Comuni commissariati, cosa è successo nel 2020 Enti locali

Nell’anno dell’emergenza Covid-19 ci sono stati 208 scioglimenti, di cui 11 per infiltrazioni criminali. Un fenomeno che è importante monitorare per valutare meglio lo stato di salute degli enti locali.

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Prosegue il monitoraggio dell’osservatorio sui comuni commissariati. Un focus sugli scioglimenti degli enti locali e le loro cause, dai conflitti politici nella maggioranza, all’incapacità di approvare il bilancio, fino al caso più patologico: l’infiltrazione della criminalità organizzata. In collaborazione con Giulio Marotta.

Il quadro complessivo dei comuni sciolti nel 2020

Quello che si è appena concluso è stato un anno molto particolare, segnato dalla pandemia e dalle misure di contenimento per limitare le possibilità di contagio.

Quanti comuni vengono sciolti e perché può dire molto sullo stato di salute degli enti locali.

Nell’eccezionalità del 2020 non si è comunque arrestato il fenomeno dei comuni e degli altri enti che vengono sciolti o commissariati prima della scadenza naturale. Il mandato di sindaco e consiglio eletti può infatti finire prima del tempo, per diversi motivi. Dai conflitti politici, che possono portare alle dimissioni del primo cittadino o della maggioranza consiglieri, all’incapacità di approvare il bilancio, alla decadenza o decesso del sindaco. Fino al caso più patologico: l’infiltrazione della criminalità organizzata. Casi ovviamente molto diversi, da tenere distinti: monitorarne l’andamento nel tempo può offrire alcuni elementi di valutazione sulla stabilità e legalità nelle amministrazioni locali.

208 gli scioglimenti di enti locali avvenuti nel 2020.

Questi scioglimenti hanno riguardato un totale di 205 enti: 203 comuni e 2 unioni di comuni. Tre comuni, infatti, hanno avuto due provvedimenti nell’anno appena trascorso. Si tratta di Cutro (Crotone) e Sant’Eufemia d’Aspromonte (Reggio Calabria), entrambi commissariati prima per dimissioni del sindaco e poi per infiltrazioni, e di Ariccia (Roma), sciolto per decesso del sindaco e successivamente commissariato per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri.

11 i commissariamenti per infiltrazioni della criminalità organizzata nel 2020.

I commissariamenti per mafia hanno registrato un calo netto rispetto al triennio precedente. Il periodo 2017-19 si era infatti segnalato come uno dei picchi nella serie storica, con una media di 21 commissariamenti per mafia all’anno. Rispetto a questo dato, quello del 2020 segna quasi un dimezzamento, anche se va sottolineato che non si conosce ancora l’esito dei numerosi accessi effettuati negli ultimi 18 mesi.

Per accertare il condizionamento delle organizzazioni criminali sull’ente locale, il ministro degli interni nomina un’apposita commissione di indagine prefettizia. Vai a "Come funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose"

-47,6% gli enti sciolti per infiltrazioni nel 2020 rispetto alla media annua del triennio precedente.

In parallelo, sono aumentati gli scioglimenti per tutti gli altri motivi diversi dalle infiltrazioni, disciplinati dall’articolo 141 del testo unico sugli enti locali (per le regioni a statuto ordinario) o dagli ordinamenti regionali, in quelle a statuto speciale. Nel 2020 sono stati 197, il 20% in più rispetto al 2019.

L’elaborazione include i comuni sciolti dal governo nazionale e quelli deliberati dalle regioni a statuto speciale sulla base dei rispettivi ordinamenti.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

Cosa è successo a dicembre

A questo computo finale, contribuiscono i 18 scioglimenti deliberati lo scorso dicembre (ai sensi del Tuel e della normativa delle regioni a statuto speciale).

18 gli scioglimenti di enti locali deliberati a dicembre 2020.

Uno di questi comuni, Tortorici (Messina), è stato commissariato per infiltrazioni della criminalità organizzata ed è quindi l'undicesimo commissariamento per mafia nel 2020.

Nell'ultimo periodo, molti casi di decadenza per incompatibilità e scioglimenti anticipati per decesso del sindaco.

Le dimissioni contestuali dei consiglieri si sono verificate a Calatafimi Segesta (Trapani) dove si è dimesso l’intero consiglio, a seguito di un’inchiesta della magistratura che ha coinvolto il sindaco; a Celenza Valfortore (Foggia) si sono verificate le dimissioni di alcuni consiglieri con impossibilità di surroga. Il sindaco di Alia (Palermo) e quello di Terme Vigliatore (Messina) sono stati sfiduciati.

A Reggello (Firenze), Varazze e Bergeggi (Savona), Abetone Cutigliano (Pistoia), Sant'Olcese (Genova), Sant’Egidio del Monte Albino (Salerno) è stata dichiarata la decadenza del sindaco, a seguito alla sua elezione a consigliere regionale; mentre a Colli al Metauro (Pesaro-Urbino) la decadenza del sindaco è dovuta all’assunzione della carica di assessore della regione Marche. Si è infine verificato il decesso dei sindaci di Laghi (Vicenza), Gioiosa Marea (Messina), Melito di Napoli, Masone (Genova), Cerrina Monferrato (Alessandria), dove il consiglio rimane in carica fino alle prossime elezioni.

7 gli scioglimenti anticipati a dicembre per decadenza di primi cittadini divenuti consiglieri o assessori regionali.

Al 31 dicembre 2020 i comuni con scioglimento in corso sono 125, di cui 36 commissariati per infiltrazioni della criminalità organizzata. A questi si aggiungono l’unione dei comuni Valle del Giovenzano, le aziende sanitarie calabresi commissariate per infiltrazioni mafiose (oppure ai sensi della legge n. 60 del 2019 e della legge n. 181 del 2020) nonché le altre aziende sanitarie commissariate a vario titolo in diverse regioni italiane.

Questo dato è cambiato nel corso dei mesi. All’inizio del 2020 i comuni sciolti erano meno di 160. A causa dell'emergenza Covid e del conseguente rinvio del turno elettorale di primavera, il loro numero complessivo è progressivamente aumentato durante l’anno, fino a 273 scioglimenti rilevati a settembre. Una crescita che si è interrotta prima con il turno elettorale del 20 e 21 settembre, e poi con le comunali sarde del 25 e 26 ottobre.

Il dato mostra gli scioglimenti in corso rilevati al primo di ogni mese, e nel conteggio sono inclusi quindi anche quelli relativi ad anni precedenti e non ancora terminati. Non va letto come numero di scioglimenti deliberati in una certa data.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

Dopo il fisiologico calo post-elettorale, sono tornati a crescere i commissariamenti.

Il dato è così drasticamente calato. Con le elezioni amministrative tenute nell'autunno scorso si sono infatti rinnovati molti consigli comunali di enti sciolti anticipatamente (tra cui 18 comuni commissariati per mafia tra 2017 e 2018). Ma la curva è di nuovo salita a causa dei nuovi scioglimenti. Una parte dei questi, è dovuta al fatto che in 13 casi le elezioni non sono risultate valide per mancanza del quorum (Melito di Porto Salvo, Voltago Agordino, Lesina, Aritzo, Tadasuni, Villanova Tulo) o per la mancata presentazione di liste (Cenadi, Belvì, Seneghe, Sorgono, Talana e Lozzo di Cadore: in quest’ultimo comune era mancato il quorum nel precedente turno elettorale del 2019). Le elezioni del novembre 2019 a Lamezia Terme (sciolto in passato per tre volte per infiltrazioni della criminalità organizzata) sono state annullate dal Tar di Catanzaro per irregolarità nelle operazioni di voto (gli atti sono stati trasmessi alla procura della repubblica per accertare eventuali illeciti penali).

 

Dove sono avvenuti gli scioglimenti

La distribuzione a livello locale è una variabile cruciale per i commissariamenti. Perché il fenomeno è strettamente connesso con lo stato degli organi politici e amministrativi presenti sul territorio.

La mappa include i comuni sciolti nel 2020 dal governo nazionale e quelli deliberati dalle regioni a statuto speciale sulla base dei rispettivi ordinamenti (in giallo quelli commissariati a seguito dell’esito negativo delle ultime elezioni amministrative).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

Da questo punto di vista, il mezzogiorno è storicamente l'area del paese più colpita dagli scioglimenti. Un dato confermato pienamente da quanto avvenuto nello scorso anno. Questa predominanza è visibile non solo nel caso più patologico (le amministrazioni infiltrate), ma anche negli scioglimenti per cause diverse, spesso sintomo di instabilità a livello locale.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

In Campania, Calabria, Puglia e Sicilia sono avvenuti il 49,5% degli scioglimenti totali. Dieci commissariamenti per infiltrazioni su 11 sono avvenuti in queste 4 regioni. L'area più coinvolta da provvedimenti di scioglimento nel 2020 è stata Napoli, con 12 casi. Seguono le province di Caserta e Lecce (10 scioglimenti ciascuna nel 2020), Cosenza (9), Catanzaro (7), Torino e Roma (6 casi ciascuna).

Altro aspetto indicativo del fenomeno, è la quota di comuni che sono stati sciolti sul totale di quelli presenti. In media, a livello nazionale, nel 2020 sono stati sciolti circa il 2,6% dei quasi 8.000 comuni italiani. La quota più alta si registra in Puglia, dove su 257 comuni 23 sono stati sciolti nel 2020 (8,95%). Seguono, anche in questo caso, Campania (6%), Calabria (5,94%) e Sicilia (5,38%).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

La Puglia è stata la regione con più comuni sciolti, ma rispetto alla popolazione il fenomeno ha inciso di più in Calabria.

In termini di popolazione coinvolta, a livello nazionale il 3,3% dei residenti ha visto il proprio comune sciolto per infiltrazioni nel 2020.

Si tratta di circa 2 milioni di abitanti, un dato che varia molto tra le diverse regioni: in Calabria raggiunge il 12%, in Campania sfiora il 10%, in Puglia il 7%, in Sicilia il 6%. Superano la media nazionale anche Valle d'Aosta (dove il 4,7% dei residenti ha avuto il proprio comune sciolto nel 2020) e Trentino Alto Adige (4%).

Circa la metà (51,7%) degli scioglimenti avvenuti nel 2020 riguarda comuni con meno di 5.000 abitanti. I comuni maggiori, con oltre 50mila abitanti, rappresentano il 2% dei commissariamenti. Nello specifico, si tratta di Giugliano in Campania, Siracusa, Lamezia Terme e Crotone.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

I motivi degli scioglimenti

La novità del 2020 è un nuovo aumento degli scioglimenti per motivi politici (sfiducia del sindaco, dimissioni del primo cittadino o della maggioranza dei consiglieri). Questi negli ultimi anni erano calati sia in termini assoluti che rispetto al totale degli scioglimenti.

Isolando i soli comuni, dopo anni in cui la percentuale di commissariamenti per motivi politici era scesa sotto il 60%, il 2020 ha visto una netta risalita a quota 64%. Una crescita che è visibile anche in termini assoluti: dai 90 del 2019 si sale ai 121 del 2020. Bisogna tornare al 2016 per trovare un numero analogo (allora erano stati 122).

Il grafico fa riferimento ai decreti di scioglimento emanati dal presidente della repubblica, su proposta del governo, in base alle disposizioni del testo unico sugli enti locali (Tuel). Include anche gli scioglimenti disposti dai competenti organi delle regioni a statuto speciale, esclusa la Sicilia per gli anni fino al 2014. Per rendere comparabile la serie storica, non sono stati inclusi gli scioglimenti che hanno come causa elezioni non valide.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

Il secondo motivo più frequente degli scioglimenti anticipati nel 2020 è stato il decesso o impedimento del sindaco (11,6%, in linea con gli anni precedenti), seguito dai casi di decadenza del primo cittadino, che sono stati il 10,1% del totale. Calano i commissariamenti per mancata approvazione dei documenti di bilancio (3,7% contro il 6,2% del 2019). I casi di infiltrazione della criminalità organizzata sono pari al 5,3% del totale.

+34% gli scioglimenti per motivi politici nel 2020 rispetto al 2019.

Nell'anno in cui tornano a crescere i motivi politici, va segnalata la crescita netta delle dimissioni dei consiglieri (66, contro una media di 50 nel triennio precedente) e dei casi di sfiducia del consiglio comunale verso il primo cittadino. Questi ultimi più che raddoppiano rispetto al 2019, passando da 5 a 11. I casi di dimissioni del sindaco sono in linea con quanto rilevato nel triennio precedente.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

All'interno di un trend nazionale, ogni area del paese ha la propria specificità e i motivi più frequenti cambiano molto. Nel 2020 tutte le aree hanno visto prevalere i motivi politici, con percentuali differenti. Nel mezzogiorno, quasi 2/3 degli scioglimenti avvengono per questo motivo, nel centro il 57%, nel nord poco meno della metà (47%). Nel nord, la seconda causa è stato un decesso o impedimento del sindaco (25% dei casi), nel centro una decadenza del primo cittadino (22%) e nel mezzogiorno le elezioni non valide (10% degli scioglimenti).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

L'altro dato che distingue centro-nord e mezzogiorno è l'impatto dei commissariamenti per infiltrazioni criminali. L'8% dei comuni sciolti nel 2020 nell'Italia meridionale ha avuto questo motivo come causa.

I commissariamenti per infiltrazioni mafiose nel 2020

Il fenomeno delle amministrazioni commissariate per infiltrazioni della criminalità organizzata merita un’attenzione particolare in quanto configurano la massima situazione patologica dell’amministrazione, cui si pone rimedio con commissariamenti più lunghi (che durano di norma 24 mesi), al termine di un iter complesso, disciplinato dall’articolo 143 del testo unico degli enti locali (Tuel).

Nel corso del 2020 si sono concluse 18 procedure di accesso da parte delle apposite commissioni nominate dal ministro dell’interno per valutare se vi sia stato un condizionamento mafioso dell’ente. L'esito in 11 casi è stato il commissariamento per mafia, mentre in 7 casi è stata deliberata l’archiviazione, in assenza degli “elementi certi, univoci e rilevanti” richiesti dalla legge. Nel 2020 il governo ha sempre disposto la proroga del periodo di commissariamento al termine del primo periodo di 18 mesi.

61% delle procedure di accesso concluse nel 2020 hanno avuto come esito il commissariamento per mafia.

In almeno dieci enti è ancora in corso una procedura di accesso.

Numerose sono le procedure di accesso tuttora in corso alla data del 31 dicembre, alcune delle quali avviate nel 2019 o nei primi mesi del 2020. Da fonti ufficiali risultano commissioni di accesso nei comuni di Melfi (Potenza), Paterno Calabro (Cosenza), Barrafranca (Enna, sciolto nell’agosto 2020 a seguito delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri), San Giuseppe Jato (Palermo, anche questo comune sciolto per dimissioni del sindaco, della giunta e della maggioranza dei consiglieri), Marano di Napoli (già sciolto tre volte in passato per infiltrazioni della camorra). Ultime in ordine di tempo, Villaricca (Napoli; questo comune è stato già sciolto nel 1994 per infiltrazioni della camorra) e Calatabiano (Catania). Altri 4 casi sono stati segnalati dai mezzi di informazione.

Per accertare il condizionamento delle organizzazioni criminali sull’ente, il ministro degli interni nomina un’apposita commissione di indagine. Vai a "Come funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose"

I comuni commissariati per infiltrazioni nel 2020 sono nella maggior parte dei casi calabresi (4) e siciliani (3). Seguono due campani, uno pugliese e uno della Valle d'Aosta: il primo della regione da quando esiste lo strumento. Oltre un terzo dei decreti di commissariamento del 2020 fa seguito ad un provvedimento di scioglimento del consiglio comunale, adottato ai sensi dell’art. 141 del Tuel o delle normative regionali, per le dimissioni del sindaco oppure della maggioranza dei consiglieri (la stessa percentuale di casi si registra anche nel periodo 2013-2020).

 

Gli enti commissariati nel 2020 per infiltrazioni mafiose

Ente localeRegioneProvinciaData dprGià sciolto ex art. 141Precedenti commissariamenti ex art. 143Note
ScorranoPugliaLecce20/01/2020Ricorso al tar
Saint PierreValle d’AostaAosta10/02/2020
AmanteaCalabriaCosenza17/02/20204/8/2008
PizzoCalabriaVibo Valentia28/02/2020
Sant’AntimoCampaniaNapoli18/03/202008/08/201930/9/1991
ManiaceSiciliaCatania16/05/2020
PartinicoSiciliaPalermo29/07/202018/06/2019
CutroCalabriaCrotone14/08/202022/07/2020
Sant’Eufemia d’AspromonteCalabriaReggio Calabria14/08/202007/04/2020
Pratola SerraCampaniaAvellino26/10/2020
TortoriciSiciliaMessina23/12/2020

 

Le archiviazioni deliberate nel 2020 riguardano i comuni di Cosoleto (Reggio Calabria), Avola (Siracusa), Aosta, Eraclea (Venezia), Ciminà (Reggio Calabria),  Villa San Giovanni (Reggio Calabria; quest’ultimo comune era stato sottoposto alla procedura di accesso anche nel 2010 e 2018, conclusa sempre con l’archiviazione) e l’azienda sanitaria Napoli 1. Per quest'ultimo caso il comunicato del ministero dell’interno sottolinea le irregolarità amministrative emerse nel corso dell’accesso “che hanno determinato evidenti disfunzioni nell’organizzazione e nella gestione delle attività” dell'azienda sanitaria, irregolarità segnalate alla regione Campania per l’adozione delle necessarie misure correttive.

Sono numerose le procedure di accesso tuttora in corso.

Nei turni elettorali dell’autunno scorso sono stati coinvolti 18 comuni sciolti negli anni 2017 e 2018 per infiltrazioni della criminalità organizzata. I nuovi organi elettivi si sono costituiti in tutti gli enti locali interessati. Invece per altri 6 comuni siciliani e calabresi (Vittoria, San Biagio Platani, Siderno, Delianuova, Crucoli, Casabona), commissariati per infiltrazioni mafiose nel 2018, il rinnovo dei consigli comunali, inizialmente previsto il 22 novembre scorso, è stato rinviato alla primavera del 2021 a causa dell’emergenza Covid, con conseguente proroga della gestione della commissione straordinaria (legge n. 159 del 2020).

6 i comuni commissariati per mafia il cui voto è stato rinviato a primavera 2021 per l'emergenza Covid.

I commissariamenti per infiltrazioni dal 1991 al 2020

In una prospettiva di lungo periodo, dal 1991 (anno di introduzione dello strumento) al 2020 salgono a 488 le procedure di accesso concluse per l'accertamento delle infiltrazioni in comuni, enti locali e aziende sanitarie.

Di queste, 351 (72%) hanno avuto come esito un decreto di commissariamento per mafia (in 23 casi - tutti relativi a decreti precedenti al 2014 - il provvedimento è stato successivamente annullato dai giudici amministrativi). Altre 137 procedure (28%) si sono concluse con un’archiviazione per insussistenza dei presupposti per deliberare lo scioglimento. Mentre sono stati 219 i decreti di proroga.

265 enti locali sciolti una o più volte per infiltrazioni criminali dal 1991.

Tenuto conto che 68 amministrazioni sono state colpite da più di un decreto di scioglimento o di archiviazione (in particolare, 18 enti locali sono stati commissariati per tre volte e 50 per due), le amministrazioni locali complessivamente coinvolte nella procedura di verifica per infiltrazioni della criminalità organizzata sono state fino ad oggi 348 e di esse 265 sciolte per mafia (tra queste ultime 2 capoluoghi di provincia - Reggio Calabria e Trani - e 14 aziende sanitarie).

Come già visto, il 2020 segna una netta contrazione del numero di commissariamenti per mafia rispetto al triennio precedente (2017-19), anche se si attendono i risultati di numerose procedure di accesso tuttora in corso.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

A fronte di una media di circa 12 commissariamenti all'anno, si sono registrati 3 picchi nel ricorso a tale strumento: nella primissima fase di applicazione della normativa (il triennio 1991-1993, con 76 provvedimenti), nel triennio 2012-2014 (51 commissariamenti) e nel triennio 2017-2019 (65 commissariamenti).

Il numero di commissariamenti annui è aumentato nel tempo.

Per verificare la crescita dei commissariamenti nel corso del tempo, si può porre a confronto gli anni dal 1991 al 7 agosto 2009 con il successivo periodo, ovvero dall'8 agosto 2009, data di entrata in vigore della legge n. 94 del 2009, che pure aveva reso più stringenti i requisiti giustificativi di uno scioglimento per infiltrazioni mafiose. Confrontando le due fasi, si nota una significativa crescita della media annua dei commissariamenti (nel secondo periodo la media annua è circa 13,8). Cala la quota di decreti annullati dai giudici amministrativi, mentre la media annua delle archiviazioni è  sostanzialmente la stessa.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

Anche l’applicazione nelle diverse aree del paese risulta estremamente differenziata. La maggior parte dei commissariamenti si registra nelle tre aree di insediamento tradizionale delle organizzazioni criminali (Calabria, Campania e Sicilia), anche se negli ultimi anni è fortemente cresciuto il numero degli scioglimenti in Puglia e in alcune aree del centro-nord (uno degli ultimi commissariamenti ha riguardato per la prima volta un comune della Valle D’Aosta).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

Particolarmente impattante il fenomeno in Calabria, la regione con il maggior numero di scioglimenti per infiltrazioni: 123 i commissariamenti per mafia dal 1991 ad oggi (di cui ben 66 tra il 2012 e il 2020). La provincia più colpita è quella di Reggio Calabria (70 commissariamenti) seguita da Vibo Valentia (24), Catanzaro (14), Crotone (10) e Cosenza (5).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

In questa regione, dal 31 dicembre 2020 risultano sottoposti alla gestione commissariale straordinaria per infiltrazioni mafiose 36 comuni e 2 aziende sanitarie.

Le decisioni dei giudici amministrativi

I ricorsi contro i decreti di commissariamento sono esaminati dai giudici amministrativi che verificano l’esistenza delle condizioni previste dalla legge per giustificare la decisione.

Nel corso dell’anno i giudici amministrativi si sono pronunciati sui ricorsi avverso i decreti di commissariamento per infiltrazioni mafiose di 9 comuni.

Per Bompensiere, Siderno, Scilla, Manfredonia c’è stata la decisione definitiva del Consiglio di stato (che ha confermato le precedenti sentenze del Tar). Su San Cataldo, Palizzi, Torretta, Cerignola, Stilo si è finora pronunciato solo il Tar del Lazio.

I decreti negli ultimi anni sono stati sempre confermati.

In tutti i casi è stata confermata la validità degli elementi raccolti dalle commissioni di accesso rispetto al condizionamento esercitato sulle amministrazioni dai clan locali. È interessante sottolineare che l’ultimo decreto di scioglimento annullato dai giudici amministrativi risale al 2014 (comune di Joppolo). È questo un segno dell’innalzamento nel corso degli anni della qualità delle relazioni prefettizie e della capacità delle commissioni di accesso di individuare i casi di infiltrazione mafiosa sugli enti locali.

Interessanti decisioni sulla conoscibilità delle relazioni di accompagnamento ai decreti presidenziali sono state assunte da diverse decisioni dei giudici amministrativi (Tar Sicilia n. 2122/2018 - confermata dal Consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana n. 56/2019 - n. 1053/2020 e n. 1363/2020; Tar Calabria n. 1578/2020). Queste hanno riconosciuto il diritto degli ex amministratori di Camastra, Pachino, San Cipirello e Amantea alla integrale ostensione dei documenti riguardanti lo scioglimento dell’amministrazione comunale (relazione del ministro dell’Interno, verbale della seduta del consiglio dei ministri, relazione della commissione d’accesso; rapporto del prefetto etc.). Ciò perché in assenza di un’adeguata motivazione del provvedimento di diniego in ordine alle ragioni di sicurezza e difesa nazionale che potrebbero giustificare la prevalenza dell’esigenza di riservatezza su quelle correlate al diritto di accesso. Proprio sulla base delle specifiche motivazioni addotte dal Ministero dell'Interno sul carattere riservato di alcune informazioni contenute nelle relazioni riguardanti il comune di Eraclea, il Tar Veneto (sentenza n. 37/2021) ha negato l'accesso integrale ai documenti dell'istruttoria che ha portato al decreto di archiviazione".

Respinta dal Tar Lazio (sentenze nn. 2623/2020 e 2618/2020) la richiesta di risarcimento avanzata dagli amministratori locali di Cirò a seguito dell’annullamento deciso dai giudici amministrativi del  decreto del 2013.

Il dibattito parlamentare sulle proposte di riforma

La commissione Affari costituzionali della Camera ha avviato l’esame delle proposte di legge di revisione della normativa sugli scioglimenti anticipati degli enti locali, svolgendo anche numerose audizioni. Nei mesi scorsi abbiamo trasmesso alla commissione un documento di proposte, basate sui dati dell'osservatorio, relative alla riforma dei commissariamenti per infiltrazioni mafiose.

La relazione inviata alla commissione

In attesa di una riforma organica della materia, sono state approvate alcune norme riguardanti gli enti locali sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata.

Nel corso dell’iter parlamentare di conversione del cosiddetto decreto rilancio (legge n. 77/2020) è stata approvata una disposizione (art. 106 bis) che stanzia 20 milioni di euro nel 2020 in favore dei comuni in stato di dissesto finanziario. Il 50% di tale somma è destinata agli enti sciolti per infiltrazioni mafiose, al fine di favorire la loro ripresa: un’elevata percentuale di tali enti, infatti, come sottolineato anche dall’ultima relazione del ministero dell’interno, versa in condizioni di deficit finanziario.

29% dei comuni sciolti per mafia nel 2019 si trovava in deficit finanziario.

Nell’ambito del decreto-legge sul rilancio della sanità calabrese (n. 181 del 2020) è stata prevista la possibilità, per le aziende sanitarie sciolte per infiltrazioni mafiose, di avvalersi di un soggetto di comprovata professionalità ed esperienza in materia di organizzazione sanitaria o di gestione aziendale (nominato dal ministro dell’interno d’intesa con il ministro della salute) e di esperti nel settore pubblico sanitario. Tale disposizione viene incontro all’esigenza di dotare le commissioni per la gestione straordinaria di risorse umane qualificate per rispondere alle esigenze specifiche delle aziende sanitarie.

Le interrogazioni parlamentari sugli enti locali

Anche nel corso del 2020 il tema degli scioglimenti anticipati degli enti locali è stato affrontato in parlamento attraverso la presentazione di numerose interrogazioni da parte di deputati e senatori per chiedere all’esecutivo informazioni sui commissariamenti, gli accessi in corso o su altri aspetti critici della vita delle amministrazioni locali.

Nel mese di dicembre, il governo ha risposto a 4 interrogazioni sulla situazione finanziaria dei comuni di Cittadella (Padova), San Giorgio a Cremano (Napoli) e Borgia (Catanzaro) e sui provvedimenti in materia urbanistica del comune di Sant’agnello (Napoli).

Sempre nello stesso periodo sono stati presentati altri 8 atti di sindacato ispettivo, riguardanti in particolare l’invio di una commissione di accesso ad Alimena (Palermo) e Calatafimi Segesta (Trapani: come abbiamo detto, il comune è stato sciolto con decreto del presidente della regione Sicilia in seguito alle dimissioni dell’intero consiglio), le irregolarità nel voto per il rinnovo del consiglio comunale di Reggio Calabria (clicca qui e qui), la grave situazione di ordine pubblico ad Arzano (Napoli, attualmente sottoposto a gestione straordinaria dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose nel 2019), il mancato scioglimento negli anni scorsi di Capaci (Palermo; clicca qui e qui). Un atto di sindacato ispettivo riguarda irregolarità nella gestione delle strutture di accoglienza da parte di alcuni comuni della Lunigiana.

Nel corso del 2020 sono state presentate 81 interrogazioni e interpellanze, di cui solo 6 hanno avuto finora risposta. Interrogazioni e interpellanze vengono presentate da uno o più parlamentari, anche di gruppi diversi. C'è comunque sempre un primo firmatario, che aiuta a capire l'iniziativa dell'atto a livello politico. Nel 2020 i gruppi parlamentari che hanno utilizzato di più questo strumento sono M5s, Misto e Fratelli d'Italia.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

 

Un altro aspetto interessante da ricostruire è quali aree del paese siano state più spesso oggetto di interrogazioni. È un indicatore indiretto per capire quali siano i territori più soggetti all'attenzione dei parlamentari nell'arco di una legislatura. Nel 2020 sono stati soprattutto comuni e enti situati nella città metropolitana di Napoli a focalizzare l'attenzione di deputati e senatori, con 23 atti di sindacato ispettivo. Seguono Cosenza (10) e Palermo (8).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

 

Salgono così a 503 le interrogazioni e interpellanze presentate dal 2008 a oggi. In media sull’intero periodo, circa il 36% ha ricevuto una risposta da parte del governo. Un dato che è diminuito nel corso delle legislature. Nella XVI (2008-13) circa il 51% ha ricevuto una risposta da parte del ministro competente. Una quota scesa al 32% nella XVII e che è attorno al 23% nella legislatura in corso.

Si tratta di percentuali troppo basse che andrebbero assolutamente corrette, perché appare indispensabile fornire un immediato chiarimento da parte del governo, in particolare nei casi un cui non solo si sollevano dubbi sulla liceità dei singoli atti ma si sottolinea addirittura il rischio che l’attività delle singole amministrazioni locali sia finalizzata a favorire gli interessi delle organizzazioni criminali.

Questo articolo è parte dell’osservatorio sui comuni e gli altri enti sciolti e commissariati, curato da openpolis in collaborazione con Giulio Marotta.

Foto credit: comune di Crotone

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