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Quando si parla di cooperazione allo sviluppo non si sta usando un termine generico per riferirsi agli aiuti che alcuni stati forniscono ai paesi a basso e medio reddito. Si tratta invece di un settore ben strutturato di politica pubblica, in cui è definito nel dettaglio quali tipi di fondi possono essere considerati cooperazione, e che prevede obiettivi molto concreti. Il più noto è quello di destinare lo 0,70% del reddito nazionale lordo al settore dell’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps/Rnl) entro il 2030.

0,70% il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo che i paesi donatori si sono impegnati a raggiungere entro il 2030, come indicato dall’obiettivo 17 dell’agenda per lo sviluppo sostenibile.

Chi stabilisce che cos’è l’aiuto pubblico allo sviluppo

Se con il termine “cooperazione” ci si riferisce genericamente a  qualsiasi attività di collaborazione tra paesi e/o organizzazioni, la cooperazione allo sviluppo riguarda invece quelle attività e iniziative volte a perseguire il miglioramento delle condizioni socio-economiche in aree ancora a basso tasso di sviluppo. Quando la cooperazione allo sviluppo è perseguita attraverso il solo impiego di risorse pubbliche, nell’ambito di specifici accordi internazionali, si parla invece di aiuto pubblico allo sviluppo (Aps).

L’aiuto pubblico allo sviluppo è l’insieme delle attività volte a perseguire il miglioramento delle condizioni socio-economiche in aree a basso tasso di sviluppo attraverso l’impiego di risorse pubbliche. Vai a "Che cos’è l’aiuto pubblico allo sviluppo"

La materia è disciplinata in Italia attraverso la legge 125/2014. Tuttavia, come accennato, la definizione di dettaglio di cosa può essere considerato Aps è stabilita a livello internazionale. In particolare è il comitato Dac (Development assistance committee) dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) a stabilire questi criteri attraverso apposite “reporting directives“.

Il comitato per l’aiuto allo sviluppo dell’Ocse riunisce 30 membri e ha lo scopo di indirizzare al meglio le politiche di cooperazione allo sviluppo, individuando i principi comuni e definendo le linee guida e gli obiettivi da raggiungere. Vai a "Che cosa sono i paesi dac"

L’Italia, assieme ad altri 29 paesi e l’Unione europea, fa parte del comitato Ocse Dac fin dalla sua nascita nel 1960. In effetti la sua prima riunione, tenutasi a Washington fu presieduta proprio dall’ambasciatore italiano presso le Nazioni unite, Egidio Ortona. In quella fase l’obiettivo del comitato era principalmente quello di migliorare le informazioni sui fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo. Allora tuttavia non esisteva una definizione univoca di aiuto pubblico allo sviluppo, che sarebbe stata poi proposta proprio dal comitato Ocse Dac circa 10 anni dopo (prima nel 1969 e poi ulteriormente specificata nel 1972).

The accidental birth of “official development assistance”

Per questa ragione possono essere considerati aiuto pubblico allo sviluppo solo i fondi dei paesi donatori che fanno parte del comitato Ocse Dac. Anche altri paesi desinano una parte delle proprie risorse alla cooperazione allo sviluppo. Tuttavia non adottando i criteri stabiliti dall’Ocse le loro risorse non possono essere confrontate con l’Aps propriamente definito.

Tra il 1960 e il 2020 i fondi per la cooperazione sono aumentati in modo relativamente costante. Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo assistito a una sostanziale stagnazione di questi importi, anche se nel 2020, stando ai dati preliminari, si osserva un leggero aumento, grazie al quale i fondi destinati complessivamente all’Aps hanno raggiunto il loro massimo storico.

All’interno dell’Ocse opera il comitato per l’aiuto allo sviluppo, noto con l’acronimo inglese “Dac” (development assistance committee). Fanno parte di questo comitato 30 membri tra cui l’Italia e l’Unione europea. Le cifre indicate sono in milioni di dollari a prezzi costanti e per il 2020 riportano i dati preliminari Ocse.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Ottobre 2021)

L'obiettivo dello 0,70

Tra il 1960 e il 2020 i fondi per la cooperazione sono aumentati in modo relativamente costante. Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo assistito a una sostanziale stagnazione di questi importi, anche se nel 2020, stando ai dati preliminari, si osserva un leggero aumento, grazie al quale i fondi destinati complessivamente all’Aps hanno raggiunto il loro massimo storico.

Questa crescita, tuttavia, è stata troppo lenta e troppo modesta per poter raggiungere gli obiettivi che, adottando il rapporto Pearson, i membri del comitato Ocse Dac si erano posti sin dal 1970 e che ritenevano di poter raggiungere nei successivi 5 o 10 anni al più tardi.

We therefore recommend that each aid-giver increase commitments of official development assistance to the level necessary for net disbursements to reach 0.70 per cent of its gross national product by 1975 or shortly thereafter, but in no case later than 1980.

Dopo 61 anni tuttavia l'obiettivo dello 0,70% Aps/Rnl rimane ancora lontano, e sono pochi i membri del comitato Ocse Dac ad aver raggiunto questo traguardo.

0,32% il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo dei paesi Dac e il loro reddito nazionale lordo complessivo.

FONTE: Elaborazione openpolis su dati Ocse
(ultimo aggiornamento: mercoledì 25 Agosto 2021)

Dal 1970 ad oggi, infatti, si sono ripetuti più volte gli impegni a raggiungere questo traguardo, ma in pochi hanno dato seguito alla parola data. Nel 2005 ad esempio i 15 paesi membri dell'Unione europea si riproposero di raggiungere questo obiettivo entro il 2015.

Più di recente le Nazioni unite hanno riproposto questo traguardo inserendolo nell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (Sdg 17.2). L’Agenda si compone di vari obiettivi e sotto obiettivi a cui sono tenuti a concorrere per la prima volta tutti i paesi, in base alle loro capacità e ad una differenziata, ma comune responsabilità. Lo scopo è quello di contribuire allo sviluppo globale, attraverso la realizzazione di un’agenda profondamente trasformativa finalizzata a promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente.

L'Aps italiano, un percorso accidentato

L'Italia oggi è ben distante dal raggiungimento dell'obiettivo. Per alcuni anni avevamo assistito a una crescita considerevole dell'Aps italiano, ma tra il 2018 e il 2020 i risultati raggiunti sono sfumati e si è tornati ai livelli di 5 anni prima.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(ultimo aggiornamento: mercoledì 28 Luglio 2021)

Oltre all'aumento dei fondi, la ragione che nel 2017 spingeva a un cauto ottimismo era anche legata al fatto che l'Italia sembrava star rispettando la tabella di marcia che si era proposta per raggiungere lo 0,70 entro il 2030.

Nel 2015 infatti il governo Renzi stabilì un traguardo intermedio da raggiungere entro il 2020, ovvero lo 0,30% Aps/Rnl. Questo traguardo in effetti venne raggiunto nel 2017. Un risultato importante anche se presentava diverse criticità legate ai fondi per i rifugiati rendicontati come aiuto pubblico allo sviluppo.

Negli anni successivi i diversi governi che si sono succeduti hanno continuato a confermare la validità dell'obiettivo intermedio. Tuttavia nel frattempo il dato è di volta in volta calato e nel 2019, così come nel 2020, si è assestato su cifre ben distanti da quelle auspicate.

 

0,22% il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo italiano nel 2020.

Anche per questo oggi è fondamentale che l'Italia rilanci il proprio impegno per raggiungere lo 0,70% Aps/Rnl, prevedendo magari dei nuovi traguardi intermedi, in modo che negli anni lo sviluppo della strategia italiana di cooperazione possa essere correttamente monitorato.

La cooperazione e i paesi a più basso tasso di sviluppo

Un altro obiettivo previsto sia dal comitato Ocse Dac che dall’agenda per lo sviluppo sostenibile riguarda invece i paesi a più basso tasso di sviluppo. Una categoria nota come Least developed countries (Ldcs).

Secondo il programma di azione per gli Ldcs, i paesi donatori devono riservare a questo gruppo una quota compresa tra lo 0,15 e lo 0,20% del reddito nazionale lordo (Rnl). Vai a "Che cosa sono i paesi Ldcs"

Nonostante questo impegno però, solo 4 paesi nel 2019 avevano raggiunto o superato l’obiettivo di destinare lo 0,15% del Rnl agli Ldcs. Anche su questo piano l’Italia si trova molto indietro. Sono ormai molti anni infatti che il nostro paese mantiene una quota di Aps rivolta agli Ldcs pari allo 0,06% del reddito nazionale. Un valore ben al di sotto degli impegni internazionali assunti. E questo nonostante la maggior parte dei paesi ritenuti prioritari dalla cooperazione italiana sia incluso nella lista degli Ldcs.

FONTE: Elaborazione openpolis su dati Ocse
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Marzo 2021)

Foto Credit: Aics - Facebook

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