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Roma, rispetto alla media italiana e alle altre grandi città, offre un buon numero di posti in asili nido, nonostante le differenze tra le diverse zone. Ma l’offerta sulla carta non sempre ci dice tutto sulla reale presenza dei nidi sul territorio.

In alcuni casi gli iscritti sono meno dei posti disponibili.

Non è detto infatti che i posti autorizzati siano tutti occupati. In alcune zone, l’offerta di asili nido è superiore al numero effettivo di bambini iscritti. Un fenomeno che può essere dovuto a tante ragioni, purtroppo non facili da tracciare con i dataset a disposizione. In alcuni casi si tratta di strutture attive ma in ristrutturazione. Ma potrebbero pesare anche altri fattori, da quelli economici alla distanza di alcune strutture.

6,8% dei posti negli asili di Roma resta vacante.

I 1.439 posti non occupati a Roma si distribuiscono in modo molto disomogeneo tra le diverse zone urbanistiche. La mappa ci aiuta ad inquadrare meglio il fenomeno.

Percentuale di posti vacanti rispetto alla capienza, per zona urbanistica

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Non ci sono posti vacanti in 25 zone urbanistiche, sulle 118 che ospitano almeno un nido. In altre 46 la quota di posti non occupati è comunque inferiore al 5%, il che spesso significa una differenza di poche unità in valori assoluti.

In altre realtà invece il fenomeno dei posti non occupati è molto più consistente.

12 le zone in cui la quota di iscritti non raggiunge l’80% della capienza teorica.

Più posti in teoria, ma in pratica?

In molti casi i vacanti sono concentrati nelle aree teoricamente più servite. Ad esempio a Valco San Paolo, una piccola zona urbanistica con poco meno di 8.000 abitanti, dove la copertura potenziale raggiunge quasi l’80%. Sulla carta sono infatti disponibili ben 134 posti pubblici o convenzionati, a fronte di 173 residenti con meno di 3 anni. In realtà i bambini iscritti negli asili nido della zona sono 67, la metà dei posti a disposizione. Stesso discorso per il quartiere San Lorenzo e la zona Pignatelli, entrambi con copertura potenziale al 90%, ma oltre un posto su 5 resta vuoto.

Per avere un quadro più chiaro, concentriamoci solo sulle zone dove vivono almeno 500 bambini sotto i 3 anni. Sono 51 sulle 155 totali. In nessuna di quelle che offrono più servizi prima infanzia (copertura potenziale oltre il 40%), gli iscritti coprono effettivamente la capienza teorica.

 

In questa lista di territori sulla carta più serviti, la quota di posti non occupati va dal 2,8% di Casal de' Pazzi al 27,3% di San Basilio. Colpisce come tra le zone con più vacanti spicchino alcuni territori particolarmente fragili sul piano sociale.

A Fogaccia e San Basilio, dove gli iscritti non raggiungono l'80%, ma anche ad Acilia (nord e sud) il livello di vulnerabilità sociale e materiale è elevato (supera in tutti quota 103). La percentuale di adulti diplomati o laureati non arriva al 60%, contro una media comunale del 72,5%. Sono anche le uniche zone di questa lista a presentare un tasso disoccupazione superiore all'11%, nonché una quota di neet a doppia cifra. Se mediamente a Roma circa il 2% delle famiglie si trova in disagio economico, in queste 4 zone la percentuale oscilla tra il 2,8% di Fogaccia e il 3,3% di San Basilio.

Non è detto che ci sia necessariamente una relazione diretta tra la condizione sociale di queste zone e l'alta quota di posti vacanti. Questa serie di indicatori però segnala che si tratta di territori fragili, in cui la presenza del servizio è ancora più importante. In questi casi, a maggior ragione, non basta osservare la copertura potenziale, se poi le iscrizioni effettive non raggiungono la capienza teoricamente offerta.

Colpisce ancora di più che anche in alcune zone dove il servizio è più carente si registrino comunque posti vacanti.

Asili al completo dove c'è meno offerta, con delle eccezioni

In nessuno di questi territori la copertura teorica del servizio prima infanzia arriva al 20% dei bambini residenti. Quindi sarebbe ragionevole ipotizzare che non ci siano posti vacanti, essendo disponibili in numero limitato rispetto alla domanda potenziale. In gran parte in effetti è così. In quasi tutti i casi si registra una saturazione totale o comunque superiore al 95%.

Ad esempio a Borghesiana, dove la copertura potenziale è piuttosto bassa (150 posti per 1.716 bambini, meno del 9%), non ci sono posti vacanti. Ma di fatto sono praticamente al completo anche gli asili con una percentuale di vacanti limitata. A Gordiani in valore assoluto ci sono solo 2 posti vuoti (136 iscritti su 138 posti disponibili), mentre ce ne sono 3 a Don Bosco (188 su 191 disponibili), Vallerano (139 su 142), Nomentano (127 su 130) e 4 a Giancolense (144 su 148).

Fanno eccezione tre zone, dove la percentuale di vacanti supera il 5%: Medaglie d'oro (11 posti non occupati su 124 disponibili), Torpignattara (sempre 11 vuoti su 217 teorici) ed Esquilino (16 vacanti su 116 disponibili). Mentre per la prima gli indicatori segnalano un certo livello di benessere (oltre il 90% di adulti con diploma o laurea, bassa disoccupazione, bassa percentuale di famiglie in potenziale disagio economico), le ultime due appaiono molto più a rischio sociale.

Cosa possono fare gli asili nei contesti difficili

Sia Torpignattara che l'Esquilino hanno pochi posti disponibili, e nonostante questo la quota di vacanti non è irrilevante. La ragione non è facile da spiegare, ma con i dati a disposizione possiamo provare a ricostruire il contesto sociale ed economico di queste due zone. Entrambe si caratterizzano per un'elevata vulnerabilità sociale, e sono anche due delle aree con la più alta presenza di stranieri: 28% dei residenti all'Esquilino, 22% a Torpignattara. Quote che diventano ancora più alte se si guarda ai soli bambini tra 0 e 2 anni: 29% all'Esquilino, 31% a Torpignattara.

Eppure ad una presenza così elevata di bambini con un'altra cittadinanza non sempre corrisponde un'analoga presenza tra gli iscritti degli asili pubblici e convenzionati in quelle due zone. Negli asili dell'Esquilino, sono stranieri il 25% degli iscritti (4 punti percentuali in meno rispetto alla quota di bambini stranieri residenti). In quelli di Torpignattara solo il 12% degli iscritti agli asili pubblici o convenzionati ha cittadinanza straniera (oltre 19 punti percentuali in meno rispetto alla quota di bambini stranieri residenti).

In zone svantaggiate, la presenza di asili può produrre integrazione e ridurre i conflitti.

Una mancata partecipazione ai servizi per la prima infanzia che rappresenta, potenzialmente, un grande ostacolo in termini di integrazione e di tenuta del quadro sociale. I bambini che non frequentano il ciclo precedente alla scuola dell'obbligo rischiano di partire svantaggiati, a maggior ragione se provengono da un contesto culturale differente. Oltretutto questa differenza, in molti casi, è più ampia in molti casi nelle zone socialmente vulnerabili.

Un maggior equilibrio nell'offerta dei servizi, unita a politiche di integrazione adeguate, possono contribuire in modo decisivo a ridurre questo rischio. Perciò assicurare l'accessibilità del servizio asili nido diventa strategico sotto entrambi i punti di vista. Da un lato amplia la rete di welfare, riducendo gli squilibri e la probabilità di conflitti per le risorse, dall'altro può essere un motore effettivo di integrazione, a cominciare dalla prima infanzia.

 

Foto credit: Flickr Città di Parma - Licenza

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