Che cos’è l’abbandono scolastico

L’abbandono scolastico precoce riguarda i giovani che lasciano gli studi con la sola licenza media. Un fenomeno grave, sia per le sue cause più frequenti (disagio economico e sociale) sia per gli effetti a breve e lungo termine (difficoltà di trovare lavoro e aggravamento delle disuguaglianze).

Definizione

Il fenomeno dell’abbandono scolastico precoce colpisce quei giovani che lasciano gli studi con la sola licenza media, senza conseguire ulteriori titoli di studio o qualifiche professionali. Dal punto di vista del sistema educativo e dell’intera società, si tratta di un fallimento formativo. I ragazzi e le ragazze che abbandonano gli studi infatti provengono spesso da contesti sociali più difficili e da famiglie in difficoltà economica. Per un giovane, lasciare gli studi prima del tempo significa avere più difficoltà nel trovare un’occupazione stabile. Quindi anche maggiori probabilità di ricadere nell’esclusione sociale.

Dati

L’Unione europea ha fissato come obiettivo che – entro il 2020 – i giovani europei tra 18 e 24 anni senza diploma superiore (o qualifica professionale) siano meno del 10% del totale. A livello continentale l’obiettivo potrebbe essere raggiunto, essendo il dato 2017 al 10,6%. L’Italia è il quarto paese dove il fenomeno dell’abbandono scolastico incide di più, dopo Malta, Spagna e Romania. Negli ultimi anni sono stati fatti degli sforzi per ridurre gli abbandoni in Italia: dal 19% del 2009 siamo scesi al 14% del 2017. È un dato medio che riflette velocità differenziate. Se nel centro-nord siamo prossimi al 10%, nel mezzogiorno la quota di giovani che abbandonano gli studi è più vicina al 20%. In primo luogo nelle due isole (Sicilia e Sardegna) e nelle grandi regioni del sud: Campania, Puglia e Calabria. Ma la quota di abbandoni è alta anche in alcune realtà del centro-nord. Ad esempio nelle province di Imperia (Liguria) e Arezzo (Toscana) la quota di abbandoni è al 22%.

Analisi

Il fenomeno dell’abbandono scolastico si inserisce in quello più ampio della dispersione scolastica. Questa comprende tante situazioni diverse, spesso difficili da misurare. Dalle interruzioni nel percorso di studi all’evasione dell’obbligo di frequenza, dai ritardi al vero e proprio abbandono prima della fine del ciclo formativo. Ma può essere considerata dispersione scolastica anche l’ottenimento di un titolo di studi che non corrisponde alle reali competenze acquisite. L’indicatore adottato dall’Ue è uno stimolo utile e soprattutto permette una comparabilità tra stati, regioni, enti territoriali. Ma va tenuto presente che da solo non basta per valutare tutti gli aspetti connessi alla questione.

Ecco alcuni limiti dell’indicatore che non vanno trascurati:

  1. misurare gli abbandoni attraverso la quota di giovani che ha al massimo la terza media ci offre un punto di vista retrospettivo sugli abbandoni scolastici, ex post, ma per avere contezza del fenomeno nella sua evoluzione dovremmo monitorare il percorso scolastico del singolo studente, anno per anno;
  2. l’indicatore valuta come abbandono il mancato conseguimento di un titolo (il diploma superiore), ma gli esperti hanno sottolineato in diverse occasioni come questo criterio sia spesso insufficiente. A parità di titolo conseguito, come già segnalato, si registrano livelli di competenza molto diversi tra gli studenti. Il raggiungimento del diploma, da solo, non necessariamente certifica che il rischio di fallimento formativo sia stato davvero evitato;
  3. per questo indicatore, che pure offre una discreta profondità locale, i dati comunali non esistono, se non risalenti al censimento. Nel contesto attuale, in cui il nostro paese sta cercando di raggiungere l’obiettivo europeo, possiamo fotografare la situazione comunale al 2011, ma non analizzare le più recenti evoluzioni sul territorio. Un limite enorme per comprendere davvero il fenomeno in un paese di profonde differenze territoriali, come l’Italia.

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