L’impatto delle disuguaglianze sociali sulla dispersione dopo la pandemia #conibambini

Sono gli studenti che vengono da famiglie svantaggiate i più soggetti alla dispersione scolastica. Una relazione, quella tra disuguaglianze di partenza e rendimento scolastico, il cui impatto va analizzato anche a livello locale.

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La famiglia di origine continua a giocare un ruolo molto importante sul futuro di ragazze e ragazzi. I divari nei risultati scolastici spesso rispecchiano le disuguaglianze sociali di partenza.

Ne sono una conferma i dati sulla cosiddetta dispersione implicita, un indicatore che utilizza i dati delle prove Invalsi per monitorare la quota di studenti che – pur completando il ciclo di studio – non raggiungono livelli di competenza adeguati.

Non rientrano quindi tra gli abbandoni in senso stretto, la dispersione esplicita di chi lascia la scuola prima del tempo. Tuttavia costituiscono un segnale dello stato del sistema educativo.

L’impatto della dispersione dopo l’emergenza Covid

Come abbiamo avuto modo di approfondire, uno degli effetti immediati dell’emergenza Covid è stato proprio l’aumento della dispersione implicita. La quota di studenti con competenze inadeguate è cresciuta di circa 2,5 punti tra 2019 e 2021.

Con la pandemia è cresciuta la quota di studenti con competenze inadeguate.

Nelle prime rilevazioni, svolte con dati campionari, le percentuale di studenti con risultati insufficienti alla fine degli studi era passata dal 7% al 9,5% del totale. Successivamente la disponibilità di dati per l’intera popolazione studentesca ha consentito di aggiornare la stima, rispettivamente al 7,5% per il 2019 e al 9,8% per il 2021, confermando la tendenza già rilevata dalle stime preliminari.

I test del 2022, in un contesto di progressiva uscita dall’emergenza, indicano una stabilizzazione sui livelli del 2021 della dispersione implicita, con una lieve flessione.

9,7% gli studenti che nel 2022 hanno concluso la scuola superiore con competenze di base inadeguate.

Ciò è in parte positivo, in quanto segnala l’interruzione del trend ascendente e – come vedremo – anche una tendenza alla flessione più marcata in diverse aree del paese. Tuttavia il livello di dispersione implicita si conferma al di sopra dei livelli pre-pandemici. E soprattutto è molto variabile in base all’origine familiare.

All’ultimo anno delle superiori, il 12% degli studenti con Escs sotto la media, ovvero con alle spalle una famiglia di peggior condizione socio-economico-culturale, si trovano più spesso dei coetanei in una situazione di dispersione implicita. Significa aver concluso il percorso di studi con competenze di base inadeguate in tutte le materie rilevate nelle prove Invalsi (italiano, matematica e inglese).

Un dato in netto aumento rispetto al pre-pandemia: dall’8% del 2019 sono saliti all’11,8% nel 2021 e al 12% nel 2022. Il trend di crescita per i ragazzi con un contesto più difficile alle spalle è rallentato, ma non è del tutto scomparso. L’impatto delle disuguaglianze è evidente: tra gli studenti svantaggiati la dispersione implicita incide il doppio rispetto ai coetanei con una condizione familiare sopra la media. Inoltre risulta in lieve aumento nell’ultimo anno, mentre per gli alunni avvantaggiati rimane stabile sul 5,6%.

Ai fini di questa elaborazione, per studenti svantaggiati si intendono quelli con livello socio-economico-culturale della famiglia sotto la media.

Il livello socio-economico-culturale è calcolato attraverso l’indice Escs. Si tratta di un indicatore formulato a livello internazionale che sintetizza tre aspetti: lo status occupazionale dei genitori; il loro livello di istruzione; la disponibilità per il minore di un ambiente favorevole all’apprendimento.

In rilasci Invalsi successivi, il dato 2019 è stato aggiornato dall’istituto dal 7 al 7,5% “in seguito alla disponibilità dei dati relativi all’intera popolazione studentesca.”

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Luglio 2022)

Quando l’informazione sull’origine sociale dello studente non è disponibile, la dispersione implicita risulta anche superiore: 19,8%, in calo di un punto rispetto al 2021. Cioè circa 3 volte e mezzo rispetto ai ragazzi provenienti da un ambiente più favorevole.

Le disuguaglianze territoriali nella dispersione a scuola

Nel 2022 le regioni dove la quota di studenti di V superiore con competenze inadeguate in tutte le materie è risultata più elevata sono state Campania (19,8%), Sardegna (18,7%), Calabria (18%) e Sicilia (16%).

Spesso si tratta dei territori in cui anche l’abbandono scolastico precoce incide maggiormente. Tutte le regioni citate si collocano infatti sopra la media anche per quota di giovani che hanno lasciato la scuola con al massimo la licenza media.

Una tendenza che segnala come dispersione implicita e abbandoni scolastici precoci non siano altro che due espressioni diverse di uno stesso fenomeno. Un fenomeno che si può sintetizzare nel progressivo allontanamento dal sistema educativo. In alcuni casi esplicito: con l’interruzione del percorso di studi. In altri implicito: i giovani terminano gli studi ma senza competenze adeguate.

1 su 5 gli studenti colpiti da dispersione implicita in Campania.

Questa situazione colpisce soprattutto ragazze e ragazzi con alle spalle le famiglie più fragili. Quelle che per motivi diversi hanno meno risorse, non solo economiche, ma anche culturali e sociali, da investire sull’educazione dei propri figli. Danneggiando quindi le aree del paese più deprivate e maggiormente segnate dalle disuguaglianze.

Il rapporto tra disuguaglianze e apprendimenti

Per verificare questa relazione a livello locale, possiamo confrontare i dati sulle disuguaglianze tra le famiglie con quelli sul livello di apprendimento degli studenti.

Lo strumento più utilizzato a livello internazionale per monitorare le disuguaglianze in un paese è l’indice di Gini. Un indicatore che va da un minimo di 0, quando tutti i redditi della popolazione si equivalgono, a un massimo di 1 in caso di estrema disparità nella distribuzione dei redditi. A seconda della notazione utilizzata, può essere espresso anche in una scala da 0 a 100.

L’indice di Gini serve a misurare le differenze tra i redditi, per quantificare le disuguaglianze. Vai a “Cos’è l’indice di Gini”

Nel contesto europeo, l’Italia è uno dei paesi in cui il fenomeno incide maggiormente. Con un valore di 32,9 su 100 è infatti il settimo stato su 27 dell’Ue, dopo Bulgaria, Lettonia, Lituania, Romania, Spagna e Portogallo.

Ricostruire questa informazione a livello locale non è semplice, per la carenza di dati disaggregati e per la presenza di fattori (come l’evasione fiscale) che possono compromettere l’analisi.

Per indagare la questione, possiamo utilizzare la versione semplificata dell’indice di Gini, sviluppata nell’ambito del programma di ricerca di interesse nazionale Postmetropoli, i cui dati sono inseriti tra gli indicatori delle politiche urbane raccolti dal governo.

Si tratta di una stima dell’indice di Gini a livello comunale (basata sull’imponibile Irpef del 2012). Purtroppo la granularità dei dati non ha consentito un’analisi sul reddito delle singole famiglie, ma su sottogruppi di popolazione (assunti come omogenei), perciò l’indicatore non è confrontabile con quello nazionale.

Messi a confronto con il grado di competenze, si nota come non emerga una relazione netta, generalizzabile all’intero il territorio nazionale. Ciò anche perché tra i comuni con indice di Gini inferiore, cioè con minore disuguaglianza, sono spesso compresi anche molti comuni con basso reddito medio. Ovvero aree economicamente deprivate, che sono tendenzialmente anche quelle con gli apprendimenti più bassi.

48,5% contribuenti del crotonese che dichiarano tra 0 e 10mila euro. L’area con i redditi più bassi è anche quella con più studenti dalle competenze insufficienti.

Tuttavia non pochi tra i territori con maggiori disuguaglianze coincidono con quelli con i risultati più bassi nelle prove Invalsi.

Il dato rappresenta una stima dell’indice di Gini comunale. Esso è stato calcolato non sul reddito delle singole famiglie, ma su sottogruppi di popolazione.

A partire dal reddito (imponibile Irpef 2012) la popolazione è stata divisa in sottogruppi, e di ciascuno è stato calcolato il reddito medio. Si tratta quindi di una sottostima della diseguaglianza attraverso l’indice di Gini perché riguarda solo la componente ‘tra gruppi’, essendo costruita sull’ipotesi che dentro ciascun gruppo non ci siano differenze.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi e Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (Indicatori per le politiche urbane)
(ultimo aggiornamento: mercoledì 28 Settembre 2022)

Tra i capoluoghi ad esempio le maggiori città del sud si caratterizzano per un indice di Gini elevato e bassi apprendimenti. Napoli presenta un indice di Gini pari a 0,24, secondo solo a Milano (0,26) e in linea con quello di Roma. Il punteggio medio Invalsi nel capoluogo campano nelle prove Invalsi di italiano degli studenti di V superiore nel 2021/22 è di 170,4 e il 63,3% degli alunni si attesta sui 2 livelli più bassi.

Palermo e Catania, con un’incidenza della disuguaglianza lievemente inferiore (indice di Gini 0,23), hanno risultati di poco migliori. In entrambe il 60% degli studenti si attesta sui livelli di apprendimento più bassi e i punteggi medi sono rispettivamente 174,21 e 174,88.

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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sull’indice di Gini sono gli indicatori delle politiche urbane raccolti dal Dipe (Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica) a partire dal programma di ricerca di interesse nazionale (Prin-Postmetropoli). La fonte dei dati sugli apprendimenti a livello comunale per l’anno scolastico 2021/22 è Invalsi.

Foto: Allison Shelley per EDUimagesLicenza

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