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Oltre all’importo complessivo dell’aiuto pubblico allo sviluppo, un altro criterio per valutare l’efficacia della politica di cooperazione consiste nel verificare come vengono distribuite le risorse disponibili, in particolare in termini di coerenza rispetto alle priorità che sono state fissate a livello politico e strategico.

I fondi italiani della cooperazione destinati ai paesi a più basso tasso di sviluppo

In aggiunta all’obiettivo dello 0,7% aps/rnl entro il 2030, un altro traguardo che si sono posti i paesi Ocse Dac è quello di destinare almeno lo 0,15% del reddito nazionale lordo ai paesi meno sviluppati, i cosiddetti Ldcs (least developed countries).

Gli accordi internazionali prevedono un aumento delle risorse da destinare ai paesi a più basso tasso di sviluppo, ma sono pochi i donatori che hanno raggiunto l’obiettivo. Vai a "Che cosa sono i paesi ldcs"

Tuttavia nel 2018 solo 6 membri del comitato Dac hanno raggiunto questo obiettivo. In particolare 2 di questi (Lussemburgo e Svezia) lo hanno ampiamente superato e, in proporzione, hanno destinato agli Ldcs più di quanto l’Italia non faccia verso tutti i paesi in via di sviluppo in cui opera.

Nell’ambito dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030 i paesi sviluppati si sono impegnati a destinare almeno lo 0,15% dell’rnl ai paesi meno sviluppati, i cosiddetti Ldcs (Least developed countries).

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: lunedì 24 Febbraio 2020)

L'Italia in questa classifica si posiziona al diciannovesimo posto tra i 29 paesi donatori dell'Ocse con lo 0,06%. Un dato stabile rispetto al 2017 e ben distante dall'obiettivo dello 0,15% raccomandato dalle Nazioni unite.

0,06% la quota di reddito nazionale lordo (rnl) che l'Italia ha destinato ai paesi meno sviluppati (Ldcs).

L'Italia fatica ad aumentare le risorse per i paesi meno sviluppati.

Guardando il dato storico in questo settore emerge peraltro come il nostro paese fatichi a superare questa quota. Negli ultimi 10 anni in effetti solo in due occasioni si è riusciti a fare meglio, arrivando comunque appena allo 0,07% (nel 2008 e nel 2011). Al contrario di frequente la parte di risorse destinate agli Ldcs è stata inferiore rispetto ai livelli del 2018, fino a scendere allo 0,04% (nel 2012 e nel 2014).

La difficoltà italiana a migliorare su queste basi la qualità dell'aiuto appare piuttosto grave. Questo perché non si tratta di aggiungere nuove risorse, ma solo di distribuire in maniera più coerente con i propri obiettivi quelle a disposizione. Un aspetto particolarmente importante a maggior ragione in momenti di ristrettezze finanziarie.

L’Ocse distingue i vari paesi che ricevono aiuti allo sviluppo per fasce di reddito: Ldcs (Least developed countries), Altri Lics (Altri Low income countries), Lmics (Lower middle income countries), Umics (Upper middle income countries).

L’impegno dei paesi Ocse Dac è quello di favorire gli Ldcs destinando a loro almeno lo 0,15% dell’rnl. Nel grafico non è indicata la quota rispetto all’rnl ma la proporzione di aiuto pubblico allo sviluppo (aps) destinata a ciascuna categoria.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: martedì 25 Febbraio 2020)

Complessivamente i paesi Dac riservano il 47% del proprio aiuto allo sviluppo ai paesi Ldcs. L'Italia invece arriva appena al 40%. Di conseguenza quasi il 60% dei fondi Italiani per la cooperazione vanno a paesi a reddito medio basso (Lmics) o a reddito medio alto (Umics). Quest'ultima categoria in particolare è destinataria di oltre il 27%.

I settori prioritari della cooperazione italiana

Oltre a decidere a quali paesi destinare le risorse, un altro modo per valutare qualitativamente l'aiuto allo sviluppo consiste nel verificare l'andamento dell'aps in alcuni settori considerati prioritari.

L'Italia mantiene alti i livelli di aiuto in alcuni settori prioritari.

Tra gli ambiti ritenuti più importanti dal nostro paese, indicati costantemente come prioritari dai documenti di programmazione triennale della cooperazione, si trovano in particolare i servizi essenziali: l'educazione, la salute e l'agricoltura. In valori assoluti il finanziamento di questi settori ha seguito a grandi linee l'andamento dell'aps complessivo. Gli importi sono andati riducendosi fino al 2012 e successivamente si è assistito a una ripresa che è culminata nel 2017 per poi tornare a ridursi l'anno successivo. Tuttavia nonostante un calo nel comparto educativo e in quello sanitario rispetto all'anno precedente, gli importi destinati a questi settori nel 2018 registrano valori tendenzialmente più elevati rispetto al decennio precedente.

Per misurare la qualità e la coerenza dell’aiuto pubblico allo sviluppo, oltre che gli importi complessivamente allocati, è importante verificare la consistenza e la continuità dei fondi destinati ai settori ritenuti prioritari. Per l’Italia tre settori possono essere considerati particolarmente rilevanti: l’educazione, la salute e l‘agricoltura.

I valori riguardano i fondi impegnati sono indicati in milioni di dollari a prezzi costanti (2017) in modo da essere più propriamente comparabili con gli anni passati.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: venerdì 28 Febbraio 2020)

Inoltre se si considerano questi settori in rapporto al valore complessivo dell'aiuto bilaterale allocabile emerge come l'Italia abbia registrato un netto miglioramento nell'ultimo anno. Nel 2018 infatti questi tre settori rappresentavano complessivamente il 43,8% dell'aiuto bilaterale allocabile, contro il 35,7% del 2017, quando i fondi complessivi a disposizione hanno registrato i valori più alti del decennio.

 

Foto Credit: Oxfam - Riccardo Sansone

 

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