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Una “pandemia” nella partecipazione culturale dei giovani

Gli anni di emergenza Covid hanno comportato un calo nella frequenza con cui bambini e ragazzi accedono agli spazi culturali. Dalle biblioteche ai musei, dai cinema ai teatri, le restrizioni negli spostamenti hanno di fatto comportato anche una riduzione nella partecipazione culturale. Un calo ovviamente generalizzato a tutte le fasce d’età, ma che proprio tra i minori ha raggiunto l’apice.

Con il Covid è crollata la partecipazione culturale di ragazze e ragazzi.

Ciò è particolarmente visibile nell’accesso ai musei, strutture che hanno la funzione di valorizzare il patrimonio culturale del territorio. Nell’ultimo anno prima della pandemia, bambini e ragazzi erano i maggiori fruitori di musei e mostre. Nel 2019 oltre la metà dei residenti tra 11 e 17 anni aveva dichiarato di averli visitati. Tra quelli tra 6 e 10 anni la quota era poco inferiore (46,8%), facendo dei minori la fascia demografica che di gran lunga visitava di più musei, monumenti, mostre, aree archeologiche. Verosimilmente anche grazie a esperienze organizzate in ambito scolastico.

I musei sono importanti per la nostra comunità e soprattutto per i giovani – anche se questa attività culturale viene spesso sottovalutata: essi generano apprendimento e fanno sì che si prenda coscienza del valore artistico e storico delle opere e dell’evoluzione umana. Permettono di assumere informazioni in modo “concreto”, esperienziale.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(consultati: mercoledì 15 Marzo 2023)

50,8% i minori tra 15 e 17 anni che avevano visitato musei nel 2019. Molto più della media della popolazione (31,8%).

Con la pandemia, è proprio tra i minori che la fruizione è diminuita di più. In particolare tra adolescenti e preadolescenti. Tra 11 e 14 anni è passata dal 53,4% all’8,8%, tra i 15-17enni da 50,8% a 8,4%. Un calo quindi di oltre 40 punti percentuali nell’arco di un biennio.

Numeri vissuti in prima persona da ragazze e ragazzi che hanno partecipato al progetto Ripartire, e che hanno sicuramente pesato nella percezione delle classi rispetto alla concreta possibilità di fruizione culturale.

Pensiamo che per promuovere al meglio questi musei un’idea potrebbe essere coinvolgere i giovani con attività concrete e interattive che possano invogliare i ragazzi a visitarli e incuriosirsi all’arte e alla storia. Utilizzando i social network per promuovere le attività che il museo propone […]

L’accessibilità della cultura per i minori nei territori di progetto

Mediamente, in Italia risultano attivi 4,6 musei ogni 10mila residenti con meno di 18 anni. Strutture non sempre del tutto fruibili per un pubblico più giovane.

Delle 4.292 strutture censite dall’indagine di Istat relativa al 2021, emerge che 1.765 – il 41% – hanno svolto in quell’anno laboratori didattici rivolti a bambini, ragazzi e scolaresche. Una quota analoga alle 1.779 istituzioni museali che hanno attivato percorsi tematici o didattici specificamente dedicati ai minori.

Nelle aree del progetto Ripartire variano molto sia l’offerta museale, che la concreta fruibilità per bambini e adolescenti. Rispetto all’offerta disponibile, superano la media nazionale Trebisacce e Pordenone, con rispettivamente 15,7 e 6,4 strutture ogni 10mila residenti under 18. Al di sotto della media invece L’Aquila (2,9 musei ogni 10mila minori), Ancona (2,8) e Roma (2,2).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: giovedì 9 Febbraio 2023)

Con 97 musei, Roma è ovviamente la città italiana con l’offerta più ampia in termini assoluti. Ma solo il 39,2% di questi ha dichiarato di aver svolto laboratori didattici nel 2021, mentre il 43,3% disponeva di percorsi didattici per i più giovani.

Tuttavia, nella percezione delle classi di Borghesiana, il centro storico e i suoi musei appaiono frequentemente qualcosa di molto lontano e poco accessibile anche in termini di raggiungibilità. Tanto è vero che nel mappare la presenza di monumenti, uno degli aspetti censiti dai ragazzi è stato proprio la distanza in chilometri dalla propria scuola.

Dall’analisi dei dati si può notare che la distanza dalla scuola (quartiere Borghesiana) ai luoghi di interesse non è molto elevata, ma forse la difficoltà di raggiungere questi monumenti è una delle cause principali per cui sono poco conosciuti e soprattutto poco sfruttati.

Emerge anzi un notevole orgoglio, rivendicato da studentesse e studenti della periferia est di Roma, per le vestigia di epoca romana – e non solo – diffuse nella propria zona. In particolare in contrapposizione con i musei del centro, di cui vengono segnalate come criticità principali la distanza fisica e i prezzi troppo elevati. Questi, prima ancora della disponibilità di percorsi didattici, sembrano essere vissuti come il vero ostacolo alla fruizione.

[…] notiamo che i biglietti più costosi sono quelli dei musei al Centro di Roma, ma non è detto che i musei con un prezzo più elevato siano più organizzati dei musei che hanno un prezzo ridotto.

La quota più alta di musei con laboratori e percorsi per i minori si rileva nei comuni di Pordenone e Ancona. Nella città friulana, l’80% delle strutture censite li aveva attivati. Mentre nel capoluogo delle Marche 3 istituti su 4 dispongono di laboratori didattici e 4 su 4 di percorsi dedicati.

All’Aquila un terzo dei musei presenti dispone di laboratori e attività didattiche. Mentre nel comune di Trebisacce sono presenti 2 strutture. Una di esse – il museo archeologico di “Broglio” – ha dichiarato nel 2021 di aver attivato laboratori didattici rivolti a bambini, ragazzi e scolaresche. Tuttavia nessun museo presente nel comune cosentino aveva previsto percorsi specifici per i più piccoli.

Ovviamente, istituti e complessi museali costituiscono solo una parte dell’offerta culturale disponibile. Un altro elemento considerato dai ragazzi è stato la disponibilità di biblioteche. Anche in questo caso, gli studenti hanno affrontato la questione in relazione all’offerta effettivamente presente nella propria zona.

11,6 biblioteche ogni 10mila minori nel comune di Pordenone. A Roma sono 5,3.

Differenze significative anche nell’offerta di biblioteche.

Tra le aree progetto, Pordenone è quella con la maggiore densità di biblioteche rispetto ai minori residenti: 11,6 strutture ogni 10mila under 18. Il capoluogo friulano è anche l’unico tra i 5 a superare – di poco – la media nazionale di biblioteche che individuano in bambini e ragazzi la categoria di utenza principale. L’11,1% delle strutture pordenonesi ha questo target, contro una media nazionale del 10,6%.

In termini di offerta disponibile, risultano appaiate Ancona e L’Aquila, con 9,7 biblioteche ogni 10mila residenti con meno di 18 anni. Tuttavia, mentre nella prima la quota di quelle rivolte ai minori si attesta al 7,1%, nella seconda nessuna struttura dichiara questa categoria come utenza principale. Così come a Trebisacce (7,6 strutture ogni 10mila residenti under 18). A Roma si rileva la densità inferiore – 5,3 strutture ogni 10mila abitanti minorenni – e una quota di biblioteche destinate specificamente a bambini e ragazzi pari all’1,29%.

Cosa emerge dal racconto e dalle analisi dei ragazzi

Quello di offerta culturale è un concetto ampio, che si presta ad attivare campi semantici diversi. Ed è interessante osservare come sia stato declinato in modo molto differente nelle aree di progetto, aspetto che emerge chiaramente dai lavori svolti dalle classi.

Peculiare l’approccio adottato dagli studenti del quartiere romano di Borghesiana. Hanno infatti portato alla luce la prospettiva specifica di ragazze e ragazzi che vivono in quartieri periferici, meno valorizzati dal punto di vista culturale rispetto al centro di una città come Roma.

Spesso questo territorio viene sottovalutato proprio perché collocato in un quartiere ai margini della grande città e per questo non si promuovono ricerche storiche, artistiche e visite ai monumenti presenti.

Sottolineano che i musei e i monumenti delle aree periferiche vengono meno apprezzati e visitati, nonostante siano di valore e tengano vivo il contatto con la cultura e la storia di Roma per chi vive in quei quartieri. Suggeriscono alle istituzioni di impegnarsi maggiormente e investire in queste strutture, nella loro manutenzione e raggiungibilità. Per permettere a tutti di conoscere quartieri diversi e la loro cultura, promuovendo così anche l’economia locale.

[…] pensiamo che con più impegno da parte del municipio, del comune e delle aziende di trasporti sarebbe possibile agevolare il trasporto delle persone ai luoghi di interesse, rendendo più semplice e fruibile la loro visita.

Anche nelle altre scuole gli studenti si sono occupati di cultura, a partire dai ragazzi di Ancona, che hanno dedicato una delle ricerche alla mappatura dei musei dell’intera provincia.

Mappa dei musei in provincia di Ancona – 3B Tur, Benincasa

In questo caso, rispetto a quanto abbiamo visto prima per Borghesiana, dove si sono concentrati sulla raggiungibilità dei siti culturali, gli studenti di Ancona hanno adottato un approccio analitico finalizzato a censire, oltre alla tipologia tematica del museo, anche ulteriori dettagli interessanti.

Dataset sui musei in provincia di Ancona – 3B Tur, Benincasa

Un’altra prospettiva ancora è stata quella degli studenti dell’Aquila, che si sono occupati sia di cinema e teatri che di musei e biblioteche, in una chiave particolare: quella della modalità di fruizione culturale.

Grafico sulle abitudini dei ragazzi dell’Aquila sui film – 4C, Cotugno e licei annessi

Sui cinema, gli studenti hanno somministrato un questionario a ragazzi e ragazze di età compresa tra i 14 e i 19 anni, ricevendo 190 risposte valide. Da queste emerge un dato inaspettato e interessante: oltre la metà degli intervistati (58,4%) preferisce vedere un film al cinema piuttosto che su una piattaforma di streaming (40%).

Su biblioteche e musei, gli studenti della 4B (L’Aquila) hanno sottolineato come la maggior parte di questi edifici abbiano dovuto cambiare sede a causa del terremoto del 2009. Oggi – in base ai dati che hanno raccolto sui siti web degli enti – solo il 23,1% di queste strutture è riuscito a tornare nella sua sede originale.

Per quanto riguarda i ragazzi e la ragazze di Pordenone, è emersa invece una particolare attenzione, anche verso settori più specifici dell’arte e della cultura. Svolgendo ricerche sulla presenza di studi di registrazione, scuole di musica e opere di street art. Temi che non sono stati trattati dagli studenti delle altre scuole.

[…] secondo noi servirebbe una maggiore conoscenza della Street Art intesa come possibilità di espressione artistica e sarebbe bello ci fossero più murales. Magari attraverso il comune e le associazioni culturali del territorio si potrebbero organizzare degli eventi, coinvolgendo artisti e appassionati nella creazione di queste opere. Per promuovere e diffondere un’arte che spesso viene criticata e trascurata.

E anche su un servizio più comune, come le biblioteche, alunne e alunni di Pordenone hanno raccolto informazioni in merito alla presenza di servizi aggiuntivi. Sottolineando la necessità che i siti web degli enti siano aggiornati con queste informazioni, soprattutto quelle relative all’accessibilità di queste strutture per le persone con disabilità.

Grafico sui servizi aggiuntivi nelle biblioteche di Pordenone – 3N, Zanussi

Ciò conferma, come si nota anche in altri capitoli, che i divari tra le aree di progetto ricalcano in un certo senso gli stessi che riguardano tutto il paese, almeno nella percezione degli studenti. Da un lato infatti troviamo contesti come Pordenone, dove la rete di opportunità culturali è percepita come funzionante e i ragazzi possono interrogarsi su quali servizi ulteriori potrebbero migliorarla.

Tra gli studenti della classe si riscontra una sporadica frequentazione o addirittura alcuni non sono mai stati in un cinema.

Dall’altro lato realtà come Trebisacce, dove il tema dell’offerta culturale è stato esplorato poco e con tanti ostacoli, dovuti sia alla difficile reperibilità di dati e informazioni sui servizi, sia alla poca valorizzazione di quelli presenti.

Foto: Progetto Ripartire

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