Che cos’è l’aiuto pubblico allo sviluppo

Principalmente si tratta di progetti per migliorare le condizioni socio-economiche in aree ancora povere o poco sviluppate. Negli ultimi anni però sempre più risorse vengono impiegate negli stessi paesi donatori per l’accoglienza dei migranti.

Spesso si usa il termine cooperazione in modo generico, riferito a qualsiasi iniziativa economica che getti un ponte tra paesi ricchi e paesi poveri. Vanno però fatte delle distinzioni: la cooperazione internazionale indica qualsiasi attività di collaborazione; la cooperazione allo sviluppo è invece espressamente dedicata a perseguire il miglioramento delle condizioni socio-economiche in aree ancora povere o poco sviluppate; può essere realizzata anche con l’uso di risorse private o con strumenti quali i crediti di aiuto, il supporto istituzionale, la concessione di condizioni commerciali di vantaggio. L’aiuto pubblico allo sviluppo è invece la cooperazione perseguita con l’uso di sole risorse pubbliche, nell’ambito di accordi internazionali.

Definizione

Si definisce aiuto pubblico allo sviluppo (aps) l’insieme di risorse pubbliche da usare in attività e progetti di cooperazione con paesi in via di sviluppo. Nel nostro paese la materia è normata dalla legge 125/2014, in cui si usa l’acronimo cps, che sta per cooperazione pubblica allo sviluppo. Secondo la definizione ufficiale queste risorse devono essere donate a fondo perduto oppure prestate a carattere agevolato – cioè non devono mai superare i tassi di interesse di mercato – e devono essere composte da almeno un 25% di dono. Le spese militari e le attività di peacekeeping in genere non si possono contare come aiuto allo sviluppo, a parte casi come il monitoraggio delle elezioni, attività di formazione del personale (anche di polizia), smaltimento di armamenti e sminamento eccetera. Si possono inoltre considerare aps i soldi spesi per la gestione dei rifugiati nel paese donatore delle risorse stesse, compresi i costi per i rimpatri.

Analisi

Nel 2016 il volume dell’aps mondiale ha superato 154 miliardi di euro, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Le risorse messe a disposizione dal nostro paese hanno sfiorato i 4 miliardi e 476 milioni di euro. Negli anni i fondi destinati all’aps sono aumentati, anche nel rispetto di accordi internazionali che stabiliscono precisi obiettivi da raggiungere sulla quantità di risorse da destinare a progetti per contrastare la povertà nei paesi più svantaggiati. Tuttavia a ben guardare questo aumento in molti paesi è collegato in larga parte all’esplosione di una specifica voce del bilancio, cioè le risorse destinate ai rifugiati nel paese donatore. L’Italia nel 2005 destinava a questa voce lo 0,01% dell’aps totale, fino ad arrivare al 35% nel 2016.

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