L’Ocse conferma che i fondi per la cooperazione sono meno del previsto Cooperazione

Sono stati pubblicati i dati definitivi sul volume dell’aiuto italiano nel 2019, confermando sia il calo consistente dei fondi destinati alla cooperazione sia l’approssimazione dei dati preliminari diffusi ad aprile.

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A fine dicembre l’Ocse ha pubblicato, per alcuni paesi, i dati definiti sull’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) nel 2019. Rispetto ai dati preliminari di aprile, il rapporto tra Aps e reddito nazionale lordo (Rnl) è stato drasticamente ridimensionato.

Questo conferma come i dati forni all’Ocse dal nostro paese, e in particolare quelli che si riferiscono al ministero dell’interno, fossero fuorvianti rispetto allo stato effettivo della cooperazione italiana. Come avevamo già anticipato nell’approfondimento pubblicato lo scorso ottobre.

0,22% il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e reddito nazionale lordo (Rnl) dell’Italia nel 2019.

L’Ocse certifica il trend negativo

Nei dati preliminari diffusi dall’Ocse ad aprile il rapporto Aps/Rnl italiano era indicato allo 0,24%. Una differenza significativa rispetto allo 0,22 dei dati definitivi.

I dati definitivi sulla cooperazione nel 2019 sono molto diversi da quelli indicati ad aprile.

Tuttavia in quell’occasione fu l’Ocse stessa a mettere in guardia circa l’affidabilità di quelle informazioni. Infatti in una nota in calce al documento era indicato come per l’Italia e solo per l’Italia le cifre fossero il risultato di una stima del segretariato Ocse-Dac.

Inoltre analizzando nel dettaglio i dati sembrava che l’Ocse avesse sovrastimato una particolare voce di spesa. Cioè quella relativa ai “rifugiati nel paese donatore”.

Per questo abbiamo aperto un’interlocuzione con il ministero degli esteri che a luglio ci ha fornito un nuovo set di dati con i quali il rapporto Aps/Rnl veniva ricondotto allo 0,22%. Dati che oggi risultano confermati dall’Ocse.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: martedì 29 Dicembre 2020)

Già nel 2018 l'Italia si era allontanata dall'obiettivo intermedio di destinare lo 0,30% del reddito nazionale lordo in aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2020. Con i dati definitivi sul 2019 si conferma come questo obiettivo sia ormai da considerare non più raggiungibile nei tempi previsti e su cui ci si era impegnati.

Obiettivo del governo è raggiungere lo 0,30% del Pil per la cooperazione internazionale entro il 2020.

Peraltro la crisi sanitaria che ha sconvolto il 2020 ha importanti ricadute anche nel settore della cooperazione. Da questo momento sarà quindi fondamentale valutare sia come il nostro paese risponderà agli aspetti globali della crisi legata al Covid-19 sia come si comporterà rispetto all'obiettivo di aiuto allo sviluppo previsto per il 2030. A partire dalla legge di bilancio appena approvata.

L'Italia, come tutti i membri del comitato Dac dell'Ocse, si è impegnata a destinare lo 0,7% Aps/Rnl entro il 2030. Un obiettivo molto impegnativo per il quale forse sarebbe utile porsi dei nuovi traguardi intermedi. Vai a "Quante risorse per la cooperazione allo sviluppo"

Il ministero dell'interno e la cooperazione, un problema di trasparenza

Come accennato, la principale differenza tra gli importi indicati dall'Ocse nei dati preliminari e in quelli definitivi è imputabile alla voce di spesa "rifugiati nel paese donatore".

Le regole del comitato Ocse Dac prevedono la possibilità di includere tra i fondi della cooperazione anche una parte delle spese sostenute per accogliere nel proprio paese richiedenti asilo e rifugiati. Vai a "Che cos’è il capitolo di spesa “rifugiati nel paese donatore”"

FONTE: Dati definitivi Ocse e dati preliminari 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 29 Dicembre 2020)

-59,6% il calo degli importi indicati nella voce di spesa "rifugiati nel paese donatore" tra i dati preliminari e quelli definitivi Ocse.

Questa particolare voce di spesa risulta in capo al ministero dell'interno, a cui l'Italia ha assegnato la gestione dell'accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati. Dunque è bene specificare che le informazioni fuorvianti fornite con i dati preliminari non sono imputabili all'Ocse e questo per almeno due buone ragioni.

L'imprecisione nei dati forniti ad aprile è da imputare al ministero dell'interno e non all'Ocse.

Prima di tutto se il segretariato Ocse ha dovuto pubblicare una stima degli importi destinati dall'Italia al settore della cooperazione è necessariamente perché il nostro paese non è stato in grado di fornire dati completi e affidabili in tempo utile.

In secondo luogo la stima Ocse sulla spesa per i rifugiati già rivedeva significativamente al ribasso le cifre indicate dal ministero dell'interno nel bilancio di previsione per il 2019. Qui infatti il ministero aveva previsto una spesa di 1,67 miliardi, contro i 982 milioni indicati in sede preliminare dall'Ocse, una cifra simile a quella sostenuta dall'Italia l'anno precedente.

Una lieve crescita dell'aiuto genuino

Se si guarda l'aiuto pubblico allo sviluppo senza considerare la spesa per i rifugiati si assiste ad un aumento rispetto ai dati preliminari, piuttosto che a una riduzione.

La voce di spesa rifugiati nel paese donatore è, per l'Italia, la componente principale di quello che è noto come aiuto gonfiato. L'opposto dell'aiuto gonfiato è invece noto come aiuto genuino. Vai a "Che cosa si intende per aiuto genuino e aiuto gonfiato"

Si tratta tuttavia di una crescita lieve (+3,4%) e del tutto prevedibile. Solitamente infatti i dati definitivi risultano leggermente più alti rispetto a quelli rilasciati in precedenza. Questo perché nel corso dell'estate vengono aggiunte informazioni prima non disponibili, come gli importi derivanti dal 5xmille, i contributi delle attività di cooperazione delle autorità locali e altre voci minori.

 

Foto Credit: ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale

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