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L’emergenza coronavirus ha messo a nudo nuove esigenze per il paese, soprattutto per le famiglie con figli. Ma soprattutto ha ribadito (e reso evidenti) necessità che già esistevano. In particolare, quelle legate alla digitalizzazione del paese. Si è misurata tutta la distanza tra chi aveva a disposizione gli strumenti per comunicare, lavorare, studiare, potendo reagire al momento di crisi, e chi no.

Il divario digitale è un’ulteriore dimensione della povertà educativa.

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È così diventato evidente come lo sviluppo dell’agenda digitale sia e sarà sempre più legato al contrasto alla povertà educativa. Il divario digitale si va infatti a sommare ai fattori di disuguaglianza già esistenti: dalla condizione sociale al luogo di residenza. Basti pensare al gap in termini di velocità della rete vissuto dai ragazzi che abitano nelle aree interne. Oppure alla disparità subita dalle famiglie che non possono garantire ai propri figli computer adeguati e connessioni veloci.

5,3% le famiglie con un figlio che prima della crisi dichiaravano di non potersi permettere l’acquisto di un pc.

L’Italia di fronte alla sfida digitale posta dal Covid

Il nostro paese è entrato nella crisi con numerose criticità pregresse sul fronte delle disuguaglianze digitali. Dai livelli di competenza dei giovani italiani, inferiori alla media Ue, alle disparità nell’accesso alla rete veloce, fino alla disponibilità di pc e tablet nelle scuole.

Una fotografia delle disuguaglianze digitali all’arrivo del Coronavirus.

Una serie di problemi aperti, su cui – come in altri aspetti – è intervenuta in queste settimane la normativa di emergenza. Tra i vari provvedimenti, la revisione del sistema di incentivi per la connettività, gli stanziamenti del decreto Cura Italia per la didattica a distanza degli studenti meno abbienti, i fondi Pon per la digitalizzazione delle scuole elementari e medie. Misure ancora troppo recenti per essere valutate nei loro effetti, e che probabilmente (e sperabilmente) renderanno obsoleti anche gli ultimi dati disponibili.

Ad esempio, la mobilitazione di risorse per l’acquisto di pc e tablet è finalizzata proprio ad annullare quei divari che monitoreremo nel corso del report. Perciò l’argomento non si esaurisce con questa pubblicazione: nei prossimi mesi sarà essenziale valutare gli effetti dei provvedimenti adottati.

150 milioni di euro stanziati per l’acquisto di dispositivi digitali da Cura Italia e risorse Pon.

Le analisi di questo report pertanto si inseriscono in uno scenario in corso di mutamento, sull’onda dei provvedimenti di emergenza adottati negli ultimi 2-3 mesi da stato centrale e regioni. A livello nazionale, il bando Pon per l’acquisto di pc e tablet nelle scuole ha stanziato 80 milioni di euro, mentre il decreto Cura Italia 70 milioni di euro per fornire gli strumenti per la didattica a distanza in comodato d’uso ai ragazzi meno abbienti. Lo stesso decreto ha previsto altri 10 milioni per le piattaforme per la didattica a distanza e 5 in formazione degli insegnanti e del personale. Parallelamente, anche le regioni in queste settimane hanno varato o stanno varando proprie iniziative autonome, come bonus per la connettività e la dotazione informatica di famiglie e minori.

Servirà tempo per valutare gli effetti delle risorse stanziate in queste settimane.

Come sempre, se e quanto queste misure saranno state realmente efficaci dipenderà dal concreto utilizzo delle risorse, rilevabile solo ex post attraverso delle puntuali valutazioni d’impatto. Perciò nei prossimi mesi, e in particolare dalla ripresa dell’anno scolastico, dovremo monitorare attentamente come questi soldi saranno stati investiti. Già oggi conosciamo l’entità dei finanziamenti, ma serviranno nuovi dati per valutare gli effetti di queste misure. Dalla quota di studenti meno abbienti raggiunti sul territorio, al numero e tipo di dispositivi acquisiti da ciascuna scuola.

Si tratta di aspetti cruciali per programmare la ripresa, e che quindi richiedono l’attenzione di tutti gli attori coinvolti: istituzioni, famiglie, comunità educante, opinione pubblica. Primo, perché una corretta allocazione di queste risorse può contribuire a ridurre le disuguaglianze digitali che emergeranno nel corso del report. In secondo luogo, per assicurare che – anche una volta finita l’emergenza – gli stanziamenti per ridurre il digital divide restino all’ordine del giorno dell’agenda politica.

L’impegno dell’osservatorio, di cui questo report è solo il primo passo, sarà rivolto affinché l’attenzione resti alta anche dopo l’emergenza. Il tema della digitalizzazione del paese non si esaurisce con gli interventi di queste settimane, pure necessari. I ritardi da recuperare sono molti, e sono tutti riconducibili a un processo di digitalizzazione non ancora abbastanza inclusivo per i minori e le famiglie. Ce lo mostrano, tra le altre cose, la quota di famiglie che prima della crisi non avevano internet a casa per motivi economici, in particolare nel mezzogiorno. E ancora di più il livello di competenze digitali dei giovani, molto lontano dalla media europea. Un divario educativo con gli altri paesi Ue che non potrà essere compensato solo con più computer e tablet.

Senza questa consapevolezza, anche i più utili provvedimenti degli ultimi mesi, da soli, non basteranno a recuperare i ritardi. Perché non stiamo parlando solo di divari tecnologici, comunque gravi ma risolvibili attraverso interventi economici mirati ed efficaci. Stiamo parlando di disuguaglianze sociali radicate, profonde, per cui serve una strategia di lungo periodo, sinergica con quella per il contrasto della povertà educativa.

Divari digitali e povertà educativa

Nell’immediato quindi l’obiettivo del report è fornire un quadro di questi divari immediatamente prima dell’emergenza Covid. Mappare la profondità di queste disuguaglianze all’arrivo della crisi, in particolare in chiave territoriale, per capire in quali aree del paese bambini e ragazzi possano aver incontrato le maggiori difficoltà.

Allo stesso tempo, se è vero che l’attività di monitoraggio sugli ultimi interventi normativi sarà possibile solo nel medio-lungo periodo, già adesso i dati disponibili mostrano una serie di tendenze fondamentali di cui tenere conto, non solo in chiave retrospettiva.

Ad esempio, nel momento in cui si investe nella dotazione digitale delle scuole bisogna ricordare che la presenza del pc o del tablet a scuola è una premessa necessaria, ma non sufficiente per una vera scuola digitale. La faglia del divario digitale si è progressivamente spostata dalla possibilità di accesso ai dispositivi tecnologici alla modalità e capacità di fruizione. In sintesi, è indispensabile un investimento educativo, oltre che tecnologico.

È per questa ragione che, nel corso del report, affronteremo la questione del divario digitale, ma non come un elemento estraneo ai temi già trattati dall’osservatorio povertà educativa. Piuttosto, come un ulteriore aspetto in grado di fare la differenza sulle condizioni di bambini, ragazzi e delle loro famiglie.

È la differenza che passa tra un paese afflitto da un ulteriore livello di disuguaglianza (quella digitale) e uno con opportunità e servizi per tutti i bambini, a prescindere dalla famiglia d’origine o dal territorio in cui vivono.

I bambini e ragazzi rimasti a casa

In Italia vivono 9,6 milioni di minori. Come conseguenza della quarantena, in questi mesi sono rimasti a casa oltre 8 milioni e mezzo di bambini e ragazzi che prima frequentavano i diversi gradi d’istruzione, dall’asilo nido alle scuole superiori.

Il dato sulle scuole è calcolato sommando il numero di alunni delle scuole statali (2019/20) con quelli delle paritarie (disponibili per l’a.s. 2018/19). Quello sugli asili nido è stimato sul numero di posti autorizzati in queste strutture per il 2017.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: venerdì 29 Maggio 2020)

Ciò ha comportato una serie di questioni pratiche da risolvere per loro e per le famiglie. La necessità di conciliare i tempi della vita familiare con quelli lavorativi. L'importanza di disporre di strumentazione adeguata e connessioni veloci per svolgere le diverse attività: seguire lezioni online, fare i compiti, esigenze di lavoro ecc.

Gli effetti della crisi dovranno essere monitorati attentamente.

Problemi quotidiani, spesso sottovalutati, ma dalla cui soluzione dipende il futuro dei più piccoli, e anche dell'intero paese. Tra qualche anno, l'aver evitato (o meno) l'allargamento dei gap educativi tra i minori, sarà  dipeso anche dalla concreta possibilità di fare scuola da casa in questi mesi. Così come andranno monitorati gli effetti della crisi sull'occupazione, in particolare femminile, in un paese che resta ancora molto indietro nell'offerta di servizi prima infanzia. Per non parlare delle conseguenze sullo sviluppo per i troppi bambini che vivono una condizione di disagio abitativo.

41,9% dei minori vive in una abitazione sovraffollata. Di questi il 7% affronta anche un disagio abitativo (problemi strutturali, poca luminosità).

Anche in questo caso, è ancora presto per fare delle valutazioni compiute su quali saranno gli effetti dell'emergenza rispetto al fenomeno della povertà educativa. Ma è già possibile rilevare che la crisi è intervenuta in un contesto sociale provato. Soprattutto per le famiglie con figli, più in difficoltà della media secondo diversi indicatori.

Il rischio esclusione sociale per le famiglie con figli

Sono due le tendenze evidenti della povertà in Italia negli ultimi anni. Essa cresce al diminuire dell'età: la fascia tra 0 e 17 anni è quella dove l'incidenza della povertà assoluta resta maggiore. E, parallelamente, cresce all'aumentare del numero di figli: più una famiglia è numerosa, più è probabile che si trovi in povertà assoluta.

A fronte di una media del 6,4% di nuclei in povertà, tra le famiglie con un figlio il dato è in linea (6,5%), mentre in quelle con 2 figli lo supera ampiamente (10,6%). Circa il 20% delle famiglie con 3 o più figli si trova in povertà assoluta.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 18 Giugno 2019)

Questo andamento, che già da solo può segnalare molte delle ragioni alla base del progressivo calo di natalità, si manifesta anche con effetti territoriali rilevanti. I territori dove vivono più minori infatti sono generalmente anche quelli più a rischio povertà o esclusione sociale. L'emergenza interviene quindi su un paese già provato da divari territoriali profondi.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat e Eurostat
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

In un simile contesto, la crisi rischia di trovare proprio le famiglie con figli piccoli meno preparate per affrontarla. Abbiamo già visto come tra queste la povertà assoluta sia molto più frequente. Ma anche indicatori apparentemente meno gravi di difficoltà economica, come non riuscire a risparmiare o fare fatica di fronte a spese impreviste, vanno nella stessa direzione. Già prima della crisi, era più difficile far quadrare i conti per le famiglie con dei bambini.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

 

Una digitalizzazione inclusiva per bambini e ragazzi

È di questo quadro sociale che dobbiamo tenere conto quando segnaliamo che l'emergenza ha imposto (o ribadito) alcune esigenze, in termini di digitalizzazione.

Prima che si manifestasse l'emergenza Covid, non era affatto marginale la percentuale di famiglie con figli che dichiarava di non potersi permettere l'acquisto di un pc oppure di un accesso a internet.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Una difficoltà che trova conferma anche nelle recenti pubblicazioni dell'istituto di statistica. Il 12,3% dei minori in età scolastica non ha un computer a casa, quota che sfiora il 20% nel mezzogiorno. Parliamo di circa 850mila giovani tra 6 e 17 anni. Il 57%, pur in presenza di un pc in casa, non ha un suo dispositivo personale, e deve condividerlo con gli altri componenti della famiglia.

Soltanto il 6,1% dei ragazzi tra 6 e 17 anni vive in famiglie dove è disponibile almeno un computer per componente.

Questi dati messi in fila fanno capire quanto sia importante affrontare la sfida della digitalizzazione partendo dalle esigenze dei più piccoli.

12,3% dei ragazzi tra 6 e 17 anni non ha un computer o un tablet a casa (2018-19).

Distanziamento fisico e comunità educante

In un contesto di difficoltà sociali che rischiano di aumentare, per paradosso, l'emergenza Covid rende ancora più problematici gli interventi di contrasto alla povertà educativa.

Il ruolo della comunità educante nel contrasto alla povertà.

È noto come la prima e più efficace risposta ai divari sociali ed educativi tra i minori risieda nel ruolo della comunità educante. Un bambino è libero dalla povertà educativa quando non è solo, ma può contare su una rete affettiva e educativa solida. Fatta dalle le persone che lo aiuteranno a crescere e sviluppare le sue potenzialità: la famiglia, gli educatori, gli amici. Ma anche dai presidi educativi presenti sul territorio dove vive: associazioni sportive e centri culturali, oratori e biblioteche, laboratori pomeridiani e spazi verdi dove giocare. È dall'ampiezza e dalla qualità di queste reti sociali che dipende la crescita del minore.

L'emergenza coronavirus impone, per la sicurezza di tutti, delle regole di distanziamento fisico. La sfida che tutti dovremo porci, dalle istituzioni alle organizzazioni sociali, dalle famiglie alle scuole, è che il distanziamento fisico non diventi distanziamento sociale. Il rischio concreto è infatti che questa crisi, anche una volta conclusa, sdogani un modello di relazioni sociali fatto di "bolle" non comunicanti tra loro. Legittimando, dietro esigenze sanitarie reali, le disuguaglianze già esistenti, come fossero inevitabili.

E soprattutto rendendole sempre più acute, in un paese con già profondi squilibri territoriali.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Questo processo sarà inevitabile se lasceremo che i divari digitali si sommino a quelli sociali. Ogni investimento nella digitalizzazione del paese deve partire da questo presupposto.

Ma per valutare dove e come dirigere gli sforzi in maniera prioritaria, medie e tendenze nazionali non sono sufficienti. Serve misurare i divari territoriali su scala locale, comune per comune, e subcomunale per le città maggiori.

È con questo metodo, adottato dalla fondazione dall'osservatorio, che abbiamo deciso di affrontare anche il tema delle disuguaglianze digitali. Ricavando dai dati l'immagine di quanto sia urgente intervenire affinché le tante dimensioni della disuguaglianza non si saldino irrimediabilmente.

I divari nella velocità della connessione della rete internet, ad esempio, ad oggi sono spesso sovrapponibili ai tempi di spostamento fisico tra città maggiori e aree interne. Nei comuni polo, baricentrici in termini di servizi, le famiglie raggiunte dalla rete fissa di banda larga veloce (superiore a 30 Mbps) sono oltre l'80%. In quelli periferici e ultraperiferici, distanti oltre 40 minuti dalla città più vicina, non arrivano al 40%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Agcom
(ultimo aggiornamento: martedì 29 Ottobre 2019)

Prima dell'emergenza, i dati segnalavano forti disparità anche nella dotazione digitale delle scuole, dai computer alle lavagne multimediali. Un'informazione mai come oggi importante, in vista del rientro in classe nel prossimo anno scolastico. Abbiamo ricostruito questo dato, attualmente non rintracciabile in formato aperto, attraverso un'attività massiva di web scraping del portale Scuola in chiaro del Miur.

Si tratta di informazioni relative all'anno scolastico 2018/19, che quindi ci aiutano a inquadrare i divari prima degli interventi in fase di emergenza. Da questa mappatura, emerge come negli anni scorsi le regioni del mezzogiorno abbiano mostrato progressi significativi grazie all'uso dei fondi europei in questa direzione. Allo stesso tempo, la situazione prima dell'emergenza non era affatto omogenea se osservata comune per comune.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

E anche all'interno di città con un'elevata presenza media di pc nelle scuole, come Milano, si registrano nell'anno scolastico 2018/19 profondi divari tra quartiere e quartiere. Differenze sensibili per l'esperienza scolastica di ragazze e ragazzi, che potremo monitorare solo con l'acquisizione di dati sempre più disaggregati, e soprattutto con la pubblicazione del numero di strumenti acquistati con gli ultimi bandi.

Mappare le disuguaglianze digitali

Lo scopo di questo report è quindi quello di misurare le disuguaglianze digitali dal punto di vista di bambini, dei ragazzi e delle loro famiglie. Con un approccio che cerca di ricostruirle dal livello più elevato (l'Italia rispetto ai partner Ue) a quello più disaggregato disponibile (il singolo comune, o l'area subcomunale per le grandi città).

Partiremo, nel prossimo capitolo, dal valutare come si colloca l'Italia rispetto agli altri stati dell'Unione europea nel processo di informatizzazione del paese. Rispetto alla media Ue, il nostro paese è ancora indietro su diversi fronti della sfida per una digitalizzazione inclusiva. In particolare, rappresentano criticità su cui intervenire gli ostacoli connessi al costo e un livello di competenze digitali di ragazze e ragazzi ancora inferiore alla media.

Nel capitolo successivo, il terzo, ci concentreremo sui divari nell'accesso delle famiglie a internet. La tendenza generale è positiva, dato che la quota di famiglie connesse aumenta in tutti i territori. Purtroppo, anche nel miglioramento, restano quasi invariate le distanze di partenza. Divari che spesso si sovrappongono alle disuguaglianze sociali, acuendole.

Nel quarto capitolo, affronteremo - alla luce degli obiettivi europei e della strategia italiana - la copertura della banda larga veloce nel nostro paese, in particolare nel rapporto tra centri principali e aree interne. L'Italia ha superato positivamente la prova di rendere universale la banda larga di base, ma ora serve rendere la prospettiva della gigabit society - una società sempre più interconnessa - un obiettivo inclusivo per tutti.

Nel quinto e nel sesto capitolo, ci concentreremo sulla presenza di dotazioni digitali nelle scuole: computer, tablet, lavagne multimediali. Prima degli interventi recenti, ancora da monitorare, emergevano ancora differenze significative nella presenza di questi dispositivi, anche all'interno di realtà più "attrezzate" della media, come vedremo nel caso di Milano. Ma il tema del divario digitale non si può ridurre solo alla presenza dei dispositivi. Riguarda la capacità delle istituzioni educative di formare cittadini pienamente capaci di usufruire dei propri diritti digitali.

Foto credit: Unsplash Stem.T4L - Licenza

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