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Nei capitoli precedenti abbiamo analizzato quello che ci aspettiamo essere l’andamento dell’aiuto pubblico allo sviluppo italiano nei prossimi anni, partendo da previsioni basate sugli importi della legge di bilancio approvata lo scorso dicembre. Bisognerà però attendere aprile prima che il comitato Ocse Dac rilasci i dati preliminari sull’aps nel 2019 e gli anni successivi per avere un riscontro effettivo sul periodo 2020-2022.

Nel frattempo però sono stati pubblicati i dati definitivi per il 2018, che ci permettono di fare alcune considerazioni più di dettaglio sulla qualità e sulla coerenza dell’aiuto pubblico allo sviluppo italiano.

La composizione dell’aps italiano nel 2018

Come già avevamo osservato analizzando i dati preliminari, il calo drastico dell’aps italiano tra 2017 e 2018 è stato causato in maniera determinate dalla riduzione della spesa per i rifugiati nel paese donatore.

Leggi la nostra analisi sui dati preliminari 2018 "Cooperazione Italia, un'occasione sfumata"

Questa riduzione non solo non è stata compensata da un maggiore impegno su altri settori della cooperazione, ma al contrario la componente bilaterale dell’aiuto allo sviluppo italiano si è ridotta anche non considerando nel calcolo la voce “rifugiati nel paese donatore”.

I fondi della cooperazione si dividono in due grandi insiemi: il canale multilaterale e quello bilaterale. Nel 2018 l’aiuto bilaterale italiano al netto delle spese per i rifugiati si è ridotto invece che aumentare. Vai a "Cosa sono il canale bilaterale e il canale multilaterale"

La voce “rifugiati nel paese donatore” è uno specifico capitolo di spesa all’interno della rendicontazione ufficiale sull’uso dei fondi di aps. Si tratta della componente principale di quello che è noto come aiuto gonfiato. I dati Ocse utilizzati sono quelli definitivi per il 2018 e per quell’anno seguono la metodologia “Grant equivalents“ mentre per gli anni precedenti è utilizzata la vecchia metodologia (Net disbursements). I valori sono indicati in milioni di dollari a prezzi costanti (2017) in modo da essere più propriamente comparabili con gli anni passati.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: mercoledì 26 Febbraio 2020)

Se osserviamo l'andamento dell'aps italiano dal 2012 potremmo concludere che, nonostante una flessione rispetto al 2017, tutto sommato i fondi italiani per la cooperazione sono aumentati notevolmente negli ultimi anni. Certo questa crescita è stata trainata dalla spesa per i rifugiati, ma si tratta pur sempre di una crescita.

Nel 2018 l'aiuto genuino è stato decisamente più basso rispetto a 10 anni prima.

Guardando però i dati del 2008 la prospettiva muta nuovamente. Dieci anni fa il rapporto aps/rnl toccava appena lo 0,22%, tuttavia i dati di quell'anno non erano gonfiati dalla spesa per i rifugiati. In effetti nel 2018 l'aiuto bilaterale al netto della spesa per i rifugiati è stato inferiore a quello del 2008 del 34%. Tanto che se fosse stato mantenuto lo stesso livello di 10 anni prima, il rapporto aps/rnl nel 2018 invece che lo 0,25 avrebbe segnato lo 0,28%. Un dato ben più vicino all'obiettivo intermedio dello 0,30%.

L'Italia a confronto con gli altri paesi donatori

I paesi membri del comitato aiuto allo sviluppo dell'Ocse (Dac) si sono tutti impegnati a raggiungere quota 0,70% aps/rnl entro il 2030. Nel 2018 sono stati 5 i paesi che hanno raggiunto il traguardo e 3 di questi lo hanno ampiamente superato (Svezia, Lussemburgo, Norvegia).

L'agenda per lo sviluppo sostenibile 2030 prevede che i paesi sviluppati destinino almeno lo 0,7% dell'rnl in cooperazione. Vai a "Quante risorse per la cooperazione allo sviluppo"

Tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile c’è l’impegno da parte dei paesi donatori di destinare lo 0,70% dell’rnl ai paesi in via di sviluppo. Nell’ambito della Conferenza di Addis Abeba sulle risorse per lo sviluppo del 2015 l’Italia si è impegnata a raggiungere l’obiettivo intermedio dello 0,30% aps/rnl nel 2020.

I valori riflettono i dati definitivi Ocse per il 2018 e utilizzano la metodologia Grant equivalents. Ricorrendo alla vecchia metodologia di calcolo (Net disbursements) il livello aps/rnl italiano risulterebbe lo 0,24%.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: lunedì 24 Febbraio 2020)

Al di là degli ottimi risultati di alcuni paesi del nord Europa, a preoccupare è il confronto tra il dato italiano e quello di paesi come la Germania, che si posiziona al settimo posto con lo 0,61% aps/rnl, o la Francia, al decimo posto con lo 0,43.

In un anno l'Italia ha perso 5 posizioni nella classifica dei donatori Ocse.

Cifre ben distanti dallo 0,25% aps/rnl a cui si è fermata l'Italia, al diciottesimo posto nella classifica dei 29 paesi membri. Peraltro solo un anno prima, nel 2017, ci trovavamo in tredicesima posizione.

Comunque complessivamente non è solo l'Italia a ridurre il proprio impegno sul campo della cooperazione. Nel 2018 infatti i paesi del comitato Dac hanno destinato complessivamente lo 0,30% del proprio rnl in aiuto pubblico allo sviluppo, in calo rispetto allo 0,31% del 2017 e allo 0,32% del 2016.

Tra i paesi che fanno peggio dell'Italia si trovano anche gli Stati Uniti con lo 0,16% aps/rnl. In valori assoluti però Washington resta saldamente il primo contributore in ambito di cooperazione con 34,1 miliardi di dollari. Guardando i dati in termini assoluti anche l'Italia riguadagna diverse posizioni arrivando all'ottavo posto tra i paesi del comitato Dac.

 

Foto Credit: Oxfam - Trayler-Smith

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