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Nel nostro paese si fanno sempre meno figli. Nel 2018 i nuovi nati sono stati 439mila. 18mila in meno rispetto all’anno precedente. 137mila in meno rispetto a dieci anni fa. Quasi mezzo milione in meno in confronto agli anni ’70.

Con questi ordini di grandezza non è esagerato parlare di una vera e propria emergenza nazionale. Un’emergenza che ha prima di tutto ragioni strutturali, ovvero la progressiva uscita dall’età riproduttiva della numerosa generazione dei baby boomers. Ma su cui incidono pesantemente anche gli effetti della crisi economica iniziata nel 2008.

Le dimensioni del calo demografico sul territorio

Nel confronto con gli altri paesi dell’Unione europea, l’Italia è il secondo paese per calo delle nascite e l’ultimo per tasso di natalità. Nel 2017 sono nati 7,6 bambini ogni 1.000 residenti, contro gli 11,5 di Francia e Svezia, gli 11,4 del Regno Unito, i 9,5 della Germania.

-10,92% i nati in Italia tra 2013 e 2017.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: martedì 3 Settembre 2019)

 

Una tendenza al calo demografico che riguarda tutte le aree del paese, da nord a sud, con la sola eccezione della provincia autonoma di Bolzano. Ovviamente con misure diverse. Ci sono realtà del paese, come la Sardegna meridionale, dove il calo supera il 20%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: martedì 3 Settembre 2019)

Nel 2017 sono nati 7,6 bambini ogni 1.000 residenti in Italia: si tratta del tasso di natalità più basso dell'Ue. Una media che varia sul territorio, osservando i dati comune per comune. Tra i capoluoghi di provincia, ai primi posti due città siciliane: Catania (9,37) e Palermo (8,53), seguite da Reggio Emilia, Napoli e Prato (circa 8,4).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat - statistiche sperimentali
(ultimo aggiornamento: domenica 1 Settembre 2019)

Mentre ci sono capoluoghi dove i nati nel 2017 sono stati meno di 6 ogni 1.000 residenti. Tra questi diversi comuni sardi (Carbonia, Iglesias, Cagliari, Oristano e Sanluri) e altri centri dell'Italia centrale e settentrionale, come Urbino, Ascoli Piceno, Ferrara, Rovigo, Savona.

In generale, c'è un'emergenza natalità in quasi tutto il paese, ed ha almeno due facce. La prima, evidente, è quella dei danni connessi al declino demografico: dallo sviluppo economico del paese alla tenuta del sistema sociale e pensionistico. L'altra, meno palese, è il rischio che la voce e gli interessi dei bambini e i ragazzi, messi in minoranza, restino fuori dal dibattito pubblico.

Quanto impatta il disagio nelle famiglie

Oltre ai fattori strutturali, un ruolo importante nel calo delle nascite lo ha avuto anche la crisi economica iniziata nel decennio scorso.

Nel 2007 il 3,5% delle famiglie si trovava in povertà assoluta. Significa che, prima della recessione, circa una famiglia su 28 non poteva permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.

Con la crisi questo dato è progressivamente cresciuto. Nel 2018 le famiglie in povertà assoluta sono salite al 7% del totale. Una tendenza che ha riguardato soprattutto le famiglie con figli.

Più minori ci sono in famiglia, più è probabile che questa si trovi in povertà assoluta. Tra le coppie senza figli, circa una su 20 (il 5,2%) vive in povertà. Una quota che sale al 9,7% tra le famiglie con 1 figlio minore, all’11,1% con 2 figli minori e addirittura al 19,7% tra le famiglie con 3 o più figli minori.

1 su 5 le famiglie con almeno 3 figli minori in povertà assoluta.

 

La povertà ha colpito in modo diverso a seconda del territorio. Nel mezzogiorno le famiglie con almeno un figlio minore in povertà sono il 14,4% del totale, mentre nel centro-nord si attestano sull’8 10%. Ma si tratta di medie solo indicative, perché all’interno di queste macroaree convivono tante realtà diverse: esistono tanti nord, come esistono tanti sud.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Dati che indicano quanto sia importante monitorare l’andamento del disagio delle famiglie con figli sul territorio, comune per comune. Informazioni complesse, purtroppo raccolte solo in occasione dei censimenti, ma che rappresentano un punto di partenza utile per capire le ricorrenze territoriali del fenomeno.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulle famiglie in potenziale disagio economico è Istat, che ha elaborato l'indicatore con le informazioni del censimento 2011. I dati sul tasso di natalità sono stati raccolti dalle statistiche sperimentali dell'istituto di statistica nazionale.

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