Quante risorse per la cooperazione allo sviluppo

Il principale impegno per i paesi donatori è di destinare entro il 2030 lo 0,7% del reddito nazionale lordo. Per quanto riguarda l’Italia, a guardare i dati preliminari del 2020 non sono stati raggiunti gli obiettivi intermedi che il paese si era posto.

Definizione

Per misurare l’impegno di un paese donatore in relazione alla ricchezza prodotta è internazionalmente riconosciuto come indicatore il rapporto tra fondi destinati nell’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e il reddito nazionale lordo (Rnl). In questo modo, nella cooperazione allo sviluppo, viene evidenziato il peso delle donazioni di un determinato paese rispetto alla sua ricchezza nazionale.

Il comitato Dac (development assistance committee), organo dell’organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) composto da 29 paesi più l’Unione europea, ha fissato un obiettivo, contenuto nell’Agenda 2030, volto ad aumentare il supporto dei paesi donatori rispetto alle aree a più basso tasso di sviluppo. Questo obiettivo prevede il raggiungimento di una soglia del rapporto tra Aps e Rnl pari allo 0,7%, entro il 2030. L’Italia, inoltre, si era posta il traguardo intermedio di destinare almeno lo 0,3% del Rnl per l’aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2020.

Altro obiettivo fissato dalla comunità internazionale dei donatori è di destinare una quota precisa dell’aps totale ai paesi più svantaggiati, definiti least developed countries (Ldcs). Secondo il programma di azione per i paesi Ldcs adottato nel 2011, bisogna riservare a questi paesi una quota compresa tra lo 0,15 e lo 0,20% del reddito nazionale lordo.

Dal punto di vista degli effetti che la cooperazione deve produrre, sono stati fissati i cosiddetti “obiettivi di sviluppo sostenibile”, una serie di condizioni che tutti i paesi devono raggiungere entro il 2030 e riguardano una pluralità di temi che vanno da aspetti economici e sociali a problematiche ambientali.

In Italia la materia è disciplinata dalla legge 125/2014, in cui si usa l’acronimo Cps, che sta per cooperazione pubblica allo sviluppo. La legge stabilisce che gli obiettivi della cooperazione pubblica allo sviluppo devono essere specificati attraverso un documento triennale di programmazione e di indirizzo, in cui si «indica la visione strategica, gli obiettivi di azione e i criteri di intervento, la scelta delle priorità delle aree geografiche e dei singoli Paesi, nonché dei diversi settori nel cui ambito dovrà essere attuata la cooperazione allo sviluppo».

 

Dati

Se guardiamo ai valori assoluti, nel 2020 gli Stati Uniti rappresentano il primo donatore, con 35,5 miliardi di dollari, pari al 22% del totale, stando ai dati preliminari. Il paese nordamericano è seguito da Germania (28,4) e Regno Unito (18,6). Se però consideriamo complessivamente i paesi dell’Unione europea notiamo che l’ammontare delle donazioni è pari al 45% del totale (escludendo il Regno Unito).

Analizzando invece la relazione tra le donazioni e la ricchezza dei singoli paesi, complessivamente il rapporto Aps/Rnl nei paesi Dac dell’Ocse è arrivato allo 0,32%, un obiettivo ancora lontano da quello prefissato dall’Agenda 2030, che prevede un impegno da parte dei paesi donatori pari allo 0,7%.

Solo 6 paesi hanno infatti già raggiunto questa soglia: Svezia, Norvegia, Lussemburgo (che superano l’1%), Danimarca, Germania e Regno Unito.

Rispetto alle rilevazioni degli anni precedenti, l’Italia scende al ventesimo posto tra i paesi donatori, con lo 0,22% della ricchezza nazionale dedicata all’aiuto pubblico allo sviluppo. Una percentuale inferiore al traguardo intermedio che il nostro paese si era posto per il 2020.

FONTE: Elaborazione openpolis su dati Ocse
(ultimo aggiornamento: mercoledì 25 Agosto 2021)

Analisi

Abbiamo evidenziato come l'Italia abbia mancato l'obiettivo intermedio dello 0,30% del rapporto Aps/Rnl, prefissato per il 2020. Nel nostro paese questa quota era stata raggiunta nel 2017, ma è poi scesa nei tre anni successivi, fino ad attestarsi allo 0,22%.

Tuttavia nel 2017, al culmine della cosiddetta "crisi dei rifugiati", l'aiuto pubblico allo sviluppo italiano, come quello di altri paesi europei, è stato molto influenzato dalla voce "rifugiati nel paese donatore", uno specifico capitolo di spesa dell'Aps. In questa voce vengono inseriti fondi impiegati nel paese donatore, inerenti la prima accoglienza dei richiedenti asilo. In altre parole, sono risorse che, pur essendo conteggiate nell'Aps, non prevedono un effettivo trasferimento di fondi verso altri paesi. Per questo si parla di "aiuto gonfiato".

Con il vistoso calo degli arrivi a partire dal 2018, si sarebbe potuto riequilibrare i fondi per i progetti da realizzare nei paesi a basso tasso di sviluppo, convertendo le somme risparmiate dallo stato nell'accoglienza dei richiedenti asilo in Italia, in numero nettamente inferiore rispetto al periodo della "crisi dei rifugiati". Purtroppo, però, questo a oggi ancora non è avvenuto.

 

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