Il gap sugli apprendimenti nelle aree interne #conibambini

Nelle aree interne il livello degli apprendimenti Invalsi è mediamente più basso, a testimonianza delle difficoltà nell’organizzare l’offerta scolastica nei territori del paese più distanti dai servizi. Allo stesso tempo, anche tra le stesse aree interne si rilevano profonde differenze.

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È la distanza dai servizi essenziali la caratteristica che definisce le aree interne. Da questi territori è infatti più difficile raggiungere servizi come l’istruzione superiore, le strutture sanitarie e i trasporti. Parliamo di circa 4.000 comuni in Italia, abitati da 13 milioni di persone, di cui 2 milioni di minori.

Tale perifericità impatta molto anche su di loro e ciò si vede in molteplici aspetti della vita quotidiana. A partire dal diritto allo studio e dai rendimenti degli studenti, come messo in evidenza dalla stessa strategia nazionale per le aree interne.

In questi territori dove il circolo vizioso tra abbandono del territorio e smobilitazione della scuola (…) agisce da decenni, la situazione è aggravata dalle più accentuate situazioni di precariato del corpo docente, che a sua volta è frutto delle condizioni di marginalità in cui il territorio versa. Per coloro che rimangono, tali fattori creano le condizioni per minori rendimenti scolastici e – talora – per una più intensa dispersione scolastica.

I motivi di tale tendenza sono vari, ma possono essere ricondotti alla marginalità di molti territori, in termini tanto geografici quanto sociali. Come abbiamo avuto modo di ricostruire in passato,  nelle aree interne l’offerta educativa è più spesso minata da fattori come l’alta mobilità dei docenti, pluriclassi composte da alunni di età diverse, scuole sottodimensionate.

I dati presentati sono tratti dalla relazione annuale sulla strategia delle aree interne del 2018.

Le 72 aree progetto sono i territori selezionati su cui interviene la strategia delle aree interne.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Comitato Tecnico Aree Interne e Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

9% il tasso di mobilità dei docenti titolari a tempo indeterminato nelle scuole medie delle aree interne (contro una media italiana del 7%)

La conseguenza è che il livello degli apprendimenti degli alunni delle aree interne è generalmente inferiore a quello dei coetanei. Con un impatto negativo non solo sul percorso di formazione dei ragazzi, ma anche sulla stessa coesione sociale del paese. Se sono proprio gli studenti dei territori svantaggiati a restare indietro, le distanze territoriali già esistenti finiscono con l'allargarsi.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Comitato Tecnico Aree Interne e Miur
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Ben prima dell'emergenza Covid, la relazione annuale sulla strategia delle aree interne del 2018 aveva mostrato una tendenza al peggioramento dei rendimenti scolastici in alcune materie

(...) si assiste ad un peggioramento dei risultati in matematica delle Aree selezionate rispetto alla media italiana, mentre i risultati in italiano registrano un lievissimo miglioramento pur restando al di sotto della media nazionale.

Un quadro quindi già critico, su cui la pandemia può aver influito in modo negativo, analogamente a quanto avvenuto nel resto del paese.

9,5% gli studenti che nel 2021 hanno concluso la scuola superiore con competenze di base inadeguate (+2,5 punti in più rispetto al 2019).

Per questo motivo approfondiamo meglio la condizione degli studenti nelle aree interne. In particolare quanti sono, dove vivono e qual è il loro livello di apprendimento rispetto ai coetanei. Ma soprattutto quali differenze ci sono tra le stesse aree interne del paese in termini di competenze acquisite a scuola.

Gli studenti nelle aree interne

Nel febbraio scorso il Cipess ha aggiornato la metodologia delle aree interne, affinando ulteriormente lo strumentario che serve per monitorare la perifericità dei diversi territori che compongono il paese.

Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di circa 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti, a forte rischio spopolamento (in particolare per i giovani), e dove la qualità dell'offerta educativa risulta spesso compromessa. Vai a "Che cosa sono le aree interne"

Una volta stabiliti i poli (cioè i comuni baricentrici per la presenza di servizi) sono definite le varie fasce, in base alla distanza in termini di tempo da questi centri. Un comune ad esempio è considerato di cintura se si trova entro 27,7 minuti dal polo più vicino (erano 20 nella precedente classificazione). Tra 27,7 minuti e 40,9 è intermedio. Tra 40,9 e 66,9 è periferico. Oltre i 66,9 minuti è ultraperiferico.

La nuova classificazione delle aree interne

Classificazione del comuneMacro-categoriaDistanza dal polo più vicino (in minuti)Distanza con la nuova classificazione (dal 2022)
PoloPolo--
Polo intercomunalePolo--
CinturaAree peri-urbane00
IntermedioAree interne2027,7
PerifericoAree interne4040,9
UltraperifericoAree interne7566,9

Con la nuova metodologia adottata, si restringe il numero dei comuni polo e la popolazione che li abita (22 milioni, contro gli oltre 24 milioni della precedente ripartizione). Crescono i comuni di cintura, hinterland delle città principali, che passano da 3.509 a 3.828 enti. Diminuiscono gli intermedi (da 2.288 a 1.928 comuni), mentre aumenta l'estensione dei territori classificati come periferici e ultraperiferici.

Le aree interne sono i comuni italiani più periferici, in termini di accesso ai servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità). Per definire quali ricadono nelle aree interne, per prima cosa vengono definiti i comuni “polo”. Per approfondire, vai al glossario dedicato.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Agenzia per la coesione territoriale
(ultimo aggiornamento: martedì 15 Febbraio 2022)

Quasi il 9% dei minori vive a oltre 40 minuti dal polo più vicino.

In base alla nuova ripartizione, nelle aree interne vivono oltre 13 milioni di persone, di cui 5,4 milioni in comuni periferici e ultraperiferici. Parliamo dei territori più distanti dai servizi essenziali: per raggiungere il polo più vicino servono infatti oltre 40 minuti (che salgono ad almeno 67 per i comuni periferici e ultraperiferici).

Sono circa 2 milioni i minori che vivono nelle aree interne, su un totale di 9,4 milioni. Di questi, circa 800mila abitano in un comune periferico o ultraperiferico. Se si considera la sola popolazione in età scolastica, oltre 600mila giovani risiedono nei comuni periferici e ultraperiferici.

8,7% della popolazione in età scolastica vive in un comune periferico o ultraperiferico.

Tali dati mostrano quanto la qualità dell'offerta educativa in questi territori riguardi centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi. Ma cosa sappiamo sul livello di apprendimenti in queste aree del paese?

Come vanno gli apprendimenti nelle aree interne

Le relazioni relative all'attuazione della strategia per le aree interne hanno spesso sottolineato le difficoltà di sviluppare un'offerta didattica di qualità in territori dispersi e soggetti a spopolamento, soprattutto di bambini e ragazzi.

(...) la costante diminuzione di alunni iscritti si manifesta in modo maggiore nelle Aree Interne e ciò determina la chiusura dei plessi più remoti (...) Trasversalmente a queste problematiche, se ne evidenziano ulteriori due che aggravano il quadro presentato: forti problemi di mobilità sia per i docenti che per gli studenti ed esiti degli apprendimenti non soddisfacenti (...)

I dati rilasciati da Invalsi a livello comunale confermano tale tendenza. Pur non trattandosi di un campione che rispecchia l'intera popolazione scolastica (i dati comunali sono infatti disponibili per un set limitato di comuni, quelli in cui sono presenti almeno 2 plessi), fanno emergere una tendenza piuttosto chiara.

In terza media - ultimo anno prima dell'approdo alle superiori, in cui avranno accesso a un'offerta formativa differenziata - i ragazzi delle scuole nei comuni polo tendono a performare meglio dei loro compagni nei test di italiano.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Settembre 2021)

Il punteggio mediano è infatti superiore a 200 nei poli. Mentre scende a 193,7 nei poli intercomunali, un dato inferiore a quanto rilevato nelle scuole dei comuni cintura. Nelle aree periferiche e ultraperiferiche si attesta attorno a quota 190.

Le distanze sembrano allargarsi proseguendo nel percorso formativo. In quinta superiore il punteggio mediano nelle scuole polo rilevate supera quota 190, mentre è largamente al di sotto dei 180 punti nei comuni più periferici.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Settembre 2021)

Alle superiori l'offerta educativa presente sul territorio incide anche sulle differenze rilevate negli apprendimenti.

Va ribadito che si tratta di dati che non corrispondono all'intera popolazione scolastica, essendo disponibili solo per i comuni con almeno 2 plessi. Inoltre, nel caso delle scuole superiori, un elemento che incide è la diversa offerta scolastica sul territorio: licei, istituti tecnici e professionali.

I dati medi della rilevazione 2020/21, come quelli degli anni precedenti del resto, hanno infatti indicato gli enormi divari tra i risultati nei diversi percorsi di istruzione. Nei licei classici, scientifici e linguistici si registra una media 211 punti in V superiore, in quelli tecnici si scende a 181 e nei professionali a 158. Mentre negli altri tipi di licei il punteggio medio nazionale si attesta a 191.

54% delle aree progetto della strategia delle aree interne raggiunge un punteggio in italiano in III media inferiore al dato nazionale.

Ne consegue che la diversa distribuzione sul territorio dell'offerta superiore incide sui punteggi rilevati tra comuni polo, di cintura o di area interna. Tuttavia, concentrando l'analisi sui risultati di terza media, emergono due aspetti interessanti. Non solo una minor performance della maggioranza delle aree interne. Ma un vero e proprio divario tra gli stessi territori periferici del paese.

I punteggi Invalsi nelle aree selezionate per la strategia delle aree interne

La grande estensione e rilevanza delle aree interne nel nostro paese ha portato, nel corso dell'ultimo decennio, alla definizione di una strategia nazionale specifica.

Per attuarla, l'accordo di partenariato 2014-20 tra Italia e commissione Ue (nelle sezioni 3-4) ha previsto l'individuazione di specifiche aree del paese in cui pianificare e concentrare gli interventi.

72 le aree interne individuate nell'ambito della strategia nazionale.

Si tratta di 72 territori, spesso a cavallo tra province diverse, definiti attraverso delibere di giunta regionale, negli anni tra 2014 e 2017.

Divari educativi profondi tra le stesse aree interne.

Comprendono oltre 1.000 comuni in Italia, distribuiti sull'intero territorio nazionale - da nord a sud. Capire il livello degli apprendimenti di queste aree del paese, rispetto alla media nazionale e in confronto tra loro, è cruciale. Perché permette di valutare la situazione effettiva del paese, nei territori più distanti dai centri.

A questo scopo, Invalsi pubblica i dati degli apprendimenti aggregati per la aree di progetto della strategia delle aree interne. Prendendo i dati delle prove di italiano in III media (a.s. 2020/21) emerge come i punteggi più elevati si rilevino nell’area interna “Valtellina” (217 punti). A seguire quella denominata “Val di Sole” (in provincia di Trento) con 209,68 punti, le bellunesi Agordina (207,59) e Comelico (206,60) e l’Alta Carnia (205,77).

I dati presentati corrispondono al punteggio medio nei test Invalsi (stima delle abilità secondo il modello di Rasch) su scala nazionale, corretto per il cheating.

Per ciascun comune è presentato il dato dell’area interna di cui fa parte (tra quelle selezionate nell’ambito della strategia delle aree interne) e quello del comune stesso.

Il dato del singolo comune non è disponibile se non sono presenti almeno 2 plessi per comune oppure 2 istituti per comune. Nel caso i risultati delle prove fossero stati resi pubblici direttamente dalle scuole il dato è stato restituito anche se relativo a un solo plesso o un solo istituto per comune.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Invalsi
(ultimo aggiornamento: venerdì 17 Settembre 2021)

I punteggi più bassi si rilevano nelle aree interne calabresi Ionico-Serre (174,13), Grecanica (175,21), Sila e Presila (177,06). Segue la Val Simeto (Catania, 177,30) e l’area del Gargano (179,05). Dati che indicano come la faglia nord-sud segni una spaccatura anche tra le stesse aree interne del paese.

Investire sulla scuola per innalzare gli apprendimenti

Intervenire su queste carenze è uno degli obiettivi della strategia nazionale. Essa, come ribadito nella relazione 2020, ha un duplice scopo: nell'immediato, aumentare il livello di servizi nelle aree interne, a partire da istruzione, salute e mobilità. Sul lungo periodo, la sfida è riuscire a invertire il trend demografico declinante. In questo quadro, valorizzare il ruolo della scuola in questi territori significa spesso investire su uno dei pochi presidi territoriali presenti per la comunità. Nonché sul principale servizio rivolto ai minori.

Le Aree Interne puntano, infatti, a diventare un luogo per sperimentare nuovi modelli pedagogici e l’evoluzione dei metodi didattici e di apprendimento non può prescindere dalla mutazione dello spazio fisico in ambienti di apprendimento innovativi.

Innalzare gli apprendimenti nelle aree interne non può prescindere da un'estensione della proposta educativa in queste aree, in termini di offerta didattica, qualità dell'edilizia, interazione con il territorio. Dando attuazione a quanto previsto dalla strategia nazionale.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sugli apprendimenti nelle aree interne sono di fonte Invalsi.

Foto: PORTOBESENO (Flickr) - Licenza

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