Il calo del numero di bambini e adolescenti in Italia #conibambini

Se nei primi anni ’80 i minori in Italia erano quasi 15 milioni, oggi sono meno di 10. Che dimensione ha la popolazione più giovane nel nostro paese rispetto agli altri dell’Ue? E in quali aree del paese sta diminuendo di più?

|

Partner

In Italia vivono circa 9,8 milioni di bambini e adolescenti. Significa che le persone con meno di 18 anni sono il 16,2% dei residenti. Si dice spesso che le società occidentali, e in particolare quella italiana, stiano affrontando un progressivo invecchiamento.

Ciò è in parte dovuto all’allungamento della speranza di vita media e in parte alla riduzione del tasso di natalità.

Così il numero di minori si sta riducendo. Ma che dimensione ha la popolazione più giovane nel nostro paese rispetto agli altri dell’Ue? E in che misura sta diminuendo?

Il calo dei minori rispetto agli anni ’80

Nei primi anni ’80 i minori residenti in Italia erano quasi 15 milioni, su una popolazione complessiva di circa 56 milioni di persone. Quindi circa un quarto degli italiani aveva meno di 18 anni. Da allora il dato è diminuito, per poi attestarsi – verso la metà degli anni ’90 – sui 10 milioni. Nei decenni successivi, nonostante alcune oscillazioni, il numero di minori in Italia si è stabilizzato su questa cifra.

Se in termini assoluti l'andamento della popolazione più giovane è tutto sommato stabile, non è così in percentuale sulla popolazione. Perché da un lato il numero di minorenni è calato, ma la popolazione complessiva è cresciuta.

Negli anni '80 un residente in Italia su 4 aveva meno di 18 anni. Oggi la quota di minori è inferiore di 10 punti rispetto ad allora: la popolazione minorile è il 16% del totale. Un dato inferiore a quello dei maggiori paesi Ue.

Pochi giovani rispetto al resto d'Europa

In base ai dati di Eurostat, nel 2011 abitavano circa mezzo miliardo di persone nell'Ue. Di queste poco meno di un quinto, il 19%, erano minorenni. Una percentuale molto variabile tra i diversi paesi.

In cima alla classifica dei paesi con più minori a quella data risultano Irlanda (25% di minori), Francia (22,2%), Danimarca (21,8%), Regno Unito (21,3%) e Paesi Bassi (21%). In questi e in altri 4 stati la percentuale di bambini e adolescenti supera un quinto della popolazione.

Lo stato con meno bambini e adolescenti è la Bulgaria, seguita da Germania e Italia. Il nostro paese quindi è terzultimo in Ue per presenza di minori.

-2,6 la differenza in punti percentuali tra la presenza di minori in Italia e in Ue.

In confronto con gli altri paesi Ue, l'Italia rientra tra i 10 dove il calo della popolazione più giovane (sotto i 15 anni) è stato più consistente negli ultimi anni. In base ai dati Eurostat, la popolazione europea tra 0 e 15 anni è leggermente aumentata (+0,98%) tra 2010 e 2018. Una media che varia tra i singoli stati: dall'aumento superiore al 15% della Svezia al -12% del Portogallo.

In quali regioni diminuiscono di più i minori

Scendendo a livello regionale, i dati più recenti (2018) mostrano che quelle dove vivono più minori sono il Trentino Alto Adige e le due maggiori regioni del sud (Campania e Sicilia). I dati campano e trentino superano di 2 punti la media nazionale.

Tra le regioni che superano la media nazionale compaiono anche altre due regioni del sud (Puglia e Calabria), oltre a Lombardia, Veneto e Lazio.

Allo stesso tempo però è proprio nelle regioni del sud che si registrano i cali di popolazione giovanile più significativi tra 2012 e 2018. In Campania risiedevano oltre 1,1 milioni di ragazzi e ragazze con meno di 18 anni nel 2012; sono scesi a poco più di un milione nel 2018 (-6,74%). In Sicilia sono passati da 910mila a 859mila (-5,66%). Cali ancora più netti in Basilicata e Molise, dove la contrazione supera il 9%.

Solo in 4 regioni tra 2012 e 2018 è aumentato il numero di bambini e ragazzi residenti. Si tratta di Lazio (+4,98%), Emilia Romagna (+2,69%), Lombardia (+1,6%) e Toscana (+1,25%).

Cali diffusi al sud, in crescita alcune province del centro-nord

Disaggregando il dato a livello delle singole province, si nota come il calo di bambini e adolescenti sia generalizzato nell'intero mezzogiorno, pur con intensità diverse. Il maggior decremento tra 2012 e 2018 si registra in alcune province siciliane, come Enna, Agrigento e Caltanissetta. Ma la contrazione è superiore al 10% anche in due realtà campane (Benevento e Avellino) e nella provincia di Potenza.

Nel centro-nord la situazione è più disomogenea. Le città metropolitane spesso segnano degli incrementi significativi o comunque stabilità: Roma (+7,3%), Milano (+7,1%), Bologna (+4,95%), Firenze (+3,6%), Torino (-0,5%). Non così Venezia e Genova, dove la popolazione minorile cala del 2% circa.

23 le province dove il numero di minori è aumentato tra 2012 e 2018.

Tra le province che vedono un aumento, diverse realtà di Emilia-Romagna e Toscana. Oltre a quelle già citate i minori crescono oltre l'1% nella provincia di Parma, in quella di Prato, Pisa, Rimini, Ravenna, Modena, Forlì-Cesena. Nelle stesse due regioni invece si registrano in calo Ferrara, Massa Carrara, Arezzo e Grosseto. Decrementi diffusi anche nelle Marche, in Veneto e Piemonte.

Nonostante i decrementi, le province con più minori si trovano prevalentemente nel mezzogiorno (6 su 10).

Ma l'effetto del calo di popolazione giovane nel sud è comunque visibile anche in questo dato. Nel 2012 l'unica provincia non meridionale in classifica era Bolzano (al quarto posto su 10). Sei anni dopo ci sono 4 realtà del centro-nord nella top ten: le due province autonome del Trentino Alto Adige, Bergamo e Reggio Emilia.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati utilizzati per l'articolo è demo.Istat.

PROSSIMO POST
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.