Come cambierà la spesa in istruzione nei prossimi anni #conibambini

Una delle sfide stabilite nel Pnrr è l’ammodernamento delle scuole. Approfondiamo alla luce di quanto previsto dal bilancio dello stato per il triennio 2021-23, anche in relazione alla condizione dell’edilizia scolastica prima dell’emergenza Covid.

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Impiegare adeguatamente le risorse europee del next generation Eu è la sfida che caratterizzerà i prossimi mesi e anni, nell’ambito del piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr). Ciò comporta un investimento sulle infrastrutture, materiali e immateriali, del paese. Tra queste, uno degli aspetti cruciali su cui intervenire è il sistema educativo, con l’obiettivo di colmare le carenze e i divari che oggi gravano su di esso.

17,8% degli edifici scolastici statali in Italia è classificato come vetusto.

Nelle scorse settimane, il servizio del bilancio del senato ha pubblicato una serie di documenti sul bilancio dello stato per il triennio 2021-2023. La loro lettura consente alcune prime valutazioni sulla direzione del sistema di istruzione negli anni a venire, a partire dalla necessità di prevedere investimenti nel miglioramento dell’edilizia scolastica. Difatti, come emerge chiaramente dall’analisi dei dati del ministero dell’istruzione, la situazione del patrimonio scolastico è fortemente eterogenea sul territorio e merita una attenzione particolare.

La spesa in istruzione 2020-23, tra missioni, programmi e azioni

Complessivamente, l’intero sistema paese impiega circa il 4% del suo Pil in istruzione. Per quanto riguarda il budget dello stato centrale, sono circa 50 i miliardi annualmente destinati alla missione di bilancio 22 “istruzione scolastica”. Una spesa che si divide in una serie di canali diversi, ovvero i programmi che compongono la missione. E che a loro volta si suddividono in “azioni”, ovvero una tipologia più specifica e omogenea, riferita ai destinatari dell’intervento.

Contiene la previsione delle entrate e delle uscite sia per l'anno successivo che su un arco triennale. Assegna inoltre le risorse ai ministeri sulla base delle varie voci di spesa. Vai a "Com’è strutturata la legge di bilancio"

In base alle risorse assestate per il 2020, i 49,96 miliardi della missione 22 sono impiegati per oltre il 58% nell’istruzione di primo ciclo, per il 32,9% in quella di secondo ciclo e il restante 9% circa in altri programmi. In particolare quelli relativi alla programmazione e coordinamento dell’istruzione (programma 1 della missione 22) e allo sviluppo del sistema istruzione scolastica, diritto allo studio ed edilizia scolastica (programma 8).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati bilancio dello stato ed ufficio di bilancio senato
(ultimo aggiornamento: mercoledì 30 Giugno 2021)

Nel 2021 lo stanziamento sulla missione 22 cresce fino a 50,4 miliardi, per poi ridiscendere a circa 48 nel 2022 e a 46,6 nel 2023. All'interno di tale stanziamento complessivo variano tuttavia in modo significativo le allocazioni interne alle singole voci. Tra i programmi, il calo in termini percentuali è più marcato nel programma 16 della missione 22, ovvero "realizzazione degli indirizzi e delle politiche in ambito territoriale in materia di istruzione". Questo passa da 406,71 milioni di euro nell'assestato del 2020 a 142 milioni previsti per il 2023, con una diminuzione del 65% (-63% rispetto al 2021).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati bilancio dello stato ed ufficio di bilancio senato
(ultimo aggiornamento: mercoledì 30 Giugno 2021)

In una tendenza al calo dell'istruzione di primo e secondo ciclo, di gran lunga i 2 programmi con più risorse dell'intera missione, si segnala una crescita del 3,65% per la prima tra 2020 e 2021. Con un calo che - sull'intero periodo - è pari al 4% circa.

A crescere lungo tutto il periodo considerato è invece il programma 8, denominato sviluppo del sistema istruzione scolastica, diritto allo studio ed edilizia scolastica. Lo stanziamento che comprende gli investimenti sull'edilizia scolastica è l'unico a segnare un aumento quasi continuo, da 1,12 miliardi nel 2020 a 1,53 nel 2022, per poi flettere a 1,44 nell'anno successivo.

E, all'interno di questo programma, l'azione più rilevante è proprio quella dedicata agli "interventi per la sicurezza nelle scuole statali e per l'edilizia scolastica". Questa voce di spesa passa da poco meno di 816 milioni di euro nel 2020 a quasi 1,3 miliardi nel 2022, per poi assestarsi su 1,2 miliardi nel 2023.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati bilancio dello stato ed ufficio di bilancio senato
(ultimo aggiornamento: mercoledì 30 Giugno 2021)

Tale impegno andrà attentamente monitorato nei prossimi anni, per verificare l'implementazione effettiva dello stanziamento. Anche alla luce del percorso di investimenti finanziati con le risorse europee, nell'ambito del piano nazionale ripresa e resilienza.

La centralità dell'edilizia scolastica nei prossimi anni

La crescita del programma che, all'interno della missione 22, più di tutti si compone soprattutto di spese in conto capitale (e quindi di investimenti), va letta in parallelo con quanto previsto dal Pnrr.

85% del programma relativo a diritto allo studio e edilizia scolastica sarà composto da spesa in conto capitale (in crescita dall'81% nel 2020).

Il piano nazionale di ripresa e resilienza infatti segnala la necessità di forti interventi proprio sull'aspetto infrastrutturale in ambito scolastico. In primo luogo, in base a quanto previsto dall'investimento 3.2 del capitolo istruzione, per trasformare le scuole in ambienti in cui sia possibile svolgere la didattica digitale. Ad esempio con edifici connessi alla rete ultraveloce, con la ristrutturazione delle classi e la creazione di nuovi laboratori didattici.

Investimento 3.2: Scuola 4.0 - scuole innovative, nuove aule didattiche e laboratori
La misura mira alla trasformazione degli spazi scolastici affinché diventino connected learning environments adattabili, flessibili e digitali, con laboratori tecnologicamente avanzati e un processo di apprendimento orientato al lavoro.

Allo stesso tempo, qualsiasi intervento di tipo infrastrutturale per le scuole deve necessariamente partire dalle carenze preesistenti del loro patrimonio edilizio. Difatti l'investimento 3.3 del Pnrr indica come obiettivo proprio la messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica.

Investimento 3.3: Piano di messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica
La misura ha come obiettivo principale quella di consentire la messa in sicurezza di una parte degli edifici scolastici, favorendo anche una progressiva riduzione dei consumi energetici e quindi anche contribuire al processo di recupero climatico. Gli obiettivi principali in dettaglio sono: miglioramento delle classi energetiche con conseguente riduzione dei consumi e di emissione di CO2; aumento della sicurezza strutturale degli edifici

Si tratta di un punto cruciale. Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato, infatti, sulla condizione delle scuole si scontano anche ritardi di lungo periodo. Carenze che sono riesplose con particolare forza durante l'emergenza Covid, e quindi ineludibili per un progetto di investimento sul comparto scolastico come quello delineato dal Pnrr.

La sfida di migliorare la condizione dell'edilizia scolastica

Lo stato del patrimonio edilizio che pertiene alle scuole può essere analizzato con numerosi dati, di natura diversa. Dalla presenza di progettazione antisismica, alla vicinanza alle fonti di inquinamento, fino al superamento delle barriere architettoniche.

Un ulteriore indicatore utile è quello relativo alla vetustà delle scuole. All'interno dei dataset del ministero dell'istruzione, infatti, è indicato - per ciascuno degli oltre 40mila edifici scolastici presenti in Italia - la classificazione dell'edificio come vetusto o meno. Intendendo come tali quelli che, nel 2018, avevano oltre 50 anni.

Elaborando questo dataset, è possibile ricostruire come le scuole classificate come vetuste siano circa il 18% del totale, con ampie differenze territoriali. Partendo dal livello regionale, si va dal Piemonte (43,7% del patrimonio edilizio scolastico vetusto) a Campania e Toscana (entrambe con poco meno del 6%). Da notare come, dopo il Piemonte, la quota maggiore di vetusti si rilevi in altre regioni del nord-ovest, in particolare Liguria (37,5%) e Valle d'Aosta (27,9%).

5,83% edifici scolastici classificati come vetusti in Toscana nel 2018.

A livello provinciale, il patrimonio edilizio appare meno recente in 2 province piemontesi: Alessandria (62,34%) e Vercelli (59,75%), seguite da Trieste (54,24%). Superano la metà del patrimonio edilizio classificato come vetusto anche le province di Biella (52,78%) e Asti (51,08%).

Concentrando l'analisi sui comuni, forti differenze si rilevano anche tra le città maggiori in Italia.

Un edificio scolastico è classificato come vetusto quando ha più di 50 anni. Dati non disponibili per il Trentino Alto Adige.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Tra i 10 comuni più popolosi, spicca il dato di Torino (42,5%), seguita da Genova (37%) e Milano (29,2%). I tre maggiori capoluoghi dell'Italia nord-occidentale sono anche le città con maggiore incidenza di edifici vetusti. Questi sono meno del 10% del patrimonio edilizio scolastico a Catania (8,4%), Roma (6,6%), Napoli (1,2%) e Firenze (0,7%).

L'ammodernamento delle scuole è cruciale per potenziare la didattica.

Ovviamente, si tratta solo di uno dei molti indicatori da tenere presenti per verificare la condizione edilizia delle scuole in Italia. A partire dagli altri citati in precedenza, e analizzati in passato. Tuttavia è necessario avere consapevolezza che l'occasione di investire risorse dedicate a questo comparto non deve essere sprecata nei prossimi anni. Nella missione 22, a fronte di un calo della parte di spesa corrente (-7% al 2023), dovrebbe crescere di oltre un terzo quella dedicata agli investimenti (+34%, da 907 milioni a 1,2 miliardi nel 2023).

2,7% della missione istruzione nel bilancio dello stato sarà costituita da spese in conto capitale entro il 2022. Oggi è meno del 2%.

Una delle sfide più importanti per il nostro paese passa proprio dalla capacità di investire queste risorse e quelle che arriveranno nell'ambito del Pnrr. Vincolandole al potenziamento della didattica, all'ammodernamento e alla sicurezza delle scuole.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sugli edifici scolastici statali vetusti sono di fonte Miur.

Per conoscere quante scuole sono vetuste nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Foto credit: Flickr di srgpicker - Licenza

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