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Recentemente l’Ocse ha rilasciato i dati definitivi sulla cooperazione nel 2019. Si tratta di un anno particolare per la cooperazione allo sviluppo, con cui si chiude un ciclo e ne inizia uno nuovo.

Questo per due ragioni. La prima è che l’Italia si era posta l’obiettivo di destinare entro il 2020 lo 0,30% del reddito nazionale lordo (Rnl) in aiuto pubblico allo sviluppo (Aps). Impegno che oggi può dirsi mancato.

La seconda ragione è invece legata all’arrivo del coronavirus. Un evento che ha imposto in tutti i settori una profonda revisione delle proprie priorità e strategie. Oggi più che mai infatti i progetti di cooperazione in ambito sanitario, oltre al tradizionale ruolo solidaristico, assumono il carattere di strumenti a difesa della salute come un bene pubblico globale.

L’Aps italiano nel 2019

Come avevamo anticipato lo scorso ottobre in “Cooperazione Italia, tra declino e un futuro sempre più incerto“, i fondi italiani destinati al settore della cooperazione risultano decisamente inferiori rispetto a quanto indicato dall’Ocse (0,24% Aps/Rnl) con i dati preliminari.

0,22% il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo raggiunto dall’Italia nel 2019.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: martedì 29 Dicembre 2020)

 

L'Italia come tutti i paesi del comitato Dac dell'Ocse si è impegnata a raggiungere lo 0,7% Aps/Rnl entro il 2030 per adempiere ad uno degli obiettivi posti dall'Agenda per lo sviluppo sostenibile. Un traguardo sempre più difficile da raggiungere, visto il trend negativo seguito dal nostro paese negli ultimi 2 anni.

L'obiettivo principale è quello di raggiungere quota 0,7% Aps/Rnl. Esistono poi anche altri obiettivi che riguardano ad esempio i fondi da destinare ai paesi più fragili. Vai a "Quante risorse per la cooperazione allo sviluppo"

Nel percorso per arrivare al vero e proprio obiettivo indicato nell’Agenda 2030 l'Italia si era però posta anche il traguardo intermedio di raggiungere lo 0,30% Aps/Rnl entro il 2020. L'andamento dell'Aps italiano tra il 2014 e il 2017 aveva fatto sperare che si riuscisse a raggiungere questa tappa intermedia. Tuttavia a partire dal 2018 i fondi destinati alla cooperazione hanno iniziato a calare e sembrano destinati a rimanere su livelli molto bassi anche nei prossimi anni.

Il calo dell'Aps e la spesa per i rifugiati nel paese donatore

Come abbiamo fatto emergere in varie occasioni nei nostri focus e nei nostri approfondimenti il traguardo dello 0,30% Aps/Rnl raggiunto nel 2017 era in gran parte legato al cosiddetto aiuto gonfiato.

L'aiuto gonfiato è un termine con cui ci si riferisce a quelle risorse che, pur essendo legittimamente contabilizzate come aiuto pubblico allo sviluppo, non prevedono un effettivo trasferimento di fondi verso altri paesi. Vai a "Che cosa si intende per aiuto genuino e aiuto gonfiato"

Per quanto riguarda i fondi italiani l'aiuto gonfiato si esaurisce quasi integralmente nella voce di spesa "rifugiati nel paese donatore". Si tratta di una parte dell'Aps rimasta residuale per molto tempo e che, in particolare per l'Italia, è diventata rilevante negli ultimi anni a causa di un intensificarsi del fenomeno di flussi in arrivo di richiedenti asilo e rifugiati tra il 2014 e il 2017.

30,79% il peso della voce di spesa "rifugiati nel paese donatore" sul totale dell'aiuto pubblico allo sviluppo nel 2017.

Tuttavia se è vero che i fondi per i rifugiati avevano assunto un ruolo determinante nel raggiungimento dell'obiettivo dello 0,30, è vero anche che in quegli anni gli importi per la cooperazione avevano parallelamente fatto registrare una crescita considerevole anche al netto di questa specifica voce di spesa. Una crescita che ha subito uno stop a partire dal 2018.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Marzo 2021)

Il passaggio tra lo 0,30% Aps/Rnl nel 2017 e lo 0,25 dell'anno successivo è in gran parte legato alla riduzione della spesa per i rifugiati (-40%), ma non solo. Anche l'aiuto genuino infatti è diminuito.

-4,23% il calo dell'aiuto pubblico allo sviluppo tra il 2017 e il 2018 al netto della spesa per i rifugiati.

Anche tra 2018 e 2019 i fondi per i rifugiati sono calati drasticamente (-58,30%), ma quantomeno il resto dell'Aps ha registrato una crescita, per quanto modesta (+1,88%). Tuttavia questo aumento è stato determinato esclusivamente dal canale multilaterale, ovvero quella parte di risorse con cui il nostro paese finanzia le organizzazioni internazionali di cooperazione di cui fa parte.

I fondi dell’aiuto pubblico allo sviluppo si dividono in due grandi insiemi: l’aiuto multilaterale e quello bilaterale. Quest'ultimo riguarda le risorse che vanno da fonti istituzionali del paese donatore direttamente al paese ricevente Vai a "Cosa sono il canale bilaterale e il canale multilaterale"

Quanto al canale bilaterale, al netto della spesa per i rifugiati, a partire dal 2018 si registra una continua flessione.

-18,20% il calo dell'aiuto bilaterale al netto della spesa per i rifugiati tra il 2017 e il 2019.

Una dinamica che lascia intendere una scarsa attenzione politica al tema della cooperazione allo sviluppo e che purtroppo, nonostante dichiarazioni e prese di posizione autorevoli, sembra che si riproporrà anche nei prossimi anni.

Foto Credit: Pablo Tosco - Oxfam

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