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Finita l’emergenza, quali scuole troveranno i ragazzi una volta tornati in classe? Molto dipenderà anche dagli effetti degli investimenti delle ultime settimane per l’acquisto di computer e tablet per scuole e studenti, previsti dalla legislazione di emergenza.

A livello nazionale, il decreto Cura Italia ha stanziato 85 milioni di euro in questa direzione. 70 per dotare gli studenti meno abbienti di dispositivi digitali in comodato d’uso, 10 per le piattaforme necessarie alla didattica a distanza, 5 per la formazione del personale. A questi si aggiunge un bando del Piano operativo nazionale del Miur da 80 milioni, finalizzato all’acquisto di pc, tablet e dispositivi per la connessione internet nelle scuole elementari e medie.

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Un bando a cui hanno partecipato 4.905 istituti scolastici, quasi il 90% dei potenziali candidati, per un totale di circa 64 milioni di euro. Che aspetto avranno le aule studio e di informatica dal prossimo settembre dipenderà anche da come verranno spesi questi soldi.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 29 Aprile 2020)

Oltre alle risorse nazionali, inoltre, vanno considerate quelle mobilitate a livello regionale per la dotazione digitale di scuole e studenti. Solo per fare alcuni esempi sulle regioni più popolose: il pacchetto famiglia della Lombardia, il bonus connettività studenti del Lazio, il bando #conlefamiglie della Campania.

Una valutazione complessiva di queste iniziative sarà possibile solo in un tempo più lungo. Allo stesso tempo, già adesso questi stanziamenti mettono in luce due aspetti. Da un lato, la necessità di presidiare il tema, per impedire che passata l'emergenza la questione torni sottotraccia nel dibattito pubblico. Dall'altro, è significativo osservare come questi interventi emergenziali segnalino, indirettamente, un potenziale ritardo digitale pregresso, che già di per sé è un elemento da esaminare con attenzione.

Quindi, anche se non è ancora possibile una valutazione compiuta sugli effetti di queste risorse, è importante capire quali fossero i divari prima dell'emergenza. L'obiettivo del presente capitolo e del prossimo è proprio questo.

Purtroppo, come vedremo, dati aggiornati e a livello comunale sulla dotazione tecnologica delle scuole non sono disponibili in formato opendata. Per ricostruirli, abbiamo svolto un'attività di web scraping, raccogliendole dal portale Scuola in chiaro del Miur. Su questo sito, tra le altre informazioni, c'è una sezione dedicata al numero di pc, tablet e lim a disposizione di ciascuna scuola nell'anno scolastico 2018/19. Pur con i limiti che segnaleremo (il principale è che per non tutte le scuole il dato era disponibile), questi dati ci consentono una prima esplorazione del divario digitale tra scuole a livello territoriale, prima dei provvedimenti adottati nelle scorse settimane.

L'altro obiettivo di questo capitolo e del prossimo è far emergere come la presenza di computer e tablet nelle scuole sia necessaria ma da sola non basti, senza un parallelo intervento educativo sulla formazione di ragazze e ragazzi.

Perché servono scuole (ma soprattutto studenti) digitali

Le scuole sono il primo fronte della sfida digitale italiana ed europea. Come abbiamo visto nel precedente capitolo, uno degli obiettivi Ue per il 2025 è che, in tutti gli stati, alcuni edifici strategici (istituti scolastici, biblioteche e uffici pubblici) siano raggiunti da una connettività di almeno 1 gigabit al secondo.

0,16 i secondi che servono per scaricare un file da 20 megabyte con una connessione ultraveloce da 1 gigabit al secondo.

Un obiettivo ambizioso, ed è significativo che la strategia europea della gigabit society parta proprio dai luoghi dove si formano le conoscenze di bambini e ragazzi. Si tratta di una scelta appropriata e condivisibile, perché va nella direzione di garantire a tutti, attraverso la scuola, una formazione digitale oggi quanto mai necessaria.

È ormai accertato che se i giovani non sono in grado di navigare in un ambiente digitale complesso sarà per loro difficile in futuro partecipare pienamente alla vita economica, sociale e culturale del mondo che li circonda.

Il presupposto affinché il potenziamento della connettività delle scuole sia efficace, è ovviamente la presenza di una strumentazione tecnologica adeguata per la didattica. Lavagne multimediali, tablet, pc: è solo con la presenza di questi dispositivi che si attrezzano le scuole a coltivare una vera educazione digitale. Per questa ragione, nel corso del capitolo cercheremo di offrire, attraverso i dati disponibili, una panoramica dei divari territoriali anche in questo ambito.

Allo stesso tempo però, è fondamentale chiarire che - se le strumentazioni sono il presupposto della digitalizzazione - da sole non bastano. In coerenza con il piano nazionale, fare scuola digitale significa innescare un processo educativo che va molto oltre l'utilizzo dei diversi dispositivi.

Pc e tablet a scuola sono indispensabili per realizzare l'agenda digitale, ma da soli non bastano.

Agli albori dell'obbligo scolastico, i requisiti minimi richiesti alla scuola erano insegnare a leggere, scrivere e fare di conto. Oggi alle istituzioni educative, in una società sempre più tecnologica, si richiede un'alfabetizzazione di massa, fin dai primi anni, al pensiero logico e computazionale, ai linguaggi di programmazione, ai principi base della robotica, solo per fare alcuni esempi. In caso contrario, non sarà solo un computer o un tablet in più a migliorare la condizione dei più giovani. Le ricerche di Ocse hanno indicato come, senza un vero passaggio educativo, il solo utilizzo del pc a scuola non è affatto correlato con competenze più elevate.

Tanto più se la faglia del divario digitale si è ormai spostata dalla possibilità di accesso ai dispositivi tecnologici alla modalità di fruizione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ocse-Pisa
(ultimo aggiornamento: lunedì 14 Settembre 2015)

 

Gli studenti che vengono da famiglie socialmente ed economicamente svantaggiate fanno un utilizzo diverso della rete, meno orientato all'informazione rispetto ai loro coetanei di famiglie avvantaggiate.

(...) gli studenti svantaggiati navigano più per motivi ludici rispetto a quelli “avvantaggiati” che si connettono anche per un uso informativo e di comunicazione.

In questa tendenza pesano tutti i divari che preesistono a quelli digitali, come l'iniquità di apprendimenti fortemente correlati alla condizione della famiglia di origine. I divari digitali si sommano a questi, allargando le disuguaglianze. Con il risultato di escludere una quota importante di giovani da una piena cittadinanza, digitale e non.

Una società che si pone il giusto obiettivo di diventare una gigabit society, deve anche essere in grado portare tutti a questo traguardo. Pena, il rischio di dividere tra cittadini di serie a, pienamente a loro agio in un ambiente digitale e tecnologico, e altri di serie b, esclusi dai processi innovativi, e per questo più a rischio di impieghi precari, disoccupazione e marginalità sociale.

L'Italia nel confronto internazionale

Il primo riferimento internazionale per valutare la presenza di dotazioni tecnologiche nelle scuole sono le comparazioni di Ocse.

Queste, svolte contemporaneamente alle rilevazioni sulle competenze, misurano il numero di computer a scuola rispetto al numero di studenti 15enni. È infatti questa la fascia d'età coinvolta nelle rilevazioni Ocse-Pisa sugli apprendimenti.

4,6 studenti di 15 anni per ogni pc a scuola è la media nei paesi Ocse.

I dati elaborati in base all'ultima analisi Ocse sul tema (a partire dalle rilevazioni nei test 2012) indicavano per l'Italia un numero di alunni 15enni per computer scolastico sostanzialmente allineato alla media Ocse: 4,1 studenti per pc (contro i 4,6 dei paesi Ocse).

Più alto il valore, minore è il numero di dispositivi a disposizione degli alunni nelle scuole

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ocse-Pisa
(ultimo aggiornamento: giovedì 6 Agosto 2015)

Allo stesso tempo, con le eccezioni di Germania (4,2 alunni per pc), Romania (4,6), Croazia (5) e Grecia (8,2), tutti gli altri stati dell'Unione europea avevano alla data della rilevazione un numero di studenti per pc inferiore. Tra gli altri: Francia (2,9 alunni 15enni per pc), Spagna (2,2), Regno Unito (1,4).

La presenza di dispositivi digitali nelle scuole italiane

I dati Ocse sono indispensabili per una comparazione internazionale, ma come abbiamo visto il dato medio nazionale solitamente non rispecchia l'effettiva presenza di dotazioni digitali sul territorio.

Per comprendere i divari territoriali servono dati più disaggregati.

Per i nostri scopi di monitoraggio dei servizi, questo indicatore presenta almeno tre limiti. In primo luogo, i dati appena visti sono stati raccolti nel 2012. Secondo, il numero di pc nella scuola viene messo in relazione solo con una parte degli alunni (i ragazzi di 15 anni che partecipano ai test Ocse-Pisa), e non con l'intera popolazione scolastica. Terzo, il confronto internazionale non ci consente alcuna valutazione dei divari territoriali.

L'indagine ufficiale del Miur relativa all'anno scolastico 2014/15 offre alcune indicazioni in questo senso. A quella data, le regioni con più tecnologie per alunno sono risultate essere, oltre alla Lombardia, alcune regioni del mezzogiorno come la Calabria. Questa in particolare era prima per numero dispositivi totali (5,3 alunni per dispositivo), quinta nel numero di pc in classe (36,7 alunni per pc) e prima per numero di pc nei laboratori (7,4 studenti per pc).

Più alto il valore, minore è il numero di dispositivi a disposizione degli alunni nelle scuole.

Dati per Trentino Alto-Adige e Valle d’Aosta non disponibili.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 14 Febbraio 2015)

Il motivo, come sottolineato nell'indagine del ministero, è fortemente legato anche al fatto che Calabria, Campania, Sicilia e Puglia stavano beneficiando - in quanto rientranti nell'obiettivo convergenza Ue - dei contributi europei (2007-13) per il miglioramento della dotazione delle scuole.

-2 alunni per dispositivo in Sicilia tra 2013/14 e 2014/15. Il miglioramento più consistente insieme a Lombardia (-1,6), Campania (-1,5) e Calabria (-1,3).

Questa analisi è perciò un punto di partenza fondamentale, ma ancora non ci aiuta a ricostruire i divari sul territorio, scuola per scuola, comune per comune. Cosa sappiamo sulla presenza di dispositivi come computer, lavagne multimediali, tablet nelle scuole italiane, a un livello più disaggregato e più aggiornato?

Per ricostruire tale informazione, abbiamo raccolto questi dati - scuola per scuola - dal portale Miur "Scuola in chiaro". In questo portale ogni plesso scolastico ha una pagina dedicata, da cui si può risalire al numero di dotazioni tecnologiche nell'anno scolastico 2018/19.

Una volta raccolte queste informazioni attraverso un'attività di web scraping, le abbiamo incrociate con gli opendata del Miur sul numero di alunni per scuola, così da poter mettere in relazione i due dati.

L'indicatore ricavato (n. di pc ogni 100 alunni della scuola) è la base di partenza per ricostruire i divari territoriali esistenti al 2018/19, cioè prima delle misure più recenti. Ovviamente, tenendo presente che il dato è pubblicato mediamente per il 70% delle scuole, mentre nell'altro 30% l'informazione non è censita. Purtroppo, anche la stessa reperibilità del dato varia molto da regione a regione.

Attenzione: il dato non deve essere letto come la percentuale di scuole che hanno almeno un pc, ma come la percentuale di scuole per cui è pubblicato sul portale Scuola in chiaro il dato sul numero di pc (che in alcuni casi può essere anche zero).

In verde, le scuole per cui l’informazione sul numero di pc/tablet è presente. In rosso quelle per cui il campo risulta non compilato.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

Questi dati, pur nella loro parzialità, ci permettono comunque alcune valutazioni sui divari territoriali. Il primo, come si nota dal grafico, è quello relativo alle scuole per cui l'informazione risulta censita. Con l'eccezione della Puglia, tutte le maggiori regioni del mezzogiorno sono agli ultimi posti per quota di scuole per cui questo tipo di informazione è presente.

49% le scuole sarde per cui il dato sul numero di pc è disponibile. È l'unica regione dove sono meno della metà del totale.

Di tale tendenza dovremo tenere conto in fase di analisi, in particolare confrontando due ipotesi alternative. La prima, "più pessimistica", è che se una scuola non dichiara il numero di dotazioni tecnologiche (mentre invece dichiara altre informazioni sempre sullo stesso portale) potrebbe essere perché in realtà, alla data della rilevazione, non possedeva pc o tablet.

A supporto di questa ipotesi, c'è il fatto che in molti casi le altre informazioni (come quelle su didattica, alunni e personale) risultano censite, e solo quelle relative alle attrezzature multimediali non vengono esposte.

Va nella stessa direzione il fatto che, se disaggreghiamo le scuole per cui il dato è censito, distinguendo se il numero di pc è uguale a 0 oppure se è maggiore, osserviamo che il dato sugli istituti che dichiarano almeno un computer (in blu nel grafico successivo) risulta molto più omogeneo tra le regioni. Perciò potremmo essere portati a ipotizzare che un dato dichiarato pari a 0 (oppure non indicato) dipenda da differenze nella modalità di compilazione da parte delle scuole.

In blu, le scuole che dichiarano almeno un pc/tablet. In giallo, quelle per cui il dato dichiarato è 0. In rosso quelle per cui il campo risulta non compilato.

A causa di arrotondamenti, in alcuni casi il dato può essere diverso da 100.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

Dall'altro lato, resta valida anche l'ipotesi contraria, e cioè che se una scuola non indica il dato è perché non ha compilato quel campo per altri motivi.

Preso atto delle due possibilità, possiamo verificare il numero di pc, tablet e lim per alunno in Italia, in base al grado scolastico. Nell'ipotesi 1 (se una scuola non indica il dato, significa che non ha pc), abbiamo considerato tutte le scuole statali censite, sia che il dato sui pc fosse dichiarato oppure no. Emerge come nelle scuole italiane, ogni 100 alunni, alla data della rilevazione vi fossero in media 5,7 pc/tablet e 1,8 lim (o proiettori interattivi/smart tv).

5,7 pc e tablet ogni 100 alunni nelle scuole italiane censite.

Con importanti differenze tra i gradi di istruzione. La densità di pc e tablet per alunno è molto maggiore negli istituti tecnici, un dato sicuramente legato alla presenza dei laboratori, in particolare negli indirizzi tecnologici. Le lavagne interattive multimediali invece tendono a essere più diffuse nel primo ciclo di istruzione (primarie e secondarie di primo grado).

Dal momento che non tutte le scuole pubblicano il dato sul numero di dispositivi in loro possesso (dato disponibile per il 70% dei plessi), il grafico presenta due ipotesi diverse.

Nella prima, abbiamo considerato tutte le scuole statali censite, sia che il dato sui pc fosse dichiarato oppure no. Questo dato è stato messo in relazione con il numero di alunni delle scuole.

Nella seconda, abbiamo considerato solo le scuole per cui il dato sui pc risulta pubblicato. Questo dato è stato messo in relazione con il numero di alunni solo delle scuole che pubblicano l’informazione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

Più lim nelle elementari e medie, più pc nei tecnici.

Per un confronto, abbiamo anche valutato l'ipotesi 2 (se una scuola non indica il numero di pc dedicati agli studenti, potrebbe comunque averne), calcolando lo stesso indicatore solo per le scuole che dichiarano il dato (sia esso 0 o maggiore di 0). Va rilevato come le due ipotesi divergano nei numeri ma non nella sostanza: gli aspetti già sottolineati nella prima ipotesi (diffusione delle lim nel primo ciclo e dei pc nei tecnici) emergono chiaramente anche nella seconda simulazione.

Anche osservando i dati sulla densità di pc e tablet per regione, le due ipotesi convergono su diversi aspetti. Emerge infatti come, in entrambi i casi, ai primi posti si trovino Basilicata, Calabria e Lombardia.

Dal momento che non tutte le scuole pubblicano il dato sul numero di dispositivi in loro possesso (dato disponibile per il 70% dei plessi), il grafico presenta due ipotesi diverse.

Nella prima, abbiamo considerato tutte le scuole statali censite, sia che il dato sui pc fosse dichiarato oppure no. Questo dato è stato messo in relazione con il numero di alunni delle scuole.

Nella seconda, abbiamo considerato solo le scuole per cui il dato sui pc risulta pubblicato. Questo dato è stato messo in relazione con il numero di alunni solo delle scuole che pubblicano l’informazione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

Il piazzamento positivo di alcune regioni meridionali - già visto con i dati 2014/15 - è un elemento sottolineato anche nella strategia di crescita digitale, e messo in relazione con l'uso dei fondi strutturali per questa finalità.

A livello territoriale, alcune regioni del sud (...), grazie all’utilizzo efficace dei fondi strutturali, mostrano percentuali di adozione più elevate della media italiana.

E in effetti emerge come, nonostante i dati 2018/19 siano disponibili per il 70% delle scuole, la classifica finale abbia diverse posizioni in comune con la rilevazione Miur 2014/15 (dove il tasso di risposta delle scuole era stato del 97,6%).

Questi dati quindi ci indicano almeno due cose. In primo luogo, pur nella loro parzialità, le informazioni raccolte attraverso il portale Miur offrono la possibilità di valutare i divari tra le scuole che hanno più dispositivi e quelle dove invece mancano.

Secondo, a prescindere da quale sia il motivo da attribuire all'assenza del dato, emerge una diversità tra primo e secondo ciclo di studi, di cui dovremo tenere conto nel corso dell'analisi.

Ad esempio, sebbene il dato dei pc per alunno negli istituti tecnici sia più elevato della media, ciò non è vero in tutte le regioni. Prendendo i dati di tutte le scuole censite, i tecnici con più pc per minore sono quelli di Lombardia, Umbria, Toscana, Piemonte e Molise.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

La classifica cambia se si escludono le scuole per cui il dato sul numero di pc e tablet non è dichiarato. In questo caso, se si considerano solo gli istituti tecnici che dichiarano il numero di pc, è prima la Calabria, seguita da Molise, Toscana e Lombardia. Va detto però che, mentre il dato calabrese si riferisce al 48% dei tecnici della regione, per Lombardia e Toscana comprende oltre il 70% degli istituti.

57% degli studenti degli istituti tecnici in Calabria frequenta una scuola per cui il dato sui pc e tablet non è disponibile.

Lo stesso vale per le lavagne interattive, come abbiamo visto più diffuse - in media - alle elementari e alle medie. Ma anche in questo caso le differenze tra i territori sono ampie. Se si contano tutte le scuole, ai primi posti risultano Lombardia, Emilia-Romagna, Sardegna e Calabria.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

I primi occupanti della classifica restano gli stessi, ma cambia l'ordine se si considerano solo le scuole che dichiarano il dato sui pc (Sardegna e Calabria salgono alle prime due posizioni). Anche qui però emerge come in Lombardia ed Emilia oltre l'80% degli alunni frequentino una scuola elementare o media per cui il dato è disponibile. Mentre per la Calabria sono il 71% e per la Sardegna il 59%.

I divari territoriali nella dotazione tecnologica delle scuole

Scendendo a livello provinciale, è possibile fare delle valutazioni ulteriori sulla maggiore presenza di dispositivi legata ai fondi europei, nelle regioni dell'obiettivo convergenza. Ciò tenendo presente che è soprattutto nelle regioni del mezzogiorno che risulta più elevata la quota di scuole per cui non è disponibile i dato.

Fatta questa premessa, in Calabria spicca il dato di Vibo Valentia (prima provincia sia se si contano tutte le scuole censite, sia contando solo quelle che pubblicano il dato sul numero di pc). Mentre sono meno diffusi nella provincia di Catanzaro, ultima a livello regionale sia in termini di lim che di pc.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

In Campania, al dato di Benevento (prima nella regione, sia per lim che per pc per alunno) si contrappone quello della città metropolitana di Napoli (ultima nel rapporto dispositivi alunni). Una tendenza che emerge sia contando tutte le scuole censite, sia considerando solo gli istituti che dichiarano il dato sul numero di pc.

Prima dell'emergenza, i dati indicano profonde differenze interne nelle regioni del mezzogiorno.

In Sicilia, spiccano il dato di Ragusa (se si includono tutti gli istituti censiti) e quello di Enna (isolando solo le scuole per cui abbiamo il numero di pc). Mentre in rapporto all'elevato numero di alunni, risultano meno coperte le 2 città metropolitane dell'isola: Catania e Palermo. In Puglia, la città metropolitana di Bari è prima nella regione per diffusione delle lavagne multimediali, mentre sui computer è Brindisi ad avere i valori più alti. Agli ultimi posti nel rapporto pc/alunni la provincia di Foggia. In Basilicata, Potenza e Matera sono sostanzialmente allineate sul numero di lim per alunno, mentre nella prima sono più diffusi computer e tablet.

10,9 pc e tablet ogni 100 minori nelle scuole censite di Sondrio. Tra quelle del nord è la prima provincia.

Nell'Italia settentrionale invece spiccano Sondrio, Rovigo e Lecco. Agli ultimi posti invece Genova, Rimini e Gorizia. In quella centrale, al dato della provincia di Siena (10,6 pc e tablet ogni 100 alunni) si contrappone quello della città metropolitana di Roma (con 3,6 pc e tablet).

Un ulteriore elemento di divario territoriale da valutare è quello tra aree interne e poli. In coerenza con istituti sottodimensionati nelle aree interne, anche la dotazione tecnologica in quei comuni era tendenzialmente inferiore alla data della rilevazione. Circa il 37% degli alunni delle scuole periferiche e ultraperiferiche aveva meno di 10 pc dedicati alla didattica nella propria scuola. Una quota che supera di 10 punti quella dei comuni polo e di 4 punti quella dei comuni intermedi o cintura.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

Un confronto tra i capoluoghi

Allo stesso tempo, è interessante osservare come vi siano profonde differenze anche tra i comuni più grandi.

In primo luogo nelle città maggiori - nonostante ci siano scuole più "attrezzate" - l'alto numero di studenti abbassa sensibilmente il numero di pc per alunno. Rispetto a una media nazionale di quasi 5,7 pc e tablet ogni 100 alunni in tutte le scuole censite, il dato per quelle dei comuni polo dato scende a 5,1. Se invece escludiamo dal conteggio le scuole che non dichiarano la presenza di pc, la media nazionale sale a 8,1, quella dei comuni polo è 7,6.

Ma il dato più interessante è forte la variabilità tra le città maggiori, rispetto alla quota di alunni che frequentano una scuola senza computer o tablet. Un dato ricavato isolando le scuole che sul portale Miur presentano un dato dichiarato pari a 0.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

Confrontando i capoluoghi, alla data della rilevazione la quota più alta di alunni che frequentano una scuola senza pc si raggiunge nei comuni Agrigento, Lodi, Gorizia, Andria. In questi comuni, stando ai dati degli istituti censiti, nell'anno scolastico 2018/19 oltre il 45% degli studenti frequentava una scuola che dichiara 0 computer. Mentre la quota di alunni senza pc risulta inferiore al 5% nei comuni di Nuoro, Lucca, Viterbo, Pisa, Cuneo, Modena, Caserta e Carbonia.

8 i capoluoghi dove meno del 5% degli alunni frequenta scuole senza pc.

Ma queste cifre offrono una prospettiva ancora insufficiente sui reali divari digitali. Perché non tengono conto delle scuole per cui il dato non è disponibile. Come abbiamo visto, si tratta di circa il 30% degli istituti censiti, con un'elevata variabilità locale. Infatti, se agli alunni senza pc sommiamo anche quelli che frequentano scuole per cui questa informazione non è disponibile il dato cambia in modo significativo.

Divari nord-sud anche nella disponibilità del dato.

Tre città del centro-nord che avevamo visto avere pochi alunni senza pc confermano la propria posizione, anche quando si sommano i ragazzi per le cui scuole non conosciamo il dato. Nella classifica delle città con più alunni in scuole con 0 pc o senza il dato disponibile, Lucca è 88esima, Modena 90esima, Viterbo è al terzultimo posto. Un dato relativamente positivo, perché indice sia di un basso tasso di scuole con 0 pc, come già rilevato, ma anche di una maggiore disponibilità di dati per quelle scuole.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

Aggiungendo gli alunni in scuole per cui il dato non è pubblicato, Caserta, Pisa, Cuneo e Carbonia salgono a metà classifica. Nuoro addirittura balza ai primi posti: oltre il 70% degli alunni frequenta una scuola per cui il numero di pc non è dichiarato oppure è 0.

Nel mezzogiorno è più alta la quota di scuole per cui il dato non è pubblico.

Per molti capoluoghi del mezzogiorno il confronto tra le due mappe appare particolarmente stridente. A Enna meno del 10% degli alunni frequenta una scuola che dichiara pc; ma, allo stesso tempo, c'è un ulteriore 73,4% per cui il dato non è disponibile. In Sardegna, oltre a Nuoro, spiccano i divari per Sassari e Carbonia. In quest'ultima, che se si prende la quota di alunni senza pc a scuola è la migliore in Italia (0%), c'è un ulteriore 51,6% di studenti in istituti per cui il numero di pc non è noto.

Oltre a indicare una carenza nella disponibilità di informazioni per alcuni territori, questi dati non consentono valutazioni ulteriori sull'offerta di dotazioni tecnologiche in quei comuni. Un gap informativo che sarà fondamentale colmare alla luce dei nuovi bandi, data la salienza di questi dati.

È il monitoraggio che rende possibile una politica responsabile, basata su fatti concreti, un'advocacy consapevole e l'uso economicamente efficiente di risorse pubbliche limitate. Pertanto, la disponibilità di dati aggiornati è già di per sé un indicatore di quanto l'impegno di proteggere i bambini venga preso sul serio.

Ma cosa possiamo dire, attraverso i dati disponibili, sulla dotazione tecnologica delle scuole nelle maggiori città italiane? Se isoliamo i 15 comuni con più residenti, quelle con più computer e tablet a scuola al momento della rilevazione erano Trieste, Firenze e Verona. Tra le 6 città che hanno oltre 500mila abitanti, al primo posto spiccava Milano sia per numero di pc che per lavagne interattive. Ultima invece è Genova (sul numero di pc) mentre Roma e Torino sono ultime per diffusione delle lim.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

 

Ovviamente, anche su questa classifica incide la quota di scuole per cui il dato non è censito. Quelle dove più alunni frequentano scuole con dato non disponibile sono le due maggiori città del mezzogiorno: Napoli (52,8%) e Palermo (46,6%). Quella con le informazioni più presenti è Bologna (12,6% di alunni in scuole senza dati), seguita da Bari e Trieste.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sul numero di dispositivi digitali nelle scuole sono stati raccolti attraverso un'attività di web scraping dal portale Scuola in chiaro del Miur.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Miur
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Settembre 2018)

Foto credit: Flickr Uc3m - Licenza

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