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Quando si parla di contrasto alla povertà educativa, la prima cosa che viene in mente è il ruolo dell’istruzione in senso stretto. E in effetti, come abbiamo visto nelle mappe precedenti, il potenziamento dei percorsi educativi formali, dall’asilo nido alla scuola, è il primo aspetto da monitorare e su cui intervenire.

Il percorso di formazione non riguarda solo quello che si apprende dentro le mura scolastiche.

In parallelo però, bisogna ricordare che gran parte delle opportunità formative che fanno la differenza sullo sviluppo del minore si trovano fuori dalla scuola dell’obbligo. E riguardano esperienze di tanti tipi: da leggere un libro a uscire con i propri coetanei, dal confronto con gli adulti alla visita di un museo, da una vacanza lontano da casa a una serata al cinema. L’accesso a questo tipo di esperienze, che è riduttivo etichettare come “consumo culturale”, purtroppo cambia in base alle possibilità della famiglia di origine.

10,1% delle famiglie non ha neanche un libro in casa.

 

È stato indagato da Istat l’effetto familiarità sulla lettura: se i genitori non leggono, solo il 30,8% dei figli sono lettori. Al contrario, la quota di bambini che leggono sale al 66,9% se sia la madre che il padre sono lettori.

Una tendenza che riguarda l’accesso a tutte le opportunità educative al di fuori della scuola. Le variabili relative al consumo culturale sono tra loro auto-correlate, e cambiano in base allo status socio-economico-culturale della famiglia. Un altro modo in cui i divari di partenza si riproducono di generazione in generazione, colpendo chi nasce nelle famiglie più svantaggiate.

Si tratta di temi complessi, e non basta – da sola – l’offerta di strutture e servizi culturali per invertire questi trend. Ma la presenza di presidi educativi in un territorio può essere la premessa per intervenire.

La presenza di biblioteche

Un primo, fondamentale presidio educativo sono le biblioteche. Luoghi che – se ben progettati – possono diventare anche spazi di aggregazione, punti di incontro per i giovani e l’intera comunità. Possono offrire un posto tranquillo per studiare, la cui disponibilità è uno degli indicatori scelti da Unicef per calcolare il tasso di deprivazione minorile. Inoltre, ultimo aspetto da non trascurare, queste strutture garantiscono a tutti – a prescindere dal reddito dei genitori – la possibilità di prendere in prestito un libro.

In Italia ci sono circa 18mila biblioteche. Rispetto ai 6,8 milioni di bambini e ragazzi di età compresa tra 6 e 17 anni, significa 2,6 strutture ogni 1.000 minori. Un dato che cambia da regione a regione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu-Abi e Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

La diffusione maggiore si registra nelle regioni più piccole, come Molise e Valle d’Aosta, dove ci sono più di 5 biblioteche ogni 1.000 minori. Il motivo è che, dal momento che non disponiamo di ulteriori criteri per parametrare l'offerta di biblioteche (es. dimensione, numero di accessi ecc.), ciascuna struttura esistente, piccola o grande, conta allo stesso modo.

Già da una vista regionale emerge come la presenza più contenuta riguardi le 3 maggiori regioni del mezzogiorno: Puglia, Campania (meno di 2 strutture ogni 1.000 minori) e Sicilia (2,08).

Le province con più biblioteche rispetto ai minori residenti sono Trieste e Isernia (oltre 8 biblioteche ogni 1.000 residenti dell’età considerata). Seguono Macerata (6,52), Belluno e Pavia (5,49).

 

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu-Abi e Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

Sono 4 le province dove risulta meno di una struttura ogni 1.000 bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni. Si tratta di Monza e Brianza (0,91), Latina 0,90, Ragusa (0,78), Barletta-Andria-Trani (0,74). Oltre alla provincia di Bat, agli ultimi 15 posti compaiono altre 3 province pugliesi: Taranto (1,17), Brindisi (1,23), Foggia (1,48).

Del resto, come avevamo già osservato, la Puglia è la regione con meno biblioteche totali in rapporto alla popolazione 6-17 anni. Ed è terzultima (dopo Lazio e Campania) isolando le sole biblioteche pubbliche e non specializzate (quelle potenzialmente più fruibili dai minori). Per questa ragione è interessante approfondire il dato a livello comunale.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu-Abi e Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2019)

Tra i capoluoghi pugliesi spicca il dato di Bari (5,5 biblioteche ogni 1.000 residenti 6-17), seguito da Lecce (3,8) e da Trani (1,3). Molto più contenuto il dato degli altri due principali centri della provincia di Bat. Andria (0,5) e Barletta (0,8) sono gli unici due capoluoghi pugliesi a non raggiungere la quota di una biblioteca ogni 1.000 minori tra 6 e 17 anni.

La presenza di musei

Un'altra istituzione culturale di cui è utile mappare l'offerta sul territorio sono i musei. In Italia ci sono 4.889 tra musei, gallerie d’arte, monumenti e parchi archeologici aperti al pubblico.

Attualmente, come rilevato nel corso dell’indagine conoscitiva tenuta dalla commissione parlamentare infanzia e adolescenza nella scorsa legislatura, manca un sistema di monitoraggio sistematico della fruizione da parte dei minori. Ciò limita molto le possibilità di analisi, ciononostante mapparne la presenza in rapporto alla popolazione minorile costituisce un primo punto di partenza.

In Italia in media ci sono circa 5 musei ogni 10mila ragazze e ragazzi di età compresa tra 0 e 17 anni. Una cifra che può variare molto tra le aree del paese. Dal momento che il dato conteggia il numero di musei a prescindere dalla loro effettiva dimensione, il rapporto è spesso più alto nelle regioni piccole.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 29 Gennaio 2019)

Al netto di questa precisazione, spicca la presenza di musei nell’Italia centrale, mentre le 3 maggiori regioni del mezzogiorno (Campania, Sicilia e Puglia) si trovano ampiamente al di sotto della media (meno di 3 musei ogni 10mila minori).

Scendendo a livello provinciale, si conferma la maggiore presenza nel centro Italia. Dopo Aosta, con circa 40 musei o strutture similari ogni 10mila minori, spiccano Siena e Isernia (quasi 20 musei ogni 10mila minori). In termini assoluti sono le città metropolitane di Roma, Torino e Firenze ad avere più musei sul proprio territorio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 29 Gennaio 2019)

Da questo punto di vista, l'Emilia Romagna rappresenta un caso interessante, data la forte differenziazione tra i territori che la compongono. Spiccano le province di Parma (9,52 musei
ogni 10mila minori), Ravenna (9,32) e Piacenza (8,9) e Ferrara (7,78). Mentre una quota più bassa della media nazionale si registra a Reggio Emilia (3,91) e Modena (4,55).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 29 Gennaio 2019)

Osservando i dati comune per comune per questa regione, tra i capoluoghi, al primo posto si piazza Ferrara, con 9,5 musei ogni 10mila bambini e ragazzi, seguita dal capoluogo regionale Bologna (8,8) e da Parma (8,2). In coda alla classifica le città di Rimini e Reggio Emilia (3 musei ogni 10mila minori).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 29 Gennaio 2019)

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sono l'anagrafe delle biblioteche (Iccu-Aib) e il censimento sui musei e gli istituti similari effettuato da Istat.

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