Il piano di ripresa e resilienza a sostegno dei crateri sismici d’Abruzzo Osservatorio Abruzzo

Il Pnrr destina 1,78 miliardi alle aree colpite dai terremoti del 2009 e 2016-2017. Approfondiamo come verranno impiegate e quale sarà la destinazione territoriale di una parte di queste risorse, con un focus sulla natura e le caratteristiche dei luoghi interessati.

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Alcuni giorni fa è ricorso l’anniversario del terremoto che colpì l’Abruzzo interno il 6 aprile 2009. Fu il primo degli eventi sismici rilevanti che hanno interessato la regione negli ultimi 13 anni.

Per questo, nell’ambito del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è previsto l’impiego di risorse per la ricostruzione materiale, economica e sociale dei territori colpiti.

In questo approfondimento esamineremo le misure contenute nel piano, a partire dall’analisi dell’esistente.

5 le scosse più forti che hanno colpito l’Appennino centrale negli ultimi anni: 6 aprile 2009 (6.3 magnitudo momento), 24 agosto 2016 (6.5), 26 e 30 ottobre 2016 (5.9 e 6.5) e 18 gennaio 2017 (5.5).

Per capire le dinamiche che coinvolgono ben tre “crateri sismici” è infatti fondamentale partire dalle caratteristiche orografiche, demografiche e socio-economiche dei territori e delle comunità che li abitano.

Il rischio sismico in Abruzzo

Oggi sono oltre 230mila gli abruzzesi che vivono in comuni classificati come zona sismica 1, quella in cui la probabilità che capiti un forte terremoto è considerata più elevata. Si tratta di circa il 18% dei residenti della regione (una quota molto più alta rispetto alla media nazionale, che si attesta al 5% circa).

Un terzo degli abruzzesi vive in comuni classificati con zona sismica 2, in cui sono possibili forti terremoti. Poco meno della metà della popolazione (49%), concentrata principalmente sulla costa, risiede in comuni appartenenti alla zona 3, dove il rischio è considerato meno probabile.

La mappa segue la classificazione per zone sismiche, come aggiornata dalla Protezione civile ad aprile 2021. Ciascun comune può essere attribuito a una delle quattro zone, con pericolosità decrescente:

  • Zona 1: è la zona più pericolosa. La probabilità che capiti un forte terremoto è alta;
  • Zona 2: in questa zona forti terremoti sono possibili;
  • Zona 3: in questa zona i forti terremoti sono meno probabili rispetto alla zona 1 e 2;
  • Zona 4: è la zona meno pericolosa, la probabilità che capiti un terremoto è molto bassa.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Protezione civile
(ultimo aggiornamento: venerdì 30 Aprile 2021)

La quota di residenti in zona 1 è preponderante nei comuni della provincia dell'Aquila. Oltre il 60% di chi vive nel territorio aquilano risiede in un comune classificato in zona 1. Seguono le province di Chieti (9%) e Pescara (7,4%). In quella di Teramo non ci sono comuni classificati come zona 1, ma è la provincia con la quota più elevata di residenti in zona 2 (43% della popolazione, contro una media regionale inferiore di 10 punti).

I crateri sismici in Abruzzo

Come abbiamo evidenziato in apertura, l'Abruzzo è stato attraversato da due forti sciami sismici. Il primo, iniziato nell'inverno del 2008, ha avuto il suo apice con la scossa registrata alle 3:32 del 6 aprile 2009, con epicentro nel comune dell'Aquila.

Il susseguirsi negli anni di forti scosse ha dato vita alla nascita di diversi "crateri sismici", necessari alla perimetrazione dei territori colpiti.

Il secondo ha visto l'alternarsi di diverse scosse tra l'estate 2016 e l'inizio del 2017, tutte con epicentro nelle aree interne appenniniche, in una vasta area che ricade anche nelle Marche, in Umbria e in Lazio, oltre che in Abruzzo. Questa sequenza sismica viene chiamata dall'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) "Amatrice-Norcia-Visso". Le scosse più devastanti si sono verificate il 24 agosto 2016, con epicentro nella valle del Tronto tra i territori comunali di Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e il 18 gennaio 2017 nell'alta valle dell'Aterno aquilano, tra i comuni di Montereale, Capitignano, Cagnano Amiterno e Campotosto.

Si tratta di eventi che hanno profondamente lacerato le comunità locali, oltre ad aver causato centinaia di morti. Nel 2009 perirono sotto le macerie 309 persone. 299 furono le vittime della scossa del 26 agosto 2016, mentre nel gennaio successivo i morti furono 36, principalmente a causa della concomitanza tra scosse sismiche e una straordinaria nevicata. Una combinazione fatale anche per l'hotel Rigopiano, travolto da una valanga che causò la morte di 29 persone.

Il cratere 2009 comprende L’Aquila e altri 56 comuni, la maggior parte dei quali individuati con decreto del commissario delegato n. 3 del 16 aprile 2009 (provvedimento successivamente integrato con decreto n. 11 del 17 luglio 2009, che ha aggiunto 8 nuovi comuni).

Il cratere 2016-17, originato dalla sequenza sismica che ha colpito il centro Italia in quel biennio, è stato definito con una serie di provvedimenti, che permettono di distinguere tra nuovo e vecchio cratere. Il “vecchio cratere” è relativo al sisma del 24 agosto 2016 ed è definito con Dpcm dell’11 ottobre dello stesso anno (decreto legge n.189 del 17 ottobre 2016). Il “nuovo cratere”, relativo al sisma del 26 e 30 ottobre 2016, è definito con ordinanza della presidenza del consiglio del 15 novembre, pubblicata sulla gazzetta ufficiale n.283 del 3 dicembre 2016. Con l’ordinanza pubblicata in gazzetta ufficiale n. 84 del 10 aprile 2017 i comuni italiani del cratere sono passati da 131 a 140.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat e Camera dei deputati
(ultimo aggiornamento: giovedì 4 Maggio 2017)

Cosa prevede il Pnrr per i crateri sismici

Il lungo e complesso processo di ricostruzione post-terremoto 2009 ha visto negli anni numerose disposizioni di leggi e di finanziamenti pubblici da parte dello stato e degli enti locali coinvolti che, di volta in volta, hanno individuato le priorità di intervento.

Secondo il portale Open data ricostruzione, che monitora lo stato di avanzamento dei lavori, dopo 13 anni sarebbe completato il 72% dei lavori nel comune dell'Aquila e negli altri 56 del cosiddetto "cratere sismico".

A guidare la ricostruzione si sono susseguiti negli anni numerosi attori: dopo un'iniziale gestione commissariale (2009-2012), la governance è diventata ordinaria, attraverso una regia coordinata tra stato centrale (in particolare la "struttura di missione" della presidenza del consiglio dei ministri) e amministrazioni regionali e locali.

10,8 miliardi di euro finanziati per la ricostruzione post-sisma 2009, al 5 aprile 2022.

Per quanto riguarda le scosse susseguitesi sull'Appennino centrale tra il 2016 e il 2017, la governance è in capo a una struttura guidata dal "Commissario straordinario del Governo ai fini della ricostruzione nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria" Giovanni Legnini, che dipende dalla presidenza del consiglio dei ministri.

Ai territori colpiti sia nel 2009 che nel 2016-2017 viene dedicata una parte del fondo complementare del Pnrr, ossia risorse nazionali aggiuntive a quelle europee.

1,78 miliardi di euro è il valore per gli "Interventi per le aree del terremoto del 2009 e 2016", nel fondo complementare del Pnrr.

La misura dedicata alle aree terremotate ha una struttura particolare. Si tratta infatti dell’unico caso tra gli investimenti di Pnrr e fondo complementare che prevede una suddivisione su 3 livelli. La "misura madre", infatti, si articola in due sottomisure: "Città e paesi sicuri, sostenibili e connessi" (dal valore complessivo di 1,08 miliardi di euro) e "Rilancio economico e sociale" (700 milioni).

Il fondo Pnrr per le aree sisma si articola su 3 livelli, uno contenuto nell'altro.

Queste "sottomisure" si articolano ulteriormente in diverse voci. La prima investe l'innovazione digitale, le comunità energetiche, il recupero e la rifunzionalizzazione di edifici pubblici, la produzione di energia/calore da fonti rinnovabili, la rigenerazione urbana e territoriale, le infrastrutture e la mobilità. La seconda invece riguarda il sostegno agli investimenti, turismo, cultura, sport e inclusione, la valorizzazione ambientale,  l'economia circolare e il ciclo delle macerie e infine i centri di ricerca per l’innovazione.

Com'è evidente, insomma, gli interventi non sono finalizzati solo alla ricostruzione degli edifici danneggiati e alla mitigazione del rischio sismico, ma puntano piuttosto ad un generale rilancio delle aree vessate.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Aprile 2022)

Rispetto alle risorse europee proprie del Pnrr, quelle del fondo complementare, essendo di provenienza statale, non rientrano in una dinamica di verifiche stringenti e cadenzate come quelle che pongono in essere le autorità di Bruxelles. C'è insomma maggiore elasticità nell'erogazione dei fondi e nelle rendicontazioni.

Inoltre il fondo complementare prevede sì un cronoprogramma, ma solo per le due "sottomisure" e non per i livelli più dettagliati di interventoUna conferma di questo è data dal fatto che le scadenze legate al fondo complementare non sono suddivise in milestone e target.

Ogni misura del Pnrr prevede un cronoprogramma dove viene indicato il raggiungimento di scadenze intermedie e finali. Queste si suddividono in obiettivi (milestone) e traguardi (target). Vai a "Cosa sono le milestone e i target del Pnrr"

Le scadenze per il fondo Pnrr aree sisma

In base alle informazioni di cui disponiamo sono comunque 14 le scadenze complessive per le risorse del Pnrr dedicare alle aree del sisma, di cui 8 relative alla prima sub-misura ("Città e paesi sicuri, sostenibili e connessi") e 6 alla seconda ("Rilancio economico e sociale"). Cinque, invece, le scadenze da conseguire entro il 2022.

Per quanto riguarda la prima sottomisura, entro il prossimo giugno dovranno essere approvati tutti i progetti. Entro settembre dovranno essere pubblicati tutti i bandi di gara da parte delle diverse stazioni appaltanti. Mentre al termine del 2022 dovranno essere aggiudicati tutti i bandi e partire i lavori.

Sulla seconda sub-misura, invece, entro la fine del primo semestre dovranno essere pubblicati tutti i bandi di gara relativi alla realizzazione degli interventi previsti. Entro la fine dell’anno, invece, i soggetti attuatori dovranno approvare la concessione dei finanziamenti alle imprese.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Aprile 2022)

Una parte delle risorse del fondo complementare destinate alle aree terremotate è già stata assegnata.

A oggi è possibile verificare la distribuzione territoriale delle risorse del fondo aree sisma (1,78 miliardi) per importi pari a circa 814 milioni di euro.

45,7% di fondi Pnrr dedicati alle aree del sisma sono stati "territorializzati", al 6 aprile 2022.

Questa rappresenta a oggi la somma di cui è possibile analizzare la destinazione territoriale, ossia dove saranno impiegate le risorse e la competenza per la gestione delle stesse, che può essere deputata al commissario straordinario per le aree sisma 2016-2017, alla struttura di missione della presidenza del consiglio dei ministri per il sisma 2009, o congiuntamente a entrambi gli organi.

A livello regionale il territorio che riceverà la maggior quantità di fondi saranno le Marche, con circa 332 milioni di euro, seguite dall'Abruzzo (308).

Le risorse del fondo complementare destinate alle aree terremotare ammontano complessivamente a circa 1,78 miliardi di euro. Il soggetto incaricato di gestire queste risorse è il commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma del 2016 Giovanni Legnini. In particolare, grazie all’ordinanza numero 15 del 31 dicembre 2021 è possibile valutare la distribuzione nei diversi comuni delle regioni interessate di risorse pari a oltre 814 milioni di euro. Di queste risorse 557,5 milioni riguardano gli interventi per le aree colpite dal sisma del 2016, mentre 216 sono dedicati al sisma del 2009. Circa 20,5 milioni infine saranno gestiti in maniera congiunta.

FONTE: elaborazione openpolis su dati commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma del 2016
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Aprile 2022)

 

A livello provinciale, invece, L'Aquila rappresenta la provincia che riceverà la porzione più consistente di fondi. Da sola infatti attrae circa 241 milioni di euro. Seguono la provincia di Macerata (197 milioni circa) e Rieti (95).

Per quanto riguarda le altre province abruzzesi, a Teramo andranno 47,87 milioni, mentre a Pescara andranno 10,85 milioni. Nessun investimento per la provincia di Chieti.

È importante però sottolineare che alcune risorse sono distribuite in modo da interessare contemporaneamente più territori.

Circa 577 milioni degli 814 già "territorializzati" (il 70,8%) sarà gestito direttamente dal commissario straordinario per il sisma 2016-2017. Si tratta di territori molto particolari, in gran parte ricadenti nelle aree interne e montane dell'Appennino centrale. Centinaia di paesi che già dai prima del lungo sciame sismico subivano un processo di spopolamento e che si trovano al confine tra quattro regioni, spesso distanti dai servizi e dalle infrastrutture principali.

Per questo è importante comprendere le caratteristiche intrinseche a questi luoghi, per capire meglio dove saranno investite buona parte delle risorse previste dallo stato.

Un focus sul cratere sismico del 2016-17

Il cratere seguito ai terremoti che tra 2016 e 2017 hanno colpito il centro Italia è stato definito con una serie di provvedimenti successivi. Questi hanno dato vita a un vecchio cratere, relativo al sisma del 24 agosto 2016, e un nuovo cratere, successivo al terremoto dell'ottobre dello stesso anno.

Il “vecchio cratere” è relativo al sisma del 24 agosto 2016 ed è definito con Dpcm dell’11 ottobre dello stesso anno (decreto legge n.189 del 17 ottobre 2016). Il “nuovo cratere”, relativo al sisma del 26 e 30 ottobre 2016, è definito con ordinanza della presidenza del consiglio del 15 novembre, pubblicata sulla gazzetta ufficiale n.283 del 3 dicembre 2016. Con l’ordinanza pubblicata in gazzetta ufficiale n. 84 del 10 aprile 2017 i comuni italiani del cratere sono passati da 131 a 140.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 4 Maggio 2017)

 

Come abbiamo approfondito, sono 23 i comuni abruzzesi che ne fanno parte, il più popoloso dei quali è Teramo (oltre 50mila residenti, circa la metà degli abitanti del cratere). Teramo è anche la provincia con più comuni coinvolti (16), seguita dall'Aquila (6), mentre uno (Farindola) si trova in quella di Pescara. Ventitré comuni, per un totale di circa 100mila persone e di oltre 40mila famiglie, residenti in 356 località diverse.

Per cercare una località specifica, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome della località o del comune di appartenenza.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 4 Maggio 2017)

Per intervenire in modo efficace è cruciale la mappatura del territorio.

Poco più della metà delle famiglie del cratere (53% in base ai dati raccolti nel censimento 2011) prima del sisma viveva nella località che funge da centro principale del comune. Ad esempio, nel caso della città di Teramo, 15mila famiglie su 22mila (il 69%) abitavano nel "centro capoluogo" del comune, mentre circa 2.000 risiedevano nella frazione di San Nicolò a Tordino. Tutte le altre 32 località e frazioni cubavano meno di mille famiglie residenti: dalle 513 che vivono a Nepezzano alle meno di 20 in zone come Monticelli, Ponzano e Castagneto. Oltre 500 abitanti del comune capoluogo vivono in agglomerati di case sparse.

Nel secondo comune più popoloso del cratere - Montorio al Vomano - le località sono 22. Il 62% delle famiglie prima del sisma abitava in quella principale (omonima del comune stesso), un ulteriore 11% in case sparse, mentre il restante 27% nelle altre 20 località. Come Piane di Collevecchio (2,7% delle famiglie), Villa Brozzi (2,5%), Bivio Collevecchio (2,3%).

52,2% delle famiglie del cratere 2016/17 vive nel comune di Teramo.

L'82% delle famiglie che prima del terremoto risiedeva nei comuni inseriti nel cratere 2016/17 viveva in un centro abitato. Si tratta di un aggregato di case vicine, definito da Istat per la presenza di servizi o esercizi pubblici che fungono da centro di aggregazione. Una minoranza di famiglie del cratere (11,5%) viveva invece in un nucleo abitato, cioè una località di almeno quindici famiglie che però è priva del luogo di raccolta che caratterizza il centro abitato. Il 6,4% abitava in agglomerati ancora meno densi, classificabili come case sparse. Solo lo 0,03% risiedeva in zone prevalentemente non residenziali, censite come località produttive.

1.444,7 kmq la superficie territoriale dei comuni abruzzesi inclusi nel cratere sismico 2016-17.

Ma cosa sappiamo sulle caratteristiche anche geografiche e strutturali dei comuni inseriti nel cratere? Un primo elemento rilevante è la superficie territoriale coinvolta e la tipologia di copertura del suolo. Rispetto alle altre regioni le Marche furono di gran lunga la regione più coinvolta in quegli eventi sismici (la superficie dei comuni marchigiani con danni strutturali gravi è infatti pari a 3.978,3 kmq). L'Abruzzo fu la seconda, in termini di superficie territoriale (1.444,7 kmq), seguita da Umbria (1.408,4 kmq) e Lazio (1.154,3 kmq).

Ogni 100 metri quadri di superficie dei comuni del cratere abruzzese, quasi 70 sono di territori boscati e di ambienti seminaturali, mentre circa 27 sono terreni agricoli. In Abruzzo il suolo artificiale è il 2,4% della superficie del cratere 2016-17, molto variabile tra i singoli comuni. Dall'8,3% di Teramo a meno dello 0,5% a Crognaleto e Rocca Santa Maria (entrambi nel teramano).

I dati provenienti dalle carte di uso del suolo regionali sono state poi integrate da Istat con altri dati sulla copertura del suolo, tra cui quelli provenienti dal progetto europeo Copernicus, che si avvale di dati da immagini da satellite ad alta risoluzione e di dati delle località abitate rilevati dalle Basi Territoriali dell’Istat.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat / Carte di uso del suolo regionali (Cus)
(ultimo aggiornamento: giovedì 4 Maggio 2017)

La superficie antropizzata del cratere sismico abruzzese è quindi sensibilmente inferiore rispetto agli altri comuni italiani con danni strutturali gravi dopo il sisma del 2016-17 e anche rispetto alla media nazionale complessiva.

Un altro dato significativo è quanta parte degli edifici presenti sul territorio colpito fossero residenziali prima del sisma, e quanti effettivamente abitati. Rispetto alla prima questione, sono (o erano) residenziali quasi 9 edifici su 10 presenti nel cratere sismico abruzzese istituito a seguito dei terremoti avvenuti tra 2016 e 2017. Una percentuale ampiamente variabile tra il 97,3% di Crognaleto, nel teramano, e il 58,8% di Pizzoli, in provincia dell'Aquila.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 4 Maggio 2017)

Rispetto al secondo aspetto, ovvero quante abitazioni fossero effettivamente occupate, il dato più recente disponibile precedente al sisma è quello del censimento 2011. Questo tuttavia segnala come - a fronte di una media di 68,3 abitazioni su 100 del cratere occupate da residenti - la quota fosse molto più elevata nei comuni più popolosi tra quelli colpiti dal sisma 2016-17. In particolare Montorio al Vomano (85,8%) e Teramo (84,1%).

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 4 Maggio 2017)

Ultimo aspetto rilevante è la qualità del patrimonio edilizio nei comuni abruzzesi in cui vi sono stati danni strutturali gravi. Un'informazione che però va presa con cautela, essendo stata raccolta a soli fini statistici nel corso delle rilevazioni per il censimento del 2011. Tra i comuni successivamente inseriti nel cratere 2016-17, quelli con la percentuale di edifici residenziali in muratura classificati come in stato "mediocre" o "pessimo" erano Pietracamela e Rocca Santa Maria. Il primo con circa 6 edifici su 10 classificati come in cattivo stato dai rilevatori censuari; il secondo con circa la metà.

La linea rossa demarca i confini del cratere individuato per i sismi del 2016-17.

La classificazione degli edifici residenziali in ‘ottimo’, ‘buono’, ‘mediocre’ o ‘pessimo’ stato di conservazione era il frutto della valutazione effettuata sul campo dai rilevatori censuari ai fini del censimento generale del 2011. L’assegnazione di una delle suddette modalità al singolo edificio era frutto dell’osservazione di alcuni elementi (condizioni del tetto, intonaco, infissi ed eventuale presenza di danni strutturali evidenti, ecc.), rispetto ai quali i rilevatori comunali avevano ricevuto una specifica formazione. Va tenuto presente che – come specificato da Istat – le istruzioni e la formazione ricevuta dai rilevatori erano finalizzate alla realizzazione di un’indagine di carattere statistico.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: domenica 9 Ottobre 2011)

Mentre la condizione migliore si rilevava a Tossicia, nel teramano, Campotosto e Barete, nell'aquilano. Tutti con più del 90% degli edifici in buono o ottimo stato di conservazione.

Molti di questi territori riceveranno risorse provenienti dal fondo complementare del Pnrr dedicato alle aree del sisma. Non è ancora possibile individuare la destinazione territoriale di tutti i fondi, bensì - come abbiamo detto poc'anzi - di importi pari a 814 milioni di euro (su totali 1,78 miliardi previsti dal fondo aree sisma).

Diversi comuni riceveranno fondi singolarmente, ma ci sono 80 interventi che vedono come destinatari enti locali associati. A livello singolo, il comune che riceverà più fondi sarà L’Aquila con circa 111 milioni di euro. Al secondo posto troviamo invece il comune di Montereale (28,75 milioni) mentre al terzo Teramo (13,05).

Grazie all’ordinanza numero 15 del 31 dicembre 2021 è possibile valutare la distribuzione nei diversi comuni delle regioni interessate di risorse pari a oltre 814 milioni di euro. Circa 577 milioni saranno gestiti dal commissario straordinario per il sisma del 2016, 216 milioni invece saranno gestiti dalla struttura di missione per il sisma del 2009. Infine circa 20,6 milioni saranno gestiti congiuntamente.

Scorri la tabella per vedere tutti gli interventi finanziati nell’ambito del fondo complementare al Pnrr dedicato alle aree terremotate.

Le risorse del fondo complementare destinate alle aree terremotare ammontano complessivamente a circa 1,78 miliardi di euro. Il soggetto incaricato di gestire queste risorse è il commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma del 2016 Giovanni Legnini. Non sono attualmente territorializzabili interventi per un cifra pari a circa 827,38 milioni di euro relativi agli investimenti per la realizzazione di nuove infrastrutture per le comunicazioni digitali e interventi di efficientamento energetico.

FONTE: elaborazione openpolis su dati commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma del 2016
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Aprile 2022)

 

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Foto: L'Aquila (Mattia Fonzi)

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