In Italia il titolo di studio dei figli dipende troppo spesso da quello dei genitori #conibambini

La scarsa mobilità sociale italiana ha radici nelle disuguaglianze dei percorsi educativi. Un aspetto già messo in luce in passato, oggi confermato da nuovi dati analizzati dai ricercatori dell’istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche.

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Tra i paesi europei, è stato spesso sottolineato come il nostro si caratterizzi per una bassa mobilità intergenerazionale. Il primo aspetto che viene in mente è quello economico e sociale, ovvero la concreta possibilità dei figli di migliorare la propria condizione rispetto a quella della famiglia d’origine.

Ma quando si parla di “ascensore sociale bloccato” riferendosi ai redditi o alla condizione sociale, spesso si sottovaluta il ruolo giocato dall’istruzione. Un aspetto che abbiamo avuto modo di approfondire nel report “Scelte compromesse“: sono molti i dati che mostrano un legame quasi ereditario tra il titolo di studio dei genitori e quello dei figli.

Un nuovo studio dei ricercatori di Inapp, l’ente pubblico che si occupa nel nostro paese di analisi delle politiche pubbliche, porta nuove evidenze a sostegno di questa tendenza. Tra i figli di genitori con la laurea, il 75% ha la probabilità di laurearsi a sua volta. Dato che scende al 48% tra chi ha alle spalle una famiglia dove il titolo di studio massimo è il diploma e al 12% se i genitori hanno la licenza media.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Brunetti I. (2020), Istruzione e mobilità intergenerazionale: un’analisi dei dati italiani, Sinappsi (rivista scientifica Inapp)
(ultimo aggiornamento: giovedì 4 Marzo 2021)

Si tratta di un fenomeno che ha radici anche economiche. Garantire un percorso educativo di lunga durata per le famiglie più in difficoltà rappresenta un costo sia diretto (il mantenimento negli studi) che indiretto (il mancato accesso in giovane età al mercato del lavoro). Questo del resto sembrano suggerire anche i dati sulla condizione sociale dei diplomati: la strada scelta dopo le scuole medie tende a riprodurre la condizione sociale della famiglia d'origine. Solo il 16,6% dei diplomati nei licei è figlio di un lavoratore esecutivo, percentuale che supera il 35% nei professionali.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Almadiploma
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

 

Ma sono anche motivi culturali a minare il percorso di istruzione di chi viene da una famiglia più povera, come messo bene in evidenza nell'analisi dell'istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche.

Le famiglie poco istruite possono essere portate a ridurre l’investimento in capitale umano dei propri figli non solo per ragioni economiche, ma anche per ragioni culturali. Come evidenziato da Checchi et al. (1999), l’ammontare di investimento che i genitori decidono di effettuare dipende dalle aspettative che i primi hanno riguardo le capacità dei propri figli, aspettative comunque condizionate dalla loro esperienza. Un genitore poco istruito sarà di conseguenza meno propenso a investire nell’istruzione del proprio figlio/a ritenendolo simile a se stesso. Tutto ciò contribuisce a ridurre la probabilità che il/la figlio/a raggiunga una posizione/classe sociale superiore rispetto a quella del genitore.

La conseguenza è che i figli dei meno istruiti hanno percorsi di istruzione più brevi e una maggiore tendenza all'abbandono precoce. Una conferma, per quanto indiretta, si ricava analizzando i dati a livello territoriale. Le province con meno adulti diplomati e quelle con il più elevato tasso di abbandono in molti casi coincidono.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat e Svimez
(ultimo aggiornamento: martedì 11 Settembre 2018)

Le 15 province con meno adulti diplomati e laureati sono tutte del mezzogiorno, e in 11 casi rientrano anche tra le prime province per quota di abbandoni. Nello specifico si tratta di cinque province siciliane (Caltanissetta, Ragusa, Trapani, Enna e Catania), 4 pugliesi (Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Foggia e Taranto), 3 sarde (Sud Sardegna, Nuoro e Oristano); 2 calabresi (Crotone e Vibo Valentia) e una campana (Napoli). Di queste 15 province, Catania e Vibo Valentia sono le uniche dove oltre la metà degli adulti sono diplomati (circa il 51% dei residenti tra 25 e 64 anni). Le altre oscillano dal 43% di Barletta-Andria-Trani al 49,5% di Taranto.

Una relazione che sembra in parte emergere anche a livello comunale, confrontando la mappa dei comuni per percentuale di adulti diplomati con la stessa mappa per quota di giovani fuori da percorsi di istruzione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Questi dati indicano un rischio ereditarietà che non riguarda solo la sfera dell'istruzione. Un basso titolo di studio, in un mondo che richiede competenze sempre più elevate, significa meno opportunità lavorative, redditi più bassi, rischio di esclusione sociale.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sulle uscite precoci dal sistema educativo (censimento 2011) e sulla percentuale di adulti diplomati (2015) sono Urban Index e Istat (statistiche sperimentali).

Foto credit: Picsea (unsplash) - Licenza

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