Con il contributo di

Negli ultimi decenni, sono sorti nuovi abitati nelle zone a ridosso o esterne al grande raccordo anulare. L’espansione della Capitale ha popolato la periferia di nuovi insediamenti abitativi, come a Ponte di Nona, Romanina, Bufalotta. Ma ci sono delle differenze tra il servizio offerto nelle zone di urbanizzazione storica e quelle più esterne?

Per prima cosa, va rilevato che le famiglie con bambini piccoli tendono a concentrarsi maggiormente nelle zone urbanistiche più lontane dal centro. Se prendendo i romani di tutte le età solo il 28% abita fuori dal raccordo, per i bambini tra 0 e 2 anni questa quota sale al 34%.

1/3 dei romani con meno di 3 anni abita nelle zone esterne al gra

Questa tendenza è ancora più evidente se si osserva la mappa per singole zone urbanistiche.

Percentuale di bambini 0-2 anni sul totale dei residenti, per zona urbanistica

Read more

Il grande raccordo anulare sembra costituire quasi uno spartiacque. Dentro, e in particolare nelle aree centrali, una bassa percentuale di bambini (zone in verde chiaro). Fuori, e immediatamente a ridosso del gra, quote elevate di residenti in età da asilo nido.

Alcuni esempi concreti possono aiutarci ancora meglio a spiegare questa tendenza. Il municipio delle Torri (VI, estrema periferia est) è quello con più minori sotto i 3 anni, sia in termini assoluti che percentuali. Comprende zone ad elevata incidenza di famiglie con bambini, dai territori di urbanizzazione più recente (Ponte di Nona), alle aree destinate ad edilizia pubblica (Tor Bella Monaca). La cosa interessante è che mentre le sue zone esterne al raccordo raggiungono quote molto elevate di minori 0-2 (ad Acqua Vergine e Lunghezza superano il 4% dei residenti, quasi il doppio della media comunale), le uniche due interne al gra (Torre Maura e Torrespaccata) si trovano addirittura al di sotto del dato medio romano (2,3%).

I territori lungo il raccordo anulare formano una cintura con elevata presenza di minori, in particolare nell’estrema periferia est (le zone già viste del municipio delle torri), ma anche nelle periferie a nord-ovest e sud-ovest.

All’interno del gra è soprattutto il quadrante est ad ospitare il maggior numero di bambini tra 0 e 2 anni.

Nella Roma interna al raccordo invece l’incidenza dei minori di 3 anni è molto più bassa. In valori assoluti, non mancano quartieri centrali o semi-centrali più popolati in questa fascia d’età. Tra questi Trieste (oltre 1.200 abitanti sotto i 3 anni, pari al 2,3% dei residenti) e Gianicolense (1.000 minori 0-2, pari al 2% della popolazione). Ma per trovare un’alta concentrazione di bambini bisogna spostarsi in periferia, in particolare sul versante orientale: Torpignattara, Centocelle, Tor Fiscale, Tor Cervara.

Il ruolo dei prezzi delle case

Ma cosa spinge la presenza di minori nelle periferie e oltre il raccordo?

All’aumentare dei prezzi, diminuisce la quota di bambini piccoli.

Le cause possono essere varie, ma su questa tendenza ovviamente incide il valore immobiliare delle abitazioni, più alto nelle aree centrali della Capitale e inferiore in periferia. Se confrontiamo i valori medi immobiliari per zona urbanistica (stimati da Istat su dati 2016 dell’Omi) con la presenza di minori sotto i 3 anni, si nota chiaramente come all’aumentare del valore immobiliare al metro quadro la presenza di bambini tenda a diminuire.

Relazione tra valore immobiliare e percentuale di minori 0-2 anni

 

In nessuna delle 15 zone urbanistiche con i prezzi immobiliari più alti, la percentuale di minori tra 0 e 2 anni raggiunge il 2%, con la sola eccezione del quartiere Trieste (2,3%). Per citare quelle con i prezzi medi in assoluto più alti, nel Centro storico, dove il valore medio al metro quadro sfiora gli 8.000 euro, i residenti con meno di 3 anni sono appena l’1,38%. A Trastevere, seconda nella classifica dei valori stimati (5.900 €/mq) i minori 0-2 sono l’1,69%. Ai Parioli (terza con 5.846 €/mq) sono l’1,92%, a Prati (5677 €/mq) l’1,75%, nel quartiere Salario (5.567 €/mq) l’1,83%.

Parallelamente, nelle 15 zone con i prezzi medi stimati più bassi, tende a concentrarsi una quota maggiore di bambini sotto i 3 anni. In 12 su 15 di questi quartieri la presenza di minori supera la media romana (2,3%), in diversi casi anche di larga misura. Ad esempio a Santa Palomba (1775 €/mq, 3,65% di residenti tra 0-2 anni), S. Vittorino (1998,55 €/mq, 3,62%), Decima (2037,82 €/mq, 3,42%), Tor Cervara (2075,35 €/mq, 3,03%), Borghesiana (2133,96 €/mq, 3,24%) Prima Porta (2178,63 €/mq 3,08%), Acqua Vergine (2149 €/mq, 4,28% di bambini tra 0-2 anni).

Più bambini in periferia, e i servizi?

Le zone interne al raccordo risultano tendenzialmente più servite rispetto agli insediamenti esterni. Dentro il gra, si trovano quasi 33 posti ogni 100 bambini 0-2 residenti. All’esterno del raccordo, la quota scende a 29,7 posti ogni 100 abitanti della fascia d’età considerata.

Ma anche in questo caso, si tratta di medie che non restituiscono la complessità nella distribuzione del servizio.

Fuori dal gra, si trovano anche “isole” con offerta molto elevata.

La copertura potenziale supera infatti il 50% in alcune aree esterne al raccordo. Ad esempio nei territori a ridosso del litorale di Ostia. Nelle zone di Ostia Antica, Acilia, Palocco e Infernetto troviamo complessivamente 1.705 posti a fronte di circa 3.000 utenti potenziali (55%). Spostandoci dalla parte opposta della città, due zone della periferia nord-est al di fuori del raccordo offrono quasi un posto per ogni bambino residente (a Bufalotta e S. Alessandro la quota si attesta attorno al 90%). E anche due territori nella periferia ovest extra-gra risultano ben serviti: Boccea (56%) e Casalotti di Boccea (52%).

Ma si tratta comunque di eccezioni. Restando nel quadrante occidentale esterno al raccordo, a Castelluccia, ai confini con Boccea, vivono oltre mille bambini con solo 127 posti pubblici convenzionati a disposizione (11,7%). A Vallerano Castel di Leva (Roma sud extra-gra) ci sono 142 posti a fronte di circa 850 residenti sotto i 3 anni (16%).

Domanda potenziale molto elevata nell’estrema periferia est

Più articolata la situazione dell’estrema periferia orientale esterna al raccordo. Qui la copertura in termini percentuali non sarebbe particolarmente bassa. A Torre Angela (la zona che comprende Tor Bella Monaca), sfiora il 34%, ad Acqua Vergine supera il 28%. Ma trattandosi del quadrante di Roma che ospita più bambini, il numero di quelli che restano scoperti dal servizio è comunque molto alto.

33,97% la copertura percentuale a Torre Angela. Ma in termini assoluti ci sono 840 posti per circa 2.500 bambini, quindi di fatto oltre 1.600 sono esclusi dal servizio.

Inoltre, spingendoci ancora più a est, ai confini di queste zone più servite, se ne trovano altre dove la copertura è molto più bassa. Ad esempio Borghesiana (150 posti per circa 1.700 residenti, 8%) e San Vittorino (66 posti per 514 residenti, 12,8%).

Anche dentro il raccordo possibili carenze da monitorare

In 5 zone interne al grande raccordo anulare, la differenza tra bambini residenti e posti pubblici o in convenzione supera le 800 unità. Si tratta di zone dove il servizio spesso è anche presente, ma il numero di bambini è così alto che la domanda eccede comunque di molto l’offerta.

La copertura non va letta solo in termini percentuali, ma anche in valori assoluti per capire le possibili carenze del servizio.

Ad esempio a Centocelle la copertura potenziale supera il 31%, un dato positivo. Ma dal momento che lì abitano circa 1.500 bambini 0-2, i 459 posti offerti lasciano comunque quasi 1.000 potenziali utenti senza servizio nella zona urbanistica di residenza. Ragionamento analogo per la vicina Torpignattara: una copertura attorno al 20%, con oltre 1.100 residenti significa che più di 900 bambini non avranno un posto pubblico vicino alla propria abitazione. Anche nel quartiere Don Bosco (sempre nella periferia est interna al raccordo) la differenza tra gli utenti potenziali (1.104) e i posti disponibili (191) è di oltre 900 unità.

Anche in due zone più vicine al centro i bambini sotto i 3 anni residenti sono così tanti che l’offerta pubblica, anche diffusa, lascia potenzialmente scoperti più di 800 bambini: Gianicolense (148 posti per oltre mille bambini, 13,7%) e Trieste (405 posti per oltre 1.200 bambini, quindi un’offerta in termini percentuali comunque superiore al 33%).

Nelle zone più fragili, l’offerta privata di asili nido non può sostituire quella pubblica o in convenzione.

Ma c’è comunque una differenza di cui bisogna tenere conto. Le ultime due zone presentano una serie di indicatori che le collocano nella fascia medio-alta: valori immobiliari sopra la media, alta percentuale di diplomati e laureati, bassa disoccupazione, bassi livelli di vulnerabilità sociale, incidenza di neet e di famiglie in disagio economico inferiore alla media. Questo significa che, verosimilmente, l’offerta puramente privata (attualmente impossibile da tracciare) qui potrebbe supplire almeno in parte a quella pubblica o convenzionata. Nelle tre zone della periferia est interna al raccordo invece i dati indicano una maggiore vulnerabilità sociale. Qui, come in tutte le zone più fragili, è molto più difficile per le famiglie rinunciare al servizio pubblico.

PROSSIMA PARTE
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.