Il calo delle nascite dopo l’emergenza Covid #conibambini

Il 2021 ha segnato il numero minimo di nascite dall’unità d’Italia. Un trend su cui ha avuto un ruolo importante la pandemia, ma che non è affatto nuovo per il nostro paese. Approfondiamo le specificità di questa fase e le tendenze di più lungo periodo, comune per comune.

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Con una tendenza annunciata già da mesi, e resa nota nel marzo scorso da Istat, il 2021 ha segnato un nuovo record negativo di nascite nel nostro paese. Scese per la prima volta sotto quota 400mila, si tratta della cifra più bassa dal 1861, anno dell’unità d’Italia.

399.431 nuovi bambini iscritti in anagrafe nel 2021.

Un dato che sicuramente riflette l’impatto dell’emergenza Covid, ma che è frutto anche di una tendenza di lungo periodo iniziata ben prima della pandemia. Tra 2008 e 2019, ad esempio, le nascite erano già calate del 27%: da 576mila a circa 420mila nuovi nati.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 14 Marzo 2022)

Dopo il 2019, nel biennio di pandemia si è assistito a un calo ulteriore. Nel 2020 i nuovi nati sono stati 15mila in meno dell'ultimo anno prima del Covid. Nel 2021, come già visto, si è scesi sotto le 400mila nascite, segnando un nuovo record negativo nella serie storica.

Approfondiamo conseguenze e specificità di questa tendenza nell'ambito della crisi pandemica vissuta a partire dal 2020, ma anche il suo impatto in un'ottica di lungo periodo sui diversi territori del paese.

L'impatto della pandemia sul calo delle nascite

Lo scorso febbraio un rapporto promosso dal dipartimento per le politiche della famiglia, in collaborazione con l'istituto degli Innocenti, ha indagato la situazione demografica alla luce dell'emergenza vissuta negli ultimi 2 anni e mezzo.

Si tratta del secondo studio svolto dal gruppo di esperti "demografia e Covid-19". I nuovi dati sembrano confermare le evidenze iniziali emerse nei primi mesi di emergenza, cioè l'impatto negativo sulla natalità.

Il fatto che il calo dei nati a gennaio 2021 sia tra i più ampi mai registrati, soprattutto dopo la diminuzione già marcata negli ultimi due mesi del 2020, lascia pochi dubbi sul ruolo svolto dall’epidemia. (...) tale diminuzione si è rivelata l’indizio di una tendenza più duratura in cui il ritardo è persistente o, comunque, tale da portare in molti casi all’abbandono nel medio termine della scelta riproduttiva.

-13,6% nascite nel gennaio 2021, rispetto allo stesso mese nel 2020.

L'inizio del 2021 ha infatti mostrato uno dei cali più marcati della serie storica, con una successiva inversione di tendenza nel marzo dello stesso anno (+4,5% di nascite rispetto al 2020). Un dato ricollegabile ai concepimenti avvenuti durante la fase transizione tra le prime due ondate di Covid, nell'estate del 2020.

Tuttavia, nel bilancio complessivo dell'anno, quella breve inversione (così come quella più recentemente rilevata per gli ultimi 2 mesi del 2021) non è bastata a mutare l'andamento declinante della natalità.

-20.739 nati nel 2021 rispetto al 2019.

Da questo punto di vista uno dei fattori che più può aver contribuito è la percezione di vulnerabilità economica e sociale rispetto alla crisi in corso.

Ad aprile 2021, infatti, la maggioranza dei giovani tra 18 e 34 anni percepiva i propri progetti di vita come più a rischio rispetto a prima della pandemia. Una percezione particolarmente frequente per alcune condizioni non professionali (come neet e studenti), ma anche per i giovani occupati con contratti più precari.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Gruppo esperti "Demografia e Covid-19” e Istituto Toniolo
(ultimo aggiornamento: martedì 22 Febbraio 2022)

Tale impatto risulta ancora più marcato rispetto al genere. In quasi tutte le categorie sono le giovani donne a indicare una situazione di maggiore insicurezza economica rispetto a prima della crisi. In questo senso è interessante notare come, mentre per gli uomini si rileva una differenza rispetto al tipo di contratto (chi ha un tempo indeterminato segnala una percezione di rischio relativamente inferiore), per le donne tale differenza è molto meno evidente.

2/3 delle giovani donne anche con contratto a tempo indeterminato percepiscono i propri progetti di vita come più a rischio rispetto a prima della pandemia.

Questi dati, oltre a ricordarci di quanto le politiche per la parità di genere rappresentino una premessa insostituibile di quelle per la natalità, suggeriscono l'impatto della pandemia sulle scelte di vita delle persone.

Con conseguenze sicuramente negative, che però sarebbe sbagliato attribuire esclusivamente all'emergenza vissuta negli ultimi 2 anni.

Il calo dei nati totali osservato nel 2020 è stato influenzato, tuttavia, solo in parte limitata dalla pandemia; i primi effetti sulle nascite riferibili ai concepimenti del lockdown di marzo e aprile 2020 possono, infatti, essere osservati a partire dal mese di novembre 2020.

Il calo delle nascite è infatti una tendenza di lungo periodo della demografia italiana, e come tale va inquadrata, a partire dai suoi effetti sui territori.

Il calo della natalità nei comuni italiani

Quelle appena viste sono tendenze che durante il Covid si sono spesso rafforzate, data la fase di incertezza. Ma anche in questo ambito, l'effetto della pandemia è stato di accelerare processi che erano già presenti.

Una conferma di questo si può trarre dall'andamento nel tempo del tasso di natalità. Si tratta dell'indicatore che consente di monitorare il numero di nuovi nati rispetto ai residenti. A livello nazionale, si è passati dagli oltre 9 nati ogni mille abitanti degli anni 2000 agli 8,1 del 2015. Negli ultimi anni il calo si è accentuato: 7,9 nel 2016, 7,6 nel 2017, 7,3 nel 2018. Nel 2020 per la prima volta si è scesi sotto quota 7, con 6,8 nati ogni mille residenti in Italia.

Questa tendenza di lungo periodo verso una demografia declinante vede il nostro paese agli ultimi posti a livello europeo. Ma come incide il fenomeno sul territorio?

I dati elaborati attraverso le statistiche sperimentali dell'istituto di statistica ci offrono una vista sull'andamento del tasso di natalità prima che scoppiasse l'emergenza. In buona parte comuni italiani (59% del totale) la tendenza è coerente con quella nazionale.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Nel 5% dei territori si registra una stabilità, con variazioni del tasso di natalità tra 2014 e 2017 comprese tra -0,1 e +0,1. Nel restante 35,5% dei comuni invece il valore mostra una crescita nel periodo considerato.

70,7% i comuni umbri in cui il tasso di natalità è diminuito tra 2014 e 2017.

Il tasso di natalità è calato in tutto il paese, come si osserva dalla mappa, ma con una diffusione diversa a seconda delle aree geografiche. Tra 2014 e 2017 la contrazione ha riguardato ad esempio oltre i due terzi dei comuni umbri (70,7%), emiliano-romagnoli (69,1%), toscani (68,5%) e veneti (67,5%). Tra le province, un calo più o meno netto si rileva in oltre l'80% dei comuni dei territori di Cagliari (88,2%), Pistoia (85%), Monza e Brianza (83,6%), Ravenna (83,3%) e Brindisi (80%).

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati utilizzati sono di fonte Istat.

Foto: Jonathan Borba (unsplash) - Licenza

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