Che cos’è l’aiuto pubblico allo sviluppo

Principalmente si tratta di progetti per migliorare le condizioni socio-economiche in aree ancora povere o poco sviluppate. In anni recenti però molte delle risorse sono state impiegate negli stessi paesi donatori per l’accoglienza dei migranti.

Definizione

Spesso si usa il termine cooperazione in modo generico, riferito a qualsiasi iniziativa economica che getti un ponte tra paesi ricchi e paesi poveri. Vanno però fatte delle distinzioni: la cooperazione internazionale indica qualsiasi attività di collaborazione; la cooperazione allo sviluppo è invece espressamente dedicata a perseguire il miglioramento delle condizioni socio-economiche in aree ancora povere o poco sviluppate; può essere realizzata anche con l’uso di risorse private o con strumenti quali i crediti di aiuto, il supporto istituzionale, la concessione di condizioni commerciali di vantaggio. L’aiuto pubblico allo sviluppo è invece la cooperazione perseguita con l’uso di sole risorse pubbliche, nell’ambito di accordi internazionali.

Si definisce aiuto pubblico allo sviluppo (aps) l’insieme di risorse pubbliche da usare in attività e progetti di cooperazione con paesi in via di sviluppo. Nel nostro paese la materia è normata dalla legge 125/2014, in cui si usa l’acronimo cps, che sta per cooperazione pubblica allo sviluppo.

A partire dai dati sul 2018 l’Ocse adotterà un nuovo sistema di calcolo dell’aps. Il nuovo sistema riguarda il modo in cui vengono rendicontati i prestiti a carattere agevolato ai paesi in via di sviluppo e ha l’obiettivo di riflette in maniera più fedele l’impegno di un paese donatore creando una maggiore distinzione tra: i fondi concessi a dono, quelli concessi con prestiti molto agevolati e quelli concessi con prestiti meno agevolati. Inoltre mentre in precedenza i prestiti dovevano includere almeno 25% di dono ora vengono definite soglie diverse a seconda del livello di reddito di un paese. Così mentre per i paesi meno sviluppati (ldcs) sarà necessario che la componente a dono raggiunga il 45% per paesi con livelli di reddito più elevati sono previste percentuali inferiori.

Il nuovo sistema di calcolo però interrompe la serie storica. Non è infatti possibile confrontare in maniera corretta i fondi rendicontati in questo modo con quelli di anni in cui questa metodologia non è stata applicata. Per questo l’Ocse, almeno per il momento, continuerà a rilasciare i dati anche con la vecchia metodologia.

Si tenga presente inoltre che le spese militari e le attività di peacekeeping in genere non si possono contare come aiuto allo sviluppo, a parte casi come il monitoraggio delle elezioni, attività di formazione del personale (anche di polizia), smaltimento di armamenti e sminamento eccetera. Si possono inoltre considerare aps i soldi spesi per la gestione dei rifugiati nel paese donatore delle risorse stesse, compresi i costi per i rimpatri volontari.

Dati

Nel 2017 i paesi membri del comitato Dac dell’Ocse hanno destinato all’aiuto pubblico allo sviluppo 147 miliardi di dollari, con un calo in termini reali dello 0,1% rispetto agli anni precedenti. Tra i membri del Dac i paesi dell’Ue considerati collettivamente rappresentano di gran lunga il primo donatore con il 56,8% dell’aps totale (83,6 miliardi di dollari). Considerando invece singolarmente i paesi europei il primo donatore risultano essere gli Stati Uniti con il 23,6% dell’aps totale (34 miliardi). Seguono la Germania (16,9%) e il Regno Unito (12,3%).

L’Italia risulta al sesto posto con 5,8 miliardi di dollari destinati all’aps nel 2017 (5,1 miliardi di euro). In termini reali il contributo italiano è cresciuto rispetto all’anno precedente del 12,6% cosa che ha permesso all’Italia di raggiungere lo 0,30% nel rapporto tra aps e reddito nazionale lordo (aps/rnl).

Variazione del rapporto aps/rln dell’Italia dal 2012 al 2017. Alla crescita costante dell’aps in questi anni hanno contribuito le spese per l’accoglienza dei rifugiati, il cosiddetto “aiuto gonfiato”.

Il reddito nazionale lordo (rnl) di un paese viene calcolato sommando al prodotto interno lordo (pil), o sottraendo da esso, vari flussi di reddito tra paesi.

 

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: venerdì 11 Gennaio 2019)

Analisi

Dal 2012 il nostro paese ha sperimentato una crescita costante nel rapporto tra fondi destinati all'aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo (aps/rnl). Questo ha portato nel 2017 a raggiungere lo 0,30 aps/rnl ovvero la quota che ci eravamo proposti di raggiungere entro il 2020, come obiettivo intermedio rispetto a quello dello 0,7% entro il 2030.

Tuttavia a ben guardare questo aumento, in Italia come in molti altri paesi, è collegato in larga parte all’esplosione di una specifica voce del bilancio, cioè le risorse destinate ai rifugiati nel paese donatore. In ogni caso il raggiungimento dello 0,30 aps/rnl rappresenta una buona notizia anche se al momento sembra difficile che l'Italia riesca ad arrivare al 2020 mantenendo questa quota di aiuto pubblico allo sviluppo.

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