Ocse Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/chi/ocse/ Tue, 06 Feb 2024 08:03:08 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 In Italia ampi divari di genere nell’apprendimento delle Stem https://www.openpolis.it/in-italia-ampi-divari-di-genere-nellapprendimento-delle-stem/ Tue, 06 Feb 2024 08:03:05 +0000 https://www.openpolis.it/?p=281313 Nell'ultima rilevazione Ocse-Pisa, l'Italia è risultata il paese con i divari di genere più ampi negli apprendimenti in matematica. Una dinamica che le comparazioni internazionali e interne indicano come tutt'altro che scontata, strettamente connessa al ruolo degli stereotipi di genere.

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Passata l’emergenza Covid, restano troppo ampi i divari di genere negli apprendimenti, in particolare delle materie scientifiche. Parliamo delle cosiddette Stem, acronimo anglosassone che sta per science, technology, engineering e mathematics.

Si tratta di una delle principali questioni da affrontare per il nostro sistema educativo, perché i divari che nascono sui banchi di scuola condurranno a disparità nei percorsi professionali, nei livelli salariali e quindi nelle condizioni di vita di uomini e donne. L’Italia a livello internazionale registra il gap più ampio negli apprendimenti in matematica tra ragazze e ragazzi.

Cosa dicono le nuove rilevazioni Ocse-Pisa

A dicembre sono stati rilasciati i risultati dei test Ocse-Pisa relativi al 2022. La prima verifica internazionale sugli apprendimenti degli studenti 15enni dopo la pandemia ha mostrato un crollo generalizzato delle competenze, a livello mondiale. Per l’Italia è risultato particolarmente critico l’ambito della matematica, aspetto che abbiamo già avuto modo di approfondire.

Proprio in questa disciplina l’Italia ha il divario di genere più ampio di tutti i paesi coinvolti nella rilevazione. È pari a 21,1 la differenza tra il punteggio medio conseguito dai ragazzi nelle prove Ocse-Pisa di matematica e quello delle ragazze. Un valore molto superiore rispetto alla media Ocse (9,1) e ai risultati degli altri paesi oggetto di indagine.

Per ciascun paese, il valore rappresenta la differenza tra il punteggio medio raggiunto dai ragazzi nei test Ocse-Pisa di matematica e quello conseguito dalle ragazze. Ai fini dell’elaborazione sono stati considerati solo i paesi Ue che hanno partecipato all’indagine e il Regno Unito. Differenze da considerare statisticamente non significative per i seguenti paesi: Belgio, Croazia, Grecia, Polonia, Romania, Svezia, Malta, Slovenia e Bulgaria.

I dati sono stati elaborati a partire dai risultati dell’ultimo rapporto Ocse-Pisa (2022), pubblicato nel dicembre 2023.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Ocse-Pisa
(pubblicati: martedì 5 Dicembre 2023)

Il dato dell’Italia spicca tra tutti i paesi Ocse. Per facilitare la comparabilità, abbiamo ristretto il confronto solo ai paesi Ue che hanno partecipato all’indagine e al Regno Unito. Si nota come, nonostante in quasi tutti resista un gap di genere, esso sia molto meno marcato di quello italiano. Tra i maggiori stati Ue, Francia, Germania e Spagna si attestano su un divario che è circa la metà di quanto rilevato nel nostro paese.

Tale specificità nazionale non deve essere sottovalutata, perché è destinata a condizionare il percorso di studi successivo e quindi lo stesso avanzamento nelle politiche per la parità di genere.

Divari così ampi negli apprendimenti sono destinati ad acuire le disparità di genere.

La sottorappresentazione delle donne nei percorsi educativi affini alle Stem ha infatti conseguenze molto impattanti. Le discipline scientifiche sono quelle che in linea generale offrono i percorsi di carriera più retribuiti e con maggiore stabilità. In un contesto dove il ruolo delle tecnologie è sempre più preminente, questa tendenza è destinata a rafforzarsi ulteriormente. Ciò aiuta a comprendere come anche tante battaglie contro i divari di genere, tra cui quelle per la parità salariale, passino anche dal potenziamento delle Stem in tutti i livelli di istruzione. E dall’abbattimento degli stereotipi di genere che ne condizionano la diffusione tra le bambine e le ragazze.

Peraltro che la tendenza a uno svantaggio femminile non sia affatto scontata lo dimostrano i risultati di alcuni paesi, tra cui quelli scandinavi. In Svezia la differenza nei risultati è contenuta e non statisticamente significativa; in Finlandia si registra un vantaggio femminile nelle competenze matematiche. Bassi risultati e sottorappresentazione delle studentesse nei percorsi Stem difatti molto spesso non sono che l’esito di condizionamenti sociali e familiari che agiscono fin dall’infanzia.

Il ruolo degli stereotipi di genere negli esiti educativi

Gli stereotipi sulle ragazze e le discipline scientifiche sono spesso involontari, acquisiti inconsapevolmente, ma purtroppo proprio per questo altrettanto radicati. Iniziano con le aspettative delle famiglie che, come ricostruito in passato dalla stessa Ocse, sono molto diverse tra bambine e bambini.

In tutti i paesi e le economie che hanno raccolto dati anche sui genitori degli studenti, i genitori sono più propensi a pensare che i figli maschi, piuttosto che le figlie, lavoreranno in un campo scientifico, tecnologico, ingegneristico o della matematica – anche a parità di risultati in matematica.

Tali differenze nel trattamento e nelle aspettative sociali e familiari vengono spesso interiorizzate fin dai primi anni di vita, con almeno due conseguenze. La prima è che le ragazze, in media, tendono ad avere meno fiducia nelle proprie capacità in matematica. Ciò si ripercuote sui rendimenti, mediamente più alti nelle materie umanistiche e più bassi in quelle scientifiche. Al contrario, le ragazze che mostrano maggiore fiducia nelle proprie capacità raggiungono risultati analoghi a quelli dei compagni nei test di matematica.

In gran parte dei Paesi e delle economie che partecipano all’indagine Pisa, le ragazze ottengono risultati meno buoni rispetto ai ragazzi in matematica (…) . Generalmente, le ragazze hanno meno fiducia rispetto ai ragazzi nelle proprie capacità di risolvere problemi di matematica o nel campo delle scienze esatte. Tuttavia, quando si confrontano i risultati di matematica tra ragazzi e ragazze con livelli simili di fiducia in se stessi e di ansia rispetto alla matematica, il divario di genere scompare.

L’altra conseguenza è che anche le ragazze con ottimi risultati in matematica tendono a “vedersi” meno dei maschi nel ricoprire professioni come quelle di scienziato o ingegnere. In media, nei paesi Ocse, gli studenti 15enni top performers che immaginano questo tipo di carriera quando avranno 30 anni sono il 26% tra i maschi e solo il 14,5% tra le ragazze.

Non casualmente, in Italia la tendenza è risultata ancora più accentuata già nelle rilevazioni pre-Covid, sfiorando i 14 punti percentuali di distanza. Tra le studentesse italiane che avevano conseguito ottimi risultati in matematica nei test Ocse-Pisa, solo il 12,5% prevedeva un futuro lavorativo nelle discipline Stem. Quota invece più che doppia tra i 15enni maschi (26%).

Come incidono i divari di genere negli apprendimenti sul territorio

L’impatto dei gap legati al genere nell’apprendimento della matematica è fortemente variabile sul territorio nazionale. Possiamo ricostruirlo attraverso i dati Invalsi a livello provinciale, pubblicati dall’istituto di statistica nell’ambito degli indicatori sul benessere equo e sostenibile.

In Italia, il 43,6% degli alunni di terza media ha un livello di competenza numerica non adeguato rispetto al proprio grado di istruzione. Rispetto ai 15enni oggetto della rilevazione Ocse-Pisa, parliamo di ragazze e ragazzi di un paio di anni più giovani. Un’età particolarmente interessante perché è l’ultimo anno prima che il percorso di studi si divida per indirizzi.

Già in terza media, le ragazze con competenze numeriche non sufficienti sono il 45,8%, mentre tra i maschi la quota – comunque elevata – scende al 41,6%. Uno scarto di oltre 4 punti, che non è omogeneo sul territorio nazionale.

4,2 punti percentuali, il gap di genere nelle competenze numeriche in terza media.

Il divario più ampio, nelle prove Invalsi di terza media nel 2022, si è registrato nel territorio di Sassari, con 9,2 punti di differenza tra i risultati negativi delle ragazze (63,3% insufficienti nella provincia sarda) e dei ragazzi (54,1%). Seguono Matera (8,8) e Napoli (7,5), ma superano i 7 punti di distacco anche Imperia, Mantova e La Spezia.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi e Istat (bes dei territori)

A parità di distacco, tuttavia, cambia il risultato raggiunto dai due generi. Se nelle prime 3 province citate la quota di ragazze con competenze inadeguate sfiora i due terzi o comunque supera il 55%, nelle altre si attesta tra 40 e 50%.

Da questo punto di vista, Crotone, Palermo, Agrigento, Vibo Valentia e Siracusa sono i territori con più ragazze con risultati inadeguati (superiore al 66% in tutti i casi citati), ed è l’elevata incidenza di risultati scarsi anche tra i ragazzi ad abbassare il differenziale.

Solo in 9 province (8% del totale) le studentesse vanno meglio dei maschi in matematica: Sud Sardegna, Savona, Ascoli Piceno, Bolzano, Crotone, Sondrio, Caltanissetta, Chieti, Prato. Tuttavia, mentre in realtà come Sondrio e Ascoli Piceno la quota di alunne con risultati inadeguati è molto inferiore alla media nazionale (essendo pari rispettivamente al 25,3% e al 33,4%), in province del mezzogiorno come Crotone e Caltanissetta supera il 60%. Ed è appunto un risultato ancora più negativo tra i maschi a invertire il segno del divario di genere.

Un ulteriore indice della necessità di combinare l’abbattimento degli stereotipi di genere con un investimento complessivo sugli apprendimenti nelle materie scientifiche.

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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi agli apprendimenti sono di fonte Invalsi e Istat (Bes dei territori).

Foto: IndigoLeo da Getty Images

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Le competenze degli studenti in Italia nel primo test Pisa dopo il Covid https://www.openpolis.it/le-competenze-degli-studenti-in-italia-nel-primo-test-pisa-dopo-il-covid/ Tue, 23 Jan 2024 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=280718 Il primo test Ocse-Pisa dopo la pandemia ha indicato un crollo delle competenze a livello internazionale. Per l'Italia le maggiori criticità in matematica. Continuano a pesare i divari interni, che restano il vero problema nazionale e sono alla base del ritardo rispetto agli altri paesi.

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Fin dalle prime settimane di pandemia, nel 2020, una delle questioni più dibattute è stata come avrebbe inciso l’emergenza sulle competenze e gli apprendimenti degli studenti, in Italia e nel mondo.

È ad esempio risultato da subito evidente come la didattica a distanza, pur avendo consentito di proseguire le lezioni in un contesto di emergenza, abbia posto la questione delle disuguaglianze sociali (e digitali) tra gli alunni.

Per questo motivo è così importante andare a verificare oggi – con i primi dati alla mano, provenienti dalle indagini internazionali – il livello di competenze degli studenti in uscita dal Covid.

I divari interni restano il problema nazionale.

Gli esiti del primo test Ocse-Pisa (acronimo di Programme for international student assessment) somministrato dopo la pandemia mostrano un calo generalizzato a livello mondiale del livello di competenze tra gli studenti, in tutti e 3 gli ambiti monitorati: lettura, matematica e scienze. Per l’Italia il quadro è più in chiaroscuro: rispetto al 2018 il risultato degli studenti italiani è stabile in lettura, in crescita nelle scienze, in calo in matematica. Affligge il nostro paese la permanenza di ampi divari territoriali nell’acquisizione delle competenze minime.

L’Italia divisa in un contesto internazionale in peggioramento

Altre rilevazioni internazionali avevano già indicato un calo negli apprendimenti degli studenti durante la pandemia. Ad esempio, l‘indagine Iea-Pirls sulle capacità di lettura tra i bambini di 9-10 anni aveva fatto emergere un calo in 21 paesi su 32 tra 2016 e 2021.

Tuttavia, era molto alta l’attesa per i risultati dei test Pisa 2022 (Programme for international student assessment). Per accuratezza della rilevazione, numero di paesi coinvolti (oltre 80) ed estensione degli aspetti analizzati, rappresenta il più ampio studio comparativo nel campo dell’educazione.

Nel dicembre scorso Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che cura l’indagine, ha rilasciato i nuovi dati sulle performance di quasi 700.000 studenti 15enni – la fascia usualmente d’età indagata dalla rilevazione – da 81 diversi paesi ed economie in lettura, matematica e scienze.

10.552 studenti, in 345 scuole, coinvolti in Italia nei test Ocse-Pisa, rappresentativi di quasi mezzo milione di studenti di 15 anni.

A livello internazionale, rispetto al 2018, si assiste ad un peggioramento dei risultati in tutte le discipline indagate. Si tratta, come indicato da Ocse, di un calo delle prestazioni senza precedenti, coincidente con gli anni dell’emergenza pandemica.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Ocse-Pisa
(pubblicati: martedì 5 Dicembre 2023)



Rispetto al 2018, l’Italia risulta stabile in italiano, dato che il cambiamento nel punteggio medio ottenuto in questa disciplina non è considerabile statisticamente significativo. Migliora nelle scienze (+9 punti), mentre peggiora in matematica: il punteggio medio conseguito in questa materia è infatti diminuito di oltre 15 punti. Tuttavia, mentre nelle scienze sul lungo periodo il risultato è complessivamente stabile, in matematica il peggioramento rispetto alle 4 rilevazioni precedenti è netto.

Continuano a pesare sui risultati del nostro paese i profondi divari interni, in tutte le discipline esaminate. In particolare in matematica, l’ambito di rilevazione principale dell’indagine Pisa 2022, nonché quello in cui l’Italia ha visto un peggioramento significativo.

La spaccatura nelle competenze in matematica

Il punteggio medio in matematica conseguito nell’Italia settentrionale è di circa 500 (496 nel nord est, 500 nel nord ovest), a fronte di una media italiana di 471. Il centro si colloca in linea con il dato nazionale, mentre le ripartizioni del mezzogiorno ottengono valori molto bassi. La macroarea sud – che ai fini Invalsi comprende Abruzzo, Campania, Molise e Puglia – arriva a 434. Quella sud e isole – comprendente Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia – si attesta a 441 punti.

Purtroppo, questo dato conferma una tendenza consolidata, già visibile con i dati Invalsi precedenti la pandemia e ribadita da quelli successivi ad essa.

Tanto nell’anno scolastico 2021/22 che nel seguente, in media circa il 45% degli studenti in II superiore si è attestato sui livelli di competenza 1 e 2 in matematica. Si tratta di livelli considerati inadeguati per giovani di 15 anni; per avere un riferimento, nella rilevazione Invalsi 2018 erano il 41,6%.

La metodologia Invalsi classifica il livello 2 come “risultato debole”, non in linea con quanto previsto alla fine della seconda superiore. Mentre il livello 1 configura un “risultato molto debole”, analogo ai risultati in uscita dalla terza media. Solo tra i livelli 3 e 5 si può parlare di rendimenti adeguati, buoni o molto buoni.

Ricostruendo questa informazione in chiave territoriale, per i comuni per cui il dato è disponibile, si conferma una netta spaccatura tra centro-nord e sud nei livelli di competenza in matematica in II superiore.

I dati presentati per ciascun comune corrispondono alla percentuale di studenti in ciascun livello di apprendimento (da 1 a 5, metodologia qui). Il dato non è disponibile se non sono presenti almeno 2 plessi per comune oppure 2 istituti per comune. Nel caso i risultati delle prove fossero stati resi pubblici direttamente dalle scuole il dato è stato restituito anche se relativo a un solo plesso o un solo istituto per comune.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi
(pubblicati: mercoledì 28 Settembre 2022)



In 4 capoluoghi su 10 la maggioranza degli studenti ha risultati non adeguati in matematica.

Un confronto tra le città rende più evidente i gap negli apprendimenti interni al paese. Nel 39% dei capoluoghi d’Italia oltre la metà degli studenti conseguono livelli inadeguati in matematica in II superiore. Parliamo di 43 capoluoghi su 109, pari appunto al 39%. L’incidenza più bassa si rileva nelle città settentrionali.

In nessun capoluogo del nord-est la quota di studenti con risultati inadeguati in matematica supera la metà del totale. Mentre questo succede nel 4% delle città nel nord-ovest e nel 36% di quelle del centro. L’incidenza però raggiunge i picchi nel mezzogiorno. Nell’85% dei capoluoghi meridionali gli studenti con bassi livelli di competenza in matematica hanno superato la metà del totale. Cioè il 77% delle città del sud continentale e il 100% di quelle delle isole.

0 i capoluoghi del nord-est dove oltre la metà degli studenti di II superiore ha risultati inadeguati in matematica.

Considerando le singole città, Sondrio e Trento sono quelle con meno studenti con competenze inadeguate in matematica (rispettivamente 22,8% e 25%) Al contrario, la quota più elevata di studenti nei livelli 1 e 2 si riscontra a Carbonia (76% di studenti con bassi apprendimenti) e Oristano (72%). Oltre due terzi degli alunni non raggiungono livelli adeguati in altre 4 città del mezzogiorno: Crotone, Cosenza, Sassari e Napoli.

È soprattutto dall’intervento su simili divari che si misurerà la capacità del nostro paese di recuperare i ritardi in ambito internazionale, a maggior ragione dopo la fine della pandemia.

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Foto: Ilo (Flickr)Licenza

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La cooperazione e i numeri della legge di bilancio https://www.openpolis.it/la-cooperazione-e-i-numeri-della-legge-di-bilancio/ Thu, 29 Dec 2022 06:30:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=225008 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai all’approfondimento La cooperazione e la prima legge di bilancio del governo Meloni

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai all’approfondimento La cooperazione e la prima legge di bilancio del governo Meloni

0,28%

il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e reddito nazionale lordo (Rnl) nel 2021. Un dato decisamente basso se si considera l’obiettivo di arrivare a quota 0,7% Aps/Rnl entro il 2030. Allo stesso tempo però si tratta di un dato in crescita rispetto al periodo precedente. Per questo è importante che la legge di bilancio rafforzi e consolidi questo trend.  Vai al grafico.

6,18 miliardi €

la spesa prevista in legge di bilancio per il settore della cooperazione allo sviluppo nel 2023. Si tratta di un dato in crescita rispetto agli scorsi anni. L’aumento è in particolare trainato dal ministero dell’economia e delle finanze e dunque dovrebbe essere destinato al canale multilaterale dell’aiuto. Non è chiaro però se si tratti di un aumento strutturale o meno. Il canale multilaterale infatti è per sua natura soggetto a oscillazioni, senza contare che l’aumento è probabilmente legato anche a risorse desinate alla lotta alla pandemia. La crescita potrebbe dunque rivelarsi episodica. Vai al grafico.

420 milioni €

le risorse del Fondo rotativo per il clima che dovrebbero essere rendicontate come aiuto pubblico allo sviluppo. Un altro ministero che segna una crescita importante è quello dell’ambiente. Qui infatti è previsto per la prima volta per il 2023 un finanziamento che rappresenta la componente rendicontabile come Aps del Fondo rotativo per il clima. Si tratta tuttavia di una novità che è entra in vigore nel 2023 ma che era già prevista nella scorsa legge di bilancio. Vai all’articolo.

1,09 miliardi €

la differenza tra i fondi a preventivo del ministero dell’interno per la cooperazione allo sviluppo nel 2021 e le risorse effettivamente rendicontate per i rifugiati nel paese donatore. La tabella 28 allegata alla legge di bilancio indica gli stanziamenti previsti da ciascun ministero per l’Aps. Tuttavia in molti casi esiste una grossa discrepanza tra il preventivo e quanto poi viene effettivamente rendiconto da Ocse. Il caso più eclatante riguarda proprio il Viminale e le risorse per l’accoglienza migranti che possono essere rendicontate come Aps. Vai all’articolo.

-50 milioni €

il taglio al capitolo di spesa relativo al finanziamento dell’Agenzia italiana per la cooperazione. Si tratta in sostanza di una riduzione degli aumenti previsti per il bilancio dell’agenzia dalla scorsa legge di bilancio. Aumenti che erano stati ampiamente valorizzati dal governo Draghi. Certo è vero che gli importi sono relativi se confrontati al totale dell’Aps. Tuttavia è bene tenere a mente la differenza che esiste tra finanziare aspetti specifici, con il rischio che tali interventi risultino episodici, e dotare delle risorse necessarie la struttura a cui è attribuito il compito di rendere il settore organico e funzionale a una vera e propria strategia di cooperazione allo sviluppo. Vai all’articolo.

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La cooperazione e la prima legge di bilancio del governo Meloni https://www.openpolis.it/la-cooperazione-e-la-prima-legge-di-bilancio-del-governo-meloni/ Fri, 16 Dec 2022 13:55:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=221085 In questi giorni il parlamento sta lavorando sul primo disegno di legge di bilancio del governo Meloni. Le decisioni assunte saranno fondamentali per consolidare la crescita delle risorse destinate alla cooperazione. Una crescita che invece rischia di essere episodica.

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In questi giorni il parlamento ha iniziato ad analizzare la prima legge di bilancio del governo Meloni. Anche per il settore della cooperazione, la legge ha probabilmente ricalcato in gran parte quanto già programmato dall’esecutivo precedente. Ciò non toglie che sarà la nuova maggioranza a dover approvare il testo assumendosi, assieme al governo, la responsabilità di questo passaggio politico.

Le risorse per la cooperazione negli ultimi anni

Per comprendere l’impatto che la legge di bilancio avrà sul settore della cooperazione è utile conoscere l’andamento che l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) ha avuto negli ultimi anni. I dati preliminari sul 2022 saranno pubblicati da Ocse solo ad aprile 2023, ma nel frattempo è possibile consultare quelli degli anni precedenti.

Tra 2018 e 2020 le risorse destinate dall’Italia alla cooperazione hanno visto un calo continuo. Il 2021 ha rappresentato invece un’inaspettata inversione di tendenza che ha portato il nostro paese a raggiungere un valore pari allo 0,28% nel rapporto tra Aps e reddito nazionale lordo (Rnl). Un dato ben distante dall’obiettivo di arrivare allo 0,70% Aps/Rnl entro il 2030 ma comunque decisamente maggiore rispetto allo 0,22% raggiunto solo l’anno precedente.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse



Una buona notizia insomma che tuttavia va letta alla luce delle considerazioni fatte dal comitato per l’aiuto allo sviluppo dell’Ocse (Dac).

Il comitato infatti indica chiaramente come le risorse aggiuntive siano legate, oltre che a operazioni di cancellazione del debito, all’aumento delle risorse destinate ai rifugiati nel paese donatore e alle spese sostenute in campo multilaterale per contrastare la pandemia.


L’aiuto multilaterale riguarda le risorse destinate a organizzazioni internazionali per svolgere attività volte a promuovere lo sviluppo.


Vai a
“Cosa sono il canale bilaterale e il canale multilaterale”

Già in un precedente approfondimento abbiamo visto come questi due ultimi elementi possano essere considerati aiuto gonfiato. Ovvero risorse che, pur essendo correttamente rendicontate come Aps secondo le regole del comitato per lo sviluppo (Dac) dell’Ocse, non sono in senso stretto legate a progetti di cooperazione. Considerando solo l’aiuto genuino come definito da Concord infatti le risorse destinate alla cooperazione risultano sostanzialmente stagnanti tra 2020 e 2021.

Le risorse in aumento inoltre non hanno un carattere strutturale. Per questo dunque non è affatto scontato che in futuro gli stanziamenti crescano ancora e neanche che rimangano stabili.

Le incongruenze tra le leggi di bilancio e le risorse rendicontate

Come accennato la crescita dell’Aps nel 2021 è stata una buona notizia abbastanza inaspettata. D’altronde dalla legge di bilancio 2021 non emergeva un aumento di questa portata. Una discrepanza spiegata dal fatto che esiste uno scostamento tra le risorse messe a preventivo nella legge di bilancio e quelle effettivamente rendicontate in sede Ocse.

Una parte delle voci che compongono l’Aps in effetti non può rientrare nella legge di bilancio per varie ragioni. Come il fatto che una parte della spesa, per quanto piccola, non sia di competenza dello stato centrale ma degli enti locali, o che un’altra parte rientri invece nel bilancio di cassa depositi e prestiti.

Come denunciato dalle organizzazioni della società civile in molte occasioni, l’incongruenza più lampante è rappresentata dalle risorse inserite in legge di bilancio dal ministero dell’interno per la gestione dell’accoglienza dei migranti (circa 1 miliardo e mezzo) e le risorse effettivamente rendicontate dall’Ocse a questo scopo (che negli ultimi 2 anni hanno oscillato tra i 201 e i 470 milioni di euro). Una differenza molto consistente che rende le previsioni di spesa del Viminale nel settore della cooperazione del tutto inaffidabili. Questo tuttavia non sembra interessare il ministero che ogni anno ripropone cifre del tutto simili. Senza considerare dunque né che solo una parte della spesa per l’accoglienza dei migranti può essere rendicontata come Aps né le variazioni dei flussi migratori e delle presenze nei centri di accoglienza.


Tra le risorse destinate all’Aiuto pubblico allo sviluppo può essere rendicontata anche una parte specifica della spesa sostenuta per l’accoglienza dei rifugiati.


Vai a
“Che cos’è il capitolo di spesa “rifugiati nel paese donatore””

Nel 2021 si è aggiunto un altro elemento. Si tratta, come abbiamo visto, delle spese sostenute per la lotta alla pandemia passate da meno di 86 milioni nel 2020 a oltre 565 nel 2021. La ragione per cui tali importi non rientravano, almeno integramente, nella legge di bilancio 2021 è probabilmente dovuta da un lato al fatto che determinate decisioni (come i contributi straordinari alle agenzie Onu impegnate nel contrasto al Covid) sono state assunte dopo l’approvazione della legge. E dall’altro dal fatto che la donazione di vaccini avanzati (inizialmente acquistati per l’Italia), non poteva ovviamente rientrare in questo tipo di partita contabile.

In conclusione, negli anni in analisi la distanza tra le cifre indicate a monte in legge di bilancio e quelle effettivamente rendicontate a valle dal comitato aiuto allo sviluppo dell’Ocse si è fatta sempre più ampia. Per questa ragione conviene leggere e confrontare le cifre della legge di bilancio in relazione a quelle indicate l’anno precedente. Consapevoli che poi le risorse effettivamente investite nel settore potranno essere verificate solo dopo il rilascio dei dati Ocse. Ad aprile 2023 infatti sono attesi i dati preliminari sul 2022 e in seguito quelli definitivi.

Confronto tra leggi di bilancio

Date queste premesse possiamo confrontare le ultime leggi di bilancio, osservando le differenze e le variazioni in specifici ministeri e specifici capitoli di spesa.

Da un primo confronto tra le cifre riportate per il 2021, per il 2022 e per il 2023 (nelle rispettive leggi di bilancio), emerge un aumento considerevole per il prossimo anno.

Gli importi sono quelli indicati nell’allegato 28 delle leggi di bilancio (stanziamenti destinati al finanziamento di interventi a sostegno di politiche di cooperazione allo sviluppo L. 125/2014 articolo 14). Per il 2021 si fa riferimento alla legge di bilancio 2021 (Ldb 2021), per il 2022 alla legge di bilancio 2022 (Ldb 2022) mentre per le annualità successive al disegno di legge di bilancio attualmente in discussione in parlamento (Dldb 2023).

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell’economia



Uno dei ministeri che vedono un aumento delle risorse destinate alla cooperazione è quello dell’economia e delle finanze (+296 milioni tra 2022 e 2023). Una struttura questa che finanzia buona parte del canale multilaterale italiano.

Anche in questo caso però non è facile interpretare il dato. Potrebbe infatti trattarsi nuovamente di risorse destinate alla lotta alla pandemia, che dunque sono poi previste in calo per gli anni successivi. Inoltre il canale multilaterale è periodicamente soggetto a oscillazioni dovute alle diverse annualità con cui sono rifinanziati i bilanci delle organizzazioni internazionali a cui prende parte l’Italia. L’aumento potrebbe dunque essere del tutto episodico e in effetti è previsto in calo per gli anni 2024 e 2025.

Un altro ministero che segna una crescita importante è quello dell’ambiente (già ministero della transizione ecologica). Qui infatti è previsto per la prima volta per il 2023 un finanziamento pari a 420 milioni di euro che rappresenta la componente rendicontabile come Aps del Fondo rotativo per il clima (che per intero ammonta a 840 milioni). Si tratta tuttavia di una novità che è entra in vigore nel 2023 ma che era già prevista nella scorsa legge di bilancio.

420 mln € le risorse del Fondo rotativo per il clima che dovrebbero essere rendicontate come aiuto pubblico allo sviluppo.

Si riducono invece le risorse destinate al ministero degli esteri e della cooperazione internazionale (Maeci). È vero che una riduzione era già prevista per il 2023 dalla scorsa legge di bilancio, almeno in alcuni capitoli di spesa del Maeci. Il taglio tuttavia appare più consistente del previsto andando peraltro a incidere su alcuni punti particolarmente importanti.

Tra questi si segnala ad esempio la riduzione di 50 milioni di euro del capitolo di spesa relativo al finanziamento dell’Agenzia italiana per la cooperazione. Si tratta in sostanza di una riduzione degli aumenti previsti per il bilancio dell’agenzia dalla scorsa legge di bilancio. Aumenti che erano stati ampiamente valorizzati dal governo Draghi.

Certo è vero che gli importi sono relativi se confrontati al totale dell’aiuto pubblico allo sviluppo allo sviluppo. Tuttavia è bene tenere a mente la differenza che esiste tra finanziare aspetti specifici, con il rischio che tali interventi risultino episodici, e dotare delle risorse necessarie la struttura a cui è attribuito il compito di rendere il settore organico e funzionale a una vera e propria strategia di cooperazione allo sviluppo.

Le richieste della campagna 070 e delle ong del terzo settore

Partendo dalle considerazioni elencate fin qui la Campagna 070 (promossa da Focsiv, Aoi, Cini e Link 2007 con il patrocinio di Asvis, Caritas, Forum del terzo settore e Fondazione Missio) segnala la necessità che nella discussione sul disegno di legge di bilancio si dia seguito ad alcuni elementi di grande importanza.

Prima di tutto il ripristino dell’incremento di risorse programmato nella precedente legge di bilancio e destinate all’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo. Risorse che nella attuale proposta del governo risultano essere state tagliate in modo progressivo. Su questa questione sono stati presentati emendamenti da vari gruppi, volti a ripristinare gli aumenti previsti. Al momento però sembra che nessuno di questi emendamenti arriverà alla discussione finale. Se così fosse si tratterebbe di un passo indietro che avrebbe effetti molto gravi per il settore della cooperazione allo sviluppo.

Inoltre, la campagna 070 sostiene la necessità che l’Italia si doti di strumenti legislativi che avviino una road map specifica per raggiungere l’obiettivo di destinare lo 0,70% dell’Rnl all’aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2030. Disporre di chiari obiettivi intermedi è infatti fondamentale per valutare se e come si stia procedendo per raggiungere concretamente questo traguardo. Un percorso che deve partire dal consolidamento dei risultati ottenuti, avanzando progressivamente sia in termini di quantità che di qualità dell’aiuto.

L’articolo è stato redatto grazie al progetto “Cooperazione: mettiamola in Agenda”, finanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le opinioni espresse non sono di responsabilità dell’Agenzia.

Foto: Aics

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I dati preliminari Ocse 2020 e i fondi della cooperazione per affrontare la pandemia https://www.openpolis.it/i-dati-preliminari-ocse-2020-e-i-fondi-della-cooperazione-per-affrontare-la-pandemia/ Fri, 16 Apr 2021 10:10:50 +0000 https://www.openpolis.it/?p=115712 Negli scorsi giorni l'Ocse ha rilasciato i dati preliminari sulla cooperazione nel 2020. Questi confermano come gli importi italiani destinati a questo settore rimangano molto bassi. Inoltre per la prima volta vengono diffuse informazioni sui fondi destinati alla lotta alla pandemia.

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Il 13 aprile l’Ocse ha rilasciato i dati preliminari sull’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) nel 2020. Come ci aspettavamo l’Italia nel 2020 rimane allo 0,22% nel rapporto tra Aps e reddito nazionale lordo (Rnl), un dato molto basso uguale a quello raggiunto nel 2019.

Se invece che al rapporto percentuale Aps/Rnl si guarda agli importi in termini assoluti si assiste a una diminuzione di circa 270 milioni di euro rispetto all’anno precedente. In effetti se non fosse stato per il calo del reddito nazionale lordo, causato dal lockdown dovuto alla pandemia, il rapporto Aps/Rnl sarebbe ulteriormente calato invece che rimanere stabile.

Quest’anno poi i dati presentati riportano anche una prima stima dei fondi che ciascun paese ha destinato a progetti per affrontare la pandemia in corso. Si tratta di informazioni parziali che dovranno poi essere riviste a dicembre, quando saranno presentati i dati definitivi, ma che comunque esprimono chiaramente le tendenze in corso. La presentazione dei dati preliminari è infatti importante sia in termini di trasparenza nella gestione delle risorse, sia per iniziare a capire quali paesi si sono impegnati di più per dare una risposta a livello globale alla pandemia.

L’aiuto pubblico allo sviluppo torna a crescere ma l’Italia resta ferma

I primi dati sui fondi destinati alla cooperazione nel 2020 parlano di una crescita complessiva del 3,5% in termini reali rispetto al 2019. Un aumento che porta l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) dei paesi membri del comitato Ocse Dac a 161,2 miliardi di dollari.

Leggi la

0,32% il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo dei paesi Ocse Dac nel 2020.

Dopo una stagnazione durata anni quindi il volume complessivo dell’Aps dei paesi Dac è tornato finalmente a crescere passando dallo 0,30% Aps/Rnl del 2019 allo 0,32 del 2020. Anche il dato relativo ai paesi europei è in deciso aumento passando dallo 0,43 allo 0,50% Aps/Rnl, pari a 72 miliardi e 677 milioni di dollari, escludendo dal calcolo il Regno Unito.

Sono 16 su 29 i paesi Dac che nell’anno della pandemia hanno aumentato i fondi destinati alla cooperazione in rapporto alla loro ricchezza nazionale. Tra questi si trovano paesi come la Germania (da 0,61% Aps/Rnl nel 2019 a 0,73 nel 2020) o la Francia (da 0,44% a 0,53) ma purtroppo non l’Italia.

0,22% il rapporto Aps/Rnl raggiunto dall’Italia nel 2020. Lo stesso dato dell’anno precedente.

Nonostante gli stanziamenti indicati nella legge di bilancio lasciassero intendere un aumento delle risorse, anche per il 2020 i fondi destinati dall’Italia alla cooperazione restano bassi e ben distanti dagli obiettivi internazionali su cui ci siamo impegnati.

L’Italia, come gli altri paese del comitato Ocse Dac si è impegnata a raggiungere lo 0,7% Aps/Rnl entro il 2030.
Vai a "Quante risorse per la cooperazione allo sviluppo"

Oltre all’obiettivo dello 0,7% Aps/Rnl entro il 2030 l’Italia si era anche posta il traguardo intermedio dello 0,30% Aps/Rnl entro il 2020. Anche se sono ormai 2 anni che questo obiettivo appariva sempre più difficile da raggiungere, i dati pubblicati da Ocse certificano definitivamente come l’Italia abbia mancato il proprio impegno. E questo in un anno in cui, a causa della pandemia, le risorse per la cooperazione assumono ancora più importanza.

I fondi destinati alla lotta al Sars-Cov-2

Quando nei primi mesi del 2020 è diventato evidente il carattere globale dell’epidemia da Sars-Cov-2 i programmi di cooperazione previsti da ciascun paese per quell’anno erano già definiti se non addirittura in attuazione. Ciò nonostante diversi paesi e istituzioni hanno comunque destinato una quota delle risorse alla lotta al coronavirus, anche se solo una parte di queste risultano addizionali mentre altre, già previste, sono state riorientate a questo scopo.

$ 20,9 mld l’importo che i membri del comitato Ocse Dac hanno destinato alla lotta al Covid-19 nel corso del 2020, stando ai dati preliminari.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: mercoledì 14 Aprile 2021)

Se da un lato sono proprio le risorse aggiuntive destinate alla lotta al Covid-19 ad aver portato i fondi complessivi per la cooperazione al loro massimo storico, dall'altro non si tratta di importi così elevati, in particolare se si considera la gravità del momento che stiamo attraversando.

Secondo le stesse previsioni dell'Ocse comunque ci si attende che questi importi risulteranno significativamente più alti quando a dicembre saranno presentati i dati definitivi. Per molti donatori infatti il processo di raccolta e sistematizzazione di questi dati è ancora in corso.

I principali contributori

Dei 20 miliardi presi in esame, 11,9 sono stati messi a disposizione dagli stati mentre l'Unione europea, intesa come istituzione e non come insieme di stati, ne ha forniti 9, risultando, almeno secondo i dati preliminari, il primo contributore nel contrasto agli effetti della pandemia.

All’interno dell’Ocse opera il comitato per l’aiuto allo sviluppo, noto con l’acronimo inglese “Dac”. Fanno parte di questo comitato 30 membri tra cui l’Italia e l’Unione europea.
Vai a "Che cosa sono i paesi dac"

Quanto agli stati è il Giappone ad aver destinato più risorse della cooperazione alla lotta al coronavirus ($2,9 mld), seguito da Francia ($2,2 mld), Regno Unito ($1,7 mld) e Germania ($1,4 mld).

L'Italia anche su questo piano ha fornito il suo contributo, ma in misura decisamente limitata.

$ 97,5 mln i fondi della cooperazione destinati dall'Italia alla lotta al coronavirus, stando ai dati preliminari.

Con poco meno di 100 milioni di dollari infatti l'Italia si classifica al quindicesimo posto tra i paesi donatori per fondi rivolti al contrasto della pandemia. Meno di quanto abbiano fatto paesi con a disposizione risorse decisamente più limitate, come la Spagna (231 mln) o il Belgio (129 mln).

In ogni caso anche altri donatori importanti hanno destinato poche risorse a questo settore. Ad oggi ad esempio, risulta che gli Stati Uniti abbiano messo a disposizione solo 437 milioni. Più dell'Italia certo, ma abbastanza poco se si considera il volume complessivo della loro economia.

La lotta alla pandemia e il settore sanitario

È bene tenere presente comunque che non tutte le risorse destinate alla lotta alla pandemia sono rivolte all'ambito sanitario, anzi.

Solo una quota minoritaria dei fondi per la lotta alla pandemia è destinata al settore sanitario.

Se si considerano complessivamente i paesi Dac solo l'11% dei fondi per il contrasto al Covid riguardano questo settore mentre il restante è rivolto più in generale a programmi di sostegno legati alle conseguenze sociali ed economiche della pandemia.

L'Italia in questo contesto presenta un dato (11,5%) in linea con la media dei paesi Dac. Tuttavia tra i diversi donatori esiste una notevole variabilità su questo piano. Dei fondi indicati dagli Stati Uniti ad esempio il 100% sono rivolti a progetti in ambito sanitario mentre per la Germania si tratta dello 0%.

Destinare nel 2020 risorse al settore sanitario è una scelta orientata ad affrontare le sfide più immediate poste dalla pandemia. Al contrario concentrare i propri sforzi a sostenere la società e l'economia dai drammatici effetti di questa situazione è un programma più orientato al medio-lungo periodo.

Anche in questo caso però è bene tenere presente il carattere parziale di questi dati. Non è affatto detto che ai 437 milioni che gli Stati Uniti hanno integralmente rivolto al settore sanitario non se ne aggiungano poi altri, sempre riferiti al 2020, indirizzati invece a un contesto più allargato.

 

Foto Credit: UNICEF Ethiopia - Flickr (Licenza)

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La cooperazione italiana prima della sfida della pandemia https://www.openpolis.it/la-cooperazione-italiana-prima-della-sfida-della-pandemia/ Thu, 01 Apr 2021 07:40:29 +0000 https://www.openpolis.it/?p=132045 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi Cooperazione Italia, il rilancio necessario di fronte alla pandemia. 0,22% il rapporto tra aiuto pubblico […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi Cooperazione Italia, il rilancio necessario di fronte alla pandemia.

0,22%

il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo (Aps/Rnl) raggiunto dall’Italia nel 2019. Come avevamo anticipato lo scorso ottobre, i fondi italiani destinati al settore della cooperazione risultano decisamente inferiori rispetto a quanto indicato dall’Ocse con i dati preliminari, ovvero lo 0,24% Aps/Rnl. Il traguardo intermedio che si era posto il nostro paese per il 2020 (0,30%) può dirsi quindi mancato e rimane ancora molto distante l’obiettivo di destinare alla cooperazione lo 0,7% Aps/Rnl entro il 2030. Vai all’articolo.

0,29%

il rapporto Aps/Rnl che dovrebbe essere stato raggiunto dall’Italia nel 2020 stando agli importi indicati nella legge di bilancio. Tuttavia questa stima si basa sugli importi che ciascun ministero dichiara che saranno destinati al settore della cooperazione ma, da alcuni anni, il ministero dell’interno continua a inserire in questa sede importi sistematicamente sovradimensionati. Considerando i precedenti abbiamo quindi ipotizzato una cifra alternativa che ridimensiona l’Aps italiano per il 2020 allo 0,22% ovvero lo stesso dato del 2019. Vai al Grafico.

18°

il posto occupato dall’Italia nella classifica dei donatori per rapporto Aps/Rnl. Al momento sono solo 5 i paesi che raggiungono o superano l’obiettivo dello 0,7% Aps/Rnl: Regno Unito (0,70% Aps/Rnl), Danimarca (0,72), Svezia (0,96), Norvegia (1,03) e Lussemburgo (1,03). Peggio di noi fanno comunque paesi molto importanti, primo tra tutti gli Stati Uniti che raggiungono appena lo 0,15%. Tuttavia è bene ricordare che, in termini assoluti, gli Usa forniscono da soli circa il 22% dei fondi complessivi.Vai alla classifica.

0,06%

la quota di Rnl destinato nel 2019 dall’Italia ai paesi a più basso tasso di sviluppo (Ldcs). Il nostro paese, così come gli altri membri del comitato Ocse Dac, si è impegnato a destinare almeno lo 0,15% del reddito nazionale lordo ai paesi a più basso tasso di sviluppo (Ldcs). Nonostante questo lo 0,06% è lo stesso dato raggiunto dall’Italia nel 2018 e nel 2017. Un dato intorno al quale oscilliamo da almeno un decennio. Su questo tema insomma l’Italia fatica a fare progressi, anche limitati. Vai alla classifica.

6,8%

la quota di fondi del canale bilaterale allocabile destinata dall’Italia al settore sanitario nel 2019. Un dato decisamente basso se si considera che la salute è un tema da sempre considerato prioritario dalla cooperazione italiana. Il 2020 tuttavia possiamo augurarci che sia stato un momento di svolta in questo settore. Infatti, indipendentemente da quelle che erano le priorità italiane prima della pandemia, è evidente che il coronavirus ha reso la salute globale una priorità imprescindibile per tutto il pianeta, e non solo da un punto di vista solidaristico. Peraltro quest’anno l’Italia ricopre la presidenza del G20 e il 21 maggio ospiterà a Roma il Global Health Summit. Un’occasione unica per il nostro paese per assumere un ruolo centrale nel quadro multilaterale ponendo il tema della salute globale al centro della discussione. Vai all’articolo.

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L’Ocse conferma che i fondi per la cooperazione sono meno del previsto https://www.openpolis.it/locse-conferma-che-i-fondi-per-la-cooperazione-sono-meno-del-previsto/ Thu, 07 Jan 2021 10:10:57 +0000 https://www.openpolis.it/?p=115689 Sono stati pubblicati i dati definitivi sul volume dell'aiuto italiano nel 2019, confermando sia il calo consistente dei fondi destinati alla cooperazione sia l'approssimazione dei dati preliminari diffusi ad aprile.

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A fine dicembre l’Ocse ha pubblicato, per alcuni paesi, i dati definiti sull’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) nel 2019. Rispetto ai dati preliminari di aprile, il rapporto tra Aps e reddito nazionale lordo (Rnl) è stato drasticamente ridimensionato.

Questo conferma come i dati forni all’Ocse dal nostro paese, e in particolare quelli che si riferiscono al ministero dell’interno, fossero fuorvianti rispetto allo stato effettivo della cooperazione italiana. Come avevamo già anticipato nell’approfondimento pubblicato lo scorso ottobre.


0,22% il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e reddito nazionale lordo (Rnl) dell’Italia nel 2019.

L’Ocse certifica il trend negativo

Nei dati preliminari diffusi dall’Ocse ad aprile il rapporto Aps/Rnl italiano era indicato allo 0,24%. Una differenza significativa rispetto allo 0,22 dei dati definitivi.


I dati definitivi sulla cooperazione nel 2019 sono molto diversi da quelli indicati ad aprile.

Tuttavia in quell’occasione fu l’Ocse stessa a mettere in guardia circa l’affidabilità di quelle informazioni. Infatti in una nota in calce al documento era indicato come per l’Italia e solo per l’Italia le cifre fossero il risultato di una stima del segretariato Ocse-Dac.

Inoltre analizzando nel dettaglio i dati sembrava che l’Ocse avesse sovrastimato una particolare voce di spesa. Cioè quella relativa ai “rifugiati nel paese donatore”.

Per questo abbiamo aperto un’interlocuzione con il ministero degli esteri che a luglio ci ha fornito un nuovo set di dati con i quali il rapporto Aps/Rnl veniva ricondotto allo 0,22%. Dati che oggi risultano confermati dall’Ocse.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: martedì 29 Dicembre 2020)

Già nel 2018 l'Italia si era allontanata dall'obiettivo intermedio di destinare lo 0,30% del reddito nazionale lordo in aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2020. Con i dati definitivi sul 2019 si conferma come questo obiettivo sia ormai da considerare non più raggiungibile nei tempi previsti e su cui ci si era impegnati.

Obiettivo del governo è raggiungere lo 0,30% del Pil per la cooperazione internazionale entro il 2020.

Peraltro la crisi sanitaria che ha sconvolto il 2020 ha importanti ricadute anche nel settore della cooperazione. Da questo momento sarà quindi fondamentale valutare sia come il nostro paese risponderà agli aspetti globali della crisi legata al Covid-19 sia come si comporterà rispetto all'obiettivo di aiuto allo sviluppo previsto per il 2030. A partire dalla legge di bilancio appena approvata.

L'Italia, come tutti i membri del comitato Dac dell'Ocse, si è impegnata a destinare lo 0,7% Aps/Rnl entro il 2030. Un obiettivo molto impegnativo per il quale forse sarebbe utile porsi dei nuovi traguardi intermedi.
Vai a "Quante risorse per la cooperazione allo sviluppo"

Il ministero dell'interno e la cooperazione, un problema di trasparenza

Come accennato, la principale differenza tra gli importi indicati dall'Ocse nei dati preliminari e in quelli definitivi è imputabile alla voce di spesa "rifugiati nel paese donatore".

Le regole del comitato Ocse Dac prevedono la possibilità di includere tra i fondi della cooperazione anche una parte delle spese sostenute per accogliere nel proprio paese richiedenti asilo e rifugiati.
Vai a "Che cos’è il capitolo di spesa “rifugiati nel paese donatore”"

FONTE: Dati definitivi Ocse e dati preliminari 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 29 Dicembre 2020)


-59,6% il calo degli importi indicati nella voce di spesa "rifugiati nel paese donatore" tra i dati preliminari e quelli definitivi Ocse.

Questa particolare voce di spesa risulta in capo al ministero dell'interno, a cui l'Italia ha assegnato la gestione dell'accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati. Dunque è bene specificare che le informazioni fuorvianti fornite con i dati preliminari non sono imputabili all'Ocse e questo per almeno due buone ragioni.

L'imprecisione nei dati forniti ad aprile è da imputare al ministero dell'interno e non all'Ocse.

Prima di tutto se il segretariato Ocse ha dovuto pubblicare una stima degli importi destinati dall'Italia al settore della cooperazione è necessariamente perché il nostro paese non è stato in grado di fornire dati completi e affidabili in tempo utile.

In secondo luogo la stima Ocse sulla spesa per i rifugiati già rivedeva significativamente al ribasso le cifre indicate dal ministero dell'interno nel bilancio di previsione per il 2019. Qui infatti il ministero aveva previsto una spesa di 1,67 miliardi, contro i 982 milioni indicati in sede preliminare dall'Ocse, una cifra simile a quella sostenuta dall'Italia l'anno precedente.

Una lieve crescita dell'aiuto genuino

Se si guarda l'aiuto pubblico allo sviluppo senza considerare la spesa per i rifugiati si assiste ad un aumento rispetto ai dati preliminari, piuttosto che a una riduzione.

La voce di spesa rifugiati nel paese donatore è, per l'Italia, la componente principale di quello che è noto come aiuto gonfiato. L'opposto dell'aiuto gonfiato è invece noto come aiuto genuino.
Vai a "Che cosa si intende per aiuto genuino e aiuto gonfiato"

Si tratta tuttavia di una crescita lieve (+3,4%) e del tutto prevedibile. Solitamente infatti i dati definitivi risultano leggermente più alti rispetto a quelli rilasciati in precedenza. Questo perché nel corso dell'estate vengono aggiunte informazioni prima non disponibili, come gli importi derivanti dal 5xmille, i contributi delle attività di cooperazione delle autorità locali e altre voci minori.

 

Foto Credit: ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale

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La cooperazione italiana nel 2019 e le prospettive per il futuro https://www.openpolis.it/la-cooperazione-italiana-nel-2019-e-le-prospettive-per-il-futuro/ Thu, 22 Oct 2020 06:00:28 +0000 https://www.openpolis.it/?p=105014 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi Cooperazione Italia, tra declino e un futuro sempre più incerto 0,22% il […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi Cooperazione Italia, tra declino e un futuro sempre più incerto

0,22%

il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e reddito nazionale lordo (Rnl) raggiunto dall’Italia nel 2019. L’Italia, come tutti i paesi del comitato Ocse Dac, si è impegnata a raggiungere quota 0,7% Aps/Rnl entro il 2030. Un impegno che cerca di rivitalizzare una promessa del tutto disattesa dalla maggior parte dei paesi donatori e di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario. Il nostro paese, come altri, si era però posto anche un obiettivo intermedio che consisteva nel raggiungere lo 0,30% Aps/Rnl entro il 2020. Un traguardo raggiunto momentaneamente nel 2017 ma a cui è seguita una forte riduzione che nel 2019 ha riportato il rapporto Aps/Rnl ai livelli del 2015. Vai al grafico.

-11,88%

il calo in termini reali dell’Aps italiano tra 2018 e 2019. Nel 2017 erano oltre 5 miliardi di euro le risorse destinate alla cooperazione, nel 2019 non sono stati raggiunti nemmeno i 4, fermandosi a 3 miliardi e 897 milioni. L’aiuto allo sviluppo alla vigilia del coronavirus.

-76,23%

il calo nelle previsioni di spesa per i “rifugiati nel paese donatore” tra quanto indicato in legge di bilancio e i dati forniti dal ministero degli esteri per il 2019. Ogni anno alla legge di bilancio viene allegata una tabella che riporta le spese previste da ciascun ministero per la cooperazione. In questa sede gli importi in capo al ministero dell’interno riguardano sostanzialmente i fondi destinati all’accoglienza dei rifugiati, che possono essere contabilizzati nel bilancio della cooperazione. Queste cifre però apparivano decisamente troppo alte e infatti sono state ridimensionate in maniera considerevole prima dalle stime Ocse e poi dai dati forniti dal ministero degli esteri. Vai al grafico.

0,19%

il rapporto Aps/Rnl che ci saremmo potuti attendere per gli anni 2020-2022 prima dell’arrivo del coronavirus. Considerando le previsioni di spesa della legge di bilancio 2020 e rimodulando gli importi sempre eccessivi indicati dal ministero dell’interno è possibile stimare il rapporto Aps/Rnl che avrebbe caratterizzato il bilancio italiano della cooperazione per i prossimi anni. La crisi da Covid-19 tuttavia ha drasticamente mutato gli scenari. Le stime presentate quindi non rappresentano una reale previsione per i prossimi anni ma evidenziano lo scarso impegno che il governo intendeva porre sul tema della cooperazione, quantomeno fino a dicembre 2019. Componenti e tendenze dell’Aps italiano prima del Covid-19

19°

il posto occupato dall’Italia nella classifica dei paesi Ocse Dac per aiuto pubblico allo sviluppo in rapporto alla ricchezza nazionale. Con l’aggiornamento del dato italiano dallo 0,24% Aps/Rnl allo 0,22 l’Italia ha perso solo una posizione nella classifica dei paesi Ocse Dac, passando dal diciottesimo al diciannovesimo posto. Tuttavia questo passaggio rimarca in maniera ancora più netta il posizionamento italiano nel gruppo di coda dei paesi Dac. Peggio di noi fanno comunque paesi importanti come la Spagna, la Corea e soprattutto gli Stati Uniti. Vai al grafico.

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L’aiuto allo sviluppo alla vigilia del coronavirus https://www.openpolis.it/esercizi/laiuto-allo-sviluppo-alla-vigilia-del-coronavirus/ Thu, 22 Oct 2020 04:30:02 +0000 https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&p=95334 I dati più aggiornati indicano come l'Italia nel 2019 abbia raggiunto solo lo 0,22% Aps/Rnl, un dato che ci riporta indietro al 2015 allontanandoci ancora dai nostri obiettivi internazionali.

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Con i dati sul 2019 si chiude un ciclo per la cooperazione italiana. Da un lato infatti si certificano come irraggiungibili gli obiettivi intermedi che il nostro paese si era posto per il 2020 sull’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e dall’altro l’arrivo del coronavirus muta radicalmente lo scenario che abbiamo analizzato in questi anni. La pandemia infatti avrà un impatto economico e sociale in tutti i settori, incluso ovviamente quello della cooperazione, con effetti al momento difficili da prevedere.

L’analisi dei fondi italiani destinati all’aiuto pubblico allo sviluppo e il declino che hanno seguito negli ultimi 2 anni, ci aiuta comunque a focalizzare obiettivi realistici e coerenti per affrontare una fase completamente nuova.

Il calo dell’aiuto pubblico allo sviluppo italiano

L’Italia, come tutti i paesi del comitato Ocse Dac, si è impegnata a raggiungere entro il 2030 quota 0,7% nel rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo (Aps/Rnl). Un impegno che cerca di rivitalizzare una promessa del tutto disattesa dalla maggior parte dei paesi donatori e di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario. Un anniversario in cui c’è poco da celebrare e che induce all’amara constatazione delle gravi conseguenze che questo fallimento ha avuto per i paesi più vulnerabili. Il nostro paese, come altri, si era però posto anche un obiettivo intermedio che consisteva nel raggiungere lo 0,30% Aps/Rnl entro il 2020.

L’obiettivo italiano di raggiungere quota 0,30% Aps/Rnl entro il 2020 appare oggi difficilmente realizzabile.
Vai a "Quante risorse per la cooperazione allo sviluppo"

Un traguardo raggiunto in anticipo ma solo momentaneamente nel 2017 a cui è seguita una forte riduzione che nel 2019 ha riportato il rapporto Aps/Rnl ai livelli del 2015, ovvero allo 0,22%.

Tuttavia cinque anni fa si poteva guardare a questo dato con un certo ottimismo, visto il trend di crescita che stava caratterizzando il periodo. Oggi invece i segnali vanno in direzione opposta e nulla autorizza ad aspettarsi che i fondi per la cooperazione italiana ricomincino a crescere.

FONTE: Ocse - Ministero degli affari esteri e della cooperazione
(ultimo aggiornamento: venerdì 21 Agosto 2020)

Se nel 2017 erano oltre 5 miliardi di euro le risorse destinate alla cooperazione, nel 2019 questi non hanno raggiunto nemmeno i 4, fermandosi a 3 miliardi e 897 milioni, con un calo di quasi il 12% in termini reali rispetto all'anno precedente.

-11,88% il calo del contributo italiano in aiuto pubblico allo sviluppo tra il 2018 e il 2019 in termini reali.


Nota metodologica: i dati preliminari Ocse e le cifre indicate dal Maeci

Ogni anno ad aprile l'Ocse rilascia i dati preliminari sull'aiuto pubblico allo sviluppo dell'anno precedente.

Scarica i dati preliminari

Quest'anno tuttavia ai dati relativi all'Italia, e solo quelli tra tutti i paesi del DAC, era aggiunta una nota. Le cifre relative all’Italia erano indicate come una stima del segretariato Ocse Dac. Inoltre il volume degli importi autorizzava più di qualche perplessità su questa stima.

Scarica i dati forniti dal

Ad agosto, grazie a una proficua interlocuzione con il ministero degli affari esteri e della cooperazione , ci è stato fornito un nuovo set di dati, aggiornati a luglio 2020 che, se pur indicati come in attesa di validazione finale da parte del comitato per l’aiuto allo sviluppo Ocse, risultano in effetti piuttosto diversi da quelli presentati e pubblicati ad aprile.

 

Foto Credit: Oxfam Italia

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Crollano i fondi per l’aiuto pubblico allo sviluppo https://www.openpolis.it/esercizi/crollano-i-fondi-per-laiuto-pubblico-allo-sviluppo/ Mon, 01 Jul 2019 21:30:07 +0000 http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&p=42322 Nel 2018 le risorse destinate alla cooperazione sono calate del 21,3% rispetto all'anno precedente. Questa riduzione allontana il nostro paese dagli impegni presi in sede internazionale rendendo sempre meno credibile l'obiettivo di raggiungere lo 0,30% aps/rnl nel 2020.

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L’aps italiano nel 2018

Il 10 aprile l’Ocse ha rilasciato i dati preliminari sull’aiuto pubblico allo sviluppo (aps) del 2018. Quello che emerge è un quadro difficile per il nostro paese che riporta indietro la cooperazione italiana di diversi anni e spinge a rivedere al ribasso le stime sul futuro, che già segnavano un percorso in declino.

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Il nostro paese si è impegnato a destinare entro il 2020 (come obiettivo intermedio) una quota pari allo 0,30% del rnl in aiuto pubblico allo sviluppo (aps/rnl).
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È sempre più improbabile che l’Italia raggiunga nel 2020 gli obiettivi che si era proposta.

Nel 2017 l’Italia ha raggiunto lo 0,30 aps/rnl. Si è trattato di un risultato importante anche se con alcune criticità legate alla composizione dell’aiuto. La sfida a quel punto era di arrivare al 2020 mantenendo, e possibilmente incrementando, questa quota di aiuto. Già con l’ultima legge di bilancio però era diventato evidente che i fondi destinati all’aps sarebbero cominciati a calare ma ci si aspettava che questo avvenisse tra il 2019 e il 2020. Invece i contributi italiani in aiuto pubblico allo sviluppo, che avevano visto una crescita costante tra il 2012 e il 2017, segnano un brusco calo già nel 2018.


Ogni anno ad aprile l’Ocse rilascia i dati preliminari su fondi stanziati in aps dai paesi Dac. Quest’anno per la prima volta è stato inaugurato un nuovo metodo di rendicontazione detto “grant equivalent method” (con il quale il rapporto aps/rnl italiano risulta 0,24%). Tuttavia i dati sono stati rilasciati anche seguendo la consueta metodologia in modo che possano essere messi a confronto con la serie storica.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Aprile 2019)


-21,3% il calo del contributo italiano in aiuto pubblico allo sviluppo tra il 2017 e il 2018 in termini reali.

Nel 2018 rispetto all'anno precedente manca all'appello circa 1 miliardo di euro per la cooperazione.

Il nuovo sistema di calcolo dell'aiuto pubblico allo sviluppo

Quest’anno l’Ocse ha introdotto un nuovo metodo di calcolo dell'aiuto pubblico allo sviluppo basato sul cosiddetto equivalente dono ("grant equivalent"). Con questo nuovo metodo cambia il modo in cui vengono rendicontati i flussi ai paesi in via di sviluppo con l’obiettivo di riflettere in maniera più fedele il reale impegno dei paesi donatori. Il nuovo metodo evidenzia infatti la parte del finanziamento concessionale - l’equivalente dono - di cui il paese partner effettivamente beneficia.

Essendovi qualche differenza tra i due sistemi che può riflettersi sui dati finali, al momento l'Ocse rilascia sia i dati calcolati con il nuovo sistema sia i dati calcolati con il vecchio sistema ( "cash flow": finanziamenti erogati al netto dei finanziamenti rimborsati). In questa analisi abbiamo utilizzato questi ultimi per confrontare i dati con la serie storica.

Per completezza di informazione è bene chiarire che nel documento presentato dall'Ocse sui dati preliminari sull'aps nel 2018 viene indicato per il nostro paese un rapporto aps/rnl pari allo 0,24% mentre utilizzando il vecchio metodo di calcolo l’aps italiano risulta lo 0,23% aps/rnl.

Allo stesso modo mentre con il nuovo sistema di calcolo l'aps italiano ammonta a 5.005 milioni di dollari (4.240 milioni di euro), con il vecchio sistema il totale dell'aps risulta un po' inferiore, ovvero 4.900 milioni di dollari (4.151 milioni di euro).

 

Foto Credit: Oxfam

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