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	<title>disoccupazione Archivi - Openpolis</title>
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	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 04 Mar 2026 18:03:18 +0000</lastBuildDate>
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	<item>
		<title>Gli investimenti del Pnrr per il lavoro e l&#8217;occupazione</title>
		<link>https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-lavoro-e-loccupazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 08:52:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306649</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da oggi è online e liberamente accessibile la terza uscita di Pnrr Watch, un'indagine di Assonime e Fondazione Openpolis su aspetti strategici del piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel dossier spazio all'analisi sulle politiche per il lavoro e la formazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-lavoro-e-loccupazione/">Gli investimenti del Pnrr per il lavoro e l&#8217;occupazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il lavoro, l&#8217;occupazione e la formazione in Italia sono i temi al centro della terza uscita di <strong>Pnrr Watch</strong>, il report realizzato da <strong>Assonime</strong> e <strong>Fondazione Openpolis</strong>.</p>



<p>La partnership, lanciata a marzo dello scorso anno, ha già visto la pubblicazione di approfondimenti dedicati alla transizione digitale e a quella ecologica.</p>



<p>Anche nella terza uscita di Pnrr Watch parliamo di alcune tra le misure più strategiche del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).</p>



<p>Lo sguardo sul mondo del lavoro è duplice: da un lato l’analisi di alcune <strong>riforme e investimenti volti a rafforzare le politiche attive</strong> in favore dell&#8217;occupazione, come il programma Gol (acronimo di &#8220;Garanzia occupabilità lavoratori&#8221;) o il potenziamento del sistema degli Its (Istituti tecnologici superiori), dall’altro invece l’approfondimento di alcuni interventi che potrebbero <strong>agevolare la partecipazione al mercato del lavoro</strong>, in particolare delle donne.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10,3 mld € </span>il valore complessivo delle quattro misure su lavoro, occupazione e formazione analizzate in Pnrr Watch 3.</p>
			        </section>
		


<p>Le misure analizzate nel dettaglio attraverso l&#8217;indagine di Assonime e Openpolis sono quattro. La più rilevante dal punto di vista economico è &#8220;<strong>Politiche attive del mercato, del lavoro e della formazione</strong>&#8220;, che conta progetti per 4,6 miliardi di euro, quasi la metà di tutti quelli analizzati nel rapporto.</p>



<p>C&#8217;è poi la riforma e lo sviluppo del sistema Its, che può contribuire a fare da <strong>ponte tra la formazione e il mondo del lavoro</strong>. Gli istituti tecnologici superiori possono contare un finanziamento di 1,5 miliardi di euro.</p>


<div class="content_block" id="custom_post_widget-193851"><div class="d-none d-lg-flex justify-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 bb-3-grey2 pt-15 pb-50">
<div class="mt-20 mr-20"><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e
valutazione del PNRR</h3>
Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato
al Piano nazionale di ripresa e resilienza

</div>
<a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a>

</div>
<div class="mt-30"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div>
<div class="d-lg-none justify-center flex-align-center text-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 pt-15 bb-3-grey2 pb-10">
<div><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e
valutazione del PNRR</h3>
Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato
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</div></div>



<p>Infine, altre due misure analizzate riguardano due piani nelle scuole, in particolare negli istituti dedicati ai più piccoli. Una è &#8220;<strong>Piano asili nido e scuole dell&#8217;infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia</strong>&#8221; (3,24 miliardi), l&#8217;altra è focalizzata sul <strong>piano per l&#8217;estensione del tempo pieno e delle mense scolastiche</strong>. In quest&#8217;ultimo caso lo stanziamento complessivo vale 960 milioni di euro. Si tratta di due misure importanti sia per i minori che per i genitori &#8211; in particolare le donne, su cui nella maggior parte dei casi ricadono gli oneri di cura dei figli &#8211; che grazie al supporto delle istituzioni scolastiche possono partecipare attivamente al mondo del lavoro.</p>


<div id="strillo-testo-block_aa08ebbf5dd6471d01f4cc468275fd40" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Attraverso Pnrr Watch cerchiamo di indagare aspetti strategici del piano, dati alla mano.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Di ognuna di queste misure viene analizzato il dettaglio dello stato di avanzamento procedurale e di spesa, oltre che dei progetti rendicontati.</p>



<p><strong>Sono diversi i dati rilevanti che emergono dall&#8217;indagine.</strong> Uno dei più evidenti è rappresentato dal fatto che <strong>il 64% dei bandi del Pnrr non abbia rispettato la quota del 30% di assunzioni in favore di giovani e donne.</strong> Parliamo di oltre 6 bandi su 10, una dinamica resa possibile grazie a nove diverse motivazioni di deroga previste dalle norme.</p>



<p>Un altro elemento di interesse riguarda lo stato di avanzamento della spesa delle politiche attive per il lavoro, che come detto assorbono circa 4,6 miliardi di euro. Di questi, infatti, all&#8217;ottobre 2025 <strong>ne erano stati spesi poco più di 550 milioni, pari al 13% del totale. </strong> Dai dati emerge come la componente formativa rimanga uno dei punti più critici dell’intera riforma.</p>



<p>Poi c&#8217;è l&#8217;analisi sulla riduzione dei posti negli asili nido del paese, le performance e la distribuzione territoriale degli Its e molti altri aspetti, attraverso i quali proviamo a ricostruire <strong>i punti di forza e le criticità </strong>delle politiche per l&#8217;occupazione e la formazione nel Pnrr.</p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-306709"><div class="d-none d-lg-flex justify-center flex-align-center py-20  mt-40 mb-40   bt-3-grey2 bb-3-grey2">
<div class="mt-30 mr-20"><a href="/wp-content/uploads/2026/03/pnrr_watch_3.pdf" target="_blank"><amp-img src="/wp-content/uploads/2026/03/Pnrr-Watch-report.png" alt="" width="170" height="170" /></a></div>
<div class="mb-15">
<h3 class="fw-700">GLI INVESTIMENTI DEL PNRR PER L’OCCUPAZIONE</h3>
<p>LAVORO, ISTRUZIONE E FORMAZIONE</p>
<div><a class="btn" href="/wp-content/uploads/2026/03/pnrr_watch_3.pdf" target="_blank">Scarica il report (Pdf 13,5 MB)</a></div>
</div>
</div>
<div class="d-lg-none flex-grid-col justify-center flex-align-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 pt-15 bb-3-grey2 pb-10">
<div class="mb-10 text-center">
<h3 class="fw-700">GLI INVESTIMENTI DEL PNRR PER L’OCCUPAZIONE</h3>
<p>LAVORO, ISTRUZIONE E FORMAZIONE</p>
<div><a class="btn" href="/wp-content/uploads/2026/03/pnrr_watch_3.pdf" target="_blank">Scarica il report (Pdf 13,5 MB)</a></div>
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<div class="mt-20"><a href="/wp-content/uploads/2026/03/pnrr_watch_3.pdf" target="_blank"><amp-img src="/wp-content/uploads/2026/03/Pnrr-Watch-report.png" alt="" width="235" height="235" /></a></div>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-lavoro-e-loccupazione/">Gli investimenti del Pnrr per il lavoro e l&#8217;occupazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Europa sono ancora troppi i disoccupati da oltre un anno</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-europa-sono-ancora-troppi-i-disoccupati-da-oltre-un-anno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=257749</guid>

					<description><![CDATA[<p>La disoccupazione è per definizione un fenomeno transitorio, tuttavia può avere una durata molto lunga, con numerose conseguenze negative. In Europa il 38,5% dei disoccupati è tale da oltre 12 mesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-europa-sono-ancora-troppi-i-disoccupati-da-oltre-un-anno/">In Europa sono ancora troppi i disoccupati da oltre un anno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>A differenza degli <a href="https://www.openpolis.it/un-quarto-degli-europei-non-ha-ne-cerca-lavoro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inattivi</a>, che non lavorano né sono alla ricerca di un impiego,<strong> i disoccupati si trovano in una condizione transitoria per definizione</strong>, che finisce non appena trovano un posto di lavoro. </p>
</p>
<p><strong>Tuttavia non sempre questa transitorietà è effettiva, e i tempi di ricerca possono essere molto lunghi</strong>, con effetti molto negativi sia sulla produttività e quindi sulla società nel complesso che sulle persone in questione, che si trovano maggiormente esposte al rischio povertà. Si parla di <strong>disoccupazione di lunga durata</strong> quando la condizione di assenza e ricerca di impiego supera i 12 mesi.</p>
</p>
<p><div id="in-ue-il-385-dei-disoccupati-e-tale-da-piu-di-un-anno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La disoccupazione di lunga durata in Europa</h3>
</p>
<p>Nel 2022, secondo il rilevamento sulla forza lavoro di Eurostat, questa condizione colpisce<strong> oltre 5 milioni di persone in Europa</strong>, ovvero il 4,6% dei cittadini che fanno parte della forza lavoro. Una quota molto significativa del totale delle persone disoccupate.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">38,5% </span>dei disoccupati in Ue lo sono da più di 12 mesi (2022).</p>
</section>
<p><div id="slovacchia-grecia-e-italia-riportano-i-valori-piu-elevati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-disoccupazione-di-lunga-durata-in-europa/">La disoccupazione di lunga durata in Europa</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-disoccupazione-di-lunga-durata-in-europa/">La quota di disoccupati di lunga durata sul totale dei disoccupati e della forza lavoro nei paesi Ue (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_262796_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono al numero di persone disoccupate da oltre 12 mesi, come quota rispetto ai disoccupati e rispetto al totale della forza lavoro. Sono considerate le persone di età compresa tra i 15 e i 74 anni.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/une_ltu_a/default/table" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: martedì 20 Giugno 2023)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-262796"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Relativamente al totale dei disoccupati il dato più elevato in Europa è quello della <strong>Slovacchia</strong>, dove due terzi dei disoccupati lo sono da oltre 12 mesi. Seguono Grecia (61,9%) e Italia (57,3%). Ultime invece Danimarca e Paesi Bassi con cifre inferiori al 20%.</p>
</p>
<p>La <strong>Grecia</strong> sale invece al primo posto se consideriamo il totale della forza lavoro, con un valore pari al 7,7%. Seguono Spagna e Italia con rispettivamente il 5% e il 4,6%. Si tratta infatti dei paesi Ue con più persone che non hanno un impiego.</p>
</p>
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</p>
<p><div id="in-italia-il-40-dei-disoccupati-non-trova-lavoro-da-piu-di-24-mesi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Eurostat ricostruisce poi anche quante sono le persone che risultano disoccupate da oltre 2 anni (<strong>disoccupazione di durata molto lunga</strong>). È interessante osservare che in questo caso i paesi caratterizzati dalle percentuali maggiori sono gli stessi, e che i dati non sono troppo lontani da quelli precedentemente analizzati. La Slovacchia è ancora al primo posto con il 46,1% di disoccupati che non trovano lavoro da più di 24 mesi, la Grecia al secondo con il 40,7% e l&#8217;Italia di nuovo al terzo con il 39,9%. Un dato che fa supporre che nella maggior parte dei casi la situazione si protragga molto a lungo.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Un miglioramento contenuto</h3>
</p>
<p>Negli anni <strong>la quota di disoccupati in Europa si è gradualmente ridotta e così anche quella dei disoccupati di lunga durata</strong>. Un segno positivo, di ripresa rispetto alla lunga crisi che ha colpito il continente dal 2008 in poi. Basti pensare che nel 2013 questa condizione colpiva quasi la metà dei disoccupati (46,8%, ovvero 8 punti percentuali in più rispetto a oggi) e il 5,4% di tutta la forza lavoro (mentre oggi il valore è pari ad appena il 2,4%, meno della metà).</p>
</p>
<p>Se andiamo ad analizzare i dati relativi ai paesi più grandi, vediamo però che il miglioramento ha subito una piccola battuta d&#8217;arresto: è andato calando progressivamente fino al 2020 ma poi ha visto un lieve aumento. Probabilmente a causa della crisi post-pandemica. Se mediamente nel 2022 la situazione si è nuovamente stabilizzata, questo non è però successo in Italia.</p>
</p>
<p><div id="dal-2020-il-tasso-ha-ripreso-ad-aumentare-in-italia-non-ce-stata-una-ripresa-dopo-il-2021" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-aumenta-la-disoccupazione-di-lunga-durata/">In Italia aumenta la disoccupazione di lunga durata</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-aumenta-la-disoccupazione-di-lunga-durata/">I disoccupati di lunga durata nei paesi più popolosi dell&#8217;Ue, tra 2013 e 2022</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_263174_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-aumenta-la-disoccupazione-di-lunga-durata/">In Italia aumenta la disoccupazione di lunga durata &#8211; I disoccupati di lunga durata nei paesi più popolosi dell&#8217;Ue, tra 2013 e 2022</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_263174_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono alla quota di disoccupati a lungo termine (ovvero che non hanno un lavoro da oltre 12 mesi) sul totale dei disoccupati, nei grandi paesi Ue.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/une_ltu_a/default/table" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: martedì 20 Giugno 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/07/in-italia-aumenta-la-disoccupazione-di-lunga-durata.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-263174"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-263174" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Dal 2013, <strong>l’Italia è sempre stata il paese con il tasso più elevato rispetto agli altri grandi stati dell&#8217;Ue</strong>. Fatta eccezione per la Francia, che però riporta valori molto più bassi, è anche l’unico che non ha registrato un calo pronunciato negli anni. </p>
</p>
<p>La Spagna ha registrato, in questo periodo, una diminuzione pari a -10,7 punti percentuali (passando da un tasso del 49,7% nel 2013 a uno del 39% nel 2022). E la Germania addirittura di 13,1 punti (da 46,1% a 33%). In Francia invece il calo è stato il più contenuto di tutti: -0,2 punti percentuali. Tuttavia qui la quota di disoccupati di lunga durata è inferiore alla metà di quanto si registra in Italia (27,4% contro 57,3%). Nel nostro paese infine la riduzione è stata di 2,2 punti percentuali tra 2013 e 2022. E dal 2020 si è verificato un nuovo aumento, che non si è ancora arrestato.</p>
</p>
<p>In Italia i tassi più elevati si registrano nelle <strong>fasce di età più avanzate</strong>. I più giovani,  per quanto maggiormente esposti alla disoccupazione, come abbiamo raccontato in un <a href="https://www.openpolis.it/in-ue-e-diffusa-la-disoccupazione-giovanile-soprattutto-al-sud/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente approfondimento</a>, tendenzialmente trovano un impiego più in fretta. Risulta leggermente più elevato tra gli uomini (58,6%) rispetto alle donne (55,9%) e <a href="https://www.cedefop.europa.eu/en/tools/skills-intelligence/long-term-unemployment-rate?year=2021&amp;country=IT#10" target="_blank" rel="noreferrer noopener">marcatamente più alto</a> tra le persone con un <strong>grado di istruzione più basso</strong>.</p>
</p>
<p><a href="https://public.flourish.studio/visualisation/14266818/?utm_source=embed&amp;utm_campaign=visualisation/14266818"></a></p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/eoy0fuzH5ss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zhou Liang</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-europa-sono-ancora-troppi-i-disoccupati-da-oltre-un-anno/">In Europa sono ancora troppi i disoccupati da oltre un anno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Ue è diffusa la disoccupazione giovanile, soprattutto al sud</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-ue-e-diffusa-la-disoccupazione-giovanile-soprattutto-al-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 May 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=246413</guid>

					<description><![CDATA[<p>I cittadini più giovani sono maggiormente esposti alla disoccupazione. Mediamente parliamo dell'11,3% delle persone di meno di 29 anni, ma in molte regioni meridionali dell'Ue la cifra supera il 30%.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-ue-e-diffusa-la-disoccupazione-giovanile-soprattutto-al-sud/">In Ue è diffusa la disoccupazione giovanile, soprattutto al sud</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei prossimi mesi scomparirà il <a href="https://www.openpolis.it/il-reddito-di-cittadinanza-e-i-sussidi-nel-resto-deuropa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">reddito di cittadinanza</a>, la misura di reddito minimo garantito implementata nel nostro paese dal 2019 per arginare la povertà. Sarà sostituito da tre misure distinte, ovvero la <strong>garanzia di inclusione lavorativa (Gil)</strong>, la garanzia per l&#8217;attivazione lavorativa (Gal) e la prestazione di accompagnamento al lavoro (Pal). </p>
<div id="strillo-testo-block_090213376613e2edbe9f57202e2c22bc" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I requisiti della Gil sono più stringenti rispetto a quelli del Rdc.</p>
</section></div>
<p>Gil è il vero e proprio sostituto del reddito di cittadinanza (l&#8217;assegno), mentre Gal e Pal sono le politiche attive del lavoro che lo affiancheranno. A differenza del precedente Rdc, Gil non sarà rivolta ai single ma soltanto ai nuclei familiari in difficoltà e con almeno un membro in difficoltà (minore, disabile o anziano). Inoltre vengono ridotti sia l&#8217;importo erogato che i termini di estensbilità della misura (da 18 a 12 mesi, previa sospensione per un mese). Sono inoltre <strong>resi più stringenti i requisiti sia per quanto riguarda l&#8217;accesso al sostegno che per l&#8217;inserimento lavorativo</strong>. In particolare applicando una minore tolleranza rispetto a cosa sia da considerarsi una offerta di lavoro &#8220;congrua&#8221;.</p>
<p>Il rischio di queste misure è quello di <strong>diminuire entità e capacità degli aiuti di raggiungere le persone che ne hanno bisogno</strong>, senza allo stesso tempo risolvere i limiti esistenti del reddito di cittadinanza, come indicati nell&#8217;ottobre 2021 dalla&nbsp;<a href="https://www.lavoro.gov.it/priorita/Documents/Relazione-valutazione-RdC-final.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione del comitato scientifico</a>&nbsp;nominato dal ministero del lavoro. In particolare la difficoltà di raggiungere i nuclei familiari numerosi,<a href="https://www.openpolis.it/le-famiglie-con-figli-sono-piu-esposte-alla-poverta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;da anni quelli più colpiti dalla povertà assoluta</a>, e le criticità nell&#8217;avviamento al lavoro. Un aspetto da considerare prioritario in un paese come il nostro, in cui la disoccupazione è un problema molto serio, soprattutto tra chi si accinge a fare il proprio ingresso nel mondo del lavoro. <strong>L’Italia è infatti uno dei paesi Ue con il tasso più elevato di disoccupazione giovanile</strong></p>
<div id="nel-2022-in-ue-e-disoccupato-l113-dei-giovani-42-punti-percentuali-in-piu-rispetto-alla-media" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La disoccupazione giovanile è massima nel sud Europa</h3>
<p><strong>I giovani sono più frequentemente disoccupati rispetto alla media</strong>, ovvero si ritrovano più spesso senza lavoro e alla ricerca di un impiego. Questo è dovuto in parte al fatto che hanno meno esperienza pregressa, tuttavia la difficoltà a trovare un impiego è essa stessa una condizione che impedisce loro di fare esperienza, oltre a essere un sintomo di una ridotta inclusività del mondo del lavoro.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Il tasso di disoccupazione è il rapporto percentuale tra la popolazione di più di 15 anni che è alla ricerca di un lavoro e la forza lavoro totale.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-tasso-di-disoccupazione/"><br />
                &#8220;Cos&#8217;è il tasso di disoccupazione&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Nel 2021 nell&#8217;Unione europea il tasso di disoccupazione delle persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni era infatti <strong>4,2 punti percentuali superiore rispetto alla media della popolazione</strong> (15-74 anni).</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">11,3% </span>dei giovani (15-29 anni) in Ue è disoccupato (2022).</p>
</section>
<div id="litalia-con-il-18-e-il-terzo-paese-ue-ma-il-secondo-per-divario-tra-giovani-e-media-10-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>La situazione è fortemente differenziata da stato a stato. A registrare i tassi più elevati sono i paesi dell&#8217;Europa meridionale, in particolare <strong>Grecia e Spagna</strong>, entrambe con cifre superiori al 20% (rispettivamente 24,3% e 22,4%). Al terzo posto si trova l&#8217;<strong>Italia</strong> con il 18%, ma è elevato anche il dato svedese (17%), che spicca in questo senso tra i paesi del nord Europa. In 13 stati membri invece la quota si attesta sotto il 10%. Particolarmente bassa in Repubblica Ceca (4,2%), Germania (5%) e Malta (5,9%).</p>
<p>Simile la classifica se si considera il <strong>divario</strong>, a livello di tasso di disoccupazione, tra giovani e popolazione generale. L&#8217;Italia supera da questo punto di vista la Spagna, posizionandosi al secondo posto dopo la Grecia come paese in cui i giovani risultano più penalizzati (la differenza tra i tassi è di 9,9 punti percentuali, mentre in Grecia è di 11,8). Anche in questo caso le ultime sono Germania (1,9 punti percentuali) e Repubblica Ceca (3).</p>
<div id="sono-le-regioni-greche-spagnole-e-del-sud-italia-a-registrare-le-cifre-piu-elevate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Le differenze nella situazione lavorativa dei giovani sono ancora più pronunciate se analizziamo i <strong>dati a livello regionale</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-regioni-greche-spagnole-e-del-sud-italia-sono-prime-per-disoccupazione-giovanile/">Le regioni greche, spagnole e del sud Italia sono prime per disoccupazione giovanile</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-regioni-greche-spagnole-e-del-sud-italia-sono-prime-per-disoccupazione-giovanile/">Il tasso di disoccupazione giovanile nelle regioni Ue (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_253609_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_253609_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/le-regioni-greche-spagnole-e-del-sud-italia-sono-prime-per-disoccupazione-giovanile/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/05/le-regioni-greche-spagnole-e-del-sud-italia-sono-prime-per-disoccupazione-giovanile.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-regioni-greche-spagnole-e-del-sud-italia-sono-prime-per-disoccupazione-giovanile/">Le regioni greche, spagnole e del sud Italia sono prime per disoccupazione giovanile &#8211; Il tasso di disoccupazione giovanile nelle regioni Ue (2021)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_253609_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_253609_tab3"></p>
<p>I dati indicano la quota di giovani, di età compresa tra i 15 e i 29 anni, che risultano disoccupati al momento della rilevazioni. Non sono disponibili i dati di alcune regioni tedesche e polacche.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/LFST_R_LFU3RT__custom_3492015/bookmark/table?lang=en&amp;bookmarkId=3cf3c773-326e-40e5-b0f1-4ca25c27cfd1" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: giovedì 27 Aprile 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/05/le-regioni-greche-spagnole-e-del-sud-italia-sono-prime-per-disoccupazione-giovanile.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-253609"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-253609" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>La prima regione Ue per disoccupazione giovanile è l&#8217;exclave spagnola di Ceuta con il 42,4%. Seguono Thessalia (39,8%) e Sterada Ellada (36,5%), entrambe in Grecia, e Melilla in Spagna (36,1%). <strong>Al sesto e settimo posto si trovano due regioni italiane: la Campania e la Sicilia, entrambe con il 34%</strong>. I tassi più bassi si registrano invece in alcune regioni dell&#8217;Europa centrale, soprattutto in Repubblica Ceca e Ungheria, ma anche Polonia e Germania.</p>
<div id="i-lavoratori-giovani-hanno-subito-piu-duramente-gli-effetti-della-pandemia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">I giovani lavoratori tra prima e dopo la pandemia</h3>
<p>La pandemia ha avuto un forte impatto su tutti i lavoratori: molti hanno perso il proprio impiego, finendo nella disoccupazione ma spesso anche nell&#8217;inattività. </p>
<p>Alcune categorie sono più fragili e quindi maggiormente esposte ai fattori esterni, come i&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/gli-effetti-della-pandemia-sulloccupazione-degli-stranieri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoratori stranieri</a>, di cui abbiamo parlato in un approfondimento precedente. Ma <strong>anche i giovani sono stati colpiti più duramente dagli effetti della pandemia</strong>. Soprattutto i giovanissimi, di età inferiore ai 25 anni. A differenza degli stranieri tuttavia la situazione si è ristabilita dopo l&#8217;anno di lockdown, migliorando anche rispetto al periodo pre-pandemico.</p>
<div id="in-italia-laumento-della-disoccupazione-durante-il-lockdown-e-stato-piu-marcato-rispetto-alla-media-ue-a-gennaio-2021-ha-toccato-il-33" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-pandemia-ha-avuto-un-forte-impatto-sui-lavoratori-giovani/">La pandemia ha avuto un forte impatto sui lavoratori giovani</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-pandemia-ha-avuto-un-forte-impatto-sui-lavoratori-giovani/">Il tasso di disoccupazione tra le persone di meno di 25 anni, in Italia e in Ue (tra aprile 2019 e marzo 2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_253637_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/la-pandemia-ha-avuto-un-forte-impatto-sui-lavoratori-giovani/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/05/la-pandemia-ha-avuto-un-forte-impatto-sui-lavoratori-giovani.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-pandemia-ha-avuto-un-forte-impatto-sui-lavoratori-giovani/">La pandemia ha avuto un forte impatto sui lavoratori giovani &#8211; Il tasso di disoccupazione tra le persone di meno di 25 anni, in Italia e in Ue (tra aprile 2019 e marzo 2022)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_253637_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_253637_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono al tasso di disoccupazione tra le persone di età inferiore ai 25 anni, in Italia e mediamente in Europa. Le rilevazioni sono su base mensile e i dati sono destagionalizzati.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/une_rt_m/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: giovedì 4 Maggio 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/05/la-pandemia-ha-avuto-un-forte-impatto-sui-lavoratori-giovani.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-253637"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-253637" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>In Italia il tasso di disoccupazione tra le persone con meno di 25 anni è stato costantemente superiore alla media europea negli ultimi 3 anni. Tuttavia <strong>lo scarto si è gradualmente ridotto</strong>. </p>
<p>L’Italia sembra inoltre aver subito maggiormente l’impatto della pandemia, registrando sbalzi più pronunciati, e nel complesso mostra un andamento più irregolare rispetto alla media. </p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">33% </span>il tasso di disoccupazione degli under 25 a gennaio del 2021.</p>
</section>
<p><strong>Gennaio 2021</strong> è stato il mese in cui la disoccupazione giovanile in Italia ha toccato il picco. Oltre che quello in cui lo scarto con la media dell&#8217;Unione ha raggiunto i livelli più elevati: 14,6 punti percentuali di differenza.</p>
<p>Soprattutto nel corso del 2022 e in modo ancora più pronunciato nel 2023 tale differenza si è ridotta sempre di più. Nei mesi di agosto e dicembre del 2022 e a febbraio del 2023 è sceso sotto gli 8 punti percentuali.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/gZFnZewJvm8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Waqas Saeed </a>&#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-ue-e-diffusa-la-disoccupazione-giovanile-soprattutto-al-sud/">In Ue è diffusa la disoccupazione giovanile, soprattutto al sud</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È ancora lontana l&#8217;inclusione lavorativa delle persone disabili</title>
		<link>https://www.openpolis.it/e-ancora-lontana-linclusione-lavorativa-delle-persone-disabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=224445</guid>

					<description><![CDATA[<p>Circa un quarto di tutti i cittadini europei ha una qualche forma di disabilità. Eppure si tratta di un gruppo ancora oggi vulnerabile, in primis dal punto di vista socio-economico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/e-ancora-lontana-linclusione-lavorativa-delle-persone-disabili/">È ancora lontana l&#8217;inclusione lavorativa delle persone disabili</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le persone con disabilità continuano a costituire un gruppo particolarmente vulnerabile nelle nostre società</strong>. <strong>Troppe ancora sono esposte alla marginalizzazione</strong>. Questo risulta particolarmente evidente sul piano socio-economico. Come abbiamo raccontato in un recente approfondimento, nei paesi dell&#8217;Unione europea il 21% risulta esposto a povertà o esclusione sociale, contro il 14,8% delle persone senza disabilità.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/sono-ancora-troppe-le-persone-disabili-a-rischio-di-poverta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;approfondimento<br />
<br /><strong>Sono ancora troppe le persone disabili a rischio di povertà</strong></a>.</p>
</section>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;inserimento lavorativo delle persone con disabilità</h3>
<p>Un altro indicatore importante per misurare la loro inclusione è il <strong>livello di inserimento nel mondo del lavoro</strong>. In questo senso è interessante analizzare il<strong> tasso di disoccupazione</strong>. Esso misura lo <strong>scompenso tra la domanda e l&#8217;offerta di lavoro</strong>. Mentre infatti gli inattivi, che pure non svolgono alcuna attività lavorativa, sono al di fuori della forza lavoro, i disoccupati sono coloro che vorrebbero lavorare. E infatti cercano attivamente o desiderano un impiego, ma per una serie di ragioni non riescono a trovarlo. Una di queste ragioni, in un regime poco inclusivo, può essere proprio la disabilità.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Con la parola “disoccupati” si intende coloro che hanno un’età compresa tra 15 e 64 anni e sono in cerca di un lavoro nelle quattro settimane che precedono quella di riferimento e sarebbero disponibili a lavorare entro le due successive.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-tasso-di-disoccupazione/"><br />
                &#8220;Cos&#8217;è il tasso di disoccupazione&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Da diversi anni l&#8217;Unione europea è impegnata su questo fronte. Per tutelare i diritti delle persone con disabilità (il diritto all&#8217;autonomia, alle pari opportunità, al movimento), facilitarne l’inserimento nel mondo del lavoro e promuoverne la partecipazione civile. Una serie di obiettivi recentemente sistematizzati nella <a href="https://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=738&amp;langId=en&amp;pubId=8376&amp;furtherPubs=yes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030</a>. </p>
<div id="secondo-il-consiglio-dellue-87-milioni-di-persone-hanno-una-qualche-forma-di-disabilita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Si tratta di tematiche fondamentali, tanto più in quanto, come rileva il <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/infographics/disability-eu-facts-figures/#:~:text=87%20million%20Europeans%20have%20some,1%20in%204%20European%20adults." target="_blank" rel="noreferrer noopener">consiglio dell&#8217;Unione europea</a>, <strong>il numero di persone con una qualche forma di disabilità</strong> &#8211; la sensazione riportata di incontrare limiti permanenti nel tempo nello svolgere attività frequenti, a causa di problemi di salute &#8211; <strong>ammonta a circa un quarto di tutti i cittadini dell&#8217;Unione</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">87 milioni </span>le persone con qualche forma di disabilità nell&#8217;Ue (2022).</p>
</section>
<p>Certamente alcune persone non con disabilità non possono proprio lavorare, ma è fondamentale garantire l&#8217;autonomia per tutti coloro che vogliono farlo. Da un punto di vista prettamente lavorativo, è utile anche fare riferimento al concetto di &#8220;<strong>lavoro degno</strong>&#8220;, elaborato dall&#8217;organizzazione internazionale del lavoro (<a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_emp/---ifp_skills/documents/publication/wcms_173498.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oil</a>). In tale contesto, è&nbsp;definito degno un lavoro caratterizzato da: </p>
<ul class="wp-block-list">
<li>presenza di opportunità:</li>
<li>libera scelta dell’impiego;</li>
<li>salario adeguato;</li>
<li>nessun tipo di discriminazione;</li>
<li>sicurezza sul posto di lavoro;</li>
<li>trattamento rispettoso.</li>
</ul>
<p>Sei dimensioni che valgono per tutti ma soprattutto per i gruppi più vulnerabili.&nbsp;Per quanto riguarda le opportunità lavorative e la libera scelta di un impiego, è infatti evidente che le persone con disabilità vengono ancora discriminate. </p>
<h3 class="wp-block-heading">La disoccupazione in Ue tra le persone con e senza disabilità</h3>
<p><strong>In tutti i paesi membri il tasso di disoccupazione risulta infatti più elevato tra le persone con disabilità rispetto a quelle che non ne hanno.</strong> Grazie ai dati dell&#8217;Oil, che divide il tasso di disoccupazione tra &#8220;media della popolazione generale&#8221;, &#8220;disabili&#8221; e &#8220;non disabili&#8221;, possiamo ricostruire la situazione dell&#8217;Unione.</p>
<p>Innanzitutto, vediamo il tasso di disoccupazione delle persone con disabilità &#8211; per quanto ovunque sia elevato, ci sono significative differenze da paese a paese.</p>
<div id="in-lituania-e-grecia-nel-2020-oltre-il-20-delle-persone-disabili-era-disoccupato" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-disoccupazione-tra-i-disabili-supera-il-20-in-lituania-e-grecia/">La disoccupazione tra i disabili supera il 20% in Lituania e Grecia</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-disoccupazione-tra-i-disabili-supera-il-20-in-lituania-e-grecia/">La quota di disabili disoccupati nei paesi Ue (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_225357_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/la-disoccupazione-tra-i-disabili-supera-il-20-in-lituania-e-grecia/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/01/la-disoccupazione-tra-i-disabili-supera-il-20-in-lituania-e-grecia-1.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-disoccupazione-tra-i-disabili-supera-il-20-in-lituania-e-grecia/">La disoccupazione tra i disabili supera il 20% in Lituania e Grecia &#8211; La quota di disabili disoccupati nei paesi Ue (2020)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_225357_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono al tasso di disoccupazione, ovvero la quota di persone facenti parte della forza lavoro (occupati e non) che non hanno correntemente ma sono alla ricerca di un impiego. Corrispondono quindi a tutte le persone in età lavorativa che non avevano un posto di lavoro (né dipendente né autonomo) al momento della rilevazione, che si dichiaravano disposti a lavorare nello stesso periodo, che erano alla ricerca di un impiego. Con &#8220;disabilità&#8221; si fa riferimento alla definizione Icf (classification of functioning, disability and health): un termine ombrello per indicare vari tipi di restrizioni al movimento. Per ragioni legate alla misurazione, una persona con disabilità è definita come una persona che è limitata nel tipo o nella quantità di attività che riesce a svolgere a causa di condizioni fisiche (di lungo termine), mentali o di salute. Le definizioni di disabilità variano leggermente da paese a paese e pertanto vanno considerate nel loro complesso come delle stime. I dati del 2020 non sono disponibili per Malta, Irlanda, Paesi Bassi e Romania.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ilostat.ilo.org/topics/unemployment-and-labour-underutilization/" target="_blank" rel="noopener">Oil</a>                                                                <br />(consultati: venerdì 30 Dicembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/01/la-disoccupazione-tra-i-disabili-supera-il-20-in-lituania-e-grecia-1.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-225357"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-225357" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Con oltre un quarto delle persone con disabilità in condizioni di disoccupazione, la <strong>Lituania</strong> è il primo paese in Europa, seguita dalla Grecia (24%). Dati inferiori al 10% vengono riportati soltanto da Ungheria, Bulgaria e Polonia. Il nostro paese, con l&#8217;11%, è il settimo in Ue a riportare il dato più basso.</p>
<p>Bisogna tuttavia evidenziare che <strong>i vari paesi ricorrono a metodologie differenti per definire la disabilità e che in molti casi la stessa Oil reputa i dati poco affidabili</strong>. Considera affidabili i dati di soltanto 13 stati membri (Grecia, Spagna, Slovacchia, Lettonia, Germania, Croazia, Belgio, Estonia, Francia, Italia, Portogallo, Bulgaria e Polonia) e solo in 3 casi (Estonia, Francia e Bulgaria) la definizione utilizzata non viene riportata come &#8220;non standard&#8221;. Per questa ragione inoltre non si può ottenere una media europea.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Variano anche i divari con le persone senza disabilità</h3>
<p>Ma è importante anche misurare il <strong>divario con le persone senza disabilità</strong>, per rendere conto del fatto che in alcuni paesi i dati elevati possono riguardare i disabili in maniera particolare oppure possono essere caratteristici di tutta la popolazione. </p>
<div id="in-lituania-il-divario-con-le-persone-senza-disabilita-e-di-17-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Da questo punto di vista, il dato più elevato d&#8217;Europa resta comunque quello lituano.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-lituania-il-divario-e-di-17-punti-percentuali/">In Lituania il divario è di 17 punti percentuali</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-lituania-il-divario-e-di-17-punti-percentuali/">Il divario tra persone disabili e non rispetto alla condizione di disoccupazione, negli stati Ue (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_225370_tab1"><br />
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<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-lituania-il-divario-e-di-17-punti-percentuali/">In Lituania il divario è di 17 punti percentuali &#8211; Il divario tra persone disabili e non rispetto alla condizione di disoccupazione, negli stati Ue (2020)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_225370_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono alla differenza, in punti percentuali, tra il tasso di disoccupazione delle persone disabili e di quelle non disabili. Non sono disponibili i dati del 2020 di Irlanda, Malta, Paesi Bassi e Romania.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ilostat.ilo.org/topics/unemployment-and-labour-underutilization/" target="_blank" rel="noopener">Oil</a>                                                                <br />(consultati: venerdì 30 Dicembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/01/in-lituania-il-divario-e-di-17-punti-percentuali-1.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-225370"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-225370" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>La <strong>Lituania</strong> registra un divario di 17 punti percentuali tra il tasso di disoccupazione delle persone con e senza disabilità. Seguono Repubblica Ceca, Lussemburgo, Slovacchia, Danimarca e Germania, tutti con differenze oltre i 10 punti. Ultimi invece Bulgaria, <strong>Italia</strong> e Portogallo con meno di due punti.</p>
<p>I vari stati dell&#8217;Unione si differenziano tra loro non soltanto per la quota di persone disabili disoccupate e per il divario con i non disabili, ma anche per <strong>quanto questo divario si è o meno appianato nel tempo</strong>. </p>
<div id="dal-2010-al-2020-in-11-stati-membri-il-divario-e-aumentato" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div id="strillo-testo-block_8a4555d5978e0829f5bd5d26cbaeafcb" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il Portogallo è il paese Ue in cui il divario si è maggiormente ridotto.</p>
</section></div>
<p>Il <strong>Portogallo</strong> ad esempio ha registrato una riduzione, tra il 2010 e il 2020, di quasi 12 punti percentuali. Il che significa che se nel 2010 lo scarto era di oltre 13 punti (il secondo dato più elevato d&#8217;Europa dopo quello lituano), nel 2020 si è ridotto a meno di 2 punti. Anche Ungheria, Italia, Grecia e Paesi Bassi hanno riportato simili trend positivi, anche se di entità più ridotta. </p>
<p><strong>In 11 stati membri invece la situazione ha subito un peggioramento</strong>. In particolare in <strong>Danimarca</strong>, dove il divario è aumentato di 6 punti percentuali in questo stesso lasso di tempo, passando da circa 5 a 11 punti. Anche Cipro (+5 punti) e Belgio (+4) hanno registrato cambiamenti analoghi.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/NTvSAUSzrQg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jon Tyson</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/e-ancora-lontana-linclusione-lavorativa-delle-persone-disabili/">È ancora lontana l&#8217;inclusione lavorativa delle persone disabili</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La disoccupazione in Ue dopo l’emergenza sanitaria</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-disoccupazione-in-ue-dopo-lemergenza-sanitaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=213114</guid>

					<description><![CDATA[<p>La pandemia ha colpito duramente il mercato del lavoro causando, oltre una perdita salariale e di ore lavorative, un aumento della disoccupazione. Dopo l'emergenza sanitaria la situazione è migliorata, ma le regioni meridionali dell'Ue affrontano ancora situazioni difficili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-disoccupazione-in-ue-dopo-lemergenza-sanitaria/">La disoccupazione in Ue dopo l’emergenza sanitaria</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tasso di disoccupazione è uno strumento molto importante per descrivere il mercato del lavoro e per misurare lo stato di salute di un&#8217;economia nel suo complesso.</p>
<p>In Italia come nel resto dell&#8217;Unione europea, la <strong>pandemia</strong> ha colpito duramente i lavoratori causando, oltre a un forte calo delle ore lavorative e a una significativa <a href="https://www.openpolis.it/quanto-guadagnano-in-media-i-cittadini-europei/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">perdita di massa salariale</a>, anche un aumento della disoccupazione. </p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/quanto-e-aumentata-la-disoccupazione-nelle-regioni-deuropa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;approfondimento<br />
<br /><strong>Quanto è aumentata la disoccupazione nelle regioni d&#8217;Europa</strong></a>.</p>
</section>
<p>Ma qual è la <strong>situazione nel 2022</strong>, quando lo stato di emergenza è finito e molti ambiti della vita quotidiana sono tornati alla situazione precedente lo scoppio della pandemia?</p>
<h2 class="wp-block-heading">Il tasso di disoccupazione nelle regioni Ue</h2>
<p>Con tasso di disoccupazione si intende la <strong>quota di persone all&#8217;interno della forza lavoro che sono alla ricerca di un impiego</strong>. Ovvero tutti coloro che non lavorano al momento della rilevazione ma che non si trovano in una situazione di inattività, essendo alla ricerca di un impiego.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Il tasso di disoccupazione è il rapporto percentuale tra la popolazione di più di 15 anni che è alla ricerca di un lavoro e la forza lavoro totale.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-tasso-di-disoccupazione/"><br />
                &#8220;Cos&#8217;è il tasso di disoccupazione&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">6% </span>il tasso di disoccupazione in Ue all&#8217;ultimo aggiornamento Eurostat (agosto 2022).</p>
</section>
<div id="rispetto-al-2020-nel-2022-e-diminuito-del-21-il-numero-dei-disoccupati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Ovvero <strong>poco meno di 13 milioni di persone</strong>, sui circa <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/ddn-20220711-1#:~:text=Over%20a%20longer%20period%2C%20the,increase%20of%2092.3%20million%20people." target="_blank" rel="noreferrer noopener">446,8 milioni</a> che risultano risiedere nell&#8217;Unione nel 2022. Parliamo di una <strong>variazione del 21% rispetto allo stesso mese del 2020</strong>, quando il numero di disoccupati superava ampiamente i 16 milioni.</p>
<p>I paesi che registrano i valori inferiori sono tutti appartenenti all&#8217;area meridionale/mediterranea dell&#8217;Europa. Il tasso più elevato è registrato dalla <strong>Spagna</strong> (14,8%), seguita dalla <strong>Grecia</strong> (14,7%) e dall&#8217;<strong>Italia</strong> (9,5%). Al quarto posto per quota di disoccupati, prima della Francia, si posiziona la Svezia con l&#8217;8,8%. Il record positivo lo detiene invece la <strong>Repubblica ceca</strong>, con appena il 2,8%.</p>
<p>Tuttavia<strong> le differenze sussistono non solo a livello nazionale, ma anche regionale</strong>.</p>
<div id="le-regioni-meridionali-di-grecia-spagna-e-italia-registrano-i-tassi-di-disoccupazione-piu-elevati-deuropa" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione/">Spagna e Grecia sono i primi paesi Ue per tasso di disoccupazione</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione/">Il tasso di disoccupazione nelle regioni Ue (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_213131_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione/">Spagna e Grecia sono i primi paesi Ue per tasso di disoccupazione &#8211; Il tasso di disoccupazione nelle regioni Ue (2021)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_213131_tab3"></p>
<p>Con tasso di disoccupazione si intende la quota di persone nella forza lavoro (di età compresa tra i 15 e i 74 anni) che non lavorano ma sono alla ricerca di un impiego. Per il 2021 non sono disponibili i dati della regione di Trier, in Germania, e di Lubuskie, in Polonia.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_r_lfu3rt/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 27 Settembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-213131"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-213131" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Nel 2021, sono in particolare le regioni meridionali della Spagna, della Grecia e dell&#8217;Italia a registrare le cifre più alte</strong>. Prima tra tutte l&#8217;enclave di <strong>Ceuta</strong>, che raggiunge il 26,6%. Seguono le Canarie, l&#8217;Andalusia e la regione del Sud, tutte in Spagna. </p>
<p>Mentre <strong>la Bassa Baviera, in Germania, è l&#8217;unica con un tasso di disoccupazione inferiore al 2%</strong>. Seguono altre aree dell&#8217;Europa centrale e orientale, in particolare le regioni delle capitali Varsavia (2,1%) e Praga (2,3%).</p>
<div id="in-italia-il-dato-piu-alto-e-quello-campano-193-e-il-piu-basso-e-quello-trentino-48" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;Italia, è la <strong>Campania</strong> a registrare il tasso più elevato (19,3%), seguita da Sicilia (18,7%) e Calabria (18%). Al contrario al nord si riscontrano le cifre più contenute, in particolare in <strong>Trentino-Alto Adige</strong> (4,8%, con una differenza di quasi 15 punti percentuali rispetto alla Campania).</p>
<div id="rispetto-al-2019-nel-2022-il-tasso-di-disoccupazione-italiano-e-calato-di-16-punti-percentuali-piu-della-media-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-calo-della-disoccupazione-in-italia-e-in-ue/">Il calo della disoccupazione in Italia e in Ue</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-calo-della-disoccupazione-in-italia-e-in-ue/">Il tasso di disoccupazione mensile in Italia e in Ue, tra 2019 e 2022</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_213165_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_213165_tab3"></p>
<p>Con tasso di disoccupazione si intende la quota di persone nella forza lavoro (di età compresa tra i 15 e i 74 anni) che non lavorano ma sono alla ricerca di un impiego. I dati sono destagionalizzati, ovvero sono eliminate le fluttuazioni connesse a fattori meteorologici, consuetudinari o legislativi all’interno della serie storica. Questo con lo scopo di individuare la tendenza di fondo. Non sono invece corretti per gli effetti di calendario, ovvero non è stato cambiato il numero di giorni lavorati in particolari periodi dell&#8217;anno come nel caso delle vacanze pasquali o dell&#8217;anno bisestile.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/UNE_RT_M__custom_3646290/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: giovedì 20 Ottobre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/il-calo-della-disoccupazione-in-italia-e-in-ue-1.png" target="_blank" download></a></p></div>
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                                          data-param-url="https://www.openpolis.it/numeri/il-calo-della-disoccupazione-in-italia-e-in-ue/"></amp-social-share><br />
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<div>
<p><label for="embed-chart-213165"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-213165" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>In Italia il tasso di disoccupazione è stato costantemente al di sopra della media Ue, ma il calo è stato più marcato e conseguentemente lo scarto è andato gradualmente diminuendo</strong>. Se a gennaio e febbraio del 2019 la differenza era superiore ai 3 punti percentuali, ad agosto 2022 è pari a 1,8.</p>
<p><strong>Lo stesso si può osservare rispetto agli altri grandi paesi Ue</strong>: in Germania, il calo in questo stesso lasso di tempo è stato di 0,1 punti percentuali (passando dal 3,1% al 3%), mentre in Francia è stato di 1,5 punti (da 8,8% a 7,3%) e in Spagna di 1,9 (da 14,3% a 12,4%). </p>
<p>Ma in assoluto il paese che ha visto il calo maggiore da prima a dopo la pandemia è stata la <strong>Grecia</strong>, dove a gennaio del 2019 il tasso di disoccupazione si attestava al 19,4% (con una <strong>differenza di 7 punti percentuali</strong>).</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-concentrata-scrivendo-negli-appunti-durante-l-assunzione-del-candidato-5668869/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sora Shimazaki</a> &#8211; <a href="https://www.pexels.com/it-IT/license/">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-disoccupazione-in-ue-dopo-lemergenza-sanitaria/">La disoccupazione in Ue dopo l’emergenza sanitaria</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Europa molti cittadini lavorano meno di quanto vorrebbero</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-europa-molti-cittadini-lavorano-meno-di-quanto-vorrebbero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=192850</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con sottoccupazione si intende la condizione di chi è obbligato a scegliere un impiego part-time, nonostante desideri lavorare più ore. Un fenomeno che in Ue è diffuso soprattutto tra le donne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-europa-molti-cittadini-lavorano-meno-di-quanto-vorrebbero/">In Europa molti cittadini lavorano meno di quanto vorrebbero</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di lavoro, si tende a dare molto rilievo alla <strong>disoccupazione</strong>. Tuttavia <strong>questo indicatore, per quanto importante, non è di per sé esaustivo</strong>. In approfondimenti precedenti abbiamo ad esempio parlato del tasso di <a href="https://www.openpolis.it/il-tasso-di-occupazione-nelle-regioni-europee-e-italiane/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">occupazione</a>, che permette di isolare quella parte di popolazione che lavora effettivamente, senza quindi considerare gli inattivi.</p>
<p>Ma anche rispetto all&#8217;occupazione, bisogna considerare la qualità dell&#8217;impiego stesso. Ad esempio, se incontra le aspirazioni della persona. Oppure se il contratto è precario, se l&#8217;impiego è ben retribuito e se le ore di lavoro corrispondono a quelle che la persona vuole svolgere.</p>
<h3>Cosa si intende per debolezza del mercato del lavoro</h3>
<p>Per esaminare lo stato del mercato del lavoro e le condizioni di chi ne fa parte, è importante tenere conto anche di ciò che viene indicato come la sua parte debole o lenta &#8211; in inglese, <strong>labour market slack</strong>.</p>
<p>Si tratta di uno dei principali indicatori usati per quantificare il sottoutilizzo della forza lavoro disponibile e comprende tutte quelle persone che risultano, in un modo o nell&#8217;altro, avere un <strong>attaccamento debole al lavoro</strong>. Si parla in questo senso dei <strong>disoccupati</strong> (ovvero delle persone che non lavorano ma sono comunque alla ricerca di un impiego), ma anche delle <strong>persone scoraggiate rispetto alla ricerca di un impiego, o che lavorano poco</strong> &#8211; come evidenzia il <a href="https://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ef1711en.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">report</a> di Eurofund. Specificamente, <strong>indica lo scarto tra il lavoro desiderato e quello disponibile</strong>.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Labour slack exists when there are more workers willing to work a given number of hours than available jobs providing those hours of work. In such cases, some people’s demand for employment remains frustrated, and they stay involuntarily jobless; alternatively, they work fewer hours than they would like.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ef1711en.pdf" target="_blank">- Eurofund</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Una lentezza o fiacchezza del mercato del lavoro esiste quindi nel momento in cui c&#8217;è <strong>più offerta rispetto alla domanda</strong> &#8211; sia per quanto riguarda le persone che il quantitativo di lavoro che esse svolgono o sono disposte a svolgere.</p>
<p>Ulteriori manifestazioni del sottoutilizzo della forza lavoro secondo lo schema dell&#8217;organizzazione internazionale del lavoro (Oil) sono poi la <strong>sovraqualificazione</strong>, ovvero quando le persone svolgono un impiego rispetto al quale hanno qualifiche o competenze più elevate, e le <strong>retribuzioni inadeguate</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">14% </span>la componente debole del mercato del lavoro in Ue (2021).</p>
			        </section>
		</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-italia-e-grecia-piu-del-20-del-mercato-del-lavoro-e-debole/">In Spagna, Italia e Grecia più del 20% del mercato del lavoro è debole</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-italia-e-grecia-piu-del-20-del-mercato-del-lavoro-e-debole/">La percentuale di persone con un attaccamento debole al mondo del lavoro nei paesi Ue (2021)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_195918_tab1" role="tab" aria-controls="chart_195918_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
                    <div id="chart_195918_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-spagna-italia-e-grecia-piu-del-20-del-mercato-del-lavoro-e-debole/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/in-spagna-italia-e-grecia-piu-del-20-del-mercato-del-lavoro-e-debole.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-italia-e-grecia-piu-del-20-del-mercato-del-lavoro-e-debole/">In Spagna, Italia e Grecia più del 20% del mercato del lavoro è debole - La percentuale di persone con un attaccamento debole al mondo del lavoro nei paesi Ue (2021)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_195918_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_195918_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_195918_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_195918_tab3"><p>I dati si riferiscono alla quota di forza lavoro debole sul totale della forza lavoro allargata, che comprende i disoccupati, gli occupati e gli inattivi, sia quelli disponibili ma non alla ricerca di un impiego che quelli alla ricerca ma non disponibili.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfsi_sla_a/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Giugno 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/in-spagna-italia-e-grecia-piu-del-20-del-mercato-del-lavoro-e-debole.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-195918"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-195918" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Si tratta di un fenomeno che nel sud Europa in maniera particolare ha un'entità significativa. In <strong>Spagna</strong> ad esempio riguarda circa un quarto di tutto il mercato del lavoro. L'Italia è seconda da questo punto di vista (22,8%), seguita dalla Grecia (22,2%).</p>
<p>Agli ultimi posti invece si trovano alcuni paesi dell'Europa centrale e orientale, in particolare <strong>Repubblica Ceca</strong> (3,9%), Polonia (5,7%) e Malta (5,5%).</p>
<h3>Quanti europei lavorano meno di quanto vorrebbero?</h3>
<p>Una delle principali componenti di questa parte del mercato del lavoro è quella relativa al part-time. Importante in questo senso è infatti sottolineare, come fa il report Eurofund, che <strong>in moltissimi casi il lavoro part-time non è una libera scelta</strong>, ma un ripiego, qualcosa di non voluto, il risultato di una difficoltà a trovare un impiego più sicuro.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Il lavoro part-time è perlopiù involontario.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Si parla in questo senso di "involuntary part-timers", occupati a tempo parziale <strong>involontari</strong>. Senza dimenticare che anche lavorare troppe ore è un fattore di rischio a livello sociale e per la salute individuale, è comunque importante evidenziare che <strong>un'incidenza molto elevata di lavoro a tempo parziale è sintomo di un problema all'interno del mondo del lavoro</strong>.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[Underemployment is] when the working time of persons in employment is insufficient in relation to alternative employment situations in which they are willing and available to engage.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://eprints.whiterose.ac.uk/156871/3/Underemployment%20and%20wellbeing%20in%20Europe_White%20Rose%20Version.pdf" target="_blank">- Oil, 19a risoluzione (2013)</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Si parla in questo senso di lavoro a tempo parziale come di "<strong>sottoccupazione</strong>" (in inglese, underemployment) - definita dall'Oil come la <strong>situazione in cui la quantità di lavoro di persone occupate risulta insufficiente</strong> rispetto a prospettive lavorative alternative che la persona accetterebbe.</p>
<p>Nel 2021 l'incidenza in Ue era mediamente pari al 2,8% del totale del mercato del lavoro. Una quota contenuta, ma che è rimasta stabile negli anni e varia ampiamente da un paese europeo all’altro.</p>
<p>È importante evidenziare che la misura della sottoccupazione non è oggettiva, ma viene fatta a partire dalla sensazione del lavoratore di poter lavorare più ore di quanto non faccia abitualmente.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-spagna-e-aumentata-la-quota-di-lavoratori-part-time/">In Italia e Spagna è aumentata la quota di lavoratori part-time</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-spagna-e-aumentata-la-quota-di-lavoratori-part-time/">La quota di persone che lavorano a tempo parziale nei paesi Ue più popolosi (2009-2021)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_195923_tab1" role="tab" aria-controls="chart_195923_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-italia-e-spagna-e-aumentata-la-quota-di-lavoratori-part-time/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="766" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="766" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/in-italia-e-spagna-e-aumentata-la-quota-di-lavoratori-part-time.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-spagna-e-aumentata-la-quota-di-lavoratori-part-time/">In Italia e Spagna è aumentata la quota di lavoratori part-time - La quota di persone che lavorano a tempo parziale nei paesi Ue più popolosi (2009-2021)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_195923_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_195923_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_195923_tab3"><p>I dati sono riferiti alla quota di sottoccupati di età compresa tra i 15 e i 74 anni, sul totale della forza lavoro allargata. La condizione &#8220;part time&#8221; non è basata su una misura oggettiva, ma sulla sensazione della persona di poter lavorare più ore.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfsi_sla_a/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Giugno 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/in-italia-e-spagna-e-aumentata-la-quota-di-lavoratori-part-time.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="in-italia-e-spagna-e-aumentata-la-quota-di-lavoratori-part-time"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-195923"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-195923" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>L'incidenza della sottoccupazione in Ue ha visto un andamento irregolare. Analizzando i dati relativi ai paesi più popolosi (Germania, Francia, Italia e Spagna), vediamo che il dato era molto elevato nel 2009 in Francia e Spagna (pari rispettivamente al 6% e al 4,1%), mentre in Germania si attestava al 3,2% e l'Italia riportava la cifra più bassa (1,6%).</p>
<p><strong>In Francia e Germania si è poi registrato, negli anni, un graduale calo</strong> (rispettivamente di 1,7 e 1,8 punti percentuali). Mentre in Spagna si è verificato un incremento che ha portato questa componente della forza lavoro a toccare il 6,5% nel 2014, per poi calare progressivamente fino al 4,8% nel 2020 (e registrare un lieve aumento nel 2021). Anche <strong>in Italia la cifra è più elevata nel 2021 rispetto al 2009</strong>: 3%, ovvero 1,4 punti percentuali in più rispetto al dato di 11 anni prima.</p>
<h3>Il lavoro part-time, una questione di genere</h3>
<p>La sottoccupazione è un fenomeno che colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini. Pur essendo mediamente più istruite, <a href="https://ec.europa.eu/info/policies/justice-and-fundamental-rights/gender-equality/women-labour-market-work-life-balance/womens-situation-labour-market_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ad oggi in Ue le donne lavorano ancora meno degli uomini</a>. <strong>A causa di pregiudizi sociali e culturali sui ruoli familiari</strong>,<br />
spesso sono costrette più dei loro colleghi maschi a scegliere occupazioni con meno ore, che permettano loro di dedicarsi principalmente alla cura della famiglia e della casa. Condizioni dettate da una forte disparità di genere che ancora incide in Europa.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">4% </span>delle donne in Ue svolge un lavoro part-time (2021).</p>
			        </section>
		</p>
<p>Una quota che nel caso degli uomini è pari invece ad appena l’1,8%. <strong>Il lavoro a tempo parziale ha quindi un'incidenza più che doppia tra le donne</strong>. Un dato che però varia ampiamente da paese a paese.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-il-76-delle-donne-occupate-lavora-part-time/">In Spagna il 7,6% delle donne lavora part-time</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-il-76-delle-donne-occupate-lavora-part-time/">La quota di uomini e donne che lavorano a tempo parziale, negli stati Ue (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_196041_tab3"><p>Non sono disponibili i dati sul lavoro part-time maschile in Estonia. I dati sono riferiti a tutti i lavoratori, sia dipendenti che indipendenti, di età compresa tra i 15 e i 74 anni.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfsi_sla_a/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Giugno 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/in-spagna-il-76-delle-donne-occupate-lavora-part-time.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="in-spagna-il-76-delle-donne-occupate-lavora-part-time"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-196041"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-196041" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Il dato più elevato lo registra la <strong>Spagna</strong>, dove il 7,6% delle donne svolge un lavoro con un quantitativo più basso di ore (contro il 2,8% degli uomini). Seguono i <strong>Paesi Bassi</strong> (7,5%) e la <strong>Francia</strong> (6,3%). L'Italia (4,2%) è solo leggermente al di sopra della media Ue. Mentre agli ultimi posti si trovano alcuni paesi dell'Europa centrale e orientale - in particolare la <strong>Bulgaria</strong> (0,3%, senza alcuna differenza di genere), la <strong>Repubblica Ceca</strong> e la <strong>Slovacchia</strong> (entrambe con 0,5%). La <strong>Romania</strong> è l'unico stato Ue in cui questa cifra risulta più elevata tra gli uomini (1,9% contro 0,7%).</p>
<p>Da sottolineare inoltre che, considerando i punti di divario, <strong>le maggiori disparità di genere si registrano in Spagna (4,8 punti percentuali), Francia (3,9) e Paesi Bassi (3,6)</strong>.</p>
<h3>Un focus sull'Italia</h3>
<p>Approfondendo la situazione interna al nostro paese, a livello regionale emerge una forte eterogeneità, da leggere con particolare attenzione. A un primo sguardo, vediamo che <strong>tra i lavoratori part-time l'incidenza femminile è maggiore al nord</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">81,5% </span>dei lavoratori part-time nella provincia autonoma di Bolzano sono donne (2021).</p>
			        </section>
		</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-trentino-alto-adige-e-veneto-piu-dell80-dei-lavoratori-part-time-sono-donne/">In Trentino Alto Adige e Veneto più dell&#8217;80% dei lavoratori part-time sono donne</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-trentino-alto-adige-e-veneto-piu-dell80-dei-lavoratori-part-time-sono-donne/">La ripartizione di genere del lavoro a tempo parziale nelle regioni italiane (2021)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_196018_tab1" role="tab" aria-controls="chart_196018_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
                    <div id="chart_196018_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-trentino-alto-adige-e-veneto-piu-dell80-dei-lavoratori-part-time-sono-donne/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/in-trentino-alto-adige-e-veneto-piu-dell80-dei-lavoratori-part-time-sono-donne.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-trentino-alto-adige-e-veneto-piu-dell80-dei-lavoratori-part-time-sono-donne/">In Trentino Alto Adige e Veneto più dell&#8217;80% dei lavoratori part-time sono donne - La ripartizione di genere del lavoro a tempo parziale nelle regioni italiane (2021)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_196018_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_196018_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_196018_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_196018_tab3"><p>I dati indicano la quota di uomini e donne sul totale dei lavoratori a tempo parziale. Non sono indicativi quindi di quanto, tra i due generi, il lavoro part-time incida rispetto a quello a tempo pieno. Sono considerate le persone di tutte le posizioni professionali, dipendenti e indipendenti, e di età compresa tra i 15 e gli 89 anni.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="http://dati.istat.it/index.aspx?queryid=27971#" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Giugno 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/in-trentino-alto-adige-e-veneto-piu-dell80-dei-lavoratori-part-time-sono-donne.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-196018"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-196018" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Nelle <strong>province autonome di Bolzano e Trento</strong> e in Veneto più dell'80% dei lavoratori part-time sono di sesso femminile. Seguono sotto questo aspetto la Valle d'Aosta (78,6%) e la Lombardia (77,2%). Mentre le cifre più basse si riscontrano in <strong>Calabria</strong> (55,4%), in Sicilia e in Campania (entrambe intorno al 60%).</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Nel sud Italia è più basso il tasso di occupazione femminile.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Ma bisogna tenere conto del fatto che l'occupazione è diversa nelle varie regioni e che ad esempio nel meridione è molto più elevato il tasso di inattività e molto più basso quello di occupazione, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-puglia-registra-il-maggior-divario-occupazionale-di-genere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">soprattutto tra le donne</a>. Se anziché considerare il numero di donne sul totale dei lavoratori a tempo parziale analizziamo la composizione dell'occupazione divisa per genere, vediamo che in tutta Italia, in maniera praticamente invariata, la sottoccupazione è più marcatamente un fenomeno femminile.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-mediamente-il-lavoro-part-time-ha-unincidenza-3-volte-maggiore-tra-le-donne/">In Italia mediamente il lavoro part-time ha un&#8217;incidenza 3 volte maggiore tra le donne</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-mediamente-il-lavoro-part-time-ha-unincidenza-3-volte-maggiore-tra-le-donne/">La percentuale di lavoratori part-time sul totale degli occupati, nelle macroregioni italiane (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_196022_tab3"><p>Nel totale sono considerate le persone impiegate sia a tempo parziale che a tempo pieno, di tutte le posizioni professionali, dipendenti e indipendenti. I dati sono riferiti ai lavoratori di età compresa tra i 15 e gli 89 anni.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="http://dati.istat.it/index.aspx?queryid=27971#" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 3 Giugno 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/06/in-italia-mediamente-il-lavoro-part-time-ha-unincidenza-3-volte-maggiore-tra-le-donne.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="in-italia-mediamente-il-lavoro-part-time-ha-unincidenza-3-volte-maggiore-tra-le-donne"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-196022"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-196022" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;988&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/in-italia-mediamente-il-lavoro-part-time-ha-unincidenza-3-volte-maggiore-tra-le-donne/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Circa il 24% di tutte le occupate ha infatti un impiego part-time, con variazioni minime a seconda della macroarea.</p>
<p>Bisogna evidenziare che dati risultano in questo caso molto più elevati rispetto a quelli forniti da Eurostat perché questi ultimi consideravano la quota sul totale della forza lavoro allargata, che comprende disoccupati, occupati e inattivi (sia quelli disponibili ma non alla ricerca di un impiego che quelli alla ricerca ma non disponibili), laddove invece Istat considera soltanto gli occupati, siano essi dipendenti o indipendenti.</p>
<p><strong>Differenze geografiche maggiori sono invece riscontrabili tra gli uomini</strong>. Nella macoregione del nord-est l'incidenza del lavoro a tempo parziale è pari al 6,5%. Una cifra che invece al centro si attesta al 9,3% e al sud raggiunge il 10,3%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/@phonvanna" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vanna Phon</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-europa-molti-cittadini-lavorano-meno-di-quanto-vorrebbero/">In Europa molti cittadini lavorano meno di quanto vorrebbero</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impatto sull&#8217;occupazione dei divari territoriali negli apprendimenti</title>
		<link>https://www.openpolis.it/limpatto-sulloccupazione-dei-divari-territoriali-negli-apprendimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2022 06:08:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=178876</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un basso livello di istruzione rende più vulnerabili nel mondo del lavoro, soprattutto nelle crisi. Perciò migliorare il livello degli apprendimenti degli studenti è così importante. Purtroppo, i dati sui test Invalsi in terza media mostrano come i divari territoriali siano ancora molto ampi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-sulloccupazione-dei-divari-territoriali-negli-apprendimenti/">L&#8217;impatto sull&#8217;occupazione dei divari territoriali negli apprendimenti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un mondo del lavoro che richiede<strong> competenze sempre più elevate</strong>, il<strong> livello di istruzione</strong> è spesso uno degli aspetti che più contribuisce a determinare la<strong> stabilità economica</strong> delle persone. E quindi anche la resilienza dell&#8217;intero tessuto sociale di fronte a possibili crisi.</p>
<p>Tale<strong> tendenza era già emersa chiaramente dopo la recessione del 2008</strong>. A distanza di pochi anni dall&#8217;insorgere della crisi economica, le<a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pisaedif/it/1.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> analisi Ocse</a> mostravano chiaramente come &#8211; pur in un incremento generalizzato dei tassi di disoccupazione &#8211; fossero<strong> soprattutto le persone meno scolarizzate a soffrirne di più le conseguenze</strong>.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Al culmine della crisi, gli individui con un livello d’istruzione più basso hanno una probabilità maggiore di essere destinati alla disoccupazione (:..)</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pisaedif/it/1.pdf" target="_blank">- Ocse, Education Indicators In Focus (2012)</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>E questa stessa tendenza<strong> si registra ancora oggi, nello scenario successivo alla pandemia</strong>.</p>
<h3>Istruzione, apprendimenti e occupazione dopo il Covid</h3>
<p>Tra 2019 e 2020, in seguito all&#8217;emergenza, il tasso di occupazione è calato per tutti, specialmente per i più giovani. Tuttavia,<strong> se tra i 30-34enni con titoli di studio più elevati il calo è stato di pochi decimi, tra i coetanei con al massimo un titolo secondario inferiore la quota è diminuita di oltre 3 punti</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">52,5% </span>il tasso di occupazione tra i giovani di 30-34 anni che hanno al massimo la licenza media nel 2020. Era il 56% l&#8217;anno precedente.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Si tratta di una tendenza significativa se si considera che<strong> anche prima della pandemia il tasso di occupazione era già più basso tra le persone con minore scolarizzazione</strong>. Con la pandemia questa dinamica si è rafforzata. Tra i giovani di 30-34 anni con un titolo terziario (laurea o simili) il tasso di occupazione passa dal 78,9% del 2019 al 78,3%, una flessione di 0,6 punti. Tra chi ha un titolo secondario superiore, come il diploma, varia dal 69,5% al 68,2% (-1,3 punti). <strong>Con al massimo un titolo secondario inferiore, il calo è stato pari a 3,5 punti percentuali</strong>.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-si-intende-per-occupati-disoccupati-e-inattivi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Che cosa si intende per occupati, disoccupati e inattivi<br />
<br><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
        </section>
		<br />
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-la-pandemia-loccupazione-e-calata-soprattutto-tra-i-giovani-con-minore-istruzione/">Dopo la pandemia, l&#8217;occupazione è calata soprattutto tra i giovani con minore istruzione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-la-pandemia-loccupazione-e-calata-soprattutto-tra-i-giovani-con-minore-istruzione/">Tasso di occupazione dei 30-34enni per titolo di studio</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 23 Dicembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-179389"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Rispetto al 2008 è evidente il calo dell'occupazione tra chi ha un titolo di studio più basso.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>In un'ottica di lungo periodo, si osserva chiaramente come sia <strong>cambiato il rapporto tra istruzione e lavoro nell'arco degli ultimi 10-15 anni</strong>, segnati dalla crisi economica a cavallo tra 2008 e 2012 e poi da quella seguita alla pandemia. Nel 2008 i giovani con al massimo la licenza media erano occupati in quasi 2/3 dei casi. Inoltre, non vi era troppa distanza tra il tasso di occupazione dei diplomati (78,9%) e quello di chi possiede un titolo di studio terziario (78,3%).<strong> A distanza di 12 anni, il calo dell'occupazione è stato di oltre 10 punti sia per chi ha al massimo un titolo secondario inferiore</strong> (-12,6 punti)<strong> che superiore</strong> (-10,7). Questi ultimi nel 2020 sono occupati nel 68,2% dei casi, contro il 78,3% dei laureati.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10,1 </span>i punti di svantaggio nel tasso di occupazione dei giovani diplomati rispetto a quelli con un titolo terziario. Erano solo 2,3 nel 2008.</p>
			        </section>
		</p>
<p>I dati passati in rassegna evidenziano come la<strong> questione educativa rappresenti un aspetto imprescindibile per la tenuta sociale del paese</strong>. Per questa ragione è necessario che l'offerta educativa e il livello degli apprendimenti conseguiti a scuola aumenti su tutto il territorio nazionale. Pena il rischio che i divari territoriali ed economici esistenti si cristallizzino: con solo alcune aree del paese in grado di crescere e di fare fronte alle fasi di crisi. Fasi che, al contrario, possono diventare esiziali per i territori con minore scolarizzazione.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">21,6% </span>il tasso di occupazione dei giovani 18-29 anni in Sicilia, nel 2020 ultima tra le regioni italiane. Nello stesso anno, è stata anche la regione con più abbandoni precoci (19,4%).</p>
			        </section>
		</p>
<p>Da questo punto di vista, prima ancora degli abbandoni scolastici, un elemento utile per valutare la condizione educativa nelle diverse aree del paese sono i<strong> risultati nei test Invalsi</strong>. In particolare quelli delle<strong> ragazze e dei ragazzi di terza media, ovvero all'ultimo anno prima della scelta del percorso di studi alle superiori</strong>. Per chi abbandona precocemente, in molti casi si tratta anche dell'ultimo anno di scuola<em> tout court. </em>Si tratta quindi di un anno cruciale, perché<strong> il successo o l'insuccesso scolastico in questa fase è un buon predittore del percorso di studio successivi</strong>, o al contrario della propensione a lasciare la scuola. Ma cosa sappiamo su questo fronte?</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/cosa/abbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><br />
Abbandono scolastico<br><strong>Leggi tutti gli approfondimenti sul tema</strong></a>.</p>
        </section>
		<br />
        <section class="blockquote">
							<p>Le 3 regioni con minore occupazione giovanile (Sicilia, Campania e Calabria) sono anche quelle con gli apprendimenti più bassi in terza media.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>I test Invalsi di italiano nell'anno scolastico 2020/21 hanno indicato una<strong> notevole polarizzazione tra nord e sud del paese</strong>. In termini di macroaree, i risultati maggiori si riscontrano nel<strong> nord-est</strong>, con risultati medi significativamente superiori rispetto alla media italiana (punteggio pari a 202,5, a fronte di un dato nazionale di 196). Seguono il<strong> centro Italia</strong> (199,3), il<strong> nord-ovest</strong> (198,6) e il <strong>sud</strong> (ripartizione che ai fini Invalsi comprende solo Abruzzo, Campania, Molise e Puglia, con 190,6). Pur nelle differenze, la distanza rispetto alla media nazionale degli apprendimenti non è considerata statisticamente significativa per questi territori. Mentre ha un punteggio significativamente inferiore alla media italiana la ripartizione <strong>sud e isole</strong> (comprendente Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna).</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">4 </span>le regioni sotto quota 190 nei punteggi Invalsi di italiano in terza media (a.s. 2020/21): Sardegna (189), Campania e Sicilia (188), Calabria (183).</p>
			        </section>
		</p>
<h3>Gli apprendimenti Invalsi, comune per comune</h3>
<p>Scendendo a livello locale, comune per comune, è possibile<strong> approfondire meglio la tendenza</strong>. In linea con quanto appena rilevato, sono soprattutto i comuni del centro-nord, e in particolare quelli dell'<strong>Italia nord-orientale, a mostrare i livelli più alti in termini di apprendimenti in italiano, arrivati in terza media</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-variano-gli-apprendimenti-in-italiano-da-nord-a-sud/">Come variano gli apprendimenti in italiano, da nord a sud</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-variano-gli-apprendimenti-in-italiano-da-nord-a-sud/">Punteggio medio nei test Invalsi di italiano (III media, a.s. 2020/21)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/come-variano-gli-apprendimenti-in-italiano-da-nord-a-sud/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/04/come-variano-gli-apprendimenti-in-italiano-da-nord-a-sud.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-variano-gli-apprendimenti-in-italiano-da-nord-a-sud/">Come variano gli apprendimenti in italiano, da nord a sud - Punteggio medio nei test Invalsi di italiano (III media, a.s. 2020/21)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_178953_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_178953_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_178953_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_178953_tab3"><p>I dati presentati per ciascun comune corrispondono al punteggio medio (stima delle abilità secondo il modello di Rasch) su scala nazionale, corretto per il <a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/sis/documenti/022013/falzetti.pdf" target="_blank" rel="noopener">cheating</a>. Il dato non è disponibile se non sono presenti almeno 2 plessi per comune oppure 2 istituti per comune. Nel caso i risultati delle prove fossero stati resi pubblici direttamente dalle scuole il dato è stato restituito anche se relativo a un solo plesso o un solo istituto per comune.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Settembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/04/come-variano-gli-apprendimenti-in-italiano-da-nord-a-sud.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-178953"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-178953" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Se si isolano i <strong>15 capoluoghi con i punteggi più alti nei test Invalsi, nessuno si trova nel mezzogiorno</strong>. Sono <strong>6 quelli del nord-ovest</strong>, peraltro tutte città lombarde: Sondrio, Pavia, Lecco, Como, Monza e Bergamo. <strong>Cinque si trovano nel nord-est</strong>, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia: Belluno, Rovigo, Padova, Pordenone e Udine. Quattro infine appartengono all'Italia centrale: Perugia, Siena, Macerata e Ascoli Piceno.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-capoluoghi-con-i-punteggi-in-italiano-piu-elevati-nei-test-invalsi/">I capoluoghi con i punteggi in italiano più elevati nei test Invalsi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-capoluoghi-con-i-punteggi-in-italiano-piu-elevati-nei-test-invalsi/">Punteggio medio nei test Invalsi di italiano (III media, a.s. 2020/21)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Settembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/04/i-capoluoghi-con-i-punteggi-in-italiano-piu-elevati-nei-test-invalsi.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="i-capoluoghi-con-i-punteggi-in-italiano-piu-elevati-nei-test-invalsi"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-179291"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Viceversa, si trovano<strong> quasi tutti nel sud e nelle isole i capoluoghi con i punteggi più bassi per le terze medie in italiano</strong>. <strong>Spiccano le città siciliane</strong>: 6 su 15 (Trapani, Palermo, Messina, Caltanissetta, Catania e Siracusa). Da notare che la sedicesima in classifica sarebbe un altro capoluogo dell'isola: Agrigento, con un dato di un centesimo superiore rispetto a Siracusa (ma nella sostanza a pari merito con quest'ultima). Tra le 15 compaiono anche<strong> 4 comuni pugliesi</strong> (Taranto, Trani, Barletta e Brindisi), <strong>2 calabresi</strong> (Crotone e Vibo Valentia) e <strong>uno campano</strong> (Napoli).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-capoluoghi-con-i-punteggi-in-italiano-piu-bassi-nei-test-invalsi/">I capoluoghi con i punteggi in italiano più bassi nei test Invalsi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-capoluoghi-con-i-punteggi-in-italiano-piu-bassi-nei-test-invalsi/">Punteggio medio nei test Invalsi di italiano (III media, a.s. 2020/21)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Settembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="i-capoluoghi-con-i-punteggi-in-italiano-piu-bassi-nei-test-invalsi"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-179292"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-179292" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;951&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/i-capoluoghi-con-i-punteggi-in-italiano-piu-bassi-nei-test-invalsi/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Allo stesso tempo, si può osservare come nella classifica<strong> siano presenti anche due citta del centro-nord</strong>. Parliamo della piemontese Vercelli e della toscana Prato.</p>
<p>Si tratta di dati che - in una fase come questa - devono essere <strong>necessariamente portati all'ordine del giorno nel dibattito pubblico</strong>. Intervenire su quello che ragazze e ragazzi apprendono oggi, infatti, significa <strong>migliorare le loro prospettive economiche e sociali. E quindi anche quelle dell'intera società nei prossimi anni</strong>.</p>
<h3>Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>,  <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Trentino-Alto+Adige.xls">Trentino AA</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Valle+d'Aosta.xls">Valle d'Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/apprendimenti+invalsi+2020-21+grado+8+italiano/DATASET_apprendimenti_Invalsi+(2020_21)_grado8_italiano.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sugli apprendimenti è Invalsi.</p>
<p>Foto: <a href="https://images.all4ed.org/girl-and-boy-talk-in-middle-school-science-class-2/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Allison Shelley/The Verbatim Agency (EDUimages)</a> - <a href="https://images.all4ed.org/license/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-sulloccupazione-dei-divari-territoriali-negli-apprendimenti/">L&#8217;impatto sull&#8217;occupazione dei divari territoriali negli apprendimenti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le conseguenze della pandemia sui giovani</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-conseguenze-della-pandemia-sui-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=149245</guid>

					<description><![CDATA[<p> Lo scoppio della pandemia ha avuto importanti conseguenze lavorative, e in particolare sui giovani. Nelle rilevazioni, questi dichiarano maggiore incertezza e ansia a causa dell’insicurezza del periodo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-conseguenze-della-pandemia-sui-giovani/">Le conseguenze della pandemia sui giovani</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scoppio della pandemia ha avuto un <a href="https://www.openpolis.it/quanto-e-aumentata-la-disoccupazione-nelle-regioni-deuropa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">forte impatto economico</a>, creando un senso di <strong>forte incertezza lavorativa ed economica tra le persone</strong>. Questo sentimento ha avuto <strong>conseguenze</strong> <strong>anche sulla salute mentale</strong> degli europei.</p>
<p>Con lo scoppio della pandemia la vita quotidiana delle persone è stata modificata completamente, a causa delle restrizioni di movimento anti contagio messe in atto nel corso dell&#8217;anno. Una situazione che per molti ha significato grandi cambiamenti e ha generato molta ansia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/eng/News/Data-news/Covid-19-puts-younger-generations-job-security-and-mental-wellbeing-more-at-risk" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi l&#8217;articolo originale di <br><strong>VoxEurope</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p><strong>Eurofound, l&#8217;agenzia europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, ha condotto delle indagini</strong>, al fine di ricavare un quadro più chiaro su chi è stato maggiormente colpito dalle conseguenze della pandemia, e in che modo. I dati raccolti sono stati poi pubblicati in un <a href="https://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ef20059en.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dossier</a> a febbraio 2020.</p>
<h3>La pandemia ha colpito sull&#8217;occupazione</h3>
<p>Uno degli aspetti importanti che l&#8217;indagine di Eurofound ha indagato è l<strong>a disoccupazione durante la pandemia</strong>. In particolar modo, l&#8217;analisi ha approfondito come le quote di persone che hanno perso il lavoro nei primi mesi della pandemia varino in base al <strong>tipo di contratto stipulato con il lavoratore</strong>. Non solo, anche la <strong>fascia d&#8217;età</strong> e il <strong>genere</strong> sono due variabili che hanno influito molto sull&#8217;instabilità lavorativa in questo periodo.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag-charts&p=149157">I lavoratori a tempo determinato: chi ha sofferto la pandemia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag-charts&p=149157">Percentuale di persone che dichiarano di aver perso il lavoro durante la pandemia per genere, fascia d'età e tipo di contratto.</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <iframe src="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag-charts&p=149157&preview=true&opmag-charts-bare-view" width="1010" height="400" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="400" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/plugins/opmag-charts/images/numeri_placeholder.svg" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag-charts&p=149157">I lavoratori a tempo determinato: chi ha sofferto la pandemia - Percentuale di persone che dichiarano di aver perso il lavoro durante la pandemia per genere, fascia d'età e tipo di contratto.</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_149157_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_149157_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_149157_tab3"><p>I dati Eurostat rappresentano i risultati di un&#8217;indagine campionaria, condotta tra aprile e luglio 2020, volta ad analizzare l&#8217;impatto della pandemia per fasce d&#8217;età e genere. Sono stati intervistate le persone che allo scoppio della pandemia hanno perso il lavoro, per capirne l&#8217;impatto è stato considerato anche  il tipo di contratto che avevano prima del licenziamento.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eurofound                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Luglio 2020)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-149157"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-149157" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			<br />
        <section class="blockquote">
							<p>Gli uomini giovani e le donne con più di 50 anni sono le categorie che hanno sofferto maggiormente dallo scoppio della pandemia.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Il sondaggio Eurofound, condotto tra aprile e maggio 2020, ha evidenziato un <strong>tasso di disoccupazione più elevato dall'inizio della pandemia tra i giovani</strong> rispetto alle altre fasce d'età, sia che si tratti di una situazione temporanea o permanente.</p>
<p>Tra gli intervistati uomini disoccupati, quelli appartenenti alla f<strong>ascia d'età tra i 18 e 34</strong> anni hanno la percentuale più elevata di <strong>contratti</strong> <strong>a tempo determinato</strong> pari al<strong> 24,2%</strong>. Questa percentuale c<strong>resce di 0,5 punti percentuali tra le donne con più di 50 anni</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">24,7% </span>le donne partecipanti al sondaggio con più di 50 anni con un contratto a tempo determinato che durante lo scoppio della pandemia hanno perso il lavoro.</p>
			        </section>
		</p>
<p>La categoria intervistata con l<strong>a percentuale di licenziamento più bassa è composta dagli uomini con più di 50 anni a tempo indeterminato pari al 4,6%</strong>. Tuttavia, questa quota aumenta considerevolmente se si considera la stessa categoria tra coloro che però hanno un contratto a tempo determinato (22,9%).</p>
<p>Tuttavia la pandemia ha influenzato anche coloro che non hanno perso il proprio lavoro.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">21% </span>degli intervistati a tempo determinati afferma che nei prossimi 3 mesi ritiene probabile perdere il lavoro.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Questa quota cala tra gli europei a tempo indeterminato di 14 punti percentuali.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag-charts&p=149181">Il 28% degli europei teme di perdere il lavoro a causa della pandemia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag-charts&p=149181">Percentuale di europei intervistati che dichiarano di temere di perdere il lavoro per genere, fascia d'età e tipo di contratto.</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
			        			                                <div id="chart_149181_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_149181_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_149181_tab3"><p>I dati Eurostat rappresentano i risultati di un&#8217;indagine campionaria, condotta tra aprile e luglio 2020, volta ad analizzare l&#8217;impatto della pandemia per fasce d&#8217;età e genere. Sono stati intervistate le persone che attualmente hanno un lavoro ma che temono di perderlo nei prossimi 3 mesi, per capirne l&#8217;impatto è stato considerato anche  il tipo di contratto che avevano prima del licenziamento.</p>
<p>I dati sono paragonati ai livelli generali dei paesi europei seza distinzione di genere e età.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eurofound                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Luglio 2020)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-149181"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-149181" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>L<strong>a categoria che percepisce maggiormente la paura è quella delle donne tra i 35 e 49 anni con un contratto a tempo determinato, pari al 42%</strong>. La percentuale scende al 33% tra le donne con più di 50 anni. Si arriva al <strong>19%</strong>, invece, tra gli <strong>uomini ultracinquantenni</strong>, dato che diminuisce al calare dell'età.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">4% </span>le donne intervistate tra i 35 e 49 anni a tempo determinato fanno parte della categoria che teme meno di perdere il proprio lavoro con la pandemia.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Rispetto a questi dati, è importante tenere conto del fatto che, come indicato nel rapporto di Eurofound, i contratti temporanei sono molto più comuni tra le persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni, rappresentando il 45,6% di tutti i contratti temporanei, rispetto al 12,1% di tutte le persone in età lavorativa (15-64). Infatti, se si considerano le persone oltre i 55 anni con un contratto temporaneo ammontano ad appena il 5,1%.</p>
<h3>La pandemia ha inciso anche sulla salute mentale</h3>
<p>Il benessere mentale è stato anche influenzato dalla pandemia Covid-19, a causa della mancanza di interazioni sociali causata dalle restrizioni di movimento adottate da molti paesi europei. Inoltre, anche l'incertezza lavorativa percepita dalle persone come dimostrato dai dati aumenta i livelli di stress che un individuo può sperimentare.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag-charts&p=149205">Il 21% dei giovani ha ansia la maggior parte del tempo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag-charts&p=149205">Percentuale di intervistati dell'Ue che dichiarano di aver provato "spesso" o "sempre ansia per fascia d'età nei mesi aprile e luglio 2020.</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_149205_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_149205_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_149205_tab3"><p>I dati Eurostat rappresentano i risultati di un&#8217;indagine campionaria, condotta tra aprile e luglio 2020, volta ad analizzare l&#8217;impatto della pandemia per fasce d&#8217;età e genere. Sono stati intervistate le persone chiedendo loro la frequenza con cui hanno percepito l&#8217;ansia. Nel grafico sono state considerate solo le risposte &#8220;spesso&#8221; e &#8220;sempre&#8221; degli intervistati paragonando le diverse risposte di aprile e luglio 2020.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eurofound                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Luglio 2020)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-149205"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-149205" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>In generale, si può notare che <strong>a luglio le percentuali di persone che percepiscono ansia spesso diminuiscono</strong> rispetto a quelli che hanno dichiarato lo stesso nel mese di aprile 2020. Questa percentuale cala notevolmente tra gli intervistati con più di 50 anni. Infatti, se a aprile il 16% dichiarava di avere ansia nella maggior parte del tempo, questa quota cala fino al 10%.</p>
<p>Si nota come la categoria dei giovani (18-34 anni) e quella superiore (35-49 anni) varino allo stesso modo. Come a delineare che le differenze generazionali si attenuano di fronte alle problematiche del mercato del lavoro e sociali in un periodo di crisi.</p>
<h3>European data journalism network, i dati nel resto dell'Europa</h3>
<p>Openpolis fa parte dell'<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/eng" target="_blank" rel="noopener noreferrer">European data journalism network</a>, una rete di realtà che si occupano di data journalism in tutta Europa. La versione originale di questo articolo è di <a href="https://www.voxeurop.eu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">VoxEuropa</a>, un giornale europeo, ed è partner di Edjnet. I dati relativi all'indagine condatta da Eurofound sono consultabili <a href="https://www.eurofound.europa.eu/sites/default/files/ef_publication/field_ef_document/ef20059en.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Photo credit: <a href="https://www.flickr.com/photos/youngfoee/7258067258" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Young FoEE</a> - <a href="https://www.flickr.com/photos/youngfoee/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Flickr</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-conseguenze-della-pandemia-sui-giovani/">Le conseguenze della pandemia sui giovani</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanto è aumentata la disoccupazione nelle regioni d&#8217;Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quanto-e-aumentata-la-disoccupazione-nelle-regioni-deuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 May 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=141084</guid>

					<description><![CDATA[<p>La pandemia ha colpito duramente il mercato del lavoro. Anche se le reali conseguenze si vedranno solo nei prossimi anni, i dati 2020 mostrano già come la disoccupazione sia cresciuta in Ue, con differenze sia tra i paesi membri, sia tra le regioni interne a essi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-e-aumentata-la-disoccupazione-nelle-regioni-deuropa/">Quanto è aumentata la disoccupazione nelle regioni d&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ultimo anno le misure restrittive messe in atto dai governi europei per limitare il contagio hanno obbligato a uno stop di molti esercizi commerciali, in particolare quelli del settore della ristorazione, del turismo e della cultura (musei, teatri e cinema). Queste decisioni hanno generato tuttavia importanti ripercursioni a livello occupazionale, a causa delle ristrettezze economiche in cui si sono ritrovate numerose attività.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7,2% </span>il tasso di disoccupazione nei paesi Ue nel 2020.</p>
			        </section>
		</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prima di analizzare i dati, è necessario chiarire chi rientra nella categoria dei disoccupati. Disoccupato è chi non ha un lavoro ma lo sta cercando attivamente.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Occupati e disoccupati compongono la forza lavoro, al di fuori, gli inattivi: coloro che non hanno un lavoro e non lo stanno cercando.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-si-intende-per-occupati-disoccupati-e-inattivi/">
                "Che cosa si intende per occupati, disoccupati e inattivi"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Per misurare il fenomeno si ricorre al tasso di disoccupazione, cioè la percentuale di disoccupati sul totale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il tasso di disoccupazione negli anni</h3>
<p>La disoccupazione non è aumentata in maniera omogenea in tutti i paesi membri. Variazioni più o meno incisive sono dipese in gran parte dalle condizioni economiche e lavorative di partenza dei vari stati. Oltre che dal diverso grado con cui la pandemia ha colpito i territori europei. Per avere una prima fotografia della disoccupazione nel corso degli ultimi dieci anni in Europa può esser utile analizzare i tassi di disoccupazione di alcuni dei principali paesi Ue.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-il-tasso-di-disoccupazione-aumenta-in-spagna-e-germania/">Nel 2020, il tasso di disoccupazione aumenta in Spagna e Germania</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-il-tasso-di-disoccupazione-aumenta-in-spagna-e-germania/">Il tasso di disoccupazione in Francia, Germania, Italia e Spagna dal 2011 al 2020</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_141057_tab3"><p>Il tasso di disoccupazione si riferisce al rapporto tra le persone dai 15 ai 64 anni in cerca di occupazione e le corrispondenti forze di lavoro.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 27 Aprile 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-141057"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-141057" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>La Spagna è il paese, tra i quattro considerati nell'analisi, con il tasso di disoccupazione più elevato in tutti gli anni dal 2011 al 2020. Infatti, nel 2011 il valore spagnolo ha raggiunto il 21,5%, ben al di sopra della media europea pari al 10,1% e di quella degli altri paesi, quali Francia (9,3%), Italia (8,5%) e Germania (5,9%).</p>
<p>A livello europeo, la media ci mostra come nel corso degli anni ci sia stato un calo. Infatti, nel 2011 il tasso di disoccupazione tra i paesi membri era pari a 10,1%, nel 2020 questo dato cala sino a 7,2%. Uno dei dati più bassi, secondo solo a quello del 2019, pari a 6,8%.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10,1% </span>il tasso di disoccupazione medio dei paesi europei nel 2020, il Regno Unito è escluso dal dato.</p>
			        </section>
		<br />
        <section class="blockquote">
							<p>Dai dati Istat, nel 2020 la disoccupazione ha maggiormente interessate le donne e i giovani.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Per quanto riguarda l'Italia nello specifico, il tasso di disoccupazione risulta diminuito di 0,8 punti percentuali dal 2019 al 2020. Tuttavia, questa variazione è parzialmente fuorviante. Infatti, come è stato spiegato, il tasso di disoccupazione considera le persone che stanno attivamente cercando lavoro rispetto a coloro che lavorano già. Tuttavia, se il numero di inattivi o non in cerca di occupazione cala questo non lo si riscontra nel dato del tasso di disoccupazione.</p>
<p>Tale è il caso dell'Italia. Infatti, il <a href="https://www.istat.it/it/archivio/253019" target="_blank" rel="noopener noreferrer">report mensile Istat relativo a dicembre 2020</a> ha sottolineato come la fetta di inattivi sia cresciuta (+0,3% rispetto all'anno precedente pari a +42mila unità). Dunque, questo potrebbe spiegare perché il tasso di disoccupazione italiano nel 2020 risulta in calo.</p>
<p>Questo dato ci fornisce un'importante prima immagine sulla disoccupazione a livello nazionale. Tuttavia, rimane un valore parziale, in quanto spesso all'interno dello stesso stato, si trovano situazioni regionali molto differenti. Quindi un'analisi a livello regionale ci può descrivere la disoccupazione in maniera più dettagliata.</p>
<h3>Il tasso di disoccupazione nelle regioni europee</h3>
<p>Per comprendere meglio la situazione attuale degli stati e avere una panoramica più chiara della disoccupazione, è importante analizzare anche le regioni europee. Così facendo si possono individuare situazioni differenti all'interno dello stesso paese, ottenendo una visione più chiara e granulare del fenomeno.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7,2% </span>il tasso di disoccupazione medio delle regioni europee nel 2020, di questi 150 hanno un valore inferiore.</p>
			        </section>
		<br />
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-tasso-di-disoccupazione-supera-il-20-nel-sud-europa/">Il tasso di disoccupazione supera il 20% nel sud Europa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-tasso-di-disoccupazione-supera-il-20-nel-sud-europa/">Il tasso di disoccupazione nelle regioni dei paesi dell'Ue nel 2020</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_141075_tab3"><p>Il tasso di disoccupazione si riferisce al rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le corrispondenti forze di lavoro. In alcune regioni il dato aggiornato del 2020 non è ancora disponibile, in questi casi le regioni interessate sono identificabili dal colore bianco.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 27 Aprile 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-141075"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>In generale, considerando le regioni, si può notare come l'Europa sia divisa in due. Da una parte, ci sono alcune zone del sud Europa che superano il 20%, tra queste per esempio la Calabria (20,6%) e l’Andalusia (22,5%). Dall'altra parte, molte regioni dell’est e nord Europa, come le regioni polacche, alcune ceche e belghe dove i tassi di disoccupazione risultano essere inferiori al 5%.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1,8% </span>il tasso di disoccupazione a Wielkopolskie, una regione polacca, il più basso tra le regioni europee nel 2020.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Nel complesso, le regioni del sud Europa quindi sono quelle che presentano i tassi di disoccupazione più alti. E i paesi a cui appartengono sono anche quelli in cui è osservabile un certo grado di disomogeneità dei tassi di disoccupazione tra le regioni. Per esempio, in Spagna le regioni dell'Andalusia e Extremadura superano il 22%, mentre quelle del nord, quali Pais Vasco e Comunidad Foral de Navarra si attestano attorno al 10%.</p>
<p>Una situazione molto simile è riscontrabile anche in Italia. Da una parte le regioni del nord, quali provincia autonoma di Bolzano, Lombardia, provincia autonoma di Trento, Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta, che hanno tassi di disoccuppazione inferiori al 6%. Dall'altra parte, invece, le aree del sud Italia come per esempio Sicilia, Campania e Calabria hanno quote superiori al 15%.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">16,8 </span>punti percentuali che distanziano il tasso di disoccupazione della provincia autonoma di Bolzano (3,8%, il più basso in Italia) e la Calabria (20,6%, il valore più alto).</p>
			        </section>
		</p>
<p>Infine, seppur con tassi di disoccupazione più bassi rispetto a quelli spagnoli e italiani, anche la Francia è divisa in due. Le regioni dell'ovest, come Bretagne, Pays de la Loire e Aquitaine hanno valori tra 5% e 7,5%. Mentre, i tassi nelle regioni dell'est Francia, dove è situata anche la capitale, oscillano tra 7,5% e 10%.</p>
<p>Foto credit:  <a href="https://unsplash.com/@benjamindisinger?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Benjamin Disinger</a> - <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=2ahUKEwiK8rCJ9dXwAhWVu6QKHcmLATYQFjAAegQIBxAE&amp;url=https%3A%2F%2Funsplash.com%2Flicense&amp;usg=AOvVaw1YJ7v1-p4TXB3HTJZXFFvm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unsplash</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-e-aumentata-la-disoccupazione-nelle-regioni-deuropa/">Quanto è aumentata la disoccupazione nelle regioni d&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quali realtà sociali convivono nelle città del centro-nord</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-aree-nelle-citta-metropolitane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=24741</guid>

					<description><![CDATA[<p>I grandi agglomerati urbani sono ecosistemi in cui convivono gruppi e realtà sociali differenti: aree a rischio degrado, quartieri del ceto medio e zone più benestanti. Vediamo come si distribuiscono nelle città metropolitane, partendo da quelle settentrionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-nelle-citta-metropolitane/">Quali realtà sociali convivono nelle città del centro-nord</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un legame profondo tra le aree geografiche e le realtà sociali che in queste convivono. Soprattutto nelle città maggiori, fattori sociali, culturali e il valore immobiliare contribuiscono a creare <strong>quartieri con una precisa fisionomia sociale</strong>. Ciò può avere effetti anche molto negativi, perché quando il divario diventa troppo ampio si creano zone ghetto che non hanno contatti tra di loro. Inoltre, crescere in un contesto più difficile finisce con l&#8217;aumentare ulteriormente le disuguaglianze e il rischio di esclusione sociale. L&#8217;istituto nazionale di statistica, in occasione dell&#8217;ultimo<a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> rapporto annuale</a>, ha proposto una tipologia dei quartieri delle grandi città italiane. Ecco come li ha identificati e in che modo si distribuiscono.</p>
<h3>Come si suddividono le aree urbane</h3>
<p>Istat ha individuato 5 tipi di abitati nelle grandi aree urbane, identificabili a partire da alcune caratteristiche distintive.</p>
<p>I quartieri più benestanti sono le <strong>aree residenziali a profilo medio-alto</strong>.<strong> </strong>Si tratta di quartieri abitati da una popolazione mediamente in età matura o anziana, ma non necessariamente pensionati. Queste zone sono infatti contraddistinte da alti tassi di occupazione e bassa disoccupazione. I residenti in età da lavoro sono spesso liberi professionisti, imprenditori oppure occupati in settori ad alta specializzazione. Questi quartieri si caratterizzano anche per l&#8217;elevata presenza di laureati, di famiglie che vivono in abitazioni di proprietà e di nuclei familiari di dimensioni ridotte. Vi risiede il 16,5% degli abitanti nelle 14 città metropolitane italiane, circa 2,9 milioni di persone.</p>
<p>Le <strong>aree del ceto medio</strong> sono quelle abitate generalmente di famiglie di lavoratori dipendenti (in particolare operai e impiegati) e della piccola borghesia (commercianti e altri lavoratori autonomi). Queste zone si caratterizzano per valori intermedi sotto molti indicatori: titolo di studio (prevalgono i diplomi delle scuole medie, inferiori e superiori), tasso di occupazione (poco al di sopra della media), dimensione familiare (2-3 componenti). . Tratto distintivo è l&#8217;alta frequenza della casa di proprietà, superiore a tutte le altre aree considerate. Quasi il 41% degli abitanti delle città metropolitane italiane vive in quartieri con questo profilo. In termini assoluti parliamo di 7,1 milioni di persone.</p>
<p>Nelle<strong> aree con popolazione anziana </strong>abitano soprattutto famiglie di pensionati, generalmente in affitto, in molti casi composte da una sola persona. Il grado di istruzione è medio e il tasso di disoccupazione molto basso. Questo si spiega con la presenza, in queste stesse zone, di persone più giovani e di stranieri. I residenti più giovani condividono il profilo socio-demografico delle famiglie anziane con cui convivono: titolo di studio medio e occupazione in professioni a bassa qualifica. In queste aree abitano circa 3 milioni di persone, il 17,3% della popolazione delle città metropolitane.</p>
<p>Le<strong> aree popolari con famiglie giovani in affitto </strong>sono quartieri che si identificano<strong> </strong>per la maggiore presenza di famiglie numerose (4 o più componenti), prevalentemente italiane, e per un&#8217;età media molto bassa. Sono zone caratterizzate da un basso livello di istruzione e da un alto tasso di disoccupazione, il più elevato registrato nelle cinque tipologie individuate. Gli abitanti occupati svolgono lavori a bassa qualifica. In queste zone abitano quasi 3,4 milioni di persone, il 19,3% del totale;</p>
<p>Il profilo dei residenti<strong> </strong>delle<strong> aree popolari a rischio di degrado </strong>sotto molti aspetti coincide con quello della categoria precedente. Anche qui risiedono (generalmente in affitto) famiglie numerose, con elevati livelli di disoccupazione e bassi titoli di studio. Vivono in queste aree soprattutto lavoratori manuali, operai e addetti alla produzione. Ma a differenza dei quartieri popolari con famiglie giovani si tratta di zone con una densità abitativa elevatissima, un&#8217;età media degli abitanti più avanzata e una maggiore presenza di stranieri (che qui sono in linea con la media, mentre nella categoria precedente erano quasi assenti). In queste zone risiedono poco più di un milione di persone, il 5,9% del totale.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Queste categorie identificano il profilo di una zona, non necessariamente quello di tutti coloro che ci abitano.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>L&#8217;analisi di Istat, strutturata sui dati ricavati dal censimento 2011, consente di associare ad ogni abitato una propria categoria. Aggregandoli possiamo <strong>capire qualcosa di più sulla struttura sociale di ciascuna città metropolitana</strong>. Con una cautela: le categorie identificano il profilo sociale di un quartiere, ma non significa necessariamente che tutti i suoi abitanti siano accomunati da quelle stesse caratteristiche. Come abbiamo già ricordato, non tutti quelli che abitano nelle aree con popolazione anziana sono anziani, né tutti quelli che abitano nelle aree popolari a rischio degrado si trovino in una condizione di disagio. Su queste premesse, partiamo con l&#8217;<strong>analisi dei grandi agglomerati urbani del centro-nord</strong>.</p>
<h3>La struttura sociale delle città del centro-nord</h3>
<p>Le città settentrionali hanno una specificità che le caratterizza: <strong>circa metà della popolazione vive nelle aree del ceto medio</strong>. Una percentuale ovviamente variabile, si va dal 69% di Venezia al 37% di Genova, mentre nelle altre città è in linea con la media: 44% a Roma, 58% a Milano, 48% a Torino, 51% per cento a Firenze, 47% a Bologna.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-centro-nord-prevalgono-le-aree-del-ceto-medio/">Al centro-nord prevalgono le aree del ceto medio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-centro-nord-prevalgono-le-aree-del-ceto-medio/">Percentuale di residenti della città metropolitana per tipo di area residenziale</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Istat, rapporto annuale 2017                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Maggio 2017)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/04/al-centro-nord-prevalgono-le-aree-del-ceto-medio.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="al-centro-nord-prevalgono-le-aree-del-ceto-medio"></div>
						                        
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>In queste stesse città una quota che oscilla <strong>tra il 10 e il 30% dei residenti abita in zone più benestanti</strong> (quelle che Istat definisce aree residenziali a profilo medio-alto). Il radicamento del ceto medio nel centro-nord si può spiegare come un effetto di lungo periodo del boom economico e dell'urbanizzazione del dopoguerra. Come evidenzia l'Istat:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Questo quadro è coerente con quanto avvenuto, proprio in questi territori, durante il periodo del boom economico. Le maggiori possibilità occupazionali e la grande espansione edilizia hanno favorito la crescita e il consolidamento di queste grandi conurbazioni, meta di migrazioni interne molto consistenti e provenienti essenzialmente dall’Italia meridionale e insulare; con il tempo e i passaggi generazionali, la classe sociale degli immigrati (prevalentemente di operai di fabbrica) è divenuta ceto medio.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2017/05/RA2017_cap5.pdf" target="_blank">- Istat, Rapporto annuale 2017 </a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Ben rappresentate anche le aree con popolazione anziana, mentre le altre tipologie di quartiere sono molto meno frequenti. Mentre risultano più abitate le aree popolari dove l’immigrazione è stata più intensa, o di più lunga data, come nel caso di Roma e di Milano.</p>
<p>Foto credit: Flickr <a href="https://www.flickr.com/photos/uccio2/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Uccio D'Agostino</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-nelle-citta-metropolitane/">Quali realtà sociali convivono nelle città del centro-nord</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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			</item>
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