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Lo sport tra gli adolescenti durante il Covid

Uno degli aspetti dell’emergenza pandemica che hanno inciso maggiormente sulla quotidianità di ragazze e ragazzi è stato la possibilità di fare sport.

Praticare uno sport è una valvola di sfogo, soprattutto nel periodo che si sta attraversando. Lo smart working [e la didattica a distanza] hanno, infatti, ridotto l’attività motoria.

Prima della pandemia, tra giovani e giovanissimi era più frequente svolgere attività sportiva in impianti al chiuso, in contesti strutturati e con sport di contatto.

71,3% dei 15-17enni faceva sport in impianti al chiuso prima del Covid (contro una media del 58,7% sull’intera popolazione).

Allo scoppio dell’emergenza Covid, si è trattato proprio delle situazioni più sfavorevoli per praticare sport, visto l’elevato rischio di contagio. Fin dalle prime settimane del periodo pandemico sono stati stabiliti una serie di provvedimenti per conciliare la sicurezza sanitaria con la possibilità di fare movimento. In primis, con la possibilità di svolgere esercizio fisico all’aperto in forma individuale, mantenendo le distanze di sicurezza. È stata poi operata, con un decreto del ministro dello sport, la distinzione tra sport di contatto e non, in modo da perimetrare con più efficacia le limitazioni. 

Ma, vista la diversa modalità di pratica sportiva da parte di bambini e ragazzi, queste previsioni hanno probabilmente avuto minore efficacia su di loro. Non a caso tra 2019 e 2021 la quota di sedentari, mentre diminuiva nel resto della popolazione, è cresciuta significativamente tra bambini e ragazzi.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(consultati: mercoledì 1 Marzo 2023)

Alla luce di questi dati, non stupisce che il tema dei luoghi dove praticare sport sia stato uno dei principali punti sollevati da ragazze e ragazzi del progetto Ripartire, fin dai primi colloqui. Un bisogno sempre inestricabilmente connesso con quello di aree verdi ben mantenute, di luoghi di aggregazione, di spazi per condividere il proprio tempo libero con gli amici.

I parchi e le aree verdi rappresentano un luogo di incontri per tutti i cittadini e allo stesso tempo garantiscono un importante servizio ecologico.

Come sottolineato nel rapporto 2022 sullo sport in Italia di Coni e Istat, è verosimile che l’aumento di minori e adolescenti sedentari rappresenti una tendenza transitoria. Auspicabilmente, destinata a mutare di segno con l’uscita dalla pandemia. Tuttavia la tendenza riscontrata con la crisi sanitaria mostra quanto sia cruciale disporre di luoghi dove fare sport all’aperto. A maggior ragione, in una congiuntura economica che potrebbe vedere, soprattutto nei territori più svantaggiati, una riduzione del budget familiare destinato all’attività sportiva. Con la conseguenza di allargare le disparità.

Divari di questo tipo sono emersi chiaramente nei territori del progetto Ripartire. Non solo nei dati, ma anche nell’esperienza e nel racconto di ragazze e ragazzi.

Gli spazi per fare sport all’aperto nei territori di progetto

Ogni minore in Italia ha a disposizione una media di poco meno di 10 metri quadri di aree sportive all’aperto. Una media calcolata rispetto ai capoluoghi di provincia, le uniche città per cui questo dato è disponibile.

59,8 mq di aree sportive per minore residente nel comune di Pordenone. A Roma sono 0,1.

Profonde le differenze territoriali: nel nord-est si raggiunge la cifra più elevata, cioè 23,8 metri quadri per minore in media. Nel centro Italia e nel nord-ovest si scende rispettivamente a 7,5 e 7,6 metri quadri, mentre risultano molto più lontane le città del sud continentale (5,4 mq) e delle isole (5,2 mq). Queste presentano un dato medio che è quasi la metà di quello rilevato a livello nazionale, molto distanti dagli standard raggiunti dai capoluoghi dell’Italia nord-orientale.

I territori coinvolti nel progetto Ripartire riproducono, in scala, esattamente la dinamica visibile a livello nazionale.

La scarsa presenza di aree pubbliche sportive comporta due fattori: la carente volontà di praticare uno sport e l’impedimento qualora si voglia praticarne uno.

Per aree sportive all’aperto si intendono aree all’aperto a servizio ludico ricreativo adibite a campi sportivi, piscine, campi polivalenti, aule verdi etc. La grandezza dei cerchi indica i metri quadri disponibili per residente 0-17.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)

Il comune di Pordenone spicca con 59,8 metri quadri per minore residente. Anche quello di Ancona, con 26,8 mq per residente sotto i 18 anni, supera ampiamente la media nazionale. L’Aquila si attesta invece al di sotto della media (8,4 mq), così come Cosenza (7,2 mq, non sono purtroppo disponibili dati strutturati sul comune di Trebisacce).

Attraverso le ricerche che abbiamo condotto, ci siamo rese conto di come aree e spazi verdi siano fondamentali in una città. Grazie ai grafici ci accorgiamo che le aree verdi nel Comune dell’Aquila sono poche rispetto ad altre province italiane che hanno un analogo numero di abitanti.

A Roma (non sono disponibili dati a livello sub-comunale per l’area urbana di Borghesiana) i 49.285 metri quadri di aree sportive all’aperto, rispetto ai 430mila abitanti under-18, corrispondono a 0,1 mq per minore. Un dato ben al di sotto della media nazionale e ampiamente variabile nel suo vasto territorio, trattandosi del comune più esteso d’Italia.

Se si considera poi tutto il verde fruibile dai cittadini e gestito da enti pubblici – non solo quello adibito ad area sportiva ma anche parchi urbani, aree a verde storico, giardini pubblici e altro – il quadro cambia relativamente.

Pordenone è – in rapporto ai minori residenti – la seconda città italiana dopo Gorizia per offerta di verde fruibile (705,3 mq per minore, contro una media dei capoluoghi pari a 127,6). Seguono Ancona (248,2 mq) e L’Aquila (226,6). Più distanti Cosenza (135,8 mq) e Roma (107,1 mq).

Va specificato che questi ultimi due dati non rappresentano al meglio i territori del progetto, e vanno considerati solo vagamente indicativi della dotazione locale di verde pubblico. Nel primo caso, perché l’offerta di luoghi per fare sport all’aperto a Cosenza non supplisce in alcun modo al fabbisogno di verde del comune di Trebisacce, essendo a quasi 100 chilometri di distanza e a oltre un’ora di auto dal capoluogo.

Dalla nostra ricerca è emerso che nel territorio dell’alto Ionio, dunque la parte settentrionale della Calabria, sono presenti molte aree sportive all’aperto private, con orari di apertura e chiusura limitati e difficilmente raggiungibili poiché i tratti stradali sono parzialmente o completamente danneggiati.

Nel secondo caso, è altrettanto vero che il dato medio della Capitale – per la sua estensione territoriale – non è adeguato a restituire l’offerta di verde nella zona urbanistica di Borghesiana e nel sesto municipio di Roma, quello più periferico della città.

Cosa emerge dal racconto e dalle analisi dei ragazzi

Nelle valutazioni di studentesse e studenti che hanno scelto di occuparsi del tema sono emerse delle notevoli specificità territoriali. Non solo nelle diversa disponibilità di spazi verdi e luoghi per fare sport all’aperto, ma anche nei modi in cui i ragazzi accedono a queste aree, dando loro valenze e funzioni diverse.

Nei dibattiti delle classi di Trebisacce, per esempio, il tema ha incrociato quello della raggiungibilità di questi spazi a causa delle difficoltà generali dei collegamenti sul territorio. Altre questioni hanno riguardato la prevalenza di aree sportive private a discapito dell’offerta pubblica, elemento che ne limita ulteriormente l’accessibilità. E la possibilità di scelta degli sport da praticare, in molti casi notevolmente limitata.

Dataset sulle aree sportive a Trebisacce e territori limitrofi – 3 Tur, Filangieri

All’Aquila, oltre a sottolineare la scarsità di questi spazi, le studentesse della 4B del Cotugno si sono concentrate sul loro valore ecologico. Un aspetto che in altri territori non è stato considerato.

Il verde urbano è fondamentale per la tutela del clima e dell’ambiente: abbassa la presenza di polveri sottili nell’aria, contrasta l’innalzamento delle temperature, garantisce alla città la presenza di varie specie animali e vegetali.

A Pordenone invece, secondo capoluogo in Italia per dotazione di verde, la questione viene più spesso ricollegata alla presenza di strutture per migliorarne la fruibilità da parte di ragazze e ragazzi, come la presenza di wi-fi e di aree per i cani. In questo quadro si inserisce anche il censimento degli skate park di un gruppo di studenti dell’istituto Zanussi che si dicono soddisfatti dal loro territorio da questo punto di vista.

Siamo molto contenti che la regione Friuli Venezia Giulia offra questo servizio di campetti e skate park perché ti consentono di avere un luogo di ritrovo per passare del tempo con gli amici, praticare dello sport.

Mappa sulla presenza di skate park a Pordenone e nei territori limitrofi – 3C, Zanussi

Ad Ancona infine, gli studenti della 3B Tur dell’istituto Benincasa si sono recati fisicamente a visitare i parchi comunali da loro selezionati. Segnalando per alcuni di questi delle condizioni di minor cura e sicurezza, mentre per altri la dotazione di importanti servizi aggiuntivi.

Il parco della Cittadella (uno dei più antichi) è stato ristrutturato negli ultimi anni: sono state inserite apposite strutture per la palestra all’aria aperta, giochi adatti per persone disabili ed è presente anche un percorso con cartelli che segnano i chilometri percorsi. Importante in questo parco è anche il cartellone con il braille per i non vedenti così che possano sapere com’è strutturato il parco.

Un approccio più simile a quello di Pordenone, quindi di territori dove la disponibilità di spazi verdi c’è e i desideri di ragazze e ragazzi si dirigono verso ulteriori strutture che migliorino il servizio.

Grafico sull’estensione dei parchi ad Ancona – 3B Tur, Benincasa

Foto: Andrea Tummons (unsplash) – Licenza

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