Quanto incide la segregazione di genere nei percorsi di istruzione #conibambini

Le ragazze proseguono gli studi soprattutto in facoltà umanistiche oppure legate a cura e istruzione. Un fenomeno noto come segregazione di genere, che spesso riflette stereotipi sul ruolo della donna nella società. Vediamo come incide in Italia e in Ue.

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A una lettura superficiale dei dati sulla scolarizzazione, parlare di segregazione di genere nell’istruzione può sembrare ingiustificato. È infatti vero che, rispetto al passato, si è invertita la tendenza che vedeva molte donne di fatto precluse dalla prosecuzione degli studi.

Come testimoniano i dati sul livello di istruzione disaggregati per genere ed età, fino a un passato non tanto remoto – quello vissuto dagli attuali 60 e 70enni – la quota di donne diplomate e laureate era molto inferiore a quella dei coetanei uomini.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 11 Febbraio 2022)

Oggi la tendenza si è invertita e nelle classi di età più giovani si osservano due dinamiche: l'innalzamento nella quota di persone con almeno il diploma e - in parallelo - il progressivo annullamento del gap di genere, almeno su questo aspetto.

83% le ragazze di 20-24 anni diplomate o laureate. Tra i coetanei maschi la quota è di quasi 10 punti inferiore: 74%.

Le ragazze proseguono più spesso gli studi, ma molti percorsi di istruzione rimangono segmentati rispetto al genere.

Ciò tuttavia non significa che i percorsi di istruzione siano oggi effettivamente paritari. Anche se le ragazze proseguono più spesso del passato gli studi, con maggiore frequenza dei ragazzi si iscrivono all'università e raggiungono un titolo di studio terziario, rimane una disparità rispetto ai percorsi scelti. Con le studentesse ampiamente sovrappresentate in alcune facoltà (su tutte quelle umanistiche e artistiche, così come nella formazione e nella cura della salute) e sottorappresentate in altri ambiti (in particolare quelli scientifici e tecnologici).

85% dei laureati nel 2020 in Italia in ambito informatico e Ict sono stati uomini.

Approfondiamo perché questo fenomeno è spesso indicativo di una segregazione di genere, quali conseguenze ha per la società e quanto incide in Italia e negli altri paesi Ue.

Le ragazze vanno più avanti negli studi...

Con una tendenza comune a molti paesi del mondo (cfr. Barro-Lee, 2013), nel corso degli ultimi decenni il divario di genere nell’accesso all'istruzione si è ridotto, fino a cambiare progressivamente di segno. Se in passato le donne restavano spesso escluse dalla prosecuzione degli studi, da diversi anni l'accesso e il successo nei percorsi di istruzione è prevalente tra le ragazze rispetto ai ragazzi. Ciò è vero anche per l'Italia.

Nei primi anni Novanta il numero delle laureate in Italia ha raggiunto quello dei laureati: da allora si è assistito ad un aumento delle lauree femminili (...)

Oggi le ragazze tendono ad abbandonare gli studi meno dei coetanei, hanno risultati mediamente migliori e - finite le scuole superiori - si iscrivono più spesso all'università.

Il dato sull’abbandono scolastico precoce (% giovani 18-24 anni senza diploma o qualifica professionale) sono relativi al 2020. Quelli sulle competenze alfabetiche (% di studenti delle classi II della scuola secondaria di secondo grado con competenze alfabetiche non adeguate) e sul passaggio all’università (% di neodiplomati che si iscrivono per la prima volta all’università nello stesso anno in cui hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di II grado) sono relativi al 2019.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat-Bes
(ultimo aggiornamento: martedì 21 Settembre 2021)

Nel 2019, circa la metà dei neodiplomati si è successivamente iscritto all'università (51,4%). Tra le neodiplomate il tasso di immatricolazione supera di oltre 12 punti quello dei ragazzi (57,7% contro 45,1%). E questo divario a vantaggio femminile si riscontra praticamente su tutto il territorio nazionale.

L’indicatore rappresenta la differenza tra il tasso di immatricolazione all’università di ragazze e ragazzi. Il tasso di immatricolazione è dato dalla percentuale di neodiplomati che si iscrivono per la prima volta all’università nello stesso anno in cui hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di II grado.

Il colore del gradiente diventa più scuro all’aumentare del divario tra immatricolate e immatricolati.

Nel calcolo del tasso d’iscrizione all’università della provincia autonoma di Bolzano non sono compresi i circa 7mila giovani che risultano iscritti nelle università pubbliche austriache e che rappresentano più del 50% del totale degli iscritti.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat-Bes
(ultimo aggiornamento: lunedì 6 Settembre 2021)

Difatti le ragazze sono sovrarappresentate nelle immatricolazioni all'università in tutte le province italiane. Con la sola eccezione di Bolzano, i cui dati però risultano incompleti poiché non comprendono le molte iscrizioni in università austriache.

99% le province in cui il tasso di immatricolazione all'università delle ragazze supera quello dei ragazzi.

Il gap nelle iscrizioni a vantaggio femminile supera i 20 punti nelle province di Nuoro (24,8 punti) e Rieti (20,5). In generale, la quota di neodiplomate che si iscrivono all'università supera il 66% del totale in 10 territori: Isernia (69,2%), Ascoli Piceno (68,7%), Macerata (68,4%), Teramo (67,9%), Lecco (67,5%), L'Aquila (67,2%), Perugia (67,1%), Chieti (67%), Nuoro (66,1%) e Parma (66,1%).

...ma alcuni percorsi restano ancora "separati"

Ciononostante, l'accesso all'istruzione mostra ancora tanti segni di disparità, se non di veri e propri divari di genere. In coerenza con i dati sulle immatricolazioni appena visti, nel 2020 il 58,7% dei laureati sono state donne. Una quota che tuttavia non è omogenea nei diversi ambiti disciplinari.

Nel 2020 il 58,7% dei laureati erano donne. Un dato che tuttavia non è omogeneo nei diversi ambiti disciplinari. Oltre il 70% dei laureati sono uomini in settori come l’informatica, le tecnologie Ict e l’ingegneria industriale. Viceversa la concentrazione femminile è netta negli ambiti legati alla formazione, alla cura e salute della persona e alle discipline umanistiche e artistiche. Addirittura nel comparto educazione e formazione le donne costituiscono quasi il 94% dei laureati. Mentre sono solo il 15% dei laureati in informatica e Ict.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati AlmaLaurea
(ultimo aggiornamento: venerdì 18 Giugno 2021)

Oltre il 70% dei laureati sono uomini in settori come l'informatica, le tecnologie Ict e l'ingegneria industriale. Viceversa la concentrazione femminile è netta negli ambiti legati alla formazione, alla cura e salute della persona, nonché nelle discipline umanistiche e artistiche. Addirittura nel comparto educazione e formazione le donne costituiscono quasi il 94% dei laureati. Mentre sono appena il 15% dei quelli in informatica e Ict. Con effetti a catena anche sulle future carriere professionali.

15,6% le donne che in Italia lavorano in ambiti tecnico-scientifici, nel 2020.

Segregazione di genere e impatto sulla condizione delle donne

Tale dinamica, al netto delle preferenze individuali, tende spesso a rispecchiare una rappresentazione sul ruolo della donna nella società legata prevalentemente a compiti di cura, formativi ed educativi. Ciò ha conseguenze sui divari sociali e salariali, dato che le professioni meglio retribuite e più stabili derivano da percorsi di istruzione in cui le studentesse sono meno rappresentate.

È in questo quadro che si inserisce il concetto di segregazione di genere. Modelli e stereotipi sul ruolo della donna che possono condizionare tanto i percorsi di istruzione, quanto la vita professionale e familiare.

Abbattere gli stereotipi che portano a una segregazione di genere nei percorsi di istruzione.

Lavorare per il superamento di tali stereotipi, fin dall'infanzia, è cruciale per garantire un'effettiva parità di accesso all'istruzione indipendentemente dal genere. Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato, anche a parità di risultati in matematica, i genitori sono mediamente più propensi a pensare che i figli maschi, piuttosto che le figlie, lavoreranno in campo scientifico e tecnologico. Inoltre solo il 12,5% delle studentesse con ottimi risultati in matematica prevede un futuro lavorativo nelle discipline Stem, contro il 26% dei coetanei.

Tendenze i cui effetti, come già ricordato, condizioneranno l'intero futuro di bambine e ragazze, dalla scelta del percorso di studi alla carriera lavorativa, dalle relazioni sociali alla vita familiare.

La segregazione di genere nell'istruzione terziaria, in Italia e in Ue

Un indicatore dei progressi nell'abbattimento dei divari di genere nell'istruzione è stato proposto da Eige, all'interno del gender equality index stilato annualmente.

La segregazione di genere nell'istruzione è un indicatore utilizzato in sede europea per monitorare le disuguaglianze.

Una dimensione dell'indice proposto dall'istituto europeo è proprio la segregazione di genere in ambito educativo, calcolata attraverso il confronto tra due dati Eurostat. Il primo è la quota di studentesse di livello terziario (università e strutture analoghe) che studiano in settori quali educazione, salute, welfare, discipline artistiche e umanistiche. Il secondo, la stessa percentuale per gli studenti uomini. Quanto più il dato è basso tra i ragazzi e alto tra le ragazze, maggiore è la potenziale segregazione.

43% le studentesse europee del ciclo terziario dedicate a educazione, salute, welfare, discipline artistiche e umanistiche. Tra gli studenti la quota scende al 21%.

Nel 2019 l'Italia ha registrato un 46,8% di studentesse universitarie in questi ambiti, mentre per gli studenti tale quota è stata pari al 24%. Tra i maggiori paesi Ue, la quota di ragazze che studiano in questi settori è pari al 39,9% in Germania (17% per i ragazzi) e al 39% in Francia (20% per i maschi).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: giovedì 28 Ottobre 2021)

Allo stesso tempo, il nostro dato nazionale è invece inferiore a quello di altri 8 paesi Ue, il più popoloso dei quali è la Spagna (49,2% delle studentesse del ciclo terziario negli ambiti di cura e umanistici).

Si tratta di dati che vanno necessariamente letti insieme ad altri, come quelli sui divari di genere nelle Stem, per comporre il complesso mosaico del diritto di accesso all'istruzione per le bambine e ragazze. E che tuttavia ci ricordano come la strada per la parità passi prima di tutto da un investimento - educativo e culturale - per superare gli stereotipi che ancora resistono sul ruolo della donna nella società.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sul tasso di passaggio all'università per genere è Istat (indicatori Bes).

Foto: Allison Shelley - The Verbatim Agency (EDUimages) - Licenza

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