Le aree urbane nelle città del mezzogiorno Periferie

Proseguiamo con l’analisi degli abitati nelle città metropolitane del sud. Qui è maggiore l’incidenza delle aree popolate da famiglie giovani in affitto.

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Se nelle grandi città del nord il boom economico del dopoguerra ha contribuito alla costruzione di quartieri residenziali tipici del ceto-medio, nei capoluoghi del sud assistiamo ad un panorama urbano del tutto differente.

In base all’indagine effettuata da Istat, nelle città metropolitane del mezzogiorno prevalgono le zone abitate da famiglie giovani in affitto. Si tratta di quartieri popolari spesso molto fragili: vi abitano con maggiore frequenza famiglie numerose, si caratterizzano per un basso livello di istruzione e un alto tasso di disoccupazione. Gli abitanti che lavorano svolgono in diversi casi mansioni a bassa qualifica, ricevendo una retribuzione minore rispetto alla media.

Nelle due maggiori città del sud, Napoli e Palermo, queste aree ospitano circa due terzi degli abitanti. Ma anche negli altri grandi centri del sud si registrano quote importanti: a Catania oltre la metà della popolazione vive nelle aree popolari con famiglie giovani in affitto (51,6%), mentre a Bari e Messina questa percentuale supera il 40%.

Altro aspetto che caratterizza alcune città del sud rispetto a quelle del centro-nord è la minore popolosità delle aree del ceto medio e di quelle residenziali a profilo medio-alto. Abitano in queste zone meno del 15% della popolazione napoletana e meno del 25% di quella palermitana. La prima ragione di questa specificità è il diverso sviluppo urbano nel dopoguerra: trainato dal boom economico e dall'immigrazione nel nord, meno intenso nel sud. Una specificità che comunque non riguarda tutte le città del mezzogiorno: a Bari, nonostante l'esiguità delle zone medio-alte, le aree del ceto medio risultano popolate (39,3%). E a Cagliari, dove le aree abitate da giovani in affitto sono minoritarie sia rispetto a quelle del ceto medio (60%) sia rispetto a quelle medio-alte (16,7%).

Un'altra caratteristica che contraddistingue soprattutto i maggiori centri del mezzogiorno è la presenza diffusa di aree popolari a rischio degrado, quartieri ad altissima densità abitativa e molto deboli sul piano economico e sociale. Queste zone insistono maggiormente nei sistemi locali di Napoli (12,7%), Reggio Calabria (7,9%) e Palermo (5,5%). Complessivamente quindi le città del sud risultano più eterogenee al loro interno, una caratteristica che Istat spiega così:

Su questo aspetto ha verosimilmente giocato un ruolo rilevante l’urbanismo cosiddetto “spontaneo” che ha caratterizzato, durante il corso del tempo, più il Sud che il Nord

Rispetto alle città del nord, inoltre, quelle del sud sono tendenzialmente più giovani. Questo aspetto emerge anche dalla ridotta quota delle aree con popolazione anziana, molto più diffuse nel nord.

Foto credit: Flickr Alessandro Tortora - Licenza

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