La crescita della povertà tra i minori Povertà educativa

In Italia circa il 12% dei bambini e degli adolescenti si trova in povertà assoluta. Cosa sappiamo sulla presenza e la condizione dei minori in Italia e a Roma.

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Nel corso dell’ultimo decennio, a causa della crisi economica, le condizioni materiali di una parte importante della popolazione sono peggiorate. Nel 2005 si trovava in povertà assoluta il 3,3% dei residenti in Italia. Dodici anni più tardi, nel 2017, questa quota è più che raddoppiata, e ha raggiunto l’8,4%.

Sono considerate in povertà assoluta le famiglie e le persone che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile. Vai a "Che cos’è la povertà assoluta"

Una tendenza che purtroppo non ha risparmiato bambini e adolescenti. Anzi, l’incidenza della povertà assoluta è più alta proprio tra i minori di 18 anni.

Aumenta il gap tra le generazioni, oggi sono i minori i più colpiti dalla povertà assoluta.

Osservando il grafico per fascia d'età, emergono due dati particolarmente significativi. In primo luogo, è aumentato il divario tra le generazioni. Nel 2005 c'erano già delle differenze, anche se non così ampie. Gli over-65 erano i più colpiti (il 4,5% era in povertà assoluta già prima della crisi), ma la distanza con la fascia d'età meno povera (quella tra 35 e 64 anni) era comunque inferiore ai 2 punti percentuali. L'altro elemento è l'inversione dei livelli di indigenza tra le generazioni. Un decennio fa erano gli anziani ad essere più in difficoltà, oggi al contrario sono i minori di 18 anni i più colpiti dalla povertà assoluta. Attualmente la quota di individui assolutamente poveri cresce al diminuire dell'età.

Abbiamo già avuto modo di raccontare come negli stessi anni siano aumentate le difficoltà per le famiglie con figli. I due elementi sono evidentemente collegati. Ma da questi dati il tema emerge ancora più chiaramente: la parte più giovane della popolazione residente in Italia è anche quella più vulnerabile.

Perché la povertà va contrastata fin dai primi anni

Proteggere i minori dalla povertà è sia una questione di principio, sia anche una strategia di sviluppo vincente.

Questi dati impressionano, ma meritano una riflessione ulteriore. Il rischio quando si parla di povertà minorile è di inquadrare il fenomeno come un problema che riguarda solo una specifica fascia d'età, oppure un gruppo di persone delimitato. Come indicano le ricerche più autorevoli, questa lettura è totalmente fuorviante. Nel breve periodo, certamente l'aspetto più odioso è non riuscire a proteggere i minori da una condizione di povertà assoluta. Ma sul lungo termine rischia anche di essere uno degli errori strategici più gravi che una società può compiere. Significa infatti impoverire il proprio capitale umano, pagando un costo sociale ed economico che rischia di essere molto alto.

L'aumento della povertà infantile è stato collegato a fenomeni che minano la coesione sociale: mancato sviluppo personale e cognitivo, difficoltà nel trovare un'occupazione stabile, maggiore dipendenza dall'assistenza sociale, rischio dipendenze più elevato.

Uno dei primi passi per contrastare la povertà tra i bambini e gli adolescenti è quindi un serio e costante monitoraggio del fenomeno.

Rispettare questo impegno è impossibile senza uno stretto monitoraggio della vita dei bambini. È il monitoraggio che rende possibile una politica responsabile, basata su fatti concreti, un'advocacy consapevole e l'uso economicamente efficiente di risorse pubbliche limitate. Pertanto, la disponibilità di dati aggiornati è già di per sé un indicatore di quanto l'impegno di proteggere i bambini venga preso sul serio.

In questi anni, dalle istituzioni europee a quelle nazionali, sono stati fatti degli sforzi per aumentare la consapevolezza del decisore e dell'opinione pubblica su questi aspetti. Sono stati stabiliti obiettivi misurabili in termini di offerta di servizi e di condizioni dei giovani, e alcuni sistemi di rilevazione sono stati standardizzati.

Purtroppo, per quanto riguarda i livelli di povertà, disponiamo di dati ancora molto aggregati (nazionali o regionali). Ciò non significa comunque rinunciare a ricostruire meglio il fenomeno anche su scala locale. Ad esempio incrociando i dati sulla presenza di minori con le variabili sociali ed economiche disponibili.

Dove vivono i minori in Italia

Nel nostro paese abitano quasi 10 milioni di persone che hanno meno di 18 anni. Si tratta del 16% della popolazione italiana. Una dato che può variare anche molto tra le diverse aree del paese.

9,8 milioni di minori residenti in Italia nel 2018.

Ad esempio, ci sono regioni dove questa quota supera il 18%, come in Campania e in Trentino Alto Adige. Al contrario in altre, come in Liguria e in Sardegna, non raggiunge il 14%. Differenze geografiche che però, a un livello di disaggregazione così ampio come quello regionale, ancora non ci forniscono alcuna indicazione di tipo sociale.

Più interessante però se andiamo a vedere la presenza di minori nelle principali città italiane.

In tre capoluoghi di città metropolitana la quota di minori supera il 17% della popolazione residente. Si tratta di 3 grandi centri del mezzogiorno:  Napoli (17,83%), Palermo (17,35%) e Catania (17,22%). I dati rilasciati da Istat per la commissione periferie nella scorsa legislatura indicano che si tratta anche delle 3 città con la più alta vulnerabilità sociale.

In queste città risulta infatti diffusa anche l'incidenza del disagio economico tra le famiglie. Lo vediamo attraverso un altro indicatore Istat, che conteggia proprio la percentuale di famiglie con figli dove la persona di riferimento ha meno di 65 anni e in cui nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro. Caratteristiche che generalmente segnalano grandi difficoltà economiche. In Italia le città con più alta percentuale di famiglie in potenziale disagio sono proprio Napoli (9,5%), Catania (7,8%), Palermo (7,3%), Messina (5,5%).

Bambini e adolescenti a Roma

Dopo 4 città del sud (Napoli, Palermo, Catania e Reggio Calabria), è Roma quella che in Italia ospita più minori sotto i 18 anni rispetto alla popolazione totale.

457.579 residenti con meno di 18 anni a Roma.

In media circa il 16% dei romani ha tra 0 e 17 anni. Un dato che anche in questo caso varia tra le diverse zone che compongono la Capitale. Come emerge dalla mappa, la presenza di bambini e adolescenti aumenta allontanandosi dal raccordo. Una tendenza del tutto analoga a quanto avevamo osservato con i bambini più piccoli, di età inferiore a due anni.

Nei rioni del I municipio e nei quartieri del II municipio (le due ripartizioni più centrali) generalmente vive una quota di minori molto inferiore alla media cittadina del 16%. I minorenni costituiscono il 10,2% degli abitanti del centro storico, e poco meno del 13% della popolazione a Prati e Esquilino. Anche zone più periferiche possono ospitare una bassa quota di minori. Dentro il grande raccordo anulare ad esempio Pietralata (12%), fuori dal gra Spinaceto (14,4%).

Al di là dei casi specifici, comunque, la mappa fa emergere una spaccatura netta. All'esterno del gra (o nelle sue immediate vicinanze) la concentrazione di minori è più alta, e generalmente supera di molto la media cittadina. Varcato il raccordo, la quota di minori residenti tende a decrescere. Come abbiamo già sottolineato nel report Asili nido a Roma, ovviamente anche i prezzi delle abitazioni rivestono un ruolo importante nel determinare la presenza dei minori.

Ma quali sono le caratteristiche sociali e demografiche delle zone in cui vivono più minori? Cosa sappiamo del contesto in cui crescono i bambini e gli adolescenti di Roma? Sono domande fondamentali per rispondere a quell'esigenza di monitoraggio indicata dai documenti sull'argomento.

Tanti minori nelle periferie

Se prendiamo in considerazione solo i territori più popolosi, quelli con almeno 20mila residenti, notiamo come in 6 di queste zone la quota di bambini e adolescenti superi il 20% della popolazione.

1 su 5 i residenti con meno di 18 anni a Infernetto, Lunghezza, Castelluccia, S. Maria della Pietà, Vallerano Castel di Leva, Borghesiana.

Molte delle zone dove vivono più minori si trovano nel VI municipio, nella periferia est. Ad esempio Lunghezza (quasi 8.000 bambini e ragazzi residenti, il 21,68% della popolazione), Borghesiana (10.628 minori, il 20% degli abitanti), Torre Angela (oltre 16mila minori, pari al 18,6%). Anche diversi territori del X municipio (Infernetto,  Acilia Sud, Acilia Nord) e del XIV (Castelluccia, S. Maria della Pietà) presentano quote di minori superiori alla media.

Il rischio disagio nelle zone con più minori

Cosa sappiamo sulle zone con più minori? Isolando quelle con almeno 20mila residenti totali, notiamo come si tratti in molti casi di aree socialmente più fragili della media. Lo segnala l'indicatore di vulnerabilità sociale e materiale messo a punto da Istat, che misura quanto un territorio si trovi a rischio disagio. Più è alto il valore dell'indicatore, più è probabile che in quel territorio si trovino situazioni di marginalità ed esclusione.

Se inferiore a 97 il territorio ha un basso indice di vulnerabilità, tra 97 e 98 il rischio è medio-basso, tra 98 e 99 rischio medio, tra 99 e 103 rischio medio-alto, sopra 103 rischio alto. Vai a "Che cos’è la vulnerabilità sociale"

Per l'intero comune di Roma il dato è 101. In 7 delle 10 zone con più minori supera la media comunale, in 5 oltrepassa anche la soglia dei 103, oltre la quale si può parlare di elevata vulnerabilità. In particolare a S. Maria della Pietà (103,2), Borghesiana (104,9), Torre Angela (108,2), Acilia Nord (103,2), Acilia Sud (104).

Un ulteriore indicatore delle possibili difficoltà economica è quello che misura la quota di famiglie in potenziale disagio economico. A Roma mediamente il 2,1% delle famiglie si trova in questa condizione (dato registrato al censimento 2011). Tra le 10 zone popolose con più alta percentuale di minori, in 6 casi viene superata la percentuale del 3%. Con punte più alte in particolare a Torre Angela (4%, quasi il doppio della media comunale) e Borghesiana (3,6%).

Scarica, condividi e riutilizza i dati

Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Come openpolis li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi a livello comunale e sub-comunale. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sui minori a Roma è il portale opendata di Roma Capitale.

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