Anche con il governo Meloni si fa un uso massiccio dei decreti legge Governo e parlamento

L’attuale esecutivo è primo, tra quelli degli ultimi anni, per numero medio di decreti legge pubblicati al mese. Ciò nonostante la stessa leader di Fratelli d’Italia avesse criticato ampiamente questa pratica quando sedeva all’opposizione.

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Il 24 febbraio scorso è entrato in vigore il decreto legge 13/2023, ribattezzato giornalisticamente “decreto Pnrr ter”. Con questo provvedimento il governo Meloni ha voluto ridisegnare in maniera significativa la struttura della governance del piano nazionale di ripresa e resilienza nelle amministrazioni centrali dello stato. Inoltre sono state introdotte ulteriori semplificazioni volte anche in questo caso a velocizzare le procedure riguardanti il piano.

Pochi giorni dopo invece è stato pubblicato anche il Dl 16 del 2023 che prevede nuove disposizioni urgenti per la protezione temporanea di persone provenienti dall’Ucraina. Con questi ultimi 2 atti salgono a 18 i decreti legge che l’attuale esecutivo ha già pubblicato in appena 4 mesi. Un valore molto rilevante che pone momentaneamente il governo Meloni al primo posto fra gli esecutivi degli ultimi 10 anni per numero di decreti legge pubblicati mediamente ogni mese.

4,5 i decreti legge pubblicati in media al mese dal governo Meloni.

Il conflitto ucraino – così come altri fronti di crisi – ha certamente influito in maniera significativa anche sulle iniziative portate avanti dal governo italiano. Tuttavia è indubbio che questi dati evidenziano la contraddittorietà delle affermazioni fatte in passato dall’attuale presidente del consiglio Giorgia Meloni. Quando sedeva tra i banchi dell’opposizione infatti la leader di Fratelli d’Italia era stata molto critica su questo punto.

Il Decreto Rilancio è un decreto legge d’urgenza del Governo. Cosa c’è di così urgente da scavalcare il Parlamento nel bonus monopattini, nella lievitazione delle poltrone delle società pubbliche e nella sanatoria dei clandestini? Abbiamo ancora una Costituzione in Italia?

I numeri del governo Meloni

Considerati complessivamente gli esecutivi delle ultime 4 legislature, quello che ha emanato il maggior numero di decreti legge in termini assoluti è stato il governo Berlusconi (80). Seguono poi i governi Draghi (64) e Renzi (56). Con 18 decreti Meloni è quindi ancora molto distante da queste cifre.

Tuttavia l’attuale esecutivo è in carica da appena 4 mesi. Vista la durata variabile dei governi italiani in effetti, per avere un dato affidabile conviene valutare la media dei decreti legge pubblicati al mese.

Messa in questi termini, il governo Meloni passa al primo posto con una media di 4,5 Dl pubblicati ogni 30 giorni. Seguono i governi Draghi (3,2) e Conte II (3,18). Da notare però che questi ultimi hanno dovuto far fronte alla pandemia da Covid-19.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Marzo 2023)

L’eccessiva proliferazione dei decreti legge peraltro tende a saturare le agende del parlamento che quindi ha poco tempo per dedicarsi ad altro. Come noto infatti i Dl devono essere convertiti in legge entro 60 giorni dalla loro pubblicazione in gazzetta ufficiale. Se ciò non avviene le misure in essi contenute decadono.

Quando vengono pubblicati contemporaneamente troppi decreti legge il parlamento non ha tempo per dedicarsi ad altro. Vai a “Che cosa sono i decreti legge”

Questa dinamica trova conferma anche nell’attuale legislatura. Le leggi approvate alla data del 2 marzo infatti sono 13 in totale. L’84,6% di queste (11 su 13) è costituito da conversioni di decreti legge. Fanno eccezione solamente la legge di bilancio per il 2023 e la legge che istituisce una commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere. Quest’ultima peraltro è l’unica norma di iniziativa non governativa approvata. 

Anche con Meloni si guida il paese a colpi di decreto

Il governo attualmente in carica ha quindi sostanzialmente monopolizzato la produzione legislativa, riempiendo inoltre le commissioni e le aule del parlamento di decreti legge da convertire. E lo ha fatto in maniera molto più significativa rispetto ai suoi predecessori.

In proporzione, il governo Meloni ha fatto maggiore ricorso ai decreti legge rispetto ai suoi predecessori.

Se si confrontano le leggi di iniziativa governativa approvate dai parlamenti delle ultime 4 legislature, possiamo osservare come la percentuale di conversioni presentate dal governo Meloni e già approvate sia particolarmente elevata. Anche in questo caso infatti l’attuale esecutivo si trova al primo posto come incidenza delle leggi di conversione rispetto al totale delle norme di iniziativa governativa già approvate. Al secondo posto troviamo il governo Draghi (80%). Seguono i governi Conte II e Monti (74,5%).

Il grafico mostra le leggi approvate in base all’iniziativa di ogni singolo governo, indipendentemente dalla data di approvazione definitiva. In alcuni casi infatti l’iter parlamentare di una legge può proseguire anche successivamente alla caduta del governo che aveva presentato la proposta. Questa scelta è stata fatta perché lo scopo dell’analisi è valutare quanto ha inciso il ricorso al decreto legge nell’attività legislativa di ciascun governo.

Nel grafico non sono conteggiate le ratifiche di trattati internazionali. Questo perché sono atti solitamente dalla scarsa rilevanza politica e che sono adottati con maggioranze bipartisan. Inoltre spesso ne vengono approvate molte in blocco. Dato che la XIX legislatura è appena iniziata, ancora nessuna ratifica è stata approvata. Tenerne conto avrebbe quinti comportato una sovrastima nel ricorso alle leggi ordinarie da parte dei governi precedenti.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Marzo 2023)

Come risulta evidente dal grafico, anche per gli esecutivi precedenti la quota di leggi di conversione approvate dal parlamento era maggioritaria rispetto alle altre tipologie di Ddl governativi. Tuttavia c’era stato spazio per la presentazione, anche per l’esecutivo, di norme ordinarie. Cosa che con il governo attualmente in carica non è ancora avvenuta. Da questo punto di vista al primo posto troviamo il governo Berlusconi IV con circa il 30% di leggi ordinarie approvate rispetto al totale delle norme di iniziativa governativa presentate. Seguono i governi Renzi (25%) e Conte I (23,5%).

Gli altri atti e la distanza tra comunicazione e realtà

Per completezza di informazione occorre precisare che il governo in carica non ha presentato al parlamento solamente decreti legge da convertire.

Come già ricordato infatti l’esecutivo ha già presentato alle camere anche la sua prima legge di bilancio. Inoltre, dall’insediamento a palazzo Chigi, il governo ha prodotto nuove norme anche attraverso 4 decreti legislativi. Si tratta dei decreti: 

  • 200 del 2022 sulla riorganizzazione degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs);
  • 201 del 2022 sul riordino della disciplina dei servizi pubblici locali;
  • 203 del 2022 sulla revisione delle norme in tema di protezione contro l’esposizione alle radiazioni ionizzanti;
  • 206 del 2022 sull’adeguamento delle procedure di contrattazione per il personale delle forze armate.

Va sottolineato però che il decreto legislativo è solo il secondo passaggio di un procedimento che inizia con l’approvazione di una legge delega da parte del parlamento. In questo caso quindi sono le camere a definire la cornice dell’intervento che non potrà discostarsi di molto da quanto previsto.

Inoltre, come già anticipato, l’attuale parlamento non ha ancora approvato nessuna legge di questo tipo. Di conseguenza, logicamente, questi decreti rappresentano un lascito delle legislature precedenti che avevano maggioranze anche molto diverse da quella attuale. Nel caso in esame quindi questi atti, anche per i settori che vanno a normare, non sono particolarmente rilevanti per valutare l’operato dell’attuale governo.

Oltre ai decreti legislativi occorre ricordare che, tra camera e senato, risultano attualmente in discussione anche 17 disegni di legge ordinari presentati dal governo, di cui 11 ratifiche di trattati internazionali e una legge delega. Nessuna di queste proposte tuttavia ha ancora concluso l’iter parlamentare.

Quando sedevano all’opposizione, gli esponenti di Fdi erano stati molto critici verso l’abuso dei decreti legge.

Nonostante la legge di bilancio rappresenti certamente un passaggio importante per qualunque governo, in sintesi possiamo quindi dire che finora l’attuale esecutivo ha guidato il paese a colpi di decreto legge. Una prassi adottata spesso dai governi degli ultimi anni, di tutti i colori politici. Abbiamo rilevato in precedenti approfondimenti come certamente in questi primi mesi della XIX legislatura le crisi da affrontare non siano mancate. Dalle conseguenze, economiche e umanitarie, della guerra in Ucraina all’alluvione nelle Marche e alla frana sull’isola di Ischia.

Tuttavia in questo caso è interessante rilevare come Fratelli d’Italia, unico partito che negli ultimi anni era sempre stato all’opposizione e che era stato molto critico nei confronti di questa prassi, si sia immediatamente allineato ai suoi predecessori non appena arrivato al governo.

Quello del partito di Meloni non è certamente un caso isolato. Si tratta semmai dell’ennesima dimostrazione di come spesso ci sia un’importante distanza tra la comunicazione politica quando si siede all’opposizione e le misure da mettere in atto quando invece si occupano posizioni di responsabilità.

Foto: Facebook – Giorgia Meloni

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