L’accesso alla cultura e ai musei per i minori, dopo due anni di pandemia #conibambini

In seguito all’emergenza, la quota di visitatori dei musei si è drasticamente ridotta, in particolare tra i minori. Una questione per tutto il paese, a maggior ragione per i territori dove già prima della pandemia meno della metà dei bambini aveva accesso a queste strutture.

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L’emergenza Covid ha avuto un impatto anche sulla vita culturale delle persone. La necessità di contenere i contagi ha comportato anche una riduzione del numero di visitatori dei musei.

Lo scorso febbraio, Istat ha reso noto che gli utenti di musei e istituti similari, pubblici e privati, sono stati circa 36 milioni nel 2020. Cioè il 72% in meno dei 130 milioni rilevati nell’ultimo anno prima della pandemia.

Questa tendenza era del resto già visibile dai dati pubblicati a dicembre, relativi ai soli musei statali. Il numero di visitatori di questi ultimi, che nel corso dell’ultimo decennio era aumentato da meno di 40 milioni ai circa 55 annui rilevati nel biennio 2018-19, è sceso a 13 milioni nel 2020.

Per circuito museale si intende un insieme di musei, gallerie, monumenti e/o aree archeologiche accessibili al pubblico con un biglietto unico.

I dati relativi al 2020 sono provvisori. Come riportato da Istat nel commento alle statistiche culturali 2020, dal conteggio di quell’anno sono esclusi 464.639 biglietti. Si tratta dei biglietti trasformati in voucher e non ancora utilizzati nel corso dell’anno 2020.

Non comprende i dati di Sicilia, Trentino Alto-Adige e Valle d’Aosta, nelle quali non sono presenti musei e gallerie statali.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero della cultura e Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 10 Dicembre 2021)

Una diminuzione che ha colpito in particolare i circuiti museali (-88,5%), i monumenti e le aree archeologiche (-73,9%) e infine i musei e le gallerie (-68,7%).

-41 milioni di visitatori dei musei, monumenti e aree archeologiche statali tra 2019 e 2020.

Confrontando questa tendenza con i dati sulla quota di persone che dichiarano di aver visitato un museo o una mostra negli ultimi 12 mesi, si osserva come siano stati soprattutto bambini e ragazzi a veder ridotto il proprio consumo culturale tra 2019 e 2020. Una tendenza non nuova, che abbiamo avuto modo di rilevare anche in un precedente approfondimento sull'accesso al teatro.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 18 Marzo 2022)

È interessante osservare come, persino nel 2020, i bambini e i ragazzi restino il segmento di popolazione che con più frequenza visita musei o mostre. Tuttavia sono anche l'unica fascia d'età dove il calo successivo al Covid è stato superiore ai 10 punti percentuali tra 2019 e 2020.

Vista in una prospettiva di più lungo periodo, la crisi pandemica ha anche interrotto un trend di crescita nell'accesso ai musei da parte dei minori.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 18 Marzo 2022)

Nel ritorno progressivo alla normalità, è fondamentale promuovere l'accesso di ragazze e ragazzi ai luoghi della cultura, come i musei. Perché si tratta di presidi la cui importanza va ben oltre la sola conservazione ed esposizione di opere d'arte, beni culturali e altri materiali.

Perché l'accesso ai musei è importante per la formazione dei minori

Abbiamo già avuto modo di raccontare come storicamente i luoghi della cultura, nello specifico i musei, fossero concepiti soprattutto per la fruizione di un pubblico adulto. Ancora oggi, in media, meno di una struttura su 5 dispone di percorsi e supporti informativi dedicati ai bambini.

Oltre la metà ha un laboratorio didattico in cui sviluppare attività specifiche per giovani e scolaresche, ma si tratta di una media nazionale che oscilla tra il 73% del Trentino Alto Adige e il 35% della Sicilia.

19,2% dei musei italiani offre percorsi e materiali pensati per i minori (2019).

L'estensione di servizi e modelli di accoglienza rivolti ai più piccoli rappresenta una sfida cruciale per il sistema museale italiano. Una sfida che si inserisce a pieno titolo negli strumenti per il contrasto della povertà educativa.

I musei sono a pieno titolo presidi nel contrasto della povertà educativa.

Se ben organizzate, le visite di musei e mostre possono rappresentare dei momenti significativi per la formazione di bambine e bambini.

Si tratta infatti di esperienze formative che si svolgono al di fuori delle mura scolastiche, in un contesto che può facilitare l’apprendimento del bambino facendo leva sulla sua curiosità.

Perciò è così importante rafforzare la collaborazione tra la scuola e la rete di musei presente sul territorio e "moltiplicare" questo tipo di occasioni culturali. A maggior ragione nella fase di uscita da una pandemia che - per forza di cose - ha ridotto molto questo tipo di esperienze. In primo luogo nei territori in cui l'accesso al museo da parte dei bambini risultava più sporadico già prima della pandemia.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per gruppo Crc
(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Dicembre 2021)

Difatti, mentre in alcune regioni - come Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e provincia autonoma di Trento - oltre il 60% dei bambini aveva visitato almeno un museo o una mostra nel 2019, in altre - quasi tutte collocate nel mezzogiorno - la quota spesso non raggiungeva il 50%.

In particolare in regioni come Molise, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata dove, già prima dell'emergenza, poco più di un terzo dei minori tra 6 e 17 anni aveva visitato un museo.

I futuri interventi sui musei legati al Pnrr

Un capitolo importante degli investimenti previsti dal Pnrr riguarda la cultura, e nello specifico anche i musei italiani. Da questo punto di vista, prima di approfondire il tema della diffusione delle strutture museali nel nostro paese e della loro riapertura dopo il Covid, è interessante concentrarsi su 3 interventi inseriti nel piano.

Il Pnrr punta anche alla digitalizzazione del patrimonio culturale del paese.

Il primo è l'investimento da 500 milioni di euro tra 2021 e 2026 riguardante la strategia digitale e le piattaforme per il patrimonio culturale. Tale intervento mira a "digitalizzare il patrimonio custodito nei luoghi della cultura e creare una infrastruttura digitale nazionale che raccoglierà, integrerà e conserverà le risorse digitali, rendendole disponibili per la fruizione pubblica attraverso piattaforme dedicate".

 

Interventi riguardanti i musei nel Pnrr

Nome dell'investimentoRisorse stanziateObiettivi intervento
Strategia digitale e piattaforme per il patrimonio culturale (M1-C3-I.1.1)500 milioni di euro attribuiti a fondo perduto, di cui:
2021: 11,2
2022: 59
2023: 124,3
2024: 146,8
2025: 99,2
2026: 59,5
Si tratta di 12 progetti complementari che mirano alla digitalizzazione del patrimonio culturale (anche a fini di conservazione), alla dotazione tecnologica delle strutture alla formazione del personale
Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura (M1-C3-I.1.2)300 milioni di euro, attribuiti a fondo perduto, di cui:
2021: 10
2022: 30
2023: 70
2024: 70
2025: 65
2026: 55
Elaborazione di un piano strategico per rimuovere barriere e successiva attuazione degli interventi. L'investimento è destinato principalmente (per circa € 282 mln) a siti culturali statali e, per una quota minore (€ 18 mln), a musei regionali, provinciali, civici o privati, gestiti da enti pubblici o organizzazioni senza scopo di lucro
Migliorare l’efficienza energetica nei cinema, nei teatri e nei musei (M1-C3 I.1.3)300 milioni di euro (di cui 100 per musei e siti culturali statali), attribuiti a fondo perduto, di cui:
2021: 30
2022: 40
2023: 80
2024: 60
2025: 50
2026: 40
Incrementare l'efficienza energetica di alcune strutture culturali, tra cui musei, cinema e teatri

 

Un secondo intervento, per 300 milioni complessivi, punta alla rimozione delle barriere senso-percettive architettoniche e cognitive in varie istituzioni culturali, come musei, biblioteche e archivi. Con l'obiettivo di far sì che l'accesso alla cultura non sia precluso alle persone con disabilità.

Terzo intervento di rilievo è l'investimento da 300 milioni per migliorare l’efficienza energetica di una serie di strutture culturali, tra cui cinema, teatri e musei. Un terzo dello stanziamento (100 milioni) è specificamente destinato a musei e siti culturali statali (per un totale di 67 strutture).

Parliamo di una serie di previsioni volte a potenziare la fruizione del patrimonio culturale italiano nei prossimi anni. Ma come sta andando oggi la riapertura dei musei nella fase di progressiva uscita dall'emergenza?

La diffusione dei musei in Italia e la riapertura dopo il Covid

Nel 2018 i musei presenti nel nostro paese sono poco meno 5.000, comprendendo in questa definizione anche gallerie d’arte, parchi archeologici e monumenti. In media, parliamo di una struttura museale ogni 50 chilometri quadrati e di una ogni 6.000 residenti di tutte le età.

A livello nazionale, nell'anno preso in esame, circa il 30% dei comuni ospitava un museo o un istituto similare. Con importanti differenze sul territorio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Dicembre 2019)

I comuni polo hanno quasi sempre almeno un museo, ma nelle città del sud l'offerta è meno "densa".

In primo luogo, rispetto all'offerta di musei in rapporto a bambini e ragazzi residenti. A fronte di una media di 5 strutture ogni 10mila minori, infatti, la quota risulta fortemente variabile, a partire dalle città maggiori. Sale a 12,4 a Firenze e 8,4 a Bologna. Mentre si attesta ampiamente sotto la media in 3 grandi città del sud: Catania (1,68), Bari (2,06) e Napoli (2,21). 

Allo stesso tempo, prevedibilmente, sono i comuni polo - le città principali, baricentriche in termini di servizi - quelli più spesso dotati di musei. In oltre il 90% di questi comuni è presente almeno un museo.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Dicembre 2019)

Il dato cala fino al 23% nei comuni di cintura, l'hinterland della città maggiori. Mentre nei comuni interni (intermedi, periferici e ultraperiferici) si attesta attorno al 30%.

Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di oltre 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti, a forte rischio spopolamento. Vai a "Che cosa sono le aree interne"

Le aree interne del paese, peraltro, sono quelle in cui la riapertura in seguito all'emergenza Covid mostra le maggiori criticità. Dai dati raccolti nel censimento di Istat (2021), risulta infatti che solo il 9,1% dei musei nei comuni ultraperiferici abbia riaperto al pubblico nel 2021, contro il 21,7% dei comuni polo.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Febbraio 2022)

La ripartenza dell'offerta culturale è più complessa nelle aree interne.

In parallelo, oltre il 27% non ha riaperto e non sa se riaprirà. Dati che ci ricordano le criticità tipiche dei centri più remoti del paese, dove servizi e strutture in molti casi sono caratterizzati da minori dotazioni, sia in termini di offerta che di personale. E che perciò ci segnalano il rischio che siano proprio i territori periferici a soffrire una maggiore carenza dell'offerta culturale, nell'uscita dall'emergenza.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sull'offerta di musei sono fonte Istat.

Foto: aurelio candido (Flickr) - Licenza

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