Che cos’è il capitolo di spesa ‘rifugiati nel paese donatore’

In questa voce rientrano le spese sostenute per l’accoglienza di richiedenti asilo o protezione internazionale. Si tratta di risorse che rimangono nel paese donatore stesso, e che negli ultimi anni sono aumentate in maniera vistosa.

Da un lato le risorse destinate all’aps risultano in aumento negli ultimi anni, dall’altro però a sostenere questo aumento è una sola voce di spesa: quella dei costi per la gestione di richiedenti asilo e rifugiati nel paese donatore. E anzi se si sottrae questo capitolo di spesa le risorse di aps risultano in calo. Questo comporta che una quota sempre maggiore di risorse non raggiunge i paesi in via di sviluppo ma viene utilizzato “in casa” nel paese donatore stesso. È dunque cruciale capire di cosa si tratta e perché è contabilizzato come aiuto pubblico allo sviluppo.

Definizione

La voce “rifugiati nel paese donatore” è uno specifico capitolo di spesa all’interno della rendicontazione ufficiale sull’uso dei fondi di aps. In questa voce rientrano le spese sostenute per gestire le richieste di asilo o protezione internazionale, e le persone che la cui richiesta viene accettata e ottengono lo status giuridico di rifugiato. Come dice l’espressione stessa, si tratta di costi che vengono sostenuti nel paese donatore e che dunque, pur figurando come aps, non raggiungono paesi in via di sviluppo. Se in passato era una voce residuale o comunque molto contenuta di bilancio, negli ultimi cinque anni è aumentata in modo consistente. Tuttavia si è anche registrata una grande difformità nell’interpretazione degli aspetti da ascrivere a questa voce di bilancio. L’ocse stesso ha perciò provveduto a fare chiarezza sulla materia e il 31 ottobre di quest’anno sono state rilasciate indicazioni precise sulla contabilità di questa voce, che dovranno essere applicate a partire dal 2018. Nel documento è stata ribadita l’opportunità di considerare aiuto allo sviluppo i costi per i rifugiati sulla base del valore umanitario di questo tipo di assistenza, fornita con lo scopo di assicurare dignità e diritti umani.

Secondo le nuove regole possono essere inclusi solo i costi sostenuti per richiedenti asilo e per coloro che sono stati riconosciuti beneficiari di una qualche forma di protezione o asilo. Si possono dunque includere i costi per la gestione di persone che hanno fatto domanda (anche se solo per 12 mesi) mentre non si possono più considerare aps le eventuali spese per la gestione di persone la cui domanda è stata respinta. In particolare le categorie che si possono includere in aps sono: rifugiati, beneficiari di protezione internazionale, i beneficiari di protezione temporanea o sussidiaria, i richiedenti asilo, cioè le persone che hanno fatto domanda di ottenere una qualche forma di protezione.

Un importante limite temporale introdotto è quello dei 12 mesi, che partono dalla data di presentazione della domanda di asilo o protezione, oppure dalla data di ingresso nel paese con programma di reinsediamento.

Si possono considerare aps le spese per vitto e alloggio; istruzione (in caso di minori) o formazione, per esempio per corsi di lingua o altre attività ad hoc; le cure mediche di base; l’assistenza per la richiesta di asilo (traduzioni, counselling su aspetti legali e amministrativi); il pocket money, spesso definito diaria (cioè il contributo  in soldi per piccole spese personali); il trasporto in caso di reinsediamento, o il rimpatrio volontario verso un paese in via di sviluppo entro i 12 mesi della richiesta; il salvataggio in mare. Non possono essere invece inclusi i costi per l’integrazione (per esempio l’istruzione terziaria, i programmi di formazione professionale o di inserimento lavorativo, le forme di sostegno al reddito); la costruzione di centri di accoglienza; la valutazione delle domande di asilo; il pattugliamento di frontiere, vie di transito o centri di accoglienza; controlli di sicurezza; Il controllo dei confini, anche aerei e marini, se lo scopo prioritario non è salvare rifugiati; costi di detenzione e azioni di contrasto al traffico di esseri umani; il trasporto in caso di reinsediamento verso un altro paese donatore; i rimpatri volontari superati i 12 mesi dalla domanda; i rimpatri forzati.

Analisi

In Italia l’impegno per la voce rifugiati è aumentato del 63,4% solo nell’ultimo anno, passando dai 960 milioni di euro del 2015 a 1 miliardo e 570 milioni del 2016. Nel 2010 questa voce pesava appena per lo 0,10% delle risorse, nel 2015 costituisce già il 24,3% dell’aps totale, per arrivare al 35% nel 2016. Se si sottrae la spesa per i rifugiati al totale, si evidenzia una diminuzione del 3,7% dell’aps. Un andamento analogo si registra anche in diversi altri paesi europei, tra cui spiccano i dati di Austria (37,7% di aps per i rifugiati), Germania (25,2), Grecia (22,3).

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