Un po’ alla volta procede la riorganizzazione dei ministeri Mappe del potere

Subito dopo il suo insediamento il governo Draghi ha provveduto a una riorganizzazione dei ministeri, istituendone uno nuovo e modificando le attribuzioni di altri. Dopo 4 mesi sono stati finalmente approvati i principali decreti attuativi, ma alcuni mancano ancora all’appello.

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Uno dei primi atti del governo Draghi è stata la riforma dei ministeri (Dl 22/2021). Questa norma ha modificato la struttura di alcuni dicasteri e ne ha istituito uno nuovo, quello del turismo. Ma dopo aver approvato la legge occorre tempo affinché strutture amministrative complesse come queste si adattino.

I ministeri sono le ripartizioni fondamentali dell’amministrazione centrale dello stato. Vai a "Come sono organizzati i ministeri"

Dopo 4 mesi dall’approvazione del decreto sono finalmente stati approvati i nuovi regolamenti organizzativi dei ministeri, alcuni dei quali a pochi giorni dalla scadenza prevista per legge. Che i ministeri siano pienamente operativi è ovviamente molto importante, a maggior ragione visto che alcuni di questi avranno un ruolo chiave nella gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

La riforma dei ministeri e i decreti attuativi

Con il decreto 22/2021 il governo ha riordinato nomi e attribuzioni di diversi ministeri. La novità fu annunciata prima ancora del voto di fiducia del nuovo governo quando Mario Draghi, uscito dal colloquio con il presidente della repubblica, lesse alla stampa la lista dei ministri.

E in effetti una delle ragioni che ha reso se non altro urgente l’emanazione di questa norma è legata alla decisione di nominare Massimo Garavaglia (Lega) ministro del turismo. Infatti, alla nascita del nuovo governo la materia del turismo era attribuita al ministero dei beni culturali (Mibact). Di conseguenza Garavaglia è stato inizialmente nominato ministro senza portafoglio, annunciando contestualmente la nascita di questo nuovo dicastero.

Ministeri senza portafoglio: […] On. Massimo Garavaglia, al quale sarà conferito l’incarico per il coordinamento di iniziative nel settore del turismo e che sarà preposto al nuovo ministero del turismo, con portafoglio.

Il primo marzo dunque il governo ha emanato il nuovo decreto, convertito poi in legge a fine aprile. Ma dopo questi passaggi inizia il secondo tempo delle leggi. Ovvero il momento in cui devono essere approvati i decreti attuativi, firmati i decreti di nomina dei vertici delle nuove strutture, trasferito il personale tra i diversi uffici. Il decreto infatti prevede, tra le altre cose, che vengano approvati i nuovi regolamenti organizzativi di 6 ministeri:

  • ministero del turismo;
  • ministero della cultura;
  • ministero della transizione ecologica;
  • ministero dello sviluppo economico;
  • ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili;
  • ministero del lavoro.

Il decreto tuttavia incide in maniera rilevante solo sulle attribuzioni dei primi 4 tra questi ministeri e in particolare su quello del turismo (di nuova istituzione) e su quello della transizione ecologica.

Dopo 4 mesi però alcuni decreti attuativi devono ancora essere approvati. Altri invece sono stati approvati all’ultimo momento e comunque in ritardo rispetto alla scadenza originaria prevista per il 30 giugno e poi rimandata al 31 luglio con un successivo provvedimento (Dl 92/2021 art. 2). Ad oggi comunque tutti i nuovi regolamenti organizzativi dei ministeri coinvolti risultano approvati anche se solo uno risulta pubblicato sulla gazzetta ufficiale (stando ai dati forniti dall’ufficio per il programma di governo).

Tra i provvedimenti attuativi mancanti invece particolarmente rilevante risulta, rispetto a questo tema, quello che prevede l’individuazione delle risorse umane da trasferire dal ministero dello sviluppo economico a quello della transizione ecologica.

3 i decreti attuativi ancora da approvare per una piena attuazione del decreto 22/2021.

I ministeri e le competenze sul turismo

A partire dal 1993, quando un referendum abrogò la legge istitutiva del ministero del turismo e dello spettacolo (L. 617/1959), le competenze in materia di turismo sono passate frequentemente da un ministero a un altro. Inizialmente, dopo l’abrogazione della legge, le competenze furono attribuite alla presidenza del consiglio (Dl 495/1993).

Quando nel 1999 fu varato il decreto legislativo con cui sono state riordinate le attribuzioni dei ministeri (D.lgs 300/1999) la materia passò invece sotto la competenza del ministero delle attività produttive, per poi tornare alla presidenza del consiglio nel 2006 (Dl 181/2006).

Nel 2013 poi il turismo venne per la prima volta attribuito al ministero dei beni culturali (L. 71/2013) dove rimase fino al 2018. Con la nascita del primo governo Conte infatti la materia fu posta sotto la competenza del ministero delle politiche agricole (Dl 86/2018) allora guidato da Gian Marco Centinaio, della Lega.

L’anno successivo, con il ritorno al governo del Partito democratico (Pd) e di Dario Franceschini al ministero dei beni culturali, il turismo tornò di competenza del Mibac (Dl 104/2019). Infine, come abbiamo visto, il governo Draghi ha istituito il ministero del turismo affidandolo alla guida di Massimo Garavaglia, della Lega.

7 gli atti con forza di legge con cui sono state trasferite da un ministero all’altro le competenze in materia di turismo tra il 1993 e il 2021.

Nel 2021 dunque per la prima volta è nato un ministero che si occupa esclusivamente di turismo. Il decreto ha previsto per quest’organo una struttura composta da un segretario generale e 3 direzioni generali. Il regolamento organizzativo, approvato lo scorso maggio ha poi precisato le funzioni di ciascuna di queste direzioni:

  • direzione generale degli affari generali e delle risorse umane;
  • direzione generale della programmazione e delle politiche per il turismo;
  • direzione generale della valorizzazione e della promozione turistica.

Tuttavia, mentre la nomina del segretario generale (Lorenzo Quinzi) del nuovo ministero è avvenuta già a marzo, ad oggi mancano ancora gli atti di nomina dei 3 direttori generali. O almeno così risulta dalla pagina web del ministero, che a tutt’oggi non ha un sito proprio e continua invece ad appoggiarsi a quello del ministero della cultura.

In questo momento storico più che mai il turismo è considerato un elemento chiave. Sia a causa della sua importanza per la ripresa economica, sia per le complesse precauzioni necessarie a contenere l’epidemia da Covid-19. Eppure ad oggi il ministero del turismo non risulta pienamente operativo.

Quanto al ministero dei beni culturali, il nuovo regolamento organizzativo si è limitato su questo tema a modificarne il nome, diventato ministero della cultura (Mic), e a rimuovere dalla lista delle sue direzioni generali quella relativa al turismo.

Un nuovo dipartimento per il ministero della transizione ecologica

Un altro ministero interessato in modo importante dalla riforma è stato quello dell’ambiente, rinominato per l’occasione ministero della transizione ecologica (Mite) e affidato da Mario Draghi alla guida di Roberto Cingolani.

Il Mite ha assunto le competenze in materia energetica e mineraria.

Per il perseguimento degli obiettivi esplicitati con la nuova denominazione, il decreto ha stabilito che il numero di dipartimenti previsto per questo ministero passi da 2 a 3. Una misura necessaria per permettere al ministero di gestire le nuove attribuzioni affidategli, tra le quali la “definizione degli obiettivi e delle linee di politica energetica e mineraria nazionale”.

Si tratta di competenze che fino a quel momento erano attribuite al ministero dello sviluppo economico (Mise). Di conseguenza il decreto ha provveduto anche a ridurre il numero di direzioni generali previste per questo ministero, da 11 a 9. Ad oggi tuttavia i nuovi regolamenti organizzativi di questi due ministeri non sono ancora stati pubblicati in gazzetta ufficiale e non è stato possibile dunque analizzarli nel dettaglio. Infatti entrambi gli atti sono stati adottati lo scorso 29 luglio, due giorni prima della scadenza prevista per legge.

Quantomeno in questo caso è stato previsto che in attesa dell’approvazione del regolamento del Mite, venisse istituito presso il ministero della transizione ecologica il dipartimento per l’energia e il clima dove far confluire due direzioni generali del ministero dello sviluppo economico e una del ministero dell’ambiente:

  • direzione generale per l’approvvigionamento, l’efficienza e la competitività energetica (Mise);
  • direzione generale per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari (Mise);
  • direzione generale per il clima, l’energia e l’aria (ministero dell’ambiente).

Certo questa previsione ha reso più rapido il trasferimento di competenze. Anche sul sito del Mise infatti sono indicate ancora le due direzioni generali in via di trasferimento, ma è specificato come queste siano già in avvalimento al ministero della transizione ecologica. Ciò peraltro ha permesso di procedere già alla nomina del nuovo capo del dipartimento per l’energia e il clima.

Probabilmente con l’obiettivo di procedere in maniera rapida e senza stravolgimenti la scelta del ministro Cingolani è ricaduta per questo compito proprio su Rosaria Fausta Romano, già direttrice generale per l’approvvigionamento, l’efficienza e la competitività energetica presso il Mise.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 29 Luglio 2021)

Nuove direzioni generali per il ministero dello sviluppo economico

Visto che il decreto 22/2021 prevedeva che il numero di direzioni generali del Mise passasse da 11 a 9, compatibilmente con il trasferimento di competenze al ministero della transizione ecologica, ci si attendeva che il nuovo regolamento organizzativo si limitasse a rimuovere dalla lista le 2 direzioni generali passate sotto la competenza del dipartimento per l'energia e il clima del Mite.

Un comunicato stampa tuttavia ha specificato che nella nuova organizzazione del ministero dello sviluppo economico saranno previste due nuove direzioni generali dedicate a:

  • riconversione industriale e grandi filiere produttive;
  • innovazione e piccole e medie imprese.

Tuttavia visto che il numero massimo delle direzioni generali resta comunque pari a 9, è ovvio che il nuovo regolamento non potrà limitarsi ad aggiungere queste due nuove strutture. È dunque da attendersi una più generale riorganizzazione delle competenze attribuite alle varie direzioni generali. Riorganizzazione che tuttavia, non è stata chiarita nel comunicato stampa del ministero. Per conoscere le novità nel dettaglio dunque bisognerà attendere che i regolamenti organizzativi, oltre ad essere stati adottati, vengano anche resi pubblici.

Foto Credit: www.governo.it

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