Cosa sono il canale bilaterale e il canale multilaterale

I fondi della cooperazione pubblica allo sviluppo si dividono in due grandi insiemi, che indicano la via attraverso cui arrivano ai paesi destinatari. Negli ultimi anni i fondi destinati dall’Italia a questi due canali si sono molto riavvicinati.

Definizione

I fondi dell’aiuto pubblico allo sviluppo si dividono in due grandi insiemi, che indicano in sostanza la via con cui dovrebbero arrivare ai paesi a cui sono destinati: l’aiuto bilaterale e quello multilaterale.

  • L’aiuto pubblico bilaterale è il flusso diretto di risorse che va da fonti istituzionali del paese donatore direttamente al paese ricevente. Questi fondi devono essere utilizzati per realizzare sul territorio del paese ricevente progetti o programmi che abbiano lo scopo di promuovere lo sviluppo economico e sociale. I progetti possono essere affidati per la loro realizzazione ad altri attori: ong/osc, autorità locali, università, settore privato.  
  • L’aiuto pubblico multilaterale è invece il flusso di risorse che il paese donatore destina ad organizzazioni internazionali specializzate in cooperazione per svolgere attività volte a promuovere lo sviluppo. Si tratta per esempio di programmi realizzati attraverso agenzie delle Nazioni unite quali Unicef, Unhcr, la banca mondiale, l’Organizzazione mondiale della salute e varie altre.
  • L’aiuto pubblico multi-bilaterale riguarda contributi che il paese donatore alloca a un’organizzazione internazionale specificando il paese o la regione ricevente, lo scopo e i termini del contributo, indicando in alcuni casi anche gli altri attori che poi li realizzeranno. Questa forma di aiuto, che presenta aspetti sia del canale bilaterale che di quello multilaterale, è contabilizzato dall’Ocse all’interno del canale bilaterale.

Dati

Nel 2017 il canale bilaterale Italiano ha raggiunto 2,6 miliardi di euro superando di poco il canale multilaterale (2,5 miliardi di euro). Storicamente però in Italia la componente multilaterale dell’aiuto è stata spesso prevalente. Inoltre negli anni questa è risultata meno oscillante e con una più chiara tendenza all’aumento delle risorse stanziate rispetto alla componente bilaterale.

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Nel multilaterale infatti le oscillazioni riguardano più il breve periodo e sono in gran parte dovute alla periodica ricapitalizzazione dei bilanci delle organizzazioni internazionali a cui i fondi sono destinati. Al contrario il canale bilaterale risulta molto più instabile e soggetto a inversioni di rotta.

 

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: martedì 26 Marzo 2019)

Analisi

Sia il canale bilaterale che quello multilaterale presentano ciascuno le proprie caratteristiche. Di per sé non esiste una ragione per cui uno debba essere preferito all'altro. Il canale bilaterale ad esempio consente un maggiore controllo sui fondi stanziati permettendo al paese donatore di perseguire in maniera più diretta le proprie strategie e priorità nelle politiche di cooperazione allo sviluppo.

D'altra parte i paesi che eccedono nell'uso del canale bilaterale possono esporsi a critiche di nazionalizzazione o bilateralizzazione dell'aps. Inoltre nel canale bilaterale è conteggiato il cosiddetto aiuto gonfiato, ovvero un insieme di voci che pur essendo legittimamente contabilizzate nell'aps non prevedono un effettivo trasferimento di fondi verso paesi in via di sviluppo.

Il canale multilaterale invece non risponde in maniera diretta alle priorità dei paesi donatori. Le strategie di sviluppo sono definite per l'appunto in maniera multilaterale da ciascuna organizzazione a cui i fondi sono destinati. Questo permette dunque un minore controllo da parte del paese donatore e più difficoltà per la società civile nell'avere informazioni dettagliate sull’uso di questi fondi.

Resta comunque il fatto che ogni paese ha un margine di scelta sia su quali organizzazioni finanziare sia sulla quantità di contributi volontari da destinargli. Inoltre finanziare queste organizzazioni vuol dire partecipare al processo decisionale sulle priorità dell'organizzazioni stesse influendo quindi in maniera indiretta sulle strategie di cooperazione che queste porteranno avanti.

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