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La spesa per i rifugiati nel paese donatore è una voce del bilancio della cooperazione che negli ultimi anni è diventata molto rilevante, influenzando in modo consistente l’andamento complessivo dell’aiuto pubblico allo sviluppo italiano.

Con il calo della spesa per i rifugiati nel paese donatore ha iniziato a ridursi anche il valore complessivo dell’aiuto allo sviluppo italiano. Vai a "Che cos’è il capitolo di spesa ‘rifugiati nel paese donatore’"

La spesa per i rifugiati tra il 2020 e il 2022

Stando alle previsioni di bilancio, al calo dell’aps che si verificherà nei prossimi anni contribuirà anche la riduzione delle spese per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati. I fondi del ministero dell’interno destinati alla cooperazione (che riguardano quasi integralmente questa materia) subiranno infatti una riduzione del 6%.

1,58 miliardi i fondi previsti per la cooperazione nel 2020 dal ministero dell’interno, 100 milioni in meno rispetto al 2019.

Per il 2020 si tratta in effetti di una riduzione modesta, che di per sé peraltro non rappresenta una notizia negativa. Questa voce di spesa infatti, pur rientrando nei criteri di eleggibilità previsti dal comitato Dac dell’Ocse, non costituisce un vero e proprio investimento in cooperazione internazionale visto che queste risorse non varcano i confini del paese donatore. Per questa ragione da diversi anni Concord, la confederazione delle Ong europee, e più in generale il mondo delle Ong, inserisce questi importi nella categoria del cosiddetto “aiuto gonfiato”.

Le spese sostenute per i rifugiati nel paese donatore rappresentano la voce principale di quello che è noto come “aiuto gonfiato”. Vai a "Che cosa si intende per aiuto genuino e aiuto gonfiato"

In ogni caso per mantenere gli stessi livelli di aps, a fronte di minori importi destinati all’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, sarebbe necessario compensare questa riduzione di spesa con un maggiore impegno in altri settori. Tuttavia non solo questo non è stato fatto, ma per il 2020 anche altri ministeri hanno previsto una riduzione del proprio impegno finanziario rispetto all’anno precedente.

Quanti fondi per l’accoglienza

Come detto il calo dei fondi per l’accoglienza, se pur presente, appare modesto ma, a ben vedere, la riduzione potrebbe in seconda battuta risultare ben più consistente.

La principale voce di spesa del ministero dell’interno inserita nel bilancio della cooperazione è quella che riguarda la gestione della fase di prima accoglienza dei migranti (capitolo 2351 piano gestionale 2). Nel 2017 il Viminale ha speso per questa voce 1,61 miliardi di euro. Gli importi previsti per il 2020 invece risultano ammontare a 1,16 miliardi, il 27,7% in meno.

Gli importi indicati dal ministero dell’interno per l’accoglienza migranti nel 2020 appaiono ampiamente sovrastimati.

Tuttavia a fine dicembre 2017 in Italia erano circa160mila i richiedenti asilo e rifugiati presenti nei centri di prima accoglienza. Nello stesso periodo del 2019 invece se ne contavano circa 67mila, meno della metà.

Le presenze nei centri di accoglienza sono in drastico calo ormai da molti mesi. Ma anche se a fine 2020 il numero di ospiti delle strutture fosse ancora sui livelli attuali le previsioni di spesa risulterebbero ampiamente sovrastimate.

È probabile che il ministero dell’interno abbia indicato questi importi in modo cautelativo, a causa dell’impossibilità di prevedere con precisione quante persone saranno realmente accolte nel prossimo futuro e valutando la possibilità di crisi improvvise. Tuttavia, al netto di possibili fattori di crisi e instabilità, c’è da aspettarsi che il costo per l’accoglienza migranti sarà sostanzialmente inferiore rispetto a quanto attualmente previsto.

Dove finiscono e come vengono utilizzati i fondi per l’accoglienza?

La sovrastima dei fondi destinati dall’Italia ai rifugiati nel paese donatore aveva spinto negli scorsi mesi le Ong e molti attori della cooperazione a richiedere che le risorse eventualmente resesi disponibili fossero poi reinvestite in aiuto pubblico allo sviluppo. In questo modo si sarebbe tamponato il calo complessivo dell’aps e sarebbe stata ridotta la componente di aiuto gonfiato presente nei fondi dell’aps italiano.

E in effetti, in fase di discussione della legge di bilancio, un emendamento presentato dal Partito democratico andava proprio in questa direzione. Ma alla fine la proposta non è stata inclusa nel testo definitivo.

I fondi destinati all’accoglienza possono essere poi utilizzati dal Viminale per finanziare spese di tutt’altra natura.

Nello specifico questo emendamento, che non è stato approvato, andava a modificare il comma 767 della legge di bilancio 2019, varata dal governo Conte I. La norma prevede che le risorse risparmiate nel settore dell’accoglienza migranti confluiscano in un fondo del ministero dell’Interno. In questo modo però risorse che erano destinate all’accoglienza, e dunque in parte alla cooperazione, rischiano di essere utilizzate per finanziare programmi che magari non hanno nulla a che fare con gli obiettivi per cui quei fondi erano stati previsti. In questo caso ci troveremo non solo di fronte a un esempio di aiuto gonfiato, ma a un vero e proprio trasferimento di fondi per scopi diversi da quelli della cooperazione.

La rendicontazione dei fondi per la cooperazione

Oltre alla quantità complessiva delle risorse messe a disposizione per l’accoglienza migranti emergono altri dubbi, di natura contabile, rispetto ai fondi che il ministero dell’interno ha inserito nel bilancio della cooperazione per gli anni 2020-2022.

Come già avevamo fatto emergere nel rapporto dello scorso anno, “Cooperazione Italia, un’occasione sfumata“, la differenza tra le previsioni di bilancio e i gli importi effettivamente rendicontati dall’Ocse possono essere molto consistenti. Guardando infatti ai dati finali Ocse si nota come nel 2018 all’Italia sia riconosciuta una spesa per i rifugiati nel paese donatore pari a 952 milioni di euro. Tuttavia i fondi per la cooperazione indicati a preventivo dal ministero dell’interno ammontavano a più del doppio per oltre 2 miliardi di euro.

Con la sua ultima legge di bilancio il governo Gentiloni per il 2018 aveva stanziato 5,02 miliardi di euro per la cooperazione. I dati definitivi Ocse invece segnalano che i fondi erogati sono stati pari a 4,4 miliardi. Una discrepanza notevole, che deriva principalmente dalla differenza tra i fondi che la legge di bilancio aveva stanziato per l’accoglienza migranti (tramite il ministero dell’interno) e quelli rendicontati dall’Ocse per questo stesso tipo di attività. Oltre 1 miliardo che sarebbe potuto essere usato per altre attività di cooperazione.

FONTE: Ministero dell'economia e Ocse
(ultimo aggiornamento: lunedì 24 Febbraio 2020)

Per comprendere il perché di questa discrepanza bisogna analizzare con attenzione le tabelle sulla cooperazione allegate alle leggi di bilancio. Qui infatti, il ministero dell'interno indica, in quasi tutti i casi, che le voci di spesa per l'accoglienza inserite possono essere considerate al 100% parte del bilancio della cooperazione.

Il ministero dell'interno inserisce nel bilancio della cooperazione voci che risultano chiaramente escluse dai criteri Ocse Dac.

Tuttavia il comitato Ocse Dac ha indicato dei limiti precisi per la rendicontazione dei fondi destinati ai rifugiati nel paese donatore. Uno dei criteri più noti riguarda il fatto che solo i primi 12 mesi di accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato possono essere inclusi tra i fondi per la cooperazione. Ma è difficile immaginare che il 100% della spesa del ministero dell'interno per l'accoglienza migranti rientri in questi parametri.

Un problema di trasparenza

È ovvio quindi che non sono queste le cifre che alla fine di questo processo  vengono inviate al comitato Ocse Dac. Si tratta piuttosto di importi approssimativi forniti dal ministero solo per rispettare un obbligo previsto dalla legge. Con la grave conseguenza che tramite documenti ufficiali viene fornita un'informazione non corrispondente o non veritiera all'opinione pubblica, ai vari attori della cooperazione, oltre che al parlamento.

Le discrepanze emerse tra previsione di spesa e rendiconto assieme a vari altri problemi di natura contabile sempre in materia di cooperazione internazionale sono stati peraltro segnalati anche dal servizio affari internazionali del senato in una nota di luglio 2019.

 

Foto Credit: ministero dell'interno. Il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese incontra al Viminale Antonio Vitorino, direttore generale dell'Organizzazione Internazionale per le migrazioni.

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