Che cosa si intende per disparità di genere

La vita lavorativa delle donne è svantaggiata rispetto a quella degli uomini, sotto numerosi aspetti. Questo alimenta un divario, che può essere ridotto solo attraverso uno sforzo normativo e culturale.

Definizione

In ambienti e contesti dove uno dei due generi è sotto rappresentato e svantaggiato rispetto all’altro, si parla di disparità di genere.

Questo si applica nella quasi totalità dei casi alla situazione delle donne nel mercato del lavoro, gravemente sfavorevole rispetto a quella degli uomini. Una disparità basata sul genere, difficile da sradicare e che anche se con misure e problematiche differenti, si registra in tutti i paesi del mondo compreso il nostro.

Le donne hanno in media più difficoltà a trovare un lavoro, percepiscono salari più bassi e faticano ad accedere a posizioni di potere. A prescindere dalla formazione e dalla carriera infatti, arrivare a occupare ruoli di potere decisionale e di leadership è ancora appannaggio degli uomini. Una situazione evidenziata, tra gli altri, dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) che sottolinea la mancanza a livello globale di progressi significativi verso la parità di genere, almeno negli ultimi 20 anni.

I fattori che alimentano il divario sono numerosi. Il principale è la tendenza a far ricadere sulla donna, molto più che sull’uomo, le responsabilità di cura nei confronti di figli o parenti anziani. Elemento che spinge le donne a restare fuori dal mercato del lavoro, a lavorare meno ore rispetto agli uomini, o a non perseguire avanzamenti di carriera.

Sempre secondo la Oil, vi sono poi altri elementi che ostacolano la presenza delle donne nel mercato del lavoro. Uno di questi riguarda il livello di istruzione richiesto. A parità di titoli di studio infatti, le donne tendono ad avere meno riconoscimenti occupazionali degli uomini e quindi più difficoltà ad accedere a posizioni di pari rilievo.

Infine, è importante sottolineare che sono più spesso le donne a subire episodi di violenza e molestie sul luogo di lavoro. Esperienze che possono scoraggiare fortemente la partecipazione al mondo lavorativo.

Dati

L’Italia è uno dei paesi europei dove la disparità di genere incide maggiormente. Nonostante ci siano stati progressi positivi negli anni, è l’ultimo stato Ue insieme alla Grecia per percentuale di donne occupate e registra uno dei divari più ampi rispetto al tasso di occupazione maschile.

I dati mostrano la percentuale di donne e uomini occupati sul totale delle donne e degli uomini compresi tra i 20-64 anni.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Aprile 2020)

Nel corso degli ultimi 10 anni, il tasso di occupazione delle donne è cresciuto di più, passando dal 49,7% nel 2009 al 53,8% nel 2019, un aumento di 4 punti percentuali. Inoltre, il divario rispetto alla percentuale di uomini occupati è diminuito. Mentre nel 2009 erano 24 punti di differenza, nel 2019 sono 19,6.

Progressi positivi, ma del tutto insufficienti in un paese dove comunque le donne che lavorano risultano solo poco più della metà (53,8%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Aprile 2020)

Analisi

La maggiore esclusione delle donne dal mondo del lavoro viene interpretata come conseguenza di una loro scelta. Cioè quella di prediligere il lavoro di cura a casa, rispetto a un'occupazione al di fuori. Se questo può essere vero in alcuni casi, è vero anche che spesso si tratta di una scelta obbligata. Non solo da preconcetti sul ruolo della donna nella società, ma dalla carenza di norme e servizi adeguati a facilitare la vita lavorativa delle donne e ancora di più delle madri.

Condizione particolarmente vera per l'Italia, nonostante la parità di genere sia prevista anche nella costituzione. L'articolo 37 sancisce infatti per la donna lavoratrice gli stessi diritti che spettano al lavoratore. Viene inoltre sottolineato che le condizioni occupazionali non devono ostacolare ma consentire l'adempimento del lavoro di cura familiare.

Principi ribaditi anche dall'Onu, che colloca la parità di genere tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile da conseguire entro il 2030. Tra i traguardi da raggiungere, quello di fornire un servizio pubblico e infrastrutture che promuovano la condivisone tra uomo e donna delle responsabilità familiari. Oltre a garantire pari opportunità di partecipazione e di leadership a ogni livello decisionale e in ogni ambito, politico ed economico.

Gli strumenti e le politiche che gli stati possono mettere in atto per favorire la parità di genere sono diversi e vengono promossi non solo dall'Oil, già citata in precedenza, ma anche dall'Unione Europea. I principali comprendono:

  • il sistema delle quote, che fissa una percentuale obbligatoria di presenza di entrambi i generi nelle attività lavorative. Ad oggi nel nostro paese, il sistema vale solo per i consigli di amministrazione delle società quotate in borsa;
  • il congedo parentale paritario per entrambi i genitori. In Italia il congedo obbligatorio è solo quello di maternità, mentre per il padre si tratta di una scelta volontaria;
  • il potenziamento dell'offerta di asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia, che nel nostro paese offrono in media soli 24,7 posti per 100 residenti tra 0-2 anni.
  • la diffusione di modalità di lavoro flessibili, sia a livello di orario che di luogo, attraverso ad esempio il ricorso allo smart working.

Tutti elementi che favoriscono un'evoluzione verso condizioni di maggiore parità tra uomo e donna, sia sul luogo di lavoro che nella cura familiare. Sforzi che sono tuttavia insufficienti se non sono accompagnati da un progresso di tipo culturale e sociale. Un nuovo modo di concepire la donna all'interno del mondo del lavoro e della società.

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