Ministri, vice e sottosegretari. Gli equilibri politici del governo Conte II Governo

Nel secondo governo Conte è molto forte la presenza di ministri, vice ministri e sottosegretari del Movimento 5 stelle. Un dato che riflette gli equilibri parlamentari ma meno i risultati delle ultime tornate elettorali.

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Quando a settembre 2019 è nato il secondo governo Conte il peso politico e parlamentare tra le forze di maggioranza pendeva chiaramente dalla parte del Movimento 5 stelle. Dopo un anno gli scenari sono però cambiati e questo ha fatto ipotizzare a molti che si potesse andare verso un rimpasto di governo.

Al momento questa ipotesi non sembra che si concretizzerà ma il tema entra ed esce di frequente nel dibattito politico. In ogni caso osservare nel dettaglio come sono distribuiti gli incarichi all’interno dell’esecutivo è utile sia per capire le ragioni di un eventuale rimpasto sia per interpretare la scelta di non procedere in questo senso.

L’ipotesi di un rimpasto

Dopo le elezioni amministrative, che hanno visto la tenuta elettorale del Partito democratico (Pd) e un calo di consensi da parte del Movimento 5 stelle (M5s), in molti hanno parlato di un possibile rimpasto di governo.

Con “rimpasto” si intende un cambiamento nella composizione del governo al fine di adeguare la distribuzione delle cariche governative a un cambiamento politico. Vai a "Che cos’è un rimpasto di governo"

Il presidente del consiglio tuttavia ha smentito questa ipotesi sottolineando come lo stesso segretario del Partito democratico non lo abbia chiesto.

Più di recente è stato il leader di Italia viva (Iv) Matteo Renzi a porre il tema, proponendo che a entrare nella compagine di governo sia un elemento di peso del Pd come il segretario Nicola Zingaretti, o il vice segretario Orlando. Inoltre il fatto che Orlando abbia aderito all’intergruppo parlamentare ‘Mes Subito’ voluto da Renzi, ha fatto pensare ad alcuni che ci potesse essere una convergenza tra i due proprio sull’idea del rimpasto. Tuttavia è da considerare che, in un momento così difficile per il paese, sarebbe difficile giustificare questo tipo di operazione senza una forte motivazione.

Le ipotesi di rimpasto invece rispondono a una generica logica di equilibrio politico tra le forze di maggioranza. Certo è vero che ad oggi gli incarichi di governo vedono il M5s in una posizione privilegiata che riflette gli equilibri in parlamento ma meno quelli dimostrati nelle ultime tornate elettorali. Se si considerano come espressione del movimento anche il presidente del consiglio Conte e il ministro dell’ambiente Sergio Costa, quasi la metà degli incarichi di governo risulta ricoperta dal M5s.

49,23% la percentuale di incarichi di governo ricoperti da esponenti M5s o indicati da questi.

Gli incarichi di governo delle forze di maggioranza

Ma al di là del numero complessivo a contare sono altri aspetti, come ad esempio il tipo di incarico. I ministri espressione del movimento sono infatti 10 su 22.

Questo vuol dire che se si aggiunge anche Conte gli esponenti del movimento in consiglio dei ministri risultano essere quasi la metà. Una posizione piuttosto forte se si considera che due ministri, Luciana Lamorgese (interno) e Gaetano Manfredi (università), sono figure tecniche e non rispondono ad alcun partito.

In ogni caso è bene ricordare che nel primo governo Conte la preminenza del M5s era ancora più determinante, con 9 ministri espressione del movimento contro 7 della Lega. Un equilibrio che anche in quel caso rifletteva il diverso peso parlamentare delle due forze politiche.

I ministri fanno parte del consiglio dei ministri con diritto di voto e possono sedere al vertice di un ministero oppure di un dipartimento della presidenza del consiglio. Vai a "Come sono organizzati i ministeri"

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 9 Ottobre 2020)

Dopo il M5s è il Pd ad avere il maggior numero di ministri (7), tuttavia solo 4 di questi sono ministri con portafoglio (contro i 6 del M5s). Solo Pd e M5s infine hanno visto promuovere alcuni dei loro sottosegretari alla carica di viceministro (M5s: 6, Pd: 4).

Massimo 10 sottosegretari con deleghe relative a uno o più dipartimenti o direzioni possono diventare viceministri. Vai a "Che cosa fanno i viceministri e i sottosegretari di stato"

D'altronde sono questi due gli azionisti di maggioranza del governo e alle altre forze rimangono solo alcuni incarichi. Italia vivia esprime due ministre (Bellanova e Bonetti) e un sottosegretario (Scalfarotto). Liberi e uguali (Leu), nelle sue varie componenti, esprime invece un ministro (Speranza) e due sottosegretari (De Cristofaro e Guerra). Il Movimento degli italiani all'estero inoltre vede un suo esponente come sottosegretario (Merlo). Si tratta peraltro dell'unico esponente del governo Conte I che non rientra nelle fila del Movimento 5 stelle ad essere confluito nel governo Conte II.

I partiti nei ministeri

Alcuni incarichi di governo, come i ministri senza portafoglio o i sottosegretari di stato alla presidenza del consiglio, non si svolgono in dei ministeri ma in dipartimenti della presidenza del consiglio. In consiglio dei ministri ogni componente ha la stessa importanza tuttavia è attraverso ministeri che viene gestito il grosso dell'attività amministrativa dello stato.

In alcuni ministeri la presenza del M5s si fa sentire in maniera particolarmente incisiva.

Nei ministeri presenza delle diverse forze politiche ha seguito un preciso bilanciamento tra le due maggiori forze politiche, a parte alcuni casi in cui, in particolare il Movimento 5 stelle, si trova in una posizione dominante.

La situazione più frequente è quella in cui la presenza di un ministro di un partito viene più o meno bilanciata da viceministri e sottosegretari di altri gruppi di maggioranza. Alle infrastrutture ad esempio sono esponenti del Pd sia la ministra (De Micheli) che un sottosegretario (Margiotta), mentre il M5s esprime un viceministro (Cancelleri) e un sottosegretario (Traversi).

Il ministero in cui le due principali forze di maggioranza si sono divise in maniera più paritaria gli incarichi è il ministero dell'interno. Se il vertice del ministero è infatti gestito da una figura tecnica (Lamorgese), a PD e M5s toccano un sottosegretario e un viceministro ciascuno.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 9 Ottobre 2020)

Gli squilibri più evidenti invece si registrano nel ministero della difesa, dei beni culturali (entrambi con un ministro e un sottosegretario Pd e un solo sottosegretario M5s), del lavoro, della giustizia (entrambi con un ministro e un sottosegretario M5s e un solo sottosegretario Pd) e nel ministero dello sviluppo economico. In quest'ultimo caso la presenza del M5s è particolarmente forte. Al fianco del ministro Patuanelli si trovano infatti sia un viceministro che due sottosegretari del movimento, mentre a rappresentare il Pd sono presenti solo 2 sottosegretari.

 

Foto Credit: www.governo.it - Licenza

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