivano realtà molto diverse, da analizzare con una lente ulteriore, municipio per municipio, quartiere per quartiere. Questo indicatore infatti in molti casi risulta polarizzato, con zone in cui tutti gli alunni o quasi frequentano anche di pomeriggio e altri in cui questa possibilità è del tutto assente. Una dinamica riscontrata, con diverse intensità, in città come <strong>Bologna, Firenze, Genova, Milano, Roma e Torino</strong>. Da notare che generalmente al sud la possibilità di frequentare la scuola anche al pomeriggio è solitamente più limitata.</p>


<div id="strillo-testo-block_ec20f2d17eff5a411e95f007dd1efb55" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>All&#8217;interno della stessa città coesistono realtà molto diverse.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli indicatori analizzati finora fanno emergere delle ricorrenze piuttosto chiare, con alcune delle maggiori città del mezzogiorno, tra cui Catania, Palermo e Napoli che <strong>necessitano di interventi strutturali e mirati</strong>. Evidentemente, questa informazione è del tutto insufficiente però per programmare delle politiche pubbliche efficaci in materia. Tornando alla domanda iniziale: come vivono e di che opportunità dispongono gli adolescenti nelle periferie italiane?</p>



<p>Per rispondere a questa domanda è indispensabile un’analisi di dettaglio a livello subcomunale. Le differenze interne ai grandi centri urbani sono infatti notevoli. A titolo di esempio, se Catania presenta la maggiore incidenza di famiglie in potenziale disagio economico tra i capoluoghi metropolitani, il valore più alto in assoluto si registra nel quartiere palermitano di <strong>Brancaccio-Ciaculli</strong> (9,9%). In modo analogo, a Bologna – dove la quota complessiva di abbandoni precoci è tra le più basse – vi sono anche aree della città che superano la soglia 35%. Un altro caso da segnalare, a titolo esemplificativo, è quello del quartiere veneziano di <strong>Marghera</strong>. Qui infatti, pur in un contesto comunale meno critico di altri, si registrano valori significativi di famiglie in potenziale disagio, abbandono scolastico e inattività giovanile.</p>



<p>Nelle prossime sezioni del report entreremo più nel dettaglio delle periferie delle diverse città metropolitane. Solo conoscendo a fondo le caratteristiche di ciascun territorio infatti sarà possibile disegnare politiche efficaci e realmente mirate alla riduzione dei divari educativi e sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quali informazioni condividono sul Pnrr i comuni e le città metropolitane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quali-informazioni-condividono-sul-pnrr-i-comuni-e-le-citta-metropolitane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=286893</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre ancora scarseggiano le informazioni sul nuovo piano a livello nazionale, siamo andati a vedere cosa pubblicano sui propri siti web i comuni e le città metropolitane. Ne è emerso un quadro molto disomogeneo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quali-informazioni-condividono-sul-pnrr-i-comuni-e-le-citta-metropolitane/">Quali informazioni condividono sul Pnrr i comuni e le città metropolitane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La carenza di informazioni chiare e puntuali sul <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) è una criticità che denunciamo sin dal 2021. La situazione in questo senso si è aggravata a seguito dell&#8217;<a href="https://www.consilium.europa.eu/en/documents-publications/public-register/public-register-search/?WordsInSubject=&amp;WordsInText=&amp;DocumentNumber=16051%2F23&amp;InterinstitutionalFiles=&amp;DocumentTypes=&amp;DateFrom=&amp;DateTo=&amp;MeetingDateFrom=&amp;MeetingDateTo=&amp;DocumentLanguage=EN&amp;OrderBy=DOCUMENT_DATE+DESC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approvazione della proposta di revisione del piano italiano</a> da parte delle istituzioni europee lo scorso dicembre. Solo recentemente, con la pubblicazione del decreto <a href="https://www.openpolis.it/come-saranno-finanziate-le-misure-stralciate-dal-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pnrr quater</a> e della <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/dam/sogei-ng/documenti/iv_relazione_al_parlamento_sezi.pdf">quarta relazione</a> per il parlamento, le nubi si sono un po&#8217; diradate. Nonostante questi aggiornamenti tuttavia il quadro è tutt&#8217;altro che esaustivo.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/a-che-punto-e-la-spesa-dei-fondi-del-pnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche
<br><strong>A che punto è la spesa dei fondi del Pnrr</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>In questo contesto piuttosto complicato anche gli <strong>enti territoriali</strong>, che giocano un ruolo importante nell’attuazione del Pnrr, possono fare molto per fornire informazioni ai cittadini. Compensando almeno in parte le lacune delle amministrazioni centrali. In un <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-regionali-nellaccesso-ai-dati-sul-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedente approfondimento</a> abbiamo visto quali sono i dati messi a disposizione dalle regioni, adesso invece ci soffermeremo sulle <strong>città metropolitane</strong> e su alcuni dei <strong>comuni</strong> più popolosi del paese.&nbsp;</p>


<div id="il-governo-e-responsabile-della-pubblicazione-di-informazioni-sul-pnrr-ma-anche-gli-enti-territoriali-possono-fare-molto-in-questo-senso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13 su 15 </span><span style="font-weight: 400">i comuni che ricevono più fondi Pnrr che hanno allestito un sito o una sezione dedicata ai progetti che realizzeranno.</span></p>
			        </section>
		


<p>Quello che emerge dall’analisi è un <strong>quadro piuttosto disomogeneo tra i territori</strong>. Si passa infatti da situazioni vicine all&#8217;eccellenza ad altre dove invece l’accesso alle informazioni per i cittadini è molto complicato. In generale gli aspetti più critici riguardano i <strong>dati sulla spesa sostenuta</strong>, che non sono quasi mai presenti, e la disponibilità di <strong>file in formato aperto</strong>. Elementi fondamentali per condurre analisi e confronti.</p>



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                <span class="fs-24 fw-400">Ti interessa l&#8217;argomento                    <span class="fw-700">Pnrr</span>?</span>
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					Pnrr                </label>
				                <p>Approvazione e attuazione delle riforme, allocazione e avanzamento degli investimenti.</p>
            </div>
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					Povertà educativa                </label>
				                <p>Presenza e qualità dei servizi nei comuni su scuola, cultura, sport e servizi sociali.</p>
            </div>
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					Governo e Parlamento                </label>
				                <p>Covid, leggi, attuazioni, voti rilevanti, cambi di gruppo, assenze e presenze.</p>
            </div>
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					Abruzzo                </label>
				                    <i class="fs-15"> &#8211; Ogni mese</i>
				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
            </div>
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    </div>
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<h3 class="wp-block-heading">Le informazioni messe a disposizione, cosa cerchiamo</h3>



<p>Prima di passare in rassegna i dati condivisi dai comuni e dalle città metropolitane sono importanti alcune premesse. In primo luogo, è bene sottolineare che <strong>il Pnrr stesso individua nel governo il soggetto competente alla pubblicazione di informazioni</strong> riguardanti i progetti finanziati.</p>


<div id="strillo-testo-block_6f7ca755f222b88b757104281222dc2d" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il governo è responsabile della pubblicazione dai dati sul Pnrr.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Nonostante ciò, in una recente <a href="https://www.governo.it/it/articolo/pnrr-approvata-cabina-di-regia-la-iv-relazione-sullo-stato-di-attuazione-del-piano/25049" target="_blank" rel="noreferrer noopener">conferenza stampa</a> il ministro <strong>Raffaele Fitto</strong> ha scaricato proprio sugli enti territoriali la responsabilità della mancanza di informazioni aggiornate sul Pnrr. <strong>Molte amministrazioni locali infatti, secondo il ministro, non sarebbero particolarmente solerti nel caricare i dati</strong> su Regis, la piattaforma creata ad hoc per la rendicontazione del piano.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Nel decreto legge inseriremo degli elementi che daranno un’accelerazione nell’inserimento dei dati.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.governo.it/it/articolo/pnrr-approvata-cabina-di-regia-la-iv-relazione-sullo-stato-di-attuazione-del-piano/25049" target="_blank">&#8211; Raffaele Fitto, 22 febbraio 2024.</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Tornando alla condivisione pubblica di informazioni da parte degli enti locali, abbiamo individuato <strong>8 criteri</strong> per la nostra analisi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>presenza di un sito dedicato al Pnrr o di una sezione apposita all’interno del portale istituzionale dell’ente;&nbsp;</li>



<li>disponibilità di dati in formato aperto;&nbsp;</li>



<li>presenza di grafici e mappe che aiutino i cittadini a comprendere l’impatto effettivo del Pnrr sul territorio;&nbsp;</li>



<li>possibilità di recuperare facilmente i bandi Pnrr pubblicati e conoscerne gli esiti;&nbsp;</li>



<li>presenza di un elenco dettagliato dei progetti finanziati;&nbsp;</li>



<li>disponibilità di informazioni sullo stato di avanzamento degli interventi;&nbsp;</li>



<li>notizie sulle spese già sostenute;&nbsp;</li>



<li>localizzazione dei progetti sul territorio.</li>
</ul>



<p>Un altro fattore trasversale di cui abbiamo tenuto conto è la <strong>facilità con cui queste informazioni sono reperibili anche per i non addetti ai lavori</strong>. Un elemento importante che non deve essere sottovalutato.</p>


<div id="tra-i-15-comuni-che-ricevono-piu-fondi-del-pnrr-13-hanno-creato-un-sito-ad-hoc-o-una-sezione-dedicata-sul-loro-portale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La situazione dei comuni</h3>



<p>Ovviamente è impossibile passare in rassegna i portali istituzionali di tutti gli oltre 8mila comuni italiani. Per cui in questo articolo abbiamo scelto di <strong>approfondire l’analisi di 15 enti</strong>. </p>


<div id="strillo-testo-block_8ac236f18a03aa73cecc358b3372d7d4" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I comuni pubblicano dati sui progetti di loro diretta competenza.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il primo dato che emerge è che <strong>in 13 casi dei 15 analizzati sono stati predisposti dei siti ad hoc o comunque delle sezioni dedicate</strong> all’interno dei portali istituzionali. In 11 casi invece è possibile reperire un elenco con informazioni sufficientemente dettagliate sui progetti gestiti dai comuni. </p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/">Pnrr, Palermo è il comune che fornisce più informazioni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/">Le informazioni messe a disposizione dei propri cittadini dai comuni</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/">Pnrr, Palermo è il comune che fornisce più informazioni &#8211; Le informazioni messe a disposizione dei propri cittadini dai comuni</a></div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-286661"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Le voci più “critiche” tra quelle individuate, sono quelle relative alla <strong>disponibilità di dati in formato aperto</strong>, presenti per alcuni aspetti limitati solo sul sito del comune di <strong>Cagliari</strong>. L’altro dato che si trova più difficilmente è quello relativo alla spesa sostenuta. Informazione fornita solo da <strong>Cagliari</strong> e <strong>Palermo</strong>.</p>



<p>Più in generale, i due enti appena citati sono quelli che forniscono più informazioni. Buoni risultati anche per <strong>Bologna</strong>, <strong>Firenze</strong>, <strong>Padova</strong>, <strong>Roma</strong> e <strong>Torino</strong>.</p>


<div id="i-comuni-di-palermo-e-cagliari-sono-quelli-che-pubblicano-piu-informazioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le informazioni dei comuni nel dettaglio</h3>



<p>Come abbiamo appena visto la quantità e la qualità delle informazioni messe a disposizione varia anche di molto da territorio a terriotorio. Scendendo più nel dettaglio, possiamo osservare che per quanto riguarda il <strong>comune di Napoli</strong> la sezione dedicata al Pnrr consiste in una raccolta dei bandi pubblicati. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7 su 15 </span>i comuni che pubblicano anche informazioni sullo stato di avanzamento dei progetti.</p>
			        </section>
		


<p>Nel caso del <strong>comune di</strong> <strong>Bari</strong>, sul sito è possibile rinvenire una descrizione generale del Pnrr e indicazioni su 2 specifici progetti, di cui uno finanziato dal <strong>fondo complementare</strong>. Attraverso il motore di ricerca inoltre si riescono a reperire diversi contenuti, principalmente comunicati stampa. Situazione simile anche per quanto riguarda <strong>Venezia</strong> anche se in questo caso si trovano alcuni comunicati molto dettagliati. </p>



<p>Nel caso di <strong>Genova</strong>, c’è una parte dedicata al Pnrr all’interno della sezione “amministrazione trasparente” del sito comunale che rimanda al portale appalti. A <strong>Taranto</strong> invece è disponibile un elenco dei progetti finanziati.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti/">Informazioni sul Pnrr, sette comuni danno indicazioni sull&#8217;avanzamento dei progetti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti/">L&#8217;analisi delle informazioni fornite dai siti di alcuni comuni italiani.</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Anche nelle realtà più virtuose dal punto di vista delle informazioni fornite si trovano alcuni elementi che potrebbero essere migliorati. Sul sito del comune di <strong>Cagliari</strong> ad esempio non esiste una tabella riassuntiva con i dettagli di tutti i progetti finanziati. È necessario navigare le varie sezioni del sito, misura per misura. Per quanto riguarda <strong>Bologna</strong> non è semplicissimo rintracciare i bandi né le ditte vincitrici degli appalti. C’è da dire però che molti progetti ancora devono partire.</p>



<p>Ovviamente, per questo specifico aspetto, molti enti rimandano alle sezioni avvisi e amministrazione trasparente dei propri siti. Tuttavia in questo modo non è immediato riuscire a reperire le informazioni sui bandi riguardanti i progetti finanziati dal Pnrr. </p>


<div id="in-generale-le-citta-metropolitane-mettono-a-disposizione-meno-dati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La situazione delle città metropolitane</h3>



<p>Dopo aver analizzato le informazioni pubblicate dai comuni, passiamo a osservare un altro soggetto coinvolto nella realizzazione dei progetti del piano: le <strong>città metropolitane</strong>. Qui la situazione è un po&#8217; diversa. Parliamo infatti di amministrazioni particolari, composte dall’unione di più comuni e senza organi elettivi diretti. Sono inoltre coinvolte nell’attuazione del Pnrr in misura più contenuta rispetto ad altri enti territoriali. <strong>In generale, la disponibilità e la qualità delle informazioni sono più limitate di quelle dei comuni.</strong></p>



<p>Sono <strong>11 su 14 le città metropolitane che hanno realizzato un sito ad hoc o una sezione all’interno del portale istituzionale</strong> per informare i cittadini sui progetti finanziati con i fondi del Pnrr. La città metropolitana di <strong>Genova</strong> è quella che mette a disposizione la maggior quantità di informazioni anche se manca una sezione facilmente consultabile relativa alle gare Pnrr e una riguardante le risorse già spese.&nbsp;In generale,<strong> 8 città metropolitane mettono a disposizione un elenco dettagliato dei progetti finanziati</strong> e in 4 casi sono fornite indicazioni sul loro stato di avanzamento (Bologna, Firenze, Genova e Torino).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-citta-metropolitane-genova-e-quella-che-fornisce-piu-informazioni/">Tra le città metropolitane Genova è quella che fornisce più informazioni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-citta-metropolitane-genova-e-quella-che-fornisce-piu-informazioni/">La quantità di informazioni sul Pnrr messe a disposizione dei cittadini dalle città metropolitane.</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-286685"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Troviamo poi 6 siti istituzionali che forniscono una <strong>localizzazione degli interventi</strong> facilmente individuabile per i cittadini (Bologna, Firenze, Genova, Milano, Torino e Bari). Le voci per cui è più difficile trovare materiale sono, anche in questo caso, la disponibilità di <strong>open data</strong> dedicati al Pnrr che sono pubblicati solo dalle città metropolitane di <strong>Genova</strong> e <strong>Napoli</strong>. Solo <strong>Reggio Calabria</strong> invece mette a disposizione indicazioni sui <strong>fondi già impegnati</strong>.</p>


<div id="a-livello-di-citta-metropolitane-genova-e-la-realta-che-fornisce-piu-informazioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le informazioni delle città metropolitane nel dettaglio</h3>



<p>Andando più nel dettaglio, è interessante notare che <strong>il sito dedicato al Pnrr della città metropolitana di Bologna è condiviso con il comune</strong>. Si tratta dell’unico caso di questo tipo. Altro elemento degno di nota riguarda il fatto che le città metropolitane di <strong>Genova</strong> e di <strong>Torino</strong> riportano non solo i progetti di cui sono soggetti attuatori ma anche quelli per cui svolgono un ruolo di coordinamento.&nbsp;</p>


<div id="strillo-testo-block_41592ad434c8183f2eaaec853a4ec4b7" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In molti casi non esiste un elenco completo di tutti i progetti finanziati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Anche nei territori che forniscono più informazioni comunque si rilevano delle situazioni che potrebbero essere migliorate. Ad esempio, nel caso della <strong>città metropolitana di Milano</strong> i dati su progetti e importi non sono semplicissimi da reperire nonostante la presenza di una mappa che dovrebbe aiutare ad individuare la localizzazione degli interventi sul territorio. </p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa/">Informazioni sul Pnrr, in alcuni casi si trovano solo comunicati stampa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa/">L&#8217;analisi delle informazioni fornite dai siti delle città metropolitane.</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-286698"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Spostandoci su altri territori, possiamo osservare che per quanto riguarda la <strong>città metropolitana di Catania</strong> la sezione dedicata al Pnrr è sostanzialmente un raccoglitore degli avvisi pubblici. Mentre nel caso della <strong>città metropolitana di</strong> <strong>Roma</strong> sono indicate le misure e i progetti finanziati, in alcuni casi ci sono anche delle mappe ma non è possibile consultare un elenco completo di tutte le opere con l’esatta localizzazione. Situazione simile anche per la <strong>città metropolitana di Venezia</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>



<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi tutti gli articoli</a>). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>



<p>Foto:&nbsp;<a href="https://www.anci.it/gualtieri-sala-e-brugnaro-tagli-sbagliati-servono-riforme-e-piu-peso-ai-comuni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anci</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quali-informazioni-condividono-sul-pnrr-i-comuni-e-le-citta-metropolitane/">Quali informazioni condividono sul Pnrr i comuni e le città metropolitane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo sport a scuola per riavvicinare i giovani alla pratica sportiva</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lo-sport-a-scuola-per-riavvicinare-i-giovani-alla-pratica-sportiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 06:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=284115</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rimane alta la quota di minori sedentari, che non praticano alcuno sport o attività fisica nel tempo libero. Un fenomeno su cui possono incidere disparità di reddito: la valorizzazione dell'attività sportiva a scuola e delle palestre scolastiche può ridurre gli ostacoli legati al costo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lo-sport-a-scuola-per-riavvicinare-i-giovani-alla-pratica-sportiva/">Lo sport a scuola per riavvicinare i giovani alla pratica sportiva</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La pratica sportiva tra bambini e ragazzi ha subito un vero e proprio <strong>crollo durante la pandemia, che non ha riscontro nelle altre fasce d&#8217;età</strong>. Infatti, tra 2019 e 2021 la quota di sedentari nella popolazione è rimasta piuttosto stabile, passando dal 35,6% al 33,7%. Al contrario, <strong>l&#8217;incidenza dei minori che non fanno sport è cresciuta dal 18,5% al 24,9% tra i 6 e i 10 anni e dal 15,7% al 21,3% tra 11 e 14 anni</strong>. Più stabile tra i 15-17enni, dove è comunque cresciuta dal 18,8% al 19,9%.</p>


<div id="anche-dopo-la-pandemia-circa-1-minore-5-non-pratica-sport-un-dato-su-cui-puo-incidere-anche-la-condizione-economica-della-famiglia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Con la fine dell&#8217;emergenza, la quota di sedentari tra i minori si è avviata verso una fisiologica flessione,</strong> individuabile nei dati del 2022. Con l&#8217;eccezione dei bambini tra 3 e 5 anni, che in un caso su due non praticano sport, il calo è visibile in tutte le altre fasce d&#8217;età. I sedentari scendono al 21,7% tra 6 e 10 anni, al 17,2% tra 11 e 14, al 19,3% tra 15 e 17. Tuttavia, <strong>anche dopo la fine della pandemia, la quota di bambini e ragazzi che non fanno sport resta vicina a un caso su cinque</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-il-picco-in-pandemia-torna-a-ridursi-la-quota-di-minori-sedentari/">Dopo il picco in pandemia, torna a ridursi la quota di minori sedentari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-il-picco-in-pandemia-torna-a-ridursi-la-quota-di-minori-sedentari/">Percentuale di minori che non praticano sport né attività fisica (2005-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(consultati: venerdì 2 Febbraio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-284220"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>A fronte di un recupero ancora parziale rispetto alla fase pre-Covid, non è secondario chiedersi <strong>quali fattori ne siano alla base</strong>. In passato, abbiamo avuto modo di raccontare come il <a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-motivi-economici-vengono-citati-in-oltre-il-20-dei-casi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fattore economico non sia affatto residuale</a> sulla scelta di praticare sport. Nuovi dati, provenienti dalle indagini Istat sulla condizione dei minori, sembrano indicare che anche dopo la pandemia tale tendenza resti attuale.</p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"></div>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto della deprivazione sul tempo libero e la pratica sportiva dei minori</h3>



<p>Anche nel 2022, il <strong>rischio di povertà o esclusione sociale ha colpito i minori molto più della media della popolazione</strong>. Parliamo di coloro che attraversano un rischio di povertà a causa del reddito familiare, vivono in una famiglia a bassa intensità di lavoro o si trovano in condizioni di severa deprivazione materiale.</p>



<p>Si trovano in questa situazione il 28,8% dei bambini e ragazzi di età inferiore a 16 anni, a fronte del 24,4% della media della popolazione. Un dato coerente con quello sulla <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-restano-la-fascia-piu-colpita-dalla-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">povertà assoluta, anch&#8217;essa prevalente proprio tra i minori</a>.</p>


<div id="584-i-minori-in-condizione-di-deprivazione-sociale-che-non-possono-permettersi-attivita-di-svago-fuori-casa-a-pagamento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>L&#8217;impatto che queste tendenze possono avere sulla vita quotidiana</strong> di ragazze e ragazzi non va sottovalutato. <strong>A partire dalla fruizione del tempo libero</strong>, chi nasce in una famiglia a rischio esclusione si trova molto più spesso a dover rinunciare alle attività pomeridiane tipiche di bambini e adolescenti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">58,4% </span>i minori in condizione di deprivazione sociale che non possono permettersi attività di svago fuori casa a pagamento.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;<strong>impossibilità di potersi permettere un&#8217;attività di svago fuori da casa a pagamento</strong> è uno degli item di deprivazione minorile citati più frequentemente nelle risposte ai questionari sulla condizione di vita delle famiglie. Viene indicato per quasi un minore su 10 (9,1%); tra quelli in condizione di deprivazione, sfiora addirittura il 60% nel 2021 (58,4%). In entrambi i casi, con <a href="https://www.istat.it/it/files//2023/12/Deprivazione_minori_6_12.pdf#page=10" target="_blank" rel="noreferrer noopener">valori in crescita rispetto alla precedente rilevazione pre-pandemica, nel 2017</a>.</p>



<p>Un chiaro indicatore di come <strong>l&#8217;uso del tempo libero</strong>, e in questo quadro è ragionevole supporre anche la possibilità di praticare sport, <strong>sia uno dei primi aspetti compromessi per i bambini che vivono in famiglie in disagio</strong>.</p>


<div id="valorizzare-le-palestre-scolastiche-e-cruciale-per-laccesso-equo-alle-attivita-sportive" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La valorizzazione delle palestre per diffondere lo sport tra i minori</h3>



<p>Il mancato accesso alle attività sportive per cause economiche pone la questione di come <strong>rendere più equa la possibilità di fare sport</strong>. </p>



<p>Da questo punto di vista, le <strong>palestre scolastiche</strong> rappresentano uno strumento prezioso nella <strong>promozione dello sport tra i minori, a scuola e non solo</strong>. Durante le attività curricolari, per la funzione educativa dell&#8217;educazione fisica nel trasmettere valori come il <strong>rispetto delle regole e degli avversari</strong>, la <strong>lealtà verso i compagni e la squadra</strong>, la <strong>dedizione personale</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_be76bb11b4b7a7252afbca74cf09efbe" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Oltre agli aspetti legati alla crescita e alla salute, lo sport ha una funzione sociale ed educativa insostituibile.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Ma le palestre scolastiche <strong>possono essere valorizzate anche per attività pomeridiane</strong>, diventando un punto di riferimento per le famiglie del territorio, in sinergia con enti locali proprietari, associazioni sportive e di quartiere. Offrendo la <strong>possibilità di fare sport a prezzi calmierati</strong>, per eliminare gli ostacoli legati al costo nell&#8217;accesso alla pratica sportiva. Rappresentando così, specie nelle periferie urbane ma non solo, un presidio sociale e educativo. Tale <strong>questione è centrale non solo per le famiglie meno abbienti</strong>, ma anche per la <strong>tenuta del tessuto sociale</strong> nelle aree più fragili del paese. Nella relazione al parlamento dello scorso anno, il garante dell&#8217;infanzia ha sottolineato il <strong>valore educativo e sociale dello sport</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>(&#8230;) allenatori e tecnici svolgono infatti un compito fondamentale per i ragazzi, a volte rappresentano l’unico punto di riferimento, e per questo è necessario che abbiano consapevolezza del loro ruolo educativo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2023-06/relazione-parlamento-2022-def.pdf" target="_blank">&#8211; Agia, Relazione al parlamento (aprile 2023)</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="meno-palestre-scolastiche-nel-mezzogiorno-e-nelle-aree-interne" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La presenza di palestre nelle scuole</h3>



<p>Il riconoscimento di questo valore educativo e sociale ha portato anche la normativa  nazionale sull&#8217;edilizia scolastica a riconoscere come <strong>prioritaria la presenza di strutture per fare sport nelle scuole</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La programmazione degli interventi (…) deve garantire (…) la disponibilità da parte di ogni scuola di palestre e impianti sportivi di base.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1996-01-11;23!vig=" target="_blank">&#8211; Legge 23/1996, Norme per l&#8217;edilizia scolastica</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Del resto, la premessa per una valorizzazione delle palestre scolastiche per promuovere lo sport è la <strong>disponibilità degli impianti sul territorio</strong>. Nell&#8217;anno scolastico 2022/23 la presenza della palestra è stata dichiarata dagli enti proprietari per oltre un terzo degli edifici esistenti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">35,8% </span>gli edifici scolastici con palestra in Italia.</p>
			        </section>
		

<div id="strillo-testo-block_c189c22ef3afe7261854b251751db571" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle scuole del mezzogiorno la presenza di palestre è minore.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Una quota che supera il 40% nel nord-ovest (41,3%), e si attesta ad alcuni punti da questa soglia nel nord-est (37%) e nel centro Italia (36,7%). <strong>Resta invece piuttosto indietro il mezzogiorno</strong>, in termini di dotazioni sportive nelle scuole. Nel sud continentale il 31,7% degli edifici ha la palestra, nelle isole il 30,1%. Tra le regioni tuttavia, dopo la Liguria (52,4%), è la Puglia a mostrare la presenza più diffusa (48,4%), seguita da Toscana, Veneto e Lombardia (44-45% circa). Agli ultimi posti, con meno di un edificio su 4 dotato di palestra, Sicilia (24,6%), Umbria (23,3%) e Calabria (meno del 20%).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">18,8% </span>gli edifici scolastici con palestra in Calabria.</p>
			        </section>
		


<p>La <strong>dotazione è superiore nei poli</strong>, le città baricentriche in termini di servizi, rispetto alle<strong> aree interne</strong>. Nelle prime, circa 4 edifici su 10 hanno la palestra, nelle seconde 1 su 3 o meno: 33,1% nei comuni intermedi (ad almeno 27,7 minuti dal polo più vicino), 31,3% in quelli periferici (a oltre 40 minuti) e 30,8% in quelli ultraperiferici, distanti più di un&#8217;ora.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cosa sono le aree interne
<br><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="divari-anche-tra-i-capoluoghi-72-a-monza-e-firenze-meno-del-10-a-laquila-forli-catanzaro-e-catania" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/monza-e-firenze-sono-le-citta-capoluogo-con-piu-palestre-scolastiche/">Monza e Firenze sono le città capoluogo con più palestre scolastiche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/monza-e-firenze-sono-le-citta-capoluogo-con-piu-palestre-scolastiche/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di palestra (a.s. 2022/23)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Mim                                                                <br>(pubblicati: martedì 12 Settembre 2023)
                                        </p>
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                            </div>

			


<p>Tra le città capoluogo, a <strong>Monza</strong> e <strong>Firenze</strong> circa il 72% degli edifici scolastici attivi nell&#8217;anno scolastico 2022/23 ha la palestra scolastica. Seguono i comuni di Barletta, Andria, Bologna, Savona, Pavia, Lecco e Prato, con oltre 2/3 degli edifici con palestra.</p>



<p>Agli ultimi posti, con <strong>meno del 10% di edifici scolastici statali dotati di palestra</strong>, si trovano i comuni di L&#8217;Aquila e Forlì (entrambe al 8,6%), Catanzaro (8%) e <strong>Catania</strong> (7,3%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di palestre scolastiche rispetto al comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Mim, Istat e Dip. Coesione.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/stargordola/50450223521/in/photolist-2jS7zN2-4FJVTX-9SzbVY-5eq4fc-9TeT4Y-e1tNYn-9SstWT-9Szb1d-7n3zdX-8Dku7-2jS3ZMK-9SwhJk-2jS7zrF-2jS8sG2-2jS8s98-2jS3ZqC-2dbw1-NZh7i-2jS8sKy-GY6yXj-jKBXCs-2jS3ZYw-2jS8sbn-NYJwU-2jS3ZUt-9SwfK2-9Sz8EY-2jS3ZsG-6aTAoP-9ScjJn-a2N3X9-9TPoiv-9Svjmj-eXyv79-9TeVVd-5dJFEM-9Tc9M4-9TSc5C-8wpfUe-8DiYZ-bhzHak-9UwbNn-4TqpsP-EgfZtC-9UyTnW-NSR6S7-9Swnik-6vB2fo-8azcVJ-8BgKyA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Star Basket (Flickr)</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lo-sport-a-scuola-per-riavvicinare-i-giovani-alla-pratica-sportiva/">Lo sport a scuola per riavvicinare i giovani alla pratica sportiva</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I sindaci e il limite dei due mandati</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-sindaci-e-il-limite-dei-due-mandati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=265175</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come per le regioni, anche per i comuni è attualmente in corso un dibattito sul limite al numero di mandati dei sindaci. Tra gli altri, anche due sindaci importanti e prossimi alla scadenza del secondo mandato, come Nardella e Decaro, si sono schierati contro questa limitazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-sindaci-e-il-limite-dei-due-mandati/">I sindaci e il limite dei due mandati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Negli scorsi giorni abbiamo visto come sia in corso un dibattito sul limite dei due mandati per i <a href="https://www.openpolis.it/i-presidenti-di-regione-e-il-limite-dei-due-mandati/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">presidenti di regione</a>. Da un punto di vista politico la discussione coinvolge anche i sindaci. D&#8217;altronde queste sono le uniche due cariche elettive per le quali, nel nostro ordinamento, è previsto questo limite. Da un punto di vista giuridico però la questione assume caratteri molto diversi. <strong>La costituzione infatti attribuisce chiaramente allo stato la competenza di legiferare in materia di elezioni comunali.</strong></p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: [&#8230;]<br />
p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-ii/titolo-v/articolo-117" target="_blank">&#8211; Costituzione italiana, articolo 117</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Nondimeno anche <strong>i sindaci negli scorsi mesi hanno espresso al parlamento la richiesta di estendere il numero massimo di mandati se non proprio di eliminare questa restrizione. </strong></p>
</p>
<p>Pur non potendo incidere direttamente sulla materia i sindaci sono figure politiche rilevanti sia a livello locale, che nei rispettivi partiti. <strong>Al secondo</strong> <strong>mandato peraltro si trovano esponenti di peso sia nel campo del centrosinistra</strong> (come Antonio <strong>Decaro</strong> a Bari, Dario <strong>Nardella</strong> a Firenze e Giuseppe <strong>Sala</strong> a Milano) <strong>che di centrodestra</strong> (come Luigi <strong>Brugnaro</strong> a Venezia, Marco <strong>Bucci</strong> a Genova e Roberto <strong>Dipiazza</strong> a Trieste).</p>
</p>
<p><div id="da-quando-il-sindaco-e-scelto-con-elezione-diretta-e-sempre-esistito-il-limite-dei-mandati-alcuni-sindaci-pero-vorrebbero-portare-a-3-il-limite-se-non-proprio-abolirlo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le norme attuali e le richieste dei sindaci</h3>
</p>
<p>A partire dal 1993 in Italia il sindaco è eletto direttamente dai cittadini. Inizialmente era previsto che il mandato durasse 4 anni e già allora fu stabilito un limite massimo di due mandati consecutivi (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1993-03-25;81@originale" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L. 81/1993</a>, articolo 2).</p>
</p>
<p>Alcuni anni più tardi, con l&#8217;approvazione del testo unico degli enti locali (Tuel &#8211; <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2000-08-18;267@originale" target="_blank" rel="noreferrer noopener">D.Lgs. 267/2000</a>, articolo 51), la durata del mandato è stata estesa a 5 anni mantenendo però il limite di mandati.</p>
</p>
<p>Questa regola ha visto poi una prima modifica con l&#8217;adozione della <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2014-04-07;56@originale" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge Delrio</a> che ha esteso il limite a 3 mandati ma esclusivamente per i comuni con popolazione fino a 3mila abitanti.</p>
</p>
<p><strong>Lo scorso anno infine è stata approvata una nuova modifica del <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2000-08-18;267" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tuel</a></strong>, grazie alla quale possono accedere a un terzo mandato, se eletti, anche i sindaci di comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Chi ha ricoperto per due mandati consecutivi la carica di sindaco [&#8230;] non è, allo scadere del secondo mandato, immediatamente ricandidabile alle medesime cariche. Per i sindaci dei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, il limite previsto dal primo periodo si applica allo scadere del terzo mandato.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2000-08-18;267" target="_blank">&#8211; D.Lgs. 267/2000 art. 51 comma 2</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Nel corso degli anni quindi, pur mantenendo fermo il principio, <strong>la tendenza è stata quella di estendere il mandato dei sindaci, in particolare per i comuni più piccoli.</strong></p>
</p>
<p>La <a href="https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0590&amp;tipo=stenografico" target="_blank" rel="noreferrer noopener">logica</a> alla base di queste modifiche riflette la <strong>convinzione che, nei comuni più piccoli, sia sempre più difficile trovare persone disposte ad assumersi questo tipo di responsabilità.</strong></p>
</p>
<p>Tuttavia la modifica introdotta non sembra aver soddisfatto del tutto i primi cittadini. La presidente dell&#8217;Associazione nazionale piccoli comuni italiani (Anpci), ad esempio, ha recentemente <a href="https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/425/213/ANPCI.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esortato</a> il parlamento ad abolire del tutto il limite di mandati per i comuni sotto i 15mila abitanti.</p>
</p>
<p>Ancora più netta la posizione dell&#8217;<strong>Associazione nazionale comuni italiani (Anci) nel chiedere al parlamento di valutare l&#8217;eliminazione di questo limite per i sindaci di tutti i comuni.</strong></p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>I due mandati sono un limite al diritto costituzionale di elettorato attivo e passivo che non vale per nessun’altra carica elettiva e per nessun altro livello di governo</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.anci.it/decaro-legge-sindaci-sistema-che-funziona-superare-limite-due-mandati/#:~:text=I%20due%20mandati%20sono%20un,esiste%20in%20nessun%20altro%20Paese%E2%80%9D." target="_blank">&#8211; Antonio Decaro, presidente Anci e sindaco di Bari</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="in-italia-poco-meno-della-meta-dei-sindaci-in-carica-sono-almeno-al-secondo-mandato-472" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I sindaci al secondo mandato in Italia</h3>
</p>
<p><strong>In Italia poco meno della metà dei sindaci in carica sono almeno al secondo mandato </strong>(47,2%). Un dato che varia ma solo relativamente tra i<strong> comuni maggiori (41%</strong> in quelli con più di 100mila abitanti) e quelli <strong>più piccoli (51%</strong> in quelli con meno di 3mila abitanti).</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">47,2% </span>la quota di sindaci che attualmente ricopre almeno il secondo mandato consecutivo.</p>
</section>
</p>
<p>Peraltro, come abbiamo visto proprio <strong>nei comuni più piccoli da alcuni anni è possibile per i sindaci correre per un terzo incarico.</strong> Situazione che al momento si rileva in circa il <strong>17% dei casi.</strong></p>
</p>
<p><div id="la-questione-interessa-5-sindaci-metropolitani-al-secondo-mandato-ma-nel-caso-di-firenze-nardella-e-bari-decaro-i-tempi-sono-stretti-visto-che-si-votera-nel-2024" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>Sono 47 i capoluoghi di provincia in cui il sindaco è al secondo mandato e quindi, a legislazione vigente, non potrà ricandidarsi (43,1%). E tra questi rientrano anche 5 città metropolitane: Milano, Venezia, Genova, Firenze e Bari.</strong></p>
</p>
<p>La questione coinvolge <strong>esponenti sia di centrosinistra </strong>(in 25 capoluoghi di provincia) <strong>che di centrodestra </strong>(in 19) con una leggera prevalenza dei primi. Non stupisce quindi che a livello di Anci sia stata adottata una <strong>posizione trasversale</strong> ai partiti per abolire o quantomeno estendere il limite.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-sindaci-al-secondo-mandato-nelle-maggiori-citta-italiane/">I sindaci al secondo mandato nelle maggiori città italiane</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-sindaci-al-secondo-mandato-nelle-maggiori-citta-italiane/">I sindaci di città metropolitane e delle altre città capoluogo di provincia che attualmente si trovano al secondo mandato consecutivo</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 12 Luglio 2023)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-265413"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-265413" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>Rimanendo sulle città metropolitane la tempistica rende il tema particolarmente urgente per due sindaci del Partito democratico.</strong> <strong>Ovvero il sindaco di Bari Decaro e quello di Firenze <a href="https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/nardella-si-terzo-mandato-pd-piu-idee-che-totonomi-a297242c" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nardella</a>.</strong> In queste due città infatti le elezioni si terranno già il prossimo anno. Affinché possano ricandidarsi quindi il parlamento dovrebbe intervenire sulla materia in tempi piuttosto rapidi.</p>
</p>
<p><strong>Quanto a Decaro poi la questione si intreccia anche a quella del limite dei mandati per i <a href="https://www.openpolis.it/i-presidenti-di-regione-e-il-limite-dei-due-mandati/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">presidenti di regione</a>.</strong> Il suo nome infatti è tra i più <a href="https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/nardella-si-terzo-mandato-pd-piu-idee-che-totonomi-a297242c" target="_blank" rel="noreferrer noopener">probabili</a> per il centrosinistra per le prossime elezioni in Puglia. Questo però a patto che non si apra la possibilità di un terzo mandato per l&#8217;attuale presidente Emiliano.</p>
</p>
<p><strong>Una dinamica simile peraltro potrebbe verificarsi anche in <a href="https://mattinopadova.gelocal.it/regione/2022/08/13/news/lo-scenario-zaia-lascia-dopo-le-olimpiadi-e-brugnaro-vuole-fare-il-governatore-1.41631185" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Veneto</a> </strong>dove, a legislazione vigente, sono al loro ultimo mandato sia il sindaco di Venezia Brugnaro (Coraggio Italia) che il presidente della regione Zaia (Lega).</p>
</p>
<p>D&#8217;altronde, se è vero che <strong>quello dei sindaci rappresenta un fronte ampio e trasversale</strong>, <strong>non è affatto detto che la politica a livello nazionale decida davvero di spendersi su questo tema</strong>, per di più in tempi stretti.</p>
</p>
<p>La questione potrebbe essere affrontata nel <a href="https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/55267.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disegno di legge</a> sul riordino delle province attualmente in discussione al senato. E in questo senso in effetti vanno sia le richieste dei sindaci che alcuni <a href="https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&amp;leg=19&amp;id=1381198&amp;idoggetto=1382499" target="_blank" rel="noreferrer noopener">emendamenti</a>. Al momento però il <a href="https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&amp;leg=19&amp;id=1378668&amp;idoggetto=1380350" target="_blank" rel="noreferrer noopener">testo base</a> in discussione non prevede modifiche in questo senso.</p>
</p>
<p><div id="secondo-la-corte-costituzionale-il-limite-al-numero-di-mandati-rappresenta-un-punto-di-equilibrio-necessario-a-bilanciare-la-concentrazione-di-potere-in-capo-al-sindaco" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La corte costituzionale e le ragioni del limite</h3>
</p>
<p>È interessante notare come la spinta ad estendere il numero di mandati dei sindaci non abbia riguardato solo l&#8217;Anci e il parlamento. Infatti <strong>la Sardegna ha recentemente legiferato in proposito</strong>.</p>
</p>
<p>Contando sulla particolare autonomia che deriva dal suo statuto speciale la regione ha dunque esteso a 4 mandati il limite per i comuni fino a 3mila abitanti (<a href="https://www.consregsardegna.it/wp-content/uploads/2022/04/LR2022-09.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lr 9/2022</a>).</p>
</p>
<p><strong>Una decisione che è però stata censurata dalla corte costituzionale</strong> (<a href="https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?param_ecli=ECLI:IT:COST:2023:60" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sentenza 60/2023</a>). In questo modo quindi è stata riaffermata la competenza statale in materia anche per le regioni a statuto speciale.</p>
</p>
<p>Dalla sentenza poi emergono elementi interessanti per valutare la posizione dell&#8217;Anci in merito all&#8217;abolizione del limite dei mandati. <strong>Secondo la consulta infatti sono comunemente riconosciute ottime ragioni affinché sia previsto un limite di questo genere.</strong></p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>[&#8230;] la previsione di un tale limite si presenta quale «punto di equilibrio tra il modello dell’elezione diretta dell’esecutivo e la concentrazione del potere in capo a una sola persona che ne deriva»: sistema che può produrre «effetti negativi anche sulla par condicio delle elezioni successive, suscettibili di essere alterate da rendite di posizione» [&#8230;].</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?param_ecli=ECLI:IT:COST:2023:60" target="_blank">&#8211; Corte costituzionale, sentenza 60/2023</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p><strong>La corte inoltre sembra mettere in guardia il legislatore rispetto a modifiche che possono apparire marginali ma che tali non sono.</strong> Passare da un limite di 2 mandati a uno di 3 se non addirittura di 4 vuol dire estendere di molti anni la possibile permanenza al potere di un unica figura. <strong>Quattro mandati consecutivi infatti corrispondono a ben 20 anni con la stessa persona in una posizione di potere come quella del sindaco.</strong></p>
</p>
<p>Foto: Antonio Decaro &#8211; <a href="https://www.anci.it/decaro-legge-sindaci-sistema-che-funziona-superare-limite-due-mandati/#:~:text=I%20due%20mandati%20sono%20un,esiste%20in%20nessun%20altro%20Paese%E2%80%9D." target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anci</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-sindaci-e-il-limite-dei-due-mandati/">I sindaci e il limite dei due mandati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I trasporti per gli studenti pendolari nelle aree urbane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-trasporti-per-gli-studenti-pendolari-nelle-aree-urbane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=224433</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno quasi 10 milioni di persone si spostano per motivi di studio. Tra questi molti bambini e ragazzi pendolari, per cui i collegamenti con la scuola rappresentano il presupposto dell'accesso all'istruzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-trasporti-per-gli-studenti-pendolari-nelle-aree-urbane/">I trasporti per gli studenti pendolari nelle aree urbane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni giorno <strong>milioni di bambini, ragazzi e giovani fanno i pendolari per motivi di studio</strong>. Complessivamente sono <strong>quasi 10 milioni</strong> le persone che in Italia si spostano quotidianamente per raggiungere la scuola, l&#8217;università o comunque per ragioni legate all&#8217;istruzione.</p>
<div id="97-milioni-di-persone-in-italia-si-spostano-quotidianamente-per-studio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">9.696.602 </span>i residenti in Italia che giornalmente si spostano per studio.</p>
</section>
<p>Parliamo di <strong>poco meno di un terzo dei 30 milioni di abitanti che tutti i giorni si muovono in Italia</strong>, considerando che altri 20 milioni si spostano per lavoro.</p>
<div id="il-293-di-loro-deve-uscire-dal-comune-di-residenza-per-frequentare-le-lezioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Dei 9,7 milioni di persone che si spostano per studiare, <strong>6,86 milioni</strong> raggiungono il luogo di studio nello stesso comune in cui abitano. Mentre altri <strong>2,84 milioni devono spostarsi fuori dal loro comune</strong>. Si tratta di quasi il 30% di chi si muove ogni giorno per frequentare le lezioni a scuola o all&#8217;università. </p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">29,3% </span>di chi si sposta ogni giorno per studio deve uscire dal comune di residenza.</p>
</section>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli studenti pendolari nei comuni italiani</h3>
<p>In termini assoluti, le aree del paese da cui ogni giorno si spostano più pendolari per motivi di studio corrispondono ai<strong> grandi agglomerati urbani</strong>. </p>
<div id="strillo-testo-block_fc5e3ce3902d7a033c4f075427aef9ff" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le grandi aree urbane sono i territori con più spostamenti per studio, in molti casi interni alla città maggiore o dai comuni limitrofi.</p>
</section></div>
<p>La città metropolitana di <strong>Roma</strong>, in primo luogo, dove quotidianamente 763.960 persone si muovono per studio. Nella stragrande maggioranza dei casi all&#8217;interno del proprio comune di residenza (86,4%), che spesso è il capoluogo. Il solo comune di Roma conta infatti quasi mezzo milione di persone che si spostano internamente per studio. In una minoranza di casi (13,6%) i pendolari che vivono nella città metropolitana di Roma si spostano per studiare in un comune diverso dal proprio. </p>
<p>Con oltre mezzo milione di studenti pendolari, seguono le città metropolitane <strong>Napoli</strong> (581.615, di cui il 26,1% in uscita dal comune) e <strong>Milano</strong> (552.330, di cui il 26,4% in uscita).</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">91,7% </span>dei pendolari per studio nelle città polo si sposta all&#8217;interno del comune stesso.</p>
</section>
<p>Nelle <strong>realtà più urbanizzate</strong>, gli spostamenti avvengono prevalentemente, anche se non esclusivamente, all&#8217;interno del comune. <strong>Nei poli </strong>&#8211; le città baricentriche in termini di servizi &#8211; il <strong>91,7% dei pendolari per studio è interno al comune</strong> (che del resto in molti casi ha di per sé un&#8217;estensione territoriale molto ampia).</p>
<div id="nei-comuni-di-cintura-hinterland-delle-grandi-aree-urbane-oltre-il-40-dei-pendolari-si-sposta-dal-proprio-comune-per-studiare" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Mentre <strong>è nei territori di cintura</strong>, negli hinterland e nei comuni di provincia che circondano le città maggiori,<strong> che la quota di spostamenti fuori dal comune raggiunge l&#8217;apice</strong>. Il 44% dei pendolari che si muovono per motivi di istruzione da queste aree esce dal comune di residenza per raggiungere il luogo di studio.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-hinterland-oltre-il-40-degli-studenti-pendolari-esce-dal-comune/">Negli hinterland oltre il 40% degli studenti pendolari esce dal comune</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-hinterland-oltre-il-40-degli-studenti-pendolari-esce-dal-comune/">Percentuale di residenti che si spostano per studio dentro e fuori il comune di residenza (2019)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_231969_tab1" role="tab" aria-controls="chart_231969_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_231969_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-hinterland-oltre-il-40-degli-studenti-pendolari-esce-dal-comune/">Negli hinterland oltre il 40% degli studenti pendolari esce dal comune &#8211; Percentuale di residenti che si spostano per studio dentro e fuori il comune di residenza (2019)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat e Agenzia per la coesione territoriale                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 13 Maggio 2021)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/negli-hinterland-oltre-il-40-degli-studenti-pendolari-esce-dal-comune.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-231969"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-231969" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="strillo-testo-block_f458e04bd44fe5ed87884d4053482f85" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Nei territori vicini alle aree urbane incidono di più i pendolari che escono dal comune per motivi di studio.</p>
</section></div>
<p>Le province con la <strong>quota più elevata di spostamenti per studio fuori dal comune</strong> sono <strong>Lecco</strong> e <strong>Como</strong>, con quasi 1 pendolare su 2 che esce dal proprio municipio di riferimento. In entrambi i casi si tratta del 49,4% dei residenti che si muovono quotidianamente. Seguono le province di <strong>Biella</strong>, <strong>Bergamo</strong>, <strong>Lodi</strong>, <strong>Udine</strong> e <strong>Varese</strong>, con oltre il 44% degli spostamenti fuori dal comune di residenza. E superano il 40% anche le province di Avellino, Pavia, Monza e Brianza, Gorizia, Asti, Treviso, Verbano-Cusio-Ossola, Cremona, Aosta, Caserta e Sondrio.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">3,7 milioni </span>i pendolari per motivi di studio interni alle 14 città metropolitane. Il 38% del totale.</p>
</section>
<p>Su questi dati ha un&#8217;influenza la <strong>raggiungibilità di scuole e università dei centri maggiori sul territorio</strong>. In particolare nelle aree urbane e nelle città metropolitane limitrofe. I soli pendolari interni alle 14 città metropolitane italiane sono poco meno di 3,7 milioni. Cioè <strong>quasi il 40% delle persone che per studio si spostano quotidianamente in Italia</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La raggiungibilità delle scuole nelle aree urbane</h3>
<p>Ciò rende le città metropolitane, e i loro capoluoghi in particolare, dei <strong>poli attrattori di enorme importanza</strong> per i flussi di studenti pendolari e non solo. Bambini, ragazzi e giovani per cui l&#8217;<strong>accessibilità e la raggiungibilità della scuola rappresentano questioni educative di primo piano</strong>.</p>
<p>In Italia in media, nell&#8217;anno scolastico 2020/21, l&#8217;<strong>87,9% degli edifici scolastici statali risulta raggiungibile con mezzi alternativi all&#8217;auto</strong>, siano essi trasporti di tipo urbano, interurbano, ferroviario o di altro tipo (ad esempio quelli dedicati alle persone con disabilità).</p>
<div id="la-raggiungibilita-delle-scuole-varia-molto-tra-le-14-citta-metropolitane" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Presi singolarmente, i <strong>trasporti pubblici urbani</strong> sono i mezzi che consentono una <strong>raggiungibilità più capillare delle scuole italiane</strong>. Il 53,9% degli edifici scolastici statali ha una fermata entro 250 metri. I <strong>mezzi interurbani </strong>sono l&#8217;altra opzione prevalente (43,9% degli edifici ha una fermata delle linee interurbane in un raggio di 500 metri). Le scuole sono generalmente meno collegate con i <strong>trasporti ferroviari</strong> (l&#8217;8,8% degli edifici ha una stazione a meno di 500 metri). Si tratta comunque di medie fortemente variabili nelle 14 città metropolitane italiane.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-raggiungibilita-delle-scuole-nelle-14-citta-metropolitane/">La raggiungibilità delle scuole nelle 14 città metropolitane</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-raggiungibilita-delle-scuole-nelle-14-citta-metropolitane/">Percentuale di edifici scolastici statali raggiungibili con mezzi pubblici (2020/21)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati ministero dell&#8217;istruzione                                                                <br />(pubblicati: venerdì 14 Gennaio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/la-raggiungibilita-delle-scuole-nelle-14-citta-metropolitane.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-232104"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-232104" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>La massima raggiungibilità con mezzi di trasporto alternativi all&#8217;auto si registra a <strong>Firenze</strong> e <strong>Genova</strong> (dove circa il 97% degli edifici scolastici risulta collegato). Superano quota 90% (a fronte di una media nazionale dell&#8217;87,9%) anche le città metropolitane di Torino, Catania, Venezia, Messina e Cagliari. </p>
<div id="245-degli-edifici-scolastici-statali-nel-comune-di-reggio-calabria-hanno-una-fermata-del-trasporto-urbano-entro-250-metri-media-italia-539" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Più distanti dalla media nazionale le città metropolitane di <strong>Reggio Calabria</strong> (72,6%) e <strong>Napoli</strong> (56,8%). Anche i loro capoluoghi si trovano in fondo alla classifica: 42,1% gli edifici collegati con almeno un mezzo di trasporto collettivo nel comune di Napoli e 25,5% in quello di Reggio Calabria. Quote che sono spesso l&#8217;esito di <strong>gap nei singoli mezzi di trasporto, specialmente in quello urbano</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">24,5% </span>degli edifici scolastici statali nel comune di Reggio Calabria hanno una fermata del trasporto urbano entro 250 metri (a.s. 2020/21).</p>
</section>
<h3 class="wp-block-heading">I divari nei singoli mezzi di trasporto pubblico</h3>
<p>Ciascun mezzo di trasporto risponde a<strong> obiettivi e necessità diverse</strong>: quelli urbani sono essenziali per gli spostamenti interni alla città, mentre quelli interurbani e ferroviari sono più funzionali alle medie e lunghe percorrenze. </p>
<p>Tuttavia <strong>vanno analizzati necessariamente insieme</strong>, anche in considerazione dell&#8217;<strong>impatto dell&#8217;intermodalità</strong> sugli spostamenti dei pendolari. Cioè l&#8217;utilizzo e lo scambio di <strong>più mezzi di trasporto per raggiungere una destinazione specifica</strong>, come il luogo di studio. </p>
<div id="strillo-testo-block_39061fe648d6093f93537be6e61a061b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I collegamenti con il trasporto locale sono cruciali per le esigenze degli studenti che si spostano verso le aree metropolitane.</p>
</section></div>
<p>In concreto, una scuola potrebbe anche non avere una stazione dei treni o delle autolinee regionali a poca distanza, ma essere <strong>comunque ben collegata per i pendolari che effettuano lunghe percorrenze tramite il trasporto locale</strong>. Ad esempio attraverso i mezzi su ferro, come tram e metropolitane, o su gomma, come gli <strong>autobus</strong>. </p>
<p>È per questo motivo che,<strong> in contesti urbanizzati</strong> come i capoluoghi delle città metropolitane, <strong>il trasporto urbano riveste un ruolo prioritario</strong> nel collegamento delle scuole. Un ruolo che ovviamente non si limita alla sola esistenza di un collegamento, ma riguarda il suo funzionamento in termini di efficacia e tempestività del servizio.</p>
<p>Rispetto ai mezzi di <strong>trasporto urbano</strong>, le scuole più collegate sono quelle dei comuni di <strong>Torino</strong> (98,4%) e <strong>Firenze</strong> (95,3%). Nei due capoluoghi questo tipo di collegamenti supera ampiamente le medie delle rispettive ex province, pari al 61,3% e al 66%. A fondo classifica si confermano <strong>Napoli</strong> e <strong>Reggio Calabria</strong>, sia considerando i comuni capoluogo che l&#8217;intera città metropolitana.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">98,4% </span>gli edifici scolastici statali del comune di Torino che hanno una fermata del trasporto urbano entro 250 metri (a.s. 2020/21).</p>
</section>
<p>I <strong>trasporti interurbani</strong> raggiungono una quota maggiore di scuole nei comuni di Bologna e Firenze, dove superano il 70%, nonché nelle rispettive città metropolitane. Mentre collegano meno edifici scolastici nelle città metropolitane di Napoli (25,8%), Palermo (27,4%) e Venezia (29%), oltreché in questi capoluoghi: Palermo (15%), Roma (16,2%) e Venezia (16,3%).</p>
<p>Firenze e Bologna hanno il primato, sia come capoluogo che come intera area metropolitana, delle scuole più raggiungibili con i <strong>trasporti ferroviari</strong>. Questi sono meno diffusi a <strong>Venezia</strong> e in due città siciliane, <strong>Palermo</strong> e <strong>Messina</strong>. </p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza di potenziare e diversificare l&#8217;offerta di Tpl</h3>
<p>Per le necessità di spostamento quotidiane dei milioni di studenti pendolari, poter contare su una rete di trasporto pubblico affidabile è cruciale. </p>
<p>Ovviamente <strong>la sola esistenza di infrastrutture, o di collegamenti con la scuola, non è l&#8217;unico elemento da valutare</strong>. La questione riguarda infatti anche il funzionamento del servizio, in termini di efficacia, tempestività ed estensione.</p>
<p>Da questo punto di vista, una questione importante per le aree urbane del nostro paese è la <strong>poca diversificazione del trasporto pubblico locale</strong> (Tpl). L&#8217;<strong>offerta di Tpl resta ancora fragile e poco sviluppata in molte parti d&#8217;Italia</strong>, riducendo le potenzialità di spostamenti intermodali, con mezzi alternativi all&#8217;auto.</p>
<p>I <strong>trasporti su gomma</strong>, come gli autobus, continuano a costituire, con pochissime eccezioni, l&#8217;<strong>offerta di trasporto pubblico locale esclusiva</strong> o comunque largamente prevalente. </p>
<p>Come emerso negli ultimi rapporti di Istat sull&#8217;ambiente urbano, <strong>in 81 capoluoghi su 109 l&#8217;autobus è l&#8217;unica opzione possibile</strong>, o rappresenta comunque il 99% dell&#8217;offerta esistente. In altri 22 copre più di 2/3 del totale.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">3 su 4 </span>i capoluoghi in cui l&#8217;offerta di Tpl è coperta solo dal trasporto su gomma (<a href="https://www.istat.it/it/files//2022/07/REPORT-AMBIENTE-URBANO-2021.pdf" target="_blank" rel="noopener">Istat, 2021</a>).</p>
</section>
<p>Sono <strong>solo 6 le città con un&#8217;offerta più diversificata</strong>. Per la presenza della rete <strong>metropolitana</strong>, che copre i 2/3 dell&#8217;offerta a Milano e Napoli, il 56,9% a Roma, il 40% a Brescia e il 21,4% a Torino, di <strong>tram</strong> o di altre <strong>altre modalità</strong> di trasporto.</p>
<p>Anche se negli ultimi anni è aumentata la disponibilità di mezzi su ferro, quelli su gomma (autobus e filobus) coprono ancora quasi il 55% dell&#8217;offerta nelle città italiane. Quota che sale al 95% se si escludono i capoluoghi delle città metropolitane. </p>
<p>Nei prossimi anni, anche alla luce della transizione ecologica in corso, la questione del <strong>potenziamento delle opportunità di trasporto pubblico</strong> sarà ineludibile per la vita quotidiana delle persone. Sia che si spostino per studio, per svago oppure per lavoro. E anche per la stessa possibilità d&#8217;accesso all&#8217;istruzione per milioni di studentesse e studenti.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spostamenti_studio_2019/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati sulla popolazione che si sposta per studio sono stati elaborati a partire dalle informazioni raccolte nel censimento permanente della popolazione. Per approfondire la metodologia v.&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files//2021/05/Censimento_spostamenti_pendolari.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>. Sono stati incrociati con la classificazione dei comuni per aree interne, effettuata dall’agenzia per la coesione territoriale. Approfondisci&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</p>
<p>Foto: <a href="https://images.all4ed.org/elementary-students-on-school-bus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Allison Shelley (EDUimages)</a> &#8211; <a href="https://images.all4ed.org/license/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-trasporti-per-gli-studenti-pendolari-nelle-aree-urbane/">I trasporti per gli studenti pendolari nelle aree urbane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il supporto dei servizi per l&#8217;infanzia all&#8217;occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-supporto-dei-servizi-per-linfanzia-alloccupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Mar 2023 07:58:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=224874</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Italia è uno dei paesi dove meno donne con figli lavorano. L'occupazione femminile è più bassa nei territori con carenze di servizi per l'infanzia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-supporto-dei-servizi-per-linfanzia-alloccupazione-femminile/">Il supporto dei servizi per l&#8217;infanzia all&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>L&#8217;Italia è uno degli stati Ue più in ritardo nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Soprattutto <strong>dopo la nascita di un figlio, il tasso di occupazione femminile &#8211; già basso &#8211; cala</strong>. Così nella maggior parte dei paesi dell&#8217;Unione le donne con 3 figli lavorano più di quelle italiane con un unico bambino. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">55,5% </span>donne italiane tra 20 e 49 anni con un figlio occupate nel 2021. In Slovenia, Portogallo, Danimarca e Svezia la quota con 3 figli è attorno all&#8217;80%.</p>
</section>
</p>
<p>All&#8217;origine di questo tipo di divari vi sono <strong>diversi fattori</strong>: da quelli sociali e culturali alle politiche familiari e di genere adottate in ciascuno stato. Un aspetto di primo piano nella promozione dell&#8217;occupazione femminile è costituito dall&#8217;<strong>accessibilità dei servizi per l&#8217;infanzia</strong> e lo sviluppo della rete educativa tra 0 e 6 anni.</p>
</p>
<p>Oltre a rappresentare il <strong>primo tassello delle politiche di contrasto alla povertà educativa</strong>, l&#8217;estensione di asili nido e scuole per l&#8217;infanzia è un supporto anche alla partecipazione femminile al mercato del lavoro. Le <strong>attività di cura</strong> nel nucleo familiare, <strong>per stereotipi di genere, ricadono spesso sulle donne</strong>. Limitandone così le potenzialità e le possibilità di inclusione nella società attiva. </p>
</p>
<p><div id="279-donne-inattive-in-ue-per-cui-il-motivo-principale-e-la-necessita-di-accudire-bambini-o-adulti-bisognosi-8-tra-gli-uomini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">27,9% </span>donne inattive in Ue per cui il motivo principale è la necessità di accudire bambini o adulti bisognosi di assistenza (8% tra gli uomini).</p>
</section>
</p>
<p>Anche per questo motivo l&#8217;approvazione, <a href="https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-14785-2022-INIT/en/pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alla fine dello scorso novembre</a>, dei <strong>nuovi obiettivi sull&#8217;estensione dei servizi educativi per l&#8217;infanzia</strong> riguarda il nostro paese così direttamente.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Dal 2002 l&#8217;Ue promuove la diffusione di nidi, servizi e scuole per l’infanzia, da offrire ad almeno il 33% dei bimbi sotto i 3 anni e al 90% di quelli tra 3 e 5 anni. Dall&#8217;anno scorso sono stati innalzati rispettivamente al 45 e al 96% in vista del 2030.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-prevedono-gli-obiettivi-di-barcellona-sugli-asili-nido/"><br />
                &#8220;Che cosa prevedono gli obiettivi di Barcellona sugli asili nido&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p>Approfondiamo meglio la posizione dell&#8217;Italia rispetto agli altri paesi Ue nell&#8217;<strong>occupazione femminile</strong>, oggi segnata da profondi divari interni. <strong>Gap che molto spesso coincidono con quelli nell&#8217;offerta di servizi</strong>.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come varia l&#8217;occupazione tra le donne che hanno figli </h3>
</p>
<p>In Europa, in media, circa il 71% delle donne tra 20 e 49 anni sono occupate. Una quota inferiore rispetto agli uomini della stessa età (80,5%), ma che <strong>non varia in modo così sensibile tra chi ha figli e chi no</strong>.</p>
</p>
<p>Lavora infatti il 71,9% delle donne senza figli, il 70,9% di quelle con un figlio, il 72,6% in presenza di due figli. Il calo drastico si ha in presenza di 3 o più figli, dove il tasso di occupazione scende al 57,5%. </p>
</p>
<p><div id="555-donne-italiane-con-un-figlio-e-occupate-in-22-paesi-ue-su-27-il-tasso-di-occupazione-di-quelle-con-3-figli-e-piu-alto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>L&#8217;Italia si attesta su <strong>livelli più bassi di 15-18 punti rispetto alla media Ue</strong>. Lavora il 56,3% delle donne senza figli, quota che scende al 55% circa con uno o due figli e crolla al 40,2% con 3 figli.</p>
</p>
<p>Nel confronto europeo emerge come<strong> le donne italiane con un figlio risultino occupate molto meno spesso di quelle con 3 figli in altri paesi</strong>. Ad esempio la Slovenia (dove lavora l&#8217;82,8% delle madri con 3 figli tra 20 e 49 anni), il Portogallo (80,4%), la Danimarca (79,1%), la Svezia (79%). Sono <strong>22 su 27</strong> i paesi in cui le donne con 3 figli hanno tassi di occupazione superiori a quelle italiane con un solo bambino.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-agli-ultimi-posti-in-ue-per-occupazione-femminile-soprattutto-per-le-donne-con-figli/">Italia agli ultimi posti in Ue per occupazione femminile, soprattutto per le donne con figli</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-agli-ultimi-posti-in-ue-per-occupazione-femminile-soprattutto-per-le-donne-con-figli/">Tasso occupazione femminile tra 20 e 49 anni, per numero di figli nei paesi Ue (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_229029_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: martedì 27 Settembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/italia-agli-ultimi-posti-in-ue-per-occupazione-femminile-soprattutto-per-le-donne-con-figli.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-229029"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-229029" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I divari interni sull&#8217;occupazione femminile</h3>
</p>
<p>Il ritardo del nostro paese nel confronto europeo è l&#8217;esito di profondi divari interni. Nel 2021 i giovani tra <strong>25 e 34 anni</strong> lavorano nel 62,6% dei casi, quota che scende al <strong>54% tra le donne</strong>. Mentre nell&#8217;Italia settentrionale questa percentuale si avvicina al 68%, nel mezzogiorno crolla al 34,9%.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">2 volte </span>il tasso di occupazione femminile nel nord rispetto al mezzogiorno.</p>
</section>
</p>
<p>Nella fascia tra <strong>35 e 44 anni</strong> il tasso occupazione femminile è del 62,4%: oltre 10 punti in meno della media (72,9%). Anche in questo caso con ampie distanze tra nord (74,5% di donne occupate) e mezzogiorno (42,1%).</p>
</p>
<p>La strategia per ridurre i divari interni, riavvicinando l&#8217;Italia agli standard europei, passa anche dall&#8217;<strong>estensione dei servizi per la prima infanzia</strong>. Un aspetto sottolineato anche dalla recente raccomandazione europea sul tema.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>La disponibilità di servizi di assistenza a costi sostenibili e di alta qualità incide in modo altamente positivo sulla situazione occupazionale dei prestatori di assistenza, in particolare delle donne.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-14785-2022-INIT/it/pdf" target="_blank">&#8211; Raccomandazione Consiglio dell&#8217;Ue 14785/22, 29 novembre 2022</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="mancano-servizi-per-linfanzia-nelle-aree-a-bassa-occupazione-femminile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Sono generalmente i territori con meno servizi per l&#8217;infanzia ad avere una minore occupazione femminile, e viceversa. La relazione va letta nei due sensi, in un <strong>circolo vizioso che si autoalimenta</strong>. </p>
</p>
<p>Nei territori in cui poche donne lavorano, la percezione della necessità di servizi è spesso inferiore; allo stesso tempo, in mancanza di nidi, la possibilità per le donne con figli di lavorare viene di fatto fortemente limitata. Creando un <strong>disincentivo evidente all&#8217;occupazione femminile</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dove-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia-le-donne-sono-meno-occupate/">Dove ci sono meno servizi per l&#8217;infanzia le donne sono meno occupate</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dove-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia-le-donne-sono-meno-occupate/">Confronto tra tasso di occupazione femminile e posti offerti nei servizi prima infanzia, per provincia</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 14 Luglio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/dove-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia-le-donne-sono-meno-occupate.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-229863"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-229863" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Nel 2021, l&#8217;<a href="https://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&amp;menu=notizie&amp;p=dalministero&amp;id=6025#:~:text=L'et%C3%A0%20media%20al%20primo,2%25%20ha%20conseguito%20la%20laurea." target="_blank" rel="noreferrer noopener">età media delle partorienti è stata superiore ai 30 anni</a>, tanto per le cittadine straniere quanto per le donne italiane (33,1 anni). Nella fascia tra 35 e 44 anni, così come in quella delle 25-34enni,<strong> i territori con maggiore occupazione femminile sono anche quelli con i servizi per l&#8217;infanzia più sviluppati</strong>.</p>
</p>
<p>Sono <strong>20 le province in cui oltre il 75% delle donne 35-44 anni lavorano</strong>: tutte &#8211; tranne una &#8211; superano l&#8217;offerta media nazionale di nidi (27,2%), attestandosi spesso nelle prime posizioni in Italia per ampiezza del servizio. Tra queste, Ravenna, Bologna, Perugia, Trieste, Firenze, Reggio nell&#8217;Emilia e Aosta. In tutti territori appena citati, <strong>un&#8217;occupazione femminile vicina o superiore all&#8217;80% si associa a un&#8217;offerta superiore ai 40 posti ogni 100 bambini</strong>. Addirittura quasi 50 a Ravenna (48,6%) e Bologna (46,5%).</p>
</p>
<p>L&#8217;unica eccezione è rappresentata da <strong>Belluno</strong>: tasso di occupazione femminile all&#8217;82,7% e 25,4 posti ogni 100 bambini. Meno della media nazionale, sebbene non troppo distante.</p>
</p>
<p>Al contrario, dove i servizi scarseggiano anche l&#8217;occupazione femminile è molto più bassa.</p>
</p>
<p><div id="12-province-con-meno-del-40-di-donne-occupate-tra-35-e-44-anni-nessuna-raggiunge-i-20-posti-nido-ogni-100-bambini-presenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;offerta educativa nei territori con minore occupazione femminile</h3>
</p>
<p>Sono <strong>12 le province</strong> dove meno del 40% delle donne tra 35 e 44 anni sono occupate. <strong>Nessuna raggiunge i 20 posti nido ogni 100 bambini presenti</strong>.</p>
</p>
<p>Parliamo dei territori di Palermo, Vibo Valentia, Barletta-Andria-Trani, Siracusa, Catania, Cosenza, Agrigento, Enna, Caserta, Messina, Caltanissetta e Napoli. L&#8217;<strong>offerta più ampia tra questi si riscontra nella città metropolitana di Messina</strong> (18,9 posti ogni 100 bambini). Tuttavia il capoluogo si attesta su un dato inferiore (8,1% nel 2020) e la quota di comuni dell&#8217;ex provincia che offrono il servizio è pari al 34,3% del totale. Più di quanto rilevato nel 2013 (27,8% di comuni attrezzati), ma meno dell&#8217;attuale media nazionale (59,3%) e del mezzogiorno (46%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lofferta-di-nidi-nelle-12-province-dove-meno-del-40-delle-donne-sono-occupate/">L&#8217;offerta di nidi nelle 12 province dove meno del 40% delle donne sono occupate</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lofferta-di-nidi-nelle-12-province-dove-meno-del-40-delle-donne-sono-occupate/">Posti in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti 0-2 anni nei comuni italiani (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 14 Luglio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-229896"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-229896" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Gli altri territori a bassa occupazione femminile presentano un&#8217;<strong>offerta di gran lunga inferiore rispetto a quella messinese</strong>. In particolare le province di Cosenza<br />Caserta e Caltanissetta, tutte con 8,9 posti ogni 100 residenti sotto i 3 anni. <strong>Molto lontani dalla vecchia soglia del 33% fissata in sede Ue, per non parlare della nuova del 45%</strong>.</p>
</p>
<p>Gli stessi capoluoghi delle 3 province citate si attestano tra l&#8217;11,1%&nbsp;di Cosenza e il 15,5% di Caltanissetta. In termini di<strong> diffusione sul territorio</strong>, offrono servizi per la prima infanzia 45,2% dei comuni casertani, il 30% di quelli cosentini e il 18,2% di quelli nisseni. Cifre che fanno il paio con quelle sulle poche donne che lavorano in queste aree.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Una relazione da non dare per scontata</h3>
</p>
<p>Certamente la relazione va letta in entrambe le direzioni, ovvero i territori con minore occupazione potenzialmente esprimono una minore domanda di servizi. Ma ridurre tutto a quest&#8217;unica dimensione sarebbe parziale, e i dati sembrano suggerire che tale interpretazione vada data sempre meno per scontata. </p>
</p>
<p><a href="https://www.openpolis.it/asili-nido-un-problema-di-offerta-non-di-domanda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo avuto modo di approfondire in passato</a>, nelle <strong>regioni del mezzogiorno, dove gli asili nido sono molto meno diffusi, è molto più alta anche la quota di anticipatari alla scuola dell&#8217;infanzia</strong>. Ciò significa che una domanda latente del servizio esiste. </p>
</p>
<p>Perché se è proprio nei territori con pochi asili nido che gli anticipi sono più frequenti vuol dire che è<strong> la scuola dell&#8217;infanzia a farsi carico di una domanda che già oggi esiste, </strong>pur non essendo intercettata dall&#8217;offerta di nidi, ancora inadeguata in molte aree del paese.</p>
</p>
<p>Serve un&#8217;offerta che la sostenga, in modo da ridurre i divari, tanto di genere quanto educativi.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati comunali, regione per regione.</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Trentino+Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d'Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/asili_nido_2020.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p></div>
				            </div>
        </section>
		
</p>
</p>
<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi ad asili nido e servizi prima infanzia sono di fonte Istat.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/YI_9SivVt_s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Israel Andrade (unsplash)</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-supporto-dei-servizi-per-linfanzia-alloccupazione-femminile/">Il supporto dei servizi per l&#8217;infanzia all&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Pnrr e il recupero delle periferie urbane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-il-recupero-delle-periferie-urbane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2023 06:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=217711</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il piano italiano stanzia quasi 3 miliardi di euro per riqualificare le aree periferiche delle città metropolitane al fine di ridurre situazioni di degrado e marginalizzazione. Vediamo quali sono i progetti finanziati e come si distribuiscono sul territorio. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-il-recupero-delle-periferie-urbane/">Il Pnrr e il recupero delle periferie urbane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Uno degli obiettivi che il nostro paese punta a raggiungere con il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è la <strong>riduzione del divario di cittadinanza</strong>. Chiunque viva in Italia infatti dovrebbe poter avere accesso agli stessi servizi e allo stesso livello di qualità nella loro erogazione. Oggi però sappiamo che purtroppo non è così. Le differenze sono notevoli tra i diversi territori.</p>
</p>
<p>Squilibri nella qualità della vita e nell’erogazione dei servizi però non caratterizzano soltanto la dicotomia nord-sud o tra aree interne e centri maggiori. <strong>Anche all’interno delle città stesse infatti il divario può essere notevole</strong>. Ad esempio tra chi vive in centro e chi invece risiede in periferia.</p>
</p>
<p>È per questo motivo che nel Pnrr è prevista una specifica misura che punta a riqualificare le periferie delle principali aree metropolitane del nostro paese con l’obiettivo primario di <strong>ridurre l’emarginazione e le situazioni di degrado</strong>. Lo scorso maggio un <a href="https://dait.interno.gov.it/finanza-locale/documentazione/decreto-22-aprile-2022" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto</a> del ministero dell’interno di concerto con quello dell’economia ha assegnato le risorse per questo tipo di interventi. In questo articolo vedremo più nel dettaglio come si distribuiscono le risorse sul territorio e quali sono i progetti finanziati.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-193851"><div class="d-none d-lg-flex justify-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 bb-3-grey2 pt-15 pb-50">
<div class="mt-20 mr-20"><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img></p>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e<br />
valutazione del PNRR</h3>
<p>Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato<br />
al Piano nazionale di ripresa e resilienza</p>
</div>
<p><a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a></p>
</div>
<div class="mt-30"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div>
<div class="d-lg-none justify-center flex-align-center text-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 pt-15 bb-3-grey2 pb-10">
<div><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img></p>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e<br />
valutazione del PNRR</h3>
<p>Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato<br />
al Piano nazionale di ripresa e resilienza</p>
</div>
<p><a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a></p>
</div>
<div class="mt-20"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div>
</div>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa prevede il Pnrr per le aree urbane</strong></h3>
</p>
<p><div id="il-pnrr-prevede-specifici-interventi-per-riqualificare-le-periferie-delle-citta-metropolitane" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>La misura del Pnrr di riferimento è denominata <a href="https://openpnrr.it/misure/402/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piani urbani integrati</a> e, come già anticipato nell’introduzione, punta a finanziare progetti volti alla riduzione di situazioni di degrado, in particolare nelle periferie delle aree metropolitane.</p>
</p>
<p>Ciò potrà avvenire anche attraverso interventi di <strong>rigenerazione urbana</strong>, con il recupero, la ristrutturazione e la rifunzionalizzazione ecosostenibile delle strutture edilizie e delle aree pubbliche. Saranno finanziati con questo investimento anche interventi per l’<strong>efficientamento energetico e idrico</strong> degli edifici e la riduzione del consumo di suolo, anche attraverso operazioni di demolizione e ricostruzione. Saranno sostenuti anche progetti legati alle <a href="https://living.corriere.it/architettura/smart-city/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">smart cities</a>, con particolare riferimento ai trasporti e al consumo energetico.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_59222404fd1000639f40a37732f72478" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L’obiettivo del Pnrr per le periferie è anche offrire occasioni sociali e culturali.</p>
</section></div>
</p>
<p>L’intervento in particolare è dedicato a quei territori che rientrano nelle aree delle <strong>città metropolitane</strong>. Obiettivo primario è recuperare spazi urbani e aree già esistenti allo scopo di <strong>migliorare la qualità della vita</strong>, anche promuovendo processi di partecipazione sociale e imprenditoriale. I progetti inoltre non dovranno semplicemente riqualificare immobili. Con questo investimento infatti ci si pone anche l’ambizioso obiettivo di favorire occasioni di incontro per la comunità. Ciò potrà avvenire attraverso la <strong>promozione di attività sociali, culturali ed economiche</strong>, con particolare attenzione agli aspetti ambientali.</p>
</p>
<p>Per quanto riguarda il cronoprogramma del Pnrr, entro la fine dell’anno era prevista l’<a href="https://openpnrr.it/scadenze/997/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">entrata in vigore del piano di investimenti per progetti di rigenerazione urbana</a> nelle aree metropolitane. Milestone che è stata conseguita, in anticipo, lo scorso maggio con la pubblicazione in <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2022/05/03/22A02669/sg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gazzetta ufficiale</a> del decreto che assegna le risorse ai soggetti attuatori (in via principale i comuni). Entro il 30 luglio 2023 invece questi ultimi dovranno aggiudicare tutti gli appalti per la realizzazione dei progetti selezionati.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-le-difficolta-degli-enti-locali/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Il Pnrr e le difficoltà degli enti locali</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Anche in questo caso, come si legge nel decreto, ci sono state alcune difficoltà. Infatti il compito di individuare i progetti ammissibili al finanziamento era demandato alle <strong>città metropolitane</strong>. Operazione che si è conclusa nel marzo scorso. Tuttavia diversi soggetti (si fa esplicito riferimento ai territori di Catania e Messina) hanno commesso degli <strong>errori nella compilazione delle domande</strong>. Ciò ha reso necessario l’invio da parte del ministero di una nota alle amministrazioni interessate al fine di apportare le correzioni e integrazioni necessarie. Queste difficoltà, come vedremo tra poco, hanno determinato <strong>alcune lacune</strong> per quanto riguarda le informazioni sulla territorializzazione degli investimenti.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come sono state distribuite le risorse</strong></h3>
</p>
<p><div id="un-decreto-interministeriale-ha-assegnato-ai-diversi-territori-circa-27-miliardi-di-fondi-pnrr-per-interventi-di-questo-tipo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>I criteri utilizzati per la selezione delle proposte da ammettere al finanziamento sono numerosi. Tra questi c’era la necessità di presentare delle <strong>proposte che fossero ad un livello progettuale avanzato</strong>. Come <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-le-difficolta-degli-enti-locali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">già evidenziato</a> spesso infatti, la necessità di completare gli interventi entro il 2026 ha spinto in molte occasioni i soggetti coinvolti a <strong>ripresentare progetti vecchi che non avevano ricevuto risorse piuttosto che produrne appositamente di nuovi</strong>. I progetti finanziabili inoltre non potevano avere un valore complessivo inferiore a <strong>50 milioni di euro</strong>.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/i-fondi-per-la-rigenerazione-urbana-e-la-contrapposizione-tra-nord-e-sud/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>I fondi per la rigenerazione urbana e la contrapposizione tra nord e sud</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Ma l’elemento forse più interessante riguarda il fatto che anche in questo caso si è fatto ricorso all’indice di vulnerabilità sociale e materiale (Ivsm). Un indicatore prodotto da Istat che è stato recentemente al centro di <a href="https://www.italiaoggi.it/news/fondi-per-la-rigenerazione-urbana-niente-al-nord-2581242" target="_blank" rel="noreferrer noopener">polemiche</a> poiché giudicato obsoleto.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		L’Ivsm misura la vulnerabilità di un territorio in base alle condizioni sociali e abitative dei suoi abitanti.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-vulnerabilita-sociale/"><br />
                &#8220;Che cos&#8217;è la vulnerabilità sociale&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p>Per questo bando nello specifico, erano ammissibili al finanziamento quei progetti che sarebbero andati a intervenire su aree urbane il cui <strong>Ivsm è superiore a 99 o alla mediana dell’area territoriale</strong>. In questo caso però non si sono registrate particolari polemiche, sebbene la cifra messa a bando fosse consistente, perché <strong>tutte le aree metropolitane del nostro paese hanno avuto accesso ai fondi</strong>.</p>
</p>
<p><div id="i-piani-finanziati-sono-31-in-totale-di-questi-6-saranno-realizzati-nel-napoletano-5-nellarea-metropolitana-di-roma-e-4-nel-milanese" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">2,7 miliardi € </span><span style="font-weight: 400">le risorse del Pnrr per i piani urbani integrati delle città metropolitane. </span></p>
</section>
</p>
<p>A questo ammontare inoltre si aggiungono altri 272 milioni di euro di risorse nazionali provenienti dal <strong>fondo ripresa resilienza Italia</strong> istituito dall’articolo 8 del <a href="https://parlamento18.openpolis.it/singolo_atto/57328" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legge 152/2021</a>. Tale fondo può coprire fino a massimo il 25% del costo dei progetti. Complessivamente i piani urbani finanziati sono <strong>31</strong>. Questo perché, ovviamente, le città metropolitane potevano presentarne anche più di uno. Nel napoletano ad esempio ne saranno finanziati 6. Nell&#8217;area metropolitana di Roma 5, nel milanese 4 mentre nelle aree metropolitane di Torino, Bari, Firenze, Catania e Messina 2. </p>
</p>
<p>A livello di finanziamenti per progetto, quello che riceverà la quota più consistente di fondi interessa la <strong>città metropolitana di Palermo</strong> (circa 196 milioni di euro). Seguono <strong>Catania</strong> (185,5 milioni) e <strong>Bologna</strong> (157 milioni). Queste tre realtà hanno presentato un singolo progetto ciascuna. </p>
</p>
<p>Se però analizziamo la quantità di risorse assegnate a ogni città metropolitana, al primo posto troviamo <strong>Napoli</strong> (351 milioni circa). Seguono <strong>Roma</strong> (330 milioni) e <strong>Milano</strong> (277 milioni). Da notare che le risorse assegnate a territori del mezzogiorno ammontano al <strong>46,9%</strong>. In questo caso quindi la clausola sulla riserva del 40% dei fondi del Pnrr al meridione è stata rispettata.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piani-urbani-napoli-e-roma-le-citta-metropolitane-con-piu-fondi/">Piani urbani, Napoli e Roma le città metropolitane con più fondi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piani-urbani-napoli-e-roma-le-citta-metropolitane-con-piu-fondi/">Il riparto delle risorse Pnrr per i piani urbani integrati tra le città metropolitane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati ministero dell&#8217;interno                                                                <br />(consultati: martedì 8 Novembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-217535"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Le città metropolitane erano il soggetto istituzionale a cui spettava il compito di individuare i progetti da finanziare. Ma tutti i comuni il cui territorio insiste in queste aree potevano potenzialmente essere eletti come soggetti attuatori. Grazie alle informazioni fornite dagli <a href="https://dait.interno.gov.it/documenti/decreto-fl-22-04-2022-all-2.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">allegati</a> al già citato decreto, possiamo osservare che <strong>i territori interessati da questo punto di vista sono oltre 300</strong>. Se si esclude <strong>Roma</strong> (a cui vanno circa 330 milioni di euro) che ha una struttura istituzionale particolare (Roma capitale), il singolo comune a cui vanno più fondi è <strong>Milano</strong> (166 milioni). Troviamo poi <strong>Messina</strong> (132 milioni).</p>
</p>
<p><div id="sono-oltre-300-i-territori-complessivamente-coinvolti-il-comune-non-capoluogo-a-cui-andranno-piu-risorse-e-cardito-na" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-soggetti-coinvolti-nei-piani-urbani-integrati/">I soggetti coinvolti nei piani urbani integrati</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-soggetti-coinvolti-nei-piani-urbani-integrati/">Il quadro completo dei progetti finanziati con i fondi Pnrr per i piani urbani integrati</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-soggetti-coinvolti-nei-piani-urbani-integrati/">I soggetti coinvolti nei piani urbani integrati &#8211; Il quadro completo dei progetti finanziati con i fondi Pnrr per i piani urbani integrati</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_217543_tab3"></p>
<p>La tabella mostra i dettagli dei progetti finanziati nell&#8217;ambito della misura del Pnrr <a href="https://openpnrr.it/misure/402/" target="_blank" rel="noopener">Piani urbani integrati</a>, così come disposto dal <a href="https://dait.interno.gov.it/documenti/decreto-fl-22-04-2022.pdf" target="_blank" rel="noopener">decreto interministeriale</a> dei ministeri dell’interno e dell’economia del 22 aprile 2022. Nella tabella sono indicati i soggetti attuatori dei progetti che in alcuni casi possono non coincidere con il territorio di effettiva realizzazione degli interventi. Per una descrizione più dettagliata e l&#8217;importo di ogni opera è possibile scaricare questo <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/piani_urbani_integrati/descrizione+e+fondi+progetti.csv" target="_blank" rel="noopener">file</a>. Per la localizzazione di ogni progetto è possibile scaricare questo <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/piani_urbani_integrati/localizzazione+progetti.csv" target="_blank" rel="noopener">file</a>.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati ministero dell&#8217;interno                                                                <br />(consultati: martedì 8 Novembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/01/i-soggetti-coinvolti-nei-piani-urbani-integrati.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-217543"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-217543" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/i-soggetti-coinvolti-nei-piani-urbani-integrati/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Anche quello della città siciliana però è un caso un po’ particolare. Infatti nel proprio piano non ha indicato la ripartizione territoriale tra i comuni che ne fanno parte. Escludendo quindi anche questo caso un po’ complesso, sul podio insieme a Milano troviamo <strong>Genova</strong> (127 milioni) e <strong>Bologna</strong> (125). Mentre il comune non capoluogo che riceverà l’importo più rilevante è <strong>Cardito</strong> (Na) a cui andranno oltre 52 milioni di euro. Seguono <strong>Bagheria</strong> (Pa, 20 milioni), <strong>Imola</strong> (Bo, 17 milioni circa) e <strong>Sant&#8217;Olcese</strong> (Ge, 14,5 milioni).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Alcune lacune nei dati</strong></h3>
</p>
<p><div id="come-accaduto-per-altri-bandi-anche-in-questo-caso-i-dati-pubblicati-presentano-alcune-lacune" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Come <a href="https://www.openpolis.it/lo-scarso-controllo-del-governo-sul-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbiamo rilevato</a> in molte occasioni a proposito dei fondi Pnrr, le informazioni riguardanti i progetti finanziati presentano anche in questo caso diverse <strong>criticità</strong>. In primo luogo, dalle tabelle presenti negli allegati al decreto, non è possibile desumere alcuna informazione di dettaglio relativamente agli interventi realizzati. <strong>Si trova solo il titolo del piano</strong>. Per ottenere informazioni aggiuntive è necessario analizzare le proposte presentate dalle singole città metropolitane.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://dait.interno.gov.it/finanza-locale/documentazione/decreto-22-aprile-2022" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br />
<br /><strong>la documentazione inviata dalle città metropolitane</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Inoltre, per ricostruire un database puntuale con il dettaglio delle opere finanziate e la territorializzazione delle risorse, l’unica alternativa è quella di ricollegare ogni singolo codice univoco di progetto (Cup), che si trova negli allegati del decreto citato, ai dati presenti sul portale <a href="https://opencup.gov.it/homepage" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Open cup</a>. Anche così però si incontrano delle difficoltà. In questo database infatti non si trovano le informazioni legate a tutti i progetti riguardanti i piani urbani integrati. E anche dove presenti, non sempre tali informazioni sono state verificate.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_b4ea44601f66b0d2ef5b3cc8d8c24bca" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Con i dati disponibili non è possibile una territorializzazione precisa delle risorse Pnrr. Una criticità non nuova. </p>
</section></div>
</p>
<p>Inoltre nei dati di Open cup in molti casi come soggetto attuatore è indicata la città metropolitana mentre nel decreto è indicato uno specifico comune. A ciò si deve aggiungere che un singolo progetto può riguardare più territori ma l&#8217;importo fornito è quello complessivo. Per tutti questi motivi quindi risulta attualmente impossibile spingere la territorializzazione delle risorse e degli interventi più in profondità.</p>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i nostri dataset</p>
</div>
<div class="files">
<ul>
<li> <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/piani_urbani_integrati/descrizione+e+fondi+progetti.csv">Descrizione e importo dei progetti</a></li>
<li> <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/piani_urbani_integrati/localizzazione+progetti.csv">Localizzazione dei progetti</a>.</li>
</ul>
</div></div>
</section>
</p>
<p>A queste criticità avrebbe dovuto rispondere il portale <strong>Regis</strong> di cui abbiamo parlato anche in questo <a href="https://www.openpolis.it/abbiamo-speso-meno-fondi-pnrr-del-previsto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo</a>. Tale portale avrebbe dovuto rappresentare la banca dati centralizzata contenente tutte le informazioni riguardanti le opere finanziate con i fondi del Pnrr. Dalla seconda <a href="https://www.governo.it/sites/governo.it/files/2022_RelazionePARLAMENTO_Sez_I.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> presentata al parlamento dal governo Draghi si apprende tuttavia che la pubblicazione in formato aperto e riutilizzabile di queste informazioni dipenderà dalla velocità con cui i vari soggetti coinvolti le invieranno all’amministrazione centrale. L’operazione sarebbe in corso in base al documento. Al momento però tali dati non risultano ancora accessibili.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
</p>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico&nbsp;<strong>OpenPNRR</strong>, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi tutti gli articoli</a>). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;data journalism&nbsp;o anche per semplice consultazione.</p>
</p>
<p>Foto: Flickr &#8211; <a href="https://www.flickr.com/photos/142773626@N07/32353353296/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leonardo Barbareschi</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-il-recupero-delle-periferie-urbane/">Il Pnrr e il recupero delle periferie urbane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’impatto del Pnrr sulla povertà educativa in Toscana</title>
		<link>https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-poverta-educativa-in-toscana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2022 04:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=215688</guid>

					<description><![CDATA[<p>La vera sfida del Pnrr è ridurre i divari tra i territori, anche nel contrasto della povertà educativa. Approfondiamo la situazione attuale in Toscana e cosa prevede il piano per la regione su 3 temi: asili nido, nuove scuole e dispersione scolastica. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-poverta-educativa-in-toscana/">L’impatto del Pnrr sulla povertà educativa in Toscana</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il Pnrr interviene su numerosi fronti relativi alla povertà educativa, dagli asili nido all’edilizia scolastica, dal contrasto all’abbandono precoce alla riduzione dei divari territoriali nell’istruzione.</p>
</p>
<p>Interventi che riguarderanno anche la Toscana, dai primi livelli d’istruzione a quelli più elevati.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L’offerta di asili nido e l’investimento del Pnrr</h3>
</p>
<p>Partendo dagli asili nido, in <strong>Toscana</strong> nel 2020 sono oltre 27mila posti offerti nei nidi e nei servizi per la prima infanzia, a fronte di circa 74mila residenti con meno di 3 anni nella regione. Ovvero una copertura del <strong>37,6%</strong>, al di sopra della soglia del <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-prevedono-gli-obiettivi-di-barcellona-sugli-asili-nido/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">33% fissata in sede Ue</a> e oltre 10 punti superiore alla media nazionale (27,2%).</p>
</p>
<p><div id="376-posti-nido-ogni-100-bambini-0-2-anni-in-toscana-nel-2020-media-italia-272" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Tra le province, quella con la <strong>maggiore copertura potenziale è la città metropolitana di Firenze con 42 posti ogni 100 bambini</strong>. Seguono i territori di Siena, Livorno e Pisa (province con circa 40 posti ogni 100 bambini). Copertura al di sopra del 30%, ma inferiore alla soglia del 33%, per le province di Lucca (32,3%), Pistoia (31,5%) e Massa-Carrara (30,1%).</p>
</p>
<p>Tra i <strong>capoluoghi</strong>, spiccano i comuni di <strong>Siena e Firenze</strong>, con oltre 1 posto disponibile ogni 2 bambini residenti (rispettivamente 57,7% e 52%). <strong>Con l&#8217;eccezione di Massa (31,4), tutti i capoluoghi toscani superano la soglia del 33%</strong>. </p>
</p>
<p>Al netto dei capoluoghi, tra i comuni con più residenti tra 0 e 2 anni, spicca <strong>Viareggio</strong> (44,5 posti ogni 100 minori), <strong>Carrara</strong> è vicino alla quota del 33%, <strong>Campi Bisenzio</strong> e <strong>Scandicci</strong> sono in linea con la media nazionale (28,6% e 27,1%). Mentre <strong>Sesto Fiorentino </strong>raggiunge il 50,8%.</p>
</p>
<p>Complessivamente, in Toscana l&#8217;<strong>87,2% dei comuni offre asili nido o altri servizi per la prima infanzia</strong>, a fronte di una media nazionale del 59,3%. La diffusione maggiore nei territori di Firenze e Prato (100%). Tutte le altre province superano il 70% tranne Massa-Carrara (58,8% dei comuni dotati del servizio).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-interventi-del-pnrr-per-i-nuovi-nidi-in-toscana/">Gli interventi del Pnrr per i nuovi nidi in Toscana</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-interventi-del-pnrr-per-i-nuovi-nidi-in-toscana/">Localizzazione degli interventi finanziati per asili nido nell’ambito del bando Pnrr e offerta attuale (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-interventi-del-pnrr-per-i-nuovi-nidi-in-toscana/">Gli interventi del Pnrr per i nuovi nidi in Toscana &#8211; Localizzazione degli interventi finanziati per asili nido nell’ambito del bando Pnrr e offerta attuale (2020)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span style="font-weight: 400">elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione e Istat</span>                                                                <br />(pubblicati: giovedì 18 Agosto 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/12/gli-interventi-del-pnrr-per-i-nuovi-nidi-in-toscana.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-215756"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-215756" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>In questo contesto il <strong>Pnrr stanzia 4,6 miliardi</strong> sull’investimento per gli asili nido e le scuole per l’infanzia. Di questi, accanto alle risorse che finanzieranno progetti già in essere, è stato varato un <strong>bando da 3 miliardi di euro, di cui 2,4 per i soli nidi</strong>.</p>
</p>
<p><div id="2163-milioni-e-previsti-con-il-pnrr-per-asili-nido-e-poli-dinfanzia-nella-citta-metropolitana-di-firenze-dove-oggi-sono-42-i-posti-ogni-100-bambini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Di tali risorse, stando alle graduatorie pubblicate in agosto, in Toscana dovrebbero arrivare con il nuovo bando quasi <strong>75,5 milioni di euro </strong>per gli asili nido e poli d’infanzia, pari al 3,1% dei 2,4 miliardi di euro stanziati. In termini assoluti, il territorio con i progetti ammessi in graduatoria che cubano più risorse è la <strong>città metropolitana di Firenze </strong>&nbsp;(21,6 milioni), seguita da Pisa e Arezzo (entrambe le province tra 12 e 13 milioni ciascuno).</p>
</p>
<p>Complessivamente nella regione è previsto il finanziamento di <strong>74 progetti</strong>. Di questi, 42 sono entrati nelle graduatorie pubblicate lo scorso agosto come ammessi, 32 come riserva. Per 2 dei progetti entrati in graduatoria, è comunque già prevista una successiva rimodulazione degli importi.</p>
</p>
<p>Va infatti tenuto presente che quelli pubblicati nelle graduatorie di agosto <strong>non necessariamente corrispondono agli importi definitivi</strong>: prima della sottoscrizione dell’accordo di concessione potranno essere svolte ulteriori verifiche sull&#8217;ammissibilità e per alcuni importi è già prevista una successiva rimodulazione. Altro elemento cruciale è dato dal fatto che, come detto, molti interventi presentano l&#8217;indicazione &#8220;riserva&#8221; nella graduatoria.</p>
</p>
<p>Con questi caveat, nelle graduatorie pubblicate in agosto, il singolo progetto con l’importo inizialmente previsto come maggiore era risultato essere una<strong> demolizione e ricostruzione per il comune di Massa </strong>(intervento indicato con &#8220;riserva&#8221;). Seguito da un intervento per il comune di Collesalvetti (Livorno) da oltre 2,5 milioni, una<strong> nuova costruzione</strong> indicata con &#8220;riserva&#8221; sulla graduatoria. Al terzo posto figurava una<strong> riconversione di edifici pubblici</strong> per il comune di Firenze (2,4 milioni, sempre con la stessa dicitura). L’ente con più risorse previste in base a queste prime graduatorie stilate era il comune di <strong>Firenze</strong>, seguito da quelli di Capannori, Pisa e Massa.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>La costruzione di nuove scuole&nbsp;</strong></h3>
</p>
<p>Un altro aspetto di cui si occupa il Pnrr è la costruzione di nuove scuole sostenibili. Un investimento da 1,19 miliardi per la realizzazione di oltre 200 nuove scuole, di cui <strong>16 previste in Toscana</strong>.</p>
</p>
<p>Nella regione, in base ai dati relativi all’a.s. 2020/21, sono presenti 2.557 edifici scolastici. Dal punto di vista della sostenibilità, per 1.077 in quell’anno era stata dichiarata la <strong>dotazione di accorgimenti per ridurre i consumi energetici</strong>, come la presenza di vetri o serramenti doppi, l&#8217;isolamento di coperture e pareti esterne, oppure ancora la zonizzazione dell’impianto termico, che consente un dispendio più accurato per la climatizzazione degli ambienti.</p>
</p>
<p><div id="4212-gli-edifici-scolastici-in-toscana-dotati-di-accorgimenti-per-il-risparmio-energetico-nella-s-2020-21" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Il <strong>42,12% degli edifici scolastici in Toscana</strong> presenta quindi questo tipo di accorgimenti, un valore inferiore rispetto alla media nazionale (57,5%). E che comunque varia tra i diversi territori: mentre <strong>in provincia di Prato la percentuale di edifici con accorgimenti raggiunge il 68,85%</strong>, in quelle di Grosseto, Massa-Carrara e Livorno non raggiunge il 30%.</p>
</p>
<p>Scendendo<strong> a livello comunale</strong>, tra i comuni della regione con più residenti tra 6 e 18 anni spiccano Prato e Pistoia, dove rispettivamente il 78,4% e il 68,8% degli edifici scolastici sono dotati di accorgimenti per il risparmio energetico. Mentre tale quota è risultata inferiore al 10% a Livorno, Grosseto e Carrara.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-interventi-del-pnrr-per-le-nuove-scuole-in-toscana/">Gli interventi del Pnrr per le nuove scuole in Toscana</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-interventi-del-pnrr-per-le-nuove-scuole-in-toscana/">Localizzazione degli interventi finanziati nell&#8217;ambito del bando &#8220;nuove scuole&#8221; e quota di edifici scolastici dotati di accorgimenti per ridurre i consumi energetici (a.s. 2020/21)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span style="font-weight: 400">elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione</span>                                                                <br />(pubblicati: domenica 17 Luglio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-215754"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-215754" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="16-aree-individuate-nella-regione-per-la-costruzione-di-nuove-scuole-con-il-pnrr" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Su questa situazione si innestano gli interventi del Pnrr, con una serie di investimenti per l’edilizia scolastica tra cui quelli per la costruzione di nuove scuole. Sono<strong> 16 le aree individuate per la Toscana</strong>, per un totale di 37.669,48 mq e un importo complessivo richiesto di circa 80,8 milioni di euro, in base alle graduatorie pubblicate nel maggio scorso. L&#8217;<strong>87,5%</strong> degli interventi per le nuove scuole della regione riguarderà edifici nelle <strong>classi energetiche F e G, quelle meno efficienti</strong>.</p>
</p>
<p>I maggiori interventi riguardano la<strong> scuola scuola secondaria di II grado &#8211; Iis E. Barsanti</strong> (in provincia di Massa Carrara) con un importo richiesto di circa 11 milioni di euro. Si tratta di un intervento su edifici attualmente in classe energetica G, per cui è prevista la demolizione edilizia con ricostruzione sul posto per un totale di 4576 metri quadri. Segue, per un valore di 8,5 milioni, una demolizione con ricostruzione in situ di una scuola nel comune di Grosseto (la primaria &#8220;E. Toti&#8221;). </p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il contrasto ai divari educativi esistenti</strong></h3>
</p>
<p>In <strong>Toscana</strong> il tasso di abbandono scolastico nel 2021 si è attestato all&#8217;<strong>11,1</strong>%. Un dato inferiore alla media nazionale e a 2,1 punti dall’<a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivo europeo del 9%</a> entro il 2030.</p>
</p>
<p>Nella regione vi sono comunque<strong> divari educativi sugli apprendimenti in classe</strong>. Nei test Invalsi 2020/21, il <strong>41,7% degli studenti toscani</strong> in III media si è attestato sui livelli di competenza 1 e 2 in italiano, considerati non adeguati, a fronte di una media nazionale del 39% circa. Nella provincia di provincia di <strong>Prato</strong> sono stati il 46,6%. Mentre in quella di <strong>Siena</strong> sono risultati inadeguati i test del 30,4% degli studenti.</p>
</p>
<p>Dati a cui dedicare un&#8217;attenzione prioritaria: i <strong>bassi livelli di competenza sono uno dei segnali più rilevanti della dispersione scolastica</strong>. Il Pnrr interviene con un investimento apposito, che ha tra gli obiettivi quello di scendere nel 2026 al 10,2% di abbandoni precoci nel nostro paese. Tale intervento vale 1,5 miliardi, di cui 500 milioni assegnati con una prima tranche attraverso un decreto del ministero dell’istruzione nel giugno di quest’anno.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-interventi-per-il-contrasto-della-dispersione-in-toscana/">Gli interventi per il contrasto della dispersione in Toscana</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-interventi-per-il-contrasto-della-dispersione-in-toscana/">Localizzazione degli interventi finanziati nell&#8217;ambito del piano contro la dispersione e quota di uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_215755_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/gli-interventi-per-il-contrasto-della-dispersione-in-toscana/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/12/gli-interventi-per-il-contrasto-della-dispersione-in-toscana.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-interventi-per-il-contrasto-della-dispersione-in-toscana/">Gli interventi per il contrasto della dispersione in Toscana &#8211; Localizzazione degli interventi finanziati nell&#8217;ambito del piano contro la dispersione e quota di uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_215755_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_215755_tab3"></p>
<p><span style="font-weight: 400">I dati sono stati elaborati a partire dalla tabella di ripartizione per </span><a href="https://pnrr.istruzione.it/wp-content/uploads/2022/06/M4C1I.1.4_Dispersione_Riparto_istituzioni_scolastiche.pdf" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400">istituzione scolastica</span></a><span style="font-weight: 400"> pubblicati dal ministero dell’istruzione il </span><a href="https://www.miur.gov.it/web/guest/-/pnrr-1-5-miliardi-per-il-piano-contro-la-dispersione-scolastica-il-ministro-bianchi-ha-firmato-il-decreto-con-i-primi-500-milioni-per-interventi-sulla" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400">28 giugno 2022</span></a><span style="font-weight: 400">. Il colore dei comuni varia in base all’incidenza dell’abbandono scolastico nel comune, come rilevata nell’ambito del censimento 2011. Più intenso il colore, maggiore la quota di giovani tra 15 e 24 anni usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione. </span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span style="font-weight: 400">elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione e Istat</span>                                                                <br />(pubblicati: martedì 28 Giugno 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/12/gli-interventi-per-il-contrasto-della-dispersione-in-toscana.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-215755"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-215755" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/gli-interventi-per-il-contrasto-della-dispersione-in-toscana/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="173-gli-istituti-della-regione-destinatari-della-prima-tranche-dellintervento-straordinario-per-la-riduzione-dei-divari-nellistruzione-per-un-totale-di-278-milioni-e" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Risorse che, in Toscana, sono destinate a <strong>173 istituti, per un totale di 27,8 milioni di euro</strong>. Si tratta del <strong>5,56%</strong> delle risorse stanziate con questo decreto. Il finanziamento maggiore nella regione agli istituti con sede nel comune di <strong>Firenze</strong>, con 18 istituti finanziati per un totale di circa 3,2 milioni. Segue <strong>Prato</strong> (13 istituti, 2,4 milioni circa complessivi), <strong>Livorno</strong>, <strong>Lucca</strong> e <strong>Pisa</strong> (con circa 1 milione per 5 istituti).</p>
</p>
<p>L’istituto più finanziato è l&#8217;<strong>Ipssar F. Datini di Prato</strong>, per un totale di 327.825,39 euro. Seguono l&#8217;Ipsia Pacinotti di Pontedera (Pisa), il &#8220;P. Dagomari&#8221; di Prato, l&#8217;Ip &#8220;De Franceschi &#8211; Pacinotti&#8221; di Pistoia e il &#8220;Vespucci-Colombo&#8221; di Livorno, tutti con oltre 300mila euro.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Scarica, condividi e riutilizza i dati</strong></h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati della regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><strong>Nidi e poli per l&#8217;infanzia </strong><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Pnrr_pov_edu/1/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a></p>
<p><strong>Nuove scuole </strong><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Pnrr_pov_edu/2/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a></p>
<p><strong>Piano dispersione (I tranche) </strong><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Pnrr_pov_edu/3/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a></p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. I dati relativi al Pnrr sono stati elaborati a partire dalle graduatorie e dalle informazioni pubblicate dal ministero dell&#8217;istruzione.</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-poverta-educativa-in-toscana/">L’impatto del Pnrr sulla povertà educativa in Toscana</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La partecipazione al sistema educativo dei bambini tra 4 e 5 anni</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-partecipazione-al-sistema-educativo-dei-bambini-tra-4-e-5-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 05:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=175834</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rendere universale l'accesso all'istruzione pre-primaria è uno degli obiettivi europei fin dall'inizio del secolo. La pandemia ha rafforzato questa esigenza e i target in sede Ue sono stati innalzati. Un quadro sull'attuale situazione italiana e sulle differenze esistenti tra i territori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-partecipazione-al-sistema-educativo-dei-bambini-tra-4-e-5-anni/">La partecipazione al sistema educativo dei bambini tra 4 e 5 anni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;adozione degli obiettivi di Barcellona nel 2002, ormai venti anni fa, ha segnato uno <strong>spartiacque nella promozione dell&#8217;educazione rivolta ai bambini in età prescolare</strong>. Come noto, è a partire da quel documento &#8211; <a href="https://archivio.pubblica.istruzione.it/buongiorno_europa/allegati/barcellona2002.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">condiviso in sede di consiglio europeo</a> &#8211; che i paesi Ue si sono impegnati a raggiungere due obiettivi per estendere i servizi educativi rivolti ai più piccoli. <strong>Differenziando i target rispetto alla fascia d&#8217;età</strong>.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Gli obiettivi europei di Barcellona riguardano la diffusione di asili nido, servizi e scuole per l&#8217;infanzia. Questi devono essere offerti almeno al 33% dei bimbi sotto i 3 anni e al 90% dei bambini tra 3 anni e l&#8217;età dell&#8217;obbligo scolastico.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-prevedono-gli-obiettivi-di-barcellona-sugli-asili-nido/">
                "Che cosa prevedono gli obiettivi di Barcellona sugli asili nido"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Obiettivi finalizzati sia ad <strong>agevolare le famiglie nella conciliazione dei tempi</strong> (incrementando l&#8217;occupazione, soprattutto quella femminile), sia a <strong>potenziare l&#8217;offerta educativa rivolta ai minori</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;attenzione rivolta ai 3-6 anni è cruciale nel favorire l&#8217;ingresso nella scuola dell&#8217;obbligo.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Sulla scorta di quanto concordato in sede europea, il <strong>nostro paese ha progressivamente integrato tali obiettivi nel suo ordinamento</strong>. In particolare, con il<a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-05-16&amp;atto.codiceRedazionale=17G00073&amp;atto.articolo.numero=0&amp;atto.articolo.sottoArticolo=1&amp;atto.articolo.sottoArticolo1=10&amp;qId=&amp;tabID=0.9131949658422815&amp;title=lbl.dettaglioAtto" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> decreto legislativo 65/2017</a>, è stata riorganizzata la strutturazione dei servizi tra i 3 mesi e i 6 anni. Ad esempio prevedendo la costituzione di poli per l&#8217;infanzia, per coordinare in un sistema integrato i servizi rivolti ai bambini con meno di 3 anni (i nidi e i servizi socio-educativi) e a quelli tra i 3 anni e l&#8217;età dell&#8217;obbligo scolastico (le <a href="https://www.miur.gov.it/scuola-dell-infanzia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">scuole dell&#8217;infanzia</a>).</p>
<p>Queste ultime assumono nell&#8217;ordinamento la <strong>funzione strategica di raccordo tra prima infanzia e scuola primaria</strong>. Una fase molto importante nella crescita del bambino, per cui una maggiore partecipazione fin da piccoli al sistema di istruzione ha un<strong> impatto anche sugli apprendimenti successivi </strong>(<a href="https://www.invalsi.it/download2/wp/wp27_Campodifiori_Falzetti_Papini.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Campodifiori, Falzetti, Papini 2016</a>). Ed è proprio in quest&#8217;ottica che &#8211; nel <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&amp;from=EN#page=15" target="_blank" rel="noopener noreferrer">febbraio 2021</a> &#8211; il traguardo relativo alla fascia tra 3 e 5 anni è stato ulteriormente innalzato.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">96% </span>i bambini tra i 3 anni e l’età di inizio dell’istruzione primaria obbligatoria che dovrebbero partecipare all’educazione e cura della prima infanzia entro il 2030 in Ue.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Un obiettivo ambizioso, che si inserisce nella strategia europea per l&#8217;istruzione tra 2021 e 2030. E che tiene conto di un <strong>contesto post-pandemico in cui un maggior accesso all&#8217;istruzione di qualità sarà una variabile fondamentale per la ripresa</strong>.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&amp;from=EN#page=15" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I nuovi traguardi indicati a livello Ue<br />
<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Ma qual è la situazione attuale del nostro paese su questo fronte? Vi sono <a href="https://www.openpolis.it/salgono-a-6-le-regioni-che-superano-la-soglia-ue-sugli-asili-nido/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">disparità territoriali come quelle osservate sugli asili nido</a> oppure la possibilità di accesso all&#8217;istruzione prescolare è maggiormente omogenea?</p>
<h3>L&#8217;Italia nel confronto europeo</h3>
<p>Il primo indicatore con cui confrontare l&#8217;offerta di istruzione prescolare è quello stabilito in ambito europeo per il monitoraggio degli obiettivi comunitari. Misura la percentuale di bambini dai 3 all&#8217;età della scuola dell&#8217;obbligo che partecipano all&#8217;istruzione prescolare.</p>
<p>La premessa necessaria è che l&#8217;<strong>inizio della scuola dell&#8217;obbligo varia tra i diversi stati membri,</strong> e quindi cambiano &#8211; per ogni paese &#8211; gli anni di età presi in considerazione per costruire l&#8217;indicatore.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-eta-di-accesso-alla-scuola-dellinfanzia-nei-paesi-ue/">Le età di accesso alla &#8220;scuola dell&#8217;infanzia&#8221; nei paesi Ue</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-eta-di-accesso-alla-scuola-dellinfanzia-nei-paesi-ue/">La spunta segnala per ogni paese gli anni di età in cui l'istruzione formale non è obbligatoria né di livello primario</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
			                                <div id="chart_198358_tab2" role="tab"  aria-controls="chart_198358_tabpanel2"
                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
                        <div id="chart_198358_tabpanel2" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-2"
                             aria-labelledby="chart_198358_tab2"><p>Scorri sulle frecce in fondo alla tabella per consultare l&#8217;informazione per i diversi stati Ue.</p>
</div>
			        			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Giugno 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/le-eta-di-accesso-alla-scuola-dellinfanzia-nei-paesi-ue.png" target="_blank" download></a>
						                                                
	                                        </div>
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                            <p><label for="embed-chart-198358"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-198358" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>A differenza degli asili nido, nel contesto europeo il <strong>dato italiano di partecipazione all'istruzione pre-primaria risulta tra i più elevati</strong>. Con una <strong>quota di minori di 3-5 anni coinvolti pari al 94,6% nel 2020</strong>, superiore alla media Ue e all'obiettivo stabilito a Barcellona (90%). Il nuovo target, <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&amp;from=EN#page=15" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fissato nel 2021</a>, prevede l'innalzamento al 96% della quota di bambini tra 3 anni e la scuola primaria obbligatoria che entro il 2030 a livello Ue dovrebbe partecipare all’educazione e cura della prima infanzia.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-sopra-la-media-ue-per-partecipazione-allistruzione-prescolare/">Italia sopra la media Ue per partecipazione all&#8217;istruzione prescolare</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-sopra-la-media-ue-per-partecipazione-allistruzione-prescolare/">Percentuale di bambini tra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico che partecipano all'istruzione pre-primaria (2020)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
                    <div id="chart_198389_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/italia-sopra-la-media-ue-per-partecipazione-allistruzione-prescolare/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="1042" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="1042" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/italia-sopra-la-media-ue-per-partecipazione-allistruzione-prescolare.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-sopra-la-media-ue-per-partecipazione-allistruzione-prescolare/">Italia sopra la media Ue per partecipazione all&#8217;istruzione prescolare - Percentuale di bambini tra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico che partecipano all'istruzione pre-primaria (2020)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_198389_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_198389_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_198389_tab3"><p>Dati 2020 provvisori per la Francia. La definizione dell&#8217;indicatore è parzialmente differente per i seguenti paesi: Belgio, Grecia, Malta e Portogallo.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Giugno 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/italia-sopra-la-media-ue-per-partecipazione-allistruzione-prescolare.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="italia-sopra-la-media-ue-per-partecipazione-allistruzione-prescolare"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-198389"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-198389" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tuttavia il dato nazionale ha visto una <strong>contrazione nel corso dell'ultimo decennio</strong>. La quota, pari al 97,3% nel 2013, è successivamente scesa al 93,6 nel 2019. Per poi riassestarsi al 94,6% nel 2020, un punto percentuale al di sopra dell'anno precedente. Nello stesso periodo,<strong> anche la Germania ha registrato un calo</strong>: dal 95,8% del 2013 al 93,7% del 2020. La Francia è rimasta stabile, con pressoché la totalità della popolazione coinvolta nei percorsi educativi pre-primari. L'Ue nel suo complesso (considerata nei 27 membri attuali) ha registrato una crescita.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-varia-la-partecipazione-allistruzione-pre-primaria-nei-maggiori-paesi-ue/">Come varia la partecipazione all&#8217;istruzione pre-primaria nei maggiori paesi Ue</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-varia-la-partecipazione-allistruzione-pre-primaria-nei-maggiori-paesi-ue/">Percentuale di bambini tra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico che partecipano all'istruzione pre-primaria (2013-20)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_198407_tab1" role="tab" aria-controls="chart_198407_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
                    <div id="chart_198407_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
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                    </div>
			        			                                <div id="chart_198407_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_198407_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_198407_tab3"><p>Dati 2018-2020 provvisori per la Francia.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Giugno 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/come-varia-la-partecipazione-allistruzione-pre-primaria-nei-maggiori-paesi-ue.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="come-varia-la-partecipazione-allistruzione-pre-primaria-nei-maggiori-paesi-ue"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-198407"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Approfondendo il dato a livello regionale, appare<strong> evidente una spaccatura tra l'Europa orientale e quella occidentale</strong>. Ai primi posti - con una copertura che raggiunge il 100% - regioni belghe come Bruxelles capitale e il Limburgo, nonché quelle francesi e irlandesi e altri territori europei. Chiudono la classifica le regioni greche e altre dell'est Europa, tra cui quelle rumene e bulgare.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-tutte-le-regioni-italiane-raggiungono-la-soglia-del-90/">Nel 2020 tutte le regioni italiane raggiungono la soglia del 90%</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-tutte-le-regioni-italiane-raggiungono-la-soglia-del-90/">Percentuale di bambini tra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico che partecipano all'istruzione pre-primaria (2020)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 14 Giugno 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-198444"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-198444" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tutte le regioni italiane raggiungono la soglia di Barcellona, dal Lazio (90%) alla Campania (98,6%). Dati che però è <strong>interessante valutare in chiave maggiormente disaggregata e soprattutto nella variazione nel tempo</strong>. Una possibilità non consentita da questo indicatore, riformulato metodologicamente proprio dal 2020 e non aggiornato per gli anni precedenti per le aree sub-nazionali.</p>
<p>Per questo può essere utile monitorare anche un altro parametro, inserito all'interno degli indicatori per il monitoraggio del benessere equo e sostenibile di Istat.</p>
<h3>L'accesso all'istruzione in età prescolare in Italia</h3>
<p>Un altro indicatore per valutare questi aspetti è quello sulla <strong>partecipazione al sistema scolastico dei bambini di 4-5 anni</strong>, predisposto da Istat sulla base dei dati del ministero dell'istruzione. Misura la percentuale di bambini di età compresa tra 4 e 5 anni che frequentano la scuola dell'infanzia o il primo anno di scuola primaria. Un indice quindi dell'accesso all'istruzione prima dei 6 anni, che <strong>però comprende anche l'istruzione di livello primario</strong> e non solo i percorsi educativi specificamente rivolti alla cura dell'infanzia.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">96% </span>i bambini tra 4 e 5 anni che frequentano la scuola dell'infanzia o il primo anno delle primarie.</p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Nel 2019 la quota ha superato la media nazionale in 14 regioni</strong>. Si tratta di Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Sardegna, Umbria, Liguria, Trentino-Alto Adige, Toscana, Marche, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia. Dal momento che l'indicatore considera sia l'accesso alla scuola dell'infanzia che quello alla scuola primaria, il <strong>dato più elevato nelle regioni meridionali può essere letto anche alla luce del <a href="https://www.jstor.org/stable/43924011" target="_blank" rel="noopener noreferrer">maggior ricorso all'anticipo scolastico in questi territori</a></strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-partecipazione-al-sistema-scolastico-tra-4-e-5-anni-supera-il-90-in-tutte-le-regioni/">La partecipazione al sistema scolastico tra 4 e 5 anni supera il 90% in tutte le regioni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-partecipazione-al-sistema-scolastico-tra-4-e-5-anni-supera-il-90-in-tutte-le-regioni/">Percentuale di bambini di 4-5 anni che frequentano la scuola dell'infanzia o il primo anno di scuola primaria (2019)</a></h3>
                                    </div>
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                    <div id="chart_175910_tab1" role="tab" aria-controls="chart_175910_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/la-partecipazione-al-sistema-scolastico-tra-4-e-5-anni-supera-il-90-in-tutte-le-regioni/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/la-partecipazione-al-sistema-scolastico-tra-4-e-5-anni-supera-il-90-in-tutte-le-regioni.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-partecipazione-al-sistema-scolastico-tra-4-e-5-anni-supera-il-90-in-tutte-le-regioni/">La partecipazione al sistema scolastico tra 4 e 5 anni supera il 90% in tutte le regioni - Percentuale di bambini di 4-5 anni che frequentano la scuola dell'infanzia o il primo anno di scuola primaria (2019)</a></div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat e ministero dell'istruzione                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 6 Settembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/la-partecipazione-al-sistema-scolastico-tra-4-e-5-anni-supera-il-90-in-tutte-le-regioni.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-175910"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-175910" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Confrontando l'andamento nel tempo di questo indicatore, si rileva come <strong>la quota di partecipazione al sistema educativo tra 4 e 5 anni sia cresciuta rispetto al 2013 in Toscana</strong> (+0,9 punti), in Basilicata (+0,2) e in Umbria (+0,1). Stabile il dato della Campania, mentre <strong>un calo superiore ai 2 punti percentuali si rileva in Sardegna, Molise e Lazio</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9 su 20 </span>le regioni in cui si registra un decremento pari o superiore al punto percentuale rispetto al 2013.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Nel confronto tra province si osserva che <strong>i territori dove la quota supera la media nazionale del 96% nel 2019 sono 69</strong>. Ai primi posti soprattutto territori del mezzogiorno come Vibo Valentia, Napoli, Matera, Taranto e Bari dove - come ricordato in precedenza - è probabile incida anche il fenomeno dell'anticipo scolastico alla scuola primaria. L<strong>e province che non raggiungono la soglia del 96% sono 38</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-82-province-la-partecipazione-al-sistema-scolastico-tra-4-e-5-anni-supera-il-95/">In 82 province la partecipazione al sistema scolastico tra 4 e 5 anni supera il 95%</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-82-province-la-partecipazione-al-sistema-scolastico-tra-4-e-5-anni-supera-il-95/">Percentuale di bambini di 4-5 anni che frequentano la scuola dell'infanzia o il primo anno di scuola primaria (2019)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat e ministero dell'istruzione                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 6 Settembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/in-82-province-la-partecipazione-al-sistema-scolastico-tra-4-e-5-anni-supera-il-95.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-175903"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Rispetto alla variazione nel tempo, si osserva come rispetto al 2013 si registri un <strong>aumento nella quota di partecipazione in 24 province</strong>. In particolare, incrementi pari o superiori a 1,5 punti percentuali si rilevano a Brescia (+3,4), Prato (+3), Cremona (+2,3), Firenze (+2,1), Imperia (+1,7), Pordenone e&nbsp; Reggio nell'Emilia (entrambe a +1,6) e Livorno (+1,5). Stabili 2 territori, Bergamo e Ferrara, mentre <strong>un calo nella quota di partecipazione si registra in 81 province</strong>. I decrementi più ampi sono quelli di Caserta, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Foggia e Cosenza.</p>
<h3>Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli VG</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Valle+d'Aosta.xls">Valle d'Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/partecipaz_4-5_anni/totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p style="box-sizing: inherit; color: #333333; font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: start; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a style="box-sizing: inherit; font-weight: 500; color: #ce2b30; text-decoration: none;" href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo.&nbsp;Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em style="box-sizing: inherit;">data journalism</em> o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sono il ministero dell'istruzione e Istat (indicatori Bes).</p>
<p>Foto: Unsplash <a href="https://unsplash.com/photos/_fTNVaFbMdo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">CDC</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-partecipazione-al-sistema-educativo-dei-bambini-tra-4-e-5-anni/">La partecipazione al sistema educativo dei bambini tra 4 e 5 anni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;accesso alla cultura e ai musei per i minori, dopo due anni di pandemia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/laccesso-alla-cultura-e-ai-musei-per-i-minori-dopo-due-anni-di-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2022 07:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=179558</guid>

					<description><![CDATA[<p>In seguito all'emergenza, la quota di visitatori dei musei si è drasticamente ridotta, in particolare tra i minori. Una questione per tutto il paese, a maggior ragione per i territori dove già prima della pandemia meno della metà dei bambini aveva accesso a queste strutture.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/laccesso-alla-cultura-e-ai-musei-per-i-minori-dopo-due-anni-di-pandemia/">L&#8217;accesso alla cultura e ai musei per i minori, dopo due anni di pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza Covid ha avuto un<strong> impatto anche sulla vita culturale delle persone</strong>. La necessità di contenere i contagi ha comportato anche una riduzione del numero di visitatori dei musei.</p>
<p>Lo scorso febbraio, Istat ha reso noto che gli utenti di musei e istituti similari, pubblici e privati, sono stati circa<strong> 36 milioni nel 2020</strong>. Cioè il 72% in meno dei <a href="https://www.openpolis.it/quanto-e-ampia-lofferta-di-musei-per-bambini-e-famiglie-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">130 milioni rilevati nell&#8217;ultimo anno prima della pandemia</a>.</p>
<p>Questa tendenza era del resto già visibile dai dati pubblicati a dicembre, relativi ai soli musei statali. Il <strong>numero di visitatori di questi ultimi, che nel corso dell&#8217;ultimo decennio era aumentato</strong> da meno di 40 milioni ai circa 55 annui rilevati nel biennio 2018-19,<strong> è sceso a 13 milioni nel 2020.</strong></p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-2019-e-2020-in-calo-del-76-i-visitatori-dei-musei-statali/">Tra 2019 e 2020 in calo del 76% i visitatori dei musei statali</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-2019-e-2020-in-calo-del-76-i-visitatori-dei-musei-statali/">Numero di visitatori di musei, monumenti ed aree archeologiche statali (2007-2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
                    <div id="chart_185387_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_185387_tab1">
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/tra-2019-e-2020-in-calo-del-76-i-visitatori-dei-musei-statali/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/tra-2019-e-2020-in-calo-del-76-i-visitatori-dei-musei-statali.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-2019-e-2020-in-calo-del-76-i-visitatori-dei-musei-statali/">Tra 2019 e 2020 in calo del 76% i visitatori dei musei statali - Numero di visitatori di musei, monumenti ed aree archeologiche statali (2007-2020)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_185387_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_185387_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_185387_tab3"><p>Per circuito museale si intende un insieme di musei, gallerie, monumenti e/o aree archeologiche accessibili al pubblico con un biglietto unico.</p>
<p>I dati relativi al 2020 sono provvisori. Come riportato da Istat nel commento alle statistiche culturali 2020, dal conteggio di quell&#8217;anno sono esclusi 464.639 biglietti. Si tratta dei biglietti trasformati in voucher e non ancora utilizzati nel corso dell&#8217;anno 2020.</p>
<p>Non comprende i dati di Sicilia, Trentino Alto-Adige e Valle d&#8217;Aosta, nelle quali non sono presenti musei e gallerie statali.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero della cultura e Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 10 Dicembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/tra-2019-e-2020-in-calo-del-76-i-visitatori-dei-musei-statali.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-185387"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Una diminuzione che <strong>ha colpito in particolare i circuiti museali (-88,5%)</strong>, i monumenti e le aree archeologiche (-73,9%) e infine i musei e le gallerie (-68,7%).</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-41 milioni </span>di visitatori dei musei, monumenti e aree archeologiche statali tra 2019 e 2020.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Confrontando questa tendenza con i dati sulla quota di persone che dichiarano di aver visitato un museo o una mostra negli ultimi 12 mesi, si osserva come siano stati <strong>soprattutto bambini e ragazzi a veder ridotto il proprio consumo culturale tra 2019 e 2020</strong>. Una tendenza non nuova, che abbiamo avuto modo di rilevare anche in un precedente approfondimento sull'<a href="https://www.openpolis.it/quanto-e-diffuso-il-teatro-tra-bambini-e-ragazzi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">accesso al teatro</a>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-la-pandemia-laccesso-ai-musei-e-calato-di-oltre-10-punti-tra-bambini-e-ragazzi/">Con la pandemia, l&#8217;accesso ai musei è calato di oltre 10 punti tra bambini e ragazzi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-la-pandemia-laccesso-ai-musei-e-calato-di-oltre-10-punti-tra-bambini-e-ragazzi/">Percentuale di persone che hanno visitato musei e/o mostre almeno una volta negli ultimi 12 mesi (2019 e 2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
                    <div id="chart_185404_tab1" role="tab" aria-controls="chart_185404_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 18 Marzo 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/con-la-pandemia-laccesso-ai-musei-e-calato-di-oltre-10-punti-tra-bambini-e-ragazzi.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="con-la-pandemia-laccesso-ai-musei-e-calato-di-oltre-10-punti-tra-bambini-e-ragazzi"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-185404"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-185404" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>È interessante osservare come,<strong> persino nel 2020, i bambini e i ragazzi restino il segmento di popolazione che con più frequenza visita musei o mostre</strong>. Tuttavia sono anche l'unica fascia d'età dove il calo successivo al Covid è stato superiore ai 10 punti percentuali tra 2019 e 2020.</p>
<p>Vista in una prospettiva di più lungo periodo, <strong>la crisi pandemica ha anche interrotto un trend di crescita nell'accesso ai musei da parte dei minori</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/fino-al-2020-accesso-al-museo-in-crescita-per-bambini-e-ragazzi/">Fino al 2020 accesso al museo in crescita per bambini e ragazzi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/fino-al-2020-accesso-al-museo-in-crescita-per-bambini-e-ragazzi/">Percentuale di minori che hanno visitato musei e/o mostre almeno una volta negli ultimi 12 mesi (2010-20)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 18 Marzo 2022)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="fino-al-2020-accesso-al-museo-in-crescita-per-bambini-e-ragazzi"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-185411"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Nel ritorno progressivo alla normalità, è fondamentale <strong>promuovere l'accesso di ragazze e ragazzi ai luoghi della cultura</strong>, come i musei. Perché si tratta di presidi la cui importanza va ben oltre la sola conservazione ed esposizione di opere d'arte, beni culturali e altri materiali.</p>
<h3>Perché l'accesso ai musei è importante per la formazione dei minori</h3>
<p>Abbiamo<a href="https://www.openpolis.it/perche-e-importante-che-i-musei-siano-accessibili-per-i-bambini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> già avuto modo di raccontare</a> come storicamente i luoghi della cultura, nello specifico i musei, fossero<strong> concepiti soprattutto per la fruizione di un pubblico adulto</strong>. Ancora oggi, in media, meno di una struttura su 5 dispone di percorsi e supporti informativi dedicati ai bambini.</p>
<p>Oltre la metà ha un laboratorio didattico in cui sviluppare attività specifiche per giovani e scolaresche, ma si tratta di una <a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-di-un-museo-su-4-non-dispone-di-laboratori-didattici/">media nazionale che oscilla tra il 73% del Trentino Alto Adige e il 35% della Sicilia</a>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">19,2% </span>dei musei italiani offre percorsi e materiali pensati per i minori (2019).</p>
			        </section>
		</p>
<p>L'estensione di servizi e modelli di accoglienza rivolti ai più piccoli rappresenta una <strong>sfida cruciale per il sistema museale italiano</strong>. <strong>Una sfida che si inserisce a pieno titolo negli strumenti per il contrasto della povertà educativa</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>I musei sono a pieno titolo presidi nel contrasto della povertà educativa.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Se ben organizzate, le<strong> visite di musei e mostre possono rappresentare dei momenti significativi per la formazione di bambine e bambini</strong>.</p>
<p>Si tratta infatti di esperienze formative che si svolgono al di fuori delle mura scolastiche, in un contesto che può facilitare l’apprendimento del bambino facendo leva sulla sua curiosità.</p>
<p>Perciò è così importante<strong> rafforzare la collaborazione tra la scuola e la rete di musei presente sul territorio</strong> e "moltiplicare" questo tipo di occasioni culturali. A maggior ragione nella fase di uscita da una pandemia che - per forza di cose - ha ridotto molto questo tipo di esperienze. In primo luogo nei<strong> territori in cui l'accesso al museo da parte dei bambini risultava più sporadico già prima della pandemia</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-provincia-di-trento-e-in-friuli-venezia-giulia-2-3-dei-minori-sono-stati-al-museo/">In provincia di Trento e in Friuli Venezia Giulia 2/3 dei minori sono stati al museo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-provincia-di-trento-e-in-friuli-venezia-giulia-2-3-dei-minori-sono-stati-al-museo/">Percentuale di minori 6-17 anni che hanno visitato musei e/o mostre almeno una volta negli ultimi 12 mesi (2019)</a></h3>
                                    </div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per gruppo Crc                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Dicembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/in-provincia-di-trento-e-in-friuli-venezia-giulia-2-3-dei-minori-sono-stati-al-museo.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="in-provincia-di-trento-e-in-friuli-venezia-giulia-2-3-dei-minori-sono-stati-al-museo"></div>
						                        
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                        <div>
                            <p><label for="embed-chart-182919"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-182919" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Difatti, mentre in alcune regioni - come Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e provincia autonoma di Trento - oltre il 60% dei bambini aveva visitato almeno un museo o una mostra nel 2019, in altre - quasi tutte collocate nel mezzogiorno - la quota spesso non raggiungeva il 50%.</p>
<p>In particolare in regioni come <strong>Molise, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata dove, già prima dell'emergenza, poco più di un terzo dei minori tra 6 e 17 anni aveva visitato un museo</strong>.</p>
<h3>I futuri interventi sui musei legati al Pnrr</h3>
<p>Un capitolo importante degli investimenti previsti dal Pnrr riguarda la cultura, e nello specifico anche i musei italiani. Da questo punto di vista, prima di approfondire il tema della diffusione delle strutture museali nel nostro paese e della loro riapertura dopo il Covid, è interessante concentrarsi su <strong>3 interventi inseriti nel piano</strong>.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-la-cultura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gli investimenti del Pnrr per la cultura<br />
<br><strong>Vai all'approfondimento</strong></a>.</p>
        </section>
		<br />
        <section class="blockquote">
							<p>Il Pnrr punta anche alla digitalizzazione del patrimonio culturale del paese.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Il primo è l'investimento da 500 milioni di euro tra 2021 e 2026 riguardante la <strong>strategia digitale e le piattaforme per il patrimonio culturale</strong>. Tale intervento mira a "digitalizzare il patrimonio custodito nei luoghi della cultura e creare una infrastruttura digitale nazionale che raccoglierà, integrerà e conserverà le risorse digitali, rendendole disponibili per la fruizione pubblica attraverso piattaforme dedicate".</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><h2 id="tablepress-3813-name" class="tablepress-table-name tablepress-table-name-id-3813">Interventi riguardanti i musei nel Pnrr</h2>

<table id="tablepress-3813" class="tablepress tablepress-id-3813 w-100" aria-labelledby="tablepress-3813-name">
<thead>
<tr class="row-1">
	<th class="column-1">Nome dell'investimento</th><th class="column-2">Risorse stanziate</th><th class="column-3">Obiettivi intervento</th>
</tr>
</thead>
<tbody class="row-striping row-hover">
<tr class="row-2">
	<td class="column-1">Strategia digitale e piattaforme per il patrimonio culturale (M1-C3-I.1.1)</td><td class="column-2">500 milioni di euro attribuiti a fondo perduto, di cui:<br />
2021: 11,2<br />
2022: 59<br />
2023: 124,3<br />
2024: 146,8<br />
2025: 99,2<br />
2026: 59,5</td><td class="column-3">Si tratta di 12 progetti complementari che mirano alla digitalizzazione del patrimonio culturale (anche a fini di conservazione), alla dotazione tecnologica delle strutture alla formazione del personale</td>
</tr>
<tr class="row-3">
	<td class="column-1">Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura (M1-C3-I.1.2)</td><td class="column-2">300 milioni di euro, attribuiti a fondo perduto, di cui:<br />
2021: 10<br />
2022: 30<br />
2023: 70<br />
2024: 70<br />
2025: 65<br />
2026: 55</td><td class="column-3">Elaborazione di un piano strategico per rimuovere barriere e successiva attuazione degli interventi. L'investimento è destinato principalmente (per circa € 282 mln) a siti culturali statali e, per una quota minore (€ 18 mln), a musei regionali, provinciali, civici o privati, gestiti da enti pubblici o organizzazioni senza scopo di lucro</td>
</tr>
<tr class="row-4">
	<td class="column-1">Migliorare l’efficienza energetica nei cinema, nei teatri e nei musei (M1-C3 I.1.3)</td><td class="column-2">300 milioni di euro (di cui 100 per musei e siti culturali statali), attribuiti a fondo perduto, di cui:<br />
2021: 30<br />
2022: 40<br />
2023: 80<br />
2024: 60<br />
2025: 50<br />
2026: 40</td><td class="column-3">Incrementare l'efficienza energetica di alcune strutture culturali, tra cui musei, cinema e teatri</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<!-- #tablepress-3813 from cache --></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un secondo intervento, per 300 milioni complessivi, punta alla rimozione delle barriere senso-percettive architettoniche e cognitive in varie istituzioni culturali, come musei, biblioteche e archivi. Con l'obiettivo di far sì che<strong> l'accesso alla cultura non sia precluso alle persone con disabilità.</strong></p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/il-diritto-allinclusione-sociale-e-educativa-dei-minori-con-disabilita/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vuoi approfondire il tema dell'inclusione dei minori con disabilità?<br><strong>Vai all'esercizio</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Terzo intervento di rilievo è l'investimento da 300 milioni per <strong>migliorare l’efficienza energetica di una serie di strutture culturali, tra cui cinema, teatri e musei</strong>. Un terzo dello stanziamento (100 milioni) è specificamente destinato a musei e siti culturali statali (per un totale di 67 strutture).</p>
<p>Parliamo di una serie di previsioni volte a <strong>potenziare la fruizione del patrimonio culturale italiano nei prossimi anni</strong>. Ma come sta andando oggi la riapertura dei musei nella fase di progressiva uscita dall'emergenza?</p>
<h3>La diffusione dei musei in Italia e la riapertura dopo il Covid</h3>
<p>Nel 2018 i musei presenti nel nostro paese sono <strong>poco meno 5.000</strong>, comprendendo in questa definizione anche gallerie d’arte, parchi archeologici e monumenti. In media, parliamo di una struttura museale ogni 50 chilometri quadrati e di una ogni 6.000 residenti di tutte le età.</p>
<p>A livello nazionale, nell'anno preso in esame, circa il 30% dei comuni ospitava un museo o un istituto similare. Con<strong> importanti differenze sul territorio</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-varia-lofferta-di-musei-per-minore-comune-per-comune/">Come varia l&#8217;offerta di musei per minore, comune per comune</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-varia-lofferta-di-musei-per-minore-comune-per-comune/">Numero di musei ogni 10.000 abitanti 0-17 anni (2018)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Dicembre 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/come-varia-lofferta-di-musei-per-minore-comune-per-comune.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                        <div>
                            <p><label for="embed-chart-185494"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-185494" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/come-varia-lofferta-di-musei-per-minore-comune-per-comune/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			<br />
        <section class="blockquote">
							<p>I comuni polo hanno quasi sempre almeno un museo, ma nelle città del sud l'offerta è meno "densa".</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>In primo luogo, rispetto all'<strong>offerta di musei in rapporto a bambini e ragazzi residenti</strong>. <strong style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">A fronte di una media di 5 strutture ogni 10mila minori, infatti, la quota risulta fortemente variabile</strong><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">, a partire dalle città maggiori. </span><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">Sale a 12,4 a Firenze e 8,4 a Bologna. Mentre si attesta ampiamente sotto la media in 3 grandi città del sud: <strong>Catania</strong> (1,68), <strong>Bari</strong> (2,06) e <strong>Napoli</strong> (2,21). </span></p>
<p>Allo stesso tempo, prevedibilmente, sono i comuni polo - le città principali, baricentriche in termini di servizi - quelli più spesso dotati di musei. <strong>In oltre il 90% di questi comuni è presente almeno un museo</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-di-cintura-sono-quelli-in-cui-il-museo-e-meno-presente/">I comuni di cintura sono quelli in cui il museo è meno presente</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-di-cintura-sono-quelli-in-cui-il-museo-e-meno-presente/">Percentuale di comuni della classe che ha almeno un museo sul suo territorio (2018)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Dicembre 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/i-comuni-di-cintura-sono-quelli-in-cui-il-museo-e-meno-presente.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="i-comuni-di-cintura-sono-quelli-in-cui-il-museo-e-meno-presente"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-185506"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-185506" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Il dato cala fino al<strong> 23% nei comuni di cintura</strong>, l'hinterland della città maggiori. Mentre nei comuni interni (intermedi, periferici e ultraperiferici) si attesta attorno al 30%.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di oltre 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti, a forte rischio spopolamento.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/">
                "Che cosa sono le aree interne"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Le aree interne del paese, peraltro, sono quelle in cui la riapertura in seguito all'emergenza Covid mostra le maggiori criticità. Dai dati raccolti nel censimento di Istat (2021), risulta infatti che <strong>solo il 9,1% dei musei nei comuni ultraperiferici abbia riaperto al pubblico nel 2021, contro il 21,7% dei comuni polo</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ripartenza-post-covid-piu-difficile-per-i-musei-nei-comuni-ultraperiferici/">Ripartenza post Covid più difficile per i musei nei comuni ultraperiferici</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ripartenza-post-covid-piu-difficile-per-i-musei-nei-comuni-ultraperiferici/">Composizione percentuale dei musei italiani in base alla riapertura nel 2021</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Febbraio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/ripartenza-post-covid-piu-difficile-per-i-musei-nei-comuni-ultraperiferici.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="ripartenza-post-covid-piu-difficile-per-i-musei-nei-comuni-ultraperiferici"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-185520"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-185520" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;732&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/ripartenza-post-covid-piu-difficile-per-i-musei-nei-comuni-ultraperiferici/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                            </div>

			<br />
        <section class="blockquote">
							<p>La ripartenza dell'offerta culturale è più complessa nelle aree interne.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>In parallelo, oltre il 27% non ha riaperto e non sa se riaprirà. Dati che ci ricordano le criticità tipiche dei centri più remoti del paese, dove <strong>servizi e strutture in molti casi sono caratterizzati da minori dotazioni, sia in termini di offerta che di personale</strong>. E che perciò ci segnalano il rischio che siano proprio i territori periferici a soffrire una maggiore carenza dell'offerta culturale, nell'uscita dall'emergenza.</p>
<h3>Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli VG</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Trentino+Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d'Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/musei_2018/dataset_musei_2018.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sull'offerta di musei sono fonte Istat.</p>
<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/terzocchio/49732064273/in/album-72157713743281781/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">aurelio candido (Flickr)</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/laccesso-alla-cultura-e-ai-musei-per-i-minori-dopo-due-anni-di-pandemia/">L&#8217;accesso alla cultura e ai musei per i minori, dopo due anni di pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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