Cos’è il Pnrr, piano nazionale ripresa e resilienza

È il programma di riforme e investimenti con cui l’Italia prevede di gestire i fondi europei del Next generation Eu, per la ripresa economica e sociale.

Definizione

Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è il programma con cui il governo intende gestire i fondi europei del recovery and resilience facility, lo strumento più rilevante della strategia Next generation Eu. Vale a dire il piano di ripresa e rilancio economico introdotto dall’Unione europea per risanare le perdite causate dalla pandemia.

Redatto dall’allora governo Draghi e approvato definitivamente nel luglio 2021, il Pnrr italiano ha una struttura articolata che nel tempo si è evoluta. Partendo dal livello più generale e andando nello specifico, il piano italiano si compone di 7 missioni. Queste a loro volta si suddividono in 17 componenti, ognuna delle quali comprende una serie di misure che si suddividono tra riforme e investimenti. Le aree di intervento sono numerose: si spazia dalla transizione ecologica alla digitalizzazione, dalla sanità alla scuola, dai trasporti alla giustizia. Per questo motivo le misure sono moltissime e a loro volta possono essere ulteriormente suddivise a un ulteriore livello di specificità, quello delle sub-misure. Si tratta complessivamente di 231 interventi di cui 163 investimenti e 69 riforme.

Per ogni misura poi sono previste delle scadenze da rispettare a cadenza trimestrale, lungo uno o più anni dal 2021 al 2026. Il rispetto di tali adempimenti è condizione vincolante al fine di ottenere tutte le risorse assegnate all’Italia.

194,4 miliardi € le risorse del Next generation Eu destinate al Pnrr italiano. Il nostro paese è il principale beneficiario del fondo.

I fondi europei infatti non vengono erogati in un’unica soluzione ma attraverso una serie di rate. Ogni stato può presentare al massimo due richieste di pagamento all’anno, per ottenere i fondi però deve dimostrare di aver raggiunto tutti i traguardi e gli obiettivi previsti per il semestre precedente.

La responsabilità della gestione delle risorse e del rispetto dei cronoprogrammi è affidata a delle organizzazioni titolari. Si tratta perlopiù di ministeri e dipartimenti della presidenza del consiglio. Di questo ammontare, la maggior parte (122,6 miliardi di euro) sono prestiti, che il nostro paese dovrà restituire nel tempo all’Ue, mentre la restante parte (71,8 miliardi di euro) sono sovvenzioni.

Il quadro normativo europeo che regola la redazione dei Pnrr, la loro attuazione e l’invio di risorse è definito dal regolamento Ue 2021/241. Alcuni dei principali passaggi di questo documento comprendono:

  • l’obbligo per i paesi beneficiari di investire almeno il 37% delle risorse ricevute in misure per l’ambiente e il clima e il 20% per la transizione digitale;
  • il vincolo degli stati con le istituzioni Ue, al completamento di scadenze e misure nei termini previsti, pena la mancata erogazione dei fondi;
  • la possibilità per i paesi di modificare il piano, in qualsiasi momento della sua attuazione, rispettando precise condizioni che saranno valutate sempre dalla commissione.

Oltre al regolamento europeo, lo stato italiano ha adottato una propria governance del Pnrr.

Dati

Come detto in precedenza, il Pnrr interviene in diverse materie. Per questo motivo le risorse, in particolare, sono state suddivise tra le cosiddette amministrazioni titolari. Queste ultime sono poi chiamate a individuare gli effettivi soggetti attuatori dei diversi progetti, generalmente attraverso bandi ad hoc.

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Osservando come si distribuiscono i fondi possiamo osservare che il ministero delle infrastrutture è il soggetto a cui è affidata la gestione della parte più consistente di risorse con oltre 41 miliardi di euro. Troviamo poi il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (31 miliardi), quello delle imprese e del made in Italy (30 miliardi) e quello dell’istruzione (17 miliardi).

FONTE: elaborazione Openpolis du dati Italia domani
(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)

Complessivamente le amministrazioni titolari sono 24. Oltre ai ministeri e ai dipartimenti della presidenza del consiglio dei ministri, ricevono fondi anche il Consiglio di stato e i Tar e la struttura commissariale per la ricostruzione in seguito all’alluvione che ha colpito il centro Italia nel 2023.

Analisi

Negli anni, l’attuazione del Pnrr si è rivelata estremamente complessa. Alla difficoltà nell’individuare i progetti da finanziare, alle lentezze delle amministrazioni titolari e dei soggetti attuatori infatti si sono aggiunte anche le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina che hanno provocato un aumento vertiginoso dei costi dell’energia e delle materie prime. Per questo motivo l’Italia si è vista costretta a rivedere più volte il proprio piano e anche il relativo cronoprogramma.

A pochi mesi dalla fine del piano sarebbe importante avere un quadro puntuale dello stato dell’arte dei vari interventi. Secondo l’ultima relazione dell’esecutivo sullo stato di attuazione del Pnrr, su un totale di circa 550mila progetti finanziati a fine novembre 2025 ne risultavano già completati circa 384mila. A questi se ne aggiungono circa 32mila in fase di ultimazione.

L’esecutivo tuttavia ha omesso di dichiarare il valore economico complessivo dei progetti già conclusi rispetto a quelli ancora lontani dalla fine. Questa mancanza di dettaglio rende difficile valutare se siano stati completati i “grandi progetti” strategici o se la statistica sia gonfiata da interventi di minore entità economica. Senza questa distinzione, la rendicontazione numerica rischia di offrire una visione parziale e potenzialmente distorta dell’effettivo avanzamento strutturale del paese.

In questo contesto un dato utile da valutare è quello legato allo stato di avanzamento finanziario. Al 30 novembre 2025 risultava speso circa il 52% delle risorse totali assegnate al nostro paese. Detto che non tutte le risorse del Pnrr devono essere erogate entro il 2026, risulta comunque evidente come in pochi mesi debba essere spesa una quantità molto consistente di fondi.

52% lo stato di avanzamento finanziario del Pnrr dichiarato dal governo a novembre 2025.

Per questo motivo, e per un’analisi realistica dell’impatto del piano, è fondamentale disporre di dati granulari, aggiornati e corretti. Per lungo tempo, l’accesso pubblico a dati disaggregati per singolo progetto è stato limitato, ostacolando il lavoro di monitoraggio civico e giornalistico. Solo a partire dal 2024 la situazione ha iniziato a mostrare segni di miglioramento. Questo cambio di passo è avvenuto anche grazie alle costanti campagne di sensibilizzazione e denuncia portate avanti da Openpolis e altre organizzazioni della società civile.

Nonostante i passi avanti nella pubblicazione dei dati, permangono problemi strutturali nella qualità dell’informazione prodotta. Come evidenziato in più occasioni dalla Corte dei conti, il sistema di monitoraggio sconta i limiti operativi dei soggetti attuatori (comuni, regioni, altri enti pubblici e privati). Questi ultimi caricano spesso le informazioni sulla piattaforma Regis – lo strumento dedicato alla rendicontazione dei progetti Pnrr – con notevole ritardo. Inoltre, sono frequenti gli errori di compilazione e le incongruenze nei report inseriti. Queste lacune nel database nazionale rendono estremamente complesso per gli analisti, e per gli stessi organi di controllo, capire l’esatto stato di avanzamento dei lavori.

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