Come sta cambiando la partecipazione giovanile in Italia #conibambini

Nonostante i limiti oggettivi posti dalla pandemia, tra ragazze e ragazzi si segnala una notevole voglia di partecipazione e centralità nel dibattito pubblico. Un punto, attraverso i dati, della situazione post-emergenza, anche alla luce delle tendenze demografiche dei prossimi anni.

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La pandemia ha posto un limite oggettivo alla possibilità di incontrarsi, confrontarsi e partecipare. E con esso, anche alle attività della comunità educante e dei più giovani. Un limite che solo in parte poteva essere compensato grazie all’intervento delle nuove tecnologie.

La partecipazione dei più giovani si è scontrata con i limiti posti dalla pandemia.

Tuttavia, negli ultimi anni, sono stati numerosi i segnali di una volontà di partecipazione di ragazze e ragazzi alle scelte che riguardano il loro futuro. A partire dalla mobilitazione dei più giovani sui temi ambientali, nei mesi immediatamente precedenti l’emergenza. Manifestazioni come i Fridays for future hanno segnalato l’esistenza di una nuova generazione pronta a muoversi per sensibilizzare governi e opinioni pubbliche

E ciò nonostante la progressiva marginalità demografica dei giovani. In gran parte dei paesi occidentali, e in Italia in particolare, ragazze e ragazzi sono infatti numericamente sempre meno.

Facciamo il punto sulla condizione giovanile dopo la pandemia, e sulla partecipazione nei diversi ambiti.

Come stanno ragazzi e ragazze dopo l’emergenza

I mesi di emergenza Covid hanno comportato difficoltà e sacrifici per tutti: bambini e adulti, giovani e anziani.

Difficoltà che hanno riguardato numerosi aspetti della vita quotidiana. A partire da quello sanitario, con l’impatto della pandemia sulla condizione di salute della popolazione e la pressione sul servizio sanitario nazionale. Così come quello sociale, con la necessità di distanziamento fisico per limitare il contagio che ha gravato sulla socialità delle persone. Non ultimo, l’impatto economico, con gli effetti della crisi su occupazione, redditi e capacità di spesa.

Sebbene bambini e ragazzi siano stati molto meno colpiti degli adulti sul fronte sanitario della pandemia, non si può dire altrettanto dell’impatto economico e sociale della crisi. Sul versante economico, come abbiamo già avuto modo di raccontare, la crisi ha aumentato l’incidenza della povertà assoluta tra i minori di 18 anni, rafforzando una tendenza ormai decennale.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Giugno 2022)

Ma anche in termini di socialità, le necessarie restrizioni hanno sicuramente gravato soprattutto sulle fasce d'età che attraversano una fase di crescita. Normalmente segnata da esperienze e momenti di condivisione con i coetanei molto più difficili da vivere in questa fase.

50,5% degli studenti delle secondarie indica un crollo nella frequentazione degli amici con la pandemia (Istat, 2022).

L'indagine Istat su comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri di bambini e ragazzi ha indicato chiaramente la tendenza di fondo. Da un lato, una rarefazione nella frequenza con cui i giovani vedono amiche e amici (trend, anche in questo caso, già iniziato da ben prima della pandemia). Dall'altro, l'aumento - per oltre 2/3 degli studenti delle superiori - nell'utilizzo di chat e social network.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Maggio 2022)

Uno degli aspetti più penalizzanti, secondo quanto emerso nell'indagine di Istat, è stata considerata proprio la didattica a distanza. Uno strumento che non deve essere affatto demonizzato, anzi: ha reso possibile scuola anche nei momenti più difficili della pandemia. Tuttavia è significativo che oltre 2/3 dei ragazzi dichiari di preferire le lezioni in presenza.

67,7% di ragazze e ragazzi che hanno seguito la Dad preferiscono la didattica in presenza.

Per i ragazzi sono mancati rapporti sociali e momenti di condivisione.

La grande maggioranza degli studenti delle secondarie indica come fattore negativo l'aver sentito la mancanza dei compagni (86,7% tra i ragazzi di nazionalità italiana, 79,8% tra gli stranieri) e dei docenti (70% tra gli italiani, 65,4% tra gli stranieri). Tra le esperienze e i momenti formativi che sono mancati di più vengono citate le gite scolastiche (il 55% degli studenti ne ha sentito la mancanza). Inoltre anche altri momenti di condivisione, come la ricreazione e i lavori di gruppo vengono segnalati come aspetti che sono venuti a mancare.

15,5% degli studenti stranieri ha indicato i lavori di gruppo tra gli aspetti che sono mancati di più durante la Dad. Più dei coetanei italiani (13%).

Come prevedibile, a mancare sono stati soprattutto momenti formativi di partecipazione e condivisione insieme ai coetanei e agli educatori. Per questo motivo diventa ancora più importante monitorare il livello di partecipazione giovanile in attività fuori da scuola, a partire dall'impegno nel volontariato o in altre associazioni.

La partecipazione giovanile nel nuovo contesto

Come abbiamo avuto modo di approfondire nel report Giovani e comunità, sono molteplici i segnali che indicano una maggiore vitalità e partecipazione delle nuove generazioni negli ultimi anni.

A partire dall'attivismo in associazioni ecologiche, per i diritti civili e per la pace, cresciuto nel corso degli ultimi anni in tutte le fasce d'età giovanili e in particolare in quella tra 18 e 19 anni.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Ottobre 2021)

Parliamo di ragazze e ragazzi che nei 12 mesi precedenti l'intervista hanno dichiarato di aver partecipato a riunioni in associazioni di questo tipo. Quindi non solo un'adesione formale a dei principi, ma una vera e propria mobilitazione per promuoverli e sostenerli, attraverso l'organizzazione nella società civile. Si tratta di una distinzione fondamentale: perché delinea la differenza tra l'adesione individuale a una causa e un impegno di natura strutturale e organizzato. E che, come tale, è indice non solo di una convinzione personale, ma anche di un maggiore coinvolgimento nel corpo sociale, come membro pienamente attivo della comunità.

In questo senso, appare evidente lungo tutta la serie storica come siano soprattutto i giovani a mobilitarsi su questi temi. Rispetto alla media della popolazione, adolescenti e giovani adulti partecipano con maggiore frequenza a riunioni in associazioni per l'ambiente, i diritti civili o la promozione della pace. Si tratta di una tendenza di lungo periodo, con pochissime eccezioni negli anni presi in esame.

Cresce il coinvolgimento su questi temi tra i giovani.

In questo quadro generale, è interessante osservare un'evoluzione nelle tendenze più recenti, rilevabile negli ultimi anni. A fronte di una popolazione media in cui la partecipazione ad associazioni di questo tipo appare stabile (1,5% nel 2018, 1,7% nel 2020), negli ultimi anni la crescita è stata molto più marcata nelle classi più giovani. Tra i 14 e i 17 anni si è passati dall'1,8% a circa il 3%, tra i 20 e i 24 si passa dalla stessa quota al 2,6%. Tra i 18 e i 19 addirittura la crescita è di quasi 2 punti: dal 2,5% del 2018 al 4,4% nel 2020.

+2,5 l'aumento, in punti percentuali, dei 18-19enni che hanno partecipato a riunioni di associazioni ecologiche, per i diritti civili o per la pace tra 2017 e 2020.

Tale tendenza risulta tutt'altro che evidente nel lungo periodo. L'andamento della partecipazione rispetto a questi temi, oltre a essere inferiore rispetto a quanto osservato in precedenza per volontariato e associazionismo culturale, appare infatti molto altalenante. In confronto al 2005, anno di inizio della serie storica, la variazione risulta infatti molto meno sensibile.

Il tema della partecipazione attiva dei giovani alla vita pubblica, del resto, si collega direttamente alla loro centralità nella società. Una centralità su cui anche le tendenze demografiche potranno avere un impatto.

La centralità degli adolescenti nei prossimi anni

È interessante approfondire la centralità guadagnata dai giovani su alcuni temi del dibattito pubblico, già prima della pandemia, confrontandola con le tendenze demografiche più recenti e con quelle attese per il futuro.

Gli adolescenti attuali sono nati nell'ultimo picco di nascite.

Un trend declinante ha caratterizzato l'andamento delle nascite nel nostro paese negli ultimi anni, come abbiamo avuto modo di raccontare in passato.

L'ultimo picco si è registrato tra 2004 e 2008, quando il numero di nuovi nati era costantemente sopra le 550mila unità - a fronte delle 400mila rilevate attualmente.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 14 Marzo 2022)

Gli attuali adolescenti sono quindi i figli dell'ultimo picco demografico registrato nella serie storica. Per questo motivo, il numero di ragazzi tra 14 e 17 anni ha visto una crescita negli ultimi anni. In parallelo però, è già visibile un calo nella fascia d'età immediatamente precedente, quella tra 11 e 13 anni.

I dati si riferiscono al 1° gennaio di ogni anno. Quelli relativi al 2022 sono provvisori. Gli anni tra 2002 e 2018, precedenti l’avvio del censimento permanente, fanno riferimento alla successiva ricostruzione da parte di Istat della popolazione residente per età al 1° gennaio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: sabato 1 Gennaio 2022)

Una tendenza che ci ricorda come gli adolescenti - e i giovani in generale - vedranno una progressiva diminuzione nei prossimi anni. Le statistiche sperimentali di Istat stimano che il numero di persone tra 10 e 19 anni - nel 2020 pari a 5,7 milioni - potrebbe scendere sotto quota 5 milioni nel 2030.

-712.445 residenti tra 10 e 19 anni in meno in Italia tra 2020 e 2030, nello scenario di previsione mediano.

Oggi in Italia vivono 1,7 milioni di preadolescenti (età compresa tra 11 e 13 anni) e 2,3 milioni di minori adolescenti (14-17 anni). Questi ultimi rappresentano il 3,86% della popolazione residente in Italia, con percentuali variabili dal 4,51% della Campania al 3,36% della Liguria.

3,9% dei residenti in Italia nel 2021 ha tra 14 e 17 anni.

A livello provinciale, Napoli, Caserta e Crotone sono le aree del paese con la concentrazione maggiore di minori adolescenti, che sono rispettivamente il 4,77%, il 4,63% e il 4,50% dei residenti totali. Mentre i livelli più bassi si registrano nelle province di Sud Sardegna (3,18%), Ferrara e Rovigo (entrambe al 3,17%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Gennaio 2021)

Tra le grandi città, spiccano i dati di Napoli, Palermo e Catania, tutte al di sopra del 4%. Nel capoluogo partenopeo raggiungono addirittura il 4,51% della popolazione a fronte del 3,9% medio nazionale. Si collocano sotto tale quota tutte gli altri comuni più popolosi. Nell'ordine Bari (3,79%), Roma (3,72%), Milano (3,45%), Firenze (3,41%), Genova (3,36%), Torino (3,32%), Bologna (3,07%).

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi ai residenti sono di fonte Istat.

Per sapere quanti sono i minori adolescenti nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Gennaio 2021)

Foto: Harrison Moore (Unsplash) - Licenza

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