Che cosa sono i paesi dac

Le politiche pubbliche di cooperazione allo sviluppo sono coordinate dall’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (ocse nell’acronimo italiano, oecd in inglese). Istituita nel 1960 e operativa dall’anno successivo, l’oecd promuove un generale principio di crescita economica, compreso lo sviluppo dei paesi non membri e in particolare di quelli più poveri. In questo ambito vengono predisposte intese internazionali e convenzioni, e raccolte di dati statistici con cui valutare interventi e risultati. 

Definizione

All’interno dell’ocse opera il comitato per l’aiuto allo sviluppo, noto con l’acronimo inglese “dac” (development assistance committee). Fanno parte di questo comitato 30 membri tra cui l’Italia e l’Unione europeaIl comitato dei paesi dac ha lo scopo di indirizzare al meglio le politiche di cooperazione allo sviluppo, individuando i principi comuni e definendo le linee guida, gli standard degli interventi da realizzare, e gli obiettivi da raggiungere.

Analisi

La gran parte delle risorse dell’aiuto pubblico allo sviluppo viene fornita dai paesi che fanno parte del comitato dac. Fondi che sono aumentati nel corso del tempo e nell’ultimo anno hanno sfiorato i 129 miliardi di euro: l’83,5% dell’aps mondiale in totale. Rispetto all’anno precedente il budget dei paesi dac è aumentato dell’8,7%, e del 32,6% rispetto al 2011. Tuttavia questi paesi stanno perdendo gli obiettivi che loro stessi si sono prefissati, il principale è quello di devolvere in aps almeno uno 0,7% del loro reddito nazionale lordo, che è l’indicatore scelto come misura della ricchezza nazionale per il calcolo degli obiettivi. Nel 2016 il rapporto aps/rnl dei paesi dac è arrivato a 0,32% (l’anno prima era 0,30). Un altro aspetto sempre più critico nel corso degli anni è la quota di queste risorse che raggiunge i paesi più poveri (Least developped countries, Ldcs). Se il budget totale risulta in aumento, in compenso la quota destinata ai paesi più poveri risulta sostanzialmente stabile, nonostante gli accordi e le linee di indirizzo del comitato stesso stabiliscano che questa quota debba crescere. Al contrario a crescere in modo evidente è la parte del budget la cui destinazione geografica non è specificata: in questa macrovoce rientrano infatti i costi per la gestione dei rifugiati nel paese donatore. Guardando le cifre in euro si nota infatti che dal 2011 la quota per i paesi più poveri è aumentata dell’11% mentre il non specificato del 73%.

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