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Una delle necessità emerse con più forza durante l’emergenza, in particolare per le famiglie con figli, è quanto sia importante disporre di una connessione a internet veloce. Un’esigenza per gli adulti, specie se si sono trovati a lavorare da casa, ma anche per i bambini e i ragazzi per studiare, seguire le lezioni, caricare i compiti, accedere alle informazioni.

Il divario digitale si sovrappone alle disuguaglianze sociali ed economiche esistenti.

L’emergenza ci ha dato così modo di vedere una disuguaglianza per nulla nuova, ma fino ad oggi probabilmente sottovalutata nelle sue conseguenze. E cioè l’ampiezza del divario tra chi vive in un territorio servito dalla banda ultralarga e chi invece abita in aree del paese prevalentemente scoperte. Un divario che si va a sovrapporre ad altri, a partire dall’origine familiare: perché anche la presenza potenziale di un servizio poi si scontra con le possibilità economiche di chi deve usufruirne.

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Per questa ragione affronteremo la questione da due punti di vista.

Il primo, che vedremo in questo capitolo, è la quota di famiglie che non hanno un accesso a internet da casa. Una cifra diminuita negli anni, ma che deve essere comunque monitorata con attenzione, a partire dalle ragioni per cui alcune famiglie restano escluse: dall’assenza della banda larga sul territorio, al costo ritenuto eccessivo.

2% delle famiglie con figli non ha internet a casa per motivi legati al costo. Il doppio della media Ue.

Nel prossimo capitolo, ci concentreremo sulle potenzialità attuali della rete in termini di velocità. Perciò analizzeremo i divari nella quota di famiglie raggiunte dalla banda larga veloce di rete fissa sul territorio, dalle regioni ai singoli comuni.

Le famiglie senza internet a casa

Circa 3 famiglie su 4 in Italia dispongono di un accesso internet da casa. Una quota che ovviamente cresce se si isolano le famiglie più giovani, come quelle dove c’è almeno un figlio minorenne (il 96,3% di queste ha una connessione domestica).

Allo stesso tempo, restano ancora profondi i divari tra le diverse regioni italiane (come possiamo ricostruire attraverso i dati relativi al totale delle famiglie).

A fronte di una media nazionale del 76,1% di famiglie connesse, restano indietro soprattutto la Calabria (67,3%, quasi 9 punti al di sotto della media nazionale), Molise e Basilicata (69%), Sicilia (69,4%) e Puglia (69,6%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Maggio 2020)

Dati che mostrano un evidente ritardo, in termini di accesso al servizio, delle regioni meridionali rispetto alla media italiana. Con l'eccezione della Sardegna, nessuna regione del mezzogiorno ha una quota di famiglie con accesso a internet superiore al dato nazionale.

Un divario che, pur con delle oscillazioni, è stato un elemento costante nell'ultimo decennio. Dal 2010 a oggi, in tutte le regioni è aumentata la percentuale di famiglie che ha accesso a internet da casa.

Ma la crescita complessiva non ha comunque diminuito i divari di partenza.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Maggio 2020)

Nel 2010, nella regione più distante dalla media nazionale (il Molise), la quota di famiglie con accesso a internet da casa era il 43,9%. Quasi 9 punti in meno della media nazionale, e a 14 punti dalla regione che allora aveva più famiglie connesse (il Lazio, 58,2%).

A quasi un decennio di distanza, nel 2019, la regione meno connessa (Calabria) ha una quota di famiglie con accesso a internet molto più alta: 67,3%. Ma il divario con la media nazionale è ancora di quasi 9 punti. E anche il ritardo rispetto alla regione più connessa (il Trentino Alto Adige, 81,1%) è rimasto quasi invariato: 13,8 punti percentuali.

Un ulteriore elemento di disuguaglianza, oltre alla dinamica nord-sud, è quello rappresentato dal tipo di comune in cui le famiglie abitano. Un divario che sconta la maggior presenza di famiglie anziane nei comuni minori e interni, ma che è comunque interessante monitorare nella sua evoluzione nell'arco del decennio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Maggio 2020)

Tra 2010 e 2019, la quota di famiglie connesse è aumentata di oltre 20 punti in tutti i comuni. La crescita più significativa in quelli maggiormente popolosi: +26,6 punti nelle città con oltre 50mila abitanti.

Al di là della tendenza, sono le aree metropolitane a registrare la quota più alta di famiglie che dispongono di una connessione domestica.

80,4% le famiglie con accesso a internet da casa nei centri delle aree metropolitane.

Nonostante una crescita significativa (+23,8 punti), i piccoli comuni con meno di 2.000 abitanti restano quelli con meno famiglie connesse.

I motivi del mancato accesso a internet

Ma quali sono le ragioni per cui una famiglia non dispone di un accesso da casa alla rete?

I motivi addotti dalle famiglie sono diversi, e variano molto sul territorio nazionale. Quelli prevalenti, e presumibilmente più legati all'età del rispondente, sono la non capacità di utilizzo (56,4%) e il disinteresse verso lo strumento (il 25,5% risponde che non ha internet perché non lo ritiene utile o interessante).

I totali sono superiori a 100 perché era possibile dare più di una risposta.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Maggio 2020)

Per i nostri scopi, tenendo presente le criticità più probabili per le famiglie con figli, assumono un particolare interesse altri due tipi di motivazioni: il costo e la copertura della rete dove si abita.

Il costo del collegamento e degli strumenti necessari per connettersi rientra tra i motivi più frequenti, con una forte variabilità territoriale. Nell'Italia settentrionale, l'alto costo del collegamento è indicato dal 6-7% di chi non ha una connessione a internet. Mentre la quota è quasi doppia nel sud e nelle isole.

11,9% delle famiglie senza internet nel mezzogiorno indica come motivo il costo del collegamento.

Osservando questi dati divisi per regione, la tendenza emerge con ancora maggiore chiarezza. La Campania è la regione con più famiglie che segnalano gli ostacoli legati al costo. Il 14,3% delle famiglie senza internet indica come motivo i costi degli strumenti per connettersi. Il 17,5% dei nuclei (un dato che non va sommato al precedente, perché si tratta in larga misura delle stesse famiglie) indica i costi di connessione.

Era possibile indicare entrambe le risposte, perciò i due dati non possono essere sommati.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Maggio 2020)

 

L'altro elemento, citato meno di frequente ma comunque rilevante, è l'assenza della rete di banda larga nel territorio dove si abita. In questo caso, i territori dove questo tipo di disagio viene segnalato con più frequenza sono spesso caratterizzati da ampie aree interne o montane.

In Umbria, fatte 100 le famiglie senza internet, sono circa 7 quelle che hanno indicato come motivo l'assenza di banda larga dove abitano. Seguono, tutte al di sopra del 3%, Liguria, Molise, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Toscana.

Il dato mostra, tra le sole famiglie che non hanno internet a casa, quante indicano come motivo l’assenza di connessione a banda larga nella zona.

Non va letto come la percentuale di famiglie senza internet per regione per l’assenza di banda larga.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Maggio 2020)

 

Disuguaglianze che incidono sulle reali possibilità dei minori.

Si tratta di un aspetto cruciale, perché segnala un profondo divario territoriale da colmare. Quello tra i bambini e i ragazzi che vivono in aree con elevata copertura, e che potenzialmente possono disporre di un accesso più veloce alla rete, e tra quelli che abitano nei territori scoperti, o serviti da una rete fissa più lenta. Un divario che, come abbiamo appena visto, rischia di sommarsi ad altre disuguaglianze già esistenti. In particolare quelle socio-economiche e culturali, per i minori che vivono in una famiglia che ha meno possibilità da offrire. E quelle territoriali, per le ragazze e i ragazzi che abitano in comuni interni, con meno servizi rispetto alle città maggiori.

Foto credit: Unsplash Annie Spratt - Licenza

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