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Le interconnessioni delle società contemporanee e delle nostre economie hanno rapidamente dato un carattere pandemico alla diffusione del Covid-19. Per questo è fondamentale che la risposta a questa drammatica sfida assuma un chiaro tratto globale. Affrontare il problema in chiave nazionale infatti non può risolvere il tema alla radice, oltre a rappresentare una grave ingiustizia nei confronti dei paesi più fragili.

Da molti anni la salute è uno dei temi prioritari della cooperazione italiana, almeno sulla carta. L’arrivo del coronavirus tuttavia ci impone di rivedere le nostre strategie e la presidenza italiana del G20 offre al nostro paese l’opportunità di svolgere un ruolo chiave nella definizione della risposta globale alla pandemia.

Il contributo italiano nel settore sanitario prima della pandemia

La salute è storicamente una delle priorità della politica italiana di cooperazione, come ribadito anche nell’ultimo documento triennale di programmazione e di indirizzo 2019-2021. Nonostante questo nel 2019 solo il 6,8% dei fondi bilaterali allocabili sono stati destinati al settore sanitario.

$ 102,71 mln i fondi erogati dall’Italia nel settore sanitario nel 2019 attraverso il canale bilaterale.

Un aspetto che coinvolge le difficoltà italiane a concentrare le risorse su alcuni temi prioritari. Tuttavia bisogna tenere presente che quando si parla della cooperazione italiana la componente multilaterale è sempre molto importante. In questo settore le organizzazioni chiave a cui l’Italia destina risorse sono Gavi, il Fondo Globale per la lotta contro Aids, malaria e tubercolosi, e ovviamente l’Organizzazione mondiale della sanità.

L’organizzazione mondiale della sanità è l’agenzia delle Nazioni unite specializzata in questioni sanitarie. Il suo obiettivo è il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute Vai a "Che cos’è l’Oms, organizzazione mondiale della sanità"

In effetti analizzando gli importi destinati al settore sanitario nel 2019 emerge come l’Italia abbia erogato più risorse a queste organizzazioni ($ 108,13 mln) che all’intero comparto bilaterale.

Sono considerati i fondi erogati (Gross Disbursements) a progetti in tema sanitario erogati dall’Italia attraverso il canale bilaterale allocabile. In aggiunta sono indicati anche gli importi erogati nello stesso periodo alle tre principali organizzazioni multilaterali che si occupano di salute: Gavi, il Fondo Globale per la lotta contro aids, malaria e tubercolosi, e ovviamente l’Organizzazione mondiale della sanità.

FONTE: Elaborazione openpolis su dati Ocse
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Febbraio 2021)

Complessivamente, considerando i fondi erogati, gli importi destinati alla sanità sono aumentati negli ultimi anni. Sia per quanto riguarda il finanziamento delle principali organizzazioni multilaterali, sia per quanto riguarda il canale bilaterale. Una crescita che risulta però insufficiente se si ritiene che la salute sia una reale priorità della cooperazione italiana.

Il 2020 tuttavia possiamo augurarci che sia un momento di svolta in questo settore. Infatti, indipendentemente da quelle che erano le priorità italiane prima della pandemia, è evidente che il coronavirus ha reso la salute globale una priorità imprescindibile per tutto il pianeta, e non solo da un punto di vista solidaristico.

Le prime iniziative internazionali di contrasto al Covid-19

Dopo lo shock iniziale legato all'emergere in Italia di numerosi casi di coronavirus a inizio 2020, e la successiva diffusione a livello globale, è stata l'Unione europea a muoversi per prima per cercare una risposta alla pandemia in ottica multilaterale.

Il 4 maggio 2020 infatti, l'Unione ha ospitato (in videoconferenza) il Coronavirus Global Response pledging event, dove per la prima volta capi di stato e di governo si sono ritrovati con i segretari generali delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione mondiale della sanità per affrontare il tema della pandemia con una visione globale.

L'evento aveva l'obiettivo di mettere in piedi un meccanismo per lo sviluppo, la produzione e l'accesso equo a un vaccino contro il Covid-19. Meccanismo che è stato posto sotto l'egida dell'Oms assumendo il nome di Act-Accelerator.

L'Act-Accelerator è un programma nato per aiutare i paesi più fragili a fronteggiare la pandemia. È sviluppato su 4 pilastri di cui il principale è quello sui vaccini, noto come Covax. Vai a "Che cosa sono il Covax e l’Act-Accelerator"

L'iniziativa è sostenuta in larga parte dagli stati (82,62%) ma non solo. Oltre al contributo in termini di competenze messo a disposizione dalla società civile e dal mondo scientifico infatti, anche alcune organizzazioni internazionali e i donatori privati stanno svolgendo un ruolo importante. Tra questi in particolare la Bill and Melinda Gates foundation, che da sola contribuisce per il 3,14%, e Welcome trust (0,45%).

5,74% la quota di fondi destinati ad Act-A messi a disposizione dai donatori privati.

I limiti delle iniziative solidaristiche

Il principale limite di iniziative solidaristiche comunque molto importanti, come Act-A e più in particolare Covax, sta nel fatto che in una fase di pandemia la salute deve essere necessariamente gestita come un bene pubblico globale. Non si tratta solo di un discorso etico e di solidarietà nei confronti dei paesi più fragili. Se il virus continuerà a circolare nei paesi a basso reddito, aumenteranno le probabilità che si sviluppino delle mutazioni che potranno rendere potenzialmente inefficaci i vaccini anche per quei paesi avanzati che nel frattempo saranno riusciti a vaccinare le loro popolazioni.

Non è una questione di beneficenza, è una questione di epidemiologia [...] abbiamo bisogno di più finanziamenti, abbiamo bisogno che i paesi condividano le dosi immediatamente, abbiamo bisogno che i produttori diano priorità ai contratti con Covax e abbiamo anche bisogno di un aumento significativo della produzione di vaccini.

Il tema inoltre non è soltanto economico. Fintanto che la capacità produttiva rimarrà limitata, i vaccini non saranno disponibili per la maggior parte dei paesi. Infatti le poche dosi disponibili sono già riservate ai paesi più ricchi grazie a contratti in esclusiva. Sia per aumentare la produzione che per velocizzare la ricerca sarebbe quindi fondamentale affrontare seriamente il tema della tutela della proprietà intellettuale.

Anche l'Oms si è posta questo tema, attraverso la Covid-19 Technology Access Pool (C-Tap). Si tratta di un'iniziativa che promuove la condivisione di conoscenze, brevetti e dati a livello globale. Un programma che se prendesse realmente piede darebbe un impulso determinante alla lotta al coronavirus. Tuttavia il C-Tap è un'iniziativa a cui si aderisce in modo volontario e, forse anche per questo, per il momento ha riscosso scarsissimo successo.

Leggi la lettera di People's Vaccine

Di fronte ai limiti dell'iniziativa Onu alcuni paesi hanno comunque deciso di porre la questione all'ordine del giorno. Si tratta in particolare di India e Sud Africa che hanno portato la questione dei brevetti in sede di Organizzazione mondiale del commercio. Per il momento il tema rimane aperto, tuttavia anche questa strada sembra difficilmente percorribile, a causa dell'opposizione di alcuni paesi ad alto reddito che continuano a ritenere necessario mantenere l’esclusività dei brevetti farmaceutici.

L'approccio italiano

L'Italia come è noto è stato il paese europeo colpito in maniera più dura nelle prime fasi della pandemia, un momento in cui la maggior parte degli stati pensava di poter contare sulle proprie forze per arginare il problema. Probabilmente anche per questa ragione l'Italia è stata tra i primi a promuovere iniziative internazionali per affrontare l'emergenza. A giugno 2020 infatti, il ministro della salute Speranza, in occasione degli stati generali, affrontò il tema definendo i vaccini un bene pubblico globale.

Il vaccino è l’unica soluzione definitiva al Covid 19. Per me andrà sempre considerato un bene pubblico globale, diritto di tutti, non privilegio di pochi

Sempre a giugno 2020 anche il ministero degli esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) ha preso posizione sul tema, pubblicando delle linee di indirizzo e di azione dal titolo "La risposta alla pandemia da Covid-19".

In questo documento il Maeci ha sostanzialmente ribadito il carattere di investimento strategico, oltre che solidaristico, della politica di cooperazione, a maggior ragione in seguito alla pandemia da Covid-19, sottolineando l'importanza dei progetti dedicati alla salute.

È condivisa con la comunità internazionale la necessità di prevenire il diffondersi della pandemia nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa. Per gestire l’emergenza sanitaria è pertanto necessario sostenere i Paesi in difficoltà, concentrando gli sforzi in settori cruciali: salute, acqua e igiene, protezione sociale.

Inoltre il documento avanza l'ipotesi che l'Italia si adoperi affinché l'Unione europea si impegni in modo più propositivo nel rilancio delle relazioni con l'Africa.

Un tema questo da accogliere positivamente, nonostante le cautele con cui viene avanzato. E forse è proprio a causa di queste cautele che, nonostante i documenti del Maeci e le dichiarazioni di alcuni autorevoli esponenti del governo, fino ad oggi, non è stata indicata una chiara strategia italiana di risposta globale al Covid-19.

Infatti nonostante tutto il nostro paese non ha sostenuto l’iniziativa di Sud Africa e India di sospensione dei brevetti. È chiaro che un approccio di questo tipo deve essere largamente condiviso dalla comunità internazionale per essere efficace e l’Italia potrebbe giocare un ruolo importante nell’indicare strumenti e azioni a garanzia di un accesso equo ai vaccini su scala globale.

La presidenza del G20 offre all'Italia un'occasione unica.

L’Italia ricopre infatti la presidenza del G20 e ospiterà a Roma il Global Health Summit che si terrà il 21 maggio. In questa occasione, se non prima, si scoprirà se il governo Draghi ha assunto una posizione diversa rispetto all'esecutivo precedente in tema di salute globale. Nonostante Roberto Speranza rimanga a tutt'oggi ministro della salute, il nuovo presidente del consiglio potrebbe avere posizioni diverse, su cui per il momento non si è espresso pubblicamente.

Secondo alcuni giornali infatti, il presidente del consiglio Draghi avrebbe confermato il supporto al Covax. Tuttavia viste le difficoltà che stanno attraversando molti paesi europei nel velocizzare la campagna vaccinale, si sarebbe opposto alla donazione di dosi di vaccino ai paesi africani, almeno per il momento. Non ha invece espresso ancora una posizione sul tema della proprietà intellettuale e dei brevetti.

Forse proprio il ruolo di presidenza del G20 consiglia cautela su temi che potrebbero rivelarsi divisivi in quella sede. Tuttavia questa resta un'occasione fondamentale per il nostro paese per assumere un ruolo centrale nel quadro multilaterale. È da auspicare quindi che questa opportunità non venga sprecata e che l'Italia trovi il modo di porre il tema della salute globale al centro della discussione.

 

Foto Credit: Oxfam

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