Il ministero del turismo a un anno dalla sua istituzione Mappe del potere

Dopo essere passato nel corso degli anni sotto la competenza di varie amministrazioni, al turismo è stato attribuito un ministero specifico. Oggi la struttura può essere considerata nel pieno delle sue funzioni, tra le quali la gestione di una parte delle risorse del Pnrr.

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Esattamente un anno fa il governo Draghi ha varato il decreto legge 22/2021, con cui si provvedeva alla riorganizzazione dei ministeri. Tra le varie novità introdotte vi fu la creazione del ministero del turismo (Mitur). Di conseguenza le deleghe relative a questa materia furono tolte al ministero dei beni delle attività culturali e del turismo (Mibact), che assunse quindi un nuovo nome, ministero della cultura (Mic).

La decisione di scorporare il turismo dalle materie di competenza del ministero dei beni e delle attività culturali fu annunciata ancor prima che il governo Draghi entrasse nel pieno delle sue funzioni. Infatti fu proprio durante la conferenza stampa in cui il nuovo presidente del consiglio annunciava la nuova squadra di governo che venne data questa notizia.

Ministeri senza portafoglio: […] On. Massimo Garavaglia, al quale sarà conferito l’incarico per il coordinamento di iniziative nel settore del turismo e che sarà preposto al nuovo ministero del turismo, con portafoglio.

Questa decisione da un lato ha rappresentato una novità, visto che per la prima volta al turismo è stato attribuito un ministero ad hoc, mentre dall’altro è stato solo l’ennesimo passaggio che ha spostato questa competenza da un dicastero a un altro.

Il vecchio ministero del turismo e dello spettacolo

Agli inizi della storia repubblicana, la competenza in materia di turismo era stata attribuita a un commissariato istituito presso la presidenza del consiglio (D.lgs. 941/1947).

Dodici anni più tardi tuttavia si decise di creare una struttura dedicata ovvero il ministero del turismo e dello spettacolo (L. 617/1959). Questo novo dicastero dunque avrebbe gestito anche un’altra competenza fino a quel momento in capo alla presidenza del consiglio, ovvero lo spettacolo. Ciascuno dei due settori sarebbe stato da quel momento amministrato attraverso un’apposita direzione generale a cui se ne aggiungeva una terza dedicata agli affari generali e al personale.

Questa struttura rimase stabile fino al 1993. Quell’anno infatti vennero proposti ben 10 referendum abrogativi di cui 3 riguardavano proprio l’eliminazione di alcuni ministeri, ovvero il ministero dell’agricoltura, quello delle partecipazioni statali e quello del turismo e dello spettacolo.

Dalla riduzione dei ministeri alla nascita del Mitur

Per evitare che l’esito referendario (D.l. 175/1993) ripristinasse tout court una normativa ormai vecchia di quasi 40 anni venne quindi emanato un decreto (D.l. 495/1993) che attribuiva alle regioni la maggior parte delle competenze in materia di turismo, mentre le rimanenti tornarono alla presidenza del consiglio. Il contrario invece avvenne per lo spettacolo.

D’altronde in quella fase la tendenza era quella di ridurre il numero di dicasteri. Solo pochi anni più tardi infatti la riforma Bassanini stabilì che queste strutture dovessero essere in tutto 12.

Oltre a questo la riforma spostò nuovamente le competenze in materia di spettacolo e turismo. Le prime vennero attribuite al ministero dei beni e delle attività culturali e le seconde a quello delle attività produttive, dove sono rimaste per circa 7 anni, per poi tornare alla presidenza del consiglio nel 2006 (Dl 181/2006).

Nel 2013 le due competenze sono state poste ancora una volta sotto la stessa struttura, il ministero dei beni culturali (L. 71/2013). Con la nascita del primo governo Conte però il turismo è stato di nuovo spostato, in questo caso presso il ministero delle politiche agricole (Dl 86/2018) allora guidato da Gian Marco Centinaio, della Lega.

L’anno successivo, con il ritorno al governo del Partito democratico (Pd) e di Dario Franceschini al ministero dei beni culturali, il turismo è tornato di competenza del Mibact (Dl 104/2019). Infine, come abbiamo visto, il governo Draghi ha istituito il ministero del turismo affidandolo alla guida di Massimo Garavaglia, della Lega.

7 gli atti con forza di legge con cui sono state trasferite da un ministero all’altro le competenze in materia di turismo tra il 1993 e il 2021.

Nel 2021 dunque per la prima volta è nato un ministero che si occupa esclusivamente di turismo. Il decreto ha previsto per quest’organo una struttura composta da un segretario generale e 3 direzioni generali. Il regolamento organizzativo, approvato lo scorso maggio ha poi precisato le funzioni di ciascuna di queste direzioni:

Nuovi dirigenti per un nuovo ministero

Con la nascita del Mitur e delle relative strutture amministrative, il ministro Massimo Garavaglia (Lega) ha dunque dovuto provvedere alla nomina di un segretario generale e di 3 direttori generali.

Il ministero del turismo è uno dei 7 dicasteri la cui struttura prevede un segretario generale e alcune direzioni generali. Vai a "Come sono organizzati i ministeri"

La scelta di questi dirigenti infatti compete al ministro, anche se poi l’atto di nomina deve essere emanato con decreto del presidente della repubblica, previa approvazione del consiglio dei ministri, nel caso del segretario generale e con decreto del presidente del consiglio nel caso dei direttori generali (art. 19 D.lgs 165/2001).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 22 Febbraio 2022)

Nella sua scelta dunque Garavaglia non era sottoposto ad alcun obbligo, se non quello di individuare figure con i requisiti necessari a ricoprire l'incarico.

Ciò nonostante ci si sarebbe potuti aspettare che Flaminia Santarelli, fino allo scorso anno direttrice generale del turismo presso il Mibact, avesse un ruolo di primo piano nella nuova struttura. Se non come segretario generale, come uno dei direttori generali. La scelta di Garavaglia invece è stata, del tutto legittimamente, diversa.

Come abbiamo visto poi prima di tornare al Mibact la materia del turismo era transitata, durante il primo governo Conte, al ministero delle politiche agricole, nella forma di un apposito dipartimento, allora guidato da Caterina Cittadino. In quella fase il ministero delle politiche agricole era Gian Marco Centinaio, ovvero da un esponente della Lega, proprio come Garavaglia.

Garavaglia dunque avrebbe potuto convergere su una dirigente già individuata per questo settore da un suo collega di partito. Il ministro invece ha proceduto diversamente.

I vertici del nuovo ministero del turismo vengono tutti da via XX settembre, dove lo stesso garavaglia ha ricoperto l'incarico di vice ministro.

È interessante notare infatti come tutti e 4 i dirigenti di vertice del nuovo ministero non abbiano compiuto il loro percorso professionale presso strutture amministrative che si occupano di turismo, ma piuttosto presso il ministero dell'economia e delle finanze (Mef). Un'esperienza sicuramente importante, a maggior ragione per gestire le risorse del Pnrr destinate al turismo. D'altronde anche l'ultima esperienza di governo del ministro Garavaglia era presso il Mef, dove ha ricoperto il ruolo di vice ministro nel primo governo Conte. È probabile dunque che proprio durante questa esperienza Garavaglia abbia apprezzato le competenze dei dirigenti che poi ha voluto presso il nuovo ministero.

Il portafoglio del ministero del turismo

Che siano gestite dal ministero della cultura o dal nuovo ministero dedicato le risorse destinate a questo settore rientrano comunque nella missione 'turismo' del bilancio dello stato. Tra la legge di bilancio per il 2021 e quella per il 2022 la previsione di spesa per questa missione è aumentata di 100 milioni di euro, passando da 158 a 258 milioni.

+63,85% le previsioni di spesa per la missione 'turismo' tra la legge di bilancio per il 2021 e quella per il 2022.

Una crescita di queste proporzioni è sicuramente una buona notizia per il settore. Per completare il budget del ministero tuttavia a queste risorse vanno poi aggiunti 16,4 milioni di euro destinati ai servizi istituzionali e generali dell'amministrazione.

Di certo la creazione del nuovo ministero richiede spese aggiuntive rispetto a quando questa materia era gestita tramite una delle tante direzioni generali del ministero dei beni culturali. Tuttavia non è semplice capire quante di queste risorse fossero comunque necessarie alla gestione dei servizi istituzionali presso il Mibact e quante invece siano aggiuntive. Detto questo si può rilevare come l'importo sia ulteriormente divisibile tra le risorse destinate agli affari generali e al personale (7 milioni) e quelle necessarie al gabinetto del ministro e ai suoi uffici di diretta collaborazione (9 milioni).

FONTE: elaborazione openpolis su dati del ministero dell'economia e delle finanze
(ultimo aggiornamento: martedì 22 Febbraio 2022)

Certo la creazione di nuove spese amministrative non è di per sé una buona ragione per contestare la decisione di creare un nuovo ministero. Ci si augura infatti che questa struttura sia funzionale a dare nuovo impulso al turismo, con un miglioramento della gestione e della programmazione di settore.

È utile constatare però come con i suoi 275 milioni di euro il ministero del turismo sia di gran lunga il dicastero con il bilancio più basso all'interno dell'amministrazione statale. Basti pensare che il penultimo ministero per quantità di risorse, quello delle politiche agricole, ha un bilancio 7 volte superiore.

0,03% le risorse del ministero del turismo in termini di competenza rispetto alla spesa finale del bilancio statale.

Alle risorse iscritte nel bilancio del ministero del turismo tuttavia, possono essere aggiunte anche quelle che gli sono state attribuite per l'attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Un decreto del ministero dell'economia dello scorso agosto ha infatti stabilito come distribuire la titolarità delle risorse del Pnrr tra i diversi ministeri.

€ 2,4 miliardi le risorse poste nella titolarità del Mitur nell'ambito del piano nazionale di ripresa e resilienza.

Queste risorse tuttavia vanno considerate per l'intera durata del Pnrr (2021-2026) e non sono già nella disponibilità del Mitur. Per accedervi infatti il ministero deve fare richiesta al servizio centrale per il Pnrr presso la ragioneria generale dello stato, attestando lo stato di avanzamento e il grado di conseguimento dei relativi target e milestone.

Foto: governo.it (Massimo Garavaglia) - licenza

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