Gli effetti delle quote rosa sulle nomine delle aziende di stato Disparità di genere

A maggio 2020 sono stati rinnovati gli organi sociali delle più grandi aziende pubbliche. Società soggette alla legge sulle quote di genere e che superano la soglia del 30% di donne, ma che in tema di disparità presentano ancora diverse criticità, come l’assenza di donne dalla carica di amministratore delegato.

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A maggio sono stati nominati i nuovi consigli di amministrazione delle principali società partecipate dallo stato: Enel, Poste Italiane, Leonardo, Enav, Eni e Banca Monte dei Paschi di Siena (Banca Mps). Per queste ultime due è stato nominato anche il collegio sindacale.

Si tratta delle posizioni ai vertici delle più grandi aziende italiane, sia in termini di fatturato che di servizi offerti. Un traguardo importante nella carriera di un dirigente pubblico.

A prescindere dalla formazione e dalla carriera, arrivare a occupare ruoli di potere decisionale e di leadership è ancora appannaggio degli uomini. Vai a "Che cosa si intende per disparità di genere"

Nei meccanismi di selezione della classe dirigente del nostro paese, in ambito economico così come in quello politico, le donne risultano molto spesso sottorappresentate e svantaggiate. Una dinamica che emerge anche dalle nuove nomine nelle principali aziende di stato.

Non tanto per una questione numerica, dal momento che tali società sono soggette alle quote di genere, ma per questioni qualitative. Da un lato, l’inaccessibilità per le donne alla carica di maggior rilievo e potere, cioè quella di amministratore delegato. Dall’altro, la minore inclusività nei cda e nei collegi sindacali. Per le donne risulta infatti più difficile che per gli uomini essere nominate negli organi sociali, se non hanno già avuto incarichi di rilievo in altre aziende.

Le quote rosa nelle società a controllo pubblico

Lo stato, attraverso il ministero dell’economia e finanze, detiene le quote di proprietà di diverse aziende, le cosiddette “partecipate di stato”. Quando le quote di proprietà superano il 50%, si parla di società a controllo pubblico. Possono essere quotate in borsa, non quotate o avere solo gli strumenti finanziari quotati.

Sono aziende partecipate a maggioranza dallo stato o da enti locali, che offrono servizi di interesse pubblico. Vai a "Cosa sono le società a controllo pubblico"

Le società a controllo pubblico e le società quotate in borsa sono le uniche a essere soggette alla legge sulle quote di genere, la Golfo-Mosca del 2011.

Il genere meno rappresentato nei consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali delle società quotate in borsa e delle società a controllo pubblico deve ottenere per legge almeno il 30% dei membri eletti. Vai a "Come funzionano le quote rosa nelle società quotate e a controllo pubblico"

Dall’entrata in vigore della legge, la presenza femminile negli organi sociali di queste società è cresciuta in modo notevole. Tuttavia, nei cda delle società a controllo pubblico, non è stata ancora complessivamente raggiunta la quota del 30%.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Cerved
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Luglio 2019)

Il mancato rispetto delle quote da parte di alcune società costituisce solo una delle criticità legate alla legge sulle quote di genere. Altre riguardano l'esclusione di molte aziende dalla legge, la carenza di donne nelle posizioni di vertice e la concentrazione di più incarichi nelle mani di poche donne, segno di scarsa inclusività.

Le donne nelle grandi aziende di stato

A maggio 2020 sono stati rinnovati i cda delle società a controllo pubblico dello stato, quotate in borsa. Si tratta di Enel, Poste Italiane, Leonardo, Enav, Eni e Banca Mps. Per Eni e Banca Mps è stato nominato anche il collegio sindacale, l'organo di controllo delle società, mentre per le altre sono ancora in carica i collegi nominati in precedenza.

Tutte società a controllo pubblico dello stato e quotate in borsa, quindi soggette alla legge sulle quote di genere.

Tutti gli organi sociali di queste società sono stati rinnovati a maggio 2020, tranne i collegi sindacali di Enel, Poste Italiane, Leonardo e Enav, nominati precedentemente.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 18 Giugno 2020)

La soglia del 30% viene superata da tutte queste società almeno di 10 punti percentuali. Un dato positivo e in linea con la normativa, ma non rappresentativo di un'effettiva parità. In nessuno degli organi sociali delle aziende considerate le donne raggiungono la metà dei membri, fatta eccezione per i collegi sindacali di Enel e Eni, composti rispettivamente dal 60% e dal 50% di donne.

Per approfondire la questione della parità di genere nelle nomine di maggio 2020 del governo Conte, è interessante confrontarle con le precedenti. Cioè quelle del governo Gentiloni nel 2017, che in gran parte hanno confermato le precedenti scelte del governo Renzi del 2014.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Giugno 2020)

Concentrando l'analisi sui consigli d'amministrazione, ciò che emerge è che il governo Conte ha nominato complessivamente più donne del governo Gentiloni. Rispettivamente il 44% dei componenti contro il 37,3%.

Solo nel cda di Enav, il governo Gentiloni aveva nominato 4 uomini e 4 donne, creando una condizione di effettiva parità (50%).

Non è solo un discorso quantitativo

Da un lato, la legge sulle quote rosa ha aumentato la presenza femminile negli organi sociali delle principali partecipate dello stato. Dall'altro tuttavia, analizzando la questione da un punto di vista qualitativo, emerge una situazione per le donne ancora svantaggiata in questo settore.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 18 Giugno 2020)

2 su 6 le donne presidenti del collegio sindacale nelle principali aziende di stato. Sono le presidenti di Enel e Eni.

Abbiamo isolato le cariche ai vertici degli organi sociali: l'amministratore delegato, che è anche consigliere, il presidente del consiglio d'amministrazione e il presidente del collegio sindacale.

Per quanto riguarda i cda, la tendenza seguita nelle nuove nomine di maggio 2020 è stata nominare un uomo come amministratore delegato per tutte e 6 le società e, in 4 casi su 6, una donna come presidente. Si tratta di Maria Patrizia Grieco (Banca Mps), Maria Bianca Farina (Poste italiane) Francesca Isgrò (Enav) e Lucia Calvosa (Eni).

L'amministratore delegato è il ruolo di maggior potere in un'azienda.

Un segnale della propensione ad affidare comunque a un uomo la carica più determinante all'interno delle società e ad una donna, invece, una carica più di rappresentanza, come quella del presidente del cda.

Anche tra le nomine 2017 del governo Gentiloni le società considerate avevano perlopiù un uomo come amministratore delegato e una donna come presidente di cda. L'unica eccezione è costituita da Enav dove Roberta Neri, nominata in precedenza da Renzi e poi confermata da Gentiloni, è stata amministratrice delegata fino al 2019.

La scarsa inclusività

Un'altra questione da approfondire riguarda la carriera delle persone che vengono nominate negli organi sociali di queste grandi aziende. In molti casi, sia per gli uomini che per le donne, si tratta di personaggi che hanno contemporaneamente ruoli di rilievo in altre società, che li hanno avuti in passato, o che hanno ricoperto incarichi politici. Con una maggiore ricorrenza per le donne, rispetto agli uomini.

Segnale di un circolo di potere ristretto, all'interno del quale poche donne ruotano da una società all'altra.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 22 Giugno 2020)

Nel caso degli uomini è il 28% dei membri ad avere avuto altri incarichi societari, a ricoprirli attualmente o ad aver ricoperto incarichi politici, solo in un caso. Si tratta dell'ex deputato di Unione di centro Roberto Rao, ora consigliere di Banca Mps.

Per quanto riguarda le donne invece, la tendenza è più diffusa. Ciò suggerisce una maggiore difficoltà a raggiungere i vertici delle grandi aziende di stato. Per cui le donne che riescono ad accedervi e ad essere accettate sono poche e costituiscono più che altro delle eccezioni. Mentre nei confronti della maggioranza vige ancora una scarsa inclusività.

Diversi incarichi concentrati nelle mani di poche donne.

Il 32% delle donne nei cda delle grandi aziende di stato ha o ha avuto ruoli negli organi sociali di altre società e il 4% ha ricoperto incarichi politici.

Tra le prime è da sottolineare il caso di Maria Patrizia Grieco. Neo presidente del cda di Banca Mps, è contemporaneamente consigliera delle società per azioni Anima holding e Amplifon ed è stata consigliera e presidente del cda di Enel fino a maggio 2020. Un altro esempio riguarda Patrizia Michela Giangualano che, oltre a essere diventata membro del cda di Leonardo, è consigliera per la Mondadori editore, la Banca popolare di Bari, la Astm e la Società esercizi aeroportuali.

Inoltre, sono due le consigliere delle grandi aziende di stato che hanno ricoperto anche incarichi politici. Sono l'ex assessora e vice sindaca di Milano Ada Lucia De Cesaris, attualmente nel cda di Eni e Federica Guidi, ex ministra dello sviluppo economico del governo Renzi, ora nel cda di Leonardo.

Infine, è interessante il caso di Mariana Mazzucato, attualmente consigliera di Enel, che da aprile a giugno 2020 ha preso parte al comitato di esperti in materia economica e sociale per la ripresa dalla pandemia da Covid19.

 

Foto credit: Facebook Roberto Gualtieri

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