La partecipazione al sistema educativo dei bambini tra 4 e 5 anni #conibambini

Rendere universale l’accesso all’istruzione pre-primaria è uno degli obiettivi europei fin dall’inizio del secolo. La pandemia ha rafforzato questa esigenza e i target in sede Ue sono stati innalzati. Un quadro sull’attuale situazione italiana e sulle differenze esistenti tra i territori.

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L’adozione degli obiettivi di Barcellona nel 2002, ormai venti anni fa, ha segnato uno spartiacque nella promozione dell’educazione rivolta ai bambini in età prescolare. Come noto, è a partire da quel documento – condiviso in sede di consiglio europeo – che i paesi Ue si sono impegnati a raggiungere due obiettivi per estendere i servizi educativi rivolti ai più piccoli. Differenziando i target rispetto alla fascia d’età.

Gli obiettivi europei di Barcellona riguardano la diffusione di asili nido, servizi e scuole per l’infanzia. Questi devono essere offerti almeno al 33% dei bimbi sotto i 3 anni e al 90% dei bambini tra 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico. Vai a "Che cosa prevedono gli obiettivi di Barcellona sugli asili nido"

Obiettivi finalizzati sia ad agevolare le famiglie nella conciliazione dei tempi (incrementando l’occupazione, soprattutto quella femminile), sia a potenziare l’offerta educativa rivolta ai minori.

L’attenzione rivolta ai 3-6 anni è cruciale nel favorire l’ingresso nella scuola dell’obbligo.

Sulla scorta di quanto concordato in sede europea, il nostro paese ha progressivamente integrato tali obiettivi nel suo ordinamento. In particolare, con il decreto legislativo 65/2017, è stata riorganizzata la strutturazione dei servizi tra i 3 mesi e i 6 anni. Ad esempio prevedendo la costituzione di poli per l’infanzia, per coordinare in un sistema integrato i servizi rivolti ai bambini con meno di 3 anni (i nidi e i servizi socio-educativi) e a quelli tra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico (le scuole dell’infanzia).

Queste ultime assumono nell’ordinamento la funzione strategica di raccordo tra prima infanzia e scuola primaria. Una fase molto importante nella crescita del bambino, per cui una maggiore partecipazione fin da piccoli al sistema di istruzione ha un impatto anche sugli apprendimenti successivi (Campodifiori, Falzetti, Papini 2016). Ed è proprio in quest’ottica che – nel febbraio 2021 – il traguardo relativo alla fascia tra 3 e 5 anni è stato ulteriormente innalzato.

96% i bambini tra i 3 anni e l’età di inizio dell’istruzione primaria obbligatoria che dovrebbero partecipare all’educazione e cura della prima infanzia entro il 2030 in Ue.

Un obiettivo ambizioso, che si inserisce nella strategia europea per l’istruzione tra 2021 e 2030. E che tiene conto di un contesto post-pandemico in cui un maggior accesso all’istruzione di qualità sarà una variabile fondamentale per la ripresa.

Ma qual è la situazione attuale del nostro paese su questo fronte? Vi sono disparità territoriali come quelle osservate sugli asili nido oppure la possibilità di accesso all’istruzione prescolare è maggiormente omogenea?

L’Italia nel confronto europeo

Il primo indicatore con cui confrontare l’offerta di istruzione prescolare è quello stabilito in ambito europeo per il monitoraggio degli obiettivi comunitari. Misura la percentuale di bambini dai 3 all’età della scuola dell’obbligo che partecipano all’istruzione prescolare.

La premessa necessaria è che l’inizio della scuola dell’obbligo varia tra i diversi stati membri, e quindi cambiano – per ogni paese – gli anni di età presi in considerazione per costruire l’indicatore.

Scorri sulle frecce in fondo alla tabella per consultare l’informazione per i diversi stati Ue.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Giugno 2022)

A differenza degli asili nido, nel contesto europeo il dato italiano di partecipazione all'istruzione pre-primaria risulta tra i più elevati. Con una quota di minori di 3-5 anni coinvolti pari al 94,6% nel 2020, superiore alla media Ue e all'obiettivo stabilito a Barcellona (90%). Il nuovo target, fissato nel 2021, prevede l'innalzamento al 96% della quota di bambini tra 3 anni e la scuola primaria obbligatoria che entro il 2030 a livello Ue dovrebbe partecipare all’educazione e cura della prima infanzia.

Dati 2020 provvisori per la Francia. La definizione dell’indicatore è parzialmente differente per i seguenti paesi: Belgio, Grecia, Malta e Portogallo.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Giugno 2022)

Tuttavia il dato nazionale ha visto una contrazione nel corso dell'ultimo decennio. La quota, pari al 97,3% nel 2013, è successivamente scesa al 93,6 nel 2019. Per poi riassestarsi al 94,6% nel 2020, un punto percentuale al di sopra dell'anno precedente. Nello stesso periodo, anche la Germania ha registrato un calo: dal 95,8% del 2013 al 93,7% del 2020. La Francia è rimasta stabile, con pressoché la totalità della popolazione coinvolta nei percorsi educativi pre-primari. L'Ue nel suo complesso (considerata nei 27 membri attuali) ha registrato una crescita.

Dati 2018-2020 provvisori per la Francia.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Giugno 2022)

Approfondendo il dato a livello regionale, appare evidente una spaccatura tra l'Europa orientale e quella occidentale. Ai primi posti - con una copertura che raggiunge il 100% - regioni belghe come Bruxelles capitale e il Limburgo, nonché quelle francesi e irlandesi e altri territori europei. Chiudono la classifica le regioni greche e altre dell'est Europa, tra cui quelle rumene e bulgare.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Giugno 2022)

Tutte le regioni italiane raggiungono la soglia di Barcellona, dal Lazio (90%) alla Campania (98,6%). Dati che però è interessante valutare in chiave maggiormente disaggregata e soprattutto nella variazione nel tempo. Una possibilità non consentita da questo indicatore, riformulato metodologicamente proprio dal 2020 e non aggiornato per gli anni precedenti per le aree sub-nazionali.

Per questo può essere utile monitorare anche un altro parametro, inserito all'interno degli indicatori per il monitoraggio del benessere equo e sostenibile di Istat.

L'accesso all'istruzione in età prescolare in Italia

Un altro indicatore per valutare questi aspetti è quello sulla partecipazione al sistema scolastico dei bambini di 4-5 anni, predisposto da Istat sulla base dei dati del ministero dell'istruzione. Misura la percentuale di bambini di età compresa tra 4 e 5 anni che frequentano la scuola dell'infanzia o il primo anno di scuola primaria. Un indice quindi dell'accesso all'istruzione prima dei 6 anni, che però comprende anche l'istruzione di livello primario e non solo i percorsi educativi specificamente rivolti alla cura dell'infanzia.

96% i bambini tra 4 e 5 anni che frequentano la scuola dell'infanzia o il primo anno delle primarie.

Nel 2019 la quota ha superato la media nazionale in 14 regioni. Si tratta di Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Sardegna, Umbria, Liguria, Trentino-Alto Adige, Toscana, Marche, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia. Dal momento che l'indicatore considera sia l'accesso alla scuola dell'infanzia che quello alla scuola primaria, il dato più elevato nelle regioni meridionali può essere letto anche alla luce del maggior ricorso all'anticipo scolastico in questi territori.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat e ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: lunedì 6 Settembre 2021)

Confrontando l'andamento nel tempo di questo indicatore, si rileva come la quota di partecipazione al sistema educativo tra 4 e 5 anni sia cresciuta rispetto al 2013 in Toscana (+0,9 punti), in Basilicata (+0,2) e in Umbria (+0,1). Stabile il dato della Campania, mentre un calo superiore ai 2 punti percentuali si rileva in Sardegna, Molise e Lazio.

9 su 20 le regioni in cui si registra un decremento pari o superiore al punto percentuale rispetto al 2013.

Nel confronto tra province si osserva che i territori dove la quota supera la media nazionale del 96% nel 2019 sono 69. Ai primi posti soprattutto territori del mezzogiorno come Vibo Valentia, Napoli, Matera, Taranto e Bari dove - come ricordato in precedenza - è probabile incida anche il fenomeno dell'anticipo scolastico alla scuola primaria. Le province che non raggiungono la soglia del 96% sono 38.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat e ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: lunedì 6 Settembre 2021)

Rispetto alla variazione nel tempo, si osserva come rispetto al 2013 si registri un aumento nella quota di partecipazione in 24 province. In particolare, incrementi pari o superiori a 1,5 punti percentuali si rilevano a Brescia (+3,4), Prato (+3), Cremona (+2,3), Firenze (+2,1), Imperia (+1,7), Pordenone e  Reggio nell'Emilia (entrambe a +1,6) e Livorno (+1,5). Stabili 2 territori, Bergamo e Ferrara, mentre un calo nella quota di partecipazione si registra in 81 province. I decrementi più ampi sono quelli di Caserta, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Foggia e Cosenza.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sono il ministero dell'istruzione e Istat (indicatori Bes).

Foto: Unsplash CDC - Licenza

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