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La sfida dell’Europa nei prossimi anni sarà costruire la cosiddetta gigabit society: una società sempre più digitale e connessa. Questa prospettiva significa potenziare l’accesso e la velocità delle connessioni a internet, accrescere la disponibilità e la qualità dei servizi pubblici in rete, investire sulla formazione digitale dei più giovani.

La trasformazione digitale del paese riguarda i minori e le loro famiglie. Perciò deve essere inclusiva.

Il raggiungimento di questi target è strategico per l’intero paese, ma lo è ancora di più per il futuro dei bambini, dei ragazzi e delle loro famiglie. L’approdo finale dipenderà dai progressi di ciascuno stato membro, e da quanto si sarà lavorato per portare tutti a questo traguardo. È per questa ragione che nei prossimi capitoli ci occuperemo dei divari interni all’Italia: dalla possibilità di accesso alla rete, alla velocità della connessione, fino alla presenza di dispositivi tecnologici nelle scuole.

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Ma prima di approfondire le disuguaglianze interne, qual è la posizione dell’Italia rispetto agli altri paesi Ue? In confronto al resto degli stati membri, quante famiglie con figli non hanno un accesso a internet? Quante per ragioni legate al costo? E qual è il livello delle competenze digitali dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei?

Monitorare i progressi e le criticità, oltre ad aiutarci a contestualizzare meglio gli aspetti che affronteremo nei prossimi capitoli, ci consente di capire come il nostro paese – complessivamente – stia affrontando la sfida digitale. In particolare per quanto riguarda le giovani generazioni.

La posizione dell’Italia attraverso l’indice europeo Desi

Il primo modo per confrontare la situazione italiana con quella degli altri stati membri è monitorare l’andamento dell’indice Desi. Si tratta di un indicatore composito (digital economy and society index) che ha proprio l’obiettivo di sintetizzare i progressi di un paese rispetto alla digitalizzazione della sua economia e società.

Le relazioni Desi (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società) sono lo strumento mediante cui la Commissione Europea monitora il progresso digitale degli Stati membri dal 2014.

Le dimensioni prese in considerazione dall’indicatore sono 5: connettività (in particolare lo sviluppo della banda larga), capitale umano (cioè le competenze e l’inclusione digitale dei cittadini), utilizzo di internet, integrazione delle tecnologie digitali (obiettivo legato alla digitalizzazione dell’economia) e sviluppo dei servizi pubblici digitali.

25 su 28 la posizione dell’Italia nella classifica Desi 2020. Dalla creazione dell’indice l’Italia si è sempre collocata sotto la media Ue.

Il punteggio finale che ci vede agli ultimi posti è la somma (ponderata) dei punteggi ottenuti nelle varie dimensioni. Quelle dove l’Italia è più in linea con la media europea sono la connettività (17esima su 28) e i servizi pubblici digitali (19esima).

Mentre sono molto indietro i risultati nell’integrazione digitale dell’economia (22esima), e soprattutto nell’uso dei servizi internet (terzultima) e in capitale umano (ultima).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: martedì 11 Giugno 2019)

Questi ultimi due aspetti in particolare sono centrali per una società che voglia includere giovani e famiglie nel processo di digitalizzazione. Perché riguardano l'impatto di internet e delle tecnologie nella vita quotidiana delle persone.

Nella dimensione capitale umano, infatti, viene valutato il livello di competenze digitali della popolazione. Garantire a tutti un'alfabetizzazione di base agli strumenti e ai linguaggi delle nuove tecnologie va considerata una priorità del paese. Specialmente per i più giovani.

Povertà educativa implica disuguaglianze digitali non solo nell'accesso a internet, ma anche nelle possibilità di utilizzo.

Altrettanto fondamentale è il tema dell'accesso e dell'uso di internet. Per questa ragione approfondiremo quante famiglie con figli hanno una connessione a internet domestica, e per quante il costo del servizio resti un ostacolo ad una piena accessibilità.

Allo stesso tempo però, i dati di Ocse (che approfondiremo nel quinto capitolo) hanno reso evidente come il digital divide - soprattutto tra i giovani - si sia progressivamente spostato dall'accesso all'uso che viene fatto della rete.

Tra i giovani dei paesi occidentali, e anche dell'Italia, esiste un gap nell'uso della rete. Ad esempio, chi vive in una famiglia socio-economicamente svantaggiata è meno probabile che usi internet per accedere all'informazione. Sia per leggere notizie ed essere aggiornati su cosa sta accadendo nel mondo, sia per capire, informarsi, approfondire, arricchire il proprio bagaglio di conoscenze.

73,7% degli studenti di famiglie avvantaggiate usa internet per leggere notizie. Tra quelli svantaggiati la quota scende al 60,4%.

Si tratta di un gap che, come tutti quelli che vedremo, ci parla di disuguaglianze che vanno ben oltre quelle digitali. Riguardano il diritto dei minori a non cadere nella trappola della povertà educativa.

Accessibilità di internet per le famiglie con figli

Già prima della crisi del coronavirus era chiaro quanto internet avesse acquisito una dimensione centrale nella vita quotidiana delle nostre società. Dalle possibilità di comunicazione e condivisione di informazioni, all'accesso a servizi e acquisti, la centralità di internet è indiscutibile.

Il diritto di accesso alla rete è ormai considerato una prerogativa fondamentale. Tale consapevolezza si è affermata a prescindere dal riconoscimento normativo ufficiale, e anche oltre il dibattito tra studiosi di diritto avviato tra la fine degli anni '90 e i primi anni 2000.

Nel 2015 questo diritto è entrato anche ufficialmente nelle norme europee dopo che, sempre a livello continentale, negli anni precedenti, erano stati fissati degli obiettivi in termini di copertura potenziale della rete (v. capitolo 4 per approfondire).

Gli utenti finali hanno il diritto di accedere a informazioni e contenuti e di diffonderli, nonché di utilizzare e fornire applicazioni e servizi, e utilizzare apparecchiature terminali di loro scelta, indipendentemente dalla sede dell’utente finale o del fornitore o dalla localizzazione, dall’origine o dalla destinazione delle informazioni, dei contenuti, delle applicazioni o del servizio, tramite il servizio di accesso a Internet.

Ma quante persone hanno concretamente un accesso a internet da casa? Se si considerano tutte le famiglie con almeno un componente tra 16 e 74 (l'età di riferimento presa in considerazione da Eurostat) in Ue il 90% ne dispone. Quota che scende all'85% per l'Italia.

22 su 28 la posizione dell'Italia nella quota di famiglie con accesso a internet da casa nel 2019.

Considerando solo le famiglie con figli minori, generalmente più giovani, la percentuale di famiglie che hanno internet a casa sfiora il 100% a livello Ue. 98% per le coppie con almeno un figlio, 97% per i monogenitori con figli a carico.

Nonostante percentuali medie così elevate, non mancano le differenze tra i paesi Ue.

Per i confronti europei, il dato Eurostat prende in considerazione solo le famiglie residenti dove almeno un componente abbia un età compresa tra 16 e 74 anni.

Dati relativi alla percentuale di single con minori non disponibili per Malta, Slovenia e Croazia.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Aprile 2020)

Italia agli ultimi posti nell'accesso a internet delle famiglie con figli minori.

Tra le coppie con figli, l'accessibilità domestica è pressoché completa in 6 paesi: Regno Unito, Paesi Bassi, Svezia, Germania, Finlandia e Cipro. L'Italia (2 punti sotto la media Ue) è quartultima (96%), poco al di sopra di Grecia, Bulgaria e Romania. Per le famiglie monogenitoriali, il campione ristretto rende meno affidabili i confronti, ma va sottolineato comunque un ritardo rispetto agli altri stati membri: 92% contro una media Ue del 97%.

Cosa incide sulla maggiore difficoltà delle famiglie con minori nel nostro paese rispetto agli altri? Le motivazioni legate al costo riguardano il 2% delle famiglie con figli. Una percentuale apparentemente non elevata, ma che porta l'Italia al di sopra della media Ue.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Aprile 2020)

Limitando il confronto ai maggiori paesi europei, vediamo come sia diminuita negli anni la quota di famiglie con figli che non ha accesso a internet per i costi. Allo stesso tempo, il fenomeno nel nostro paese sembra incidere in misura maggiore rispetto agli altri stati presi in esame.

Dati 2013 e 2018 non disponibili per l’Italia.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Aprile 2020)

Quando in una famiglia con bambini e ragazzi manca internet in casa, la motivazione prevalente è soprattutto economica. Fatte 100 le famiglie con figli che in Italia non hanno un accesso domestico alla rete, il 58% dichiara come causa il costo. Un dato che segnala un elemento di discriminazione tra i minori, in base alla condizione economica e sociale dei genitori.

Competenze digitali e uso della rete per ragazze e ragazzi

Come già sottolineato, il vero divario digitale non si misura più solo in termini di accesso. La questione è molto più complessa. Da un lato, riguarda il livello di competenze a disposizione per padroneggiare gli strumenti tecnologici. Dall'altro, il tipo di uso che viene fatto della rete.

Su entrambi i fronti, ragazzi e ragazze italiane restano indietro rispetto ai coetanei degli altri paesi Ue.

Per monitorare le competenze digitali dei cittadini, Eurostat ha sviluppato un indicatore che tiene insieme diversi aspetti. Viene valutata l'abilità nell'utilizzo di software più comuni, la capacità di comunicare via internet attraverso email o videochiamate, quella di installare applicazioni o trasferire file, solo per fare alcuni esempi.

In termini di competenze, in Italia  la quota di giovani tra 16 e 19 anni che padroneggiano gli strumenti digitali è più bassa. In base ai dati più recenti (2019), l'83% delle ragazze e dei ragazzi europei è risultato avere competenze di base o superiori. In Italia questa percentuale scende al 64%, quasi 20 punti in meno della media Ue, e a oltre 20 punti da Regno Unito, Germania e Spagna.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Aprile 2020)

Un altro aspetto che presenta criticità è la scarsa abitudine a servirsi di internet per accedere alle notizie oppure aumentare le proprie conoscenze. In media, il 71% dei giovani europei tra 16 e 19 anni usa internet per ottenere informazioni o approfondire le proprie conoscenze, ad esempio attraverso la consultazione di enciclopedie online o siti analoghi. La media italiana è 65%, superiore a Francia (59%) e Regno Unito (54%), ma sensibilmente più bassa della media europea, e a quasi 20 punti dalla Germania.

FONTE: elaborazione opernpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Aprile 2020)

Nell'utilizzo di internet per leggere notizie da siti di informazione o giornali online, il nostro paese è terzultimo. Circa il 45% dei ragazzi italiani tra 16 e 19 anni usa internet per leggere notizie, 20 punti in meno della media europea. Insieme all'Italia solo in altri 2 paesi meno della metà dei giovani usa internet per leggere giornali online: Bulgaria (41%) e Romania (37%).

26 su 28 la posizione dell'Italia nella classifica dei paesi Ue dove i giovani leggono di più i giornali online.

Divari digitali tra l'Ue e l'Italia, ma anche dentro il nostro paese.

Questi dati mostrano che l'Italia, in confronto alla media europea, ha accumulato un maggior ritardo in diversi fronti della sfida digitale. Tale ritardo rischia di essere pagato soprattutto dai più giovani e dalle loro famiglie. Una ragazza o ragazzo che non è pienamente a suo agio in un ambiente digitale avrà più problemi in futuro, dalle normali esigenze della vita quotidiana alle future possibilità di occupazione.

Oltretutto, il ritardo che dobbiamo considerare non è solo quello dell'Italia nei confronti di altri stati membri. Come cercheremo di ricostruire nei prossimi capitoli, all'interno del paese persistono disuguaglianze e divari territoriali che indicano tante velocità diverse nella digitalizzazione del paese.

Foto credit: Flickr Uc3m - Licenza

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