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	<title>periferie Archivi - Openpolis</title>
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		<title>Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=303065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come vivono gli adolescenti nelle periferie delle città italiane? Che differenza c’è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra crescere nel centro di una città o nella sua periferia? Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come vivono gli <strong>adolescenti nelle periferie</strong> delle città italiane? Che differenza c&#8217;è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra <strong>crescere nel centro di una città o nella sua periferia?</strong></p>



<p>Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente. A partire dalla pandemia, si è molto discusso sulla condizione dei giovani nel nostro paese. Temi come <strong>disagio sociale</strong> e <strong>dispersione scolastica</strong> si sono imposti nel dibattito, in forza di un disagio finalmente percepito nell&#8217;opinione pubblica. In particolare rispetto alla situazione delle periferie: luoghi lontani dal centro non solo in termini geografici, ma sempre più anche economici, sociali, culturali.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Il report completo, in formato pdf</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Purtroppo, come abbiamo avuto modo di raccontare nel <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_nonsonoemergenza_desktop.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> dello scorso anno, nell&#8217;ambito della campagna <a href="https://www.nonsonoemergenza.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non sono emergenza</a> promossa da Con i bambini, la discussione sul disagio giovanile risente di un’<strong>elevata infodemia</strong>. Abbiamo cioè accesso a tantissime informazioni, pareri, argomentazioni, e allo stesso tempo a<strong> pochi dati su fenomeni la cui possibilità di misurazione resta complessa</strong>. In un panorama informativo così articolato è difficile orientarsi; è invece molto facile ricadere in due tendenze di fondo, entrambe deleterie per la condizione di ragazze e ragazzi. L&#8217;<strong>allarmismo emergenziale</strong>, da un lato; la <strong>sottovalutazione del fenomeno</strong>, dall&#8217;altro.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,8% </span>i giovani tra 18 e 24 anni in abbandono precoce nel 2024, in netto calo negli ultimi anni. Nel 2025 però è tornata a crescere la dispersione implicita: studenti che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.</p>
			        </section>
		


<p>Partire dai <strong>dati</strong> è, a nostro avviso, l&#8217;<strong>unico modo per impostare correttamente la discussione</strong>, <strong>individuare cause</strong> e <strong>predisporre soluzioni</strong>. Quando parliamo di soluzioni, non ci riferiamo ad approcci uniformi, validi per ogni situazione e replicabili in qualsiasi contesto. Al contrario, pensiamo a interventi calibrati sulle esigenze e i bisogni di ciascun territorio.</p>



<p>Per poterlo fare, serve avere gli <strong>strumenti per riconoscere i problemi a livello locale</strong>: comune per comune, municipio per municipio, addirittura <strong>quartiere per quartiere nelle grandi città</strong>. Con questo approccio, il rapporto di quest&#8217;anno si focalizza proprio su tali aspetti, anche avvalendosi della preziosa attività di rilascio dati svolta da <strong>Istat</strong> nell&#8217;ambito del <strong>censimento permanente</strong>, nonché per la <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni delle città e delle periferie</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,2% </span>le famiglie con figli in potenziale disagio economico a Catania. Nel sesto municipio del comune la quota raggiunge il 9,3%.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;obiettivo è restituire un <strong>quadro chiaro delle disuguaglianze che attraversano le città</strong>, mettendo in luce dimensioni cruciali come il disagio socio-economico delle famiglie con figli, la condizione di Neet, la dispersione scolastica e l’accesso a opportunità educative e sociali.</p>



<p>A questo scopo il report è così strutturato. Nel prossimo paragrafo, inquadreremo le <strong>tendenze di fondo nella condizione giovanile nel paese dopo la pandemia</strong>, focalizzandoci, dove i dati lo consentono, sulle <strong>specificità delle grandi città e aree urbane</strong>. In quelli successivi, approfondiremo l&#8217;<strong>analisi città per città</strong>, per i 14 comuni capoluogo di città metropolitana. Nella consapevolezza di fondo che il dato medio spesso nasconde la reale condizione sul territorio, specie per comuni di grandi dimensioni e popolazione quali i capoluoghi delle città metropolitane. A questo scopo, cuore del rapporto sono i <strong>paragrafi dedicati a ciascuna città</strong>, e al confronto tra centri e periferie nella condizione degli adolescenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il volto economico, educativo e sociale del disagio tra gli adolescenti</h3>



<p>Negli ultimi anni, si sono imposti all&#8217;attenzione pubblica i segnali di disagio attraversato da tante ragazze e ragazzi. Questo fenomeno, reso evidente dalla pandemia nei mesi di isolamento fisico e troppo spesso sociale, incrocia tante dimensioni diverse.</p>



<p>In primis, riguarda la <strong>questione socio-economica per le famiglie con figli</strong>. Da circa quindici anni ormai si registra la tendenza per cui più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in povertà assoluta.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori di 18 anni in povertà assoluta nel 2024. Molto più della media (9,8%).</p>
			        </section>
		


<p>Una questione <strong>particolarmente pressante nelle città</strong>, dove il costo della vita rende meno sostenibile per le famiglie il mantenimento dei figli. In media, nel 2024, il 12,3% delle famiglie in cui vivono minori di 18 anni si è trovato in povertà assoluta; la quota sale al <strong>16,1% dei nuclei con minori nei comuni centro di area metropolitana</strong>.</p>



<p>I dati sulla povertà e l&#8217;esclusione sono il punto di partenza ineludibile, poiché strettamente connessi alla cosiddetta <strong>trappola della povertà educativa</strong>. Chi cresce in una famiglia con minori possibilità economiche, generalmente ha anche <strong>minore accesso alle opportunità educative, sociali e culturali </strong>che potrebbero consentirgli di affrancarsi da una condizione di svantaggio.</p>



<p>Ne sono indiretta testimonianza gli <strong>esiti educativi</strong>, in molti casi differenziati in base all&#8217;origine sociale. Il nostro purtroppo resta un paese dove il <strong>percorso di istruzione di ragazze e ragazzi tende a riflettere la condizione di partenza</strong>. Ciò è particolarmente visibile nell&#8217;adolescenza, con la scelta dell&#8217;indirizzo di studi dopo le scuole medie. Nel 2024 su 100 diplomati del liceo, in base ai dati Almadiploma, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-34-dei-diplomati-nei-licei-appartiene-alle-classi-piu-elevate-nei-professionali-sono-solo-il-14/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">solo 16 erano figli di operai e lavoratori esecutivi</a>. Al contrario, questi rappresentano il 27,9% dei diplomati negli istituti tecnici e oltre un terzo dei diplomati in quelli professionali (33,8%). Le percentuali sono pressoché ribaltate per gli studenti delle classi più elevate, che rappresentano oltre un terzo dei diplomati dei licei e appena il 13,9% dei diplomati nei professionali.</p>



<p>E se perlomeno negli anni, anche sulla scorta degli obiettivi europei in materia, è <strong>calata la quota di chi abbandona gli studi prima di raggiungere il diploma</strong>, non si può dire lo stesso della <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione scolastica implicita</a>. Parliamo di chi completa il percorso di studi, ma lo fa con competenze del tutto inadeguate, più vicine al livello previsto alla fine delle medie che a quello dei diplomati. <strong>La quota di alunni che arrivano alla fine delle superiori con competenze insufficienti nelle materie di base è nettamente cresciuta durante la pandemia</strong>, per assestarsi nell&#8217;immediato post-Covid su livelli vicini al 10%. Da allora è cominciato un percorso di calo, anche se l&#8217;ultima rilevazione del 2025 mostra che <strong>i ritardi del periodo pandemico non sembrano ancora del tutto recuperati</strong>.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">La dispersione implicita resta ancora alta rispetto ai livelli pre-Covid</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">Percentuale di studenti in condizione di dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo d’istruzione (2019-2025)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 9 Luglio 2025)
                                        </p>
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<p>I fenomeni di dispersione scolastica, tanto espliciti (l&#8217;abbandono vero e proprio) quanto impliciti (le basse competenze) riguardano soprattutto alcune aree geografiche e sociali. Gli studenti di quinta che hanno alle spalle una <strong>famiglia con status socio-economico-culturale inferiore alla media</strong> si trovano in dispersione implicita nel <strong>9,8% dei casi, una frequenza quasi doppia rispetto ai coetanei più avvantaggiati</strong> (5,3%). </p>



<p>In terza media, prima che gli effetti dell&#8217;abbandono scolastico vero e proprio si facciano sentire (eliminando dalla statistica gli studenti più svantaggiati), il contrasto risulta ancora più stridente: <strong>13,4% di alunni in dispersione implicita tra i meno avvantaggiati, 6% tra i coetanei con famiglie più benestanti</strong>.</p>



<p>Restano divari territoriali su entrambi gli aspetti. In alcune in regioni la quota di ragazze e ragazzi in <strong>dispersione implicita supera ampiamente il 10% alla fine delle superiori</strong>: tra queste <strong>Campania</strong> (17,6%), <strong>Sardegna</strong> (15,9%), <strong>Sicilia</strong> (12,1%) e <strong>Calabria</strong> (11,6%). Si tratta delle regioni che, pur nel miglioramento degli ultimi anni sull&#8217;abbandono scolastico, restano anche <strong><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-sicilia-gli-abbandoni-scolastici-superano-il-15/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra le più colpite dalla parte &#8220;esplicita&#8221; del fenomeno</a></strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_6bfef1435ed4c1ad6e87625879c07a1e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle periferie l&#8217;abbandono scolastico precoce è ancora molto presente.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Inoltre, nonostante per la prima volta sia scesa sotto la soglia del 10% la quota di giovani che hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, la <strong>situazione appare più critica nelle città</strong>. Rispetto alla media nazionale del 9,8%, l’incidenza massima si raggiunge infatti nelle aree urbane densamente popolate dove sfiora l’11%. Mentre scende all’8,8% nei comuni a densità intermedia, quindi già al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% entro il 2030. Risale al 10% in aree meno densamente popolate come quelle interne: un altro tipo di periferie &#8211; diverso da quelle urbane di cui ci occupiamo in questo rapporto &#8211; ma altrettanto rilevante per un paese come il nostro.</p>



<p>Gli aspetti economici ed educativi del disagio sono strettamente connessi con quelli sociali. La <strong>possibilità cioè per gli adolescenti di avere accesso a tempo libero di qualità</strong>, con tutto ciò che questo comporta: luoghi di aggregazione, aree verdi, opportunità sportive e culturali, dentro e fuori la scuola. Per l&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatorio sulla povertà educativa</a> curato insieme a Con i bambini abbiamo avuto modo di raccontare come questi aspetti si colleghino direttamente al <strong>benessere sociale e psicologico dei più giovani</strong>, al rischio di inattività ed esclusione sociale.</p>



<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, la quota di adolescenti che vede i propri amici tutti i giorni si è pressoché dimezzata, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">passando da oltre il 70% a poco più del 30%</a>. Una tendenza i cui fattori alla base sono molteplici, da affrontare senza allarmismi, basti pensare al concomitante ruolo delle tecnologie e alle nuove possibilità di comunicazione. Allo stesso tempo, <strong>garantire a ragazze e ragazzi luoghi di incontro</strong>, dai centri di aggregazione all&#8217;apertura pomeridiana delle scuole, deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche, nazionali come locali.</p>



<p>In questo senso, appare centrale <strong>l&#8217;apertura delle scuole</strong>. La possibilità di svolgere attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell&#8217;orario scolastico può offrire un contributo decisivo nel contrasto dei fenomeni di dispersione e per la riduzione dei divari educativi appena citati. Ma una scuola aperta di pomeriggio, o d&#8217;estate, non è &#8220;solo&#8221; questo. È un <strong>presidio sociale sul territorio</strong>, un luogo sicuro dove poter trascorrere il tempo libero, <strong>essenziale specie laddove questo tipo di spazi mancano</strong>. Come, purtroppo, è spesso il caso di alcune periferie urbane delle nostre città.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una prospettiva utile per le politiche pubbliche in senso ampio</h3>



<p>Questa prospettiva sul disagio, che tiene insieme aspetti socio-economici, educativi e di accesso ai servizi, è assolutamente da considerare anche nella <strong>definizione delle politiche pubbliche in senso più ampio</strong>. Negli ultimi mesi, il tema del disagio giovanile e dei <strong>comportamenti a rischio o violenti tra gli adolescenti è diventato parte del dibattito pubblico</strong>. I primi studi esplorativi, come evidenziato nel <a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di Transcrime, centro di ricerca interuniversitario</a>,<a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in collaborazione con il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della giustizia</a>, mostrano <strong>alcuni segnali di peggioramento <strong> proprio tra i più giovani</strong></strong>, <strong>tra prima e dopo il Covid</strong>.</p>



<p>Il tasso di <strong>presunti autori di delitti violenti denunciati o arrestati dalle forze dell&#8217;ordine</strong> ogni 100mila abitanti è rimasto <strong>sostanzialmente stabile nella popolazione complessiva</strong>, se si confrontano i dati precedenti la pandemia (133,14 nel periodo 2007-19) con quelli successivi all&#8217;emergenza (133,43 tra 2021 e 2022). <strong>Tra i minori e gli adolescenti, al contrario, il quadro mostra un situazione molto più critica</strong>. Nella fascia tra 14 e 17 anni si è passati da una media di 196,61 presunti autori ogni 100mila giovani nel periodo 2007-19 a 301,87 dopo la pandemia. Nella fascia fino a 13 anni, l&#8217;incremento è stato ancora maggiore, trattandosi di numeri in partenza molto più contenuti: da 2,38 a 6,25 ogni 100mila minori, per un aumento del 163%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+ 54% </span>la crescita del tasso di presunti autori di delitto denunciati/arrestati dalle forze di polizia ogni 100.000 residenti tra 14 e 17 anni, tra prima e dopo la pandemia.</p>
			        </section>
		


<p>Sono <strong>dati da interpretare con estrema cautela</strong>, come specifica giustamente lo stesso centro di ricerca, dal momento che riguardano un periodo ancora troppo ristretto di tempo (appena un biennio). <strong>Non abbastanza per delineare una tendenza consolidata</strong>. Tuttavia sottendono un problema da non sottovalutare su cui è fondamentale proseguire nell&#8217;attività di monitoraggio, allo scopo di <strong>definire politiche pubbliche che vadano alle radici, anche sociali, economiche ed educative di questi fenomeni</strong>.</p>



<p>Questo rapporto &#8211; che pure nello specifico non si occupa direttamente di comportamenti a rischio o violenti, mancando dati disaggregati sul fenomeno &#8211; vuole contribuire evidenziando le <strong>potenziali criticità esistenti nelle aree urbane</strong>. Aspetti come la condizione di partenza delle famiglie, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, la capacità della scuola di trattenere ragazze e ragazzi ed essere presidio sul territorio vanno tenuti presenti nella definizione di strumenti e interventi pubblici. Si tratta infatti di <strong>fattori da mettere a fuoco nel contrasto di due fenomeni spesso collegati: povertà educativa e disagio giovanile, specie nelle periferie delle città</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione nelle città italiane</h3>



<p>Per comprendere a fondo la condizione dei giovani che vivono nelle periferie è quindi fondamentale analizzare i dati al livello più granulare possibile, fino a cogliere le specificità di ciascuna zona. Prima di entrare nel dettaglio delle singole realtà locali, tuttavia, è utile confrontare le grandi città per avere un quadro d’insieme delle disuguaglianze territoriali e delle loro caratteristiche.</p>



<p>L’analisi condotta sui 14 comuni capoluogo di città metropolitana conferma quanto le disuguaglianze territoriali pesino sulla condizione educativa dei più giovani. Le situazioni di maggiore fragilità sociale si concentrano nelle aree del mezzogiorno. <strong>A Catania (6,2%), Napoli (6%) e Palermo (5,8%) l&#8217;incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico</strong> <strong>risulta molto marcata</strong>. Si tratta di nuclei con figli a carico in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e non è né occupata né pensionata, una condizione che verosimilmente si associa spesso con una potenziale vulnerabilità sociale. Tali valori sono oltre 4 volte superiori rispetto a quelli registrati in altre città del centro-nord, dove l’incidenza è più contenuta: <strong>Bologna</strong> si ferma all’1,2%, <strong>Venezia</strong> e <strong>Genova</strong> all’1,3%, <strong>Milano</strong> e <strong>Firenze</strong> all’1,4%.</p>


<div id="strillo-testo-block_1bba87cfbb9078727fb5838094abf627" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine incidono molto sul percorso scolastico dei giovani.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il legame tra condizioni economiche e opportunità educative emerge anche osservando il fenomeno delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione</strong>. A <strong>Catania</strong> oltre un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni (26,5%) ha lasciato gli studi prima di conseguire un diploma o una qualifica, mentre a <strong>Palermo</strong> e <strong>Napoli</strong> le quote si attestano rispettivamente al 19,8% e al 17,6%. Valori che si riducono sensibilmente a <strong>Bologna</strong> (12%), <strong>Roma</strong> (9,5%) e <strong>Reggio Calabria</strong> (8,4%), in base ai dati ricostruiti da Istat attraverso il censimento permanente. Ancora più marcate risultano le differenze se si considerano le<strong> uscite precoci dal sistema educativo per i giovani con genitori privi di diploma</strong>. In questo caso, l’abbandono scolastico raggiunge il 36,5% a <strong>Catania</strong>, il 31,9% a <strong>Cagliari</strong> e il 29,1% a <strong>Palermo</strong>, contro il 17,4% di <strong>Torino</strong>, il 16,3% di <strong>Roma</strong> e il 14% di <strong>Reggio Calabria</strong>.</p>



<p><strong>Gli abbandoni precoci della scuola</strong>, con al massimo la licenza media, <strong>rappresentano oltretutto solo la parte esplicita di un fenomeno molto più complesso</strong>, la cosiddetta <strong>dispersione implicita</strong>. </p>



<p>I dati <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2022/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto_Prove_INVALSI_2022.pdf#page=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Invalsi</a> mostrano come, già al termine della scuola media, prima quindi della scelta dell&#8217;indirizzo successivo o dell&#8217;abbandono della scuola, in molte città una quota consistente di alunni evidenzi gravi carenze nelle materie di base. Nelle prove Invalsi 2022/23, a <strong>Palermo</strong>, quasi un quarto degli studenti (24,7%) si è attestato al livello più basso di competenze in italiano, più vicino a quanto previsto in uscita dalla scuola primaria che alla fine delle medie. Percentuali simili si registrano a <strong>Napoli</strong> (22,9%) e <strong>Catania</strong> (22,1%). In città come <strong>Bologna</strong> (12,8%), <strong>Roma</strong> (11%) e <strong>Cagliari</strong> (10,1%) la quota è invece nettamente inferiore. Se si aggiungono gli studenti con risultati deboli (livello 2), le criticità si accentuano ulteriormente: <strong>a Catania, Napoli e Palermo oltre la metà dei ragazzi conclude il primo ciclo di istruzione con competenze linguistiche non del tutto adeguate</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano &#8211; Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_303558_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_303558_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_303558_tab3"><p>Per quanto riguarda le competenze in italiano, i test Invalsi valutano la <span style="font-weight: 400">capacità degli studenti di leggere e interpretare un testo scritto, comprendendone il significato e alcuni aspetti fondamentali di funzionamento della lingua italiana. I livelli 1 e 2 sono considerati non sufficienti per ragazzi e ragazze che si apprestano ad iniziare il percorso nelle scuole superiori. </span></p>
<ul>
<li><strong>Livello 1</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato molto debole, corrispondente ai traguardi di apprendimento in uscita dalla V primaria;</span></li>
<li><strong>Livello 2</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato debole, non in linea con i traguardi di apprendimento posti al termine del primo ciclo d’istruzione.</span></li>
</ul>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 6 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-303558"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Si tratta di lacune che si trascinano lungo tutto il percorso successivo. <strong>In primo luogo negli studi</strong>: influenzando sia gli apprendimenti che sarà possibile raggiungere alle superiori, sia il rischio di lasciare precocemente la scuola.<strong> In secondo luogo impatteranno sull&#8217;intera vita adulta</strong>, cioè sulla possibilità di accedere al mondo del lavoro nelle migliori condizioni possibili.</p>



<p>Ne è testimonianza, tra gli adolescenti e i giovani adulti, la condizione dei <strong>Neet</strong>: giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Anche in questo caso, il divario territoriale è evidente: <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%) registrano i valori più elevati, a fronte di percentuali più contenute nelle città del centro-nord, come <strong>Venezia</strong> (19,7%), <strong>Firenze</strong> e <strong>Genova</strong> (17,7%) e <strong>Bologna</strong> (17,3%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella medesima classe di età (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-303568"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-303568" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>I dati delineati, e le relative ricorrenze territoriali, sembrano indicare un percorso nitido. Un percorso che collega, nella più classica &#8220;<strong>trappola della povertà educativa</strong>&#8221; la condizione di partenza familiare, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, gli esiti nella vita adulta. <strong>Offrire opportunità che rompano questo circolo vizioso</strong> è la principale sfida per le politiche pubbliche nel contrasto della povertà educativa.</p>



<p>In questo senso, un indicatore interessante da analizzare  è quello riguardante la quota di alunni che ha accesso al <strong>tempo pieno</strong>. Questo peraltro conferma come all&#8217;interno di una stessa città convivano realtà molto diverse, da analizzare con una lente ulteriore, municipio per municipio, quartiere per quartiere. Questo indicatore infatti in molti casi risulta polarizzato, con zone in cui tutti gli alunni o quasi frequentano anche di pomeriggio e altri in cui questa possibilità è del tutto assente. Una dinamica riscontrata, con diverse intensità, in città come <strong>Bologna, Firenze, Genova, Milano, Roma e Torino</strong>. Da notare che generalmente al sud la possibilità di frequentare la scuola anche al pomeriggio è solitamente più limitata.</p>


<div id="strillo-testo-block_ec20f2d17eff5a411e95f007dd1efb55" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>All&#8217;interno della stessa città coesistono realtà molto diverse.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli indicatori analizzati finora fanno emergere delle ricorrenze piuttosto chiare, con alcune delle maggiori città del mezzogiorno, tra cui Catania, Palermo e Napoli che <strong>necessitano di interventi strutturali e mirati</strong>. Evidentemente, questa informazione è del tutto insufficiente però per programmare delle politiche pubbliche efficaci in materia. Tornando alla domanda iniziale: come vivono e di che opportunità dispongono gli adolescenti nelle periferie italiane?</p>



<p>Per rispondere a questa domanda è indispensabile un’analisi di dettaglio a livello subcomunale. Le differenze interne ai grandi centri urbani sono infatti notevoli. A titolo di esempio, se Catania presenta la maggiore incidenza di famiglie in potenziale disagio economico tra i capoluoghi metropolitani, il valore più alto in assoluto si registra nel quartiere palermitano di <strong>Brancaccio-Ciaculli</strong> (9,9%). In modo analogo, a Bologna – dove la quota complessiva di abbandoni precoci è tra le più basse – vi sono anche aree della città che superano la soglia 35%. Un altro caso da segnalare, a titolo esemplificativo, è quello del quartiere veneziano di <strong>Marghera</strong>. Qui infatti, pur in un contesto comunale meno critico di altri, si registrano valori significativi di famiglie in potenziale disagio, abbandono scolastico e inattività giovanile.</p>



<p>Nelle prossime sezioni del report entreremo più nel dettaglio delle periferie delle diverse città metropolitane. Solo conoscendo a fondo le caratteristiche di ciascun territorio infatti sarà possibile disegnare politiche efficaci e realmente mirate alla riduzione dei divari educativi e sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo sport a scuola per riavvicinare i giovani alla pratica sportiva</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lo-sport-a-scuola-per-riavvicinare-i-giovani-alla-pratica-sportiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 06:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=284115</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rimane alta la quota di minori sedentari, che non praticano alcuno sport o attività fisica nel tempo libero. Un fenomeno su cui possono incidere disparità di reddito: la valorizzazione dell'attività sportiva a scuola e delle palestre scolastiche può ridurre gli ostacoli legati al costo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lo-sport-a-scuola-per-riavvicinare-i-giovani-alla-pratica-sportiva/">Lo sport a scuola per riavvicinare i giovani alla pratica sportiva</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La pratica sportiva tra bambini e ragazzi ha subito un vero e proprio <strong>crollo durante la pandemia, che non ha riscontro nelle altre fasce d&#8217;età</strong>. Infatti, tra 2019 e 2021 la quota di sedentari nella popolazione è rimasta piuttosto stabile, passando dal 35,6% al 33,7%. Al contrario, <strong>l&#8217;incidenza dei minori che non fanno sport è cresciuta dal 18,5% al 24,9% tra i 6 e i 10 anni e dal 15,7% al 21,3% tra 11 e 14 anni</strong>. Più stabile tra i 15-17enni, dove è comunque cresciuta dal 18,8% al 19,9%.</p>


<div id="anche-dopo-la-pandemia-circa-1-minore-5-non-pratica-sport-un-dato-su-cui-puo-incidere-anche-la-condizione-economica-della-famiglia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Con la fine dell&#8217;emergenza, la quota di sedentari tra i minori si è avviata verso una fisiologica flessione,</strong> individuabile nei dati del 2022. Con l&#8217;eccezione dei bambini tra 3 e 5 anni, che in un caso su due non praticano sport, il calo è visibile in tutte le altre fasce d&#8217;età. I sedentari scendono al 21,7% tra 6 e 10 anni, al 17,2% tra 11 e 14, al 19,3% tra 15 e 17. Tuttavia, <strong>anche dopo la fine della pandemia, la quota di bambini e ragazzi che non fanno sport resta vicina a un caso su cinque</strong>.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-il-picco-in-pandemia-torna-a-ridursi-la-quota-di-minori-sedentari/">Dopo il picco in pandemia, torna a ridursi la quota di minori sedentari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-il-picco-in-pandemia-torna-a-ridursi-la-quota-di-minori-sedentari/">Percentuale di minori che non praticano sport né attività fisica (2005-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(consultati: venerdì 2 Febbraio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-284220"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>A fronte di un recupero ancora parziale rispetto alla fase pre-Covid, non è secondario chiedersi <strong>quali fattori ne siano alla base</strong>. In passato, abbiamo avuto modo di raccontare come il <a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-motivi-economici-vengono-citati-in-oltre-il-20-dei-casi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fattore economico non sia affatto residuale</a> sulla scelta di praticare sport. Nuovi dati, provenienti dalle indagini Istat sulla condizione dei minori, sembrano indicare che anche dopo la pandemia tale tendenza resti attuale.</p>



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					Povertà educativa                </label>
				                <p>Presenza e qualità dei servizi nei comuni su scuola, cultura, sport e servizi sociali.</p>
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					Governo e Parlamento                </label>
				                <p>Covid, leggi, attuazioni, voti rilevanti, cambi di gruppo, assenze e presenze.</p>
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				                <p>Approvazione e attuazione delle riforme, allocazione e avanzamento degli investimenti.</p>
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					Abruzzo                </label>
				                    <i class="fs-15"> - Ogni mese</i>
				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
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<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto della deprivazione sul tempo libero e la pratica sportiva dei minori</h3>



<p>Anche nel 2022, il <strong>rischio di povertà o esclusione sociale ha colpito i minori molto più della media della popolazione</strong>. Parliamo di coloro che attraversano un rischio di povertà a causa del reddito familiare, vivono in una famiglia a bassa intensità di lavoro o si trovano in condizioni di severa deprivazione materiale.</p>



<p>Si trovano in questa situazione il 28,8% dei bambini e ragazzi di età inferiore a 16 anni, a fronte del 24,4% della media della popolazione. Un dato coerente con quello sulla <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-restano-la-fascia-piu-colpita-dalla-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">povertà assoluta, anch&#8217;essa prevalente proprio tra i minori</a>.</p>


<div id="584-i-minori-in-condizione-di-deprivazione-sociale-che-non-possono-permettersi-attivita-di-svago-fuori-casa-a-pagamento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>L&#8217;impatto che queste tendenze possono avere sulla vita quotidiana</strong> di ragazze e ragazzi non va sottovalutato. <strong>A partire dalla fruizione del tempo libero</strong>, chi nasce in una famiglia a rischio esclusione si trova molto più spesso a dover rinunciare alle attività pomeridiane tipiche di bambini e adolescenti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">58,4% </span>i minori in condizione di deprivazione sociale che non possono permettersi attività di svago fuori casa a pagamento.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;<strong>impossibilità di potersi permettere un&#8217;attività di svago fuori da casa a pagamento</strong> è uno degli item di deprivazione minorile citati più frequentemente nelle risposte ai questionari sulla condizione di vita delle famiglie. Viene indicato per quasi un minore su 10 (9,1%); tra quelli in condizione di deprivazione, sfiora addirittura il 60% nel 2021 (58,4%). In entrambi i casi, con <a href="https://www.istat.it/it/files//2023/12/Deprivazione_minori_6_12.pdf#page=10" target="_blank" rel="noreferrer noopener">valori in crescita rispetto alla precedente rilevazione pre-pandemica, nel 2017</a>.</p>



<p>Un chiaro indicatore di come <strong>l&#8217;uso del tempo libero</strong>, e in questo quadro è ragionevole supporre anche la possibilità di praticare sport, <strong>sia uno dei primi aspetti compromessi per i bambini che vivono in famiglie in disagio</strong>.</p>


<div id="valorizzare-le-palestre-scolastiche-e-cruciale-per-laccesso-equo-alle-attivita-sportive" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La valorizzazione delle palestre per diffondere lo sport tra i minori</h3>



<p>Il mancato accesso alle attività sportive per cause economiche pone la questione di come <strong>rendere più equa la possibilità di fare sport</strong>. </p>



<p>Da questo punto di vista, le <strong>palestre scolastiche</strong> rappresentano uno strumento prezioso nella <strong>promozione dello sport tra i minori, a scuola e non solo</strong>. Durante le attività curricolari, per la funzione educativa dell&#8217;educazione fisica nel trasmettere valori come il <strong>rispetto delle regole e degli avversari</strong>, la <strong>lealtà verso i compagni e la squadra</strong>, la <strong>dedizione personale</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_be76bb11b4b7a7252afbca74cf09efbe" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Oltre agli aspetti legati alla crescita e alla salute, lo sport ha una funzione sociale ed educativa insostituibile.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Ma le palestre scolastiche <strong>possono essere valorizzate anche per attività pomeridiane</strong>, diventando un punto di riferimento per le famiglie del territorio, in sinergia con enti locali proprietari, associazioni sportive e di quartiere. Offrendo la <strong>possibilità di fare sport a prezzi calmierati</strong>, per eliminare gli ostacoli legati al costo nell&#8217;accesso alla pratica sportiva. Rappresentando così, specie nelle periferie urbane ma non solo, un presidio sociale e educativo. Tale <strong>questione è centrale non solo per le famiglie meno abbienti</strong>, ma anche per la <strong>tenuta del tessuto sociale</strong> nelle aree più fragili del paese. Nella relazione al parlamento dello scorso anno, il garante dell&#8217;infanzia ha sottolineato il <strong>valore educativo e sociale dello sport</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>(&#8230;) allenatori e tecnici svolgono infatti un compito fondamentale per i ragazzi, a volte rappresentano l’unico punto di riferimento, e per questo è necessario che abbiano consapevolezza del loro ruolo educativo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2023-06/relazione-parlamento-2022-def.pdf" target="_blank">&#8211; Agia, Relazione al parlamento (aprile 2023)</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="meno-palestre-scolastiche-nel-mezzogiorno-e-nelle-aree-interne" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La presenza di palestre nelle scuole</h3>



<p>Il riconoscimento di questo valore educativo e sociale ha portato anche la normativa  nazionale sull&#8217;edilizia scolastica a riconoscere come <strong>prioritaria la presenza di strutture per fare sport nelle scuole</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La programmazione degli interventi (…) deve garantire (…) la disponibilità da parte di ogni scuola di palestre e impianti sportivi di base.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1996-01-11;23!vig=" target="_blank">&#8211; Legge 23/1996, Norme per l&#8217;edilizia scolastica</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Del resto, la premessa per una valorizzazione delle palestre scolastiche per promuovere lo sport è la <strong>disponibilità degli impianti sul territorio</strong>. Nell&#8217;anno scolastico 2022/23 la presenza della palestra è stata dichiarata dagli enti proprietari per oltre un terzo degli edifici esistenti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">35,8% </span>gli edifici scolastici con palestra in Italia.</p>
			        </section>
		

<div id="strillo-testo-block_c189c22ef3afe7261854b251751db571" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle scuole del mezzogiorno la presenza di palestre è minore.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Una quota che supera il 40% nel nord-ovest (41,3%), e si attesta ad alcuni punti da questa soglia nel nord-est (37%) e nel centro Italia (36,7%). <strong>Resta invece piuttosto indietro il mezzogiorno</strong>, in termini di dotazioni sportive nelle scuole. Nel sud continentale il 31,7% degli edifici ha la palestra, nelle isole il 30,1%. Tra le regioni tuttavia, dopo la Liguria (52,4%), è la Puglia a mostrare la presenza più diffusa (48,4%), seguita da Toscana, Veneto e Lombardia (44-45% circa). Agli ultimi posti, con meno di un edificio su 4 dotato di palestra, Sicilia (24,6%), Umbria (23,3%) e Calabria (meno del 20%).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">18,8% </span>gli edifici scolastici con palestra in Calabria.</p>
			        </section>
		


<p>La <strong>dotazione è superiore nei poli</strong>, le città baricentriche in termini di servizi, rispetto alle<strong> aree interne</strong>. Nelle prime, circa 4 edifici su 10 hanno la palestra, nelle seconde 1 su 3 o meno: 33,1% nei comuni intermedi (ad almeno 27,7 minuti dal polo più vicino), 31,3% in quelli periferici (a oltre 40 minuti) e 30,8% in quelli ultraperiferici, distanti più di un&#8217;ora.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cosa sono le aree interne
<br><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="divari-anche-tra-i-capoluoghi-72-a-monza-e-firenze-meno-del-10-a-laquila-forli-catanzaro-e-catania" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/monza-e-firenze-sono-le-citta-capoluogo-con-piu-palestre-scolastiche/">Monza e Firenze sono le città capoluogo con più palestre scolastiche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/monza-e-firenze-sono-le-citta-capoluogo-con-piu-palestre-scolastiche/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di palestra (a.s. 2022/23)</a></h3>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Mim                                                                <br>(pubblicati: martedì 12 Settembre 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-284281"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-284281" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p>Tra le città capoluogo, a <strong>Monza</strong> e <strong>Firenze</strong> circa il 72% degli edifici scolastici attivi nell&#8217;anno scolastico 2022/23 ha la palestra scolastica. Seguono i comuni di Barletta, Andria, Bologna, Savona, Pavia, Lecco e Prato, con oltre 2/3 degli edifici con palestra.</p>



<p>Agli ultimi posti, con <strong>meno del 10% di edifici scolastici statali dotati di palestra</strong>, si trovano i comuni di L&#8217;Aquila e Forlì (entrambe al 8,6%), Catanzaro (8%) e <strong>Catania</strong> (7,3%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/palestre_2022_23/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di palestre scolastiche rispetto al comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Mim, Istat e Dip. Coesione.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/stargordola/50450223521/in/photolist-2jS7zN2-4FJVTX-9SzbVY-5eq4fc-9TeT4Y-e1tNYn-9SstWT-9Szb1d-7n3zdX-8Dku7-2jS3ZMK-9SwhJk-2jS7zrF-2jS8sG2-2jS8s98-2jS3ZqC-2dbw1-NZh7i-2jS8sKy-GY6yXj-jKBXCs-2jS3ZYw-2jS8sbn-NYJwU-2jS3ZUt-9SwfK2-9Sz8EY-2jS3ZsG-6aTAoP-9ScjJn-a2N3X9-9TPoiv-9Svjmj-eXyv79-9TeVVd-5dJFEM-9Tc9M4-9TSc5C-8wpfUe-8DiYZ-bhzHak-9UwbNn-4TqpsP-EgfZtC-9UyTnW-NSR6S7-9Swnik-6vB2fo-8azcVJ-8BgKyA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Star Basket (Flickr)</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lo-sport-a-scuola-per-riavvicinare-i-giovani-alla-pratica-sportiva/">Lo sport a scuola per riavvicinare i giovani alla pratica sportiva</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanto è cresciuto l&#8217;astensionismo nelle 4 maggiori città italiane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quanto-e-cresciuto-lastensionismo-nelle-4-maggiori-citta-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Oct 2021 07:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=163775</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con la scarsa affluenza alle amministrative si è tornati a parlare di astensionismo. Fenomeno in crescita: 20 anni fa la partecipazione alla scelta dei sindaci nelle grandi città superava il 70%, oggi è scesa sotto il 50%. Sono soprattutto le periferie a disertare il voto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-e-cresciuto-lastensionismo-nelle-4-maggiori-citta-italiane/">Quanto è cresciuto l&#8217;astensionismo nelle 4 maggiori città italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;attenzione rivolta alle elezioni amministrative appena concluse è stata<strong> paragonabile a quella riservata alle elezioni politiche nazionali</strong>. Un appuntamento sentito come cruciale da media, leader e partiti.</p>
<p>Del resto, <strong>nell&#8217;ambito dei turni elettorali locali, quello chiuso con i ballottaggi del 17 e 18 ottobre era senza dubbio il più decisivo</strong>. Non solo per i 12 milioni di italiani chiamati alle urne. Ma soprattutto perché tra i <a href="https://dait.interno.gov.it/documenti/elenco-enti-amministrative-2021-reg-statuto-ordinario.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">1.154 comuni andati al voto</a> nelle regioni a statuto ordinario c&#8217;erano le <strong>4 maggiori città italiane</strong>: Roma, Milano, Napoli e Torino.</p>
<p>Comprensibile quindi che sulla scelta dei sindaci vi fosse così tanta attesa, e che le forze politiche vivessero l&#8217;occasione come un verdetto sulla loro linea politica. Tuttavia molta meno attenzione, salvo i soliti commenti di rito soprattutto degli sconfitti, è stata riservata al <strong>convitato di pietra delle elezioni</strong>. Ovvero l&#8217;<strong>alto tasso di astensionismo, in particolare proprio nelle grandi città</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">52% </span>gli astensionisti nel primo turno delle amministrative nelle 4 maggiori città italiane.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Al <strong>primo turno</strong>, hanno votato meno della metà dei romani (48,54%), dei milanesi (47,72%), dei napoletani (47,17%) e dei torinesi (48,08%). La quota è scesa ulteriormente nei comuni andati al <strong>ballottaggio</strong>, attestandosi al 42% degli aventi diritto a Torino e addirittura al 40,7% a Roma.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Dal &#8217;93 a oggi i votanti al primo turno delle amministrative sono scesi del 41% nelle 4 maggiori città.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Dati <strong>particolarmente preoccupanti, se letti in serie storica</strong>. Da quando si vota direttamente per il sindaco, <strong>tutte le 4 maggiori città italiane hanno sempre votato negli stessi turni elettorali</strong>: 1993, 1997, 2001, 2006, 2011, 2016 e 2021. Fa eccezione Roma, che ha saltato il turno del 2011 essendo andata al voto anticipatamente nel 2008. Ma si è riallineata con le amministrative del 2016, poiché sciolta nuovamente in anticipo per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, durante il mandato di Ignazio Marino (2013-15).</p>
<p>Questa singolare coincidenza consente di confrontare l&#8217;andamento dell&#8217;<strong>astensionismo nelle maggiori città italiane dal &#8217;93 a oggi</strong>. Partiamo dagli aventi diritto al voto: sommando i residenti sopra i 18 anni nelle 4 città si tratta <strong>circa 5 milioni di persone</strong>. Più precisamente 5,2 milioni nel 1993, scesi fino a 4,85 milioni nelle ultime due tornate (2016 e 2021). Molto più repentino è stato il calo dei votanti al primo turno: da 3,9 milioni nel 1993 (pari al 76,37% degli aventi diritto), a poco più di 2,3 milioni nel 2021 (48%).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/rispetto-al-93-laffluenza-alle-comunali-delle-grandi-citta-e-calata-di-oltre-28-punti/">Rispetto al &#8217;93 l&#8217;affluenza alle comunali delle grandi città è calata di oltre 28 punti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/rispetto-al-93-laffluenza-alle-comunali-delle-grandi-citta-e-calata-di-oltre-28-punti/">Affluenza per le comunali delle 4 città maggiori dalla prima elezione diretta del sindaco a oggi</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_163849_tab3"><p>Ai fini dell&#8217;elaborazione, sono stati sommati elettori e votanti al primo turno nelle 4 città più popolose (Roma, Milano, Napoli, Torino). Dal 1993 questi comuni hanno sempre votato nello stesso turno elettorale (con l&#8217;eccezione di Roma, che non ha votato nel 2011 ma nel 2008 e nel 2013). Per questo caso specifico, nell&#8217;anno elettorale 2011 per Roma è stata considerata l&#8217;elezione del 2013. Nel 2001 il turno amministrativo è coinciso con le elezioni politiche.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eligendo - Ministero dell'interno                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 19 Ottobre 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-163849"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-163849" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>In termini assoluti parliamo quindi di <strong>1,6 milioni di votanti in meno</strong> nel trentennio compreso tra il 1993 e il 2021. Nel periodo considerato, Roma da sola ha "perso" 679mila votanti (con l'affluenza scesa dal 78,7% al 48,5%). Milano 442mila (dal 78,1% al 47,7%), Napoli quasi 223mila (dal 67% al 47,2%), Torino oltre 300mila (dal 77,1% al 48,1%).</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-1,65 mln </span>votanti in meno nelle 4 città maggiori dalla prima elezione diretta dei sindaci.</p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Se si considerano i ballottaggi, il confronto è ancora più impressionante</strong>. Le due città che hanno atteso il 18 ottobre per l'elezione del sindaco, Torino e Roma, erano già andate al secondo turno rispettivamente in 5 e 6 occasioni dal 1993 a oggi.</p>
<p><strong>Nella Capitale il ballottaggio del '93</strong> - segnato dal primo vero scontro bipolare della nascente seconda repubblica, Fini (centrodestra) contro Rutelli (centrosinistra) - <strong>aveva visto una mobilitazione addirittura superiore al primo turno</strong>. Ovvero 1,85 milioni di persone (79,9% dell'elettorato) contro 1,82 milioni di due settimane prima (78,7%), quasi 26mila votanti in più.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/roma-votanti-dimezzati-rispetto-al-ballottaggio-del-1993/">Roma, votanti dimezzati rispetto al ballottaggio del 1993</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/roma-votanti-dimezzati-rispetto-al-ballottaggio-del-1993/">Confronto tra i votanti di I e II turno nelle elezioni comunali di Roma dal '93 a oggi</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_163861_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_163861_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_163861_tab3"><p>Elezione decisa al I turno nel 1997 e nel 2006.</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eligendo - Ministero dell'interno                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 19 Ottobre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/10/roma-votanti-dimezzati-rispetto-al-ballottaggio-del-1993.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-163861"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-163861" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Circostanza che non si è più ripetuta: l'<strong>astensionismo al ballottaggio è cresciuto nell'arco dei trent'anni</strong>. Dal 74% dei votanti nel 2001 la quota di votanti mobilitati al secondo turno è scesa al 40,7% registrato pochi giorni fa.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>A Torino astensionismo in calo nei ballottaggi tra 1993 e 2001.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Discorso in parte analogo per <strong>Torino</strong>, dove un <strong>calo della partecipazione tra primo e secondo turno è una costante di tutta la serie storica</strong>. Tuttavia il ballottaggio ha mobilitato in modo crescente gli elettori del capoluogo piemontese tra gli anni '90 e i 2000. Erano infatti 515mila i votanti recatisi al secondo turno del 1993, cresciuti fino a <strong>oltre 550mila nel 1997 e 2001 (70% circa)</strong>. Per 15 anni non abbiamo dati, dal momento che i sindaci di Torino sono stati eletti al primo turno. <strong>Nel 2016 la partecipazione al ballottaggio è scesa al 54,4%</strong> (378mila elettori)<strong> e poi ancora al 42,1% nel 2021</strong> (290mila).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/torino-nel-2021-quasi-41mila-votanti-in-meno-tra-primo-turno-e-ballottaggio/">Torino, nel 2021 quasi 41mila votanti in meno tra primo turno e ballottaggio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/torino-nel-2021-quasi-41mila-votanti-in-meno-tra-primo-turno-e-ballottaggio/">Confronto tra i votanti di I e II turno nelle elezioni comunali di Torino dal '93 a oggi</a></h3>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_163878_tab3"><p>Elezione decisa al I turno nel 2006 e nel 2011.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eligendo - Ministero dell'interno                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 19 Ottobre 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-163878"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>L'effetto astensionismo sull'elezione del sindaco</h3>
<p>Il calo nella partecipazione elettorale non ha ovviamente alcun impatto pratico sulla scelta del sindaco e del consiglio comunale. Tuttavia, in termini di legittimazione politica, è significativo osservare come il <strong>numero di voti assoluti raccolti dal vincitore sia progressivamente diminuito a ogni tornata elettorale</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>In 3 passate elezioni il candidato sconfitto al ballottaggio aveva preso più voti dei 565mila necessari a Gualtieri per vincere.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Sia a Roma, dove<strong> i sindaci tra il 1993 e il 2006 venivano eletti (al primo turno o al ballottaggio) con circa 900mila voti, pari al 40% degli aventi diritto</strong>.</p>
<p>Così Rutelli nel '93 (956mila voti al secondo turno, dopo un primo con 684mila) e nel '97 (eletto in prima battuta con 983mila preferenze), nonché Veltroni nel 2001 (871mila al ballottaggio) e nel 2006 (926mila al primo turno). <strong>Da allora tutti i sindaci successivi hanno sempre vinto al secondo turno</strong>: Alemanno (783mila voti, 33,4%), Marino (664mila, 28,2%), Raggi (770mila, 32,6%) e Gualtieri (565mila, 24%).</p>
<p>Sono <strong>3 i ballottaggi del passato in cui il candidato sconfitto aveva comunque ottenuto un risultato più elevato dell'attuale vincitore</strong>. Parliamo di Fini nel 1993, con 844.030 voti, Tajani nel 2001 con 799.363 e Rutelli nel 2008 con 676.850.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2008-i-sindaci-eletti-nella-capitale-hanno-raccolto-al-massimo-il-voto-di-un-romano-su-3/">Dal 2008 i sindaci eletti nella Capitale hanno raccolto al massimo il voto di un romano su 3</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2008-i-sindaci-eletti-nella-capitale-hanno-raccolto-al-massimo-il-voto-di-un-romano-su-3/">Numero di voti raccolti dal sindaco per conseguire l'elezione (al primo turno o al ballottaggio) sul totale degli aventi diritto (1993-2021)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_163982_tab3"><p>Nell&#8217;elaborazione sono confrontati il numero di voti raccolti dal sindaco eletto per conseguire l&#8217;elezione con il totale degli aventi diritto al voto.</p>
<p>Accanto all&#8217;anno di elezione sono indicati il nome del sindaco eletto e, tra parentesi, se l&#8217;elezione è avvenuta al primo o secondo turno.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eligendo - Ministero dell'interno                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 19 Ottobre 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-163982"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Così a Torino, dove il<strong> massimo consenso elettorale è stato raccolto da Chiamparino nel 2006</strong> (308mila voti, il 42% degli aventi diritto), quota scesa negli anni successivi. Né Appendino nel 2016 né Lo Russo nel 2021, eletti entrambi al ballottaggio, hanno raggiunto il 30% dei cittadini torinesi.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2016-il-sindaco-e-eletto-da-meno-del-30-dei-torinesi/">Dal 2016 il sindaco è eletto da meno del 30% dei torinesi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2016-il-sindaco-e-eletto-da-meno-del-30-dei-torinesi/">Numero di voti raccolti dal sindaco per conseguire l'elezione (al primo turno o al ballottaggio) sul totale degli aventi diritto (1993-2021)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eligendo - Ministero dell'interno                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 19 Ottobre 2021)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="dal-2016-il-sindaco-e-eletto-da-meno-del-30-dei-torinesi"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-164005"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>Astensionismo e periferie</h3>
<p>Nelle grandi città, sono soprattutto le periferie a disertare maggiormente le urne. A Roma, rispetto a una media di quasi 49 votanti su 100 al primo turno, <strong>si va dal 56% del II municipio</strong> (semicentrale e comprendente zone eterogenee, come Flaminio, Parioli e San Lorenzo) <strong>al 43% del VI</strong>. Ovvero il municipio dell'estrema periferia est, il cosiddetto "municipio delle Torri", comprendente Torre Spaccata, Torre Maura, Giardinetti-Tor Vergata, Torre Angela, Borghesiana.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-maggior-astensionismo-nellestrema-periferia-est-della-capitale/">Il maggior astensionismo nell&#8217;estrema periferia est della Capitale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-maggior-astensionismo-nellestrema-periferia-est-della-capitale/">Percentuale di votanti al 1° turno sugli aventi diritto nelle elezioni municipali di Roma del 2021 per municipio</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Roma Capitale                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 19 Ottobre 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-163934"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Una tendenza <strong>confermata dal ballottaggio</strong>. Nel II municipio l'affluenza (pure scesa del 12%) si attesta comunque attorno al 48%. Nel VI, il numero di votanti cala del 24% (da 77 a 58mila), con un'affluenza che non raggiunge un terzo degli aventi diritto (32,5%)</p>
<p>La diffusa rinuncia delle periferie al voto per la scelta dell'amministrazione locale appare confermata anche nell'altra città andata al ballottaggio, Torino. Qui in media al primo turno aveva votato il 48% dei cittadini. Con un <strong>divario di oltre 8 punti tra la circoscrizione 1 </strong>(che include il centro storico, al 51,4% di affluenza) e la 6 (comprendente quartieri come Barriera Di Milano, nella periferia nord, al 42,9%).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/e-la-periferia-nord-di-torino-a-mostrare-il-maggior-astensionismo/">È la periferia nord di Torino a mostrare il maggior astensionismo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/e-la-periferia-nord-di-torino-a-mostrare-il-maggior-astensionismo/">Percentuale di votanti al 1° turno sugli aventi diritto nelle elezioni comunali di Torino del 2021 per circoscrizione</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Comune di Torino                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 18 Ottobre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/10/e-la-periferia-nord-di-torino-a-mostrare-il-maggior-astensionismo.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-163919"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-163919" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Anche in questo caso, un <strong>dato pienamente confermato nei ballottaggi</strong>. Con il numero di votanti che cala del 7,7% nella circoscrizione più centrale (47,5% degli aventi diritto andati a votare) e di oltre il 15% nelle circoscrizioni settentrionali, la 5 e la 6. Qui poco più di un torinese su 3 è andato a votare al secondo turno.</p>
<p>Foto credit: <a href="https://search.creativecommons.org/photos/74709a6b-4b55-4cc2-8282-020a205c9973" target="_blank" rel="noopener noreferrer">davidaola (Flickr)</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/?ref=ccsearch&amp;atype=rich" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-e-cresciuto-lastensionismo-nelle-4-maggiori-citta-italiane/">Quanto è cresciuto l&#8217;astensionismo nelle 4 maggiori città italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La dimensione sociale e educativa nei problemi delle periferie</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-dimensione-sociale-e-educativa-nei-problemi-delle-periferie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2019 06:58:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=41709</guid>

					<description><![CDATA[<p>I problemi delle periferie riguardano tanti aspetti diversi, su cui possono avere un ruolo fondamentale i presidi sociali e educativi. Alcuni dati per mettere a fuoco la questione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-dimensione-sociale-e-educativa-nei-problemi-delle-periferie/">La dimensione sociale e educativa nei problemi delle periferie</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I problemi delle periferie possono coinvolgere tanti aspetti diversi. <strong>Disagio economico</strong>, carenza di <strong>servizi</strong>, <strong>povertà educativa</strong>. <strong>Fattori che si influenzano a vicenda</strong> e insistono su territori con un tessuto sociale fragile.</p>
<h3>Portare i dati nel dibattito sul tema</h3>
<p>Per affrontare questi temi con cognizione di causa è necessario <strong>partire dai dati reali</strong>. Quanti sono i ragazzi che abbandonano la scuola su un territorio? Che relazione c&#8217;è con la percentuale di famiglie in disagio? Di che tipo di servizi dispongono quelle famiglie e i loro figli?</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.openpolis.it/25_la-dimensione-sociale-e-educativa-nei-problemi-delle-periferie/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica l&#8217;articolo<br />
<br><strong>in versione pdf</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Informazioni che non sempre esistono nella misura e con l&#8217;aggiornamento che sarebbe utile per impostare il dibattito. Nell&#8217;ultimo decennio sono stati fatti molti sforzi per <strong>aumentare la quantità e la qualità di dati disponibili sulla condizione dei minori</strong>. Nella consapevolezza, come ribadito dal Centro di ricerca Innocenti dell’<a href="https://www.unicef.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unicef</a> che</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>(&#8230;) la disponibilità di dati aggiornati è già di per sé un indicatore di quanto l&#8217;impegno di proteggere i bambini venga preso sul serio.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.unicef.it/Allegati/Report_Card_10_1.pdf" target="_blank">- Istituto degli innocenti, Report card 10 (2012)</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Purtroppo, <strong>nonostante i passi in avanti, i limiti alle analisi non mancano</strong>. A partire dal fatto che per analizzare la condizione dei bambini nelle periferie servono dati sub-comunali aggiornati, quando spesso quelli a livello comunale risalgono in tanti casi al censimento 2011. E a volte neanche i primi sono sufficienti.</p>
<h3>Quando il dato medio non spiega tutto</h3>
<p>Vediamo perché con il caso della Capitale. Roma si compone di 15 municipi, a loro volta divisi in 155 zone urbanistiche. Queste sono ripartite in oltre 13mila sezioni di censimento. A seconda del livello territoriale che scegliamo per l&#8217;analisi possono emergere elementi diversi.</p>
<p><strong>In media a Roma, in base ai dati raccolti nel censimento 2011, circa il 2,1% delle famiglie si trova in potenziale disagio economico</strong>. Un dato intermedio: inferiore a quello delle maggiori città del sud, ma superiore a quelle del centro-nord.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-del-sud-piu-famiglie-in-disagio/">Nelle città del sud più famiglie in disagio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-del-sud-piu-famiglie-in-disagio/">Percentuale di famiglie in potenziale disagio economico nei capoluoghi delle città metropolitane</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat (censimento 2011)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 24 Gennaio 2017)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-28043"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-28043" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Scendendo a livello di <strong>municipi</strong>, i <strong>dati sulla condizione sociale ed economica mostrano forte variabilità</strong>. Sono soprattutto il X (Ostia e il litorale) e il VI municipio (periferia est) a presentare le maggiori criticità potenziali. Ad esempio, a fronte di un reddito medio che nel comune è pari a circa 25mila euro (dato 2011), si passa ai 17mila del VI municipio ai 23mila del X. Oppure in termini di valori immobiliari medi: se il dato medio comunale (2016) è di 3.062 euro al metro quadro, nel VI municipio si scende a circa duemila euro e nel X si va dai 2.000 ai 2.500 circa.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/famiglie-in-disagio-economico-nei-municipi-di-roma/">Famiglie in disagio economico nei municipi di Roma</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/famiglie-in-disagio-economico-nei-municipi-di-roma/">Percentuale di famiglie in potenziale disagio economico (2011)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat, censimento 2011                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/04/disagio-famiglie.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-42213"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Ma per quanto il dato municipale mostri già una vista subcomunale, dice ancora poco sulla reale condizione sociale ed economica delle periferie. La ragione è che i municipi tengono insieme territori molto vasti. Spesso seguono il tracciato delle vie consolari, racchiudendo al loro interno parti di centro e di periferia. Infatti<strong> se scendiamo a livello di zone urbanistiche la mappa racconta una storia ancora diversa</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/famiglie-in-disagio-economico-nelle-zone-urbanistiche-di-roma/">Famiglie in disagio economico nelle zone urbanistiche di Roma</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/famiglie-in-disagio-economico-nelle-zone-urbanistiche-di-roma/">Percentuale di famiglie in potenziale disagio economico (2011)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat, censimento 2011                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/04/disagio-famiglie-zu.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-42237"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-42237" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			<br />
        <section class="blockquote">
							<p>La profondità territoriale dei dati fa la differenza sulla possibilità di analisi.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Emergono infatti alcuni elementi che con i dati per municipio non era possibile vedere. Solo alcuni esempi. <strong>La quota di famiglie in potenziale disagio economico tende ad essere più alta fuori dal raccordo anulare</strong>. Ma anche in centro ci sono zone che presentano maggiori difficoltà (come l'Esquilino). Il X municipio non è un insieme indistinto: si va da Ostia nord (oltre il 3% di famiglie in potenziale disagio) ad altre zone con valori al di sotto della media comunale.</p>
<p>Tornando alla distribuzione rispetto al gra<strong> è interessante osservare due cose</strong>: l'elevata incidenza nelle periferie orientali fuori dal raccordo, e il fatto che spesso le zone più in disagio sono anche quelle con la quota più alta di bambini e ragazzi.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-roma-la-quota-di-minori-e-piu-alta-fuori-dal-raccordo/">A Roma la quota di minori è più alta fuori dal raccordo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-roma-la-quota-di-minori-e-piu-alta-fuori-dal-raccordo/">Percentuale di minori sul totale dei residenti in ciascuna zona urbanistica di Roma (2017)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Roma Capitale                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 31 Dicembre 2017)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/11/Minori-residenti-a-Roma.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-31838"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-31838" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>Un problema anche educativo</h3>
<p>Il tema della<strong> condizione materiale è strettamente legato a quello dell'istruzione</strong>. La carenza di strumenti culturali e di reti sociali riduce anche la possibilità di trovare un lavoro stabile e ben retribuito in futuro. Ed è molto più probabile che accada nelle famiglie già deprivate dal punto di vista educativo.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2/3 </span>dei bambini con i genitori senza diploma restano con lo stesso livello d’istruzione, rispetto a una media Ocse del 42%.</p>
			        </section>
		</p>
<p>In questo modo <strong>si alimenta un circolo vizioso, che porta all'ereditarietà della condizione sociale, economica, educativa</strong>. I dati raccolti nel censimento 2011, e le elaborazioni svolte da Istat per la commissione periferie, aiutano a inquadrare meglio quanto ciò impatti sulla situazione delle periferie.</p>
<p>A Roma, al censimento 2011, il <strong>72,5% della popolazione tra 25 e 64 anni risultava diplomata o laureata</strong>. Un dato che varia molto tra i diversi municipi e le zone che lo compongono. Prendiamo 3 territori: i due che avevamo visto presentare maggiori difficoltà potenziali (VI e X) e uno più benestante, il II. Questo municipio a nord del centro storico ospita tra le altre zone come Parioli, Nomentano, Flaminio.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/divari-nei-livelli-di-istruzione-nella-capitale/">Divari nei livelli di istruzione nella Capitale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/divari-nei-livelli-di-istruzione-nella-capitale/">Percentuale di adulti con diploma o laurea (livello minimo e massimo in 3 municipi della Capitale)</a></h3>
                                    </div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 24 Gennaio 2017)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/04/divari-nei-livelli-di-istruzione-nella-capitale.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-42255"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-42255" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			<br />
        <section class="blockquote">
							<p>Nel VI municipio la zona con più adulti diplomati è comunque al di sotto della media comunale.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Nel II municipio</strong>, il più centrale dei 3 esaminati,<strong> la zona urbanistica con meno adulti diplomati è comunque superiore di 5 punti alla media romana</strong> (77% contro il 72,5%). In quella "più istruita" il dato sfiora il 90%. Il <strong>X municipio</strong>, come avevamo già rilevato per le famiglie in disagio, presenta un'<strong>elevata variabilità</strong>. La zona con meno adulti istruiti si colloca molto al di sotto della media romana (59,4%). Quella con più istruzione però supera la media di 10 punti (83%). Nel <strong>VI municipio</strong>, la periferia est, l'area di Roma con più minori, la situazione è meno articolata. <strong>La zona urbanistica con più adulti diplomati è di poco al di sotto della media (69%)</strong>. In quella con meno diplomati o laureati la quota non raggiunge il 50%.</p>
<h3>Investire nell'educazione per spezzare questo circolo vizioso</h3>
<p>Nella loro parzialità, questi dati indicano in modo nitido il legame tra la condizione educativa e quella economica. <strong>Un legame che solo un forte investimento nei presidi educativi e sociali può spezzare</strong>.</p>
<p>Ad esempio <strong>estendendo i servizi per i bambini e gli adolescenti, dagli asili nido alle scuole, dagli biblioteche alle aree gioco</strong>. La periferia orientale, essendo l'area della Capitale con più minori, è anche sottoposto a una maggiore pressione in questo senso.</p>
<p>È emblematico in questo senso il dato sull'<strong>offerta di asili nido nel VI municipio</strong>, ricostruita nel report <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/dentro-roma-155-citta-diverse-nellofferta-di-asili-nido/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Asili nido a Roma</a>. Quest'area della città è quella con la maggiore domanda potenziale. Quindi anche in zone dove il servizio è presente, i posti sono molto inferiori al bacino esistente. Ad esempio a Torre Angela, ci sono<strong> 34 posti ogni 100 bambini</strong>: <strong>un dato - letto in percentuale - tutto sommato positivo</strong> se si considera la media italiana e gli obiettivi europei e nazionali. <strong>Ma in termini assoluti, significa che ci sono 840 posti rispetto a quasi 2.500 residenti tra 0 e 2 anni</strong>.</p>
<p>Un dato che mostra come estendere questo tipo di servizi in zone con forti criticità come le periferie, possa fare la differenza anche in termini di coesione sociale.</p>
<h3>Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, municipio per municipio</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+I).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio I</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+II).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio II</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+III).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio III</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+IV).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio IV</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+V).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio V</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+VI).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio VI</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+VII).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio VII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+VIII).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio VIII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+IX).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio IX</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+X).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio X</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+XI).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio XI</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+XII).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio XII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+XIII).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio XIII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+XIV).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio XIV</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+XV).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio XV</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulle famiglie in disagio a Roma è l'elaborazione che Istat ha svolto per la commissione periferie nella scorsa legislatura. L'istituto di statistica li ha elaborati a partire dai dalle informazioni raccolte in occasione del censimento 2011.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-dimensione-sociale-e-educativa-nei-problemi-delle-periferie/">La dimensione sociale e educativa nei problemi delle periferie</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché è un errore aver bocciato la commissione periferie</title>
		<link>https://www.openpolis.it/perche-e-un-errore-aver-bocciato-la-commissione-periferie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 07:42:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=40778</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella scorsa legislatura aveva fatto luce sulla condizione nelle aree urbane. La proposta di proseguire queste attività con una commissione bicamerale è stata respinta da Movimento 5 stelle e Lega. Ecco perché quel lavoro è ancora prezioso ed è un errore abbandonarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/perche-e-un-errore-aver-bocciato-la-commissione-periferie/">Perché è un errore aver bocciato la commissione periferie</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26 marzo la camera ha bocciato la <a href="https://parlamento18.openpolis.it/singolo_atto/3868" target="_blank" rel="noopener">proposta</a> di istituire una commissione d&#8217;inchiesta sulle periferie. Un organo simile a quello che aveva lavorato nella scorsa legislatura, ma bicamerale, e che quindi richiedeva l&#8217;approvazione di una legge per diventare operativo. I gruppi di maggioranza, M5s e Lega, hanno approvato un <a href="https://parlamento18.openpolis.it/votazione/camera/ddl-n-pdl-696-a-e-abb-em-1-2/6674" target="_blank" rel="noopener">emendamento che ne sopprime interamente il testo</a>.</p>
<p><strong>Una scelta inaspettata</strong>, visto che il lavoro della precedente commissione era stato accolto con favore dalle forze politiche e sociali. <a href="https://www.openpolis.it/perche-lesperienza-della-commissione-periferie-non-va-abbandonata/" target="_blank" rel="noopener">Come avevamo avuto modo di raccontare</a>, era stata l&#8217;<strong>occasione per riportare al centro dell&#8217;agenda politica le periferie e chi ci abita</strong>.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/perche-lesperienza-della-commissione-periferie-non-va-abbandonata/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai a<br />
<br><strong>Perché l’esperienza della commissione periferie non va abbandonata</strong></a>.</p>
        </section>
		<br />
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7 milioni </span>le persone che vivono nelle aree periferiche o intermedie dei capoluoghi di città metropolitana.</p>
			        </section>
		</p>
<p>In circa un anno di attività, la precedente commissione d&#8217;inchiesta aveva ascoltato cittadini, associazioni, comitati di quartiere, esperti e istituzioni. Producendo una <a href="http://documenti.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/022bis/019/INTERO.pdf" target="_blank" rel="noopener">relazione finale</a> utile al legislatore e all&#8217;esecutivo per impostare le politiche pubbliche sulle aree urbane.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Servono per indagare su materie di interesse pubblico, con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&amp;p=18006">
                "Cosa sono e cosa fanno le commissioni d’inchiesta"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Ma oltre a portare nelle aule parlamentari le testimonianze degli abitanti delle periferie, <strong>era stata l&#8217;occasione per rilasciare una serie di dati sulla condizione economica e sociale nelle aree metropolitane</strong>. Informazioni spesso inedite, rielaborate da Istat appositamente per la commissione d&#8217;inchiesta.</p>
<p><strong>Queste premesse lasciavano immaginare un consenso unanime</strong>, o quasi, sull&#8217;istituzione di una nuova commissione d&#8217;inchiesta sul fenomeno. Anche perché le diverse proposte in questo senso erano state<strong> firmate in modo piuttosto trasversale</strong>.</p>
<h3>Genesi e bocciatura della proposta</h3>
<p>Tra le firme a sostegno della proposta <a href="https://parlamento18.openpolis.it/parlamentare/cosa/id/6429/sf_highlight/andrea+de+maria" target="_blank" rel="noopener">De Maria (Pd)</a>, depositata il 6 giugno scorso, <a href="http://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.696.18PDL0014740.pdf" target="_blank" rel="noopener">compare quella dell&#8217;ex vicepresidente della commissione periferie</a>, l&#8217;attuale viceministro dell&#8217;economia <a href="https://parlamento18.openpolis.it/parlamentare/cosa/id/685925/sf_highlight/laura+castelli" target="_blank" rel="noopener">Laura Castelli (M5s)</a>.</p>
<p>A questa proposta ne erano state abbinate anche altre analoghe, depositate da deputati di <a href="https://parlamento18.openpolis.it/atto/index/id/9265/sf_highlight/stato+di+degrado+delle+citt+e+delle+loro+periferie" target="_blank" rel="noopener">Forza Italia</a>, <a href="https://parlamento18.openpolis.it/atto/index/id/14528/sf_highlight/stato+di+degrado+delle+citt+e+delle+loro+periferie" target="_blank" rel="noopener">Fratelli d&#8217;Italia</a> e <a href="https://parlamento18.openpolis.it/atto/index/id/7599/sf_highlight/stato+di+degrado+delle+citt+e+delle+loro+periferie" target="_blank" rel="noopener">Noi con l&#8217;Italia-Usei</a>. Segno di una <strong>importante convergenza degli schieramenti politici su una questione cruciale</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">4 </span>proposte di legge alla camera per istituire la commissione periferie.</p>
			        </section>
		</p>
<p>E infatti durante l&#8217;esame in commissione iniziato ad ottobre <strong>non sembravano esserci contrarietà esplicite, almeno inizialmente</strong>. Ancora il 20 febbraio, i deputati di Lega e 5 stelle chiedevano tempo per arrivare ad un testo condiviso.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Anna Macina (M5s) propone di chiedere un rinvio dell&#8217;avvio della discussione in Assemblea sul provvedimento, attualmente previsto per la giornata di lunedì 25 febbraio prossimo, al fine di svolgere, nel corso della prossima settimana, ulteriori approfondimenti politici tra i gruppi, con l&#8217;obiettivo di definire un testo il più possibile condiviso. Igor Giancarlo Iezzi (Lega) si associa alla richiesta testé formulata dalla deputata Macina.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.camera.it/leg18/824?tipo=C&anno=2019&mese=02&giorno=20&view=&commissione=01&pagina=data.20190220.com01.bollettino.sede00020.tit00020.int00020#data.20190220.com01.bollettino.sede00020.tit00020.int00020" target="_blank">- Resoconto della commissione affari costituzionali, 20 febbraio 2019</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Dilazioni che si sono rivelate inutili: il 13 marzo in commissione <strong>Lega e 5 stelle hanno approvato un emendamento che, invece di riformulare in modo condiviso il testo, lo sopprime interamente</strong>. Stessa scelta in aula, 13 giorni dopo. Pare che in questa legislatura non ci sarà nessuna commissione sulle periferie.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-maggioranza-di-governo-boccia-la-commissione-periferie/">La maggioranza di governo boccia la commissione periferie</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-maggioranza-di-governo-boccia-la-commissione-periferie/">Com'è andato il voto del 26 marzo alla camera dei deputati</a></h3>
                                    </div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>openparlamento                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 28 Marzo 2019)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-41447"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-41447" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>Perché la commissione sarebbe ancora utile</h3>
<p>La contrarietà delle due forze di governo appare ancora<strong> meno comprensibile alla luce del giudizio positivo sulla precedente commissione</strong>.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>(...) è unanimemente riconosciuto il valore del lavoro svolto nella scorsa legislatura dalla commissione di inchiesta sulla sicurezza e sul degrado delle città e delle periferie.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://documenti.camera.it/leg18/resoconti/assemblea/html/sed0143/stenografico.pdf" target="_blank">- Giuseppe Brescia (M5s), intervento in aula del 18 marzo 2019</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Ma allora <strong>come è stato giustificato il no alla costituzione di un organo in continuità con quello che a detta di tutti aveva lavorato bene?</strong> L'argomentazione principale è che dopo la fase dell'analisi e della raccolta dei dati si deve passare alle risposte concrete.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Questo Governo, però, ha già posto in essere diverse e diversificate azioni per fornire delle risposte. E voglio ricordare soltanto a titolo esemplificativo, per esempio, le 96 convenzioni che saranno firmate tra comuni e città metropolitane, che pongono al centro la riqualificazione urbana delle periferie.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://documenti.camera.it/leg18/resoconti/assemblea/html/sed0149/stenografico.pdf" target="_blank">- Anna Macina (M5s), intervento in aula del 26 marzo 2019</a>
									            </div>
        </section>
		<br />
        <section class="blockquote">
							<p>Serve un organo che vigili su come vengono spesi i fondi per le periferie.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Quella tra interventi e monitoraggio è una contrapposizione fuorviante</strong>. Se è vero che l'impegno del governo sulle periferie si misurerà soprattutto sugli interventi concreti, <strong>a maggior ragione è importante che il parlamento sia messo in condizione di vigilare su queste attività</strong>. Evitando, <a href="http://www.regioni.it/newsletter/n-3438/del-09-08-2018/blocco-bando-periferie-la-protesta-dei-sindaci-e-di-alcune-regioni-18497/" target="_blank" rel="noopener">come poteva succedere lo scorso agosto</a>, che i fondi già stanziati sulle periferie vengano bloccati o peggio dirottati. Una scelta abbandonata solo a seguito delle proteste dei sindaci, con l'accordo del 18 ottobre nella <a href="https://www.lavoripubblici.it/documenti2018/lvpb4/Accordo-periferie-18-ottobre-2018.pdf" target="_blank" rel="noopener">conferenza unificata stato-regioni-città</a>.</p>
<p>Ma il lavoro della commissione non sarebbe stato importante solo per vigilare sull'allocazione delle risorse del bando periferie. Essendo una <strong>commissione d'inchiesta</strong>, sarebbe stata dotata - in base alla costituzione - degli stessi poteri e limitazioni dell'autorità giudiziaria. Un potere di indagine a tutto campo quindi, per <strong>far emergere sia quello che non va, sia le buone pratiche da cui ripartire</strong>.</p>
<h3>Perché privarsi dell'opportunità di conoscere meglio il fenomeno?</h3>
<p>C'è anche un altro aspetto che rende poco lungimirante la bocciatura.</p>
<p>Avevamo sottolineato come la scorsa commissione fosse stata l'occasione per produrre - attraverso Istat - nuovi dati sulla condizione delle città italiane e delle loro periferie. Attraverso indicatori e analisi che, purtroppo, in molti casi utilizzavano<strong> informazioni vetuste, in quanto raccolte nell'ultimo censimento del 2011</strong>.</p>
<p>La nuova commissione poteva essere l'occasione per rimettere al lavoro Istat, magari con nuovi dati, attraverso indagini ad hoc o in sinergia con il <a href="https://www.istat.it/it/censimenti-permanenti/popolazione-e-abitazioni" target="_blank" rel="noopener">censimento permanente avviato a ottobre scorso</a>. Un'opportunità che, alla luce del voto della camera, potrebbe essere sprecata. Per questo, a prescindere dalle scelte sulla commissione, sarebbe importante proseguire l'ottimo lavoro di indagine svolto da Istat nella scorsa legislatura.</p>
<p>Foto credit: Flickr <a href="https://www.flickr.com/photos/cristianocani/2745833153/in/photolist-nMiL7Z-nt2RE9-nHtNBL-nMiJnX-nt2HQF-nKkGHb-nKu3H7-nt2DEL-nKwiuD-7WxFTD-9u6ZnZ-9u9zrY-eeQtRT-9u6VTR-9u6zJr-6GHNWj-9ua1Zs-6GHNv1-nt2Dq7-nKwkPt-nKu3v3-nKu4G1-5bD7wV-6GDJ76-6GHGc9-nKeipZ-6GDHBi-nt2Hm4-CNfaY-6GDHZz-9u753D-6GHMAb-6GDKyv-6GDB5i-6GHMv9-6GDEWk-9u725p-6GHKBY-6GDCy8-6GDAze-6GHJzh-6GDAon-6GHFLN-6GDAaM-6GHDPy-6GHELd-9ua87y-8UAb5F-6GDHV2-6GHMdE" target="_blank" rel="noopener">Cristiano Cani</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/" target="_blank" rel="noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/perche-e-un-errore-aver-bocciato-la-commissione-periferie/">Perché è un errore aver bocciato la commissione periferie</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le famiglie con figli sono più in difficoltà</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-famiglie-con-figli-sono-piu-in-difficolta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Oct 2018 10:46:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=27322</guid>

					<description><![CDATA[<p>È cresciuta la povertà tra le famiglie con figli, anche in quelle con un solo bambino. Approfondiamo la condizione delle famiglie in Italia e a Roma e il modo in cui la povertà economica e quella educativa si alimentano a vicenda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-famiglie-con-figli-sono-piu-in-difficolta/">Le famiglie con figli sono più in difficoltà</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia le <strong>famiglie fanno pochi figli</strong>, e il numero di nascite è in calo costante da un decennio. Se nei primi anni 2000 i nuovi nati erano oltre mezzo milione all&#8217;anno,<strong> nel 2017 le nascite sono state meno di 460mila</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/14-di-nascite-tra-2001-e-2017/">-14% di nascite tra 2001 e 2017</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/14-di-nascite-tra-2001-e-2017/">Numero di bambini nati vivi per ogni anno</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
                    <div id="chart_27879_tab1" role="tab" aria-controls="chart_27879_tabpanel1"
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                    </div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 26 Giugno 2018)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/14-di-nascite-tra-2001-e-2017.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="14-di-nascite-tra-2001-e-2017"></div>
						                        
	                                        </div>
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                        <div>
                            <p><label for="embed-chart-27879"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-27879" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;396&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/14-di-nascite-tra-2001-e-2017/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Un <strong>calo dovuto in gran parte a ragioni strutturali</strong>, come <a href="https://www.istat.it/it/files/2018/06/bilanciodemografico2018.pdf#page=3" target="_blank" rel="noopener noreferrer">spiega Istat</a>. La generazione del <em>baby-boom</em> è uscita (o sta uscendo) dall'età riproduttiva. Le generazioni successive però sono molto meno numerose, quindi <strong>una contrazione nel numero di nascite è insita nella nuova struttura demografica</strong>.</p>
<p>È infatti a partire dalla metà degli anni '70 che le famiglie italiane hanno cominciato a fare meno figli, e anche il contributo positivo alla natalità delle donne straniere sta diminuendo.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.openpolis.it/2_le-famiglie-con-figli-sono-piu-in-difficolta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica l'articolo<br />
<br><strong>in versione pdf</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Famiglie con figli più povere</h3>
<p>Accanto a queste tendenze, va tenuto presente che la<strong> nascita di un figlio ha comunque un impatto economico importante</strong>. Aumentano le spese necessarie e diventa più forte la necessità di conciliare la vita lavorativa con quella familiare. Esigenze che possono compromettere gli equilibri del nucleo familiare, soprattutto se è carente l'offerta di servizi, a partire da quelli per la prima infanzia.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/asili-nido-solo-4-regioni-raggiungono-obiettivo-europeo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Quanto sono diffusi gli asili nido in Italia?<br />
<br><strong>Vai all'articolo</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Le<strong> famiglie con figli tendono a trovarsi più spesso in povertà assoluta</strong>, in particolare al crescere del numero dei figli.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Una famiglia si trova in povertà assoluta quando non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                "Che cos&#8217;è la povertà assoluta"</a></span>

            </div>
        </section>
		<br />
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/poverta-piu-frequente-nelle-famiglie-numerose/">Povertà più frequente nelle famiglie numerose</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/poverta-piu-frequente-nelle-famiglie-numerose/">Incidenza della povertà assoluta per alcune tipologie familiari (2017)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 26 Giugno 2018)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-27911"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Nel 2017 l'incidenza della povertà assoluta tra le coppie senza figli è del 5%, valore che cresce al 6,3% tra quelle con un figlio. Supera il 9% nelle famiglie con un solo genitore e nelle coppie con due figli. Tra quelle con almeno tre figli raggiunge il 15,4%. <strong>Una tendenza che negli ultimi anni si è aggravata</strong>.</p>
<h3>Povertà assoluta anche con un solo figlio</h3>
<p>Nel 2005, le famiglie con un solo figlio minorenne in povertà assoluta erano meno del 2%, contando tutti i nuclei familiari, coppie e genitori single. Dodici anni dopo, questa quota è più che quintuplicata e sfiora il 10%. Significa che attualmente una famiglia su 10 con un solo figlio minore versa in povertà assoluta.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/95-delle-famiglie-con-un-solo-figlio-e-in-poverta-assoluta/">9,5% delle famiglie con un solo figlio è in povertà assoluta</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/95-delle-famiglie-con-un-solo-figlio-e-in-poverta-assoluta/">Andamento della povertà assoluta per numero di figli minori (2005-17)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_27922_tab1" role="tab" aria-controls="chart_27922_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/95-delle-famiglie-con-un-solo-figlio-e-in-poverta-assoluta/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="396" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="396" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/95-delle-famiglie-con-un-solo-figlio-e-in-poverta-assoluta-1.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/95-delle-famiglie-con-un-solo-figlio-e-in-poverta-assoluta/">9,5% delle famiglie con un solo figlio è in povertà assoluta - Andamento della povertà assoluta per numero di figli minori (2005-17)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_27922_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_27922_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_27922_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_27922_tab3"><p>In questa elaborazione sono conteggiate tutte le famiglie con figli, sia che si tratti di coppie che di nuclei monogenitoriali.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 26 Giugno 2018)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/95-delle-famiglie-con-un-solo-figlio-e-in-poverta-assoluta-1.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="95-delle-famiglie-con-un-solo-figlio-e-in-poverta-assoluta"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-27922"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-27922" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Percentuale quasi identica (9,7%) per le famiglie con 2 figli (erano il 3,6% nel 2005). Per quelle con 3 figli o più l'incidenza della povertà è doppia (20,9%, in calo rispetto al picco del 26,8% raggiunto nel 2016).</p>
<p>Per queste famiglie numerose il dato è molto alto ma mostra un assestamento nell'ultimo periodo. Al contrario, la crescita della povertà assoluta <strong>tra quelle con un solo figlio non sembra arrestarsi</strong>. Tra 2016 e 2017 l'incidenza è salita di 2 punti percentuali.</p>
<p>Questi dati segnalano una chiara tendenza nazionale nitida. Ma sono <strong>insufficienti per capire in quali zone d'Italia le famiglie si trovino più in difficoltà</strong>, e quindi dove ci sia maggior bisogno di interventi per contrastare la povertà educativa.</p>
<h3>Difficoltà economiche delle famiglie nelle città</h3>
<p>Purtroppo non esistono dati sulla povertà a un simile livello di disaggregazione. Per avere qualche informazione più dettagliata sulla condizione dei minori e dei loro genitori possiamo ricorrere ad un altro indicatore elaborato da Istat a partire dai dati del censimento:<strong> l'incidenza del disagio economico potenziale nelle famiglie</strong>.</p>
<p>In pratica, per ciascun territorio, sono conteggiate le<strong> famiglie con figli dove la persona di riferimento ha meno di 65 anni e in cui nessun componente è occupato</strong> o ritirato dal lavoro. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio. Più è alta la percentuale di questi nuclei sul totale delle famiglie residenti, maggiore sarà l'incidenza potenziale del disagio economico su quel territorio.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-del-sud-piu-famiglie-in-disagio/">Nelle città del sud più famiglie in disagio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-del-sud-piu-famiglie-in-disagio/">Percentuale di famiglie in potenziale disagio economico nei capoluoghi delle città metropolitane</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_28043_tab1">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat (censimento 2011)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 24 Gennaio 2017)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/nelle-citta-del-sud-piu-famiglie-in-disagio.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="nelle-citta-del-sud-piu-famiglie-in-disagio"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-28043"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-28043" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tra i capoluoghi delle città metropolitane, si nota come siano le <strong>città del mezzogiorno a soffrire maggiormente</strong>, con quote che si avvicinano alla doppia cifra a Napoli, Catania e Palermo. Nelle città del centro-nord la percentuale di famiglie in potenziale disagio non arriva al 2%. <strong>Cagliari e Roma si trovano a metà classifica</strong>, con percentuali molto inferiori rispetto alle città del sud, anche se più alte di quelle settentrionali.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2,1% </span>le famiglie in potenziale disagio economico a Roma.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Ma<strong> si tratta solo di valori medi</strong>: in ciascuna di queste aree urbane le <strong>differenze interne possono essere anche molto ampie</strong>. Attraverso i dati rilasciati da Istat in occasione della <a href="https://www.openpolis.it/perche-lesperienza-della-commissione-periferie-non-va-abbandonata/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">commissione periferie</a>, possiamo ricostruirle zona per zona sul territorio del comune di Roma.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/ElencoZ_Urbanistiche_rg_A.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all'elenco delle<br />
<br><strong>zone urbanistiche di Roma</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h4></h4>
<div>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/famiglie-in-disagio-economico-nelle-zone-urbanistiche-di-roma/">Famiglie in disagio economico nelle zone urbanistiche di Roma</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/famiglie-in-disagio-economico-nelle-zone-urbanistiche-di-roma/">Percentuale di famiglie in potenziale disagio economico (2011)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/famiglie-in-disagio-economico-nelle-zone-urbanistiche-di-roma/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="990" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="990" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/04/disagio-famiglie-zu.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/famiglie-in-disagio-economico-nelle-zone-urbanistiche-di-roma/">Famiglie in disagio economico nelle zone urbanistiche di Roma - Percentuale di famiglie in potenziale disagio economico (2011)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_42237_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_42237_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_42237_tab3"><p>Per stimare l’incidenza delle famiglie in potenziale disagio economico, viene calcolato il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli con la persona di riferimento in età fino a 64 anni nelle quali nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro e il totale delle famiglie. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat, censimento 2011                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-42237"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-42237" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</div>
<div></div>
<p>Nel solo comune di Roma si oscilla tra il 7,5% di famiglie in potenziale disagio a Santa Palomba (1.507 residenti, ai confini sud della capitale) allo 0,5% di Pineto (poco meno di 2.000 abitanti, nel XIV municipio).</p>
<h3>Famiglie con figli in difficoltà soprattutto nella periferia est</h3>
<p>Se prendiamo le <strong>10 zone dove le famiglie con figli incontrano maggiori difficoltà, 7 si trovano nel quadrante orientale</strong>.</p>
<p><strong>Peraltro quasi la metà sono collocate in un unico municipio, quello delle torri</strong> (il VI, nell'estrema periferia est). Si tratta Torre Angela (4% di famiglie in potenziale disagio), S. Vittorino (3,7%), Borghesiana (3,6%), Lunghezza (3,4%). Torre Angela (con quasi 90mila abitanti) e Borghesiana (circa 53mila residenti) sono anche tra le zone urbanistiche più popolose delle capitale, quindi in valori assoluti il disagio coinvolge più persone.</p>
<p>Tra le prime 10 compaiono<strong> altre realtà della periferia orientale</strong>, come Tor Fiscale (5%) e Tor Cervara (4%). E anche altre zone non a est, ma sempre ai confini della città: la già citata S. Palomba, Ostia Nord (3,4%), S. Maria di Galeria (4%, ai margini nord della capitale).</p>
<p><strong>Quali sono le caratteristiche di queste zone con tante famiglie con figli in potenziale disagio? </strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>I territori con più famiglie in disagio presentano spesso anche bassi livelli di istruzione.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>In primo luogo, come prevedibile, una quota di minori generalmente superiore alla media cittadina, in particolare nella fascia 0-2 anni. Poi elevati tassi di <strong>disoccupazione</strong>, dal 12% di Santa Maria di Galeria al 17% di Tor Cervara. E anche alta<strong> vulnerabilità sociale</strong> e <strong>valori immobiliari medi largamente inferiori</strong> alla media. Ma il dato che colpisce è che si tratta di <strong>zone dove gli adulti presentano un basso livello di scolarizzazione</strong>. In media a Roma il 72,5% dei residenti di età compresa tra 25 e 64 anni ha almeno il diploma di scuola superiore. Nelle zone con più famiglie con figli in difficoltà questo dato è molto più basso: 43% a Tor Cervara e Santa Palomba, 48% a Santa Maria di Galeria, poco più del 50% a Torre Angela, S. Vittorino, Borghesiana.</p>
<h3>Povertà educativa e economica si alimentano a vicenda</h3>
<p>Se prendiamo tutte le 155 zone urbanistiche di Roma, emerge una possibile relazione tra il livello di istruzione e il disagio economico.<strong> Nei territori a scolarizzazione più bassa, l'incidenza delle famiglie con figli in disagio economico tende a essere maggiore</strong>.</p>
<h4>Relazione tra livello di istruzione e famiglie in disagio economico</h4>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-28054" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/relazione-istruzione-disagio.png" alt="" width="1093" height="598" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/relazione-istruzione-disagio.png 1093w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/relazione-istruzione-disagio-768x420.png 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/relazione-istruzione-disagio-414x227.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/relazione-istruzione-disagio-635x347.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/relazione-istruzione-disagio-1026x561.png 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/relazione-istruzione-disagio-350x191.png 350w" sizes="(max-width: 1093px) 100vw, 1093px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo dato ci aiuta a inquadrare meglio il fenomeno di <strong>come la povertà economica alimenti quella educativa e viceversa</strong>. Nelle famiglie più in disagio, deprivazione materiale e educativa convivono, con pesanti ripercussioni sui bambini e gli adolescenti.</p>
<p>Le<strong> ristrettezze economiche rendono più difficile per i genitori offrire opportunità ai figli</strong>, soprattutto dove c'è carenza di servizi pubblici dedicati ai minori. Sul lungo termine, chi da bambino avrà avuto meno opportunità in termini di educazione e reti sociali, <strong>da adulto più probabilmente si troverà in condizione di sotto-occupazione o disoccupazione</strong>. E a sua volta, sarà più difficile che possa mettere i suoi figli nelle condizioni di sottrarsi alla povertà educativa, garantendo loro opportunità culturali, sociali, formative.</p>
<h3>Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, municipio per municipio</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+I).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio I</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+II).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio II</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+III).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio III</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+IV).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio IV</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+V).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio V</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+VI).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio VI</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+VII).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio VII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+VIII).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio VIII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+IX).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio IX</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+X).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio X</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+XI).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio XI</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+XII).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio XII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+XIII).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio XIII</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+XIV).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio XIV</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie+in+potenziale+disagio/incidenza+famiglie+disagio+Roma+(mun+XV).xls" target="_blank" rel="noopener">Municipio XV</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulle famiglie in disagio a Roma è l'elaborazione che Istat ha svolto per la commissione periferie nella scorsa legislatura. L'istituto di statistica li ha elaborati a partire dai dalle informazioni raccolte in occasione del censimento 2011.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-famiglie-con-figli-sono-piu-in-difficolta/">Le famiglie con figli sono più in difficoltà</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La geografia sociale di Roma, Milano e Napoli a confronto</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-geografia-sociale-di-roma-milano-e-napoli-a-confronto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 May 2018 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=24986</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le 3 maggiori città metropolitane italiane conservano una propria fisionomia urbanistica e sociale, anche se non mancano alcuni elementi comuni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-geografia-sociale-di-roma-milano-e-napoli-a-confronto/">La geografia sociale di Roma, Milano e Napoli a confronto</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le tre maggiori città italiane hanno una storia, e quindi una stratificazione sociale, molto differente. <strong>Roma</strong>, la capitale, ha conosciuto uno <a href="https://www.openpolis.it/la-grande-espansione-della-periferia-romana/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sviluppo urbano intenso</a> (e poco regolato) soprattutto dal dopoguerra, che ha prodotto un&#8217;urbanizzazione a macchia di leopardo. <strong>Milano</strong> si è sviluppata a partire dall&#8217;impianto storico, secondo un&#8217;urbanizzazione per cerchi concentrici. A <strong>Napoli</strong> l&#8217;espansione edilizia ha coinvolto un&#8217;area metropolitana che va ben oltre i confini amministrativi della vecchia provincia.</p>
<p>Confrontarle è particolarmente interessante perché rappresentano di fatto <strong>tre Italie diverse</strong>, sotto tanti punti di vista. Nella città metropolitana di Milano il <strong>tasso di disoccupazione</strong> è contenuto (6,5% nel 2017), a Roma si avvicina al dato medio nazionale (9,5%), mentre a Napoli sfiora il 24%. Del resto, il capoluogo campano detiene l&#8217;<strong>indice di vulnerabilità sociale</strong> più alto delle tre: 111,2 contro 101 di Roma e 98,9 di Milano. Quest&#8217;ultima risulta invece più <strong>anziana</strong> delle altre due.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,9% </span>i residenti sopra gli 80 anni a Milano (a Roma sono il 5,9%, a Napoli il 4,6%)</p>
			        </section>
		</p>
<p>Queste informazioni, per quanto utili, descrivono ciascuna città nella sua interezza. Un dato medio interessante, ma che non restituisce la complessità sociale di questi veri e propri ecosistemi urbani. Una recente <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">analisi</a> di Istat consente di indagare la composizione sociale delle singole zone che compongono l&#8217;area metropolitana. Come si distribuiscono i diversi quartieri? C&#8217;è una compenetrazione tra le diverse aree urbane o sono segmentate? Vediamo quali aspetti accomunano e quali distinguono le 3 realtà.</p>
<h3>Cosa accomuna le 3 città</h3>
<p>Per prima cosa, in tutte e tre si assiste ad un <strong>indebolimento dei confini geografici netti tra centro e periferia</strong>. Segmenti del centro possono assumere i tratti sociali tipici della periferia, mentre zone esterne al nucleo storico possono avere un livello economico, sociale e culturale elevato.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Confini più labili, periferie non uniformi e aree benestanti compatte caratterizzano le tre maggiori città italiane.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Da questa tendenza deriva l&#8217;<strong>assenza di periferie uniformi e di grandi dimensioni</strong>. Il che è positivo, e distingue in parte le grandi città italiane da altre esperienze abitative caratterizzate da segregazione (il caso delle <em>banlieu</em> francesi). Parallelamente anche la compenetrazione di aree popolari con gruppi sociali diversi non esclude che nascano conflitti, specie nei contesti caratterizzati da precarietà occupazionale e scarsa vivibilità. Il terzo aspetto comune è invece la <strong>compattezza delle aree abitate da ceti medio-alti</strong>. Tuttavia anche queste zone vivono un&#8217;evoluzione, in particolare per la presenza di attività commerciali gestite da stranieri di antica immigrazione e l&#8217;insediamento di classi ad alto grado di istruzione, artigiani specializzati, artisti e creativi.</p>
<p>I punti in comune comunque non nascondono una composizione sociale molto variegata.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-composizione-delle-3-maggiori-citta-italiane/">La composizione delle 3 maggiori città italiane</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-composizione-delle-3-maggiori-citta-italiane/">Percentuale di residenti della città metropolitana per tipo di area residenziale</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_25091_tab1" role="tab" aria-controls="chart_25091_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_25091_tab3"><p>Istat ha diviso le diverse zone delle città metropolitane in 5 categorie (aree residenziali a profilo medio-alto; aree del ceto medio; aree con popolazione anziana; aree popolari con famiglie giovani in affitto; aree popolari a rischio di degrado), in base alle caratteristiche dell’abitato e dei residenti.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Istat, rapporto annuale 2017                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Maggio 2017)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-25091"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-25091" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Vediamo nel dettaglio le peculiarità nel tessuto insediativo di ciascuna città, come osservato dall'analisi di Istat.</p>
<h3>Milano, il ceto medio in periferia</h3>
<p>Nel centro di Milano e nelle fasce semicentrali del comune sono insediate soprattutto le aree medio-alte, quelle con popolazione anziana e non mancano le zone abitate da stranieri di antico insediamento (come la comunità cinese). Quasi assente in queste zone il ceto medio che, come ipotizzano i ricercatori di Istat, è verosimile:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>(...) si sia nel tempo trasferito da queste zone verso l’hinterland nei complessi di edilizia residenziale pubblica e convenzionata (per esempio Gallaratese, Gratosoglio, ecc.) per la lievitazione dei prezzi intervenuta sul mercato immobiliare nell’ultimo mezzo secolo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank">- Istat, Rapporto annuale 2017</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Questo fenomeno ha avuto un'effetto netto sulla fisionomia delle<strong> zone semicentrali che, lasciate libere dalle classi medie, sono spesso diventate aree popolari a rischio di degrado</strong>. Poche, e confinate ai margini dei confini comunali, le zone abitate in prevalenza da famiglie giovani in affitto. Queste ultime del resto ospitano una percentuale minima della popolazione milanese (0,5%).</p>
<h3>Roma e la frammentazione sociale</h3>
<p>La mappa di Roma per zone residenziali mostra una elevatissima frammentazione. Il<strong> centro storico si caratterizza per un'età media più elevata</strong>. Prevalgono le aree residenziali a profilo medio-alto, alternate ad alcune con popolazione anziana. Uscendo dal centro, le <strong>zone semiperiferiche sono descritte da Istat come un "mosaico composito"</strong> in cui si intrecciano le aree del ceto medio, quelle con popolazione anziana e le aree popolari a rischio degrado. Le prime due messe insieme costituiscono la tipologia insediativa prevalente nella capitale, insieme ospitano oltre il 60% della popolazione.</p>
<p><strong>Nelle aree a rischio degrado vive il 6,3% dei romani</strong>. Si tratta di zone in cui convive una popolazione italiana e straniera caratterizzata da famiglie numerose, basse qualifiche occupazionali, livello di istruzione inferiore alla media. Le zone con <strong>famiglie giovani in affitto</strong> invece sono rare nei confini interni del Gra e, come nel caso milanese, sono spesso <strong>ai margini del perimetro comunale</strong>.</p>
<h3>Napoli e le aree con famiglie giovani in affitto</h3>
<p>La principale differenza del capoluogo campano rispetto alle altre due maggiori città italiane è la fortissima incidenza delle aree popolari con famiglie giovani in affitto, un <a href="https://www.openpolis.it/aree-urbane-prevalgono-citta-mezzogiorno/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fenomeno comune ai grandi centri meridionali</a>. In queste zone abitano principalmente famiglie italiane giovani e numerose, con basso reddito medio, bassa scolarizzazione e alti livelli di disoccupazione. Aree diffuse, che Istat indica essere caratterizzate da "povertà integrata":</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>vale a dire una condizione di povertà strutturale a forte connotazione familiare, tramandata di generazione in generazione e con una forte identità legata al contesto residenziale. Anche se estese e rappresentative in termini di popolazione, queste aree svantaggiate non possono definirsi ghettizzate in quanto, in una complessa operazione di sincretismo sociale, esse sono disposte l’una accanto all’altra, confinanti con aree che concentrano tutte le altre tipologie sociali individuate</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank">- Istat, Rapporto annuale 2017 </a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Diverso il ragionamento per i territori più benestanti. I <strong>profili medio-alti infatti vivono concentrati nelle aree collinari e in quelle costiere</strong> ad ovest della zona portuale. Qui i residenti si caratterizzano per la presenza significativa di laureati, per la prevalenza di case di proprietà e per un'età media più alta.</p>
<h3>L'importanza dei dati sui servizi</h3>
<p>Queste analisi proposte dall'istituto di statistica sono particolarmente interessanti, perché restituiscono un<strong> punto di vista con dati sub-comunali sulla composizione delle grandi aree urbane</strong> del paese. Un approccio che spesso manca nelle indagini su questo tipo di fenomeni, e che ci aiuta a comprendere qualcosa di più sulla condizione sociale di un'area urbana, sul suo tessuto economico, sulla sua vivibilità. <strong>Aspetti che in futuro potranno essere integrati con nuovi dati, relativi ai servizi presenti su un determinato territorio</strong>: dai servizi sociali a quelli educativi, dall'offerta in termini di tempo libero alla mobilità urbana. Elementi diversi, complessi, che solo se tenuti insieme possono aiutarci a ricostruire le condizioni di vita nelle città e nelle loro periferie.</p>
<p>Foto credit: Flickr <a href="https://www.flickr.com/photos/gilbi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gilberto Gaudio</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-geografia-sociale-di-roma-milano-e-napoli-a-confronto/">La geografia sociale di Roma, Milano e Napoli a confronto</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le aree urbane nelle città del mezzogiorno</title>
		<link>https://www.openpolis.it/aree-urbane-prevalgono-citta-mezzogiorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 May 2018 15:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=24786</guid>

					<description><![CDATA[<p>Proseguiamo con l'analisi degli abitati nelle città metropolitane del sud. Qui è maggiore l'incidenza delle aree popolate da famiglie giovani in affitto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/aree-urbane-prevalgono-citta-mezzogiorno/">Le aree urbane nelle città del mezzogiorno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se nelle <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-nelle-citta-metropolitane/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">grandi città del nord</a> il boom economico del dopoguerra ha contribuito alla costruzione di <a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-centro-nord-prevalgono-le-aree-del-ceto-medio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">quartieri residenziali tipici del ceto-medio</a>, nei capoluoghi del sud assistiamo ad un panorama urbano del tutto differente.</p>
<p>In base all&#8217;<a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indagine</a> effettuata da Istat, nelle città metropolitane del mezzogiorno prevalgono le <strong>zone abitate da famiglie giovani in affitto</strong>. Si tratta di quartieri popolari spesso molto fragili: vi abitano con maggiore frequenza famiglie numerose, si caratterizzano per un basso livello di istruzione e un alto tasso di disoccupazione. Gli abitanti che lavorano svolgono in diversi casi mansioni a bassa qualifica, ricevendo una retribuzione minore rispetto alla media.</p>
<p>Nelle due maggiori città del sud, <strong>Napoli</strong> e <strong>Palermo</strong>, queste aree ospitano circa due terzi degli abitanti. Ma anche negli altri grandi centri del sud si registrano quote importanti: a <strong>Catania</strong> oltre la metà della popolazione vive nelle aree popolari con famiglie giovani in affitto (51,6%), mentre a <strong>Bari</strong> e <strong>Messina</strong> questa percentuale supera il 40%.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-del-sud-prevalgono-le-aree-popolari/">In molte città del sud prevalgono le aree popolari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-del-sud-prevalgono-le-aree-popolari/">Percentuale di residenti della città metropolitana per tipo di area residenziale</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Istat, rapporto annuale 2017                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Maggio 2017)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-24963"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Altro aspetto che caratterizza alcune città del sud rispetto a quelle del centro-nord è la<strong> minore popolosità delle aree del ceto medio e di quelle residenziali a profilo medio-alto</strong>. Abitano in queste zone meno del 15% della popolazione napoletana e meno del 25% di quella palermitana. La prima ragione di questa specificità è il diverso sviluppo urbano nel dopoguerra: trainato dal boom economico e dall'immigrazione nel nord, meno intenso nel sud. Una specificità che comunque <strong>non riguarda tutte le città del mezzogiorno</strong>: a <strong>Bari</strong>, nonostante l'esiguità delle zone medio-alte, le aree del ceto medio risultano popolate (39,3%). E a <strong>Cagliari</strong>, dove le aree abitate da giovani in affitto sono minoritarie sia rispetto a quelle del ceto medio (60%) sia rispetto a quelle medio-alte (16,7%).</p>
<p>Un'altra caratteristica che contraddistingue soprattutto i maggiori centri del mezzogiorno è la <strong>presenza diffusa di aree popolari a rischio degrado</strong>, quartieri ad altissima densità abitativa e molto deboli sul piano economico e sociale. Queste zone insistono maggiormente nei sistemi locali di Napoli (12,7%), Reggio Calabria (7,9%) e Palermo (5,5%). Complessivamente quindi <strong>le città del sud risultano più eterogenee al loro interno</strong>, una caratteristica che Istat spiega così:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Su questo aspetto ha verosimilmente giocato un ruolo rilevante l’urbanismo cosiddetto “spontaneo” che ha caratterizzato, durante il corso del tempo, più il Sud che il Nord</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank">- Istat, Rapporto annuale 2017 </a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Rispetto alle città del nord, inoltre, quelle del sud sono tendenzialmente più giovani. Questo aspetto emerge anche dalla ridotta quota delle aree con popolazione anziana, molto più diffuse nel nord.</p>
<p>Foto credit: Flickr <a href="https://www.flickr.com/photos/alessandro_tortora/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alessandro Tortora</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/aree-urbane-prevalgono-citta-mezzogiorno/">Le aree urbane nelle città del mezzogiorno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quali realtà sociali convivono nelle città del centro-nord</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-aree-nelle-citta-metropolitane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I grandi agglomerati urbani sono ecosistemi in cui convivono gruppi e realtà sociali differenti: aree a rischio degrado, quartieri del ceto medio e zone più benestanti. Vediamo come si distribuiscono nelle città metropolitane, partendo da quelle settentrionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-nelle-citta-metropolitane/">Quali realtà sociali convivono nelle città del centro-nord</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un legame profondo tra le aree geografiche e le realtà sociali che in queste convivono. Soprattutto nelle città maggiori, fattori sociali, culturali e il valore immobiliare contribuiscono a creare <strong>quartieri con una precisa fisionomia sociale</strong>. Ciò può avere effetti anche molto negativi, perché quando il divario diventa troppo ampio si creano zone ghetto che non hanno contatti tra di loro. Inoltre, crescere in un contesto più difficile finisce con l&#8217;aumentare ulteriormente le disuguaglianze e il rischio di esclusione sociale. L&#8217;istituto nazionale di statistica, in occasione dell&#8217;ultimo<a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> rapporto annuale</a>, ha proposto una tipologia dei quartieri delle grandi città italiane. Ecco come li ha identificati e in che modo si distribuiscono.</p>
<h3>Come si suddividono le aree urbane</h3>
<p>Istat ha individuato 5 tipi di abitati nelle grandi aree urbane, identificabili a partire da alcune caratteristiche distintive.</p>
<p>I quartieri più benestanti sono le <strong>aree residenziali a profilo medio-alto</strong>.<strong> </strong>Si tratta di quartieri abitati da una popolazione mediamente in età matura o anziana, ma non necessariamente pensionati. Queste zone sono infatti contraddistinte da alti tassi di occupazione e bassa disoccupazione. I residenti in età da lavoro sono spesso liberi professionisti, imprenditori oppure occupati in settori ad alta specializzazione. Questi quartieri si caratterizzano anche per l&#8217;elevata presenza di laureati, di famiglie che vivono in abitazioni di proprietà e di nuclei familiari di dimensioni ridotte. Vi risiede il 16,5% degli abitanti nelle 14 città metropolitane italiane, circa 2,9 milioni di persone.</p>
<p>Le <strong>aree del ceto medio</strong> sono quelle abitate generalmente di famiglie di lavoratori dipendenti (in particolare operai e impiegati) e della piccola borghesia (commercianti e altri lavoratori autonomi). Queste zone si caratterizzano per valori intermedi sotto molti indicatori: titolo di studio (prevalgono i diplomi delle scuole medie, inferiori e superiori), tasso di occupazione (poco al di sopra della media), dimensione familiare (2-3 componenti). . Tratto distintivo è l&#8217;alta frequenza della casa di proprietà, superiore a tutte le altre aree considerate. Quasi il 41% degli abitanti delle città metropolitane italiane vive in quartieri con questo profilo. In termini assoluti parliamo di 7,1 milioni di persone.</p>
<p>Nelle<strong> aree con popolazione anziana </strong>abitano soprattutto famiglie di pensionati, generalmente in affitto, in molti casi composte da una sola persona. Il grado di istruzione è medio e il tasso di disoccupazione molto basso. Questo si spiega con la presenza, in queste stesse zone, di persone più giovani e di stranieri. I residenti più giovani condividono il profilo socio-demografico delle famiglie anziane con cui convivono: titolo di studio medio e occupazione in professioni a bassa qualifica. In queste aree abitano circa 3 milioni di persone, il 17,3% della popolazione delle città metropolitane.</p>
<p>Le<strong> aree popolari con famiglie giovani in affitto </strong>sono quartieri che si identificano<strong> </strong>per la maggiore presenza di famiglie numerose (4 o più componenti), prevalentemente italiane, e per un&#8217;età media molto bassa. Sono zone caratterizzate da un basso livello di istruzione e da un alto tasso di disoccupazione, il più elevato registrato nelle cinque tipologie individuate. Gli abitanti occupati svolgono lavori a bassa qualifica. In queste zone abitano quasi 3,4 milioni di persone, il 19,3% del totale;</p>
<p>Il profilo dei residenti<strong> </strong>delle<strong> aree popolari a rischio di degrado </strong>sotto molti aspetti coincide con quello della categoria precedente. Anche qui risiedono (generalmente in affitto) famiglie numerose, con elevati livelli di disoccupazione e bassi titoli di studio. Vivono in queste aree soprattutto lavoratori manuali, operai e addetti alla produzione. Ma a differenza dei quartieri popolari con famiglie giovani si tratta di zone con una densità abitativa elevatissima, un&#8217;età media degli abitanti più avanzata e una maggiore presenza di stranieri (che qui sono in linea con la media, mentre nella categoria precedente erano quasi assenti). In queste zone risiedono poco più di un milione di persone, il 5,9% del totale.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Queste categorie identificano il profilo di una zona, non necessariamente quello di tutti coloro che ci abitano.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>L&#8217;analisi di Istat, strutturata sui dati ricavati dal censimento 2011, consente di associare ad ogni abitato una propria categoria. Aggregandoli possiamo <strong>capire qualcosa di più sulla struttura sociale di ciascuna città metropolitana</strong>. Con una cautela: le categorie identificano il profilo sociale di un quartiere, ma non significa necessariamente che tutti i suoi abitanti siano accomunati da quelle stesse caratteristiche. Come abbiamo già ricordato, non tutti quelli che abitano nelle aree con popolazione anziana sono anziani, né tutti quelli che abitano nelle aree popolari a rischio degrado si trovino in una condizione di disagio. Su queste premesse, partiamo con l&#8217;<strong>analisi dei grandi agglomerati urbani del centro-nord</strong>.</p>
<h3>La struttura sociale delle città del centro-nord</h3>
<p>Le città settentrionali hanno una specificità che le caratterizza: <strong>circa metà della popolazione vive nelle aree del ceto medio</strong>. Una percentuale ovviamente variabile, si va dal 69% di Venezia al 37% di Genova, mentre nelle altre città è in linea con la media: 44% a Roma, 58% a Milano, 48% a Torino, 51% per cento a Firenze, 47% a Bologna.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-centro-nord-prevalgono-le-aree-del-ceto-medio/">Al centro-nord prevalgono le aree del ceto medio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-centro-nord-prevalgono-le-aree-del-ceto-medio/">Percentuale di residenti della città metropolitana per tipo di area residenziale</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Istat, rapporto annuale 2017                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Maggio 2017)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-24780"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-24780" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>In queste stesse città una quota che oscilla <strong>tra il 10 e il 30% dei residenti abita in zone più benestanti</strong> (quelle che Istat definisce aree residenziali a profilo medio-alto). Il radicamento del ceto medio nel centro-nord si può spiegare come un effetto di lungo periodo del boom economico e dell'urbanizzazione del dopoguerra. Come evidenzia l'Istat:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Questo quadro è coerente con quanto avvenuto, proprio in questi territori, durante il periodo del boom economico. Le maggiori possibilità occupazionali e la grande espansione edilizia hanno favorito la crescita e il consolidamento di queste grandi conurbazioni, meta di migrazioni interne molto consistenti e provenienti essenzialmente dall’Italia meridionale e insulare; con il tempo e i passaggi generazionali, la classe sociale degli immigrati (prevalentemente di operai di fabbrica) è divenuta ceto medio.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank">- Istat, Rapporto annuale 2017 </a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Ben rappresentate anche le aree con popolazione anziana, mentre le altre tipologie di quartiere sono molto meno frequenti. Mentre risultano più abitate le aree popolari dove l’immigrazione è stata più intensa, o di più lunga data, come nel caso di Roma e di Milano.</p>
<p>Foto credit: Flickr <a href="https://www.flickr.com/photos/uccio2/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Uccio D'Agostino</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-nelle-citta-metropolitane/">Quali realtà sociali convivono nelle città del centro-nord</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il legame tra bassa istruzione e disoccupazione nelle periferie</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-legame-tra-bassa-istruzione-e-disoccupazione-nelle-periferie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 15:41:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=23125</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una relazione visibile anche nelle periferie delle maggiori città italiane.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-bassa-istruzione-e-disoccupazione-nelle-periferie/">Il legame tra bassa istruzione e disoccupazione nelle periferie</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il lavoro svolto da Istat per la commissione periferie ha aiutato ad evidenziare &#8211; con dati reali &#8211; la <strong>relazione tra alta disoccupazione e bassa scolarizzazione</strong> nelle grandi città italiane. I quartieri con meno diplomati e laureati tendenzialmente sono anche quelli che soffrono di più la mancanza di lavoro. Ciò è vero, indipendentemente dalla collocazione geografica, nelle 3 maggiori città italiane: Roma, Milano, Napoli.</p>
<h3>Che ruolo gioca l&#8217;istruzione</h3>
<p>Questo legame è stato sottolineato spesso dalla letteratura sull&#8217;argomento. La<strong> bassa scolarizzazione innesca una serie di conseguenze negative</strong> per la società, e nel suo rapporto annuale sull&#8217;educazione anche l&#8217;Oecd lo evidenzia con chiarezza:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Le persone con i titoli di studio più bassi hanno un rischio maggiore di essere disoccupate e i loro guadagni sono più bassi. Tali disparità nei risultati del mercato del lavoro possono aggravare le disuguaglianze nella società.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/eag-2017-en.pdf?expires=1522828836&id=id&accname=guest&checksum=93E8D78F5AF72672BA5F36194805C0DF" target="_blank">- Oecd, Education at a glance 2017, p. 89 (nostra traduzione)</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Una spirale che quindi va nella direzione di <strong>inasprire le contraddizioni già presenti</strong> su un territorio, rendendo più difficile l&#8217;uscita da una condizione di disagio sociale. Infatti i dati Istat indicano anche una relazione tra povertà familiare e titolo di studio della persona di riferimento della famiglia.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-rapporto-tra-poverta-e-istruzione/">Il rapporto tra povertà e istruzione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-rapporto-tra-poverta-e-istruzione/">Incidenza della povertà assoluta per titolo di studio della persona di riferimento della famiglia (2016 e 2017)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 13 Luglio 2017)
                                        </p>
                </div>
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			</p>
<p>Queste <strong>contraddizioni possono diventare particolarmente stridenti</strong> quando si concentrano in pochi chilometri quadrati. Il lavoro di Istat ha fatto emergere proprio questo: quanto possono essere profonde le differenze tra i quartieri diversi di una stessa città.</p>
<h3>Cosa succede nelle città</h3>
<p>I dati disponibili purtroppo risalgono al censimento 2011, ma sono indicativi di una tendenza molto chiara. A <strong>Roma</strong>, in media, il tasso di disoccupazione in quell'anno era al 9,5% e il 72,5% degli adulti residenti aveva un diploma o la laurea. Questo dato a livello comunale varia molto da zona a zona. Le 5<strong> realtà con la disoccupazione più alta</strong> erano Torrespaccata (36,8%), Tor Cervara (17%), Tufello (14,4%), Santa Palomba (14,2%) Tor Fiscale (14%). Tre di queste <strong>ricorrono anche tra le 5 con il grado di istruzione più basso</strong>: Tor Cervara (solo 43% di adulti con diploma o laurea, quasi 30 punti meno della media), Santa Palomba (43,4%), Torrespaccata (49,4%). Le altre due sono comunque molto al di sotto della media comunale: Tufello (55,6%), Tor Fiscale (57,4%).</p>
<p>A <strong>Milano</strong>, sempre stando ai dati del censimento, il tasso di disoccupazione era il 6,9% e la quota di adulti con diploma o laurea si attestava al 72,1%. Le cinque zone dove la disoccupazione supera il 10% sono sono Cascina Triulza (22,1%), Quarto Oggiaro (11,8%), Barona (11%), Parco Monlué - Ponte Lambro (10,7%), Gratosoglio - Ticinello (10,6%). Quattro di queste sono anche tra le 5 con il più basso grado di istruzione.<strong> In tutte comunque la percentuale di adulti con diploma o laurea è inferiore al 60%</strong>.</p>
<p>A <strong>Napoli</strong> il tasso di disoccupazione registrato in occasione del censimento era il 27,8%, mentre la percentuale di adulti con diploma o laurea si trovava al 49,4%. Tra le cinque aree con la disoccupazione più alta troviamo Scampia (46,9%), Piscinola e San Pietro a Patierno (entrambe al 44,3%), Miano (43,2%) e Secondigliano (39,5%). Anche nel caso della città partenopea queste stesse zone ricorrono tra quelle con la minore percentuale di diplomati e laureati.</p>
<p>Quindi l'assunzione per cui il problema della mancanza di lavoro e quello della bassa scolarizzazione sarebbero associati appare tendenzialmente verificabile anche nelle <strong>tre grandi città metropolitane italiane</strong>. Se istruzione e occupazione vanno di pari passo, i quartieri più fragili su un piano sono generalmente più fragili anche sull'altro.</p>
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